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In questo numero:


Editoriale. Dare prospettiva a un movimento nuovo - Marco Ferrando

Urne vuote, piazze piene - Federico Bacchiocchi

Flotta continua - Alessio Ecoretti

I leninisti e il 7 ottobre - Salvo Lo Galbo

Contro guerra e capitale. Il blocco di Amazon Brandizzo - Mauro Penoncelli

Lo sciopero generale del 28 novembre - Lorenzo Mortara

Il pestaggio degli operai de L'Alba a Montemurlo: una violenza di importanza capitale - Diego Pace

Ibrahim Traoré: rivoluzione o illusione bonapartista? - Lega Internazionale Socialista

Nepal, il riformismo fallisce ancora - Rahul J.P. e Imran Kamyana

Ottobre 1965, il massacro dei comunisti in Indonesia - Vincenzo Cimmino

...e poi il settimo congresso del Partito Comunista dei Lavoratori, notizie dalle sezioni e altro ancora.

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20 Ottobre 2025

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In questo numero:


Editoriale. Per un autunno di vera svolta - Marco Ferrando

Espropriare gli espropriatori. Convertire la conversione - Mauro Penoncelli

Il movimento No Ponte sullo Stretto non si ferma - Daniele Gravotta

Flotilla: per una virata a sinistra - Alessandra Giorgi

Quarantacinque anni fa, i 35 giorni della FIAT - Diego Pace

GKN e Le Radici del sindacato - Lorenzo Mortara

A cinquant'anni dalla presa di Saigon. Cosa fu e cosa resta della lotta antimperialista del popolo vietnamita (seconda parte) - Natale Azzaretto

La resa ingloriosa del PKK - Mario Georgiano

...e poi Palestina, il vertice di Anchorage, la rivoluzione portoghese del 1975, Venezuela e altro ancora

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31 Luglio 2025

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In questo numero:


Editoriale. È l'ora dell'unità tra i marxisti rivoluzionari di tutto il mondo - Marco Ferrando

La legge sulla «sicurezza». Comprenderne il significato per attrezzarsi alla difesa - Federico Bacchiocchi

La destraccia si destreggia. Tre anni senza opposizione - Salvo Lo Galbo

La necessità di un femminismo marxista rivoluzionario - Femminist3 Rivoluzionari3

Torino, due anni di lotta studentesca contro il sionismo - Enrico P.

Landini: di male in seggio - Lorenzo Mortara, Salvo Lo Galbo

I metalmeccanici non vogliono le briciole dei padroni... e dei sindacati - Diego Pace

A cinquant'anni dalla presa di Saigon. Cosa fu e cosa resta della lotta antimperialista del popolo vietnamita (prima parte) - Natale Azzaretto

...e poi Palestina, Iran, Ucraina, la confluenza dell'OTI nella Lega Internazionale Socialista e altro ancora.

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3 Ottobre 2023

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In questo numero:


È l'ora di una lotta vera. Editoriale - Marco Ferrando

La gara tra Salvini e Meloni contro i migranti

Emilia-Romagna. L’intervento del PCL dopo l’alluvione - sezione Romagna del PCL

Germania, ottobre 1923. L’assalto al cielo del proletariato tedesco. - Vincenzo Cimmino

Ponte sullo Stretto: perseverare è diabolico - Dario Buonfiglio, Enrico Scandurra, Giacomo Di Leo

Quattro punti per la rifondazione dell’Internazionale rivoluzionaria - Opposizione Trotskista Internazionale

Il Revolutionary Camp del PCL

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16 Maggio 2023

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In questo numero:


Per un'opposizione di classe e di massa. Per un partito indipendente della classe lavoratrice. Editoriale

Francia. Una grande lotta, il ruolo delle burocrazie, il tema della prospettiva - Marco Ferrando

Sindacato. Unirsi oggi per opporsi meglio domani

I movimenti ambientalisti tra criminalizzazione del dissenso e tentativi di radicalizzazione - Tecla Fumai, Antonio Casagrande

A ottant’anni dall’insurrezione del ghetto di Varsavia

Cinema. «Moretti non si fa coi se»; e chi l’ha detto? - Salvo Lo Galbo

Sui fatti di Niscemi e del MUOS. Giustizia per Antonio!

 


La Questura di Caltanissetta denuncia il compagno del PCL e attivista No MUOS Antonio Tralongo

29 Agosto 2022

Il 19 agosto, dopo che sono passati dodici giorni dal corteo No MUOS, è arrivata una chiamata dalla DIGOS ad Antonio Tralongo, compagno palermitano militante del Partito Comunista dei Lavoratori, del Comitato di Base NO MUOS e attivista sindacale della CUB, riguardante “un atto da dover andare a firmare in Questura”.

L’atto in questione è una denuncia ad opera della Questura di Caltanissetta perché il sopracitato compagno è stato responsabile del corteo svoltosi a Niscemi.

Un corteo che, dopo essersi sciolto previa comunicazione, è stato attaccato ingiustificatamente dalla polizia con idranti e lacrimogeni al CS, questi ultimi in teoria vietati dalla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche firmata a Parigi nel 1993.

Dopo qualche giorno dalla liberazione dei sindacalisti di SI Cobas e USB a Piacenza perché annullato il capo d’accusa – ridicolo – di “estorsione di contratti migliorativi”, questo è l’ennesimo atto di repressione delle istituzioni borghesi contro chi rivendica diritti, contro chi ci mette la faccia ogni giorno a proprie spese, perché crede in una società più giusta libera dallo sfruttamento capitalistico.

Ci è chiaro che questa è una denuncia di natura politica, anche perché non c’è nulla su cui ci si possa appigliare se non il fatto di aver svolto un corteo di protesta contro l’esistenza di quella base della Marina americana e di tutti i porti di guerra, contro i rischi che le sue antenne provocano alla popolazione nissena tutta, contro le angherie che subiscono i niscemesi come il non poter usufruire dell’acqua corrente continuativa perché “serve al MUOS”.

Ricordiamo anche le provocazioni nelle giornate preparatorie al campeggio, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo: durante le riunioni in sede privata al presidio del Coordinamento dei Comitati di Base NO MUOS, volanti della polizia si appostavano fuori dal perimetro e riprendevano lo spazio privato e i partecipanti, cercando di carpirne la discussione.

Semmai, viste le circostanze, chi dovrebbero essere denunciati sono l’istituzione “democratica” asservita a Confindustria e gli imperialismi, nazionale ed internazionali.

Questi attacchi, che la nostra classe subisce costantemente, sono la dimostrazione che la democrazia borghese non ha spazio di poter esistere se non per salvaguardare i profitti dei capitalisti, che decuplicano con la guerra, e che noi militanti politici marxisti rivoluzionari stiamo dalla parte giusta della storia: quella che inesorabilmente porterà a disfarsi di questo sistema economico e che stabilirà un governo dei lavoratori su basi anticapitaliste e rivoluzionarie.


ANNULLAMENTO DI DENUNCE, FOGLI DI VIA E ARRESTI PER LE COMPAGNE E I COMPAGNI CHE LOTTANO!

LA LOTTA NON SI PROCESSA. TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!

CONTRO LA REPRESSIONE UNITÀ DI CLASSE!

Partito Comunista dei Lavoratori - Palermo

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11 Maggio 2022

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n questo numero:


Se vuoi la pace prepara la rivoluzione. Editoriale - Marco Ferrando

Guerra imperialista, guerra nazionale e resistenza ucraina

Transizione ecologica, guerra e transizione energetica - Stefano Falai

Aleksandra Kollontaj, 1872-2022 - P.A.L.

Le elezioni in Ungheria - Elia Spina

Cinema operaio: il ritorno di Brizé e Gravel - Salvo Lo Galbo

Partito Comunista dei Lavoratori

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17 Febbraio 2022

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Crisi borghese, risposta operaia. Editoriale - Marco Ferrando

Lorenzo Parelli, ucciso dal capitalismo - PCL Friuli-Venezia Giulia

No alla guerra in Ucraina!

La ribellione in Kazakistan - Vincenzo Cimmino

Sviluppi della vertenza Elica - Mauro Goldoni

Ambientalismo. Vedere oltre la montagna - Falaghiste

In ricordo di Paolo Pietrangeli - Salvo Lo Galbo


Partito Comunista dei Lavoratori

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1 Dicembre 2021

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Draghi, what else? Editoriale - Federico Bacchiocchi

Nucleare e capitalismo - Stefano Falai

Il Senato affossa il DDL Zan - Commissione donne e altre oppressioni di genere del PCL

La questione Taiwan - Alessio Dell'Anna

No vax, No green pass. La confusione a sinistra - Marco Ferrando

Recensione del film "Marx può aspettare" - Elia Spina

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13 Ottobre 2021

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GKN. Allargare la breccia, unificare le lotte. Editoriale - Marco Ferrando

Appello nazionale "Unire la lotta contro i licenziamenti"

Dalla parte di quale Afghanistan? - Salvo Lo Galbo

Germania. La Linke, tra opportunismo e mancanza di prospettive - Alessandro Infurna

Opporsi ai padroni e al governo, non alla vaccinazione di massa!

La questione energetica: i soviet più l'elettricità - Luca Gagliano

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28 Giugno 2021


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Sciopero generale! Editoriale - Marco Ferrando

La vertenza Elica a Fabriano - Mauro Goldoni

Le elezioni in Perù - M.F.

Tesi sulla questione palestinese

Transizione ecologica, geopolitica e imperialismo - Francesco Peresino

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18 Aprile 2021

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Unire l'azione nelle lotte, costruire il partito. Editoriale - Diego Ardissono

Gli scioperi di marzo nella logistica e la necessità di una vertenza generale - Donatella Ascoli

Birmania: la repressione militare, il ruolo della Cina, la ribellione di massa - Marco Ferrando

Transizione ecologica ed ENI, un grande comitato d’affari imperialista - Ruggero Rognoni

La centralità della questione di classe nella lotta per i diritti civili - Achlys Nakta

25 aprile. Sicuro, Barbero, che la Resistenza andrà presto in soffitta? - Lorenzo Mortara

Santoni e patrigni. Recensione di SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano - Salvo Lo Galbo

Recensione di Ballate dalla Grande Recessione - Dario Faggella

Partito Comunista dei Lavoratori

VIDEO: 13 MARZO 2021 - GLI INTERVENTI DEI COMPAGNI DEL PCL E DELL'OPPOSIZIONE CGIL ALLA GRANDE MANIFESTAZIONE A PIACENZA IN SOSTEGNO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI FEDEX-TNT: ARAFT E CARLO LIBERI SUBITO!

 


Classe contro classe, forza contro forza! Intervento del compagno Luigi Sorge, operaio Stellantis di Cassino, alla manifestazione di Piacenza in solidarietà ai 25 operai della TNT che nella mattina del 10 marzo sono stati portati in Questura dopo perquisizioni e ai due coordinatori del Si Cobas che sono stati arrestati ai domiciliari con accuse di resistenza aggravata. L’imputazione è di aver guidato lo sciopero di tredici giorni contro i padroni della FedEx, che ha costretto l’azienda a un passo indietro. La resistenza allo sfruttamento non è un crimine ma un esempio. L’unica vera associazione a delinquere è la borghesia e il suo Stato! Libertà per i compagni arrestati! Arafat e Carlo liberi!


Unità di classe contro la repressione dei padroni e del loro Stato! Intervento del compagno Renato Pomari, militante dell'Opposizione CGIL e del PCL.


Partito Comunista dei Lavoratori


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Questo numero di Unità di Classe esce in formato digitale (allegato in fondo a questa pagina)

19 Gennaio 2021

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In questo numero:


Crisi borghese, soluzione operaia. Editoriale - Marco Ferrando

La crisi e la necessaria unità del mondo del lavoro - Federico Bacchiocchi

Scuola: quale rientro senza vaccini e sicurezza? - Vincenzo Cimmino

La salute ai tempi del Covid: il caso Toscana - Lavoratori e lavoratrici della sanità - a cura del PCL Arezzo

Patrick Zaki. Il fiore di una primavera che non deve tornare - Salvo Lo Galbo

1921 - 2021. La fondazione del PCd’I, sezione italiana della Terza Internazionale - Antonino Marceca

Scarica qui Unità di Classe n. 8 - gennaio 2021

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Anche questo numero di Unità di Classe esce in formato digitale (https://www.pclavoratori.it/cms_utilities/download.php?id_bin=5337)

20 Maggio 2020
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Il passo di carica di Confindustria e il passo del gambero di Landini - Editoriale di Marco Ferrando

Il sindacato di base e classista alla prova del Covid-19 - Federico Bacchiocchi

8 maggio 2020: il possibile primo tassello di un percorso - Massimo Betti

MES e Recovery Fund - Marco Ferrando

Emergenza sanitaria ed emergenza ambientale - Luca Gagliano

Il diritto allo studio ai tempi del coronavirus - Alessio Ecoretti

Cina. Un sindacato in lockdown - China Labour Bulletin

"Prima gli svizzeri": quando quelli da cacciare erano gli italiani - Piero Nobili
Partito Comunista dei Lavoratori

Si allargano gli scioperi operai

Scricchiola l'unità nazionale fra sindacati e padronato

24 Marzo 2020
Gli scioperi operai riprendono e si allargano, contro la pretesa di Confindustria e governo di imporre la continuità della produzione e del lavoro, a prescindere da ogni condizione di sicurezza per chi lavora, da ogni rapporto con la distribuzione territoriale del contagio, da ogni attinenza reale con le esigenze essenziali sanitarie e alimentari.
Gli scioperi hanno investito un'ampia gamma di grandi aziende, da Nord a Sud, dal gruppo Leonardo a DEMA, il cuore del proletariato industriale in produzione. È un fatto che impatta sulle relazioni industriali tra burocrazie sindacali e padronato, e al tempo stesso riflette la loro impasse.


LA LINEA DELLE BUROCRAZIE SINDACALI

La politica di collaborazione con Confindustria perseguita in queste settimane dalle direzioni sindacali conosce una crisi profonda. Basta ricostruire le tappe dell'ultimo mese.

A fine febbraio e a inizio contagio i vertici di CGIL, CISL e UIL firmavano un testo congiunto con le organizzazioni padronali all'insegna del “basta allarmismo”, "l'Italia non si ferma”. Erano gli stessi giorni in cui Confindustria lombarda imponeva l'esclusione di Bergamo e Brescia da ogni “soluzione Codogno”, nel nome della continuità produttiva. Una responsabilità criminale.

Esploso il contagio, di fronte agli scioperi operai sul tema sicurezza, le direzioni sindacali si affrettavano a firmare in piena notte un Protocollo di intesa col padronato (14 marzo) obiettivamente truffaldino, che non poneva alcun vincolo reale agli industriali mentre imponeva comportamenti vincolanti agli operai. Una soluzione talmente grottesca da lasciare basita la stessa FIOM.

Una settimana dopo, di fronte alla continuità degli scioperi (nonostante il protocollo di accordo), le direzioni sindacali, a partire dalla segreteria CGIL, hanno proposto a padroni e governo di sospendere provvisoriamente la produzione per «evitare che la paura dei lavoratori si trasformi in rabbia» (Landini): una sorta di disinnesco concordato della miccia, nel segno della “comune responsabilità” di fronte all'emergenza sanitaria. Una chiusura produttiva di unità nazionale.


CONFINDUSTRIA TIRA LA CORDA

Qui però l'operazione conosce un clamoroso incidente. Confindustria prima condivide l'accordo che formalmente sanciva la sospensione della produzione per due settimane nei settori produttivi non essenziali (sanitario e alimentare), pur chiedendo contropartite finanziarie ingenti. Ma poche ore dopo attiva dietro le quinte un lavoro di pressione sul governo, e direttamente sul Presidente del Consiglio, per ottenere l'allargamento a dismisura dei settori produttivi da mantenere aperti (tessile, aero-spazio, difesa...), obiettivamente estranei all'emergenza. Di più: pretende che siano i prefetti a decidere in ultima istanza quali sono le fabbriche da tenere aperte, in quanto “strategiche”. Conte annuisce, e allarga l'elenco delle produzioni aperte sotto dettatura telefonica di Confindustria, come lui stesso in qualche modo riconosce. Il tutto ha un solo significato politico: governo e padronato scaricano le burocrazie sindacali dopo aver abusato della loro collaborazione.

Le burocrazie, ed in particolare la CGIL, si sono trovate dentro una morsa. Da un lato, un governo cui hanno garantito sin dall'inizio un sostegno politico aperto e una Confindustria con cui non vogliono rompere. Dall'altro, il rischio concreto di vedersi scavalcate da quella rabbia dei lavoratori che si voleva disinnescare. Da qui una duplice operazione: un comunicato di protesta con la minaccia di uno sciopero generale – che non si vuole – quale strumento di pressione sul governo per ottenere un nuovo incontro e recuperare un accordo minimamente presentabile; parallelamente la copertura degli scioperi di fabbrica subito annunciati nei territori, a partire dai metalmeccanici, per evitare di perdere il controllo sulla dinamica di conflitto e quindi cercare di pilotarlo.

Questa è la partita aperta. Ogni attore in commedia ha un margine di manovra limitato, a fronte di una situazione obbiettivamente drammatica sotto il profilo sociale e sanitario.
Confindustria ha il fiato sul collo di una pletora di padroni e padroncini che temono la propria catastrofe.
La burocrazia sindacale è sotto la pressione sociale di un conflitto di cui non vuole perdere il controllo, nell'interesse stesso del padronato.
Il governo non può e non vuole rompere né con Confindustria, da cui riceve il mandato, né con la burocrazia sindacale, su cui si appoggia.
Tutti vogliono la ricomposizione di un equilibrio, nessuno controlla il terreno su cui realizzarla. La situazione resta dunque fluida e instabile.


IL COMPITO DELL'AVANGUARDIA

Tanto più in questo quadro, il compito dell'avanguardia e di tutte le forze classiste è quello di lavorare alla più ampia unità di classe sul terreno della massima chiarezza.

La dinamica degli scioperi in corso conferma la proposta di sciopero generale che il nostro partito ha posto, controcorrente, a partire dal primo sciopero di FCA Pomigliano. Landini offre copertura sindacale agli scioperi territoriali e di fabbrica, premurandosi di precisare che non propone un'azione in senso generale. L'esigenza dell'avanguardia di classe è esattamente opposta: promuovere gli scioperi, generalizzarli, trasformarli in uno sciopero generale.

Parallelamente, la pressione del contagio a partire dalla Lombardia conferma la centralità delle rivendicazioni indicate: chiusura di ogni attività, ad eccezione ovviamente del servizio sanitario, nelle situazioni di massima intensità del contagio, a partire da Bergamo, Brescia, Lombardia; controllo dei lavoratori sulle condizioni della sicurezza in ogni luogo di lavoro, in ogni settore, e su scala nazionale, inclusa la produzione alimentare e il lavoro negli ospedali: condizioni che solo i lavoratori possono accertare, non certo i padroni né tanto meno i prefetti; copertura salariale piena al 100% per tutti i lavoratori e le lavoratrici esentati dalla produzione, in tutti i settori.

I militanti e le militanti del PCL portano e porteranno questa proposta in ogni lotta e iniziativa sindacale. Per un fronte unico di classe e di massa.
Partito Comunista dei Lavoratori

Uniamo le lotte attorno ad un programma anticapitalista e rivoluzionario!

Un governo padronale di cartapesta si regge sul sostegno di Maurizio Landini, a tutto vantaggio di Matteo Salvini (e Meloni). L'intero scenario politico si riassume in questa verità

15 Gennaio 2020
Il governo che si annunciava di svolta è in realtà il governo della continuità. Continuità non solo di un Presidente del Consiglio buono per ogni stagione, ma soprattutto delle politiche dominanti. Tutte le peggiori misure antioperaie dell'ultimo decennio, dal Jobs Acts alla legge Fornero, restano intatte, ed anzi si preannuncia il de profundis di "quota 100". Restano intatti nella loro sostanza i famigerati decreti sicurezza, usati come clava contro gli immigrati, ma anche contro i picchetti e i blocchi stradali di chi difende il posto di lavoro. Si salvaguarda l'accordo infame col governo libico, che finanzia i carcerieri di carne umana ammassata in luoghi di tortura e di stupri. Si rivendica la continuità di tutte le missioni militari ed anzi si amplia l'acquisto a suon di miliardi dei famosi F-35, mentre si assicura alla NATO l'aumento richiesto del bilancio della Difesa. Si rilancia ed anzi si accelera un progetto di “autonomia differenziata”, a vantaggio delle imprese del Nord e a carico della popolazione povera del Sud e di tutti i lavoratori del Sud e del Nord.


IL CAPITALE INGRASSA, I LAVORATORI PAGANO

Quanto alle politiche di bilancio, hanno onorato fedelmente i patti europei. Quattordici miliardi versati nel Fondo europeo di stabilità, una cassa di mutuo soccorso del capitale finanziario di tutta Europa a carico dei lavoratori di tutta Europa. Ventitré miliardi per disinnescare le clausole Iva nel 2020, ed altri quarantasette miliardi per disinnescare quelle del 2021 e 2022, in omaggio alle richieste dei creditori. Altri sette miliardi versati in forme diverse nel portafoglio delle imprese, le stesse che nel solo 2019 hanno fatto in borsa 21 miliardi di capitalizzazione e dividendi, cui si aggiungono un altro miliardo di soldi pubblici a beneficio dei grandi azionisti della Banca Popolare di Bari, ed altri miliardi annunciati a vantaggio di quegli acquirenti privati di ex Ilva e Alitalia, che già pongono come condizione d'acquisto nuove migliaia di esuberi e licenziamenti.

Chi paga il conto di tanta manna? I lavoratori e le lavoratrici: penalizzazione dei contratti pubblici, nulla su scuola e università, nulla in fatto di investimenti pubblici in opere sociali e risanamento ambientale (alla faccia della retorica sul clima!), mentre si fanno altri quattordici miliardi di deficit sul mercato finanziario da ripagare in futuro con tagli annunciati. Il tutto mascherato come in passato da piccole mance caritatevoli: una riduzione irrisoria del cuneo fiscale senza che i padroni versino un euro, il pannicello caldo del superamento del superticket in una sanità pubblica che resta allo sfascio, i bonus per gli asili nido in un paese che non conosce asili in quasi tutto il Mezzogiorno. L'unica differenza è che le mance sono più esigue di quelle non meno ingannevoli del passato.


MAURIZIO LANDINI, LA GUARDIA DEL CORPO DI CONTE

Il punto è che tutta questa politica non si regge sulla forza politica del governo. Il governo è anzi sotto ogni profilo un governo dai piedi di argilla che vive alla giornata, preso in ostaggio dalla disgregazione interna del M5S, dai rilanci destabilizzanti di Matteo Renzi, dalla crisi irrisolta del PD. La politica padronale si regge sulle spalle della sinistra. Di tutta la sinistra parlamentare, a partire da Sinistra Italiana di Fratoianni, che aveva giurato sei mesi fa “mai più col PD” e che oggi si ritrova al governo con Renzi. Ma soprattutto della burocrazia dirigente della CGIL, Maurizio Landini in testa, che offre al governo la propria ciambella di salvataggio attraverso l'ennesima proposta di “patto col governo e con le imprese”, un rilancio in grande stile della concertazione con l'avversario. Per di più nel momento in cui il governo perpetua tutte le misure di precarizzazione del lavoro, e i padroni rifiutano persino di discutere gli aumenti contrattuali rivendicati dai metalmeccanici. Il tutto accompagnato dalla rinuncia a qualsiasi mobilitazione vera, mascherata con la farsa innocua di qualche comizio ad uso telecamere.

Ecco, il governo del capitalismo italiano si regge su Maurizio Landini. Quello che dieci anni fa era l'eroe della sfida a Marchionne e che tutta la sinistra cosiddetta radicale (non noi) elevava a feticcio è diventato la guardia del corpo di Conte. E purtroppo la prostrazione umiliante della CGIL non ha solamente conseguenze sindacali, ma politiche, e di prima grandezza. Alimenta la ripresa di Salvini, e la scalata di Meloni, presso larghi settori di classe lavoratrice. E priva i movimenti democratici contro Salvini (le “sardine”) di un riferimento sociale di classe favorendo la loro subordinazione al PD.

Non c'è svolta possibile dello scenario italiano senza chiamare in causa la politica della burocrazia CGIL. Non è una questione sindacale, ma politica. Salvini non avrebbe la forza che ha tra i lavoratori senza il lasciapassare, a suo tempo, alla legge Fornero. Né oggi conoscerebbe la ripresa che ha senza la politica subalterna e passiva della principale organizzazione di massa del movimento operaio italiano.


PER UNA PIATTAFORMA DI LOTTA GENERALE, PER UN PROGRAMMA DI RIVOLUZIONE

Occorre dunque un cambio di rotta e direzione. Questo cambio va costruito in ogni singola lotta di resistenza, spesso oggi isolata e abbandonata a sé stessa. Ma va costruito anche e soprattutto dando battaglia ovunque per un'altra prospettiva generale. La grande lotta dei ferrovieri, degli insegnanti, degli infermieri, in Francia, nonostante anche lì una (diversa) resistenza delle burocrazie, indica le potenzialità di una alternativa. È falso che i lavoratori sono deboli, che le lotte siano destinate alla sconfitta. È vero invece che 17 milioni di salariati in Italia sono una forza enorme, che va semmai organizzata e impiegata, facendo emergere una piattaforma di lotta unificante, ponendo il tema di uno sciopero generale prolungato per sostenerla e di una grande assemblea nazionale di delegati eletti per approvarla. Il PCL si batterà in ogni luogo di lavoro, in ogni organizzazione sindacale di classe perché questa alternativa emerga, conquisti settori crescenti dell'avanguardia, sappia imporsi all'attenzione della grande massa dei lavoratori e delle lavoratrici.

È necessario che il coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione, emerso dalla grande assemblea del 7 dicembre, investa in questo lavoro. Finalmente si è prodotto un fatto unitario a sinistra, contro la logica settaria della frammentazione dell'iniziativa di avanguardia, o peggio ancora di veti incrociati e preclusioni reciproche. Ma ora occorre che l'unità d'azione diventi per l'appunto azione. Le campagne unitarie per la riduzione dell'orario, per la nazionalizzazione delle aziende che licenziano ed inquinano, per la cancellazione dei decreti sicurezza, per il ritiro delle missioni militari, possono dare un contributo importante, se sono sviluppate in una direzione coerentemente anticapitalista e se sono investite in una battaglia vera, concentrata, di massa in ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato di classe, in ogni movimento progressivo.

Come PCL ci batteremo per questo. Abbiamo contribuito in modo determinante alla nascita del coordinamento unitario delle sinistre di opposizione, contro resistenze settarie o timidezze. Ci batteremo ora con ugual vigore perché il campo dell'unità d'azione si allarghi e perché cresca nell'avanguardia l'influenza politica di un programma di rivoluzione.
La costruzione e il rilancio del Partito Comunista dei Lavoratori sono per questo tanto più indispensabili.
La ritirata è finita. Inizia una stagione nuova.
Marco Ferrando

CONTRO IL GOVERNO DEL CAMBIANIENTE!

Sabato 29 dicembre dalle ore 16, in via del Pratello 90, BOLOGNA,
banchetto di distribuzione di materiale informativo sulla legge di stabilità (finanziaria) appena varata dal

GOVERNO DEL CAMBIANIENTE!

Nell'occasione sarà distribuito anche l'ultimo numero di Unità di Classe

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
SEZ. DI BOLOGNA

È uscito il nuovo numero di Unità di Classe

 In questo numero:

Una lista anticapitalista, rivoluzionaria, comunista, classista, internazionalista (Editoriale)

Le sinistre riformiste alle elezioni: una dinamica subalterna - Marco Ferrando

La matassa politica italiana dopo le elezioni siciliane - MF

Cento anni. Le conferenze nazionali del PCL a Milano, Firenze e Reggio Calabria

Cento anni. Tre mostre dedicate alla Rivoluzione d'ottobre - Massimo Cappellani

Colpirne 15 per educarne 1000: la lezione dei lavoratori Ferrari - MG

Ilva. Lavoro e salute sono incompatibili con il profitto - Cristian Briozzo

La normalizzazione di Casapound e il pericolo del nuovo fascismo - Quinto Romano

Il cuore nero dell'Europa. Da Budapest a Varsavia, passando per Vienna - Piero Nobili

Il XIX congresso del PCC e la "nuova era" della Cina - Ottaviano Lalli

Lo sviluppo della rivoluzione - Antonio Gramsci (da L'Ordine Nuovo)

Scrivete a info@pclavoratori.it o in chat alla nostra pagina facebook ufficiale per sapere come acquistarlo

Partito Comunista dei Lavoratori

È uscito il nuovo numero di Unità di Classe



In questo numero:

11 Novembre 2017
Scrivete a info@pclavoratori.it o in chat alla nostra pagina facebook ufficiale per sapere come acquistarlo!
Editoriale - Marco Ferrando

Giù le mani dalla Catalogna!

Il bonapartismo di guerra, il governo Negrin nella Spagna del '37 - Vincenzo Cimmino

Speciale Ottobre

La rivoluzione bolscevica per le rivoluzioni di oggi - Michele Terra

La premesse della rivoluzione ed il partito bolscevico - Natale Azzaretto

La rivoluzione d'Ottobre e le donne - Chiara Mazzanti

Illuminazioni alla fermata dell'autobus - Cristiano Armati

Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale - V. I. Lenin

La rivoluzione contro il capitale - Antonio Gramsci

Spazio letterario

Il vento fischia ancora, prefazione a Cento Anni (M. Ferrando) - a cura di Michele Terra

I quattro anni che cambiarono il mondo (Virgilia Pili)

Mare nero (Alessio Lega). Musica e parole per rivoluzionari
Partito Comunista dei Lavoratori