Post in evidenza

Verso il 10 ottobre

  🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Carabinieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Carabinieri. Mostra tutti i post

Il semaforo verde di Russia e Cina al piano coloniale di Trump

 


Il popolo palestinese non ha amici in alto ma solo in basso

19 Novembre 2025

English version

L'astensione di Russia e Cina nel Consiglio Generale dell'ONU sul piano Trump per la Palestina è densa di significato politico. L'astensione è la rinuncia a ogni potere di veto. La rinuncia al potere di veto significa che il piano coloniale americano avrà la copertura delle Nazioni Unite.

Un imperialismo USA che per due anni ha fatto scudo alla barbarie sionista anche col ricorso al proprio potere di veto in sede ONU ha ottenuto dagli imperialismi rivali non solo un sospirato lasciapassare ma la più alta copertura diplomatica. È ciò che Trump chiedeva. È ciò che Trump ha ottenuto.

La soluzione maschera un mercimonio negoziale tra interessi diversi.

La Cina non solo è un grande partner commerciale di Israele ma è impegnata nel negoziato globale con gli USA: sul piano commerciale, lungo la partita di scambio fra terre rare e dazi, e sul più ampio scenario degli equilibri mondiali, a partire dai mari dell'Asia. Il via libera di Pechino a Trump sarà messo sul piatto di questa bilancia negoziale.

La Russia, dal canto suo, non solo è il secondo partner politico dello Stato sionista dopo gli USA, ma punta a incassare le aperture di Trump nella partita ucraina e sul Mare Artico. Il semaforo verde al bonaparte di Washington chiede dunque contropartite su altri terreni.

Peraltro, sia l'imperialismo russo che l'imperialismo cinese sono interessati a buone relazioni con i regimi arabi, in particolare con le grandi monarchie del Golfo. E i regimi arabi avevano e hanno bisogno della copertura diplomatica ONU per imbarcarsi in una “forza internazionale di stabilizzazione” in Palestina a guida USA, con tutte le incognite e i rischi del caso, anche nel rapporto con le proprie opinioni pubbliche. Mosca e Pechino hanno garantito la copertura richiesta.

Ogni ipocrisia diplomatica si nutre naturalmente di tortuosità. Due giorni prima del clamoroso lasciapassare, la Russia aveva avanzato una propria proposta nel Consiglio di sicurezza che citava l'eterna bufala dei “due Stati per due popoli”. Lo scopo era quello di poter vantare l'inserimento successivo nella risoluzione ONU di un vaghissimo riferimento alla questione palestinese quale frutto della propria pressione. La verità è che le finzioni retoriche stanno a zero. Servono ai regimi arabi per mascherare la propria subordinazione all'imperialismo USA e al sionismo, così come servono a Russia e Cina per esibire benemerenze presso i regimi arabi. Ciò che conta materialmente è altro.

Il piano Trump può procedere con le spalle coperte, da una posizione più avanzata. Mentre lo Stato sionista prosegue la propria macelleria: a Gaza, ulteriormente smembrata dalle forze israeliane, dove continuano distruzione di case, deportazioni, fame; in Cisgiordania, dove prosegue l'azione terrorista di esercito e coloni contro i palestinesi.

Il genocidio, in altre forme, perdura. Il disarmo e la distruzione della resistenza palestinese restano l'obiettivo comune di Trump, dello Stato sionista, delle borghesie arabe, degli imperialismi europei. Quanto alla ANP , già da decenni sul libro paga di Israele, chiede solo di essere caricata a bordo dell'operazione con qualche patacca di riconoscimento formale, fosse pure a futura memoria.

Certo, non mancano le contraddizioni. Israele non vuole la presenza turca nella forza internazionale a guida americana che entrerà nella Striscia. I regimi arabi, Egitto e Giordania in testa, sono disponibili a fornire truppe di occupazione, ma vorrebbero prima che altri facessero il lavoro sporco di disarmare Hamas. I governi europei sono in prima fila per il business della ricostruzione ma non vorrebbero arrischiare truppe, offrendo in cambio l'addestramento all'estero di una futura polizia palestinese, magari attraverso i Carabinieri. Persino Trump, che pur si candida a presiedere il protettorato coloniale da lui stesso insediato, non vuole un coinvolgimento diretto di truppe statunitensi a Gaza, perché teme contraccolpi elettorali in caso di bare americane.

Insomma, tutte le forze dominanti vogliono incassare la propria parte del bottino finale del genocidio ma senza pagarne il prezzo. La pentola non trova il coperchio. Il copione è ancora in cerca di firma.

Ma in ogni caso emerge, tanto più oggi, una verità incontestabile: il popolo palestinese e la sua resistenza non hanno amici tra le potenze imperialiste vecchie e nuove, nella diplomazia truffaldina dell'ONU, presso i governi arabi, nelle cosiddette democrazie europee. I suoi possibili alleati stanno in basso, fra i popoli oppressi, nella classe lavoratrice, e innanzitutto in quella nuova generazione che in tutto il mondo si è mobilitata con la Palestina nel cuore.

Solo una rivoluzione cambia le cose. Vale per tutti. Vale a maggior ragione per il popolo palestinese e per le masse oppresse di tutto il Medio Oriente.

Partito Comunista dei Lavoratori

Verità per Ramy, ucciso dallo stato borghese


 Lo stato ha ammazzato Raiy Elgaml e cerca di salvarsi la faccia. Lo stato ha le mani sporche del sangue dei lavoratori e dei loro figli. Così prova a raccontarci che non è stato ammazzato un ragazzo di 19 anni per la violenza e la prepotenza con cui agiscono le sue forze dell'ordine, ma che è morto un ladro e che è morto un immigrato.

Lo Stato italiano non produce altro che morte e violenza, toglie tutto alle nuove generazioni e le accusa della loro rabbia. Questa mobilitazione è il chiaro esempio che tutto ciò non può più essere la normalità, e non si può più accettare.

Il Partito Comunista dei Lavoratori si schiera dalla parte di Ramy, della sua famiglia dei suoi amici. Continuerà a lottare perché gli oppressi di tutta Italia, che subiscono la stessa violenza da parte dello stato, prendano in mano gli strumenti per costruire un mondo in cui nessun uomo possa ammazzare un altro uomo! Un mondo senza più padroni, un governo dei lavoratori.

Partito Comunista dei Lavoratori

In difesa di Alfredo Cospito

 


Trotskismo e anarcoinsurrezionalismo. L'assurda vicenda di Alfredo Cospito

Da dieci anni ormai il compagno anarchico Alfredo Cospito, aderente alla FAI-FRI, si trova in carcere a seguito di un attentato dimostrativo alla Scuola Allievi dei Carabinieri di Fossano, compiuto con un ordigno a basso potenziale che non ha causato vittime né feriti.

La FAI-FRI (Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale), da non confondere con la Federazione Anarchica Italiana, è un gruppo di cellule anarco-insurrezionaliste a struttura “orizzontale” (quindi privo di vertici e basato sull'azione individualistica dei suoi aderenti) che basa la sua azione soprattutto sulla clandestinità e sulla lotta armata.

Alfredo Cospito, dopo l'arresto del 2012, ha rivendicato il ferimento del dirigente Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova il 7 maggio 2012, e nel 2016 è stato imputato per associazione sovversiva con finalità di terrorismo nell'ambito dell'operazione “Scripta Manent”, che ha visto coinvolti anche altri militanti anarchici.

Dal luglio del 2022 l'imputazione ai danni di Alfredo è stata cambiata in quella, assurda se contiamo l'entità dell'attentato da lui compiuto, di “strage politica”, che prevede la pena in assoluto più alta del nostro regime carcerario, ovvero l'ergastolo ostativo.

Per rendere l'idea, basti pensare che tale pena non è stata usata nemmeno contro i mafiosi responsabili della strage di Capaci!

Dal 5 maggio del 2022 Alfredo è sottoposto alla tortura disumana del regime 41-bis che, contrariamente a quanto il pensiero comune è portato a credere, non si applica solamente nei confronti dei boss mafiosi ma viene anzi applicato anche a molti militanti politici e dal quale si può uscire solo attraverso l'abiura delle proprie idee o la delazione ai danni di altri compagni.

Ed è proprio per le sue idee che è stato sottoposto a tali restrizioni, perché dall'interno del carcere ha continuato a diffondere il suo pensiero attraverso scritti e corrispondenza e questo per lo Stato borghese è assolutamente inaccettabile: se ti trovi recluso, impossibilitato all'azione pratica, non devi azzardarti neanche ad approcciarti a quella teorica!

Un aneddoto che rende l'idea di quanto il loro Stato “democratico” permetta la libertà di parola ai compagni incarcerati, il 20 ottobre durante l'udienza presso il tribunale di sorveglianza di Sassari, mentre Alfredo era collegato in video-conferenza e cercava di leggere la propria dichiarazione, gli è stata tolta la voce premendo un bottone. La dichiarazione in questione è stata inoltre secretata dai giudici, e se i suoi avvocati la diffondessero all'esterno rischierebbero seri guai giudiziari.

Ad aggravare il quadro, dal 20 ottobre scorso Alfredo è entrato in sciopero della fame, sciopero che nelle sue intenzioni si concluderà solo con la sua morte. Come dargli torto: se lo Stato borghese ti toglie la libertà di agire, scrivere, parlare e financo pensare, si può forse chiamare vita l'oblio nel quale le istituzioni repubblicane ti confinano?

Da marxisti rivoluzionari, noi non siamo contro la violenza tout court. Siamo comunisti, non pacifisti; la nostra bandiera è quella rossa, non quella arcobaleno« della pace.

Lo Stato uccide continuamente, tramite le sue forze armate grazie alle quali è pericoloso persino tornare a casa la notte dopo essere usciti con gli amici (Aldrovandi) o tenere in tasca qualche grammo di hashish (Cucchi) perché simili affronti possono anche costare la vita al malcapitato di turno.

Lo Stato, ed è cronaca di questi giorni col caso della (finta) condanna ai padroni responsabili della morte di Luana D'Orazio, legittima gli omicidi dei proletari da parte dei capitalisti: viviamo in una “democrazia” nella quale per una bomba a basso potenziale in una caserma dei Carabinieri si viene condannati all'ergastolo ostativo e per una strage in fabbrica nella quale muoiono sette operai (ThyssenKrupp) ti becchi qualche annetto magari da scontare ai domiciliari nella tua villa con piscina.

Quindi la domanda è: chi è davvero il violento? Chi legittima omicidi e vessazioni dettate da una supremazia di classe che in un mondo giusto non dovrebbe aver ragione di esistere, o chi lotta contro le ingiustizie quotidiane e contro una classe e un sistema che storicamente ha dichiarato guerra alle classi meno abbienti?

Come dice Lev Trotsky nel suo scritto “Terrorismo e comunismo”: «Non lo capite, o bigotti! Ve lo vogliamo spiegare. Il terrore dello zarismo era rivolto contro il proletariato. La gendarmeria dello zar accoppava gli operai che lottavano per il regime socialista. Le nostre commissioni straordinarie fucilano i proprietari di fondi, i capitalisti, i generali, che tentano di ristabilire il regime capitalista. Capite voi questa... sfumatura? Sì? Essa basta perfettamente per noi comunisti!»

Va però detto che, come non siamo contrari alla violenza dettata dalla lotta di classe, essa non ha senso in situazioni e condizioni che non vedano coinvolto largamente il proletariato.

Le azioni isolate, il terrorismo individuale, il lottarmatismo non hanno senso se alle spalle non si ha la classe operaia organizzata e cosciente. Compito dell'avanguardia rivoluzionaria è formare la coscienza di classe tra le masse proletarie, non farsi individualmente “avanguardia” tramite azioni assolutamente scollegate dalla lotta di classe e dal movimento operaio.

Anche perché se ci si “immola” singolarmente, la vendetta dello Stato borghese sarà implacabile contro un singolo, cosa che non gli sarebbe possibile contro larghe masse organizzate.

Lo spiegava sempre Trotsky in un altro suo scritto (“La loro morale e la nostra”, nel quale, polemizzando contro lo stalinismo, toccava en passant anche l'argomento del terrorismo):

«Il terrorismo individuale è ammissibile o no, dal punto di vista della «morale pura»? Sotto questa forma astratta, per noi la domanda non si pone nemmeno. I borghesi conservatori svizzeri tributano tuttora elogi ufficiali al terrorista Guglielmo Tell. Le nostre simpatie vanno senza riserve ai terroristi irlandesi, russi, polacchi, indù ribellatisi a un gioco politico e nazionale. Kirov, satrapo brutale, non suscita in noi alcuna compassione. Noi restiamo neutrali riguardo a colui che l’ha ucciso solo perché ignoriamo i suoi moventi. Se apprendessimo che Nikolaev ha colpito consapevolmente nell’intento di vendicare gli operai di cui Kirov calpestava i diritti, le nostre simpatie andrebbero senza riserve al terrorista. Ma ciò che è decisivo ai nostri occhi non è il movente soggettivo, bensì l’utilità oggettiva. Il tale mezzo può condurci alla meta? Per il terrorismo individuale, la teoria e l’esperienza testimoniano del contrario. Noi diciamo al terrorista: non è possibile sostituirsi alle masse; il tuo eroismo troverebbe di che applicarsi utilmente solo in seno a un movimento di masse. Nell’ambito di una guerra civile, l’assassinio di taluni oppressori non appartiene più al terrorismo individuale. Se un rivoluzionario facesse saltare in aria il generale Franco e il suo stato maggiore, è dubbio che quest’atto susciterebbe l’indignazione morale, persino fra gli eunuchi della democrazia. In tempo di guerra civile, un atto di questo genere sarebbe politicamente utile. Così, per quel concerne il problema più grave – quello dell’omicidio – le regole morali sono del tutto inoperanti. Il giudizio morale è condizionato, col giudizio politico, dalle necessità interne della lotta».

Tirando le somme, pur non condividendone in pieno le azioni per i motivi esplicati, da comunisti rivoluzionari non possiamo non esprimere la nostra massima solidarietà al compagno Alfredo Cospito e a tutti gli anarchici e le anarchiche che subiscono le vessazioni dello Stato borghese per gli ideali che li animano.

Perché Alfredo venga tolto dall'inumano regime di 41-bis e possa interrompere il suo sciopero, perché la violenza repressiva non spenga in questo modo la vita di un anarchico che non ha ucciso nessuno.

Contro lo Stato borghese, le prigioni e il 41-bis!

Partito Comunista dei Lavoratori

Vigili del Fuoco: basta emergenze!

 


Unire la lotta! Solo la lotta paga!

7 Settembre 2022

Testo del volantino in distribuzione nelle mobilitazioni di settembre dei Vigili del Fuoco

L'estate che sta finendo porta a bilancio l'immagine nitida di un sistema in crisi.
Innanzitutto un sistema globale che non riesce a far fronte alla crisi climatica-ambientale a livello planetario: aumento dell'inquinamento, dei gas serra, dei veleni, aumento delle temperature, quindi degli incendi e dei fenomeni meteorologici sempre più violenti e devastanti, a cui i vigili del fuoco devono far fronte. Ma crisi anche della macchina dei soccorsi, con l'evidente inadeguatezza della risposta generale: un Corpo in continuo stato di emergenza (spesso neanche dichiarato), raddoppi turni, straordinari, missioni, mancanza di mezzi e supporto...

Questa è solo la punta dell'iceberg, la parte più visibile. Le problematiche del Corpo e le difficoltà che vivono quotidianamente i suoi lavoratori continuano con una lunga lista. Bene hanno fatto le organizzazioni sindacali di USB e di CGIL, UIL, CISL e CONFSAL a lanciare la mobilitazione su temi importanti. Il Partito Comunista dei Lavoratori è a fianco di queste mobilitazioni.

Non unirle è stata però un'occasione persa. Pesano ancora interessi di apparato di certe sigle. Se è giusto isolare i sindacati gialli, corrotti e leccapiedi dei dirigenti e dell'amministrazione (e degli apparati repressivi), bisogna invece unire il più ampio fronte di lavoratori su una piattaforma avanzata.
Allo stesso tempo, la mobilitazione non deve scadere in una semplice sfilata, tanto per rendersi visibili in periodo elettorale, ma la lotta deve continuare in maniera incisiva, con il protagonismo dei lavoratori.

L'esperienza ci insegna che nessuna conquista reale (nella storia dell'umanità) è stata fatta senza la lotta di classe. Il prossimo governo, di qualsiasi colore sia, non risolverà alcuna di queste problematiche, perché sarà un governo della borghesia contro la classe lavoratrice, dove sarà il capitalismo e la legge del profitto a comandare ancora, portando avanti guerre, distruggendo ulteriormente l'ambiente e creando sempre più povertà, togliendo ai poveri (e mettendoli in competizione tra loro) per dare ai ricchi.

La lotta dei Vigili del Fuoco, per avanzare ed imporsi, deve raccogliere queste istanze:

- No alla guerra. Stop alle spese militari. Dirottare queste somme al comparto del soccorso e alla sanità;
- Scioglimento dell'Arma dei Carabinieri, doppione di corpo (militare) repressivo dello stato. Dirottare le risorse all'inclusione e alla crescita sociale, in modo da diminuire così il numero complessivo degli interventi (un'altissima percentuale dei nostri interventi è legata alle condizioni sociali della popolazione);
- Rinnovo contrattuale subito (già scaduto da 8 mesi);
- Allineamento dei salari dei Vigili del Fuoco ai pompieri del centro e Nord Europa;
- Pensioni certe e dignitose per tutti, equivalenti al 100% dello stipendio medio dell'ultimo anno;
- Assunzioni subito e potenziamento dell'organico fino ad arrivare a 40.000 unità operative reali;
- Sistema integrato INAIL per infortuni e malattie professionali;
- Un riordino dei Vigili del Fuoco dove sia prevista l'introduzione delle cariche elettive, eleggibili dalla base e revocabili in qualsiasi momento, per le figure dei capi turno, dei capi turno provinciali, capi distaccamento, responsabili dei servizi; dividere le carriere dei funzionari tra chi si occupa prettamente di questioni operative e chi si occupa d'altro (e contrattualizzare tutto); introdurre la valutazione, vincolante per la progressione di carriera, dei funzionari da parte della base (operativi e amministrativi); eliminare la burocrazia, a partire dall'eliminazione delle figure prefettizie ai vertici del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, in modo da abolire la dualità al vertice del Corpo; elezione del Capo del Corpo da parte di tutti i lavoratori del Corpo;
- Per un altro sistema di progressioni di carriera, senza copiare altri corpi estranei ai Vigili del Fuoco;
- Opere di intervento nelle sedi di servizio per renderle adeguate alle esigenze quotidiane ed operative;
- Diritto ad una mensa di qualità in ogni distaccamento;
- Internalizzazione dei cuochi e degli addetti alle pulizie;
- Politiche di parità di genere, combattere il sessismo ed il maschilismo nelle caserme;
- Elezioni democratiche delle RSU e passaggi democratici tra i lavoratori per i temi più importanti;
- Per il ritorno al modello privatistico.

Occorre un fronte di lotta tra tutti i lavoratori, sapendo che solo la rivoluzione cambia le cose e solo un governo del proletariato ed il socialismo potrà realizzare una vera alternativa.

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà a USB contro le provocazioni


 Il Partito Comunista dei Lavoratori dichiara la propria solidarietà con il sindacato USB contro la provocazione di cui è stato oggetto.


La perquisizione stamane della sede nazionale di USB a Roma da parte dei carabinieri “alla ricerca di armi” è un fatto inaudito, tanto più se avvenuto, come sembra, sulla base di una segnalazione anonima. È il riflesso paradossale di un'isteria da clima di guerra che accompagna i piani di riarmo dell'imperialismo italiano e della NATO dopo l'invasione dell'Ucraina da parte dell'imperialismo russo, piani di riarmo oggi approvati in Parlamento dalla totalità dei partiti borghesi a sostegno dell'unità nazionale attorno a Draghi.

Contro la campagna bellicista dell'imperialismo di casa nostra, contro la militarizzazione dell'opinione pubblica, denunciamo questa azione dei Carabinieri come un gravissimo precedente, di cui chiamare a rispondere il Ministro degli Interni.

Giù le mani dal sindacato!

Crediamo importante la solidarietà unitaria e collettiva a USB da parte di tutte le sinistre politiche e sindacali.

Partito Comunista dei Lavoratori

La porta sul cuore di tenebra dello Stato borghese

Sulla vicenda della caserma di Piacenza

Nell'ottobre 2018 scrivevamo, a proposito del caso di Stefano Cucchi e dell'eroica battaglia di Ilaria per la verità sul suo assassinio da parte dell'Arma dei Carabinieri: “Il cuore profondo dello Stato getta la maschera e viene allo scoperto”.

Un cuore di tenebra. È quello che emerge dall'inchiesta della Guardia di Finanza sulle vicende terribili della caserma dei Carabinieri di Piacenza. Ancora una volta siamo solidali con le parole coraggiose di Ilaria: «un fatto enorme e gravissimo che ricorda la vicenda di mio fratello. Basta parlare di singole mele marce, i casi stanno diventando troppi. Il problema è nel sistema».

Certo, un sistema. Non mele marce, come invece la retorica massmediatica si affretta subito ad affermare. Sì, ma di quale sistema stiamo parlando? Non certo quello di un episodio ordinario di corruzione. La portata dell'indagine del procuratore, un lavoro che si prospetta enorme per svelare le catena delle complicità e le connivenze delle strutture di comando dell'Arma, ne è la più evidente smentita. Un lavoro che deve svelare come sia stato possibile che per anni i comandi dell'Arma abbiano coperto una situazione in cui un'intera caserma dei carabinieri si è organizzata con una struttura del tutto simile alla criminalità organizzata, perpetuando arresti illeciti, torture, estorsioni e spaccio. Non è un caso che un'indagine di questa portata sia stata sottratta alle autorità inquirenti dell'Arma stessa.

Il fatto è enorme, ma non ci deve stupire. In realtà l'episodio, solo una punta dell'iceberg, rivela per l'ennesima volta, dopo la macelleria messicana e le torture della caserma Bolzaneto nelle giornate di Genova del luglio 2001, gli altri casi di morti “accidentali” come quelle di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Serena Mollicone, per citare solo le più note, come funzionano realmente i corpi armati separati dello Stato borghese.
Ad ogni latitudine è evidente, come dimostrano gli omicidi a sfondo razziale della polizia statunitense: inflessibili nella protezione della proprietà privata e della sua sacralità (feroci bastonature dei picchetti operai), concessivi e garantisti con i reati dei cosiddetti colletti bianchi, repressivi nei confronti delle mobilitazioni popolari, razzisti nei confronti delle minoranze, impuniti e quindi dediti ad ogni corruzione e nefandezza, protetti dal proprio spirito di corpo che li pone in difesa dell'ordine borghese al di sopra delle stesse leggi borghesi, essi sono i più credibili testimoni della costituzione materiale dello Stato borghese profondo, insensibile per sua natura a qualsiasi costituzione formale.

Ribadiamo: proprio la natura organica dei corpi repressivi, il loro codice interno, la legge reale che governa le loro relazioni, li rende strumenti idonei alla difesa dell'ordine borghese della società.
Per questo nessun programma anticapitalista può rimuovere dal proprio orizzonte la questione dello Stato e della rivoluzione.
Partito Comunista dei Lavoratori

Il M5S sale sugli F-35

Per anni la propaganda grillina ha tuonato contro gli sprechi dei jet militari, in particolare contro gli F-35. Per raccattare voti in tutte le direzioni, anche la posa antimilitarista è sembrata uno strumento utile. 
Ora contrordine! 
Scalata la vetta del governo nazionale, conquistato il Ministero della Difesa (Elisabetta Trenta), conquistato il sottosegretariato alla Difesa (Angelo Tofalo), il M5S si è messo rapidamente l'elmetto. «Da tanti anni abbiamo parlato di questi F-35 in maniera distorta... Non possiamo rinunciare a una grande capacità tecnologica per la nostra aeronautica, che ci mette avanti rispetto a tanti altri paesi» dichiara ora compunto il sottosegretario Tofalo. Via libera dunque alla messe di miliardi per aerei da guerra. 

Il M5S di governo ha bisogno di mettere radici nel cuore profondo dello Stato, innanzitutto nell'apparato militare. La nomina di alti gradi dell'Esercito o dei Carabinieri in ruoli di governo (Ambiente) e sottogoverno non è un fatto casuale. Il M5S cerca legittimazione e riconoscimenti presso i poteri forti, per questo li lusinga con particolari attenzioni. La pioggia di miliardi negli F-35 è il prezzo dell'operazione. Pagheranno la sanità, la scuola, il lavoro. 

Doveva essere “il governo del cambiamento”, ma a cambiare sono solo i governanti (del capitale). Per il resto tutto come prima, a partire dal cinismo e dall'ipocrisia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il cuore profondo dello Stato getta la maschera e viene allo scoperto

Difendere Ilaria Cucchi da attacchi e intimidazioni!

L'incontro tra Ilaria Cucchi, la ministra della Difesa Trenta (M5S) e il Generale dei Carabinieri Nistri è stato rivelatore, una volta di più, del cuore profondo dello Stato.
“Non mi sarei mai attesa”, ha detto Ilaria, “uno sproloquio di 45 minuti del Generale contro i carabinieri che avevano parlato, con tanto di preannuncio della loro punizione. Quasi che il problema fosse quello di punire chi ha detto la verità sull'omicidio di mio fratello”. Nistri non ha smentito Ilaria. Mentre la ministra della Difesa, che deve tutelare il buon nome dell'Arma e soprattutto il proprio ministero, ha prudentemente dichiarato che Nistri "ha solo richiamato il senso del dovere nell'ordine militare”.

Ecco, in questa frase dal sen fuggita sta la verità di quel colloquio. La preoccupazione del Generale dei Carabinieri non era quella di portare a Ilaria improbabili scuse per la prolungata copertura fornita dall'Arma agli assassini del fratello. La preoccupazione del Generale era quella di disinnescare il rischio di contagio di un esempio di infedeltà e tradimento verso l'ordine del comando. Anche quando la fedeltà al comando significa omertà su un assassinio.

Così funziona un corpo separato dello Stato. La sua legge interna è altra cosa dalla legge formale. Non obbedisce a disposizioni costituzionali, obbedisce al proprio codice separato. E la disciplina, la subordinazione alla gerarchia, la difesa del buon nome dell'ordine, sono la linea di confine di questo codice che non va mai varcata, neppure per dire la verità su un omicidio. Chi la varca deve sapere che sarà punito.
Nistri non ha dunque sbagliato o ecceduto nel colloquio con Ilaria, magari per incontinenza verbale. Ha proprio voluto inviare un segnale all'intero corpo dei Carabinieri, un ammonimento a futura memoria, un richiamo preventivo al principio di subordinazione.

Nelle ore successive, la coraggiosa denuncia di Ilaria sulle parole di Nistri sono costate a lei e alla sua famiglia una nuova infinita sequenza di minacce e di insulti, attraverso lettere anonime e i social, da parte di veri o presunti esponenti dell'Arma, di simpatizzanti dichiarati di Salvini, di canagliume fascistoide diversamente assortito. Non è un caso. Ilaria ha toccato il nervo scoperto del potere, quello vero. Le truppe irregolari di questo potere le hanno voluto semplicemente segnalare il rischio.
L'incolumità di Ilaria è ora in discussione, ed è difficile chiedere per lei la protezione dei Carabinieri. Ilaria Cucchi può essere protetta solamente da una campagna di denuncia e di mobilitazione, che non abbia paura di chiamare le cose con il loro nome. Le decine di migliaia di giovani che in tutta Italia hanno assistito al film Sulla mia pelle sono in questo senso il suo scudo migliore.
Partito Comunista dei Lavoratori