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BOLOGNA 3 AGOSTO 2022: PRESIDIO IN SOLIDARIETA' E PER LA LIBERAZIONE DEI COMPAGNI SINDACALISTI ARRESTATI

 


Alcune foto del presidio.

Di seguito il testo del volantino distribuito nell'occasione

Giù le mani dal sindacalismo combattivo!



La violenta azione giudiziaria e repressiva contro gli otto dirigenti e militanti del SI C0BAS e dell’USB perpetrata dalla procura di Piacenza è un ulteriore feroce attacco a un combattivo settore della classe lavoratrice, quello della logistica, e a tutto il sindacalismo conflittuale e di classe. E un monito per milioni di salariati e sfruttati.

La posta in gioco è la criminalizzazione delle lotte, la repressione di chi alza la testa contro l’abuso padronale e l’oppressione dello Stato, mettendo in discussione la pace sociale, cioè la guerra quotidiana contro le condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice e delle masse popolari.


In questi giorni, in queste ore, si approfondisce il solco tra chi è pronto a dare una risposta di classe al teorema giudiziario in corso con scioperi, picchetti, presidi davanti alle prefetture, e chi, come i sindacati di categoria di CGIL, CISL e UIL, dichiarano piena fiducia alla magistratura, avallando l’operazione repressiva dello Stato.

A fronte di questo attacco e dello scandalo della totale subalternità delle burocrazie sindacali alle ragioni dei capitalisti e del potere statale che ne cura gli interessi, secondo il principio di stabilità e governabilità, bisogna dare una risposta immediata e adeguata: le lotte non si processano; Aldo, Arafat, Bruno, Carlo, Fisal, Issa, Riadh e Roberto liberi subito!

Allo stesso tempo tutto il movimento sindacale e politico di classe deve lanciare la proposta di un ampio fronte e una piattaforma generale di lotta che punti a unificare tutte le vertenze in campo nell’ottica di coinvolgere milioni di salariati, ad aggregare attorno ad essi la maggioranza della società.

Perché solo l'irruzione dell'azione di massa, che metta al centro le ragioni dei salariati e delle masse popolari contro il carovita, le politiche economiche del governo e la militarizzazione in corso, aprirebbe dal basso un nuovo scenario politico. È lo spettro della ribellione sociale d'autunno, quella che i padroni temono, assieme a tutti i loro partiti; quella che le burocrazie sindacali in modo truffaldino evocano per vendere ai padroni il proprio ruolo di pompieri; quella che purtroppo le sinistre riformiste rimuovono, per non contrapporsi alle burocrazie sindacali limitandosi a criticare i padroni.

No alla repressione antioperaia!
Facciamo fronte unico contro la dittatura padronale e dello Stato borghese!

• Giù le mani dal sindacalismo combattivo e di classe: unifichiamo tutte le vertenze in un solo blocco!
• Contro l’economia di guerra, contro il caro prezzi e bollette: No ai piani di riarmo, blocco immediato delle tariffe di gas, luce, benzina, Controllo operaio sui prezzi, forti aumenti salariali e reintroduzione della scala mobile dei salari,
• Blocco dei licenziamenti e riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario.
• Salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame.
• Patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni.
• Eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.
• Via le leggi di precarizzazione del lavoro; basta appalti e sub-appalti!
• Istituzione di una cassa nazionale di resistenza per sostenere le lotte.
• Occupazione delle aziende che licenziano, battersi per la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio.

Come Partito Comunista dei Lavoratori ci impegneremo nelle lotte per il completo ritiro di tutte le misure giudiziarie e contro ogni forma di repressione padronale e istituzionale. Altrettanto ci impegneremo in ogni fronte unitario di avanguardia per sostenere la proposta del fronte unico di classe e di massa nella prospettiva di una alternativa anticapitalista. L’unica alternativa vera.





Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà ai sindacalisti arrestati!

 


Comunicato sugli arresti SI COBAS e USB

19 Luglio 2022

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria indignazione per la raffica di arresti domiciliari decisa dalla procura di Piacenza contro dirigenti sindacali locali e nazionali del SiCobas e della USB. Esprime ad essi la sua totale solidarietà.

Questa operazione rappresenta l'ennesima assurda provocazione della procuratrice capo Grazia Pradella. Questo magistrato pare ritenere, contraddicendo leggi e Costituzione, che qualsiasi lotta sindacale per migliorare le condizioni previste da un contratto nazionale sia illegale e costituisca addirittura un reato di estorsione. Questo facendosi strumento di un padronato particolarmente reazionario come quello di Piacenza.

Già l’anno scorso la Pradella aveva tentato una operazione analoga, addirittura concionando su quanto sarebbe stato il massimo giusto di salario oltre il quale ogni richiesta sarebbe appunto estorsiva. Con questo ponendo in discussione, con concezioni alla regime cinese, un diritto esercitato dai lavoratori italiani da quasi 200 anni fa e conquistato legalmente dal 1889.

Fortunatamente i livelli superiori della magistratura hanno assolto pienamente i compagni.

C’è da dire che il curriculum personale della Pradella non rivela bizzarrie solo riguardo alle lotte sindacali. Come sostituto procuratore a Milano si rese nota per una "graguignolesca" denuncia di un attentato nei suoi confronti, avendo “visto” un'ombra alla finestra del palazzo di fronte al suo che “forse” imbracciava un fucile. Va da sé che di questo “attentato” non si sia trovato il minimo indizio.

Poi la Pradella ha tentato (in nome di sue fantasiose ricostruzioni ) di insabbiare, senza riuscirci, la inchiesta del giudice Salvini che è riuscito finalmente dopo decenni, a individuare i veri colpevoli della strage di Piazza Fontana, giungendo fianco a denunciare Salvini, con motivazioni risibili, al consiglio superiore della magistratura.

Fatto questo a Milano, promossa incredibilmente a capo della procura di Piacenza, è passata ad attaccare lavoratori e sindacati combattivi. Certo in questa sua azione è stata presumibilmente spinta e facilitata dal clima
generale di azione antioperaia di tutti i governi degli ultimi decenni, e in particolare di quello dei Cinque stelle con la Lega (primo governo Conte) con i cosiddetti “decreti Salvini”.

Tuttavia speriamo che anche oggi, come l’anno scorso, tutto si concluda in un nulla di fatto. Auspichiamo anche, pur nella nostra diffidenza nelle istituzioni dello stato borghese, che un membro del Consiglio superiore della magistratura ponga in quella sede la questione, se non di cacciare Grazia Pradella dalla magistratura, come
sarebbe logico, perlomeno di mutarla di sede per incompatibilità ambientale.

In ogni caso è evidente per noi che la risoluzione positiva di questo fatto sarà certo legata allo sviluppo immediato di mobilitazioni e azioni di protesta che come PCL sosterremo pienamente. Tutte!

Partito Comunista dei Lavoratori

Assassinio a Novara

 


Tutti a Roma!

Il PCL esprime il proprio dolore e la piena solidarietà ai lavoratori in lotta e a SICobas per l'assassinio di Adil Belakhdim.

L'assassinio di Adil, operaio, dirigente sindacale del SICobas a Novara, da parte di un crumiro che col camion ha sfondato il picchetto, non è un evento casuale. È il prodotto del clima da Far West che il padronato della logistica ha imposto nel settore, con il ricorso a mazzieri prezzolati come a Tavazzano e a Prato. È il riflesso della criminalizzazione strisciante delle forme di lotta radicali a difesa del lavoro sancita dai decreti Salvini, tuttora pienamente operanti. È questo il contesto che ha armato l'assassino di Adil.

Il governo e i suoi ministri che oggi dichiarano «preoccupazione» per l'accaduto sono i massimi fiduciari di quegli stessi padroni della logistica che ricorrono a misure di terrore contro gli scioperanti. Sono i responsabili politici di quella polizia che lascia fare ai mazzieri e poi inquisisce chi si difende da questi. Si appoggiano in Parlamento su un'unità nazionale che abbraccia quei partiti razzisti e reazionari che hanno promosso le campagne d'ordine contro i picchetti. Sono gli stessi che annunciano lo sblocco generale dei licenziamenti contro cui Adil lottava.

Padroni e governo sono dunque pienamente responsabili dell'accaduto.

Contro padroni e governo c'è una ragione in più per sostenere le lotte operaie, estenderle e unificarle sul terreno dello sciopero generale. Ed anche per affrontare, nella logistica, il tema dell'autodifesa delle lotte stesse contro mazzieri e crumiri.

La manifestazione nazionale a Roma di domani acquista dopo quanto accaduto una importanza ancora maggiore.

Tutti a Roma!

Partito Comunista dei Lavoratori

Se toccano uno.. 18 giugno, sciopero della logistica

 


Pubblichiamo il comunicato dell’area Riconquistiamo Tutto - Opposizione CGIL in sostegno allo sciopero della logistica di venerdì 18 giugno e in appoggio alla manifestazione nazionale di sabato 19 giugno a Roma

17 Giugno 2021

Il 18 giugno il settore merci e logistica si ferma contro la repressione padronale, il peggioramento delle condizioni di lavoro delle operaie e degli operai della logistica, il sistema criminale del subappalto.

Esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà ai lavoratori della FedEx-TNT aggrediti in maniera squadrista da un gruppuscolo di guardie private e crumiri istigati dal padrone della piattaforma logistica, Zampieri, sotto la presenza immobile delle cosiddette Forze dell’Ordine.

Dopo questa aggressione, un altro picchetto di lavoratori e lavoratrici è stato smantellato con la forza alla Texprint di Prato. Altro che ipotesi concertative, viviamo l’emergere di pratiche squadristiche antisindacali contro lavoratori e lavoratrici della logistica che ci portano alla mente la Pinkerton e le esperienze statunitensi, cioè il tentativo di una radicale limitazione e di una repressione (anche fisica) di ogni minimo diritto sindacale individuale e collettivo.

Questa aggressione antioperaia sta assumendo contorni sempre più accesi e diffusi: per queste ragioni riteniamo importante la giornata di lotta del 18 giugno, ci auguriamo veda un’ampia e significativa adesione, invitiamo tutte le RSU e le RSA a sostenerla e i lavoratori e le lavoratrici della logistica a parteciparvi.

Appoggiamo allo stesso modo la manifestazione di sabato 19 giugno poiché ne condividiamo le parole d’ordine, che in maniera ostinata e contraria portiamo avanti in CGIL per ottenere dalla nostra organizzazione l’indizione dello sciopero generale nazionale.

Contro la repressione padronale e delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori!

Contro il silenzio complice dello Stato davanti alla tragedia delle morti sul lavoro!

Contro la liberalizzazione dei subappalti, che determina la diminuzione delle responsabilità sulla sicurezza nei luoghi di lavoro!

Per un protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori che costringa la CGIL a convocare lo sciopero generale nazionale!

Riconquistiamo Tutto - Opposizione CGIL

Aggressione infame di una squadraccia armata

 


Solidarietà ai lavoratori colpiti e al Si Cobas. Tutti a Roma il 19 giugno!

L’aggressione di questa notte al picchetto dei lavoratori di FedEx – Zampieri di Tavazzano (Lodi), da parte di una squadraccia di picchiatori al soldo dell’azienda, è un atto infame.

Al lavoratore gravemente ferito, a tutti i lavoratori coinvolti e al Si Cobas va la nostra piena solidarietà.

Attorno alla lotta esemplare dei lavoratori della FedEx e agli scioperi di solidarietà con questa lotta, il padronato del settore sta rispondendo con la militarizzazione dello scontro. La logistica sta diventando un Far West da primo ‘900 americano, con i padroni che, non contenti dei servizi offerti dalla repressione dello Stato, finanziano direttamente propri corpi militari irregolari per spezzare i picchetti e riportare l’ordine. Mentre la polizia lascia fare, salvo criminalizzare i lavoratori che si difendono. L’obiettivo è piegare la resistenza operaia e buttar fuori dalla logistica il Si Cobas, colpevole di organizzare quella resistenza.

Se passa questa pratica militare nella logistica rischia di estendersi in altri settori. Magari in occasione dello sblocco dei licenziamenti nella grande industria e nell’edilizia. È necessario allora che attorno alla lotta di FedEx e della logistica si sviluppi una attiva campagna di solidarietà militante di tutte le organizzazioni del sindacalismo di classe, al di là di ogni divisione.

Ma è anche necessario mettere a tema la necessità dell’autodifesa organizzata dei lavoratori stessi della logistica. Se i padroni del settore ricorrono a propri mazzieri per attaccare i picchetti, i picchetti hanno diritto di difendersi con gli stessi mezzi, colpo su colpo, come nelle migliori tradizioni del movimento operaio. Non dovrà più accadere che gli sgherri del padrone, armati di spranghe e catene, possano colpire impunemente lavoratori inermi. Dovranno trovare ovunque pane per i loro denti.

Lo sciopero generale della logistica del 18 giugno e la manifestazione nazionale del 19 giugno a Roma sono e saranno una prima risposta e una occasione di denuncia pubblica di ciò che accade. Nella prospettiva dello sciopero generale dei lavoratori e delle lavoratrici, e di tutte le loro organizzazioni.

Partito Comunista dei Lavoratori
I video che mostrano gla squadraccia di mazzieri pagati dai padroni  e la polizia (al servizio dei padroni) che resta a guardare.
Ricordiamocene!

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/11/tnt-fedex-notte-di-tensione-a-lodi-si-cobas-lavoratori-del-presidio-picchiati-con-bastoni-e-sassi-e-la-polizia-non-ha-mosso-un-dito-video/6226867/?pl_id=11&pl_type=category




È uscito il nuovo numero di Unità di Classe

 


Scrivi a info@pclavoratori.it o in chat alla nostra pagina Facebook ufficiale per sapere come acquistarlo

18 Aprile 2021

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n questo numero:


Unire l'azione nelle lotte, costruire il partito. Editoriale - Diego Ardissono

Gli scioperi di marzo nella logistica e la necessità di una vertenza generale - Donatella Ascoli

Birmania: la repressione militare, il ruolo della Cina, la ribellione di massa - Marco Ferrando

Transizione ecologica ed ENI, un grande comitato d’affari imperialista - Ruggero Rognoni

La centralità della questione di classe nella lotta per i diritti civili - Achlys Nakta

25 aprile. Sicuro, Barbero, che la Resistenza andrà presto in soffitta? - Lorenzo Mortara

Santoni e patrigni. Recensione di SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano - Salvo Lo Galbo

Recensione di Ballate dalla Grande Recessione - Dario Faggella

Partito Comunista dei Lavoratori

Per uno sciopero generale prolungato e di massa!

 


Testo del volantino per lo sciopero  della logistica proclamato da SICobas a da ADL Cobas, e dello sciopero del trasporto pubblico proclamato da CGIL CISL e UIL, ADL Cobas e Cobas lavoro privato, e dello sciopero dei rider. Il volantino sarà distribuito anche lunedì 29 marzo, quando nella logistica a scioperare saranno CGIL CISL e UIL


In questi giorni si stanno susseguendo diversi momenti importanti di lotta. Lunedì 22 marzo hanno scioperato i lavoratori e le lavoratrici di Amazon. Venerdì 26 marzo è stato indetto da parte del Si Cobas e ADL Cobas lo sciopero della logistica; nella stessa giornata si ferma il trasporto pubblico e incrociano le braccia i riders, mentre nella scuola è proclamato lo sciopero dai Cobas; i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo hanno in programma due giorni di mobilitazione tra venerdì e sabato; sempre nel settore della logistica i sindacati di categoria di CGIL, CISL e UIL hanno proclamato lo sciopero per lunedì 29.

Nel paese centinaia sono le vertenze e le situazioni di lotta. Nel settore della logistica si stanno tenendo da tempo scioperi e picchetti prolungati e continuativi fortemente repressi, come è successo alla FED EX TNT di Piacenza, dove sono stati ignobilmente messi recentemente agli arresti due coordinatori del Si Cobas. Molte sono le situazioni di fabbriche in cassa integrazione, in crisi, che stanno chiudendo o che hanno già chiuso: Whirlpool, acciaierie di Piombino e Arcelor Mittal sono solo gli esempi più eclatanti. Tutte queste situazioni sono accomunate da un tragico filo conduttore: l’isolamento e la separatezza tra loro.

In un quadro politico nazionale in cui lo sblocco dei licenziamenti concesso da Draghi al padronato consentirà le ristrutturazioni aziendali, il cui costo si scaricherà su centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, anche nei settori che hanno fatto profitti durante la pandemia. Tutto questo nell’immobilismo della CGIL, più preoccupata di sedere al tavolo con il governo che delle condizioni della classe lavoratrice. D'altronde Landini ha pubblicamente esaltato fin da subito il governo Draghi senza riserve, in perfetta sintonia con la posizione padronale.

Ora di fronte alla nuova barbarie che si sta ponendo sulle teste di milioni di salariati, di sfruttati e di masse povere è evidente che bisogna abbandonare il vecchio schema che hanno sempre utilizzato le burocrazie sindacali maggioritarie: le lotte azienda per azienda contratto per contratto e gli scioperi una tantum. Al contempo va anche denunciato l’atteggiamento di buona parte del sindacalismo di base e di classe di perseguire la strada degli scioperi scadenzati, separati e autocentrati.


Si impone dunque la necessità del più ampio fronte delle lavoratrici e dei lavoratori, costruito su basi di classe al di là di qualsiasi steccato di appartenenza sindacale, che sia in grado di organizzare i lavoratori contro gli sfruttatori - che siano nazionali o internazionali - e contro i governi a loro asserviti, che elabori una piattaforma di fase adeguata, che metta insieme tutte le realtà di lotta per la costruzione di uno sciopero generale di tutte le categorie, che sia il trampolino di lancio per una vera dinamica di massa.

L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, che con la sua piattaforma rivendicativa ha dato vita allo sciopero del 29 gennaio, è incanalata in questa giusta direzione.

• Unificare tutte le vertenze e le lotte frammentate!
• Sciopero generale ad oltranza, con la costituzione di casse di resistenza per sostenerlo!
• Pieno rispetto dei diritti sindacali. Via le leggi di precarizzazione del lavoro, a pari lavoro pari diritti!
• Blocco dei licenziamenti! Occupazione delle aziende che licenziano, e loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori!
• Riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga: 30 ore pagate 40!
• Salario medio garantito a tutte le categorie di lavoratori!
• Massima tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori!

Contro i capitalisti nazionali e internazionali e contro i loro governi va contrapposta l’unità di lotta della classe lavoratrice. Al fronte unico del capitale va contrapposto il fronte unico del lavoro!

Partito Comunista dei Lavoratori

Draghi, i padroni e gli operai

 


Il governo avanza, Landini parla. Dai lavoratori Amazon un buon segnale di lotta

23 Marzo 2021

Il governo Draghi si mette al passo delle richieste padronali.
Industria ed edilizia potranno licenziare a partire dal 30 giugno. In realtà non hanno mai smesso, grazie alle numerose eccezioni previste dal blocco e alla moltiplicazione dei licenziamenti disciplinari, che nell'anno trascorso hanno conosciuto un incremento superiore al 30%. Ma certo lo sblocco determinerà un salto dell'attacco alla occupazione. La logica dichiarata del provvedimento è consentire le ristrutturazioni aziendali. Saranno interessati centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici a tempo indeterminato, anche nei settori che hanno fatto profitti durante la pandemia: farmaceutica, buona parte dell'alimentare, ma anche industria pesante.
Parallelamente i padroni avranno la possibilità di prorogare i contratti a termine senza causale sino alla fine dell'anno. Naturalmente potranno continuare a cancellarli a loro piacimento, come hanno fatto per un anno intero con 700000 precari usa e getta. Ma se hanno intenzione e interesse a preservarli, potranno farlo per tutto il 2021 senza fornire motivazione. Il lavoro a termine senza diritti, a esclusiva tutela dei profitti, proprio come chiedeva Confindustria: occorreva il ministro del lavoro della “sinistra” interna al PD, Orlando, per confezionare il regalo.

Ora Maurizio Landini dichiara a Repubblica che i lavoratori vanno vaccinati, non licenziati. Ma non intraprende alcuna iniziativa di mobilitazione. Del resto la burocrazia sindacale è appena reduce da una cena di riconciliazione a casa Brunetta, che ha sfornato per la Pubblica Amministrazione un accordo quadro imperniato sui premi di produttività, con la miseria di pochi euro di aumento. La stessa cifra, occhio e croce, contro cui CGIL, CISL e UIL avevano scioperato definendola umiliante viene ora acclamata come risultato importante. Miracoli del governo Draghi, un governo che Landini ha pubblicamente esaltato sin dal suo sorgere allineandosi all'opinione padronale. L'unica vera preoccupazione dei dirigenti sindacali è che l'unità nazionale che sorregge il governo abbia un baricentro negoziale tutto interno alla maggioranza, tale da chiudere lo spazio di riconoscimento della burocrazia.

Un fatto nuovo oggi viene dal basso: molti lavoratori e lavoratrici hanno scioperato ieri negli stabilimenti Amazon. Tanti giovani, anche ai picchetti e ai presidi. Contro ritmi di lavoro massacranti per schiena e gambe, comandati da algoritmi, sorvegliati da capi e capetti sguinzagliati dal padrone in un clima di intimidazione e intolleranza. Nelle volontà dei vertici sindacali del settore si tratta di uno sciopero una tantum, che forse non sarebbe stato neppure indetto senza l'importante dinamica di conflittualità che ha attraversato un settore significativo della logistica per iniziativa del SICobas, e che per questo ha subito una repressione giudiziaria odiosa. Ma la valenza di uno sciopero non sta solo nella funzione che gli assegnano i burocrati, ma anche nel significato che gli attribuiscono gli scioperanti. Sicuramente un settore importante di lavoratori Amazon quest'oggi ha espresso attraverso lo sciopero la volontà di cambiare la propria condizione e di alzare la testa. In Amazon è la prima volta che accade, e non si tratta certo di un'azienda marginale. Il fatto che i lavoratori Amazon dell'Alabama, in USA, al piede di partenza della propria sindacalizzazione, abbiano solidarizzato con lo sciopero italiano è un buon segno. La lotta di classe è una vecchia talpa che può aprirsi un varco ovunque c'è sfruttamento.

Unire la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici, al di là delle appartenenze sindacali e dei confini nazionali, è funzione e responsabilità delle avanguardie. Tanto più se comuniste, internazionaliste, rivoluzionarie.

Partito Comunista dei Lavoratori

Le balle insultanti della Stampa sui rider

 


Spudorata propaganda dei giornali al servizio (come sempre) dei padroni

È di giorni fa la notizia di un rider che riesce a guadagnare 2000 euro al mese (Da commercialista a rider felice, La Stampa, 15 gennaio). Notizia di per sé ampiamente criticata, poi smentita da diverse testate, fino al giornale stesso che l'ha pubblicata.
Senza entrare nel vivo della polemica, che poco ci interessa poiché sappiamo bene quali sono le condizioni dei rider, e dei rider abbiamo già scritto molto, se è vero che il rider Emiliano Zappalà (persino il nome è risultato essere falso) di cui parla l'articolo della Stampa guadagna 2000 euro (ma a volte fino a 4000) al mese, questo non può essere preso come caso tipo.
La Stampa aggiunge alla fine dell’articolo una nota, dove smentisce parte dell’articolo. In particolare, che un rider guadagna mediamente 7.50€ l’ora, e in media 839€ al mese.

Quello che ci interessa però è il messaggio di fondo trasmesso da questa notizia. Un messaggio che delinea perfettamente il pensiero medio della borghesia, della nostra classe dominante: lavora sodo, lavora molto, non lamentarti e i risultati arrivano! I risultati non arrivano? Allora vuol dire che sei tu lavoratore il problema. Evidentemente sei tu stesso la causa del fatto che non trovi lavoro o che invece di guadagnare 2000 euro al mese ne guadagni a malapena 600. Chiaro, no?

Nell’epoca del CoViD molti si sono dedicati al lavoro di rider, ed è molto aumentata la richiesta di consegne. Molti di essi lamentano di essere sottopagati, spesso di fare consegne per pareggiare i costi, dipendenti spesso da una app controllata da un sistema con dietro una multinazionale che rifiuta qualunque tipo di trattativa. Una nuova falange di classe operaia sottoposta ad uno sfruttamento devastante, e chi si lamenta viene immediatamente allontanato e prontamente sostituito.
Ora la notizia di Zappalà, che riesce a guadagnare oltre 2000 euro al mese facendo 100 km al giorno in bicicletta (quasi una tappa del Giro d’Italia, con il borsone sulla schiena a consegnare roba). Uno schiaffo a tutti i riders.

Non ci stupisce la complicità della stampa borghese, che nonostante l'evidenza dei fatti non cede di un millimetro nel diffondere queste fantasticherie, per portare avanti il sogno liberale dello sfruttamento giocando sulla crisi di migliaia di lavoratori che oggi più che mai sono sotto la ghigliottina padronale.

Riproponiamo quindi l’unità di tutti i lavoratori con la lotta dei rider, proprio ora che sono diventati una categoria fondamentale per buona parte del commercio, insieme ai lavoratori della logistica.

Partito Comunista dei Lavoratori

Luoghi di lavoro o di contagio?

Cosa ci dice lo sciopero di Pomigliano

12 Marzo 2020
La vera notizia delle ultime misure del governo non è il fatto che chiudono i bar e i ristoranti, ma che restano aperte le fabbriche, la logistica, i trasporti, le banche, oltre naturalmente ai servizi alimentari e sanitari. Dopo tante chiacchiere sulla fine della classe operaia, emerge una verità incontestabile: la produzione e circolazione delle merci resta la base materiale della società, quella di cui non si può fare a meno. L'unico piccolo dettaglio è che proprietà e controllo del lavoro restano nelle mani dei padroni. E lo si vede anche ai tempi del coronovirus.


LA CONFINDUSTRIA VUOLE MANO LIBERA

La Confindustria ha ottenuto dal governo mano libera nella gestione del lavoro. Le “raccomandazioni” sull'igiene nelle fabbriche non contano nulla. Conta il cosiddetto principio di autodeterminazione, già sancito, guarda caso, da un accordo interno a Confindustria lombarda e oggi esteso a livello nazionale. Quello per cui in buona sostanza è il padrone che decide, fabbrica per fabbrica, cosa tenere aperto e cosa chiudere, e soprattutto quali sono le condizioni del lavoro. Questo principio è inaccettabile e va respinto. Sono i lavoratori e le lavoratrici che producono le merci, che le trasportano, che le distribuiscono. Devono poterlo fare in sicurezza. E la sicurezza non può essere affidata ai capitalisti, dev'essere sotto il controllo dei lavoratori.

Il diario della crisi è eloquente. Nella manifattura, nella logistica, nei trasporti, ovunque. Gli stessi padroni che ostentano gesti umanitari di beneficenza sono quelli che calpestano la sicurezza di chi lavora.

Padroni che rifiutano di fornire le mascherine protettive “perché l'OMS ha detto che non servono”. Che raccolgono a sera le mascherine dei dipendenti per rifilarle il giorno dopo. Che rifiutano di sanificare le postazioni di lavoro. Che mantengono la produzione di reparto dopo casi accertati di positività, ignorando la richiesta di estendere accertamento medico. Che inviano i dipendenti a consegnare pacchi anche a persone in quarantena senza strumenti di protezione. Che privano di protezione macchinisti e ferrovieri. Che non dispongono i distanziamenti in mensa, o che semplicemente non assicurano il servizio mensa perché “alle 18 la ristorazione chiude” e ai dipendenti si dice "arrangiatevi"...

Da tutta Italia centinaia di testimonianze raccontano di angherie e soprusi dei padroni, fregandosene delle stesse “raccomandazioni” del governo. Perché il vero governo sono loro, in situazione normale e in emergenza.


MA SI SCIOPERA ANCHE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Ma non sempre i lavoratori subiscono. In molti luoghi di lavoro iniziano a reagire. In diversi magazzini della logistica in Lombardia e in Emilia, nei porti di Genova e di Napoli, negli stabilimenti Whirlpool... Ovunque la rivendicazione è una sola: pretendiamo sicurezza. È il terreno su cui tutti i sindacati di massa e di classe dovrebbero unire la propria azione per unificare un fronte di lotta su scala generale, senza alcuna subordinazione ai padroni e al governo. Altro che comunicati congiunti tra sindacati e Confindustria, o il timido sussurro di qualche distinguo! È il momento di rivendicare un controllo sindacale indipendente sulle condizioni del lavoro. Anche perché la sicurezza sul lavoro è decisiva nella guerra contro il virus.

Certo, la situazione è difficile in questo scenario cupo di emergenza, ma vi sono episodi che gettano un fascio di luce. In particolare ne sottolineiamo uno.
In FCA di Pomigliano martedì scorso gli operai hanno fatto sciopero spontaneamente contro l'assenza delle mascherine, costringendo la FIOM a coprire lo sciopero. È avvenuto non in una fabbrica qualunque, ma nel regno della ex FIAT, dove la voce del padrone è formalmente legge dal 2010. Dove ricatto, intimidazione, reparti confino sono pane quotidiano. E deve esservi stata sorpresa e spavento ai piani alti se il giorno dopo, la direzione FCA annuncia di voler mettere in regola le condizioni sanitarie delle proprie aziende sospendendo la produzione. L'allargamento dello sciopero è in fondo l'unico contagio che li preoccupa.


IL SEME E IL GERMOGLIO

Certo, è un episodio piccolo, sullo sfondo di un clima generale di paura e dopo una lunga stagione di passività. Ma è un episodio significativo.
Ci dice che che sotto la coltre di una lunga gelata il braciere della ribellione non è mai spento. E le stagioni passano, anche quando sembrano interminabili.
All'inizio le guerre sono sempre subite, con un carico di sofferenze, umiliazioni, paura. Ma la paura prima o poi svanisce, e può risolversi in ribellione. E la ribellione si vendica delle umiliazioni subite. Non a caso i dopoguerra sono spesso rivoluzionari.

Naturalmente l'emergenza straordinaria del coronavirus è ben diversa da una guerra vera. Ma così è vissuta da milioni di lavoratori e lavoratrici in un'esperienza drammatica e nuova. E quando finirà – magari dopo un lungo tunnel – non tutto tornerà necessariamente come prima.
Ciò che si semina oggi può germogliare domani. Questo è il lavoro dei rivoluzionari.
Partito Comunista dei Lavoratori

Sciopero dei trasporti. Per una piattaforma senza ambiguità

Appoggio e vicinanza ai lavoratori portuali e marittimi

23 Luglio 2019 - Oggi, 24 luglio 2019, in occasione dello sciopero generale dei trasporti, il Partito Comunista dei Lavoratori vuole far sentire il suo appoggio e la sua vicinanza ai portuali, ai marittimi e a tutti e tutte i lavoratori e le lavoratrici dei trasporti impegnati nella lotta. La crisi sociale, lungi dall’esser finita, continua ad essere scaricata sulla classe lavoratrice mentre padroni, armatori, industriali e speculatori aumentano i loro profitti con l’appoggio, neanche troppo nascosto, dei loro lacché di governo (da quelli del centrosinistra alla Lega e M5S).
La logistica conferma il suo ruolo strategico nella creazione della ricchezza nazionale (+3%) - sia di terra che di mare - nel 2018, a confermare che il paese è un hub logistico fondamentale nel Mediterraneo (il 20% del traffico mondiale di merci). Le grandi compagnie armatoriali e le multinazionali hanno fiutato i possibili vantaggi acquisendo società logistiche terrestri e mettendo marittimi e portuali gli uni contro gli altri attraverso il meccanismo dell’autoproduzione (sfruttando i marittimi al posto dei portuali perché “costano meno”, e viceversa quando i lavori straordinari dei marittimi risultano economicamente più gravosi per il padrone).

I sindacati confederali hanno giustamente indetto uno sciopero generale sull'ampio tema dei trasporti e della logistica, ma le basi e le modalità con cui viene convocato sono inaccettabili. La piattaforma, definita dalle burocrazie senza alcun reale confronto con i/le delegati/e e senza alcun coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici, si presenta come un piano di sottomissione della classe lavoratrice agli interessi del grande capitale: difende la grandi opere della speculazione, si limita a richiedere investimenti pubblici e tagli alle tasse a sostegno dei profitti privati, si limita a chiedere più controlli pubblici su appalti, subappalti e mercato del lavoro, non risponde con la dovuta forza agli attacchi alla sicurezza sul lavoro e all'occupazione – dovuta anche alla robotizzazione dei processi di lavoro, ribadisce il tutto dentro una fraseologia padronale per “far ripartire un Paese fermo”.

Sosteniamo senza indugi la necessità di uno sciopero generale, ma la sua piattaforma deve ribadire gli interessi della classe lavoratrice, che sono e saranno confliggenti con quelli degli industriali, degli armatori e con le politiche dei loro governi.

Questa piattaforma non deve esser costruita dall’alto, dalla burocrazia sindacale, relegando i lavoratori e le lavoratrici al ruolo di semplici comparse nelle mobilitazioni: va sviluppata dal basso, con la loro partecipazione e con quella dei delegati e delle delegate, attraverso assemblee in ogni luogo di lavoro. Questa giornata di sciopero, poi, non può rimanere isolata e occasionale, o ancora peggio perdersi nel vuoto (come spesso è avvenuto negli ultimi anni): per avere un senso ed una prospettiva futura, deve svilupparsi in una vertenza generale, in grado in primo luogo di unificare le lotte di tutta la filiera dei trasporti e della logistica, di tutta quella che catena del valore, che ricomprende quindi anche i lavoratori postali e i “riders”.

Questo a maggior ragione in un contesto politico dove il maggior partito di governo di oggi, la Lega di Salvini, mette in dubbio la secolare legge del mare e preferisce speculare sulla pelle di migranti naufraghi disperati, in maniera tale da distogliere le attenzioni della popolazione proletaria dai veri problemi (il lavoro, la casa, le infrastrutture necessarie, i sevizi pubblici) che questo governo non vuole risolvere poiché non è nell’interesse dei suoi reali padroni: la piccola borghesia e la Confindustria.

Proprio per questo lo sciopero ed il conflitto dei lavoratori e delle lavoratrici dei trasporti e della logistica oggi dovrebbe avere al centro:

- Nazionalizzazione delle banchine portuali ed estromissione degli armatori dalla gestione delle lavorazioni portuali. Blocco incondizionato del fenomeno dell’autoproduzione. No alle AdSP come semplici regolatori del mercato sotto ricatto di armatori e multinazionali, ma strumenti sotto il controllo dei lavoratori per la gestione dei Porti e della logistica portuale

- Riconoscimento di una piena ed effettiva autonomia e precedenza alle Cooperative dei lavoratori del Porto nella gestione dei lavori portuali

- Nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori e delle lavoratrici di tutti i settori della logistica, dei trasporti, delle infrastrutture e dei porti. Contro il modello delle concessioni e dell'ulteriore spezzettamento con l'autonomia differenziata

- Riconoscimento del lavoro usurante per marittimi e portuali e controllo dei lavoratori sulle norme e sulle procedure di sicurezza

- Abrogazione dell’alternanza scuola-lavoro per le carriere iniziali della Marina mercantile. La formazione per i lavoratori sia a carico di armatori e aziende

- Blocco del sistema di appalti e subappalti in tutti i settori della logistica e trasporti, terreno di proliferazione di sfruttamento incontrollato, truffe ai lavoratori, organizzazioni mafiose e false cooperative

- Blocco delle grandi opere del profitto, incompatibili con il diritto alla mobilità, alla salute e alla salvaguardia dell'ambiente. Per opere di ammodernamento, adeguamento e sviluppo dell'intermodalità, nel rispetto dell'ambiente e della salute

- Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per combattere la precarietà e il taglio dei posti di lavoro – connesso a maggiori profitti per i padroni – legati all'automazione e alla robotizzazione dei porti e della logistica


Con i marittimi ed i portuali nella difesa del posto di lavoro e per l'ottenimento di migliori condizioni di vita!

Con i marittimi ed i portuali nella lotta quotidiana per chiudere i porti a sfruttatori, armi e razzisti, e aprire i porti a lavoratori e migranti!

Per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici! Solo la rivoluzione cambia le cose!
Partito Comunista dei Lavoratori

Fallita la provocazione contro il SiCobas

Aldo Milani assolto 

Due anni fa, i padroni alla ditta della logistica Alcar-Levoni di Modena, in combutta con la Questura di quella città, avevano montato una provocazione contro il dirigente nazionale del SiCobas Aldo Milani. 

Nel corso di un incontro di trattativa sindacale con lo stesso Milani, i padroni avevano consegnato una busta con del denaro ad una parte terza, riprendendo il tutto con una videocamera nascosta. Il tentativo era quello di far apparire Milani un corrotto e un estorsore.
Il tribunale del lavoro di Modena ha ora assolto il compagno Milani da ogni accusa, assolvendolo “perché il fatto non sussiste”.
La stessa magistratura borghese ha dovuto quindi riconoscere che non vi è stato alcun comportamento illegale e quindi, implicitamente, che si è trattato di una provocazione. Dunque secondo logica dovrebbero essere ora i Levoni e i loro complici ad essere inquisiti. Non sappiamo se questo avverrà mai, ma in ogni caso la macchinazione è stata smascherata.
Le ragioni de tale macchinazione sono evidenti: si è voluto colpire l’azione di un sindacato di lotta che molto ha fatto per i diritti dei lavoratori, in particolare immigrati, nel settore in espansione della logistica. Noi siamo al suo fianco e al fianco del compagno Milani contro il padronato e lo Stato borghese e le loro provocazioni. Lo siamo stati fin dal primo momento, insieme a molti altri, nella sinistra e nel sindacalismo di classe, di base o interno alla CGIL, lo siamo oggi e lo saremo quali che possano essere le critiche, anche importanti, che come partito possiamo avanzare a vari aspetti della politica sindacale del gruppo dirigente del SiCobas.
Una battaglia è vinta. La guerra di classe contro i padroni e il loro Stato continua.
Partito Comunista dei Lavoratori

Per una alternativa di classe anticapitalista e socialista

Testo del volantino del PCL per il corteo contro il G7 di Torino

28 Settembre 2017
 Il G7 di Torino annuncia la retorica di un nuovo Rinascimento quale frutto della cosiddetta quarta rivoluzione industriale. L'incontro di robotica e informatica sarebbe garante della nuova era, nel nome dell'interesse generale, al di sopra delle classi e dei loro conflitti. Tutte le culture dominanti recitano questo rosario. Dal ministro Calenda al populismo reazionario grillino, che addirittura assume le nuove tecnologie come proprio marchio ideologico.

Ipocrisia pura. Una truffa per i lavoratori.


LA TRUFFA DEL “RINASCIMENTO” TECNOLOGICO

Il capitale in crisi cerca nelle nuove tecnologie un mercato di investimento e volano di rilancio. I nuovi giganteschi monopoli mondiali delle tecnologie informatiche - gli uni contro gli altri armati - e la loro proiezione massiccia nel campo dei servizi, della logistica, dell'industria (inclusa la nuova frontiera dell'auto elettrica) sono effetto e concausa di questa rincorsa. Ma non è la corsa del progresso. È la corsa di un nuovo attacco al lavoro salariato.

Le condizioni servili dei lavoratori salariati presso Amazon, Google, Facebook, con orari massacranti, assenza di diritti, vessazioni umilianti, sono l'immagine plastica di questa realtà. Come lo sono le condizioni di lavoro nella logistica: dove la concorrenza spietata per la spartizione del crescente mercato dell'e-commerce sospinge il peggiore banditismo antioperaio, mazzieri inclusi. Non sono un retaggio dell'arretratezza, sono le vesti della modernità del capitale.

Certo: robotica e informatica potrebbero liberare il lavoro dalla fatica, se poste in funzione di un'altra organizzazione della società, mirata alla soddisfazione dei bisogni. In una società capitalista mirata alla massimizzazione del profitto producono invece un effetto opposto: cancellano i posti di lavoro e moltiplicano la miseria.


NEL NOME DEL PROGRESSO UNA GREPPIA PER I CAPITALISTI

Non solo. Per finanziare gli investimenti tecnologici i capitalisti battono cassa presso i (propri) governi. Le nuove regalie di miliardi alle imprese italiane promesse dal ministro Calenda nella prossima legge di stabilità sono esemplari: super-ammortamenti, incentivi, riduzioni fiscali, a beneficio di grandi azionisti che negli anni di crisi han continuato a macinare profitti grazie al super sfruttamento del lavoro e alla speculazione finanziaria. Basta guardare al boom dei titoli azionari in Borsa.

Parallelamente, per finanziare la nuova greppia dei capitalisti, si mandano i lavoratori in pensione a 70 anni, e si tagliano gli ammortizzatori sociali. In Italia 170 aziende industriali, molte sopra i 500 dipendenti, minacciano di buttare sulla strada 200.000 lavoratori, senza più la rete di protezione di mobilità e cassa in deroga, proprio nel momento in cui intascano nel nome del progresso i miliardi promessi dal governo. Questa è la realtà del capitalismo, e non c'è rimedio.

Per di più, il mercato delle nuove tecnologie e le relative norme di regolazione, diventano terreno di scontro tra gli Stati capitalisti sul mercato mondiale, ognuno dei quali cerca di assoldare i propri salariati nella guerra patriottica contro i concorrenti. Stati Uniti e Cina si affrontano anche in questo campo senza risparmio di colpi. Gli imperialismi nazionali europei (Italia inclusa), stretti nella morsa di questi giganti, provano a reagire cercando un accordo continentale. Ma la UE resta percorsa da forti contrasti nazionali, instabilità politica, crisi manifesta dei vecchi equilibri finanziari (fiscal compact), difficoltà a individuarne di nuovi. Mentre il rilancio internazionale di protezionismi e nazionalismi apre nuove divisioni in Europa nel rapporto con USA e Cina.
Il G7 sarà solo il sipario pubblico di questo sgomitamento tra predoni sul mercato mondiale.


NÉ RIFORMISMO NÉ SOVRANISMO

È necessario costruire una alternativa a tutto questo. Senza illusioni riformiste, e senza mistificazioni sovraniste.

“Gli operai non hanno patria” vale oggi non meno che ai tempi di Marx. Operai italiani, francesi, inglesi, americani e cinesi non hanno nulla di nuovo da attendersi dai propri padroni. Hanno invece un interesse comune da difendere al di là delle frontiere. Due miliardi di salariati nel mondo (17 milioni in Italia) sono una forza enorme, la leva di un altro mondo possibile. Ma questa forza pesa se si trasforma in organizzazione e coscienza di sé, contro tutti i veleni ideologici del capitale (nazionalismo, xenofobia, interclassismo). L'arretramento della coscienza di classe è oggi profondo, per responsabilità preminente delle direzioni fallimentari della sinistra, sindacale e politica. Rimontare la china, ricostruire coscienza classista e anticapitalista, diventa un compito decisivo dell'avanguardia.


PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI

L'alternativa è anticapitalistica o non è. O rovescia la dittatura dei capitalisti, riorganizzando alla radice la società umana, in una prospettiva europea e mondiale, o si riduce a una truffa pietosa come quella di Tsipras e del governo portoghese (dove Partito Comunista Portoghese e Bloco de Izquierda capitolano a UE e NATO). Questa è la verità controcorrente da portare tra gli sfruttati: o una prospettiva di rivoluzione o la rassegnazione alla reazione.

Rovesciare la dittatura dei capitalisti significa affermare un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Solo la classe lavoratrice può imporre questo governo, l'unico capace di realizzare le misure straordinarie richieste dalla crisi sociale:

- La ripartizione generale del lavoro, con la riduzione progressiva dell'orario di lavoro a parità di paga (a partire dalle 30 ore settimanali)
- La cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro.
- Un grande piano di nuovo lavoro in opere sociali di pubblica utilità (a partire dal risanamento ambientale) pagato dalla tassazione progressiva di grandi profitti e patrimoni.
- L'abolizione del debito pubblico verso le banche, e la loro nazionalizzazione, senza indennizzo per i grandi azionisti.
- L'esproprio delle aziende che licenziano o violano i diritti sindacali, sotto il controllo dei lavoratori.

La lotta per queste misure può unificare milioni di lavoratori, privati e pubblici, italiani e immigrati, nel Nord e nel Sud, e attorno ad essi la maggioranza della società. A sua volta la lotta per queste misure è inseparabile dalla lotta per l'unico governo capace di realizzarle.

Si tratta di portare questa programma in ogni lotta, in ogni conflitto e resistenza sociale, unificando innanzitutto attorno ad esso tutte le avanguardie che lo condividono e vogliono battersi per sostenerlo.
È la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.
Partito Comunista dei Lavoratori
 

Contro burocrazie e padroni solo la lotta paga

Volantino distribuito dal PCL ai cortei di Vicenza e Parma contro la repressione delle lotte operaie, 30/1/2016

CONTRO BUROCRAZIE E PADRONI SOLO LA LOTTA PAGA
PER UNA ALTERNATIVA POLITICA
DEI LAVORATORI 


Come sempre, Il Partito Comunista dei Lavoratori sostiene gli operai impegnati nella lotta: siamo a fianco dei lavoratori in manifestazione a Parma e a Vicenza.
Le recenti lotte dei facchini in Emilia e in Veneto indicano un esempio positivo al resto della classe operaia: se non si lotta, si ha già perso in partenza. Chi lotta, può ottenere risultati concreti, può strappare una migliore condizione sul posto di lavoro, può salvare un posto di lavoro che era “scomparso”. I lavoratori in lotta in Emilia e in Veneto, organizzati spesso con SI Cobas e ADL Cobas, hanno mostrato ai lavoratori di CGIL-CISL-UIL che c'è un'alternativa  alle trattative tutte a perdere, alla rassegnazione di fronte agli attacchi dei padroni.
Ma lottare sui posti di lavoro, vertenza per vertenza, non basta.
La lotta che la borghesia, che i padroni ci fanno è una lotta totale, continua, senza tregua, dura, politica. A cui serve dare una risposta altrettanto generale, radicale, organizzata: una risposta politica.
 
Non ci stanchiamo di indicare questa soluzione: una lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori, lavoratori contro padroni, generale, che diventi un fronte unico di lotta contro i padroni e il loro governo. In tutti i settori del lavoro, ma che estenda la lotta anche a tutti i temi centrali della nostra società – salute, scuola, ambiente, pace. Perché i nostri nemici vogliono riprendersi tutti i frutti delle lotte passate, e ci portano verso un futuro di distruzione dell'ambiente e della società, di guerra.
Allora, lavoratori, noi vi diciamo: agite per unirvi, per unire le lotte e tutte le grandi e piccole realtà organizzate del movimento operaio! Spingete perché sia sempre più forte un sindacato combattivo, unitario, di classe! Lottare tutti insieme contro i padroni e contro la burocrazia sindacale ovunque essa stia contro i lavoratori, per sconfiggerla e cacciarla! Superare le divisioni sindacali per per cercare la massima unità nella lotta, la massima mobilitazione: solo uniti si può vincere! Ma per vincere cosa? Ogni vittoria strappata ai padroni, grande o piccola, può essere tolta in futuro: i tagli alla scuola, la chiusura degli ospedali ce lo dimostrano. Per vincere veramente, bisogna conquistare il potere politico e economico: l'unica prospettva vincente è un governo dei lavoratori. Non solo in un paese, ma in tutto il mondo: per mettere fine allo sfruttamento di pochi sui molti. Per condurre questa battaglia politica, è necessario un'organizzazione, un partito politico rivoluzionario. Il Partito Comunista dei Lavoratori si impegna a costruire questo partito ogni giorno, fianco a fianco ai lavoratori, senza mai tradirli.


PER UN MOVIMENTO OPERAIO
UNITO NELLA LOTTA
PER FERMARE L'ATTACCO DEI PADRONI
PER MANDARE A CASA IL LORO GOVERNO RENZI