Post in evidenza

Dichiarazione della LIS. Il popolo cubano ha bisogno di noi

  Campagna di solidarietà e raccolta fondi per il popolo cubano Per Trump e i suoi compari, Cuba rappresenta molto più di una semplice oppor...

Cerca nel blog per parole chiave

Lettera aperta ai compagni e alle compagne della “componente Ferrero” di Rifondazione Comunista


 Cari compagni e care compagne,

l’incredibile richiesta della Federazione di Bologna del PRC (Partito della Rifondazione Comunista) di vietare un pubblico dibattito nel centro sociale Labàs con i compagni del collettivo anarchico ucraino Solidarity Collectives – una richiesta di censura poliziesca – nel nome… della resistenza al nazismo (!!?) ci ha suggerito considerazioni più ampie sulla parabola del PRC, e in particolare della vostra componente di minoranza.

La vostra componente abbraccia una metà del PRC attuale. Formalmente si presenta come ala sinistra del partito. In realtà coinvolge compagni segnati da pulsioni diverse. Una parte di voi è animata prevalentemente da una sana contrapposizione alla prospettiva di ricomposizione col centrosinistra liberalborghese: probabilmente si tratta della maggioranza dei vostri compagni. Un’altra parte invece ha fatto proprie posizioni ideologiche campiste di sostanziale sostegno all’imperialismo russo e cinese quale polo progressivo dello scenario mondiale. Disgraziatamente si tratta del gruppo dirigente della vostra componente, a partire dall’ex ministro Paolo Ferrero. Un gruppo dirigente che fa leva sulla vostra giusta ostilità al centrosinistra per subordinarvi ad una visione ideologica del mondo che ha sostituito il criterio di classe con la geopolitica. Con risvolti davvero imbarazzanti.

Vogliamo dunque distinguere i due ingredienti di questo impasto. Perché sono di segno esattamente opposto.

LA SANA CONTRAPPOSIZIONE AL CENTROSINISTRA

L’ostilità al centrosinistra liberalborghese muove da una pulsione classista, giustamente contraria all’attuale corso politico del PRC.

La maggioranza dirigente del PRC, a partire dal segretario Maurizio Acerbo, sta perseguendo secondo ogni evidenza un ritorno del PRC nella coalizione di governo del centrosinistra. Potremmo dire: nulla di nuovo sotto il sole, l’eterno richiamo della foresta.

Infatti, nella loro storia politica, i gruppi dirigenti di Rifondazione hanno ciclicamente subordinato la propria opposizione alla ricomposizione di governo. Accadde alla metà degli anni ’90 con l’ingresso nella maggioranza del primo governo Prodi (1996-1998). Accadde dieci anni dopo con l’ingresso diretto nel secondo governo Prodi (2006-2008). In entrambi i casi i gruppi dirigenti e parlamentari di Rifondazione votarono il peggio: finanziarie lacrime e sangue, l’introduzione del lavoro interinale (1997), il record delle privatizzazioni in Europa (1996-1998), i campi di detenzione per i migranti (legge Turco-Napolitano del 1997), la più drastica detassazione dei profitti delle imprese (col passaggio dell’IRES dal 33% al 27,5% nella finanziaria del 2007), il finanziamento delle missioni militari e dei bilanci NATO.

In entrambi i casi il compagno Paolo Ferrero sostenne apertamente queste politiche, in un duro contrasto con l’opposizione di sinistra interna al partito. Nel secondo caso (2006-2008) con un ruolo di massima responsabilità: sia in quanto ministro del PRC sia in quanto principale propugnatore da subito della estromissione dalle liste del PRC di chi a sinistra si opponeva. Di chi aveva la “colpa” di rivendicare il diritto della resistenza irachena contro le truppe d’invasione imperialiste, anche italiane.

“Errori” di cui Ferrero avrebbe fatto ammenda? Non risulta. Anche perché non si tratta affatto di “errori”. Si possono commettere infiniti errori nel perseguimento di una linea classista e socialista. Ma quando si vota con l’avversario di classe le misure dell’avversario di classe, della propria borghesia, del proprio imperialismo, non si commette un errore, si commette un crimine politico. Un crimine contro la propria classe e a maggior ragione contro il comunismo.

Il fatto che oggi Ferrero si presenti candidamente come capo della sinistra interna del PRC in opposizione al centrosinistra appartiene al genere letterario del trasformismo. Forse funzionale al tentativo di recupero di un proprio controllo sul partito. Di certo, almeno ai nostri occhi, privo di qualsiasi credibilità politica.

Il compagno Acerbo oggi persegue il ritorno del PRC nel centrosinistra proprio con gli stessi argomenti di fondo usati ogni volta (in primis da Ferrero) per motivare questa scelta: l’esigenza di “contrastare la destra”, di fare “una politica non minoritaria”, di rifiutare la “testimonianza”, di assegnare “un ruolo utile al partito”… ecc. ecc. Il fatto che ogni volta proprio i governi di centrosinistra abbiano colpito i lavoratori, che abbiano spianato la strada alle destre peggiori, che la compromissione sia stata utile solo all’avversario, viene semplicemente rimosso. Nel nome di una coazione a ripetere degna di miglior causa. La vostra opposizione a questa prospettiva è dunque sacrosanta.

Ci permettiamo di ricordare che il Partito Comunista dei Lavoratori nacque esattamente da questa opposizione. Dal rifiuto dell’ingresso del PRC nel governo di centrosinistra. Un ingresso che, come avevamo previsto, avrebbe distrutto il PRC e contribuito a innescare un grande riflusso. Questo riflusso investì l’intero campo della sinistra politica, gravando anche su chi, come noi, si era opposto alla capitolazione. Ma certo la responsabilità politica di quanto è avvenuto ricade interamente sui gruppi dirigenti del PRC. Ed è una responsabilità politica enorme nei confronti dell’intero movimento operaio italiano.

L’INSANA SUBORDINAZIONE ALL’IMPERIALISMO RUSSO E CINESE. E ALLA LORO PROPAGANDA

Invece l’opzione ideologica campista a favore della Russia, della Cina, dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) non solo non ha nulla a che spartire con una pulsione classista, ma la capovolge nel suo stesso impianto. Di fatto subordina la classe lavoratrice a uno dei due poli imperialisti oggi in lotta per la spartizione del mondo. In altri termini, nega l’idea stessa di una sinistra di classe indipendente da ogni imperialismo.

Che logica c’è nel combinare la giusta richiesta di indipendenza dal centrosinistra su scala nazionale con la subalternità a un polo imperialista cosiddetto “progressista” su scala mondiale? Nel primo caso giustamente si rigetta il bipolarismo borghese, e dunque la falsa credenza di una alternativa progressista tra i due schieramenti a confronto. Nel secondo caso ci si inchina esattamente al bipolarismo imperialista, teorizzando che uno dei due blocchi svolgerebbe una funzione avanzata, quando non addirittura antimperialista e socialista. Lo stesso schema subalterno che si respinge in Italia lo si assume su scala mondiale. Non potrebbe esservi contraddizione più profonda.

Soprattutto non può esservi contraddizione più profonda con la realtà. La realtà di una lotta spietata per la spartizione del mondo fra vecchie e nuove potenze imperialiste. Dove sarebbe il polo “progressista” in questa lotta?

Naturalmente non c’è bisogno di ribadire la natura reazionaria dei vecchi imperialismi NATO a guida USA, la loro storia criminale contro la classe lavoratrice e i popoli oppressi, la loro falsa democrazia, il loro sostegno determinante al sionismo genocida… E potremmo continuare a lungo.

Non siamo certo sospetti di indulgenza verso l’imperialismo di casa nostra. A differenza dei gruppi dirigenti del PRC, non abbiamo mai sostenuto governi NATO, aumento delle spese belliche, missioni militari, né abbiamo mai propagandato la falsa illusione di una possibile «riforma sociale e democratica» dell’unione degli imperialismi europei (UE). A differenza delle organizzazioni del Partito della Sinistra europea, le sezioni della Lega Internazionale Socialista in Europa non sostengono il governo del capitalismo spagnolo, non votano l’ingresso della Finlandia nella NATO, non coprono le posizioni filosioniste del governo tedesco come ha fatto la Linke, hanno sempre contrastato la truffa del “due popoli, due stati”, a difesa del diritto incondizionato di autodeterminazione del popolo palestinese, hanno sempre difeso ogni popolo oppresso, ogni paese invaso, dalle aggressioni degli imperialismi USA e NATO, incluso il suo diritto alla resistenza armata. Sempre.

PERCHÉ DUE PESI E DUE MISURE?

Ma per quale ragione contrastare l’imperialismo di casa nostra dovrebbe significare negare e/o abbellire l’imperialismo di casa d’altri? Perché due pesi e due misure?

Dopo il crollo dell’URSS e la restaurazione capitalista in Russia e Cina, nuovi imperialismi sono emersi nel mondo. Non meno reazionari delle vecchie potenze. Non meno ambiziosi. Cina e Russia cercano di capitalizzare la crisi dell’egemonia americana, la disfatta USA in Iraq e in Afghanistan, la crisi dei rapporti tra l’imperialismo USA e gli imperialismi europei, per allargare la propria area di influenza. È naturale.

L’imperialismo cinese ha allargato la propria area d’influenza su scala globale, assoggetta con la leva del debito numerosi paesi dell’Africa e dell’Asia, si accaparra ovunque terre e materie prime, ha esteso la propria presenza in America Latina, ha moltiplicato le proprie esportazioni di capitale in tutte le direzioni. Nei fatti, a partire dalla propria potenza economica, contende agli Stati Uniti l’egemonia planetaria sul mercato mondiale. Non si può comprendere nulla dell’attuale scenario internazionale, tanto meno il trumpismo, se non nel quadro della competizione globale tra USA e Cina.

L’imperialismo russo si è inserito in questa competizione, appoggiandosi sull’imperialismo cinese, per rilanciare le proprie ambizioni imperiali. In Europa, come poi diremo, con la guerra di invasione dell’Ucraina (“contro l’autodeterminazione concessa all’Ucraina dalla follia di Lenin e dei bolscevichi” disse Putin il 22 febbraio 2022); in Medio Oriente nello scorso decennio con la sponsorizzazione alla fine fallita del regime sanguinario di Assad; in Africa offrendo protezione militare e gangsteristica a diversi regimi militari subsahariani – nati dalla crisi del vecchio colonialismo francese – in cambio di concessioni minerarie e altre utilità.

Peraltro sia la Russia che la Cina, come tutte le potenze imperialiste, mercanteggiano le ragioni dei popoli in base ai propri interessi. Pronte ad esempio ad astenersi nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU sull’infame Consiglio di Pace di Trump in Palestina in cambio dell’apertura di Trump sull’invasione dell’Ucraina: una invasione difesa in sede ONU in occasione di ogni suo anniversario, dal voto unitario – guarda caso – di Russia, USA e Israele.

I rapporti della Russia con lo Stato sionista e con lo stesso governo Netanyahu sono peraltro intensi e reciproci. Come lo sono gli affari delle grandi aziende cinesi nella Cisgiordania occupata, col benestare di Israele. Quanto alle rituali frasi di “critica” o di “preoccupazione” per singole scelte o “eccessi”del governo israeliano, valgono quanto quelle dei governi europei: cortina fumogena a copertura della complicità.

Cosa vi è di progressivo in tutto questo? Si aggiunga che il regime cinese, sorretto da una gigantesca pletora di nuovi capitalisti miliardari, si regge su un sistema dittatoriale obiettivamente totalitario, oltretutto sempre più verticalizzato attorno al capo supremo Xi Jinping. Mentre il regime bonapartista reazionario di Putin, che ha messo ormai nella semiillegalità ogni sinistra di opposizione, si caratterizza per un suprematismo grande-russo profondamente misogino e confessionale, nemico dei più elementari diritti civili. La malcelata invidia di Trump per i due regimi politici rivali è per molti aspetti rivelatrice.

Quanto ai BRICS, rappresentano semplicemente un amalgama eterogeneo a porte girevoli dominato da Cina e Russia in funzione dei loro interessi imperialistici. Un amalgama popolato da regimi dispotici spesso tra loro confliggenti (Iran ed Emirati Arabi, Egitto ed Etiopia, ad esempio); regimi che a loro volta usano la propria collocazione nei BRICS quale strumento negoziale di rapporti mutevoli e disinvolti con tutti i poli imperialisti. In ogni caso, rappresentare i BRICS come possibili vettori di democrazia internazionale sembra, da ogni punto di vista, una battuta di pessimo gusto.

Russia, Cina, BRICS, quali vettori di pace dentro un possibile nuovo mondo multipolare e pacificato? Non scherziamo. La compresenza di diversi poli imperialisti (il multipolarismo reale) non è un possibile futuro ma il presente. Un presente che non porta la pace, ma l’acutizzarsi della lotta per la spartizione del pianeta, e con essa la corsa mondiale agli armamenti, che è oggi la corsa di tutti i poli imperialisti, nessuno escluso.

Certo, l’imperialismo USA è ancora militarmente dominante su scala globale. Ma l’imperialismo russo poggia ormai su una economia di guerra. E l’imperialismo cinese ha accresciuto enormemente nell’ultimo quindicennio il proprio bilancio militare. Si tratta di una tendenza planetaria che nella prospettiva storica moltiplica i rischi di una nuova grande guerra. Il multipolarismo imperialista è la forma attuale della corsa alla guerra. Presentarlo come possibile via della pace significa solamente fare il verso alla propaganda russa e cinese. E per di più vendere la fiaba di un possibile mondo pacificato nell’età dell’imperialismo: un’illusione pacifista che i comunisti debbono contrastare, e non assumere.

LA GUERRA DI INVASIONE DELL’UCRAINA: LE MISTIFICAZIONI DEL CAMPISMO

Peraltro Russia e Cina praticano o minacciano la guerra nei propri “cortili di casa” o in quelli che considerano tali. Il caso della Russia è emblematico. Il regime di Putin si è costruito e consolidato attraverso due guerre spietate di annientamento della Cecenia, ha sostenuto attivamente la repressione poliziesca del regime bielorusso di Lukašenko contro gli scioperi operai nel 2020-2021, è intervenuto con le sue truppe speciali a protezione del regime kazako contro la rivolta dei salariati nel 2022.

La guerra d’invasione dell’Ucraina nel 2022, che sicuramente ha segnato un salto, è parte di questo percorso. Non una guerra di difesa delle popolazioni del Donbass, ma una guerra prima mirata alla dominazione sull’Ucraina, poi, fallita questa, all’annessione di parti rilevanti del suo territorio. Presentare questa guerra come guerra per procura dell’Occidente contro la Russia significa non solo negare la realtà ma fare propria la propaganda sciovinista dell’imperialismo invasore. Una propaganda oggi tanto più grottesca a fronte del negoziato fra Trump e Putin per la spartizione del paese invaso, alla ricerca di una… pace per procura. Una pace coloniale stipulata da briganti.

Difendiamo l’Ucraina, e il suo diritto a difendersi, da una guerra imperialista d’invasione. Perché difendiamo i diritti di autodeterminazione di ogni popolo. Come abbiamo difeso le repubbliche del Donbass nel 2014, quando furono aggredite dal governo nazionalista della destra ucraina (nonostante la natura rossobruna dei loro governi e l’appoggio interessato dell’imperialismo russo), così difendiamo l’Ucraina dall’invasione russa (nonostante il carattere borghese del governo Zelensky e l’appoggio interessato degli imperialismi NATO). Non facciamo, per l’appunto, due pesi e due misure. Rivendichiamo il ritiro delle truppe russe di occupazione entro i confini preesistenti all’invasione del febbraio 2022. Così come difendiamo il diritto di autodeterminazione delle popolazioni del Donbass, che è incompatibile con l’occupazione russa.

Il fatto che in quattro anni di guerra il grosso della sinistra italiana, politica e sindacale – a differenza che in tanta parte d’Europa – non abbia rivendicato neppure il ritiro delle truppe russe di occupazione dall’Ucraina è la misura dell’influenza diretta o indiretta di posizioni campiste al suo interno. E persino una contraddizione clamorosa rispetto a un “pacifismo” che volesse essere coerente.

Sì certo, l’Ucraina si difende con armi occidentali. E le armi (in realtà progressivamente decrescenti) che gli imperialismi d’Occidente hanno inviato all’Ucraina mirano a consolidare la propria area di influenza nel paese. È vero. Per questo a differenza di diversi partiti della sinistra europea (inclusa La France Insoumise di Mélenchon), non avremmo mai votato nel Parlamento Europeo a favore dell’invio delle armi. Ma certo non avremmo mai votato contro. Perché riconosciamo all’Ucraina il diritto di difendersi da una guerra imperialista di invasione con tutti i mezzi disponibili, come lo riconosciamo ad ogni popolo e paese invaso. Come l’abbiamo riconosciuto ai curdi. Come lo riconosciamo all’Iran, che avrebbe avuto tutto il diritto di usare armi dell’imperialismo alleato russo cinese (…se mai gli fossero state offerte) contro la guerra d’aggressione sionista americana. Come l’avremmo riconosciuto al Venezuela, se il suo regime bonapartista avesse scelto di resistere e non di capitolare all’imperialismo americano come purtroppo è avvenuto (nel silenzio generale dei campisti e con l’avallo passivo obtorto collo di Russia e Cina, in altre faccende affacendate).

DIFESA DELL’UCRAINA E OPPOSIZIONE A ZELENSKY. LE INFAMIE SULL’UCRAINA “NAZISTA”

La difesa dell’Ucraina dalla guerra d’invasione dell’imperialismo russo non significa affatto difesa politica del governo Zelensky. La sezione ucraina della Lega Internazionale Socialista dirige un sindacato (“Protezione del lavoro”) che è in aperta opposizione al governo, contesta le sue politiche antioperaie, le sue misure antidemocratiche, la sua subordinazione al Fondo Monetario Internazionale e ai suoi ricatti, le sue privatizzazioni di beni e servizi pubblici per compiacere la UE.

Ma un conto è l’opposizione a Zelensky da un versante di classe, per una alternativa operaia e socialista. Altra cosa è l’opposizione a Zelensky da parte di un regime imperialista neozarista che vuole rimpiazzarlo con un proprio burattino “alla Lukašenko”. In altri termini, è la classe operaia ucraina che ha il diritto di rovesciare Zelensky, non l’imperialismo russo per i propri interessi neoimperiali e coloniali. Opposizione a Zelensky e difesa dell’Ucraina dall’imperialismo russo sono dunque parte di una medesima politica di classe. Come lo sono l’opposizione di massa al regime clerico-fascista dell’Iran (un regime di certo incomparabilmente più a destra di Zelensky) e al tempo stesso la giusta difesa incondizionata dell’Iran dall’imperialismo sionista americano. Non dovrebbe essere questa la posizione naturale dei comunisti?

Non a caso il grosso della sinistra classista in Ucraina unisce l’opposizione a Zelensky con la difesa del paese dall’imperialismo russo. Difesa civile, difesa militare. Anche il contestato anarchismo ucraino, non a caso, è apertamente difensista in tutte le sue principali componenti, anche se la Federazione Anarchica Italiana non se ne è accorta o non lo dice. Come resta difensista del proprio paese la larga maggioranza della popolazione ucraina e della sua classe lavoratrice.

Ucraina “nazista”? Una calunnia vergognosa. Le organizzazioni fasciste in Ucraina (Pravyi Sektor) ebbero un ruolo che noi denunciammo nella rivolta reazionaria di Maidan del 2014. Poi crollarono. Il loro peso elettorale non ha mai superato il 3%. La loro stessa presenza nel governo di destra di Porošenko, poi rimpiazzato dal centrosinistra populista di Zelensky, durò non più di tre mesi. Nelle elezioni del 2019 non presero neppure un seggio. Il famoso battaglione Azov, un tempo egemonizzato da Pravyi Sektor, è stato prima drasticamente disarticolato e poi riassorbito nell’esercito regolare. Il suo ruolo, per intenderci, è oggi pari a quello della Folgore nell’esercito italiano.

Da ogni punto di vista, presentare l’Ucraina e la resistenza dell’Ucraina come naziste è una delle peggiori infamie che circolano nella sinistra italiana. È una pura fotocopia della propaganda di guerra putiniana, e di tutti gli ambienti reazionari che la sostengono (Vannacci, Salvini, Orban, AfD tedesca, settori MAGA…). E si appoggia, alimentandola, su una vera e propria ucrainofobia che attraversa in Italia il senso comune diffuso e politicamente trasversale di una parte significativa dell’opinione pubblica. Sicuramente presente più che in ogni altro paese (ad eccezione ovviamente della Russia).

Arrivare addirittura a chiedere di vietare agli anarchici ucraini il diritto a dibattere in Italia della difesa del proprio paese da una invasione imperialista (per di più facendolo nel nome della Resistenza) è qualcosa di più: una inaccettabile provocazione poliziesca, oltre che un insulto alla Resistenza. Ed è anche la misura di dove può giungere purtroppo la deriva campista del vostro gruppo dirigente.

CLASSISMO E CAMPISMO, DUE FRONTI OPPOSTI E INCONCILIABILI

In conclusione. Classismo e campismo militano più che mai su fronti opposti. Non possono stare insieme. Non sappiamo quanti di voi vorranno combinare la giusta battaglia contro la capitolazione annunciata al centrosinistra col rifiuto del campismo e della sua deriva. A chi lo farà diamo la piena disponibilità a discutere insieme della costruzione e del rilancio di una prospettiva comunista e rivoluzionaria. Per costruire insieme il Partito Comunista dei Lavoratori, sezione italiana della Lega Internazionale Socialista. Fuori e contro ogni nuova capitolazione al centrosinistra. Contro ogni imperialismo, vecchio e nuovo. Come sempre.

Partito Comunista dei Lavoratori