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Capitalisti a Milano. Il dito e la luna


 Lo “scandalo” di Milano, al pari a suo tempo dello scandalo Toti, è tutt'altro che un caso giudiziario: è l'ennesima cartina di tornasole dell'amministrazione corrente delle città e delle sue regole del gioco nell'ordinaria democrazia borghese. Il vero scandalo sta nella normalità che rivela.


Negli ultimi dieci anni, a partire da Expo, Milano ha visto investimenti immobiliari per 35 miliardi. Tanti quanti Piemonte e Toscana tra loro sommate. Il 10% delle volumetrie di tutta Italia. Nel 2015 fu il colosso americano Blackstone a dare il via, comprando l'ex Palazzo delle Poste di Piazza Cordusio. Da lì un effetto domino incontenibile. Una valanga di investimenti in sontuosi grattacieli, ristrutturazioni di edifici bancari, progetti per hotel e club privati per clientela di alto bordo, con incassi faraonici per i grandi gruppi immobiliari coinvolti. Solo un fatto giudiziario, e solo Milano? No, occorre guardare la luna, non solo il dito.

Il dito della magistratura borghese ha indicato la commistione di interessi privati e pubblica amministrazione milanese: una Commissione Paesaggio guidata da fiduciari dei gruppi immobiliari e dei loro architetti incaricati (Marinoni, Scandurra); un assessore all'urbanistica che gestiva le pratiche della Commissione Paesaggio (Tancredi), sottratte per questa via al consiglio comunale; un sindaco Sala – già amministratore di una delle maggiori imprese milanesi, già city manager della giunta di centrodestra di Letizia Moratti, poi scelto da Renzi per il centrosinistra milanese nel 2016 – che metteva il timbro e la faccia su (quasi) ogni pratica che l'assessore all'Urbanistica e la Commissione Paesaggio (da lui nominati) gli passavano. Il tutto, a quanto pare, per ciò che riguarda assessore e Commissione, lubrificato dalla donazione di sontuose consulenze (complessivamente milioni di euro) offerte dai gruppi immobiliari beneficiati: la nuova veste delle vecchie mazzette note alle cronache di Tangentopoli, 1992.

Ma sotto la superficie della vicenda giudiziaria stanno i fondamenti strutturali della vicenda. Che vanno ben al di là del caso Milano.
La rendita immobiliare è divenuta dopo la grande crisi del 2008 un investimento di prim'ordine del capitale in ogni parte del mondo, una misura del suo parassitismo. Non è un caso se le stesse fortune di Trump nascono in questo ambiente. Le grandi metropoli sono il luogo prescelto dell'investimento immobiliare. Tutte le grandi amministrazioni metropolitane, indipendentemente dalla loro latitudine e colore politico, si contendono l'una contro l'altra gli investimenti dei grandi gruppi.

Due sono i terreni, tra loro intrecciati, su cui avviene una concorrenza spietata.
Il primo è la velocità delle decisioni: ciò che implica scavallare le formalità dei dibattiti istituzionali, del confronto pubblico, a maggior ragione delle opinioni delle popolazioni. Fare in fretta è la prima necessità. Matteo Renzi, già sindaco di Firenze e sicuro esperto della materia, è esplicito nel sostenere le ragioni della giunta Sala: «Nei processi di trasformazione delle metropoli la velocità è un fattore chiave per attrarre gli investimenti necessari ed essere competitivi con le altre città. Per chi mette i capitali c'è la necessità di avere strumenti rapidi...» (Corriere della Sera, 18 luglio). E se gli interessi di «chi mette i capitali» sono la bussola di riferimento, la questione è chiusa.
Peraltro i sindaci-podestà della Seconda Repubblica, voluti da centrosinistra e centrodestra, sono figure ideali per “velocizzare”, dati i poteri di cui dispongono.

In secondo luogo, gioca un ruolo la corsa al ribasso degli oneri di urbanizzazione: ciò che gli investitori pagano all'amministrazione pubblica in cambio delle licenze di costruzione. La gara tra amministrazioni sta nel ridurre sempre più gli oneri di urbanizzazione, pur di soffiare i capitali ai concorrenti. Una forma di ulteriore riduzione delle tasse sul capitale. Il risultato è massimizzare i profitti per gli immobiliaristi riducendo le capacità di spesa delle amministrazioni in fatto di servizi sociali.
Il “caso” Milano è una sintesi perfetta di queste dinamiche generali.

Il risvolto sociale della faccenda è sotto gli occhi di tutti. A Milano si paga sino a 2000 euro per un affitto. Cinquemila al metro quadro per una casa, e non in centro, ma in periferia. Se trovi lavoro a Milano devi andare a vivere fuori, a volte addirittura fuori regione. Per duecentomila studenti universitari, il 50% fuori sede, sono disponibili novemila alloggi: il nulla. Centinaia di migliaia di milanesi nel tempo sono stati espulsi di fatto dalla propria città, per loro di fatto invivibile. Senza parlare degli effetti ambientali dell'ondata di cemento che ha soffocato la metropoli.

In questo quadro generale, la corruzione è solo la patologia incancellabile della dittatura del profitto. Una società per i ricchi costruita sull'oppressione dei poveri, una società in cui comandano i capitalisti e pagano i salariati, contabilizza vecchie e nuove mazzette come normale voce di bilancio. Nella Seconda Repubblica come nella Prima.
Non a caso il vecchio Engels, già nel secondo '800, indicava nella corruzione una forma organica di vita della democrazia capitalista, assieme ai rapporti fra governo e Borsa (L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato). Da questo punto di vista possiamo dire che nulla è cambiato, se non il volume enormemente accresciuto sia degli affari che delle mazzette.

Quanto alle inchieste giudiziarie, faranno il loro corso come quelle di trent'anni fa, peraltro allora ben più estese di oggi. Ma come allora, la soluzione non è e non sarà la magistratura borghese. Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, che rompa col capitalismo e riorganizzi la società su basi nuove, potrà realizzare una svolta vera. Anche in fatto di etica pubblica.

Partito Comunista dei Lavoratori

LA BUONA CONDOTTA DELLE/DEGLI STUDENT3 CHE OCCUPANO

 









Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la massima solidarietà e vicinanza alle/agli student3 che stanno occupando diverse scuole medie superiori di Bologna.

Le/gli student3 sono oggetto da parte degli organi amministrativi delle scuole di una vera campagna fatta di minacce, denunce e provvedimenti sia amministrativi che sul voto di condotta con la conseguenza del rischio di perdita dell’anno scolastico o l’impossibilità di accedere all’esame di maturità.

È la scuola del ministro Valditara con la sua riforma, quella delle scuole efficienti e competitive nel formare menti obbedienti e di “buona condotta”. Quelle stesse regole a cui tutti i governi che si sono succeduti, di ogni colore politico, sono venuti meno quando hanno messo a repentaglio il diritto allo studio mediante tagli e disinvestimenti nella scuola con la conseguenza di un fortissimo abbandono scolastico.

Invece l3 student3 che scioperano e occupano non solo dimostrano di avere a cuore la scuola ma anche di “fare scuola”. Infatti, stanno dando una dimostrazione di critica e resistenza ossia proprio quello che la scuola dovrebbe insegnare.

Essi stanno costituendo un presidio resistente contro la riforma della scuola del ministro Valditara e le sue misure repressive (condotta>) e reazionarie (studio della Bibbia), contro il progetto autoritario e poliziesco del governo contenuto nel DDL ex1660, il Decreto sicurezza, che reprime le lotte sociali e solletica la parte più retriva della popolazione e delle forze dell’ordine, contro il progetto del cosiddetto “riarmo” europeo, ossia il massiccio aumento delle spese militari a danno dello stato sociale (sanità, scuola ecc.…) ed infine contro la complicità di governo, istituzioni ed enti, tra cui le università cono lo stato sionista responsabile dell’occupazione della Palestina, del genocidio di Gaza e della pulizia etnica sia a Gaza che in Cisgiordania.

Una condotta esemplare e di cui il sistema scolastico dovrebbe essere orgoglioso.

Le/gli student3non possono essere lasciat3 sol3. Occorre innanzitutto riunire intorno a loro tutte le realtà che si stanno battendo per le loro stesse ragioni. Questo però non è sufficiente. Occorre costruire in fronte unico di massa che unisca lavoratrici/ori, student3e tutti i settori oppressi della società a cominciare dal movimento delle donne, su una piattaforma anticapitalista. Solo questa grande forza che si basa sulle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti e tutti gli altri settori sociali, puo cambiare i rapporti di forza tra le classi, aprire il varco ad una stagione nuova potenzialmente in grado di condurre ad un’alternativa di società.

Beninteso, nessun governo, di qualsiasi colore politico, fosse pure di “sinistra” può garantire le conquiste sociali e civili che si potrebbero raggiungere in questo modo. Solo un governo di tipo nuovo perché basato sulle organizzazioni di massa e non pencolante nel putrido sistema politico borghese potrebbe assicurare la difesa di queste conquiste: il governo delle lavoratrici e dei lavoratori


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

SEZ. DI BOLOGNA


Australia: campagna in supporto alle e agli student3 per la Palestina


 In Australia, nonostante il governo sia oggi in mano ai laburisti, si è andati oltre a quanto avvenuto in altri paesi. Dopo una manifestazione di circa 2500 persone a Melbourne, oltre un centinaio di partecipanti e organizzatori, in genere in base a riconoscimento fotografico, sono stati denunciati per reati che vanno dal blocco stradale alla resistenza alla polizia, e andranno a processo nelle prossime settimane. Diversi di loro sono stati addirittura arrestati, dopo i fatti, con irruzione violenta di squadre di poliziotti nelle loro abitazioni. 

Molti tra gli arrestati sono militanti o simpatizzanti di Azione Socialista (Socialist Action), la principale organizzazione di estrema sinistra in Australia

 I compagn@ australiani hanno lanciato una campagna di raccolta firme internazionale, rilanciata dalla LIS. Invitiamo tutt@ a firmare e a far firmare anche a persone di altre organizzazioni, specialmente se hanno ruoli istituzionali o sindacali. 


Il link per firmare è nel testo. Purtroppo non abbiamo tempo di tradurlo, ma, a parte chi conosce almeno un po' l’inglese, il link è in rosso e quindi facilmente riconoscibile nel testo e le modalità di firma semplici.

 

A questo indirizzo potete trovare il link per la sottoscrizione:

 


Australia: Campaign in support of students for Palestine 

Un governo di polizia

 


La necessaria mobilitazione contro una legge infame

20 Settembre 2024

Il Disegno di legge 1660, detto decreto “sicurezza”, segna un netto inasprimento del potere repressivo dello Stato borghese. Lo stesso governo a guida postfascista che alleggerisce i reati dei colletti bianchi in fatto di affari e corruzione dichiara guerra ai diritti di lotta di lavoratori, giovani, immigrati, carcerati. È la guerra della società borghese contro i diritti di resistenza degli oppressi.

Il decreto ripristina la sanzione penale e non più amministrativa per il reato di blocco stradale, contro una pratica di lotta del movimento operaio spesso a difesa del posto di lavoro. Dà al questore il potere di disporre l'allontanamento di un cittadino da un'area urbana fino a 48 ore, col prevedibile uso di questo potere prima di manifestazioni e iniziative di lotta. Prevede una pena da due a sette anni per l'occupazione di case, sia per l'occupante che per chi coopera con questo, dando alla polizia il potere di sgombrare immediatamente l'immobile occupato. Aumenta di un terzo le pene previste per resistenza a pubblico ufficiale, comprendendovi la resistenza passiva, e vietando al giudice di considerare qualsivoglia circostanza attenuante. Introduce la nuova aggravante del reato di istigazione a disobbedire alle leggi se viene commesso all'interno di un carcere dai detenuti o attraverso appelli rivolti a persone detenute (con una pena fino a cinque anni). Estende tale normativa ai migranti rinchiusi nei famigerati CPR, confermando se ve n'era bisogno la loro natura carceraria. Abolisce ogni limitazione giudiziaria all'incarcerazione di donne incinte o madri di bimbi di età inferiore ad un anno, con un evidente accanimento contro i rom e il suo sottofondo razzista. Autorizza ufficiali e agenti di polizia a portare armi senza licenza anche fuori servizio, con una manifesta legittimazione diffusa di violenze ed arbitri di Stato...

Al di là delle sue gravissime articolazioni specifiche, questo decreto sicurezza ha un significato politico generale: il governo a guida postfascista si segnala agli ambienti di polizia come loro tutore, presentandosi come il governo che finalmente sta coi poliziotti, non coi manifestanti e i delinquenti.
La concorrenza tra Lega e Fratelli d'Italia nell'intestarsi la rappresentanza della polizia è parte di questa rincorsa reazionaria, mentre la tenuta del blocco sociale della destra dopo due anni di governo Meloni consente a quest'ultimo di fare della stretta poliziesca un ulteriore leva di consenso nel proprio mondo.

Di certo l'effetto di questo decreto, persino al di là del suo dettato formale, è e sarà quello di incoraggiare la gestione muscolare dell'ordine pubblico, liberando gli agenti di polizia da remore residue o inibizioni legali, nelle piazze, negli istituti penitenziari, nei CPR.
Il salto repressivo si concentrerà prevalentemente contro gli ambienti d'avanguardia, ma la sua finalità intimidatoria mira a scoraggiare preventivamente ogni allargamento dell'opposizione sul terreno di massa.
Nel momento in cui si appresta a gestire nuove strette sociali all'insegna dell'austerità, o nuovi sostegni allo Stato d'Israele e alle sue campagne di guerra e di terrore in Palestina e in Libano, il governo vuole disarmare ogni rischio di opposizione reale. Il divieto annunciato della manifestazione per la Palestina del 5 ottobre a Roma è nei fatti la prima traduzione del Decreto. La criminalizzazione della solidarietà con la resistenza palestinese è parte della criminalizzazione di ogni resistenza.

Mobilitarsi contro il decreto sicurezza è allora necessario e urgente. È necessario e urgente sviluppare una campagna di denuncia e controinformazione tra i lavoratori e i giovani che chiarisca le sue finalità e motivi la mobilitazione. Contro la stretta reazionaria va rivendicato il fronte unico più ampio del movimento operaio, al di là del suo bacino d'avanguardia, mettendo tutte le sue organizzazioni di fronte alle loro responsabilità. Altro che salamelecchi alle assemblee di Confindustria alla ricerca di un riconoscimento di ruolo e di apparato. La CGIL ha il dovere di mobilitarsi contro questo decreto, inserendo l'opposizione ai nuovi poteri di polizia in una una più ampia piattaforma generale di lotta. Solo lo sviluppo di un'opposizione sociale di classe e di massa, che incida sui rapporti di forza complessivi tra le classi, può riaprire un varco alla stessa battaglia democratica contro la repressione. È l'unico evento di cui padroni e governo hanno paura.

La mobilitazione del 5 ottobre a fianco della resistenza palestinese sia anche una chiamata generale contro il governo di polizia.

Partito Comunista dei Lavoratori

La disciplina alla scuola di Valditara

 


Dopo le manganellate di Pisa, Firenze, Roma, contro gli studenti pro Palestina, il governo procede a disciplinare la scuola.


“Solo se il voto di comportamento assegnato sarà pari o superiore a nove decimi sarà possibile assegnare il punteggio più alto nell'ambito della fascia di attribuzioni del credito”: si tratta del primo articolo del provvedimento varato dal Senato su proposta del ministro dell'Istruzione Valditara. In parole meno tortuose significa che solo se il tuo “comportamento” di studente sarà valutato col nove o col dieci potrai ottenere il massimo dei voti.

Notevole. I cultori ideologici del merito ti dicono che puoi eccellere in tutte le materie ma il merito non conta: tutto dipende dal tuo “comportamento”. Se partecipi all'occupazione o autogestione della tua scuola, se contesti il/la tuo/a preside o le decisioni del tuo consiglio di istituto, puoi essere punito con la cancellazione dei tuoi risultati scolastici.

Non solo. L'articolo tre del provvedimento a “tutela dell'autorevolezza e del decoro delle istituzioni” sancisce che in caso di “reati commessi in danno del personale della scuola” (non meglio precisati) non dovrai semplicemente risarcire il danno, ma anche pagare una multa da 500 a 10000 euro come “riparazione all'istituzione”. Una sorta di tributo aggiuntivo allo Stato, quale incarnazione dell'Autorità.

Queste misure reazionarie non hanno solo una valenza ideologica. Hanno una funzione deterrente. Hanno lo scopo di intimidire preventivamente ogni possibile ribellione degli studenti. La disciplina a scuola di Valditara vuol essere una scuola di disciplina: la disciplina dell'obbedienza e del silenzio. Si usa la leva della paura per completare quella del manganello.

Ma la leva della paura è solo il riflesso capovolto della paura del potere. La paura di perdere il controllo disciplinare della giovane generazione. Le proteste studentesche pro Palestina hanno in Italia ancora una portata molto ridotta rispetto alla massa degli studenti. Ma sono la spia di un malessere più ampio. In ogni caso un campanello d'allarme per il governo Meloni.

Allargare la mobilitazione è allora necessario non solo per le ragioni della Palestina, ma anche per rispondere alla stretta repressiva di un governo a guida postfascista. Più che mai ribellarsi è giusto.

Partito Comunista dei Lavoratori

A sostegno della protesta pro Palestina nelle università

 


Giù le mani dagli studenti! Palestina libera!

Si diffonde la protesta nelle università italiane. Una protesta che unisce migliaia di studenti, docenti, ricercatori, contro la barbarie che si sta consumando a Gaza, dove giorno dopo giorno, in un crescendo di orrore e brutalità senza fine, uomini, donne, bambini vengono privati di cibo, casa, cure, e sono oggetto di una guerra di annientamento; mentre nella vicina Cisgiordania non si contano i rastrellamenti omicidi dell'esercito israeliano contro le forze della resistenza, uniti alla violenza squadrista dei coloni che sequestrano terre, distruggono case, promuovono il terrore contro i palestinesi residenti.

Di fronte a tutto questo, migliaia di studenti in tante università italiane hanno detto semplicemente “basta!”. Lo hanno detto in forme diverse: o contestando la partecipazione a conferenze universitarie di dichiarati esponenti della campagna sionista pro Israele, o interrompendo lezioni ordinarie per leggere e diffondere comunicati di denuncia, o facendo pacifica irruzione nei rispettivi senati accademici per prendere parola e avanzare richieste.
La richiesta comune è la fine della collaborazione delle università italiane con le università israeliane nel campo della ricerca scientifica, tecnologica, militare. Una richiesta sottoscritta da migliaia di docenti ed esponenti della cultura. Una richiesta che sosteniamo.

Contro la protesta studentesca si è prontamente levato il governo a guida postfascista. Giorgia Meloni si è detta preoccupata. Il suo cognato-ministro Lollobrigida ha denunciato il pericolo di un ritorno del terrorismo (!). La peggiore stampa reazionaria ha evocato l'intervento di polizia e carabinieri per "riportare l'ordine” nelle università. La ministra per l'Università Bernini, più cautamente, ha riunito i rettori in conclave per affidarsi alle loro autonome decisioni, inclusa quella di chiamare eventualmente la polizia. Su tutto primeggia l'appello solenne alla “democrazia”, alla “tolleranza”, al “rispetto delle opinioni”, assieme alla rituale denuncia dell'”antisemitismo risorgente”. Una denuncia che... in bocca agli eredi postfascisti dell'Olocausto fa una certa impressione.

La verità è che l'antisemitismo non c'entra nulla, come non c'entra nulla Giorgia Meloni con la democrazia. C'entra invece il sionismo, l'ideologia nazionalista reazionaria che supporta lo Stato d'Israele quale Stato coloniale, costruito sulla cacciata dei Palestinesi dalla loro terra. Un'ideologia che, identificandosi abusivamente con l'ebraismo, non solo ignora e calpesta la migliore tradizione storica di quest'ultimo, ma perciò stesso lo espone in tutto il mondo al rischio dei peggiori rigurgiti antisemiti.
Quando migliaia di studenti chiedono la fine della collaborazione con le università israeliane non chiamano affatto in causa gli ebrei. Chiamano in causa una forma di complicità e di sostegno allo Stato sionista, alla sua ricerca tecnologico-militare, alla sua azione di sequestro della terra, dell'acqua, del cibo, dei palestinesi. Complicità e sostegno che l'Italia continua ad assicurare ad Israele.

“Intolleranza”? Lo scandalo sta semmai nella tolleranza dell'azione genocida, da ormai cinque mesi, da parte della cosiddetta comunità internazionale. Quella che mentre piange lacrime ipocrite per l'”eccesso” di vittime civili a Gaza, continua ad armare lo Stato sionista, ripiana i suoi bilanci, gli mette a disposizione il fior fiore della ricerca. Migliaia di studenti non sono più disposti a tollerare tutto questo, né la negazione di tutto questo.

Di più. Migliaia di studenti oggi si chiedono: come è possibile che l'opinione pubblica mondiale sia a favore del popolo palestinese e invece le principali autorità del mondo difendono lo Stato d'Israele e la sua politica genocida, al punto persino da proibire o minacciare o manganellare le manifestazioni pro Palestina? Dove sta la democrazia, le sue promesse, la sua retorica, se i fatti la sbugiardano ogni giorno? Gaza diventa allora uno squarcio di verità sull'intero scenario del mondo.

E la verità è che la decantata “democrazia” è solo una finzione nella società borghese. Il potere reale si concentra nelle mani di una minoranza privilegiata di grandi azionisti, grandi manager, grandi capitalisti, e degli apparati statali al loro servizio. Il famoso diritto internazionale da tutti evocato è solo il diritto della forza degli Stati imperialisti, vecchi e nuovi, che lottano tra loro per la spartizione del mondo sulla pelle dei popoli oppressi e della maggioranza dell'umanità.

Il colonialismo è inseparabile dall'imperialismo. Il colonialismo sionista non a caso si è appoggiato prima all'imperialismo britannico e poi all'imperialismo americano, che oggi ne costituisce lo scudo assieme agli imperialismi europei. Quanto all'imperialismo russo, sta approfittando della guerra in corso in Palestina per proseguire la propria guerra d'invasione in Ucraina, mentre l'imperialismo cinese si allarga in Africa, in America Latina, e sul Pacifico.
Intanto la corsa gigantesca agli armamenti attraversa tutti i continenti e minaccia in prospettiva una nuova grande guerra.
Così va oggi il mondo. Né potrebbe andare diversamente, nel quadro del capitalismo.

Solo una rivoluzione socialista può liberare l'umanità e tutti i popoli oppressi dalla piaga del capitalismo e dell'imperialismo, e quindi da ogni forma di colonialismo e di guerra. Il sostegno ai palestinesi e alla loro resistenza può e deve connettersi a questa prospettiva storica di liberazione.

A maggior ragione oggi diciamo: giù le mani dagli studenti! Palestina libera!

Partito Comunista dei Lavoratori


ANCORA IL MANGANELLO AL SERVIZIO DEL SIONISMO

 


Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria incondizionata solidarietà alle studentesse e agli studenti che ancora una volta hanno subito la repressione violente delle forze del disordine.

È successo mercoledì davanti al Rettorato del Università di Bologna.

Oggi il PCL si associa alla legittima occupazione dello stesso Rettorato da parte delle giovani e dei giovani palestinesi

Stigmatizza il comportamento becero del rettore che ha impedito alle studentesse di esprimere la propria denuncia della complicità istituzionale, compresa quella dell’Università, del genocidio perpetrato dal regime sionista israeliano nei confronti del popolo palestinese, e contro la missione militare dell’imperialismo italiano nel Mar Rosso.

Ritiene indegno questo personaggio, con il suo comportamento da energumeno, a rappresentare il prestigioso ateneo.

Si è già scatenata a comando la canea politico mediatica filosionista che usa come una clava l’accusa di antisemitismo contro il movimento studentesco che solidarizza con la causa palestinese.

Si tratta di una vomitevole ipocrisia e di autentiche lacrime di coccodrillo.

Rigettiamo con forza questa accusa, e anzi rivoltiamo l’accusa di razzismo nei confronti dei mass media, del mondo politico e istituzionale che favoriscono obbiettivamente l’eccidio di un intero popolo.

A istituzioni criminali come queste e ai loro sgherri non si deve ubbidire. Bisogna solamente programmarne il rovesciamento verso una società socialista, l’unica in grado di tutelare il diritto di chiunque di autodeterminarsi, come individui e come popoli.

Nello stesso momento, la stessa canea con le medesime firme scatena un’ondata di odio razzista islamofobo senza precedenti nei confronti degli insegnanti della scuola di Pioltello rei ei di aver interrotto per un giorno le lezioni in occasione della fine del ramadan, dimostrando così in modo esemplare cosa vuol dire una scuola inclusiva e antirazzista.

Mentre il pericolo di antisemitismo viene sbandierato ipocritamente dalle forze eredi del regime fascista che perseguitò a morte gli ebrei, quelle stesse forze spandono il mefitico veleno del razzismo antislamico.

Avanti con la solidarietà al popolo palestinese e alla sua lotta di liberazione

Incondizionatamente a fianco della Resistenza dei partigiani palestinesi

Per la distruzione rivoluzionaria dello Stato di Israele

Per una Palestina, libera laica e socialista nell’ambito di una Federazione socialista del Medio-Oriente.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI - SEZIONE DI BOLOGNA

Il governo dei manganelli alla prova della Palestina

 


Si allarga il divario tra le politiche filosioniste e il sentimento pubblico

Le cariche poliziesche a Pisa e Firenze contro manifestazioni studentesche pro Palestina hanno scosso ampi settori di opinione pubblica. L'immagine diretta della violenza repressiva ha suscitato una reazione diffusa di sdegno. Il Presidente della Repubblica, che il giorno stesso delle cariche poliziesche aveva censurato come «inaccettabile violenza»... il manichino di stoffa bruciato di Giorgia Meloni, ha cercato di riequilibrare la propria immagine con ventiquattro ore di ritardo parlando del ricorso al manganello come fallimento dello Stato.

La verità è che il governo a guida postfascista ha inaugurato una stagione nuova nel rapporto con la piazza. Un rapporto selettivo, naturalmente, a seconda della base sociale coinvolta. Le manifestazioni dei trattori hanno potuto bloccare ripetutamente le strade con relativa facilità, trattandosi della base sociale del governo, seppur contesa tra Fratelli d'Italia e la Lega. Lì la polizia non si è mossa. Quando la base sociale è diversa, diverso è l'intervento dello Stato. Che si tratti dei rave party, degli ambientalisti, dei picchetti operai, degli studenti, lì scatta ripetutamente il riflesso d'ordine degli apparati di sicurezza.
Non c'è bisogno sempre di una direttiva esplicita di Piantedosi, che forse in qualche caso avrebbe persino desiderato di evitare grane. Si tratta del comportamento indotto oggettivamente dal nuovo quadro politico. Il poliziotto si sente incoraggiato dalla presenza al governo, finalmente, degli “amici della polizia”. Da qui un senso di copertura e legittimazione che libera la facilità del manganello, cui si aggiunge la corsa di Lega e Fratelli d'Italia ad intestarsi, in reciproca concorrenza, il plauso della polizia. «Chi tocca un poliziotto o un carabiniere è un delinquente» afferma Salvini dopo i pestaggi per fare da controcanto a Mattarella. È la politica legge e ordine come marchio identificativo della destra.

E tuttavia nei fatti di Pisa e Firenze non c'è solo questo. C'è anche il riflesso indiretto della pressione sionista e del clima generale cui questa concorre.
L'ambasciata israeliana, come peraltro in altri paesi, sta moltiplicando le pressioni istituzionali per delegittimare le manifestazioni pro Palestina. Siamo (ancora) molto lontani dal livello di Germania e Francia, dove la stessa libertà di manifestazione viene abolita o chiamata in causa. Lo dimostrano le mille manifestazioni pro Palestina che si sono svolte liberamente in questi mesi. E tuttavia cresce una campagna intimidatoria, a partire da scuole e università, tesa a rappresentare ogni espressione di antisionismo come sospetto antisemitismo da censurare ed eventualmente reprimere. Basta vedere cosa è accaduto sul palco di Sanremo con la censura a Ghali, e davanti alle sedi della Rai, con pestaggi polizieschi esibiti e rivendicati. Lo stesso intervento del ministro Valditara contro le occupazioni studentesche ha tratto spunto, guarda caso, da occupazioni intitolate (anche) alla solidarietà verso la Palestina. Così a Pisa si è detto che il manganello era necessario per difendere la sinagoga dai facinorosi «amici di Hamas» (Donzelli). Una specifica circolare del ministero degli Interni, dopo il 7 ottobre segnalava peraltro alle forze di polizia il rischio di obiettivi sensibili da tutelare.

Gli ambienti della borghesia liberale mostrano disappunto verso questa politica repressiva. La loro principale preoccupazione è che possa incendiare gli animi e radicalizzare i giovani. È una preoccupazione dal loro punto di vista assolutamente fondata. E tuttavia si tratta degli stessi ambienti borghesi che sostengono con entusiasmo la politica estera filosionista del governo Meloni, che ospitano sulle proprie pagine apologie incantate di Israele (vedi Corriere della Sera e Repubblica), che appoggiano la missione navale imperialista a guida italiana sul Mar Rosso, che invocano pubblicamente la massima unità nazionale tricolore attorno a questa politica contro ogni possibile defezione. In altri termini, l'opposizione borghese liberale al governo Meloni, e al suo manganello, è la stessa che gli assicura una preziosa cintura di sicurezza. Il cosiddetto Piano Mattei, le nuove ambizioni dell'imperialismo italiano in terra d'Africa, i programmi di riarmo accelerato dell'Italia per mettersi al passo delle nuove sfide mondiali conoscono proprio in quegli ambienti la massima celebrazione. Basti vedere l'orientamento strategico della rivista Limes di Lucio Caracciolo. Il governo e i suoi metodi repressivi si avvantaggiano di questo sostegno.

E tuttavia il fronte borghese ha un problema che si chiama proprio Palestina. Cresce infatti ogni giorno il divario tra l'isteria filosionista della borghesia italiana e il senso comune dell'opinione pubblica, in particolare tra i giovani. L'orrore quotidiano delle politiche genocide nella terra di Gaza, le crudeltà dell'occupazione sionista in Cisgiordania, suscitano un naturale senso di identificazione nella causa palestinese nella maggioranza della società. Le manganellate e le censure contro le manifestazioni pro Palestina contribuiscono a rafforzarlo.
Il movimento operaio deve entrare finalmente sulla scena per prendere la testa di questo sentimento giovanile. Dare a questo sentimento una coscienza politica e una prospettiva programmatica – antisionista, antiimperialista, anticapitalista – è il compito dei marxisti rivoluzionari.

Partito Comunista dei Lavoratori

Le menzogne di Valditara a difesa del capitalismo

 


La confusione tra comunismo e stalinismo è un servizio all'ordine esistente

Testo di un volantino del PCL in distribuzione nelle scuole.


Il nuovo ministro dell'istruzione, Giuseppe Valditara, ha sentito il bisogno di stabilire ex cathedra la verità della storia, presentando il 9 novembre 1989 – il giorno della caduta del Muro di Berlino – come il giorno della morte del comunismo e del «fallimento definitivo dell'utopia rivoluzionaria». Non solo. Il ministro ha esaltato l'attuale ordine politico e sociale come «l’unico ordine politico e sociale che possa dare ragionevoli garanzie che umanità, giustizia, libertà, verità non siano mai subordinate ad alcun altro scopo». Clap, clap, clap.

Un concentrato di menzogne. La caduta del Muro di Berlino segnò il crollo non del comunismo ma dello stalinismo. Di un regime burocratico che pur appoggiandosi sull'economia pianificata nata dalla rivoluzione, coi suoi innegabili vantaggi sociali, privò la classe lavoratrice di ogni potere e di ogni democrazia, perseguitando i comunisti coi metodi del terrore, sino ad assassinare tutti i dirigenti della Rivoluzione d'ottobre.

Presentare come “comunisti” regimi che hanno sterminato i comunisti è una volgare falsificazione della storia. Tanto più inaccettabile di fronte alla lotta eroica di Leone Trotsky e dell'Opposizione di sinistra contro lo stalinismo, nel segno della fedeltà al programma originario della rivoluzione. Di più. Trotsky aveva previsto già nel 1936 che se la burocrazia staliniana non fosse stata rovesciata da una nuova rivoluzione, si sarebbe trasformata in una nuova borghesia proprietaria restaurando il capitalismo. Esattamente quanto è avvenuto dopo il 1989 in Russia, nell'Est Europa, e poi in Cina. Il fallimento dello stalinismo non poteva essere più completo. La previsione di Trotsky non poteva conoscere conferma più clamorosa.

Quanto all'attuale ordine politico e sociale, nato dalla globalizzazione capitalista post-'89, è l'esatto opposto dell'umanità, della giustizia, della libertà, come vorrebbe Valditara. Il capitalismo non ha nulla da offrire alle giovani generazioni. Corsa agli armamenti e guerre imperialiste; saccheggio della natura e catastrofe cilmatica; precarizzazione del lavoro; sfruttamento del lavoro gratuito dei giovani; oppressione patriarcale delle donne e delle persone LGBT; smantellamento della sanità pubblica per ingrassare la sanità privata e pagare il debito alle banche; disuguaglianze sociali sempre più ampie in ogni paese e su scala mondiale... Ovunque domina la dittatura del profitto, contro ogni principio di umanità.

Non è possibile alcuna riforma dell'ordine capitalista. È necessario lottare per rovesciarlo, recuperando e attualizzando proprio quel programma della Rivoluzione d'ottobre che lo stalinismo tradì. La rivoluzione comunista è l'unica alternativa reale al capitalismo, l'unica che possa porre le leve fondamentali dell'economia e della società sotto il controllo della maggioranza, riorganizzando su basi nuove l'intero ordine sociale, cancellando lo sfruttamento, salvando la natura, ponendo fine alle guerre.

Se la giovane generazione riacquista coscienza politica, tutto diventa possibile. Anche una rivoluzione. Valditara vuole nascondere agli studenti questa verità. Il Partito Comunista dei Lavoratori la riafferma con forza, controcorrente.

Partito Comunista dei Lavoratori

Entra sulla scena la classe operaia iraniana

 


La ribellione di massa si estende

La ribellione al regime teocratico iraniano si estende. La mobilitazione delle donne ha prima coinvolto le principali università del paese, poi si è allargata alle scuole superiori e ai licei.
Ora nel varco aperto dai giovani fanno irruzione gli scioperi operai. Nelle industrie petrolifere e petrolchimiche dell'Iran, a partire dalle raffinerie della provincia di Bushehr, di Abadan nell'Ovest e di Kengan nel Sud, gli operai hanno incrociato le braccia in appoggio alla sollevazione degli studenti e delle donne contro la repressione sanguinosa del regime. Gli scioperi sono stati accompagnati dal blocco degli accessi alle fabbriche con l'uso di automobili e pneumatici bruciati. Nell'agitazione entrano anche rivendicazioni salariali, come già negli scioperi del 2021. Ma oggi la motivazione essenziale è politica. Ad Assaluyeh gli operai scandiscono “Non temere, restiamo uniti”, “ Morte al dittatore”. La parola d'ordine “donne, vita, libertà” ha scavato nel profondo dell'immaginario collettivo della giovane generazione .

Valuteremo la dinamica degli avvenimenti. Ma l'irruzione degli scioperi operai è un fatto carico di potenzialità enormi. Nel 1978-'79 furono gli scioperi operai nell'industria petrolifera a preparare la cacciata dello Scià. La memoria lunga di quell'evento è rimasta nella storia dell'Iran. Solo la classe operaia può unificare ed estendere la ribellione della gioventù e aprire una crisi rivoluzionaria nel Paese..

Campisti putiniani di casa nostra o simpatizzanti tali, che vedono il mondo attraverso il prisma degli schieramenti geopolitici e non delle classi sociali, fanno il verso ai mullah e alla loro polizia religiosa inveendo contro il solito “complotto imperialista” e appoggiando la repressione del regime. Una vergogna infame. Noi stiamo come sempre dall'altra parte della barricata, al fianco della ribellione operaia e studentesca. Per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici iraniani/e, l'unico che possa spazzare via dall'Iran la dittatura islamista e ogni interesse imperialista. La costruzione del partito della rivoluzione in Iran è posto dai fatti all'ordine del giorno.

Partito Comunista dei Lavoratori

Dopo Lorenzo e Giuseppe anche Giuliano vittima del PCTO

 


Giuliano De Seta, studente di 18 di Portogruaro, è l’ennesima vittima dell’alternanza scuola-lavoro. Nel tardo pomeriggio del 16 settembre, Giuliano è stato ucciso nella Bc Service di Noventa di Piave (fabbrica del settore meccanico e idraulico) investito da una lastra di metallo, poggiata su un carro ponte che gli ha schiacciato le gambe mentre lui era intento a provare un macchinario. Questa morte è la terza – in meno di un anno – causata dal PCTO dopo Lorenzo Parelli (18 anni) e Giuseppe Lenoci (16 anni).


I partiti della borghesia ripetono il copione delle lacrime di coccodrillo, delle promesse vaghe di riforme sulla sicurezza che – nonostante siano manovre insufficienti – comunque non attueranno, specialmente ora che sono tutti in corsa per le elezioni del 25 settembre.

Secondo uno studio di fine Agosto, in Italia il numero dei morti sul lavoro nei primi sette mesi del 2022 è stato di 569 e questa cifra tende a crescere ripetendo o addirittura supereranno i numeri del 2021 (1361). La scuola negli ultimi trent’anni – passando dalla Berlinguer, Russo-Iervolino, Moratti, Gelmini per arrivare alla Buona Scuola – si è trasformata sempre più in un’azienda. Un’azienda che, come nell’ultima riforma a firma PD del 2015, con la giustificazione dello “stage” e della “formazione professionale” è diventata un mero erogatore di forza lavoro, a costo zero, per il padronato.

Noi saremo presenti, come Partito Comunista dei Lavoratori, nelle mobilitazioni studentesche che si susseguiranno e negli scioperi che si proclameranno in questi giorni, ribadendo che non si può avere fiducia nella borghesia e nei suoi partiti – dalla sinistra riformista alla destra ultrareazionaria – e che l’unica risposta possibile, l’unico cambiamento possibile è quello di porre fine alla dittatura del capitalismo e imporre il governo delle lavoratrici e dei lavoratori su basi anticapitaliste e rivoluzionarie.

La strada da percorrere per la via della rivoluzione è sicuramente difficile e lunga. Ma il primo passo è quello di lottare per il rilancio delle lotta del movimento studentesco e del movimento operaio, dei disoccupati e del proletariato tutto, nella prospettiva della loro unificazione attorno ad una piattaforma anticapitalista e rivoluzionaria. È la prospettiva per cui come PCL lavoriamo ogni giorno. Lo faremo con ancor più forza in memoria di Lorenzo, Giuseppe e Giuliano, uccisi come lavoratori, come studenti, come giovani.

Basta regalare profitti a costo zero per il padronato!
Basta morti per alternanza scuola-lavoro!

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione studenti e giovani

Solidarietà ai compagni di Torino arrestati

 


Le misure cautelari della Digos di Torino contro undici studenti (quattro arresti domiciliari e obbligo di firma per gli altri), accusati di lesione e resistenza a pubblico ufficiale per gli scontri intervenuti durante le manifestazioni presso Confindustria contro l'alternanza scuola-lavoro, sono emblematiche della giustizia borghese. L'alternanza scuola-lavoro può continuare indisturbata a macinare sfruttamento e crimini, ma chi porta la denuncia di sfruttamento e crimini sotto le sedi delle organizzazioni padronali viene portato alla sbarra. È il riflesso di un mondo capovolto, fondato sul capitale contro il lavoro. Ai compagni torinesi colpiti va la piena solidarietà del PCL. Libertà per i compagni arrestati!

Partito Comunista dei Lavoratori

Conquistiamo il futuro, distruggiamo il capitalismo

 


Conquistiamo il futuro, distruggiamo il capitalismo

Pieno sostegno alla mobilitazione studentesca nazionale di venerdì 18 febbraio

Giuseppe e Lorenzo sono stati ammazzati. Come studenti, come lavoratori, come giovani. Giuseppe e Lorenzo sono stati ammazzati come ogni giorno vengono ammazzati lavoratori e lavoratrici nei posti di lavoro: dallo sfruttamento, dagli orari folli, dalla mancanza di condizioni di sicurezza, dalla mancanza di tutele e diritti.

Giuseppe e Lorenzo non sono morti per una tragica fatalità, ma dalla subordinazione della scuola alla logica dell’impresa, della dittatura del profitto, del capitalismo: una società fallita che non ha più nulla da dare alle giovani generazioni. Nemmeno un mondo in cui vivere. Una società che non si può riformare, ma solo distruggere.

I piagnistei di queste ore di istituzioni, ministri, media e partiti borghesi è l’ipocrisia al quadrato di un sistema criminale e fallito. I responsabili di oggi piangono per poter continuare a governare come prima domani.

La migliore risposta a ciò che è accaduto è invece la lotta che in tutta Italia si sta dispiegando. Una lotta che deve essere sostenuta da tutte le organizzazioni del movimento operaio. Studentesse e studenti in lotta nelle piazze, nelle scuole occupate, nelle mobilitazioni. Nonostante la vergognosa repressione poliziesca. Nonostante i tentativi di intimidazione del governo.

Questa lotta deve estendersi il più possibile, attraverso il coordinamento nazionale di tutte le esperienze di lotta, per un movimento studentesco di massa e democraticamente autogestito. Un movimento studentesco che sappia collegare la critica radicale ai PCTO (e non solo: tagli, scuole a pezzi, classi pollaio, etc.) alla critica generale della scuola sottomessa al capitalismo.

Conquistare il futuro significa farla finita col capitalismo. Farla finita con il capitalismo significa fare la rivoluzione. Fare la rivoluzione significa organizzarsi. Il PCL si batte per questa prospettiva: l’unica prospettiva di progresso per l’umanità intera.

Per Giuseppe e Lorenzo: conquistiamo il futuro, distruggiamo il capitalismo.

Partito Comunista dei Lavoratori

Un altro studente ucciso dall'alternanza scuola-lavoro

 


Lottiamo contro la scuola al servizio del capitalismo e contro le leggi di precarizzazione. Per una mobilitazione studentesca nazionale

Giuseppe Lenoci aveva 16 anni, e come Lorenzo Parelli è morto da studente durante il percorso di alternanza scuola-lavoro.

Già le sentiamo e le vediamo: le lacrime da coccodrillo di tutta la stampa, istituzioni borghesi, e partiti padronali, gli appelli del Ministro Bianchi alla costruzione dei “tavoli tecnici per la maggiore sicurezza in formazione”, le mille parole di lutto per i prossimi tre giorni, le promesse che “mai più” si ripeterà un fatto tanto grave... L’ipocrisia elevata al quadrato di un sistema criminale e fallito, e che tuttavia è capace di strappare la vita a giovani, studenti e lavoratori. Ogni giorno.

Giuseppe e Lorenzo sono stati ammazzati, come vengono ammazzati ogni giorno lavoratrici e lavoratori nei posti di lavoro: dallo sfruttamento, dagli orari folli, dalla mancanza di condizioni di sicurezza, dalla mancanza di tutele e diritti. Giuseppe e Lorenzo non sono morti per una tragica fatalità, ma dalla subordinazione della scuola alla logica dell’impresa e del profitto. Una logica che va ribaltata, se non vogliamo più piangere i nostri morti.

Ma al di là della retorica nauseabonda e dei piagnistei di istituzioni, partiti borghesi e media, la migliore risposta a ciò che è accaduto la stanno già dando studentesse e studenti nelle piazze, nelle scuole, nelle mobilitazioni. Come è stato nelle scorse settimane, nonostante la vergognosa repressione della polizia, e come sarà il 18 febbraio con la manifestazione nazionale a Roma.

Occorre che le organizzazioni del movimento operaio scendano in piazza con gli studenti a sostegno delle loro richieste.

Via l'attuale alternanza scuola lavoro! Via le leggi di precarizzazione del lavoro, sostenute da tutti i governi, che hanno rovinato la vita di una generazione! Il capitalismo è sfruttamento e morte.

Solo un'alternativa anticapitalista, solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici può liberare il futuro.

L'unità di lotta tra studenti e operai è la via per imporlo. Le mobilitazioni del 18 febbraio devono avviare una svolta.

Partito Comunista dei Lavoratori

Ucciso dal capitalismo. Ucciso come lavoratore, come studente, come giovane

 


Lorenzo Parelli è morto a 18 anni durante l'alternanza scuola-lavoro

22 Gennaio 2022

I soliti protocolli di cordoglio formale per la vittima, per la famiglia, non cambiano la responsabilità della dominazione capitalistica sul lavoro e del sistema scolastico al servizio delle imprese

È caduto sul lavoro uno studente-lavoratore di 18 anni. Si chiamava Lorenzo Parelli, risiedeva nel Comune di Castions di Strada (ex provincia di Udine). Era studente dell’istituto paritario salesiano Bearzi di Udine (cioè una scuola privata e confessionale sostenuta con risorse pubbliche) e svolgeva l’alternanza scuola-lavoro presso lo stabilimento di Lauzacco (Comune di Pavia di Udine) della Burimec Srl, azienda che produce materiali e attrezzature per la siderurgia e avente il sito produttivo principale a Buttrio, nel cuore del distretto della sedia di Manzano. Ovvero: quel micidiale sistema di esternalizzazione produttiva veicolo di un dumping di diritti e di livelli retributivi della manodopera al fine del taglio dei costi di produzione.
La partitocrazia del governo capitalistico non ha perso tempo nel suo piagnisteo routinario a prendere le difese del sistema dell’alternanza-lavoro. Il presidente della Regione Fedriga e l’assessore al Lavoro Rosolen hanno subito detto che bisogna stare zitti: “l’incommensurabile dolore sofferto dalla famiglia impone a tutti un rispettoso silenzio”. Dal canto suo la componente PD del governo Draghi, per bocca della consigliera regionale Da Giau, ci ha messo in guardia dal “lanciare accuse frettolose”. Il fronte unico della borghesia si è dunque compattato subito, a difesa di questo strumento di utilizzo del lavoro.


PRECEDENTI IN FRIULI VENEZIA GIULIA E ALCUNI TRASCORSI GIUDIZIARI LEGATI ALLA BURIMEC

C’erano già stati precedenti anche in Friuli Venezia-Giulia di infortuni accaduti a studenti in alternanza sul posto di lavoro. Quanto accaduto alla Burimec non è stato un episodio imprevedibile. Tanto più che si inserisce nella mattanza generale di forza-lavoro che è sotto gli occhi di tutti.
La Procura di Udine indaga per omicidio colposo l’amministratore delegato Pietro Schneider, come legale rappresentante della proprietà. Lo Schneider nel settembre 2018 era stato condannato a nove mesi di reclusione (condanna sospesa con la condizionale) per “induzione indebita a dare o promettere utilità”, una formulazione che la GUP del Tribunale di Venezia aveva coniato per descrivere altrimenti la natura concussiva di un rapporto tra lo Schneider e due ufficiali della Guardia di Finanza (uno venne prosciolto l’altro condannato a quattro anni) al fine di ottenere uno sconto su sanzioni dell’Agenzia delle Entrate alla vigilia di un controllo fiscale alla Burimec.


QUELLA FORZA-LAVORO FORNITA DAI PCTO

Lorenzo Parelli faceva parte di quello speciale contingente della forza-lavoro messo a disposizione della proprietà d’impresa, praticamente a costo zero, in forza ad un programma denominato solennemente (con la tipica ipocrisia della mentalità ampollosa di classe borghese quando si tratta di parlare della “formazione” della forza-lavoro) “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (PCTO), o secondo la vecchia dicitura, alternanza scuola-lavoro. Un percorso obbligato introdotto della legge 107 del 2015 detta della “Buona Scuola”.
Che significa alternanza-scuola lavoro? Buona parte del popolo dei salariati adulti non lo sa. A meno che non ne facciano esperienza sul posto di lavoro, essi tendono a confonderlo con dei tirocini finalizzati all’assunzione. L’analfabetismo politico indotto dal conformismo della compatibilità governista, alla ricerca del “menopeggismo” per le classi popolari (governi e amministrazioni della mediatica categoria di “centrosinistra” e concertazione e collateralismo del sindacato “pragmatico”), ha prodotto nei decenni nelle masse lavoratrici un immaginario generale distorto rispetto la realtà del lavoro odierna. Parliamo soprattutto dell’identificazione dei propri interessi di esistenza sociale con gli interessi di classe dei propri sfruttatori, la classe capitalista: se vanno bene i profitti, domani o dopodomani, ci saranno dei benefici anche per la classe lavoratrice, magari per le generazioni più giovani. Rivolgersi elettoralmente verso i partiti borghesi più reazionari come Lega e FdI costituisce l’effetto, e non la causa, di questa dissoluzione della propria identità di classe. La borghesia resta la classe dirigente dell’economia e dello Stato per “legge di natura”, l’unica “naturalmente” ammessa a dirigere lo sviluppo sociale. Fuori da questo ordine c’è solo irrazionalità. Su questo si misura la vera radice della crisi del progetto socialista tra le masse lavoratrici.


“UN LAVORO PURCHÉ SIA”

Ma la perdita della coscienza di classe, tra le sue conseguenze nefaste, ne ha generata una in particolare. Quella che ha rilanciato la meritocrazia sulla base di chi accetta lo sfruttamento. È il tipico paradigma dello sfruttamento padronale: un lavoro purché sia!
La devastazione sociale di questa scomposizione identitaria è tuttora sottovalutata anche dalle sinistre politiche e sindacali classiste. Essa porta all’autolesionista accettazione, benché di fatto sia una scomposizione della soggettività collettiva e quindi individuale del prestatore di lavoro, che la classe operaia non può sbagliare. Altre categorie professionali, come magistrati, medici, manager d’impresa o statali, hanno il diritto allo sbaglio, la classe operaia no. Si provi ad osservare quando succede un incidente in una fabbrica o in un cantiere, anche mortale, quanto sia diffuso tra i lavoratori, assieme allo sgomento e alla rabbia, quel pensiero traducibile con le frasi “ma se stava più attento”, “doveva prendere più precauzioni” e via dicendo. La parte datoriale viene schermata. La responsabilità delle burocrazie complici dei sindacati di massa (dirigenti della CGIL in particolare, in quanto storicamente identificata nell’immaginario collettivo come il sindacato più forte e più a sinistra) è enorme.
Ma che dire quando la vittima dell’organizzazione capitalistica del lavoro è uno studente medio? Che esperienza poteva avere? Su quale perizia, in merito a precauzioni, poteva contare? Da quale esperienza professionale personale poteva attingere?
“Un lavoro purché sia” significa aver tradotto legalmente la meritocrazia dello sfruttamento nella quale rientra, per gli studenti, la previsione della forzosa partecipazione ai programmi dell’alternanza scuola-lavoro. Di più. La direzione aziendale può, di fatto, deputare lo studente-lavoratore a mansioni anche ben al di là del contenuto del programma formativo. Chi controlla? Come detto all’inizio, si tratta di un contingente messo gratuitamente a disposizione della proprietà d’impresa, con tanto di contributi pubblici (in larga parte pagati dagli stessi salariati attraverso il prelievo fiscale), la quale può impiegarlo, di fatto, alle proprie esigenze organizzative e produttive. Ad affiancare le file di questo contingente arriveranno coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, in forza alla restrizioni introdotte ai requisiti di accesso, e i migranti richiedenti asilo. Proprio il Rdc non a caso è oggetto di strali meritocratici: nonostante tutti i suoi limiti, indirettamente ha rappresentato, in parte, un’opzione non al lavoro, ma al lavoro ipersfruttato, nero o legale.
L’impiego di questo contingente di lavoratori extra contratto va a scapito delle capacità negoziali, e quindi delle condizioni di lavoro, di occupazione, e dell’agibilità giuridica, degli stessi salariati “ordinari”, cioè contrattualizzati.
Le caratteristiche storicamente esistenti della ripartizione per contingenti della merce forza-lavoro, ovvero ripartizione per gruppi di condizioni retributive e giuridiche, rimane sempre la bussola di orientamento per misurare i rapporti di forza nella relazione capitale-lavoro.


RIPRENDERE LA CONTESTAZIONE ALLA SCUOLA SOTTOMESSA AL CAPITALISMO.
SE MUORE O SI INFORTUNA UNO STUDENTE IN ALTERNANZA LA RESPONSABILITÀ È ANCHE DELLA DIRIGENZA SCOLASTICA


La scuola, e l’università, non sono più borghesi. Anzi, semmai, l’istruzione terziaria permette la fuoriuscita dalla sussunzione al regime di classe, dalla stessa reale contraddizione di classe. Un percorso risolutivo di emancipazione individuale. Anche negli ambienti “alternativi” questo sembra essere, oggi, il registro cognitivo maggioritario dell’immaginario delle relazioni sociali. La contestazione alla scuola e all’università sottoposte agli interessi di classe borghese è sparita, almeno nella sua manifestazione diffusa. Tra i riscontri di questo fenomeno regressivo possiamo inserire il paradosso degli scioperi del Fridays For Future organizzati localmente spesso fuori dalle ore di lezione, con la benedizione dei dirigenti scolastici. E’ il riflesso nell’ambiente scolastico del patto interclassista dell’unità nazionale dietro l’”Azienda Italia”, cioè il profitto del capitale.
Da questa visione deriva che l’apparato dirigente scolastico, dal ministero all’apparato locale, non è più (o non è sempre) la controparte. In realtà è proprio questo apparato che garantisce il ruolo gregario del sistema scolastico rispetto l’impresa capitalistica e i suoi mercati. È questo apparato che costituisce lo strumento esecutivo che fa diventare il sistema scolastico un centro d’impiego per manodopera di un segmento del mercato del lavoro senza garanzie di tutela e possibilità di protagonismo. Basti l’esempio di quanto successo nell’aprile 2018 all’ITIS di Carpi (Modena), dove uno studente-lavoratore fu colpito dalla repressione del dirigente scolastico con un 6 in condotta per aver espresso sulla propria pagina Facebook delle critiche rispetto la propria esperienza di alternanza scuola-lavoro. L’apparato dirigente scolastico in questi casi diventa un caporalato legittimato. Per cui, se lo studente-lavoratore si infortuna o addirittura perde la vita, i responsabili scolastici dei progetti dell’alternanza devono essere messi sul banco degli imputati assieme ai proprietari dell’azienda. Devono subire la stessa persecuzione penale.


GLI STUDENTI IN ALTERNANZA SONO STUDENTI LAVORATORI, VANNO SINDACALIZZATI E CONTRATTUALIZZATI

Da marxisti promuoviamo la fusione tra scuola-scienza-lavoro. Ma sappiamo che tale fusione, nella sua applicazione positiva, può avvenire solo grazie ad un autentico governo dei lavoratori costituente un ordinamento socialista. In regime capitalistico questo può diventare solo occasione di sfruttamento e di dumping delle condizioni di lavoro. Ecco perché, come Partito Comunista dei Lavoratori, ne rivendichiamo l’abolizione. Se una partecipazione attiva all’organizzazione del lavoro dell’impresa può tornare utile allo studente, in regime attuale entro termini ben definiti, ebbene questi deve essere inquadrato come un lavoratore, contrattualizzato, con un mansionamento limitato al contenuto del progetto di formazione, e con piena agibilità sindacale, anche nell’elezione di propri rappresentanti. È la via per ricomporre il tessuto sociale della classe lavoratrice, i suoi comparti, i reparti più arretrati con quelli più avanzati e più forti sul piano organizzativo e negoziale.


LA NECESSITÀ DELL'OPPOSIZIONE AL SISTEMA

In questi decenni di conformismo governista, dove essere un partito di massa significa candidarsi per fare meglio di altri gli interessi della classe capitalista, per essere più bravo di altri a garantire l’”unità nazionale”, cioè la “pace sociale”, dove tutti parlano di governo e di amministrazione, anche alcuni di quelli identificati come “sinistra radicale” che inseguono compatibilità con la politica dominante chiamandole “realismo”, è scomparsa a livello di massa la cultura politica dell’opposizione sistemica. L’opposizione totale, generale, a tutti i livelli, ai processi direzionali politici ed economici. L’opposizione fondata sulla lotta di classe. L’opposizione incompatibile con il governo dei rapporti capitalistici, sul piano nazionale come su quello locale.
La costruzione di questa opposizione politica, degli strumenti che questa intende mettere in campo e sviluppare nel vivo della contraddizione capitale-lavoro, non è la preoccupazione dei più, nemmeno tra quelli che pure rifiutano strumenti come l’alternanza scuola-lavoro e l’ambiente istituzionale che li genera. Infatti, molti di loro pensano che governando quell’ambiente lo si può cambiare, con un sistema di alleanze progressive. Dimenticano che se non c’è più una sinistra di classe, di opposizione di massa, lo si deve proprio a quelle impostazioni conciliazioniste e corresponsabili della governabilità capitalistica.
Il discorso da fare invece è proprio l’opposto. Ricomporre il movimento operaio, costruire il blocco popolare anticapitalistico attorno ad esso, inserire, dentro ogni lotta e resistenza alle politiche dominanti, la prospettiva del governo dei lavoratori fondato sulle loro organizzazioni. L’unica prospettiva di governo che deve interessare le masse subalterne al capitale. Costruire il partito di classe, anticapitalista e rivoluzionario, vuol dire dotarsi dello strumento programmatico che fornisce unità e correlazione agli interventi politici dispiegati in tutti i fronti di lotta, per lavorare verso questa prospettiva. E’ il percorso di lavoro politico che si è dato il Partito Comunista dei Lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori - Friuli-Venezia Giulia

È questo il futuro che vogliamo?

 




Tagli all’istruzione pubblica, alla sanità, ai trasporti. Devastazione ambientale. Precarietà, disoccupazione e sfruttamento. Questo è il “futuro” per i giovani in questa società

Scarica qui il volantino del PCL in vista dell'apertura delle scuole e della ripresa dei corsi universitari

Tutte le riforme varate negli ultimi anni hanno significato una sola cosa: tagli all’istruzione pubblica, alla sanità, ai trasporti, al lavoro per miliardi di euro. Prendendo solo la scuola ad esempio, da un lato il personale scolastico, l’offerta formativa, i fondi per la scuola, la manutenzione degli edifici, i trasporti pubblici e quant’altro sono stati tagliati, dall’altro si ingrassano gli istituti privati, prevalentemente ecclesiastici. Una scuola trasformata nel tempo in “azienda” attraverso strumenti di competizione come le prove Invalsi, test di ingresso universitari, alternanza scuola-lavoro, tasse altissime in cambio di servizi scadenti o accessibili a pochi, come la didattica a distanza durante il lockdown ha dimostrato.

Se non bastasse, viviamo in un mondo dove la dittatura del profitto ha sospinto le energie fossili, ha posto al centro il binomio tra auto e petrolio, ha marginalizzato le energie rinnovabili, intossica gli alimenti coi pesticidi, impoverisce i suoli col supersfruttamento, trasforma in discariche i mari e i fiumi, inquina e uccide la natura e l’uomo.
E questa dittatura del profitto non è un effetto spiacevole di politiche sbagliate, che si può correggere con qualche riforma. È il pilastro su cui si regge l’intera organizzazione della società. Un sistema basato su disuguaglianze, sfruttamento e devastazione che ha un nome preciso: capitalismo. Ogni governo obbedisce alle leggi del profitto. Ogni governo si propone di gestire e amministrare il capitalismo. Ogni governo tenta di scaricare i costi della crisi sui giovani, sui lavoratori, sulle lavoratrici.


PER CONQUISTARE UN FUTURO DIVERSO E MIGLIORE È NECESSARIO ORGANIZZARSI SU BASI RIVOLUZIONARIE!

Siamo disposti a continuare a vivere così? È questo il futuro che vogliamo?
Gli studenti e i giovani che non si vogliono accontentare di un futuro fatto di precarietà e sfruttamento, che credono nella necessità e possibilità di un cambiamento radicale della società, dove l’istruzione e la sanità siano pubbliche, laiche e gratuite, i trasporti garantiti, l’ambiente rispettato e preservato, hanno una sola scelta: costruire con noi un partito marxista rivoluzionario, lottare con noi, in ogni battaglia, per la rivoluzione.

Perché è la rivoluzione l’unica prospettiva di progresso possibile per le vecchie e nuove generazioni. Il capitalismo non si può riformare, si può solo abbattere. È necessario opporre ai governi dei capitalisti l’unico governo che può davvero rappresentare gli interessi della maggioranza della società: il governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e organizzazione.
Un governo che, rompendo con il capitalismo, ponga le basi per l’alternativa anticapitalista e socialista, e perciò consenta di costruire una nuova società basata sul progresso sociale di tutti: il socialismo. Un governo che solo una rivoluzione può imporre, in Italia, in Europa, nel mondo.
Una rivoluzione che solo un partito rivoluzionario può guidare.

Abbandona le illusioni! Unisciti ai giovani e agli studenti del Partito Comunista dei Lavoratori!



Scarica e stampa il volantino e aiutaci a distribuirlo davanti alla tua scuola o università!

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione studenti e giovani

RESISTENZA IN EUROPA

Volentieri diffondiamo:

RESISTENZA IN EUROPA

il 25 aprile 2019 alla 12,00 al Pradel
in via del Pratello 96A Bologna

Le lotte contro le politiche di austerity nelle scuole e nelle università

FRANCIA E ITALIA: L'opposizione a tagli e riforme di distruzione dell'Istruzione pubblica e aperta
STUDENT@ E LAVORATOR@ fra scioperi e movimenti

L'ASSOCIAZIONE VICTOR SERGE INVITA A PARLARNE CON:
VICTOR MENDEZ -  studente dell'Università di Nanterre (Parigi)
PEPPE RAIOLA -  SGB scuola