Post in evidenza
Verso il 10 ottobre
🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...
Cerca nel blog per parole chiave
Un altro studente ucciso dall'alternanza scuola-lavoro
Lottiamo contro la scuola al servizio del capitalismo e contro le leggi di precarizzazione. Per una mobilitazione studentesca nazionale
Giuseppe Lenoci aveva 16 anni, e come Lorenzo Parelli è morto da studente durante il percorso di alternanza scuola-lavoro.
Già le sentiamo e le vediamo: le lacrime da coccodrillo di tutta la stampa, istituzioni borghesi, e partiti padronali, gli appelli del Ministro Bianchi alla costruzione dei “tavoli tecnici per la maggiore sicurezza in formazione”, le mille parole di lutto per i prossimi tre giorni, le promesse che “mai più” si ripeterà un fatto tanto grave... L’ipocrisia elevata al quadrato di un sistema criminale e fallito, e che tuttavia è capace di strappare la vita a giovani, studenti e lavoratori. Ogni giorno.
Giuseppe e Lorenzo sono stati ammazzati, come vengono ammazzati ogni giorno lavoratrici e lavoratori nei posti di lavoro: dallo sfruttamento, dagli orari folli, dalla mancanza di condizioni di sicurezza, dalla mancanza di tutele e diritti. Giuseppe e Lorenzo non sono morti per una tragica fatalità, ma dalla subordinazione della scuola alla logica dell’impresa e del profitto. Una logica che va ribaltata, se non vogliamo più piangere i nostri morti.
Ma al di là della retorica nauseabonda e dei piagnistei di istituzioni, partiti borghesi e media, la migliore risposta a ciò che è accaduto la stanno già dando studentesse e studenti nelle piazze, nelle scuole, nelle mobilitazioni. Come è stato nelle scorse settimane, nonostante la vergognosa repressione della polizia, e come sarà il 18 febbraio con la manifestazione nazionale a Roma.
Occorre che le organizzazioni del movimento operaio scendano in piazza con gli studenti a sostegno delle loro richieste.
Via l'attuale alternanza scuola lavoro! Via le leggi di precarizzazione del lavoro, sostenute da tutti i governi, che hanno rovinato la vita di una generazione! Il capitalismo è sfruttamento e morte.
Solo un'alternativa anticapitalista, solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici può liberare il futuro.
L'unità di lotta tra studenti e operai è la via per imporlo. Le mobilitazioni del 18 febbraio devono avviare una svolta.
Partito Comunista dei Lavoratori
Scuola: senza sicurezza nessuna riapertura!
Pubblichiamo il testo del volantino che stiamo distribuendo in occasione dello sciopero della scuola indetto dai Cobas di cui non condividiamo la piattaforma per la ragioni esposte nel volantino stesso
Cattedre senza docenti e docenti senza cattedre - La situazione della scuola pubblica in quest'anno scolastico sta raggiungendo picchi di drammaticità raramente visti sinora, basti pensare alle più di 21.0000 cattedre vuote. Il concorso straordinario, a dir poco umiliante, a cui hanno partecipato decine di migliaia di insegnanti da anni precari non è stato altro che un aumentare l’angoscia di decine di migliaia di insegnanti, che da anni lavorano a migliaia di chilometri da casa, percependo un salario inadeguato, senza alcuno scatto d’anzianità ed il minimo beneficio. Per non parlare del mancato accesso alla carta del docente. Un eterno dividere che ha trovato un’ennesima, ulteriore conferma nel divieto di partecipazione al concorso per le migliaia di insegnanti senza servizio sulla materia o per tutti quelli che nei giorni del concorso si trovavano in quarantena. Un concorso con numeri davvero irrisori tanto da considerarsi quasi inutile viste le 210000 cattedre vuote a settembre e gli oltre 30000 pensionamenti in arrivo.
Scuola: luogo sicuro o luogo di contagio? - Sin dalla ripresa dell’anno scolastico i contagi tra gli insegnanti e gli studenti sono stati numerosissimi. Vanno quindi rivendicati tracciamento capillare, tamponi a tappeto e, soprattutto, che si attivino realmente gli oramai tanto nominati presidi sanitari nelle scuole. Un reale piano vaccinale che coinvolga tutti i soggetti presenti nel mondo della scuola va approntato il prima possibile.
No al Recovery, sì alla patrimoniale - Una scuola con classi sovraffollate (media nazionale 22 alunni per classe) non può essere affatto definita un luogo sicuro. È fondamentale trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Dall’altro lato, ricorrere al Recovery Plan per stabilizzare i precari e mettere in sicurezza le scuole costituisce nei fatti la legittimazione di un ulteriore indebitamento delle casse pubbliche a spese dei lavoratori.
Anni e anni di tagli alla spesa pubblica, che hanno danneggiato soprattutto la scuola, la sanità ed i trasporti, vanno colmati presentando il conto alle classi dominanti.
Solo una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco dei patrimoni, unita ad un sistema di tassazione fortemente progressivo, può colmare realmente le decine di miliardi di euro tagliati, e consentire una reale messa in sicurezza della scuola, dei suoi studenti e dei suoi lavoratori, ed un cambio di rotta in questa società colpita dalla crisi del sistema di produzione capitalistico e da questa pandemia, uno dei suoi sintomi.
LE RIVENDICAZIONI DEL PCL PER LA SCUOLA
Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'ormai palese progetto di privatizzazione della scuola il Partito Comunista dei Lavoratori è presente nelle lotte della scuola con queste rivendicazioni:
- Stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
- Un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
- No al blocco quinquennale per i neoassunti.
- Internalizzare tutti gli educatori.
- No ad ogni proposta di autonomia differenziata.
Solo con la lotta questo ennesimo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato.
Contro ogni logica corporativistica e di intermediazione politica tramite deputati e senatori di maggioranza o di opposizione.
Solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, della scuola e non solo.
Partito Comunista dei Lavoratori
La strage ferroviaria di Viareggio
10 Gennaio 2021
Nessuno può dimenticare cosa avvenne a Viareggio nella notte tra il 29 e 30 giugno 2009, poco prima della mezzanotte.
Ci fu l'ennesima strage ferroviaria, con 15 morti immediati e circa 30 feriti gravemente ustionati. Diciassette di loro moriranno successivamente in modo atroce, portando il totale dei morti a 32.
Una cisterna di gas liquido che viaggiava su un carrello del treno merci deragliò in prossimità della stazione di Viareggio; nel rovesciamento la cisterna urtò un paletto, si squarciò e il gas fuoriuscì. Il gas si sparse per alcune centinaia di metri mentre diventava miscela con l'ossigeno e, sembra innescato dalla candela di un motorino che transitava nella strada a fianco, esplose con fiamme ovunque orizzontalmente e verticalmente.
Furono colpiti alcuni che transitavano al momento e chi, vista l'ora, stava dormendo nelle case più vicine, lato monte, in via Ponchielli.
A causare il disastro, come dirà l'istruttoria, una serie di concause: l'alta velocità, nonostante l'attraversamento della stazione; un assile "difettoso" che ha ceduto e fatto deragliare il vagone; il picchetto che non doveva esserci e che ha squarciato la cisterna.
Ci sono stati due gradi di giudizio, a Lucca e a Firenze, che avevano individuato responsabilità nei massimi dirigenti di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Venerdì scorso, a Roma, la Cassazione ha capovolto le sentenze.
Questo sotto è quanto comunica l'area di minoranza CGIL "Il sindacato è un'altra cosa" della Toscana:
L’8 gennaio la IV sezione della Corte di Cassazione ha emesso il suo verdetto.
Le società sono assolte, l’omicidio colposo è prescritto per l'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro, le condanne annullate con rinvio alla Corte d'Appello di Firenze, anche per l'ex Ad della holding FS e di RFI, cavaliere del lavoro, mah...uro Moretti.
Assoluzioni, prescrizioni, annullamenti! Ribaltate le sentenze di 1° grado del 31 gennaio 2017 a Lucca e d’Appello del 20 giugno 2019 a Firenze.
Innanzitutto, esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari delle 32 vittime e ai gravissimi ustionati di quella tragica e maledetta notte del 29 giugno 2009.
Denunciamo una sentenza vergognosa che colpisce sindacati, delegati RLS/RSU e attivisti sindacali impegnati nella dura lotta per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.
Non aver riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro rappresenta un precedente preoccupante, inquietante e pericoloso, teso a mettere in discussione la legislazione vigente su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. E’ una sorta di istigazione per le società, le imprese, le aziende, a non tenere in seria e debita considerazione le problematiche inerenti e rilevanti per la sicurezza subordinandola, come sempre, ai conti, ai ricavi, ai profitti.
Proponiamo alle realtà sindacali, in primis alla CGIL (della quale siamo iscritti e attivisti), in ogni luogo di lavoro, in ogni azienda, a sostenere questa battaglia politica-sindacale con azioni e forme di lotta (volantinaggi, assemblee, presidi, manifestazioni) sino alla proclamazione di scioperi, per rispondere adeguatamente a un vulnus giudiziario, a fianco di chi è stato calpestato persino il dolore e la determinazione come ai familiari delle vittime e alla città di Viareggio.
e questo il pronunciamento, poche frasi ma significative, dei familiari delle vittime:
Daniela Rombi, vicepresidente del Comitato Familiari, madre di Emanuela, 21 anni, mota dopo 40 giorni di agonia:
"Cercavamo Giustizia, ma abbiamo trovato la Legge".
"Abbiamo osato combattere il potere... ci ha bastonato... ma noi ci siamo già rialzati! Viareggio (e non solo) è in piedi insieme a noi, a testa alta! Ci saremo fino in fondo, tutti insieme!"
Che fare noi, oltre ad essere vicini e presenti a sostenere ogni altro momento di lotta?
Questi anni di tenace lotta dell'associazione dei familiari (fatta anche del rifiuto di facili indennizzi, facili per l'azienda) hanno portato alla creazione di una forte e solidale rete tra tutte le realtà che rappresentano casi di stragi sul lavoro (come per ThyssenKrupp) e per lavoro (come nel caso dell'amianto usato nei treni e in Eternit), e hanno messo a fuoco due vergogne che richiedono di essere rimosse dalle lotte:
1. la mancanza di una vera politica che renda il lavoro sicuro e la sicurezza non mercificabile (le sentenze hanno smascherato il cinismo dei CdA che soppesava, nella pianificazione industriale, la vita dei lavoratori e lavoratrici) con i dividendi da distribuire.
2. l'ancora più vergognosa azione di punizione praticata ai danni dei lavoratori e lavoratrici che hanno osato e osano denunciare il rischio per la salute e la vita. Fedeltà aziendale, la chiamano. In virtù della cosiddetta fedeltà all'azienda, chi lavora deve inchinare la testa, ubbidire, e non fiatare neanche di fronte a rischi di crimine.
Va ricordato che è una realtà prepotentemente emersa durante la pandemia di Covid con le denunce degli operatori sanitari.
Il secondo punto mi fa pensare alla sentenza del Procuratore Marco De Paolis, quando demolì l'impianto difensivo per le stragi nazifasciste. «Nessuno si può trincerare, di fronte ad rischio di crimine contro l'essere umano e, quindi, contro l'umanità, dietro l'alibi dell'ubbidienza».
Domenico Marsili, Partito Comunista dei Lavoratori - sezione di Lucca e Versilia
L'emergenza dei lavoratori della sanità, l'altra faccia della crisi sanitaria
A differenza che a marzo, nessuno parla più di medici e infermieri. Le celebrazioni ipocrite sono terminate, sfruttamento bestiale, rischi e mancanza di garanzie continuano
A marzo e aprile erano “gli eroi”. La stessa società borghese che li ha mandati al fronte senza mascherine, che li ha tagliati e spremuti oltre ogni limite di resistenza umana, espiava a buon mercato la propria miseria morale. L'immagine dell'infermiera crollata per la fatica sul proprio computer fece il giro d'Europa, con tanto di encomio nazionale e di ricevimento al Quirinale.
La seconda ondata della pandemia ha spazzato via questa montagna di ipocrisia. Medici e infermieri sono tornati ad essere più che mai le bestie da soma su cui si appoggia l'intero carico dell'emergenza. Sono gli stessi di marzo, perché le assunzioni promesse non ci sono state, o essendo a termine sono scadute. Lavorano come allora, con turni massacranti di dodici ore, senza poter andare in bagno o a bere una volta vestiti, per ragioni di sicurezza sanitaria. Lavorano come allora in condizioni ogni giorno più gravi, senza posti letto sufficienti, senza garanzie adeguate, sotto la pressione dell'emergenza e della responsabilità delle vite. Di quella dei malati e della propria, oltre a quella dei propri familiari. In compenso, chi tra loro ha osato criticare le condizioni di lavoro o addirittura di igiene si è visto punire per lesione d'immagine all'azienda. Il caso di Francesca Perri a Roma, privata di un mese di stipendio per aver lamentato il mancato cambio dei guanti, è solo il caso più noto. La disciplina militare vige ormai negli ospedali, come in guerra. Nell'ospedale-azienda il direttore è il padrone.
Però a differenza che a marzo nessuno parla più di medici e infermieri. Le proteste di ristoratori, baristi, commercianti, colpiti dal lockdown occupano il dibattito pubblico. I salariati restano fantasmi. Nelle fabbriche, nella logistica, negli ospedali, milioni di lavoratori e lavoratrici con stipendi da fame, privi di contratto, minacciati di licenziamento e punizioni, continuano a reggere sulle proprie spalle la guerra quotidiana contro il virus. Tra loro sinora ha prevalso il silenzio, indotto talvolta dalla paura. Ma non durerà, neppure negli ospedali.
In ogni caso, di fronte ad una situazione ospedaliera di drammatica emergenza occorrono prime misure immediate e improrogabili, di interesse generale, che l'intero movimento operaio e sindacale dovrebbe far proprie e rivendicare:
- Centomila nuove assunzioni immediate a tempo indeterminato nel servizio sanitario nazionale (tracciatori, medici di base, personale di laboratorio, infermieri, anestesisti, pneumologi...) con l'immediato ingresso in servizio degli specializzandi del terzo, quarto e quinto anno.
- Requisizione immediata delle strutture della sanità privata per metterle al servizio dell'emergenza, a partire dai pronto soccorso.
- Riapertura immediata dei 200 ospedali che sono stati soppressi negli ultimi 15 anni per pagare il debito alle banche.
- Controllo dei lavoratori e delle lavoratrici sulle condizioni del proprio lavoro e della propria sicurezza, anche negli ospedali.
Via le norme punitive contro i lavoratori che denunciano il degrado della sanità!
Partito Comunista dei LavoratorI
NO AL PUGNO DI MOSCHE! LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NON SI BARATTA!
14 Marzo 2020
Ma il Protocollo d'intesa tra sindacati e padroni sfornato nella notte non risponde minimamente alle preoccupazioni e rivendicazioni emerse dagli scioperi in fatto di sicurezza sul lavoro.
Le aziende mantengono un potere discrezionale in fatto di sicurezza sanitaria, senza assumersi alcun impegno vincolante e verificabile, al di là di dichiarazioni platoniche di buone intenzioni. Nei fatti vedono riconosciuto quel criterio di “autodeterminazione” delle scelte aziendali che Confindustria sin dall'inizio ha rivendicato.
I famosi “strumenti di protezione individuali” non solo non sono garantiti ma sono esplicitamente affidati alla loro disponibilità di commercio. Nei fatti significa che non saranno disponibili, e in ogni caso non saranno esigibili. Una truffa bella e buona.
Il governo non prende alcun impegno formale in fatto di sicurezza sul lavoro, lasciando le fabbriche come zona franca. Conte si è limitato a promuovere il dialogo tra le parti sociali e fare raccomandazioni retoriche che non contano nulla. Lo stesso annuncio di ammortizzatori sociali “per favorire il dialogo”, già di per sé insufficienti come copertura salariale, non spiega come dovrebbe essere finanziato, cioè a chi verrà fatto pagare. Il che significa che saranno chiamati a pagare i lavoratori.
I lavoratori e le lavoratrici non hanno scioperato per un pugno di mosche.
Colpisce che dirigenti sindacali che avevano formalmente richiesto la chiusura delle fabbriche o la sospensione della produzione ora si accontentino di raccomandazioni vuote affidate alla discrezione dei padroni. Certo gli operai non faranno altrettanto.
La sicurezza nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro non può essere merce di scambio e non è rinunciabile.
Gli scioperi devono continuare ed estendersi.
È necessario uno sciopero generale sino alla conquista di condizioni reali di sicurezza nell'organizzazione del lavoro, nella dotazione degli strumenti necessari di protezione individuale, nella igienizzazione dei luoghi di produzione.
La verifica di queste condizioni non può essere affidata ai padroni, deve essere condotta autonomamente dalle rappresentanze sindacali e RSL.
Ai lavoratori va garantito il 100% del salario, a spese del padronato.
NO AL PUGNO DI MOSCHE! LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NON SI BARATTA!
SCIOPERO GENERALE SINO ALLA VERIFICA DI CONDIZIONI REALI DI SICUREZZA DA PARTE DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI E RSL!
100% DEL SALARIO PER I LAVORATORI E LE LAVORATRICI!
A PAGARE IL CONTO DEL CORONAVIRUS SIANO I CAPITALISTI, NON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI!





