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16 Maggio 2023

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In questo numero:


Per un'opposizione di classe e di massa. Per un partito indipendente della classe lavoratrice. Editoriale

Francia. Una grande lotta, il ruolo delle burocrazie, il tema della prospettiva - Marco Ferrando

Sindacato. Unirsi oggi per opporsi meglio domani

I movimenti ambientalisti tra criminalizzazione del dissenso e tentativi di radicalizzazione - Tecla Fumai, Antonio Casagrande

A ottant’anni dall’insurrezione del ghetto di Varsavia

Cinema. «Moretti non si fa coi se»; e chi l’ha detto? - Salvo Lo Galbo

La strage ferroviaria di Viareggio

 


La sentenza della Cassazione: dal disastro ferroviario al disastro... giudiziario

10 Gennaio 2021

Nessuno può dimenticare cosa avvenne a Viareggio nella notte tra il 29 e 30 giugno 2009, poco prima della mezzanotte.
Ci fu l'ennesima strage ferroviaria, con 15 morti immediati e circa 30 feriti gravemente ustionati. Diciassette di loro moriranno successivamente in modo atroce, portando il totale dei morti a 32.
Una cisterna di gas liquido che viaggiava su un carrello del treno merci deragliò in prossimità della stazione di Viareggio; nel rovesciamento la cisterna urtò un paletto, si squarciò e il gas fuoriuscì. Il gas si sparse per alcune centinaia di metri mentre diventava miscela con l'ossigeno e, sembra innescato dalla candela di un motorino che transitava nella strada a fianco, esplose con fiamme ovunque orizzontalmente e verticalmente.
Furono colpiti alcuni che transitavano al momento e chi, vista l'ora, stava dormendo nelle case più vicine, lato monte, in via Ponchielli.
A causare il disastro, come dirà l'istruttoria, una serie di concause: l'alta velocità, nonostante l'attraversamento della stazione; un assile "difettoso" che ha ceduto e fatto deragliare il vagone; il picchetto che non doveva esserci e che ha squarciato la cisterna.

Ci sono stati due gradi di giudizio, a Lucca e a Firenze, che avevano individuato responsabilità nei massimi dirigenti di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Venerdì scorso, a Roma, la Cassazione ha capovolto le sentenze.
Questo sotto è quanto comunica l'area di minoranza CGIL "Il sindacato è un'altra cosa" della Toscana:

L’8 gennaio la IV sezione della Corte di Cassazione ha emesso il suo verdetto.
Le società sono assolte, l’omicidio colposo è prescritto per l'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro, le condanne annullate con rinvio alla Corte d'Appello di Firenze, anche per l'ex Ad della holding FS e di RFI, cavaliere del lavoro, mah...uro Moretti.
Assoluzioni, prescrizioni, annullamenti! Ribaltate le sentenze di 1° grado del 31 gennaio 2017 a Lucca e d’Appello del 20 giugno 2019 a Firenze.
Innanzitutto, esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari delle 32 vittime e ai gravissimi ustionati di quella tragica e maledetta notte del 29 giugno 2009.
Denunciamo una sentenza vergognosa che colpisce sindacati, delegati RLS/RSU e attivisti sindacali impegnati nella dura lotta per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.
Non aver riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro rappresenta un precedente preoccupante, inquietante e pericoloso, teso a mettere in discussione la legislazione vigente su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. E’ una sorta di istigazione per le società, le imprese, le aziende, a non tenere in seria e debita considerazione le problematiche inerenti e rilevanti per la sicurezza subordinandola, come sempre, ai conti, ai ricavi, ai profitti.
Proponiamo alle realtà sindacali, in primis alla CGIL (della quale siamo iscritti e attivisti), in ogni luogo di lavoro, in ogni azienda, a sostenere questa battaglia politica-sindacale con azioni e forme di lotta (volantinaggi, assemblee, presidi, manifestazioni) sino alla proclamazione di scioperi, per rispondere adeguatamente a un vulnus giudiziario, a fianco di chi è stato calpestato persino il dolore e la determinazione come ai familiari delle vittime e alla città di Viareggio.



e questo il pronunciamento, poche frasi ma significative, dei familiari delle vittime:

Daniela Rombi, vicepresidente del Comitato Familiari, madre di Emanuela, 21 anni, mota dopo 40 giorni di agonia:
"Cercavamo Giustizia, ma abbiamo trovato la Legge".
"Abbiamo osato combattere il potere... ci ha bastonato... ma noi ci siamo già rialzati! Viareggio (e non solo) è in piedi insieme a noi, a testa alta! Ci saremo fino in fondo, tutti insieme!"



Che fare noi, oltre ad essere vicini e presenti a sostenere ogni altro momento di lotta?
Questi anni di tenace lotta dell'associazione dei familiari (fatta anche del rifiuto di facili indennizzi, facili per l'azienda) hanno portato alla creazione di una forte e solidale rete tra tutte le realtà che rappresentano casi di stragi sul lavoro (come per ThyssenKrupp) e per lavoro (come nel caso dell'amianto usato nei treni e in Eternit), e hanno messo a fuoco due vergogne che richiedono di essere rimosse dalle lotte:

1. la mancanza di una vera politica che renda il lavoro sicuro e la sicurezza non mercificabile (le sentenze hanno smascherato il cinismo dei CdA che soppesava, nella pianificazione industriale, la vita dei lavoratori e lavoratrici) con i dividendi da distribuire.

2. l'ancora più vergognosa azione di punizione praticata ai danni dei lavoratori e lavoratrici che hanno osato e osano denunciare il rischio per la salute e la vita. Fedeltà aziendale, la chiamano. In virtù della cosiddetta fedeltà all'azienda, chi lavora deve inchinare la testa, ubbidire, e non fiatare neanche di fronte a rischi di crimine.

Va ricordato che è una realtà prepotentemente emersa durante la pandemia di Covid con le denunce degli operatori sanitari.

Il secondo punto mi fa pensare alla sentenza del Procuratore Marco De Paolis, quando demolì l'impianto difensivo per le stragi nazifasciste. «Nessuno si può trincerare, di fronte ad rischio di crimine contro l'essere umano e, quindi, contro l'umanità, dietro l'alibi dell'ubbidienza».

Domenico Marsili, Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Lucca e Versilia


Strage di Viareggio: il capitalismo assolve se stesso


Mercoledì 31 gennaio si è tenuta l’udienza conclusiva del processo sulla strage di Viareggio. La sentenza di primo grado vede gli ex amministratori delegati di FS e RFI Mauro Moretti e Mario Michele Elia colpevoli insieme ad altri 21 dei 33 imputati nel processo, condannati a vario titolo per disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo aggravato, lesioni personali. La sentenza ha quindi dimostrato senza dubbio alcuno il legame diretto fra la strage e le incurie e i tagli sulla sicurezza dei materiali e strumenti utilizzati da FS. Moretti viene condannato a 7 anni in primo grado.

Ciò che è accaduto quel 29 giugno 2009 si inscrive in un tristissimo quadro più ampio in cui abbiamo assistito al susseguirsi di diverse tragedie (i terremoti dell’Aquila, dell’Emilia, l’alluvione di Genova del 2014 e i terremoti nell’Abruzzo e nelle Marche nel 2016) che potevano essere evitate confermando ogni volta che la sicurezza non può essere subordinata a logiche di profitto.

È emblematico dell’attitudine del Capitale ad autoassolversi il fatto che lo Stato abbia “ricompensato” Mauro Moretti per la sua gestione di FS nominandolo nel 2014 amministratore delegato di Finmeccanica (Leonardo S.p.A.).

Il Partito comunista dei lavoratori esprime totale solidarietà alle famiglie delle vittime della strage e a Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato perché si è schierato con i familiari delle 32 vittime violando il “codice etico aziendale” e ci uniamo a loro nella richiesta di dimissioni immediate per Moretti e Margarita poiché riteniamo un insulto inaccettabile che continuino a ricoprire cariche di Stato. Le dimissioni di Mauro Moretti non sono solo il minimo significativo e doveroso atto di giustizia verso i familiari delle vittime, verso la città ferita da un disastro prevedibile ed evitabile, verso i lavoratori delle ferrovie umiliati e vessati in questi anni per aver lottato per la verità nascosta dietro questa tragedia. Tale richiesta assume anche un preciso atto politico di lotta contro il capitalismo. Mauro Moretti alla fine degli anni 80 è stato segretario della CGIL Trasporti. Non è stato un momentaneo passaggio sindacale: per quattro anni ha rappresentato i diritti dei lavoratori dei trasporti dentro questo sindacato. È passato inoltre attraverso l’esperienza di sindaco in un piccolo comune del Centro Italia dal 2004 al 2014, ma pochissimi cittadini lo hanno visto in quegli anni, poiché l’ex sindacalista era impegnato in una sua scalata personale e politica dentro i più prestigiosi settori del capitalismo industriale italiano. Nel 2006 viene nominato dal governo Prodi amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e viene incaricato del suo risanamento, che ha ottenuto attraverso la soppressione di linee locali destinate in particolare ai pendolari, ai tagli alla qualità complessiva dei servizi FS, al taglio di personale e ad una riduzione dell'investimento nella manutenzione e sicurezza. Il capitalismo e il potere politico italiano hanno visto in lui il “cavallo” giusto per lanciare il grande progetto dell’alta velocità, progetto stimato inizialmente in circa 20 miliardi solo per il Nord Italia e il ben noto scempio della Val di Susa.

Il 29 giugno 2009, giorno della tragedia di Viareggio, è da considerarsi dunque come data simbolo del compimento di quella strategia di tagli anche alla sicurezza, al personale e alla manutenzione. Moretti in udienza in tribunale quasi con fastidio definisce la strage come "spiacevolissimo episodio", ma intanto il suo sguardo è rivolto oltre: verso le prospettive che potrebbero pervenire dallo sviluppo capitalistico dell’apparato militare industriale italiano gestito dal fiore all’occhiello di un azienda di Stato come Finmeccanica/Leonardo. Un’amministrazione la sua che taglia tutto quello che ha a che fare con la produzione nei settori dei trasporti per rivolgere l’attenzione sullo sviluppo della produzione del settore dei sistemi di difesa ed armamenti sofisticati come quello delle missilistica. Una strategia politico militare che parla di imperialismo, di guerre e di interessi del capitalismo politico italiano verso i conflitti locali o più complessi dello scontro tra i vari blocchi mondiali.

Le dimissioni di Moretti quindi devono rappresentare un passaggio della lotta di classe in questo paese. Non solo in nome delle vittime della strage di Viareggio, ma per ribadire che non esiste alcun capitalismo buono, che anzi questo gronda di sangue dalle mani dei suoi uomini più rappresentativi come Mauro Moretti. 

È inoltre necessaria una battaglia per la nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori di tutto il settore dei trasporti, nonché un grande piano di investimenti infrastrutturali per la messa in sicurezza del sistema ferroviario, da ottenere attraverso il rifiuto del debito pubblico alle banche, accompagnata dalla loro nazionalizzazione, e con la cancellazione delle regalie fiscali ai capitalisti.

Tutte queste istanze non potranno essere varate certo dai comitati d'affari della classe capitalistica, a partire dal governo Gentiloni. Solo un governo dei lavoratori, capace di rompere con gli interessi padronali, può risanare il territorio mettendo in sicurezza l’intero sistema ferroviario finalmente pubblico e efficiente, tutelando le vite e la dignità dei lavoratori e dei cittadini, nell’orizzonte della riorganizzazione radicale dell'intera società in base al primato dei bisogni.
Chiara Mazzanti - Ruggero Rognoni 
Comitato Centrale 
Partito Comunista dei Lavoratori