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Solidarietà ai compagni di Torino arrestati

 


Le misure cautelari della Digos di Torino contro undici studenti (quattro arresti domiciliari e obbligo di firma per gli altri), accusati di lesione e resistenza a pubblico ufficiale per gli scontri intervenuti durante le manifestazioni presso Confindustria contro l'alternanza scuola-lavoro, sono emblematiche della giustizia borghese. L'alternanza scuola-lavoro può continuare indisturbata a macinare sfruttamento e crimini, ma chi porta la denuncia di sfruttamento e crimini sotto le sedi delle organizzazioni padronali viene portato alla sbarra. È il riflesso di un mondo capovolto, fondato sul capitale contro il lavoro. Ai compagni torinesi colpiti va la piena solidarietà del PCL. Libertà per i compagni arrestati!

Partito Comunista dei Lavoratori

Un altro studente ucciso dall'alternanza scuola-lavoro

 


Lottiamo contro la scuola al servizio del capitalismo e contro le leggi di precarizzazione. Per una mobilitazione studentesca nazionale

Giuseppe Lenoci aveva 16 anni, e come Lorenzo Parelli è morto da studente durante il percorso di alternanza scuola-lavoro.

Già le sentiamo e le vediamo: le lacrime da coccodrillo di tutta la stampa, istituzioni borghesi, e partiti padronali, gli appelli del Ministro Bianchi alla costruzione dei “tavoli tecnici per la maggiore sicurezza in formazione”, le mille parole di lutto per i prossimi tre giorni, le promesse che “mai più” si ripeterà un fatto tanto grave... L’ipocrisia elevata al quadrato di un sistema criminale e fallito, e che tuttavia è capace di strappare la vita a giovani, studenti e lavoratori. Ogni giorno.

Giuseppe e Lorenzo sono stati ammazzati, come vengono ammazzati ogni giorno lavoratrici e lavoratori nei posti di lavoro: dallo sfruttamento, dagli orari folli, dalla mancanza di condizioni di sicurezza, dalla mancanza di tutele e diritti. Giuseppe e Lorenzo non sono morti per una tragica fatalità, ma dalla subordinazione della scuola alla logica dell’impresa e del profitto. Una logica che va ribaltata, se non vogliamo più piangere i nostri morti.

Ma al di là della retorica nauseabonda e dei piagnistei di istituzioni, partiti borghesi e media, la migliore risposta a ciò che è accaduto la stanno già dando studentesse e studenti nelle piazze, nelle scuole, nelle mobilitazioni. Come è stato nelle scorse settimane, nonostante la vergognosa repressione della polizia, e come sarà il 18 febbraio con la manifestazione nazionale a Roma.

Occorre che le organizzazioni del movimento operaio scendano in piazza con gli studenti a sostegno delle loro richieste.

Via l'attuale alternanza scuola lavoro! Via le leggi di precarizzazione del lavoro, sostenute da tutti i governi, che hanno rovinato la vita di una generazione! Il capitalismo è sfruttamento e morte.

Solo un'alternativa anticapitalista, solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici può liberare il futuro.

L'unità di lotta tra studenti e operai è la via per imporlo. Le mobilitazioni del 18 febbraio devono avviare una svolta.

Partito Comunista dei Lavoratori

Ucciso dal capitalismo. Ucciso come lavoratore, come studente, come giovane

 


Lorenzo Parelli è morto a 18 anni durante l'alternanza scuola-lavoro

22 Gennaio 2022

I soliti protocolli di cordoglio formale per la vittima, per la famiglia, non cambiano la responsabilità della dominazione capitalistica sul lavoro e del sistema scolastico al servizio delle imprese

È caduto sul lavoro uno studente-lavoratore di 18 anni. Si chiamava Lorenzo Parelli, risiedeva nel Comune di Castions di Strada (ex provincia di Udine). Era studente dell’istituto paritario salesiano Bearzi di Udine (cioè una scuola privata e confessionale sostenuta con risorse pubbliche) e svolgeva l’alternanza scuola-lavoro presso lo stabilimento di Lauzacco (Comune di Pavia di Udine) della Burimec Srl, azienda che produce materiali e attrezzature per la siderurgia e avente il sito produttivo principale a Buttrio, nel cuore del distretto della sedia di Manzano. Ovvero: quel micidiale sistema di esternalizzazione produttiva veicolo di un dumping di diritti e di livelli retributivi della manodopera al fine del taglio dei costi di produzione.
La partitocrazia del governo capitalistico non ha perso tempo nel suo piagnisteo routinario a prendere le difese del sistema dell’alternanza-lavoro. Il presidente della Regione Fedriga e l’assessore al Lavoro Rosolen hanno subito detto che bisogna stare zitti: “l’incommensurabile dolore sofferto dalla famiglia impone a tutti un rispettoso silenzio”. Dal canto suo la componente PD del governo Draghi, per bocca della consigliera regionale Da Giau, ci ha messo in guardia dal “lanciare accuse frettolose”. Il fronte unico della borghesia si è dunque compattato subito, a difesa di questo strumento di utilizzo del lavoro.


PRECEDENTI IN FRIULI VENEZIA GIULIA E ALCUNI TRASCORSI GIUDIZIARI LEGATI ALLA BURIMEC

C’erano già stati precedenti anche in Friuli Venezia-Giulia di infortuni accaduti a studenti in alternanza sul posto di lavoro. Quanto accaduto alla Burimec non è stato un episodio imprevedibile. Tanto più che si inserisce nella mattanza generale di forza-lavoro che è sotto gli occhi di tutti.
La Procura di Udine indaga per omicidio colposo l’amministratore delegato Pietro Schneider, come legale rappresentante della proprietà. Lo Schneider nel settembre 2018 era stato condannato a nove mesi di reclusione (condanna sospesa con la condizionale) per “induzione indebita a dare o promettere utilità”, una formulazione che la GUP del Tribunale di Venezia aveva coniato per descrivere altrimenti la natura concussiva di un rapporto tra lo Schneider e due ufficiali della Guardia di Finanza (uno venne prosciolto l’altro condannato a quattro anni) al fine di ottenere uno sconto su sanzioni dell’Agenzia delle Entrate alla vigilia di un controllo fiscale alla Burimec.


QUELLA FORZA-LAVORO FORNITA DAI PCTO

Lorenzo Parelli faceva parte di quello speciale contingente della forza-lavoro messo a disposizione della proprietà d’impresa, praticamente a costo zero, in forza ad un programma denominato solennemente (con la tipica ipocrisia della mentalità ampollosa di classe borghese quando si tratta di parlare della “formazione” della forza-lavoro) “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (PCTO), o secondo la vecchia dicitura, alternanza scuola-lavoro. Un percorso obbligato introdotto della legge 107 del 2015 detta della “Buona Scuola”.
Che significa alternanza-scuola lavoro? Buona parte del popolo dei salariati adulti non lo sa. A meno che non ne facciano esperienza sul posto di lavoro, essi tendono a confonderlo con dei tirocini finalizzati all’assunzione. L’analfabetismo politico indotto dal conformismo della compatibilità governista, alla ricerca del “menopeggismo” per le classi popolari (governi e amministrazioni della mediatica categoria di “centrosinistra” e concertazione e collateralismo del sindacato “pragmatico”), ha prodotto nei decenni nelle masse lavoratrici un immaginario generale distorto rispetto la realtà del lavoro odierna. Parliamo soprattutto dell’identificazione dei propri interessi di esistenza sociale con gli interessi di classe dei propri sfruttatori, la classe capitalista: se vanno bene i profitti, domani o dopodomani, ci saranno dei benefici anche per la classe lavoratrice, magari per le generazioni più giovani. Rivolgersi elettoralmente verso i partiti borghesi più reazionari come Lega e FdI costituisce l’effetto, e non la causa, di questa dissoluzione della propria identità di classe. La borghesia resta la classe dirigente dell’economia e dello Stato per “legge di natura”, l’unica “naturalmente” ammessa a dirigere lo sviluppo sociale. Fuori da questo ordine c’è solo irrazionalità. Su questo si misura la vera radice della crisi del progetto socialista tra le masse lavoratrici.


“UN LAVORO PURCHÉ SIA”

Ma la perdita della coscienza di classe, tra le sue conseguenze nefaste, ne ha generata una in particolare. Quella che ha rilanciato la meritocrazia sulla base di chi accetta lo sfruttamento. È il tipico paradigma dello sfruttamento padronale: un lavoro purché sia!
La devastazione sociale di questa scomposizione identitaria è tuttora sottovalutata anche dalle sinistre politiche e sindacali classiste. Essa porta all’autolesionista accettazione, benché di fatto sia una scomposizione della soggettività collettiva e quindi individuale del prestatore di lavoro, che la classe operaia non può sbagliare. Altre categorie professionali, come magistrati, medici, manager d’impresa o statali, hanno il diritto allo sbaglio, la classe operaia no. Si provi ad osservare quando succede un incidente in una fabbrica o in un cantiere, anche mortale, quanto sia diffuso tra i lavoratori, assieme allo sgomento e alla rabbia, quel pensiero traducibile con le frasi “ma se stava più attento”, “doveva prendere più precauzioni” e via dicendo. La parte datoriale viene schermata. La responsabilità delle burocrazie complici dei sindacati di massa (dirigenti della CGIL in particolare, in quanto storicamente identificata nell’immaginario collettivo come il sindacato più forte e più a sinistra) è enorme.
Ma che dire quando la vittima dell’organizzazione capitalistica del lavoro è uno studente medio? Che esperienza poteva avere? Su quale perizia, in merito a precauzioni, poteva contare? Da quale esperienza professionale personale poteva attingere?
“Un lavoro purché sia” significa aver tradotto legalmente la meritocrazia dello sfruttamento nella quale rientra, per gli studenti, la previsione della forzosa partecipazione ai programmi dell’alternanza scuola-lavoro. Di più. La direzione aziendale può, di fatto, deputare lo studente-lavoratore a mansioni anche ben al di là del contenuto del programma formativo. Chi controlla? Come detto all’inizio, si tratta di un contingente messo gratuitamente a disposizione della proprietà d’impresa, con tanto di contributi pubblici (in larga parte pagati dagli stessi salariati attraverso il prelievo fiscale), la quale può impiegarlo, di fatto, alle proprie esigenze organizzative e produttive. Ad affiancare le file di questo contingente arriveranno coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza, in forza alla restrizioni introdotte ai requisiti di accesso, e i migranti richiedenti asilo. Proprio il Rdc non a caso è oggetto di strali meritocratici: nonostante tutti i suoi limiti, indirettamente ha rappresentato, in parte, un’opzione non al lavoro, ma al lavoro ipersfruttato, nero o legale.
L’impiego di questo contingente di lavoratori extra contratto va a scapito delle capacità negoziali, e quindi delle condizioni di lavoro, di occupazione, e dell’agibilità giuridica, degli stessi salariati “ordinari”, cioè contrattualizzati.
Le caratteristiche storicamente esistenti della ripartizione per contingenti della merce forza-lavoro, ovvero ripartizione per gruppi di condizioni retributive e giuridiche, rimane sempre la bussola di orientamento per misurare i rapporti di forza nella relazione capitale-lavoro.


RIPRENDERE LA CONTESTAZIONE ALLA SCUOLA SOTTOMESSA AL CAPITALISMO.
SE MUORE O SI INFORTUNA UNO STUDENTE IN ALTERNANZA LA RESPONSABILITÀ È ANCHE DELLA DIRIGENZA SCOLASTICA


La scuola, e l’università, non sono più borghesi. Anzi, semmai, l’istruzione terziaria permette la fuoriuscita dalla sussunzione al regime di classe, dalla stessa reale contraddizione di classe. Un percorso risolutivo di emancipazione individuale. Anche negli ambienti “alternativi” questo sembra essere, oggi, il registro cognitivo maggioritario dell’immaginario delle relazioni sociali. La contestazione alla scuola e all’università sottoposte agli interessi di classe borghese è sparita, almeno nella sua manifestazione diffusa. Tra i riscontri di questo fenomeno regressivo possiamo inserire il paradosso degli scioperi del Fridays For Future organizzati localmente spesso fuori dalle ore di lezione, con la benedizione dei dirigenti scolastici. E’ il riflesso nell’ambiente scolastico del patto interclassista dell’unità nazionale dietro l’”Azienda Italia”, cioè il profitto del capitale.
Da questa visione deriva che l’apparato dirigente scolastico, dal ministero all’apparato locale, non è più (o non è sempre) la controparte. In realtà è proprio questo apparato che garantisce il ruolo gregario del sistema scolastico rispetto l’impresa capitalistica e i suoi mercati. È questo apparato che costituisce lo strumento esecutivo che fa diventare il sistema scolastico un centro d’impiego per manodopera di un segmento del mercato del lavoro senza garanzie di tutela e possibilità di protagonismo. Basti l’esempio di quanto successo nell’aprile 2018 all’ITIS di Carpi (Modena), dove uno studente-lavoratore fu colpito dalla repressione del dirigente scolastico con un 6 in condotta per aver espresso sulla propria pagina Facebook delle critiche rispetto la propria esperienza di alternanza scuola-lavoro. L’apparato dirigente scolastico in questi casi diventa un caporalato legittimato. Per cui, se lo studente-lavoratore si infortuna o addirittura perde la vita, i responsabili scolastici dei progetti dell’alternanza devono essere messi sul banco degli imputati assieme ai proprietari dell’azienda. Devono subire la stessa persecuzione penale.


GLI STUDENTI IN ALTERNANZA SONO STUDENTI LAVORATORI, VANNO SINDACALIZZATI E CONTRATTUALIZZATI

Da marxisti promuoviamo la fusione tra scuola-scienza-lavoro. Ma sappiamo che tale fusione, nella sua applicazione positiva, può avvenire solo grazie ad un autentico governo dei lavoratori costituente un ordinamento socialista. In regime capitalistico questo può diventare solo occasione di sfruttamento e di dumping delle condizioni di lavoro. Ecco perché, come Partito Comunista dei Lavoratori, ne rivendichiamo l’abolizione. Se una partecipazione attiva all’organizzazione del lavoro dell’impresa può tornare utile allo studente, in regime attuale entro termini ben definiti, ebbene questi deve essere inquadrato come un lavoratore, contrattualizzato, con un mansionamento limitato al contenuto del progetto di formazione, e con piena agibilità sindacale, anche nell’elezione di propri rappresentanti. È la via per ricomporre il tessuto sociale della classe lavoratrice, i suoi comparti, i reparti più arretrati con quelli più avanzati e più forti sul piano organizzativo e negoziale.


LA NECESSITÀ DELL'OPPOSIZIONE AL SISTEMA

In questi decenni di conformismo governista, dove essere un partito di massa significa candidarsi per fare meglio di altri gli interessi della classe capitalista, per essere più bravo di altri a garantire l’”unità nazionale”, cioè la “pace sociale”, dove tutti parlano di governo e di amministrazione, anche alcuni di quelli identificati come “sinistra radicale” che inseguono compatibilità con la politica dominante chiamandole “realismo”, è scomparsa a livello di massa la cultura politica dell’opposizione sistemica. L’opposizione totale, generale, a tutti i livelli, ai processi direzionali politici ed economici. L’opposizione fondata sulla lotta di classe. L’opposizione incompatibile con il governo dei rapporti capitalistici, sul piano nazionale come su quello locale.
La costruzione di questa opposizione politica, degli strumenti che questa intende mettere in campo e sviluppare nel vivo della contraddizione capitale-lavoro, non è la preoccupazione dei più, nemmeno tra quelli che pure rifiutano strumenti come l’alternanza scuola-lavoro e l’ambiente istituzionale che li genera. Infatti, molti di loro pensano che governando quell’ambiente lo si può cambiare, con un sistema di alleanze progressive. Dimenticano che se non c’è più una sinistra di classe, di opposizione di massa, lo si deve proprio a quelle impostazioni conciliazioniste e corresponsabili della governabilità capitalistica.
Il discorso da fare invece è proprio l’opposto. Ricomporre il movimento operaio, costruire il blocco popolare anticapitalistico attorno ad esso, inserire, dentro ogni lotta e resistenza alle politiche dominanti, la prospettiva del governo dei lavoratori fondato sulle loro organizzazioni. L’unica prospettiva di governo che deve interessare le masse subalterne al capitale. Costruire il partito di classe, anticapitalista e rivoluzionario, vuol dire dotarsi dello strumento programmatico che fornisce unità e correlazione agli interventi politici dispiegati in tutti i fronti di lotta, per lavorare verso questa prospettiva. E’ il percorso di lavoro politico che si è dato il Partito Comunista dei Lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori - Friuli-Venezia Giulia

La Buona Scuola che reprime

Solidarietà allo studente di Carpi sanzionato con un 6 in condotta a causa delle critiche mosse contro il sistema dell'alternanza scuola-lavoro

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà al compagno studente colpito dalla repressione esercitata dal dirigente scolastico della propria scuola (ITIS Da Vinci di Carpi), che è stato punito con un 6 in condotta per il solo fatto di aver espresso sulla propria bacheca Facebook delle critiche rispetto alla sua esperienza di alternanza scuola-lavoro. «Il messaggio offendeva la ditta e l’impegno degli insegnanti», è arrivato a dire il dirigente scolastico per giustificare il proprio atto contro lo studente al quarto anno.

Un fatto gravissimo che deve portare alla presa di posizione e alla mobilitazione di tutte le organizzazioni studentesche. Il fatto accaduto trova posto perfettamente nella trasformazione dell'ormai ex scuola pubblica in scuola-azienda, ora al servizio delle imprese, con una gestione padronale attraverso il preside-sceriffo-manager.

È necessario rispondere attivamente a questo attacco frontale ai più elementari diritti studenteschi, intraprendendo una lotta mai veramente iniziata contro l'alternanza scuola-lavoro (lavoro gratuito di studenti) e il modello della Buona Scuola (mercificazione dei saperi e militarizzazione delle scuole). A partire dall'ITIS da Vinci, attraverso l'occupazione della scuola, rivendicando il ritiro della sanzione discliplinare.

Rifiutiamo l'alternanza scuola-lavoro, per l'autorganizzazione degli studenti e dei lavoratori della scuola e nei luoghi di lavoro, per la libertà di scegliere e di decidere sulla nostre condizioni di studio, vita e lavoro secondo i nostri bisogni e necessità, non secondo le regole imposte dal mercato!

Fuori il Jobs act dalle scuole e dai posti di lavoro!

Per una scuola libera, pubblica, laica e al servizio dei proletari e delle masse popolari!
Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione studenti

Alternanza scuola-lavoro: sfruttare uno studente, licenziare un lavoratore


Uno sguardo approfondito sull'alternanza scuola-lavoro, sul suo funzionamento e sui suoi veri obiettivi
Studente di istituto professionale indirizzo meccanico di La Spezia costretto a quaranta giorni di prognosi per frattura alla tibia dovuta ad un muletto ribaltatoglisi addosso, presso un'azienda specializzata nella revisione e riparazione di motori nautici e industriali. Quattro studentesse minorenni molestate sessualmente più volte dal tutor esterno in un centro estetico di Monza, a luglio scorso. Studenti e studentesse camerieri gratis in varie catene di fast food e non solo, a lavorare all'Ilva di Taranto, a volantinare e pulire bagni per 12 ore e senza pausa, a spillare birre... L’elenco è lungo.
Il governo Gentiloni e la ministra Fedeli riconfermano un modello che dai tempi della riforma Moratti nel 2005 passando per la Gelmini nel 2010 diventa finalmente obbligatorio grazie alla Buona scuola, legge 107/2015: non solo una scuola dell'obbligo classista ed elitista disegnata sulle esigenze del mercato, con docenti precari, tagli al budget etc., ma anche e soprattutto la legalizzazione dello sfruttamento dello studente medio direttamente sul mercato del lavoro, in linea con le premesse del Jobs Act e grazie all'ultima finanziaria.


L'ALTERNANZA SCUOLA- LAVORO: ENNESIMA FACCIA DELLA "UBERIZZAZIONE" DEI GIOVANI 

Accanto alla situazione disastrosa che coinvolge gli studenti universitari, fra tirocini e stage dequalificati, fra il sommerso, l'illegale, e il lavoro gratuito; accanto alla situazione dei giovani inseriti, privi di mezzi e tutele, con stipendi da fame e zero potere contrattuale (grazie ai contratti di apprendistato made in Jobs Act), lavori a chiamata, contratti a tutele crescenti, lo sfruttamento 3.0 dei riders fattorini di Deliveroo, Foodora, Just Eat e altri... quest'anno l'offensiva continua, con l'obbligo definitivo di svolgere cosiddetti percorsi di alternanza scuola-lavoro per tutte le studentesse e gli studenti del triennio delle scuole superiori italiane. Un milione e mezzo circa di giovani, soprattutto minorenni, dovranno dedicare a questa ''parte del percorso formativo'' 200 ore nei licei, e 400 ore rispettivamente negli istituti tecnici e professionali. Ma non saranno i primi. Infatti già nell’anno scolastico 2014/2015 gli studenti partecipanti erano 273.000, e il 54% delle scuole aderiva all'alternanza. Nel 2015/2016 i numeri sono aumentati a 652.641 studenti. Gli istituti rientranti nel progetto sono saliti fino al 96%. Si sono moltiplicati i casi da 11.585 a 29.437.
Rispetto solamente agli allievi dell'ultimo anno, se fra il 2014/2015 quelli in alternanza erano 89.752, quest'anno rientreranno nell'obbligo previsto dalla Buona Scuola ben 455.062 iscritti su 502.725, ovvero il 90,6 % del totale delle classi terze, per cui sono stati stanziati 100 milioni l'anno dalla legge 107/2015.

Per avere un'ulteriore idea, basti guardare i numeri per indirizzo, fra licei, istituti tecnici e istituti professionali: rispettivamente dai 12.371 del 2014/2015 ai 227.308 quest'anno, da 31.592 a 140.699 oggi, fino ai 45.789 dei professionali che attualmente sono diventati 87.055.
Come si può notare, l'incremento è significativo: dalla sua introduzione facoltativa via via allargata e divenuta obbligatoria, l'alternanza scuola lavoro indica la volontà di istituzionalizzare in maniera fortemente elusiva i diritti sociali e le tutele dei lavoratori dipendenti; in breve, qualsiasi tipo di rapporto di lavoro normato. Lo studente in alternanza realizza su carta - legalizza - lo stadio ultimo ideale del Jobs Act: zero contratto, zero tutele, zero rimborsi, zero sindacato, zero retribuzione, in balia totale delle esigenze dei padroni, a scapito dell'istruzione pubblica obbligatoria e del diritto allo studio. L'ennesima manna dal cielo del governo a favore delle imprese in corsa per il profitto.

Ma come funziona nello specifico l'alternanza scuola-lavoro?
Ebbene, si è visto che l'istituto si è modellato nel corso di qualche anno, ma la sostanza non è cambiata: si tratta di un cosiddetto progetto formativo che si distingue dallo stage e dal tirocinio, così come dall'apprendistato (che comporta infatti un contratto di lavoro); lo studente in alternanza non è mai un lavoratore, né è equiparato ad un lavoratore minore nel caso, più frequente, sia minorenne. Non essendo un rapporto di lavoro contrattualizzato, lo studente è merce di scambio fra istituzione scolastica e impresa, le quali stipulano tra loro - studente escluso - una convenzione relativa alle forme con cui questo percorso dovrà svolgersi, rendendo di fatto l'impresa non responsabile direttamente rispetto allo studente.
Tutor interno alla scuola e tutor esterno nell'ente di riferimento sono le due figure in capo alle quali si ha un ibrido poco chiaro fra potere disciplinare, di controllo e direttivo, che in realtà si configura in un asset autoritario, incontrovertibile e incontestabile, su cui lo studente ha zero potere contrattuale: si assume semplicemente che se "sgarra" è fuori, con buona pace di qualsiasi possibilità di esercitare diritti sindacali sul luogo di lavoro per contestare le sue condizioni, di qualsiasi tipo di indennità - già lavorando gratis - nonché sobbarcandosi eventuali conseguenze in termini di andamento scolastico.
Infatti lo studente, o chi per lui se minorenne, si trova a prendere atto del percorso prestabilito da altri (scuola e azienda) attraverso una semplice declaratoria di presa visione, e termina così la possibilità di scegliere per lui stesso, per il suo diritto allo studio.

Doveri di puntualità, obbedire in generale alle direttive dei responsabili di quelle che la Buona scuola definisce ''strutture ospitanti'', ma soprattutto rispettare gli obblighi in materia di fedeltà aziendale, segreti aziendali e privacy: in breve, e non è difficile capirlo, si tratta di lavoro nero, se non sfruttamento minorile per azzerare i costi dei datori di lavoro, poiché si tratterebbe a tutti gli effetti di lavoro dipendente mascherato, gratis e sotto-inquadrato.

Dal punto di vista normativo, quindi, in termini di diritto del lavoro, vi è una elusione illegale totale: paradossalmente, si dovrebbe riconoscere a tutti gli studenti, minorenni inclusi, lo status di lavoratori dipendenti, o meglio, come minimo, una paga. Il lavoro - capitalisticamente inteso - o è retribuito o non può essere.
Dal punto di vista educativo, le mansioni che si affidano arbitrariamente a questi studenti non corrispondono alle loro esigenze formative, ma ai bisogni dei padroni, sulla base di esclusive valutazioni di profitto. Non a caso, poi, l'alternanza si svolge spesso in estate (otto volte su dieci), sulla base di offerte "occasionali" di privati (81% delle esperienze) o di piccole e medie imprese interpellate direttamente dai dirigenti scolastici.


JOBS ACT E BUONA SCUOLA: L'ALTERNANZA SFRUTTAMENTO STUDENTI-LAVORATORI 

L'aumento progressivo del numero degli studenti coinvolti, e quindi l'allargamento dell'obbligo, e l'aumento dei percorsi attivati, oltre che delle strutture ricettive; in breve, la definitiva istituzionalizzazione dell'alternanza scuola-lavoro non sono casuali, né tantomeno rispondono a esigenze educative degli studenti, come il governo vuole farci credere, ma appaiono come conseguenze derivanti da specifici fattori economici, e non secondariamente di natura previdenziale.

Innanzitutto il governo Renzi, con la legge finanziaria del 2016, ha previsto a tal fine incentivi finanziari per le aziende, ciò che ha appunto comportato un incremento del +139% degli studenti partecipanti e del 41% delle aziende coinvolte, diventate 149.795. L'importo dei voucher ed annessi incentivi per le imprese vincitrici è infatti stabilito dal bando istituito presso le Camere di commercio italiane a braccetto con il MIUR, e varia in funzione dei percorsi di alternanza attivati presso l'ente stesso.
Tale politica di favore alle imprese è stata il motore che ha permesso di consolidare il legame tra il MIUR e il mercato, nonché di dare definitivamente vita all'alternanza scuola-lavoro, visto l'impegno del Ministero a partire dall'ottobre 2016, con la promozione dell'incontro ''Campioni di alternanza'', al quale hanno partecipato sedici aziende, ordini professionali, associazioni del terzo settore e PA, per un totale di tredici settori coinvolti (servizi, digitale, automotive, alimentare, ristorazione, finanziario, distribuzione, logistica, abbigliamento, arte e cultura, giuridico, manifatturiero, energia), e che ha avuto il fine di sancire una partnership con le scuole per l'attivazione di 27.000 percorsi.

Fra gli enti ''campioni di alternanza'' coinvolti nell'accordo con il MIUR figurava prima di tutti McDonald's, che ha promesso diecimila percorsi per studenti in 500 locali sul territorio. McDonald's in Italia ha circa ventimila dipendenti, sottoposti a condizioni particolarmente vessatorie, e l'ingresso di diecimila studenti a lavorare gratis di certo comporterà delle conseguenze in termini di licenziamenti e aggravamento ulteriore dello status dei suoi dipendenti.

Per definire ulteriormente la finalità di profitto a costo zero, che nulla ha a che vedere con un arricchimento formativo per uno studente, basti sapere che gli altri soggetti erogatori sono, oltre a McDonald's: Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, COOP, Dallara, ENI, Fondo Ambiente Italiano, FCA, General Electric, HPE, IBM, Intesa Sanpaolo, Loccioni, Poste Italiane e Zara.
Non a caso tutte imprese italiane e/o multinazionali non certo famose per essere modelli lavorativi ed economici educativi verso i più basilari principi costituzionali che invocano diritti sociali e sindacali, ma che, anzi, negli ultimi anni e ancora oggi hanno visto e vedono i lavoratori (dalla logistica ai metalmeccanici passando per il pubblico impiego e i trasporti) scendere in piazza in asperrime vertenze e lotte durature contro licenziamenti, tagli al welfare aziendale nelle indennità, nei sussidi, nei fondi pensioni e assicurativi, contro la repressione sindacale e politica, contro accordi capestri... non certo ''Campioni di alternanza'', semmai ''campioni di sfruttamento''.

Ecco in realtà un'altra ragione per cui si capisce come e perché, secondo il MIUR, l'obiettivo per il secondo anno di obbligo dovrebbe appunto arrivare a 1.150.000 di studenti in alternanza (durante questo anno scolastico) e 1,5 milioni a regime: per inserire forza-lavoro già isolata e priva di mezzi di critica, grazie al modello autoritario della Buona scuola; forza-lavoro ''vergine'', a fronte di una classe lavoratrice che, nonostante i rapporti di forza globalmente sfavorevoli attualmente, dopo un congelamento della protesta contro il Jobs Act a causa della politica complice delle direzioni sindacali, dà sempre più fastidio perché, in realtà, si dimostra capace qua e là di invertire la tendenza, e attraverso la forza dell'autorganizzazione dà vita a innumerevoli mobilitazioni politiche ed economiche sparse nel paese, da ultimo all'Ilva di Genova e all'Embraco.

Ma il mondo studentesco non si è prestato a fare da complice del mercato contro i lavoratori, come dimostra la giornata di mobilitazione nazionale indetta il 13 ottobre scorso, importantissimo inizio affinché ci si doti di strumenti, teorici e pratici, per denunciare e respingere l'alternanza scuola-lavoro in quanto abuso e attacco diretto contro il diritto allo studio e ad un'istruzione libera e gratuita, accessibile a tutti.

Il secondo fattore, di natura previdenziale, tocca un aspetto cruciale della condizione in cui lo studente in alternanza si trova, ovvero la salute. Lo studente beneficia, secondo Convenzione e Patto Formativo, di tutele (parzialmente) e doveri (interamente), connessi al d.lgs. 81/2008 TU sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro, in attuazione dell'art. 1 della legge 123/2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo, pur non avendo alcun rapporto di lavoro con l'impresa presso cui svolge l'alternanza.
Ciò infatti solleva diverse obiezioni, alla luce della realtà attuale delle cose.
Il MIUR fino al 2016 ha previsto l'obbligo a carico delle singole scuole di formare gli studenti prima dello svolgimento del percorso in materia di sicurezza, norme infortunistiche e privacy sui luoghi di lavoro. La formazione a questi fini, in materia di licenza e retribuzione, non è però stata contestualmente definita, rispetto ai docenti e/o al personale scolastico. Le scuole si sono naturalmente trovate spesso impreparate di fronte a tale obbligo, penalizzando i lavoratori e gli studenti: con la presenza di corsi di formazione erogati da privati e/o Camere di commercio, i cosiddetti ''Alternanza day'', a carico economicamente delle scuole e degli studenti stessi, e a discapito dell'apprendimento in classe. Come dire: lavori gratis e ti formi a pagamento.

Per non parlare del frangente assicurativo: esclusa la convenzione tra istituzione scolastica e INAIL e regime annesso relativamente alla frequentazione degli ambienti scolastici, per i primi due anni di alternanza non vi era nulla più rispetto al d.lgs. 81/2008 a tutela (formale) degli studenti. Lavori gratis, ti formi a pagamento e non hai coperture sufficienti contro gli infortuni, né conoscenze adeguate per tutelarti. [Il lavoro o è sicuro o non è.]
Un accordo di partenariato INAIL-MIUR è arrivato con la circolare 44 del 21 novembre 2016, per chiarire i criteri per la trattazione dei casi di infortunio (e connessi aspetti contributivi), dopo oltre un anno di buio, in cui le studentesse e gli studenti, oltre che i docenti, sono stati abbandonati a loro stessi, quando gli abusi e gli infortuni gravissimi - di cui le sole e uniche vittime sono stati e sono gli studenti - sono stati e sono all'ordine del giorno. [Per formarti, per lavorare non devi rischiare la pelle.]
Tuttavia, questa circolare resta lacunosa e non risolve il problema, anzi: non fornisce indicazioni sulla tutela rispetto alle parti dell'alternanza che si svolgono all'esterno della scuola e nei casi di percorsi svolti all'estero. Infatti manca una tutela degli studenti in itinere, ovvero durante gli spostamenti da casa verso il soggetto ospitante (l'azienda) e viceversa, quando si tratti di attività svolte al di fuori della scuola. Non vi è copertura assicurativa prevista in caso di infortunio, come non vi sono rimborsi previsti relativi ai costi di spostamento, dei trasporti, sempre a carico degli studenti. Da questo discende inoltre che le famiglie potrebbe attivare contenziosi contro la scuola. [Non devi pagare per lavorare, né tantomeno per lavorare gratis ed essere sottoposto ad ogni genere di rischio.]
Sulla realizzazione di corsi di formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, l'accordo arriva tardi. In questo anno di applicazione della Buona scuola sono stati appunto numerosissimi i casi di corsi di formazione erogati a costi enormi da società di consulenza o singoli professionisti, di denunce di 'pacchetti formativi' effettuati ammassando più classi in solo ambiente, etc.

In sostanza, gli studenti non solo non hanno ricevuto una conoscenza essenziale, di qualità e utile, ma in più hanno dovuto sostenere costi esorbitanti, insieme alle scuole.
Resta perciò fermo il fatto che l'INAIL ha escluso un modello specifico di realizzazione di corsi riferito agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro.
Rispetto alla tutela antinfortunistica, in analogia con la normativa generale, questa si applica per i rischi legati ad attività svolta in ambiente di lavoro, inteso come non solamente il luogo fisico del soggetto ospitante, ma anche «un eventuale cantiere all'aperto o un luogo pubblico, purché in essi si svolga un progetto di alternanza scuola-lavoro».
Rispetto alle prestazioni che l'INAIL eroga, in caso di infortuni e/o malattie professionali, le principali sono: economiche (indennizzo del danno biologico in capitale per menomazioni di integrità psicofisica pari o superiori al 6%, rendita per menomazioni di grado superiore al 16%, assegno per l'assistenza personale continuativa, integrazione della rendita, rimborso spese per farmaci e rimborso viaggi e soggiorno per cure termali e soggiorni climatici), sanitarie (prime cure ambulatoriali, accertamenti medico-legali) e protesiche (fornitura di protesi, ortesi e ausili).
Emerge che gli studenti non hanno diritto all'indennità per inabilità temporanea assoluta.

Ma soprattutto, la responsabilità dell'azienda in caso di infortunio e malattia professionale degli allievi dove sta?
In questo caso, infatti, lo studente deve denunciare l'infortunio al dirigente scolastico o al soggetto incaricato nella convenzione tra scuola e soggetto ospitante. Se lo studente comunica l'infortunio solo all'azienda, quest'ultima deve notificarlo al dirigente scolastico. È compito suo infatti presentare denuncia all'INAIL di infortunio sul lavoro e di malattia professionale degli studenti in alternanza scuola-lavoro. Di conseguenza è l'INAIL che può agire in rivalsa sull'azienda.
Infatti, sulla carta, solo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro lo studente in alternanza dovrebbe essere equiparato in tutto e per tutto ad un lavoratore dipendente; ma, nei fatti, abbiamo visto che non è così.
A carico dell'azienda si configura l'adempimento di almeno tre obblighi fondamentali, prima di inserire lo studente nell'organizzazione produttiva: la sorveglianza sanitaria, per verificare l'idoneità alla mansione o comunque l'idoneità a essere impiegato in un determinato contesto professionale e ambientale; la formazione relativa ai rischi generali e specifici dell'azienda; la consegna dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) necessari e sufficienti per assicurare allo studente la possibilità di svolgere la sua esperienza in assoluta sicurezza (tipo guanti, casco, etc.)
Rispetto alla sorveglianza sanitaria, l'azienda ne è in pratica totalmente esonerata, visto che le linee guida del Ministero dell'Istruzione prevedono la stipula di accordi in merito affinché gli adempimenti del caso si considerino assolti per il datore grazie ad una semplice visita medica preventiva, da affidare al medico competente dell'istituzione scolastica, ovvero alla ASL. Rispetto alla formazione, si veda sopra. Essa viene rilasciata in maniera generica, quindi inutile a livello teorico, con costi a carico di scuole e studenti e con zero riscontri pratici. In linea con il dato nazionale, secondo cui in Italia l'investimento aziendale in termini di prevenzione è a livelli minimi se non inesistente (visti i numeri degli infortuni e delle morti sul lavoro). Non sono fatalità.

La previsione sulla sua efficacia resta quindi di dubbia portata, in quanto, come ci dimostra l'infortunio quasi mortale subito dallo studente minorenne a La Spezia, le azienda speculano in maniera folle sugli allievi in termini di rischi, appunto, assegnando mansioni assolutamente inutili dal lato formativo ed estremamente pericolose, inadatte sotto ogni punto di vista, dando ampio sfogo a profili di illegalità penale (ammesso anche solo che, per guidare un carrello elevatore, lo studente avrebbe dovuto come minimo possedere una patente apposita, che mancava, come mancavano evidentemente i Dpi e la formazione relativa all'uso del mezzo). Le stesse considerazioni possono essere svolte per ciò che riguarda il caso pugliese degli studenti mandati all'Ilva di Taranto, per non parlare dello stabilimento di Genova. Un'impresa, quella dell'Ilva, che minaccia da ultimo un minimo di 4.000 esuberi, e dove i lavoratori conducono da diversi anni lotte contro condizioni di lavoro disumane e licenziamenti.
Si ricordi ancora che, come sottolineato in precedenza, gli studenti non hanno in nessun caso diritto all'indennità per inabilità temporanea assoluta nel campo delle prestazioni erogate dall'INAIL.

Tutto ciò quando il mercato italiano vede, nel 2017, un aumento delle morti sul lavoro del 5,2%, e zero prevenzione: secondo i dati di settembre 2017, per la prima volta da 25 anni, infatti, infortuni e morti denunciati aumentano nei primi sette mesi dell'anno. 591 morti in sette mesi significa quasi tre al giorno. Di cui la gran parte (431) ha perso la vita sul posto di lavoro, gli altri 160 (in forte crescita) durante il tragitto dall'abitazione al cantiere o alla fabbrica.
Inoltre - e questo varrà chiaramente anche per gli studenti in alternanza con montante da specificarsi, dato che lavorano gratis - bisogna dire che l'indennizzo dell'INAIL (per i lavoratori in genere pari a metà della retribuzione) è legato alla dimostrazione, prova a carico del lavoratore/studente, che l'infortunio sia legato al lavoro svolto. È inoltre necessario essere iscritti all'INAIL prima di perdere la vita. Per i lavoratori viene quindi di solito riconosciuto un 65% dei casi denunciati. Secondo l'Osservatorio indipendente di Bologna che monitora gli infortuni mortali, in teoria, dei numeri del 2017 calcolati fino a settembre si ipotizza che solo 380 degli incidenti mortali saranno indennizzabili. Come dire che il 35%-40% di queste morti non esista, innanzitutto perché i lavoratori non sono iscritti all'INAIL, o sono in nero.
A fronte della realtà italiana, dove non esiste di base la sicurezza di fabbriche e cantieri, e le imprese non investono nella prevenzione tout court, il costo, in termini di salute in primis, ricade solo sullo studente, lanciato in un mercato del lavoro dominato da una logica dei profitti oggi più che mai feroce. Dove il Jobs Act che, in linea con la politica liberista del "pacchetto Treu" e delle leggi di questi ultimi venti anni, ha fornito il seguente quadro (di cui l'alternanza scuola-lavoro è solo l'ultimo tassello): precariato, zero diritti, attacco alla possibilità di scioperare, retribuzioni da fame, lavoro gratuito, dequalificazione, investimenti solamente in incentivi per le aziende in vista dell'abbassamento del costo del lavoro (ovvero degli studenti e dei lavoratori).


STUDENTI CHE LAVORANO GRATIS E LAVORATORI LICENZIATI: ZERO TUTELE E MASSIMO DEI PROFITTI 

L'alternanza scuola-lavoro, la Buona scuola, è quindi l'ennesimo regalo al padronato italiano, dopo il Jobs Act. Il costo per gli studenti e per i lavoratori è altissimo in termini di salute, di formazione, istruzione, di diritti sociali e sindacali. La posta in gioco è troppo alta per restare a guardare l'offensiva padronale che colpisce tutti e tutte, e per questo la risposta deve essere unitaria.
Il padronato italiano, sgravato da costi e responsabilità, sfrutta tutta la forza-lavoro disponibile per vessarla e mantenerla in condizione di ricatto: la prese in carico di studenti a lavorare gratis, a fronte di licenziamenti di personale, comunque precario ma ritenuto troppo costoso. Abbattere i costi, aumentare i profitti e, per farlo, abbattere i diritti, ridurre la formazione, per avere forza-lavoro disorganizzata, divisa e non istruita.

Dal lato degli studenti, nel quadro dell'alternanza-scuola lavoro il padronato sfrutta la filastrocca dell'uberizzazione: l'autorealizzazione, la cosiddetta acquisizione di competenze e strategie produttive per accrescere la propria formazione, volta ad incentivare una filosofia individualista, che con la pretesa generazionale divide. Una filastrocca secondo cui l'obiettivo dello studente, asservito in realtà al mercato il cui interesse è massimizzare il valore del prodotto, non di chi lo produce, è la schermata dell' autoimprenditorialità. L'autoimprenditorialità come obiettivo spacciato dall'economia liberista, alla quale l'istruzione pubblica si piega, nasconde invece la realtà di estremo sfruttamento e precarizzazione, come appunto nel caso dei riders di Foodora, spesso universitari, comunque quasi tutti giovani, la cui consegna in Italia è pagata 3,60 euro netti, con spese di manutenzione della bici e le divise a carico loro, senza premi, malattie, indennizzi e coperture sanitarie/assicurative: sono infatti autoimprenditori.

Per cui la realtà della gig economy attuale cosa dimostra veramente? Che il sogno dell'uberizzazione, dell'autoimprenditorialità, di cui l'alternanza scuola- lavoro viene impregnata, significa isolamento dei lavoratori, impossibilità di esercitare diritti sindacali, di fare sciopero (non essendo formalmente dipendenti a contratto) e rischi altissimi a livello di sicurezza e salute. Il tutto nella totale esenzione, irresponsabilità della azienda, contro cui legalmente per esempio non è possibile impugnare un licenziamento, non essendoci da contratto un rapporto di lavoro subordinato. Non a caso, emerge che l'unico contenzioso di lavoro verificatosi contro Foodora, in Italia, a Torino, sia quello per riconoscere che ricorrono tutti i presupposti perché il rapporto di lavoro venga riconosciuto come subordinato.
Tutto ciò riesce a dare ancora un altro esempio pratico della portata base che assume l'alternanza scuola-lavoro, ma con contorni, nello specifico, aggravati: non vi è retribuzione nemmeno a cottimo, è prestazione gratuita e non è considerata in alcun modo rapporto di lavoro che sia dipendente o autonomo o finto autonomo. E questo non è una ''esperienza'' che lo studente deve fare.


FUORI IL JOBS ACT DALLE SCUOLE E DAI POSTI DI LAVORO! 
Contrastare tutto questo significa opporsi alla divisione fra gli studenti, alla divisione fra studenti e lavoratori che i padroni vogliono imporci, quando invece tutti subiamo lo stesso attacco, che si concretizza in un presente di precarietà assoluta e disoccupazione, che supera in peggio e in termini quantitativi - perché tocca tutta la classe - la condizione della cosiddetta generazione no future.
Questo significa solamente una cosa: è necessario unirsi, attraverso assemblee generali, comitati di mobilitazione, in manifestazioni per rigettare Jobs Act, Buona scuola e i loro effetti che in soli due anni si sono rivelati devastanti; vedendoli come faccia di un'unica medaglia, per rilanciare un movimento contro l'offensiva padronale. Tutto ciò è possibile, come è stato dimostrato nel maggio 2015, quando il movimento degli insegnanti e degli studenti si è mobilitato contro la Buona scuola, mettendo in atto uno dei momenti di lotta più grandi contro il governo Renzi, e uno dei più importanti da decenni.

A questo serve lo strumento dello sciopero generale, e la giornata del 13 ottobre scorso (come le successive date in novembre) contro l'alternanza scuola-lavoro, il lavoro gratuito, per un'istruzione garantita a tutti e tutte, è stata l'occasione per intraprendere questa strada, continuata il 27 ottobre.

Rifiutiamo l'alternanza scuola-lavoro tutti insieme! Per l'autorganizzazione degli studenti e dei lavoratori della scuola, dei lavoratori e degli studenti nei luoghi di lavoro, per la libertà di scegliere e di decidere sulla nostre condizioni di studio, vita e lavoro secondo i nostri bisogni e necessità, non secondo il mercato!
Fuori il Jobs Act dalle scuole e dai posti di lavoro!
Marta Positò

Alternanza Scuola-Lavoro :sfruttare uno studente licenziare un lavoratore


Studente di istituto professionale indirizzo meccanico di La Spezia costretto a 40 giorni di prognosi per frattura alla tibia dovuta ad un muletto ribaltatosigli addosso, presso un' azienda specializzata nella revisione e riparazione di motori nautici e industriali. Quattro studentesse minorenni molestate sessualmente più volte dal tutor esterno in un centro estetico di Monza, a luglio scorso. Studenti e studentesse camerieri gratis in varie catene di fast food e non solo, a lavorare all' Ilva di Taranto, a volantinare e pulire bagni per 12 ore e senza pausa, a spillare birre...

Il governo Gentiloni e la Ministra Fedeli riconfermano un modello che dai tempi della riforma Moratti nel 2005 passando per la Gelmini nel 2010 diventa finalmente obbligatorio grazie alla Buona Scuola l. 107/2015: non solo una scuola dell' obbligo classista ed elitista disegnata sull' esigenze del mercato, con docenti precari con contratti bloccati da quasi otto anni, tagli al budget etc, ma anche soprattutto la legalizzazione dello sfruttamento dello studente medio direttamente sul mercato del lavoro, in linea con le premesse del Jobs Act e grazie all' ultima finanziaria.

L' ALTERNANZA SCUOLA- LAVORO: ENNESIMA FACCIA DELL' UBERIZZAZIONE CONTRO I GIOVANI.

Accanto alla situazione disastrosa che coinvolge gli studenti universitari fra tirocini e stage fra il sommerso  e l' illegale, nonché fra il lavoro gratuito e, in generale, accanto alla situazione dei giovani inseriti, privi di mezzi e tutele con stipendi da fame e zero potere contrattuale, nel mercato del lavoro, grazie ai contratti di apprendistato made in Jobs Act, lavori a chiamata, contratti a tutele crescenti, lo sfruttamento 3.0 dei riders fattorini di Deliveroo, Foodora, Just Eat e altri … Quest' anno l' offensiva continua con l' obbligo definitivo di svolgere c.d. percorsi di alternanza scuola -lavoro per tutte le studentesse e gli studenti del triennio delle scuole superiori italiane. Un milione e mezzo circa di giovani, soprattutto minorenni dovranno dedicare a questa ''parte del percorso formativo'' 200 ore, nei licei, e 400 ore, rispettivamente negli istituti tecnici e professionali. Ma non saranno i primi.
Infatti già nell’anno scolastico 2014/2015 gli studenti partecipanti erano 273.000 e il 54% delle scuole aderiva all' alternanza. Nel 2015/2016 i numeri sono aumentati  a 652.641 studenti.  Gli istituti rientranti nel progetto sono saliti fino al 96%. Si sono moltiplicati i casi da 11.585 a 29.437.
Rispetto solamente agli allievi dell' ultimo anno, se fra il 2014/2015  erano 89.752 in alternanza, quest' anno rientreranno nell' obbligo previsto dalla Buona Scuola ben 455.062 iscritti su 502.725, ovvero il 90, 6 % del totale delle classi terze, per cui sono stati stanziati 100 milioni l' anno dalla legge 107/2015.
Per avere un' ulteriore idea, basti guardare i numeri per indirizzo, fra licei, istituti tecnici e istituti professionali : rispettivamente dai 12.371 del 2014/2015 ai 227.308 quest' anno, da 31.592 a 140.699 oggi, fino ai 45.789  dei professionali che attualmente sono diventati 87.055.
Come si può notare, l' incremento é significativo : dalla sua introduzione facoltativa via via allargata e divenuta obbligatoria, l' alternanza scuola lavoro indica la volontà di istituzionalizzare in maniera fortemente elusiva i diritti sociali e le tutele dei lavoratori dipendenti ; in breve, qualsiasi tipo di rapporto di lavoro normato. Lo studente in alternanza realizza su carta, legalizza, lo stadio ultimo ideale del Jobs Act : zero contratto, zero tutele, zero rimborsi, zero sindacato, zero retribuzione, in balia totale dell' esigenze dei padroni, a scapito dell' istruzione pubblica obbligatoria e del diritto allo studio. L' ennesima manna dal cielo del governo a favore delle imprese in corsa per il profitto.
Ma come funziona nello specifico l' alternanza scuola- lavoro?
Ebbene, si é visto che l' istituto si é modellato in qualche anno, ma la sostanza non é cambiata: si tratta di un c.d. progetto formativo che si distingue dallo stage e dal tirocinio, come dall' apprendistato che comporta infatti un contratto di lavoro; lo studente in alternanza non é  mai un lavoratore, nè é equiparato ad un lavoratore minore nel caso, più frequente, sia minorenne. Non essendo un rapporto di lavoro contrattualizzato, lo studente é merce di scambio fra istituzione scolastica e impresa, le quali stipulano tra loro, studente escluso, una Convenzione relativa alle forme con cui questo percorso dovrà svolgersi, rendendo di fatto l' impresa irresponsabile direttamente rispetto allo studente. Tutor interno alla scuola e tutor esterno nell' ente di riferimento sono le due figure in capo alle quali si ha un ibrido poco chiaro fra potere disciplinare, di controllo e direttivo, che in realtà si configura in un asset autoritario, incontrovertibile e incontestabile su cui lo studente ha zero potere contrattuale : assume semplicemente che se sgarra é fuori, con buona pace di qualsiasi possibilità di esercitare diritti sindacali sul luogo di lavoro per contestare le sue condizioni, di qualsiasi tipo di indennità, già lavorando gratis, nonché sobbarcandosi eventuali conseguenze in termini di andamento scolastico.
Infatti lo studente, o chi per lui se minorenne, si trova a prendere atto del percorso prestabilito da altri (scuola e azienda) attraverso una semplice declaratoria di presa visione, il Patto Formativo, e la possibilità di scegliere per lui stesso, per il suo diritto allo studio, termina così. Doveri di puntualità, obbedire in generale alle direttive dei responsabili di quelle che la Buona Scuola definisce ''strutture ospitanti'', ma soprattutto rispettare gli obblighi in materia di fedeltà aziendale, segreti aziendali e privacy. In breve, e non é difficile capirlo, si tratta di lavoro nero, gratis, anche sfruttamento minorile per azzerare i costi dei datori di lavoro, poiché si tratterebbe a tutti gli effetti di lavoro dipendente mascherato, gratis e sotto- inquadrato, ovvero si avrebbero in astratto elementi, dal lato normativo, ricorrenti in contratto di lavoro subordinato.  Dal punto di vista normativo quindi, in termini di diritto del lavoro, vi é una elusione illegale totale: paradossalmente, si dovrebbe riconoscere a tutti gli studenti, minorenni inclusi, lo status di lavoratori dipendenti, o meglio, come minimo, una paga... Il lavoro o é retribuito o non può essere.
Dal punto di vista educativo, le mansioni che si affidano arbitrariamente a questi studenti non rispondono alle loro esigenze formative, ancora di più, ma ai bisogni dei padroni, sulla base di esclusive valutazioni di profitto. Non a caso poi, l' alternanza si svolge spesso in estate (8 volte su 10), sulla base di offerte <> di privati (81% delle esperienze) o piccole o medie imprese interpellate direttamente dai dirigenti scolastici.

JOBS ACT E BUONA SCUOLA : L' ALTERNANZA SFRUTTAMENTO STUDENTI- LAVORATORI

L' aumento progressivo del numero degli studenti coinvolti e quindi l' allargamento dell' obbligo,  e  l' aumento dei percorsi attivati, oltre che delle strutture ricettive, in breve, la definitiva istituzionalizzazione dell' alternanza scuola- lavoro, non sono casuali, nè tantomeno sono per il bene  educativo degli studenti, come il governo vuole farci credere, ma conseguenze derivanti da  specifici fattori economici e poi di natura previdenziale.
Innazitutto il governo Renzi con la legge finanziaria del 2016 ha previsto incentivi finanziari per le aziende a questo fine, ciò che ha appunto comportato un incremento del +139% degli studenti partecipanti e del 41% delle aziende, diventate 149.795. L' importo dei voucher ed annessi incentivi per le imprese vincitrici, é infatti stabilito del bando istituito presso le Camere di commercio italiane a braccetto con il MIUR, e varia in funzione dei percorsi di alternanza attivati presso l' ente stesso.
Tale politica di favore alle imprese é stata il motore che ha permesso di consolidare il legame tra il MIUR e il mercato, nonché  di dare definitivamente vita all' alternanza scuola- lavoro, visto l' impegno del Ministero a partire dall' ottobre 2016, con la promozione di un incontro ''Campioni di alternanza'' con 16 aziende, ordini professionali, associazioni del terzo settore e PA per un totale di tredici settori coinvolti (servizi, digitale, automotive, alimentare, ristorazione, finanziario, distribuzione, logistica, abbigliamento, arte e cultura, giuridico, manifatturiero, energia) per sancire una partneship con le scuole per l' attivazione di 27mila percorsi. Enti ''campioni di alternanza'' coinvolti nell' accordo con il MIUR: prima di tutti McDonald's, che ha promesso 10 mila percorsi per studenti in 500 locali sul territorio. McDonald's ha circa 20 mila dipendenti in Italia in condizioni vessatorie e l' ingresso di 10mila studenti a lavorare gratis, di certo comporterà delle conseguenze in termini di licenziamenti e aggravamento ulteriore dello status dei suoi dipendenti. Per definire ulteriormente la finalità di profitto a costo zero che nulla a che vedere con un arricchimento formativo per uno studente, gli altri soggetti erogatori sono, oltre a McDonald's: Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, COOP, Dallara, ENI, Fondo Ambiente Italiano, FCA, General Electric, HPE, IBM, Intesa Sanpaolo, Loccioni, Poste Italiane e Zara.
Non a caso tutte imprese e/o multinazionali non certo famose per essere modelli lavorativi ed economici educativi verso i più basilari principi costituzionali che invocano diritti sociali e sindacali, ma che, anzi, negli ultimi anni e all' ora attuale, hanno visto e vedono i lavoratori (dalla logistica ai metalmeccanici passando per il pubbligo impiego e i trasporti) scendere in piazza in asprissime vertenze e  durature lotte contro licenziamenti, taglio al welfare aziendale nelle indennità, nei sussidi, nei fondi pensioni e assicurativi, contro la repressione sindacale e politica, nel rigetto di accordi capestri... non ''Campioni di alternanza'', ma semmai ''Campioni di sfruttamento''. 
Ecco in realtà un' altra ragione per cui si capisce come e perché, secondo il MIUR, l' obiettivo per il secondo anno di obbligo dovrebbe appunto arrivare a 1.150.000 di studenti in alternanza durante questo anno scolastico e 1,5 milioni a regime : per inserire forza lavoro già isolata e priva di mezzi  di critica, grazie al modello autoritario della Buona Scuola, ''vergine'', a fronte di una classe lavoratrice che, nonostante i rapporti di forza globalmente sfavorevoli all' ora attuale, dopo un congelamento della protesta contro il Jobs Act a causa della politica complice delle direzioni sindacali, dà sempre più fastidio perché, in realtà, si dimostra capace di invertire la tendenza e, attraverso la forza dell' autorganizzazione, dà vita a innumerevoli mobilitazioni politiche e economiche sparse nel paese, da ultimo all' Ilva di Genova.

Ma il mondo studentesco non si é dimostrato complice con il mercato contro i lavoratori, come lo dimostra la giornata di mobilitazione nazionale indetta il 13 ottobre, importantissimo inizio affinché ci si doti di strumenti, teorici e pratici, per denunciare e rigettare l' alternanza scuola- lavoro in quanto abuso e attacco diretto contro il diritto allo studio e ad un' istruzione libera e gratuita, accessibile a tutti.

Il secondo fattore, di natura previdenziale, tocca un aspetto cruciale della condizione in cui lo studente in alternanza si trova, ovvero la salute. Lo studente beneficia, secondo Convenzione e Patto Formativo, delle tutele (parzialmente) e dei doveri (interamente), responsabilità, connessi al d.lgs. 81/2008 TU sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro in attuazione dell' art. 1 della legge 123/2007 in materia di tutela della salute  e della sicurezza nei luoghi di lavoro, pur non avendo alcun rapporto di lavoro con l' impresa presso cui svolge l' alternanza e ciò infatti solleva diverse obiezioni, alla luce della realtà attuale delle cose.
Il MIUR, fino al 2016, ha previsto l' obbligo a carico delle singole scuole di formare gli studenti prima dello svolgimento del percorso in materia di sicurezza, norme infortunistiche e privacy sui luoghi di lavoro. La formazione a questi fini, in materia di licenza e retribuzione, non é però stata definita contemporaneamente, rispetto ai docenti e/o al personale scolastico. Le scuole si sono  naturalmente trovate spesso e volentieri impreparate di fronte a tale obbligo, penalizzando i lavoratori e gli studenti: con la presenza di corsi di formazione erogati da privati e/o Camere di commercio, i c.d. ''Alternanza day'', a carico economicamente delle scuole e degli studenti stessi, se non anche, sempre, a discapito dell' apprendimento in classe. Lavori gratis e ti formi a pagamento.
Per non parlare del frangente assicurativo: esclusa la convenzione fra istituzione scolastica e INAIL e regime annesso relativamente alla frequentazione degli ambienti scolastici, per i primi due anni di alternanza non vi era nulla più rispetto al d.lgs. 81/2008 a tutela (formale) degli studenti. Lavori gratis, ti formi a pagamento e non hai coperture sufficienti contro gli infortuni, né conoscenze adeguate per tutelarti. Il lavoro o é sicuro o non é.
Un accordo di partenariato INAIL- MIUR é arrivato con la circolare 44 del 21 novembre 2016 per chiarire rispetto ai criteri per la trattazione dei casi di infortunio (e connessi aspetti contributivi). Dopo oltre un anno di buio, in cui le studentesse e gli studenti, oltre che i docenti, sono stati abbandonati a loro stessi, quando gli abusi e gli infortuni gravissimi sono stati e sono all' ordine del giorno e di cui le sole e uniche vittime sono gli studenti. Per formarti, per lavorare non devi rischiare la pelle.
Tuttavia, questa circolare resta lacunosa e non risolve il problema, anzi: non fornisce indicazioni sulla tutela rispetto alle parti dell' alternanza che si svolgono all' esterno della scuola e nei casi di percorsi svolti all' estero. Infatti manca una tutela degli studenti in itinere, ovvero durante gli spostamenti da casa verso il soggetto ospitante, l' azienda e viceversa, quando si tratti di attività svolte al di fuori della scuola; non vi é copertura assicurativa prevista in caso di infortunio, come non vi sono rimborsi previsti relativi ai costi di spostamento, dei trasporti, sempre a carico degli studenti. Da questo discende inoltre che le famiglie potrebbe attivare contenziosi contro la scuola. Non devi pagare per lavorare, nè tantomeno per lavorare gratis e sottoposto/a ad ogni genere di rischio.
Sulla realizzazione di corsi di formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, l' accordo arriva tardi...In questo anno di applicazione della Buona Scuola sono stati appunto numerosissimi i casi di corsi di formazione erogati a costi enormi da società di consulenza o singoli professionisti, di denunce di pacchetti formativi effettuati ammassando più classi in solo ambiente, etc.
In sostanza, gli studenti non hanno ricevuto una conoscenza essenziale, di qualità e utile, in più dovendo sostenere costi esorbidanti, insieme alle scuole.
Resta perciò fermo il fatto che l' INAIL ha escluso un modello specifico di realizzazione dei corsi riferito agli studenti in regime di alternanza scuola- lavoro.
Rispetto alla tutela anti-infortunistica, in analogia con la normativa generale, questa si applica per i rischi legati ad attività svolta in ambiente di lavoro, inteso come non solamente il luogo fisico del soggetto ospitante, ma anche ''un eventuale cantiere all'aperto o un luogo pubblico, purché in essi si svolga un progetto di alternanza scuola-lavoro”.
Rispetto alle prestazioni che l' INAIL eroga, in caso di infortuni e/ o malattie professionali, le principali sono : economiche (indennizzo del danno biologico in capitale per menomazioni integrità psicofisica pari o superiori al 6%, rendita per menomazioni di grado superiore al 16%, assegno per l' assistenza personale continuativa, integrazione della rendita, rimborso spese per farmaci e rimborso viaggi e soggiorno per cure termali e soggiorni climatici), sanitarie (prime cure ambulatoriali, accertamenti medico- legali) e protesiche (fornitura di protesi, ortesi e ausili).

Emerge che gli studenti non hanno diritto all' indennità per inabilità temporanea assoluta.

Ma soprattutto la responsabilità dell' azienda in caso di infortunio e malattia professionale degli allievi, dove sta ?
In questo caso, infatti, lo studente deve denunciare l' infortunio al dirigente scolastico o al soggetto incaricato nella convenzione tra scuola e soggetto ospitante.  Se lo studente comunica l' infortunio solo all' azienda, quest' ultima deve notificarlo al dirigente scolastico. E' compito suo infatti presentare denuncia all' INAIL di infortunio sul lavoro e di malattia professionale degli studenti in alternanza scuola- lavoro.  Di conseguenza é l' INAIL che può agire in rivalsa sull' azienda.
Infatti sulla carta, solo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, lo studente in alternanza dovrebbe essere equiparato in tutto e per tutto ad un lavoratore dipendente ; ma, nei fatti, abbiamo visto che non é così.
A carico dell' azienda si configura l' adempimento di almeno tre obblighi fondamentali, prima di inserire lo studente nell' organizzazione produttiva: la sorveglianza sanitaria, per verificare l' idoneità alla mansione o comunque l' idoneità a essere impiegato in un determinato contesto professionale e ambientale; la formazione relativa ai rischi generali e specifici dell' azienda ; la consegna dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) necessari e sufficienti per assicurare allo studente la possibilità di svolgere la sua esperienza in assoluta sicurezza (tipo guanti, casco etc.)
Rispetto alla sorveglianza sanitaria, l' azienda ne é, in pratica, totalmente esonerata, visto che le linee guida del Ministero dell' Istruzione prevedono la stipula di accordi in merito affinché gli adempimenti del caso si considerino assolti per il datore grazie ad una semplice visita medica preventiva, da affidare al medico competente dell' istituzione scolastica, ovvero alla ASL. Rispetto alla formazione, si veda sopra, in quanto viene rilasciata in maniera generica, quindi inutile a livello teorico, con costi a carico di scuole e studenti, con zero riscontri pratici. In linea con il dato nazionale, secondo cui in Italia l' investimento aziendale in termini di prevenzione é a livelli minimi se non inesistente, visti i numeri degli infortuni e delle morti sul lavoro. Non sono fatalità.
La previsione resta quindi di dubbia portata in quanto, come ci dimostra l' infortunio quasi mortale subito da studente minorenne a La Spezia, le azienda speculano in maniera folle sugli allievi in termini di rischi appunto, assegnando mansioni assolutamente inutili dal lato formativo ed estremamente pericolose, inadatte sotto ogni punto di vista, dando ampio sfogo a profili di illegalità penale (ammesso anche solo che, per guidare un carrello elevatore, lo studente avrebbe dovuto, come minimo, possedere una patente apposita che mancava, come mancavano evidentemente i Dpi e la formazione relativa all' uso del mezzo). Come ci dimostra il caso pugliese degli studenti mandati all' Ilva di Taranto, per non parlare dello stabilimento di Genova. Un' impresa, quella dell' Ilva, che minaccia da ultimo minimo 4000 esuberi e dove i lavoratori conducono da diversi anni lotte contro condizioni di lavoro disumane  e licenziamenti.
Si ricordi ancora che, come sottolineato in precedenza, gli studenti non hanno in nessun caso diritto all' indennità per inabilità temporanea assoluta nel campo delle prestazioni erogate dall' INAIL.
Tutto ciò quando il mercato italiano vede, nel 2017, un aumento delle morti sul lavoro del 5, 2 %  e zero prevenzione: secondo i dati di settembre, per la prima volta da 25 anni, infatti, infortuni e morti denunciati aumentano nei primi sette mesi dell' anno. 591 morti in sette mesi, significa quasi tre al giorno. Di cui la gran parte (431) ha perso la vita sul posto di lavoro, gli altri 160 (in forte crescita) durante il tragitto dall' abitazione al cantiere o alla fabbrica.
Inoltre, e questo varrà chiaramente anche per gli studenti in alternanza  con montante da specificarsi, bisogna dire che l' indennizzo dall' Inail (per i lavoratori in genere pari a metà della retribuzione) é legato alla dimostrazione, prova a carico del lavoratore/studente, che l' infortunio sia legato al lavoro svolto. E' inoltre necessario essere iscritti all' INAIL prima di perdere la vita. Per i lavoratori viene quindi di solito riconosciuto un 65% dei casi denunciati. Secondo l' Osservatorio indipendente di Bologna che monitora gli infortuni mortali, in teoria, dei numeri del 2017 calcolati fino a settembre, si ipotizza che solo 380 degli incidenti mortali saranno indennizzabili. Come dire che il 35%-40% di queste morti non esista, innanzitutto perché i lavoratori non sono iscritti all' Inail o sono in nero.
A fronte della realtà italiana dove non esiste di base la sicurezza di fabbriche e cantieri e le imprese non investono nella prevenzione tout court, il costo, in termini di salute in primis, ricade solo sullo studente lanciato in un mercato del lavoro dominato da una logica dei profitti oggi più che mai feroce. Dove il Jobs Act che, in linea con la politica liberista del Pacchetto Treu di questi ultimi venti anni, ha fornito il  seguente quadro di cui l' alternanza scuola- lavoro é solo l' ultimo tassello: precariato, zero diritti, attacco alla possibilità di scioperare, retribuzioni da fame, lavoro gratuito, dequalificazione, investimenti solamente in incentivi per le aziende in vista dell' abbassamento del costo del lavoro, ovvero degli studenti e dei lavoratori.

STUDENTI CHE LAVORANO GRATIS E LAVORATORI LICENZIATI: ZERO TUTELE E MASSIMO DEI PROFITTI.

L' alternanza scuola lavoro, la Buona Scuola é quindi l' ennesimo regalo al padronato italiano, dopo il Jobs Act. Il costo per gli studenti e per i lavoratori é altissimo in termini di salute, di formazione, istruzione, di diritti sociali e sindacali. La posta in gioco é troppo alta per restare a guardare la stessa offensiva padronale che colpisce tutti e tutte e per questo la risposta deve essere unitaria.
Il padronato italiano, sgravato da costi e responsabilità, sfrutta tutta la forza- lavoro disponibile per vessarla e mantenerla in condizione di ricatto : la prese in carico di studenti a lavorare gratis, a fronte di licenziamenti di personale, comunque precario, ma ritenuto troppo costoso.
Abbattere i costi, aumentare i profitti e, per farlo, abbattere i diritti, ridurre la formazione, per avere forza- lavoro disorganizzata, divisa e non istruita.
Dal lato degli studenti, nel quadro dell' alternanza- scuola lavoro, il padronato sfrutta la logica dell' uberizzazione: l' auto- realizzazione, la c.d. acquisizione di competenze e strategie produttive per accrescere la propria formazione, volta ad incentivare una filosofia individualista, che con la pretesa generazionale, divide. Secondo cui l' obiettivo dello studente, asservito in realtà al mercato il cui interesse é massimizzare il valore del prodotto, non di chi lo produce, é la schermata dell' auto- imprenditorialità. L' auto- imprenditorialità come obiettivo spacciato dall' economia liberista, alla quale l' istruzione pubblica si piega, nasconde invece realtà di estremo sfruttamento e precarizzazione, come appunto nel caso dei riders di Foodora, spesso universitari, comunque quasi tutti giovani, la cui consegna in Italia é pagata 3,60 euro netti, con spese di manutenzione bici e divise a carico loro, senza premi malattie e indennizzi e coperture sanitarie/ assicurative: sono infatti auto- imprenditori. Per cui la realtà della gig economy attuale cosa dimostra veramente? Che il sogno dell' uberizzazione, dell' auto- imprenditorialità di cui l' alternanza scuola- lavoro viene impregnata, significa produzione dell' isolamento dei lavoratori, impossibilità di esercitare diritti sindacali, di fare sciopero, non essendo formalmente dipendenti da contratto e sottoposizione a rischi a livello di sicurezza e salute a livelli altissimi. Il tutto nella totale esenzione, irresponsabilità della azienda, contro cui legalemente per esempio é non possibile impugnare un licenziamento, non essendoci da contratto un rapporto di lavoro subordinato. Non a caso, emerge che l' unico contenzioso lavoristico verificatosi contro Foodora, in Italia, a Torino, sia quello per riconoscere che ricorrono tutti i presupposti perché il rapporto di lavoro venga riconosciuto come subordinato.
Tutto ciò riesce a dare ancora un altro esempio pratico della portata base che assume l' alternanza scuola- lavoro, ma con contorni, nello specifico, aggravati: in quanto non vi é retribuzione nemmeno a cottimo, é gratuita e non é considerata in alcun modo rapporto di lavoro che sia dipendente o autonomo o finto autonomo. E questo non é  un' ''esperienza '' che lo studente deve fare.

FUORI IL JOBS ACT DALLE SCUOLE E DAI POSTI DI LAVORO !

Contrastare tutto questo significa opporsi alla divisione fra gli studenti, alla divisione fra studenti e lavoratori che i padroni vogliono imporci, quando invece tutti subiamo lo stesso attacco che si concretizza in un presente di precarietà assoluta e disoccupazione, che supera in peggio e in termini quantitativi, perché tocca tutta la classe, la cosiddetta generazione no future.
Questo significa solamente una cosa: é necessario unirsi, attraverso assemblee generali, comitati di mobilitazione, in manifestazioni per rigettare Jobs Act e Buona Scuola e i loro effetti devastanti in soli due anni, come faccia di un' unica medaglia, per rilanciare un movimento contro l' offensiva padronale. Tutto ciò é possibile, come é stato dimostrato dal maggio 2015 quando il movimento degli insegnanti e degli studenti si é mobilitato contro la Buona Scuola, costituendo uno dei momenti di lotta più grandi contro il governo Renzi, e uno dei più importanti da decenni.

A questo serve lo strumento dello sciopero generale, e la giornata del 13 ottobre contro l' alternanza scuola- lavoro, il lavoro gratuito, per un' istruzione garantita a tutti e tutte, può essere l' occasione per intraprendere questa strada, fino ad una nuova data di lotta che sia in piazza con i lavoratori, a partire appunto dallo sciopero generale del 27 ottobre. Una data nata complessivamente dalla stessa esigenza: per garantire il diritto universale alla salute, all' abitare, alla scuola, alla mobilità pubblica e tutele reali di reddito ; per la pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi, per l' abolizione della legge Fornero ; contro il TUR 10 gennaio 2014 ; contro la guerra e le spese militari ; per aumenti salariali, riduzione dell' orario di lavoro, per investimenti pubblici in ambiente e territorio ; per difendere il diritto di sciopero dalle leggi che lo vincolano; per abolire le disuguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere e quelle nei confronti degli immigrati ; per fermare le privatizzazioni e le liberalizzazioni.
Rifiutiamo l' alternanza scuola- lavoro tutti insieme, per l' autorganizzazione degli studenti e dei lavoratori della scuola e dei lavoratori e degli studenti nei luoghi di lavoro, per la libertà di scegliere e di decidere sulla nostre condizioni di studio, vita e lavoro secondo i nostri bisogni e necessità, non secondo il mercato !

Fuori il  Jobs act dalle scuole e dai posti di lavoro!

Marta Positò