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Giù le mani da Askatasuna!


 All'alba di questa mattina polizia e carabinieri, su mandato del ministero degli Interni, hanno sgomberato e murato il centro sociale Askatasuna a Torino. La giunta comunale di centrosinistra ha prontamente scaricato il centro sociale, revocando il cosiddetto patto siglato in primavera per la “rigenerazione” dell'immobile: nei fatti e formalmente, un via libera alla polizia e al governo Meloni, come era facile prevedere.


Sono ora in corso perquisizioni a catena nelle case degli attivisti del centro sociale. A decine di attivisti è stato contestato il reato di danneggiamento, imbrattamento, invasione di edifici, resistenza a pubblico ufficiale. È la vendetta dello Stato contro una realtà di movimento da tempo impegnata nelle azioni di protesta e di opposizione, in particolare nel movimento pro Palestina.

“In Italia non c'è spazio per la violenza!” esclama gongolante il ministro Piantedosi. In realtà c'è uno spazio smisurato per la violenza istituzionale del potere: quella che ha armato e arma la mano genocida di Israele, che ingrassa i profitti dell'industria militare, che annuncia scenari di guerra, che respinge o deporta i migranti, che protegge i torturatori libici e i loro lager, che manganella gli operai in lotta per il proprio posto di lavoro. Il vero “reato” di Askatasuna è opporsi a questa violenza.

“Grazie al lavoro della questura e della prefettura lo Stato ha colpito” dichiara trionfante la vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Augusta Montaruli. “Momento storico per la città di Torino” annuncia la Lega. “Il regalo di Natale più bello che Piantedosi potesse fare ai torinesi”.
Le grida di esultanza del governo a guida postfascista trasudano uno spirito di vendetta. Non potevano colpire Askatasuna nel momento della grande mobilitazione di massa di fine settembre e inizio ottobre, quando milioni di persone in tutta Italia si sono mobilitate per la Palestina al fianco della Flotilla; quando la forza di massa ha messo il governo sulla difensiva, costretto a subire l'occupazione simbolica di piazze, stazioni, aeroporti, a dispetto delle leggi forcaiole di Salvini. Pensano invece di poter colpire ora, in un momento di ripiegamento del movimento, nel nome del ritorno a “legge e ordine”. Legge e ordine della borghesia.

Come Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre impegnato a Torino e in tutta Italia, in ogni movimento di opposizione alla classe dominante e ai suoi governi, diamo una solidarietà piena, attiva, incondizionata, al centro sociale Askatasuna. Non è questo il momento di discutere sull'opportunità o meno di singole scelte compiute, o dei limiti di un antagonismo senza progetto di rivoluzione. Ci sarà tempo e luogo per discutere di questo, tra compagni, all'interno del movimento di lotta. Ora è il momento della solidarietà incondizionata contro la repressione dello Stato ai compagni colpiti dalla repressione e alla loro organizzazione.

Giù le mani da Askatasuna!

Per una ripresa della mobilitazione di massa che rovesci i rapporti di forza!
Per un ingresso sulla scena della classe operaia al fianco di ogni soggetto colpito dal potere, nel segno del più ampio fronte unico di classe!
Per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, unica vera alternativa!

Partito Comunista dei Lavoratori

Contro la repressione, per la lotta di classe

 


Le provocazioni poliziesche contro i manifestanti per la Palestina

13 Aprile 2025

Il 12 aprile si è tenuta a Milano una manifestazione nazionale contro il genocidio in Palestina e contro la guerra. Il corteo, sin da subito, si è dimostrato estremamente partecipato e completamente pacifico.

In questo clima, si è verificata un’ingiustificata carica da parte della polizia nei pressi di Piazza Baiamonti. Una carica a freddo, una pura dimostrazione di forza, mascherata dalla necessità di “fermare dei vandali”. In realtà, i compagni e le compagne fermati sono stati scelti casualmente, indicati nella folla senza alcuna reale motivazione, e portati in questura. Il vero obiettivo era chiaro: intimidire il corteo e ostentare la forza dello Stato.

Non è un caso che la polizia si sia permessa un uso tanto indiscriminato della violenza. È il primo segnale della trasformazione dell’Italia in uno Stato di polizia, portata avanti dal governo Meloni. Né è un caso che tutto ciò sia accaduto poco dopo l’entrata in vigore dei nuovi decreti sicurezza, imposti attraverso l’antidemocratico strumento del decreto legge.

Il governo ha voluto testare la propria forza contro i manifestanti, convinto di spezzare facilmente la resistenza. E invece ha trovato una piazza coesa, determinata, che ha resistito fino all’ultimo, senza paura, respingendo le manovre violente del nemico di classe e portando il corteo fino all’Arco della Pace.

Come Partito Comunista dei Lavoratori condanniamo apertamente le manovre repressive del governo. Esprimiamo la nostra completa solidarietà ai compagni e alle compagne denunciati, e dichiariamo che continueremo a lottare, nonostante la repressione e la violenza dei padroni.

Ai manganelli si risponde con il partito. Alla violenza dello Stato si risponde con la lotta di classe. Ai padroni si risponde con la rivoluzione.

Partito Comunista dei Lavoratori

LA BUONA CONDOTTA DELLE/DEGLI STUDENT3 CHE OCCUPANO

 









Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la massima solidarietà e vicinanza alle/agli student3 che stanno occupando diverse scuole medie superiori di Bologna.

Le/gli student3 sono oggetto da parte degli organi amministrativi delle scuole di una vera campagna fatta di minacce, denunce e provvedimenti sia amministrativi che sul voto di condotta con la conseguenza del rischio di perdita dell’anno scolastico o l’impossibilità di accedere all’esame di maturità.

È la scuola del ministro Valditara con la sua riforma, quella delle scuole efficienti e competitive nel formare menti obbedienti e di “buona condotta”. Quelle stesse regole a cui tutti i governi che si sono succeduti, di ogni colore politico, sono venuti meno quando hanno messo a repentaglio il diritto allo studio mediante tagli e disinvestimenti nella scuola con la conseguenza di un fortissimo abbandono scolastico.

Invece l3 student3 che scioperano e occupano non solo dimostrano di avere a cuore la scuola ma anche di “fare scuola”. Infatti, stanno dando una dimostrazione di critica e resistenza ossia proprio quello che la scuola dovrebbe insegnare.

Essi stanno costituendo un presidio resistente contro la riforma della scuola del ministro Valditara e le sue misure repressive (condotta>) e reazionarie (studio della Bibbia), contro il progetto autoritario e poliziesco del governo contenuto nel DDL ex1660, il Decreto sicurezza, che reprime le lotte sociali e solletica la parte più retriva della popolazione e delle forze dell’ordine, contro il progetto del cosiddetto “riarmo” europeo, ossia il massiccio aumento delle spese militari a danno dello stato sociale (sanità, scuola ecc.…) ed infine contro la complicità di governo, istituzioni ed enti, tra cui le università cono lo stato sionista responsabile dell’occupazione della Palestina, del genocidio di Gaza e della pulizia etnica sia a Gaza che in Cisgiordania.

Una condotta esemplare e di cui il sistema scolastico dovrebbe essere orgoglioso.

Le/gli student3non possono essere lasciat3 sol3. Occorre innanzitutto riunire intorno a loro tutte le realtà che si stanno battendo per le loro stesse ragioni. Questo però non è sufficiente. Occorre costruire in fronte unico di massa che unisca lavoratrici/ori, student3e tutti i settori oppressi della società a cominciare dal movimento delle donne, su una piattaforma anticapitalista. Solo questa grande forza che si basa sulle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti e tutti gli altri settori sociali, puo cambiare i rapporti di forza tra le classi, aprire il varco ad una stagione nuova potenzialmente in grado di condurre ad un’alternativa di società.

Beninteso, nessun governo, di qualsiasi colore politico, fosse pure di “sinistra” può garantire le conquiste sociali e civili che si potrebbero raggiungere in questo modo. Solo un governo di tipo nuovo perché basato sulle organizzazioni di massa e non pencolante nel putrido sistema politico borghese potrebbe assicurare la difesa di queste conquiste: il governo delle lavoratrici e dei lavoratori


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

SEZ. DI BOLOGNA


LA PERLA: UNA STORIA DI ORDINARIA RAPINA DA TARDOCAPITALISMO

 



Le lavoratrici della ditta La Perla, muniti di ombrelloni e lettini, lo scorso 24 luglio sopportando un caldo opprimente hanno presidiato i cancelli della loro azienda.

A loro va tutta la nostra solidarietà

Sono rimaste senza salario, vittime del saccheggio subito da parte di industriali italiani incompetenti e degli squali dell’alta finanza internazionale nel corso degli anni.

Dopo la vendita da parte della famiglia Masotti a causa dei debiti accumulati, l’azienda passa di mano in mano in possesso di fondi di investimento americani ed inglesi con l’intermezzo di un capitalista corsaro di nazionalità italiana, il patron di Fastweb Silvio Scaglia.

Ogni volta alle iniziali grandi promesse di rilancio seguono inevitabili fallimenti dovuti al carattere speculativo di tutti questi passaggi.

La Perla è condannata e le lavoratrici ne subiscono le conseguenze.

Da un anno centinaia di lavoratrici dello stabilimento di Bologna e di quello di San Piero in Bagno non percepiscono alcun salario mentre la loro situazione è intrappolata in una estenuante trattativa tra CGIL e UIL da una Parte ed il Ministero dell’Industria e del Made in Italy dall’altra per ottenere l’amministrazione straordinaria di tutte i settori dell’azienda e non solo quello produttivo, che in questo modo non può funzionare.

In ogni caso la soluzione è a perdere e non può essere altrimenti. La combinazione mortale tra la finanza vampiresca da un lato, e governi borghesi che in definitiva non sono altro che comitati d’affari dei capitalisti, con l’aggravante di sindacati che illudono le lavoratrici e i lavoratori su una soluzione padronale o governativa dei loro problemi, non lascia scampo alle operaie di La Perla.

Solo la lotta unitaria dei salariati e la costruzione di un fronte unico di lotta a partire dalle centinaia di vertenze in corso in tutto il Paese che rivendichi la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio di tutte le aziende che licenziano, e l’abolizione del debito verso le banche con la loro conseguente riunione in un ‘unica banca  nazionalizzata senza indennizzo per i grandi azionisti, possono assicurare un futuro a centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori il cui posto di lavoro e le proprie condizioni di vita sono compromessi.

Ovviamente nessun governo borghese sarà mai disposto a concedere tanto. Sarebbe un suicidio. Per questo l’unica garanzia per il raggiungimento di questi obbiettivi è un governo di natura diversa, opposta: il governo delle lavoratrici e dei lavoratori sostenuto dalle loro organizzazioni.

Partito Comunista dei Lavoratori

Sez. di Bologna

Per l'unità contro la repressione. Giù le mani dalle compagne e dai compagni

 


Nella prima mattinata di mercoledì la Polizia si è recata presso le abitazioni di alcune compagne e compagni del SiCobas di Napoli, del Laboratorio Politico Iskra e del Movimento Disoccupati 7 Novembre per notificare la messa in atto di provvedimenti giudiziari per contestate reati di resistenza, lesioni personali, danneggiamento, manifestazione non autorizzata.

Per quattro di essi, su diciotto indagati, è scattato l'obbligo di firma per tre giorni alla settimana.

I reati contestati si riferiscono alla manifestazione del 13 febbraio, durante la quale sono stati caricati dalle forze dell'ordine i compagni in presidio alla Rai di Napoli in solidarietà con la Palestina, con numerosi feriti, cui abbiamo espresso nelle ore successive la nostra solidarietà.

A febbraio come oggi, non possiamo che ribadire la nostra solidarietà, piena ed incondizionata, alle avanguardie colpite da questi provvedimenti repressivi, ribadendo al tempo stesso la necessità sempre più stringente di un'unità dinnanzi alla repressione e non solo, rilanciando percorsi unitari delle avanguardie.
Consapevoli delle rispettive differenze e divergenze, che non devono essere ostacolo ad un lavoro comune, per una risposta unitaria dinnanzi alla repressione e soprattutto per il rilancio di una nuova stagione di lotte e di protagonismo di classe quale migliore risposta alla repressione dei governi espressione delle classi dominanti. Per un capovolgimento dei rapporti di forza tra le classi ed il potere dei lavoratori, l'unica risposta possibile contro guerre e sfruttamento.

Partito Comunista dei Lavoratori

Piena solidarietà al Partido Obrero e alle organizzazioni piquetere contro la repressione

 


La perquisizione poliziesca della sede nazionale del Partito Obrero a Buenos Aires nella mattina del 3 giugno non è solo un'aperta provocazione ma un salto dell'iniziativa repressiva.


Il governo Milei ha scatenato una campagna reazionaria mirata alla messa fuori legge delle organizzazioni piquetere e all'incriminazione dei loro dirigenti. Nel mirino c'è prima di tutto il Polo Obrero e il suo principale dirigente, Eduardo Belliboni, accusato addirittura di corruzione. La campagna di criminalizzazione si fonda sull'accusa di estorsione ai danni dei disoccupati da parte delle loro organizzazioni di lotta. Le misure più elementari di autofinanziamento della lotta per ottenere sussidi alimentari ed altri benefici sono denunciati come frode e appropriazione abusiva. Una menzogna tanto più rivoltante se si pensa che siamo in presenza di un governo che sin dal suo insediamento ha minacciato di levare ogni sussidio a chi avesse partecipato ad azioni di lotta. L'unica vera estorsione è esattamente la pratica istituzionale di Milei, e dei ministri Patricia Bullrich e Sandra Pettovello, nei confronti dei proletari argentini.

Cancellazione dei diritti dei lavoratori di aziende con cinque impiegati o meno, liberalizzazione dei licenziamenti, abolizione della liquidazione per i licenziati, estensione massiccia del precariato, divieto di riassunzione dei lavoratori licenziati per ragioni sindacali, abbattimento della copertura pensionistica, taglio drastico ai servizi sociali, privatizzazione e licenziamenti nelle aziende pubbliche: la Ley Bases del governo Milei mira a distruggere le conquiste strappate dal movimento operaio argentino e dalla organizzazioni piquetere in anni e decenni di lotte. Da qui l'attacco frontale alle organizzazioni piquetere, a partire dal Polo Obrero, che per primo il 20 dicembre scorso promosse la mobilitazione di piazza contro il governo e i suoi progetti liberticidi.

Al Partito Obrero, al Polo Obrero, alle organizzazioni piquetere, alle organizzazioni rivoluzionarie del Frente de Izquierda - Unidad va tutta la nostra solidarietà incondizionata e il nostro impegno a sostenere la loro azione di resistenza. Chiamiamo tutte le organizzazioni italiane della sinistra politica, sindacale, di movimento a mobilitarsi al fianco dei proletari argentini contro il governo Milei.

Giù le mani dal Polo Obrero, dal proletariato argentino, dalle organizzazioni piquetere!

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

La nostra solidarietà a Ghali


 Diamo la nostra piena solidarietà al rapper Ghali che dal palco di Sanremo, nel più totale silenzio del mondo dello spettacolo, ha avuto la sensibilità e il coraggio di denunciare il genocidio in corso a Gaza. Una denuncia autentica, sentita, profondamente umana.


La reazione isterica dell'ambasciatore d'Israele, che censura la presa di posizione del cantante nel nome della denuncia del 7 ottobre, misura ancora una volta l'arroganza cinica del sionismo, che capovolgendo la realtà presenta ogni legittima resistenza palestinese all'oppressione sionista, quali che siano le sue direzioni e le sue forme, come ragione dei propri crimini mostruosi.
Abbiamo sempre criticato la natura politica di Hamas, ma Hamas è parte della resistenza palestinese, e la resistenza è un diritto di ogni popolo oppresso. Tanto più contro un'occupazione che ha un secolo di storia alle proprie spalle, e che oggi rivela una volta di più, in particolare a Gaza, tutta la propria criminalità genocida: con decine di migliaia di morti, innanzitutto bambini, il 70% di case distrutte, la privazione di acqua, cibo, medicine, fosse comuni di palestinesi bendati, prigionieri esibiti nudi su carri bestiame, uno scenario di orrore senza fine.
Il più crudo atto di resistenza all'oppressione, anche nei suoi aspetti più discutibili, è nulla di fronte a tutto questo.

Ancora più scandaloso, se possibile, è il pronto sostegno alla censura sionista da parte dei vertici della Rai, che hanno sentito il bisogno di rassicurare l'ambasciata sionista circa la linea editoriale filoisraeliana dell'informazione pubblica. Da sempre la Rai e i media hanno rivelato una cinica indifferenza di fronte all'oppressione quotidiana del popolo palestinese. Di più, hanno sempre coperto e giustificato i crimini sionisti contro civili, donne, bambini, e le responsabilità delle potenze imperialiste nel loro sostegno determinante ad Israele. Il fatto che oggi partecipino in prima persona alla pubblica censura di Ghali misura una volta di più il loro squallido servilismo verso il sionismo.

A maggior ragione ribadiamo la nostra solidarietà a Ghali. Ci auguriamo che la sua denuncia aiuti a rendere ancor più partecipata la manifestazione del 24 febbraio a Milano, a sostegno del popolo palestinese e della resistenza palestinese.

Partito Comunista dei Lavoratori

'Incolpazione' collettiva

 

L'enormità della repressione al liceo Virgilio di Roma

28 Gennaio 2024


“Atto d'incolpazione d'addebito disciplinare”: questo il reato di cui dovranno rispondere 548 studenti del liceo Virgilio di Roma per l'occupazione della propria scuola. Il tribunale sarà il Consiglio d'Istituto. Rischiano dai 5 ai 15 giorni di sospensione, quindi la bocciatura. L'iniziativa disciplinare è stata intrapresa dalla preside, ma con le spalle coperte dal ministero leghista dell'Istruzione. Lo stesso ministro che in questi giorni ha ispirato in alcune regioni (Lazio) precise circolari rivolte agli insegnanti perché impedissero nel Giorno della Memoria iniziative pro Palestina.

La repressione al Virgilio non è un fatto isolato, segue misure analoghe assunte contro l'occupazione del liceo Tasso, in questo caso comminate dai consigli di classe. Ma certo al Virgilio l'iniziativa ha assunto contorni abnormi. Gli studenti compaiono con nome e cognome nella lista degli accusati; si distinguono due elenchi, quello degli occupanti “recidivi” (che cioè occuparono già l'anno scorso) e quello degli occupanti neofiti; si raccoglie l'elenco separato degli organizzatori e dei portavoce dell'occupazione (per lo più rappresentanti degli studenti nel consiglio di istituto) che «non solo hanno partecipato a tale occupazione ma ne hanno rivendicato le istanze in rappresentanza della totalità degli occupanti»; si dispongono misure e pene differenziate (disciplinari ed economiche) in base alla gerarchia delle responsabilità. Gli occupanti avrebbero violato «il patto educativo di corresponsabilità» approvato nel 2023, non avrebbero mantenuto «un comportamento corretto nell'agire e nel parlare». In altri termini, si sono immischiati in questioni politiche che non li riguardano, per esempio occupandosi di Palestina.

La linea disciplinare del ministro leghista sta facendo scuola. Letteralmente. Incoraggia ovunque la parte più reazionaria dei dirigenti scolastici nel promuovere la politica “legge e ordine” nelle scuole. Non senza la pressione, come nel caso di Roma, degli ambienti sionisti del territorio.
Sono cose che accadevano in Italia nel 1967 e 1968 contro le prime iniziative della contestazione studentesca. Non hanno portato fortuna alla reazione.

Agli studenti del Virgilio come del Tasso va la piena e incondizionata solidarietà del Partito Comunista dei Lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori

Scontro di classe in Argentina

 


10 Gennaio 2024

Il governo Milei all'attacco frontale. È l'ora dello sciopero generale

Privatizzazione di tutte le aziende statali, aumento delle tasse sul lavoro e abbassamento delle aliquote per i grandi capitali, abbattimento delle tutele sul lavoro, blocco totale dei rinnovi contrattuali nel settore pubblico, taglio immediato di 30000 posti di lavoro nella pubblica amministrazione, arresto in flagranza per blocco stradale e sanzioni durissime per chi li promuove... Il nuovo governo argentino di Javier Milei ha scelto la via dell'attacco frontale immediato al movimento operaio argentino.
Il calcolo è semplice nella sua brutalità: sfruttare l'onda del proprio successo elettorale prima che rifluisca, puntare all'effetto stordimento dell'avversario di classe, imporre da subito il cambio dei rapporti di forza attraverso una terapia d'urto.

La dirompenza dell'attacco ha tuttavia suscitato un sentimento di indignazione tra i salariati. Il gradimento del governo in soli dieci giorni è passato dal 60,8% al 54%. Un livello ancora molto alto ma in caduta.
La sinistra rivoluzionaria, con un ruolo centrale del Polo Obrero, ha promosso una grande manifestazione a Buenos Aires già il 20 dicembre, poche ore dopo il “decretazo”, chiedendo la mobilitazione generale. Le burocrazie sindacali, spiazzate dall'attacco ma desiderose di diluire lo scontro, cercano di dirottare la risposta sociale sul terreno della contestazione legale dei provvedimenti governativi, con presidi sotto i palazzi di giustizia (26 dicembre), senza alcun serio piano di mobilitazione di massa. Ma Milei ha già risposto che se i provvedimenti presi venissero intralciati per via giudiziaria, andrebbe avanti lo stesso. In realtà solo una mobilitazione di massa, radicale e prolungata, può contrastare l'azione del governo.

La parola d'ordine dello sciopero generale sale dai settori più combattivi del movimento operaio. “Paro, paro, paro general” ha echeggiato persino nei presidi convocati dai sindacati. Le formazioni trotskiste (Frente de Izquierda) propongono con forza il fronte unico d'azione contro il governo e i suoi decreti, rivolgendosi all'insieme delle forze del movimento operaio e popolare, e innanzitutto alla base operaia del peronismo.
La posta in gioco è chiara: o il governo incontra una risposta tanto radicale quanto il suo piano d'attacco, o la classe operaia argentina rischia una retrocessione profonda dei propri diritti e conquiste.

Il trotskismo argentino, forte del proprio ruolo e radicamento nell'avanguardia larga della classe operaia e dei movimenti sociali, è al suo posto di combattimento nella lotta. Che è anche la lotta per una direzione alternativa del movimento operaio.

Il Partito comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno all'azione della sinistra rivoluzionaria argentina, tanto più in questo momento cruciale per i lavoratori e le lavoratrici.

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà al Nouveau Parti Anticapitaliste


 Le autorità francesi hanno bloccato gli strumenti di comunicazione social del NPA (Nouveau Parti Anticapistaliste). La ragione risiede nel ruolo svolto da NPA nella promozione delle manifestazioni di solidarietà col popolo palestinese contro l'infame massacro in corso a Gaza per mano dello Stato di Israele.


È un fatto gravissimo. Un colpo inaccettabile alla libertà di espressione di una organizzazione rivoluzionaria da parte di un governo solidale con lo Stato sionista.
Purtroppo non si tratta di un fatto isolato. In larga parte d'Europa i governi borghesi di diverso colore hanno intrapreso una campagna di criminalizzazione delle iniziative di solidarietà con la Palestina e la sua resistenza. Il governo tedesco a guida socialdemocratica ha vietato le manifestazioni filopalestinesi. Il governo conservatore britannico pretendeva di proibire la manifestazione oceanica che si è svolta a Londra contro lo Stato sionista. Ovunque governi solidali coi crimini di guerra d'Israele cercano di tappare la bocca a chi li denuncia.

Non riusciranno nell'intento. La solidarietà con la Palestina cresce nel mondo.
Come Partito Comunista dei Lavoratori diamo piena solidarietà ai compagni e alle compagne di NPA contro le misure liberticide delle autorità francesi. La loro lotta è più che mai la nostra lotta: contro lo Stato sionista, a sostegno della resistenza palestinese, per il pieno diritto di autodeterminazione del popolo palestinese!
Giù le mani dal NPA!

Partito Comunista dei Lavoratori

Il fango è una livella


 Il fango è una livella. È sempre uguale a se stesso. Stesso colore, stessa consistenza ovunque, in un’intera città. In due città. Tra la campagna e la città. In tutte le province. Il fango non è campanilista. Il fango copre tutto con il suo manto democratico. Non si capisce più se una casa è di un ricco o di un povero. Sono sporche uguali. Copre anche le persone allo stesso modo. Uscito dagli argini del fiume ha sfondato le case, le finestre, le vite. E adesso le strade hanno tutte lo stesso colore, l’asfalto non si vede, accatastate ci sono le barricate di una guerra, per chilometri. A qualche giorno dall’alluvione, grazie alle braccia di centinaia di persone, le case hanno vomitato quello che avevano in pancia. Sembra impossibile che contenessero tutto senza scoppiare. Materassi, lavatrici, giocattoli, vestiti, libri e una quantità di forme grottesche che non si sa neppure cosa siano state nella vita di prima. Ora non è strano trovare un mappamondo del Cinquecento accanto a un flipper. Una sorpresina dell’uovo Kinder su un campanello. Qualche pianta di pomodoro spunta da uno spiazzo, tra l’orto e la strada non c’è differenza. Le macchine sono parcheggiate in modo creativo, anche in verticale. In mezzo alle strade girano un sacco di persone che stanno andando da qualche parte, e indossano tutti gli stessi vestiti, color fango. Si sorridono, sono gentili. Qualcuno scherza, qualcuno canta, qualcuno si chiama. L’atmosfera è così piacevole forse per contrastare l’orrore monocromatico tutto intorno.


Per ogni casa ci sono decine di persone che fanno qualcosa. La frase che si sente ripetere più spesso è: “Avete bisogno?”. Spesso la risposta è: “No siamo già in troppi”. Altre è “Sì, laggiù”. Anche il confine tra il privato e il pubblico è stato spazzato via. Tutti i ricordi e gli oggetti di una vita sono per strada, la gente non si ferma all’ingresso, non chiede permesso, va e viene dalle cantine, dai salotti, dalle camere da letto. Non si sa neanche a che civico si sta spalando. A malapena la via.

In ogni casa però c’è un elemento architettonico comune: la riga. “È arrivata lì”. La si indica quasi con orgoglio, quasi come un figlio troppo cresciuto che non riesce più a essere misurato sullo stipite della porta. Anche perché la porta spesso è stata strappata via dai cardini.

Si collabora e ci si organizza spontaneamente in un enorme esperimento sociale di massa in cui quell* con l’idea più buona la dice e gli altri fanno. E in qualche modo funziona. Senza alcuna regia, senza alcuna autorità, senza chi comanda. Si condividono pale, asce, piedi di porco. Si spala, si raccoglie, si pulisce. Si decide in casa d’altri cosa si può salvare e cosa no. Si spaccano mobili, si fanno a pezzettini e si passano dalle finestre dei seminterrati. Chi per oggi ha finito a casa sua non sta fermo, va in giro e aiuta. Nel giro di tre giorni, il grosso del fango più ostinato è stato portato via, accompagnato gentilmente ai tombini, o portato in lunghissime catene umane di nuovo nell’alveo da cui è venuto. Ogni tanto qualcuno – pulito- passa a fare la domanda che ogni romagnol* si sente rivolgere più spesso: “Hai mangiato?”. E giù pollo, torte, caffè, acqua, frutta.

L’aria che si respira è bella, e viene da rammaricarsi perché si sa che non può durare. Tutta questa bontà, tutta questa gentilezza, questa solidarietà priva di barriere di provenienza, sesso, età, ecc.

A chi non è venuto da dire: “Ma non potrebbe essere sempre così?”. Forse qualche ragazzino lo pensa possibile. Noi siamo vecchi e sappiamo che insieme al fango monocromatico se ne andrà anche questa ritrovata umanità. Per ora la assaporiamo con la segreta speranza che un giorno si diffonda a livello mondiale e sia il collante che tiene unito il proletariato contro la classe sfruttatrice. Quella che ci ha messo in questa situazione.

MG

Sgombero della GKN. Al fianco di lavoratrici e lavoratori

 


Contro la provocazione padronale

La vertenza GKN è arrivata a uno snodo. L'azienda che ha rilevato la fabbrica di Campi Bisenzio promettendo ai lavoratori il suo rilancio non solo non ha predisposto, come era facile attendersi, nessuna soluzione, ma ha ordinato per lunedì mattina alle ore 8 l'avvio dello sgombero della fabbrica occupata. Si tratta di una gravissima provocazione contro una lotta tenace, contro i lavoratori che la sostengono, e contro la rete di solidarietà che attorno alla fabbrica si è raccolta, nel territorio fiorentino e sul piano nazionale. Una provocazione che fa leva anche sul nuovo scenario politico per piegare con la forza la resistenza operaia.

È l'ora di un fronte compatto a difesa della fabbrica occupata. Lunedì mattina i camion che arriveranno per sgombrare il presidio devono trovare davanti a sé un muro umano insormontabile. Tutte le sinistre sindacali, ovunque collocate, debbono mobilitare le proprie forze. La CGIL e la FIOM si assumano nazionalmente la responsabilità di sostenere il presidio e impedire materialmente lo sgombero. Hanno la forza per farlo, la usino.
Il Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre solidale con la lotta della GKN, sarà presente lunedì mattina con i propri militanti a sostegno del presidio. Ci sarà tempo e necessità dopo lunedì di fare il punto sullo stato della vertenza. Ora è il momento di respingere la provocazione padronale con tutte le forze disponibili.

Partito Comunista dei Lavoratori

Italpizza. Giudici borghesi, giù le mani dalle lavoratrici e dai lavoratori in lotta!

 


5 Ottobre 2022

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la massima solidarietà al SI Cobas e alle lavoratrici e ai lavoratori che ha diretto nello scontro con Italpizza per la conquista di un importante riconoscimento sindacale.

Le operaie e gli operai hanno usato giustamente gli strumenti consentiti loro dalla lotta di classe: scioperi, picchetti e manifestazioni. Per questo sono stati assurdamente denunciati. La magistratura borghese oggi, però, non si limita a questa ingiustizia, ma arriva all’aberrazione tipica di un vero e proprio regime antioperaio, di accogliere la richiesta padronale di processare il SI Cobas per il risarcimento dei danni che l’azienda avrebbe subito. Risarcimento che potrebbe arrivare alla cifra stratosferica di 500.000 euro.

Che i padroni del settore della logistica e della produzione siano feroci sfruttatori di lavoratrici e lavoratori lo sappiamo da sempre. Ma oggi assistiamo a un salto di qualità e al diretto attacco della magistratura e degli istituti giuridici dello stato borghese ai più elementari diritti sindacali.
Guerra, disoccupazione, inflazione, miseria distruzione ambientale sono il prezzo quotidiano che la classe lavoratrice e le masse popolari pagano ogni giorno in ossequio a quell’autentico sistema di rapina sociale rappresentato dall’organizzazione borghese della società. Ora si aggiunge questa infame repressione giudiziaria.

Colpiscono uno, colpiscono tutti. Tutte le organizzazioni che fanno riferimento alla classe operaia devono scendere immediatamente sul terreno della lotta e contribuire a costruire il più ampio fronte unitario di massa della classe lavoratrice sulla base di una vertenza generale unificante che risponda ai suoi interessi immediati e futuri.
L’unica soluzione è aprire una fase nuova nella prospettiva anticapitalista del governo dei lavoratori, l’unico che può garantire veramente le condizioni di vita della classe operaia e i diritti democratici di tutte e tutti.

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà ai compagni di Torino arrestati

 


Le misure cautelari della Digos di Torino contro undici studenti (quattro arresti domiciliari e obbligo di firma per gli altri), accusati di lesione e resistenza a pubblico ufficiale per gli scontri intervenuti durante le manifestazioni presso Confindustria contro l'alternanza scuola-lavoro, sono emblematiche della giustizia borghese. L'alternanza scuola-lavoro può continuare indisturbata a macinare sfruttamento e crimini, ma chi porta la denuncia di sfruttamento e crimini sotto le sedi delle organizzazioni padronali viene portato alla sbarra. È il riflesso di un mondo capovolto, fondato sul capitale contro il lavoro. Ai compagni torinesi colpiti va la piena solidarietà del PCL. Libertà per i compagni arrestati!

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà a USB contro le provocazioni


 Il Partito Comunista dei Lavoratori dichiara la propria solidarietà con il sindacato USB contro la provocazione di cui è stato oggetto.


La perquisizione stamane della sede nazionale di USB a Roma da parte dei carabinieri “alla ricerca di armi” è un fatto inaudito, tanto più se avvenuto, come sembra, sulla base di una segnalazione anonima. È il riflesso paradossale di un'isteria da clima di guerra che accompagna i piani di riarmo dell'imperialismo italiano e della NATO dopo l'invasione dell'Ucraina da parte dell'imperialismo russo, piani di riarmo oggi approvati in Parlamento dalla totalità dei partiti borghesi a sostegno dell'unità nazionale attorno a Draghi.

Contro la campagna bellicista dell'imperialismo di casa nostra, contro la militarizzazione dell'opinione pubblica, denunciamo questa azione dei Carabinieri come un gravissimo precedente, di cui chiamare a rispondere il Ministro degli Interni.

Giù le mani dal sindacato!

Crediamo importante la solidarietà unitaria e collettiva a USB da parte di tutte le sinistre politiche e sindacali.

Partito Comunista dei Lavoratori

Massima solidarietà a Marta Collot

 


Il Partito Comunista dei Lavoratori-sezione di Bologna esprime la più ampia solidarietà e vicinanza alla compagna Marta Collot, apprendendo dello stupro da lei subito tre anni fa in un parco della Bolognina e dello stalking di cui è vittima da tempo.

Esprime inoltre il massimo sdegno per il non luogo a procedere deciso dalla magistratura bolognese nei confronti del soggetto che la molesta da ormai due anni.

Da comunisti rivoluzionari non abbiamo alcuna fiducia nella magistratura borghese, e sappiamo bene come vi siano due pesi e due misure: i compagni che nel luglio del 2001 hanno manifestato al G8 di Genova hanno subito condanne fino a 13 anni di carcere, imputati addirittura del reato di devastazione e saccheggio mutuato dal codice Rocco di epoca fascista, mentre la violenza patriarcale e misogina viene fatta passare come un reato di secondaria importanza, non degno neppure di essere perseguito con un processo penale!

Contro ogni colpevolizzazione delle vittime (quante volte abbiamo sentito frasi vergognose come "vestire così se la cercano", "sì ma era ubriaca, cosa si aspettava succedesse!" ecc.), contro ogni discriminazione ed abuso nei confronti delle donne e delle persona LGBTQIA+.

Per una società socialista ed egualitaria, contro ogni forma di patriarcato, per la donna libera dall'oppressione dell'uomo ed entrambi liberi dallo sfruttamento del capitale,

massima solidarietà alla compagna Marta Collot.

LO STUPRATORE NON È UN MALATO, 
È FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO!

Partito Comunista dei Lavoratori - sez. di Bologna


MASSIMA SOLIDARIETA' AGLI ATTIVISTI APS COLPITI DALL' AGGRESSIONE OMOFOBA: LA LOTTA CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE DI GENERE E LA NECESSITA' DELL'AUTODIFESA

 

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Il Partito Comunista dei Lavoratori-sezione di Bologna esprime la massima solidarietà verso gli/le attivisti/e del Gruppo Trans APS per l'aggressione di stampo omofobo subita sabato notte all'esterno della loro sede in via dell'Unione, a Bologna.

Purtroppo non è la prima volta che queste/i attiviste/I subiscono episodi di questo stampo e tanto più questo richiama la necessità della vigilanza contro qualsiasi atto discriminatorio contro il genere sessuale e l'organizzazione di forme ormai urgenti di autodifesa. 

Crediamo altresì che normative come il DDL Zan debbano entrare al più presto in vigore per tutelare le persone LGBTQI+ da simili episodi.

Da comunisti rivoluzionari e marxisti conseguenti non abbiamo fiducia nella legislazione borghese, e pensiamo che le normative che vi si inseriscono non possano risolvere i problemi e le discriminazioni a cui quotidianamente sono esposte le minoranze, ma difendiamo ogni singolo passo in avanti nella conquista di maggiori diritti per esse.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
SEZ. DI BOLOGNA

Solidarietà a Eddy e al SI Cobas

 


Esprimiamo la nostra piena solidarietà al compagno Eddy Sorge, membro dell'esecutivo nazionale del SI Cobas, indagato per associazione a delinquere dalla Procura di Napoli.

Non è la prima volta che questo capo d'accusa viene impugnato contro compagni e movimenti impegnati sul versante della lotta di classe, per l'unità e l'organizzazione degli sfruttati.
Tanto più in una fase di approfondimento del conflitto sociale, come nella logistica, e alla vigilia dello sblocco dei licenziamenti, la magistratura borghese affila le armi della repressione contro le forme di lotta più radicali e i loro dirigenti. Si vuole creare un clima di intimidazione che scoraggi la moltiplicazione delle lotte di resistenza e favorisca la rassegnazione.
Nel momento in cui vi sono padroni che impunemente organizzano i mazzieri contro i picchetti di sciopero (FedEx-Zampieri), che promuovono aggressioni squadriste contro presidi sindacali (Texprint), che spingono i crumiri persino ad uccidere sindacalisti in lotta, come Adil Belakhdim, pur di consegnare la merce per tempo, si accusa di associazione a delinquere chi lotta in prima fila per denunciare e contrastare tutto questo. In questo paradosso sta tutto il marcio della democrazia capitalista. L'unica associazione a delinquere è la società borghese e il suo Stato.

Giù le mani da Eddy! Piena difesa dei diritti di lotta degli sfruttati!

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà contro la repressione

 


Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà al SICobas e ai lavoratori aggrediti dalla polizia nei pressi di Palazzo Chigi venerdì mattina.


La stampa e i media hanno costruito sui fatti una rappresentazione di comodo che vorrebbe i lavoratori nella veste di aggressori e le forze dell'ordine nel ruolo di vittima. Ma la verità è esattamente opposta. Una delegazione di lavoratori di FedEx, dei disoccupati di Napoli, dei lavoratori portuali di Napoli, era giunta a Roma per incontrare il ministro Giorgetti sui temi delle rispettive vertenze. Il ministro si è negato, la polizia invece no. Il corteo, indirizzato verso il MISE, è stato caricato con manganellate alla testa e diversi lavoratori feriti. Lavoratori che si sono semplicemente difesi e che ora vengono accusati di resistenza a pubblico ufficiale in base a quei decreti Salvini che nessuno ha abrogato e nessuno chiede di abrogare, tanto più nel momento dell'unità nazionale attorno a Draghi.

Si conferma dunque una linea di gestione dell'”ordine pubblico” affidata alla repressione mirata contro le lotte di classe più radicali, quelle che non abbassano il capo, quelle capaci di resistenza a oltranza a difesa del lavoro, quelle che non sono disponibili ad accettare soluzioni-truffa. Una repressione che i lavoratori di FedEx hanno subito in prima persona durante tutto il corso della loro grande lotta. Una repressione che costituisce una minaccia pesante in vista dello scontro che si annuncia con la liberalizzazione dei subappalti e lo sblocco dei licenziamenti.

Anche per questo crediamo sia necessario che tutte le sinistre di classe, politiche e sindacali, prendano posizione con chiarezza sui fatti di Roma, in solidarietà coi lavoratori colpiti e col loro sindacato. “Se toccano uno toccano tutti” deve diventare una pratica condivisa fra tutte le organizzazioni dell'avanguardia di classe, e un riferimento per l'insieme del movimento operaio, al di là di ogni divisione di appartenenza sindacale e politica.

Partito Comunista dei Lavoratori

Bagno di sangue in Birmania

 


Necessaria una immediata mobilitazione di solidarietà con gli operai e i giovani in rivolta

Più di 400 morti. La giunta militare birmana procede con l'arma del terrore contro la ribellione di massa al golpe del 1 febbraio. L'esercito del Myanmar ha sempre rappresentato uno Stato nello Stato. Il corpo degli ufficiali gode di enormi privilegi sociali, gestisce in prima persona interi settori dell'economia, detiene per legge un quarto dei seggi nelle due camere del Parlamento, esercita un diritto di veto in materia di riforme costituzionali. La carriera militare è per molti aspetti l'unico possibile ascensore sociale in Birmania, il sogno tradizionale di tante famiglie per il futuro dei propri figli. L'armata si regge sul culto della disciplina totale ai comandi, nel nome della “protezione della nazione”. Il peggiore massacro della storia birmana si è realizzato nell'anniversario della liberazione dal Giappone del 1945, con tanto di parata militare.

“Non uscite di casa. Genitori, assicuratevi che i vostri figli non si uniscano ai rivoltosi, potrebbero essere colpiti alla testa o alla schiena”: questo l'agghiacciante appello della televisione di Stato il giorno prima della parata militare. Così è stato. Militari e polizia hanno sparato ovunque per uccidere, hanno sequestrato autoambulanze per assassinare i feriti, hanno compiuto rastrellamenti omicidi nelle case dei quartieri più poveri. Un solo obiettivo: piegare la ribellione con ogni mezzo.

Ma la ribellione continua in quarantuno città del paese. Nelle strade scendono operai, giovani e giovanissimi, tantissime donne, senza altre armi che bottiglie molotov, pietre, fionde, frecce, barricate di strada contro il tiro mirato dei cecchini. La sproporzione delle forze sul piano militare è drammatica, ma la giunta teme che un eccessivo prolungamento della ribellione di massa possa aprire crepe nell'esercito. Al momento la truppa è rimasta compatta, ma una sua divisione interna potrebbe essere esiziale per il regime.

Di certo le masse birmane non hanno ragione di affidarsi alla diplomazia mondiale. L'ONU condanna la violenza del regime, con le tradizionali risoluzioni salvacoscienza. In realtà gli imperialismi cosiddetti democratici piangono lacrime di coccodrillo. Il turbamento per il bagno di sangue non vale la somma degli investimenti fatti in Birmania. Alcuni Stati imperialisti (Canada, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti) affidano la propria riprovazione contro l'uso della forza letale contro persone disarmate ai capi di stato maggiore dei rispettivi eserciti, per non esporre in prima linea i propri governi. Cina e Russia si sono invece schierate a sostegno dei generali assassini, votando contro ogni riprovazione in sede ONU. La Cina offre il proprio appoggio alla giunta chiedendo in cambio precise garanzie logistiche e militari, non senza problemi negoziali. La Russia cerca di scavalcare la Cina nel sostegno solerte al regime, di cui è, dopo Pechino, il principale fornitore d'armi. Sergueï Choïgou, ministro della difesa russo, era in Birmania nella settimana precedente il golpe. Il generale Min Aung Hlaing, capo della giunta birmana, ha moltiplicato le proprie visite a Mosca negli ultimi due mesi. Imperialismo russo e imperialismo cinese sono oggi la spalla internazionale del regime.

La solidarietà vera alle masse birmane può venire solo dal basso, dai lavoratori e dai giovani del mondo. Purtroppo oggi non c'è in Europa una mobilitazione di solidarietà che sia all'altezza del drammatico scontro che insanguina il Myanmar, tanto meno in Italia. In alcuni casi pesa l'orientamento campista filocinese e filorusso presente in settori della sinistra, in altri casi il disinteresse per una vicenda “troppo lontana” in un paese “troppo marginale” per occuparsene seriamente. Stupisce che il disimpegno su questo versante coinvolga anche in qualche caso ambienti della sinistra classista e internazionalista, che dovrebbero essere i primi promotori della solidarietà.

Occorre contrastare ovunque disinteresse e disimpegno. La lotta di strada degli operai e dei giovani di Birmania è la nostra lotta.

Tutte le organizzazioni del movimento operaio, tutte le forze della sinistra di classe, politiche e sindacali, hanno il dovere di porsi al fianco della resistenza di massa contro una giunta golpista assassina!

Partito Comunista dei Lavoratori