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Per un movimento queer rivoluzionario, antifascista e anticlericale

 


Pubblichiamo il volantino dell3 compagn3 della tendenza Femminist3 Rivoluzionari3 in occasione del Pride Month. Il volantino è allegato in fondo a questa pagina.



Quest’anno il Pride Month si apre in piena campagna elettorale e in un clima di forte tensione e paura per le persone LGBT*QIAP+ strette tra l’incudine della marea reazionaria montante, intenta a cancellare l’eredità delle lotte sociali e civili degli ultimi cinque decenni (esibendo il più bieco sciovinismo) e il martello delle forze del progressismo borghese, che cercano di incassare il sostegno della comunità attraverso promesse dal linguaggio vago e prive di effettive sbocchi (come ci hanno insegnato tutte le ultime tornate elettorali).
Nel frattempo, la forbice dell’astensionismo si allarga sempre più all’interno della classe operaia e nella comunità LGBT*QIAP+, chiaro sintomo dell’ormai diffusa disillusione rispetto alla democrazia borghese e purtroppo della contraddittoria deriva qualunquista in cui questa disillusione è stata incanalata.


LA DIFFICILE SITUAZIONE DELLA COMUNITÀ LGBT*QIAP+ IN ITALIA

La comunità LGBT*QIAP+ è oggi uno dei principali bersagli della propaganda reazionaria e bigotta sostenuta, in primo luogo, dalla Chiesa cattolica e dal governo postfascista di Giorgia Meloni. Sono notizie di questi ultimi giorni quelle che ci riportano le parole vergognose del “papa progressista” Francesco durante un incontro riservato della CEI oppure il sostegno dato da numerosi candidati di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Libertà al manifesto di impegno elettorale proposto dall’associazione fondamentalista e antiabortista Pro Vita e Famiglia – manifesto in cui si parla senza ritegno di contrasto alle presunte “ideologia gender” e “agenda LGBTQIA+”, si nega apertamente il diritto all’aborto, si sostiene l’implementazione delle politiche a favore della famiglia intesa soltanto come “unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio e custode della vita nascente” e si richiede ovviamente la promozione della natalità. Mentre gli attacchi istituzionali alle famiglie LGBT*QIAP+ e al diritto di autodeterminazione delle persone T* proseguono e negli ultimi due anni risultano essere più intensi, violenti, efficaci e frequenti rispetto al passato prossimo.

Questo contesto costituisce inoltre un ricco brodo di coltura per la diffusione di idee e comportamenti omolesbobitransafobici tra la popolazione. Aggressioni, microagressioni, bullismo e altre azioni discriminatorie costituiscono un fenomeno ascendente e molto preoccupante che interessa la maggior parte della popolazione LGBT*QIAP+ in Italia (sono state denunciare 157 aggressioni nell’ultimo anno). Inoltre è peraltro peggiorata la condizione del proletariato e delle soggettività LGBT*QIAP+ razzializzate e migranti.

Oltre al progressivo peggioramento delle condizioni di vita generali della classe dovuto alla debolezza del movimento operaio in questa fase e all’instabile situazione sociale e geopolitica, l3 lavorator3 sono spesso costrett3 a nascondere il loro orientamento sessuale e/o la loro identità di genere sia ai padroni sia all3 collegh3 per evitare ripercussioni sul posto di lavoro, e una buona parte dell3 lavorator3 che fanno coming out durante la ricerca di lavoro o dopo l’assunzione ha difficoltà a trovare o mantenere un lavoro stabile e subisce trattamenti discriminatori (outing, minacce, microagressioni, forme di mobbing e talvolta veri e propri attacchi fisici o verbali) sul luogo di lavoro. Questo favorisce anche il persistere di uno stato di incertezza, timore e marginalità costanti che rendono l3 proletari3 LGBT*QIAP+ facilmente ricattabili. Questo fatto colpisce in modo ancora più forte le persone T* (ancora oggi escluse direttamente dal mondo del lavoro in molti casi) e le lavoratrici lesbiche e bisessuali (già discriminate in quanto donne). L’arretratezza generale e il disinteresse rispetto a questa questione da parte del mondo sindacale (confederale e di base) rende ancora più difficile per l3 proletari3 LGBT*QIAP+ trovare vie di fuga o reti solidali contro situazioni di violenza e ipersfruttamento e permette a queste situazioni di restare nella maggior parte dei casi nell’ombra.

La situazione delle persone migranti e razzializzate in Italia è peggiorata radicalmente dopo l’introduzione dei cosiddetti Decreto Cutro (DL 20/2023) e Decreto Sicurezza (DL 1/2023). Essa peggiorerà ulteriormente se verrà approvato il disegno di legge sulla sicurezza, ora in discussione in sede parlamentare, che prevede una revisione del reato di rivolta carceraria (applicabile anche alle rivolte nei CPR) che equipara azioni violente e non violente oltre a riconfermare in ogni sua parte l’offensiva securitaria, repressiva e concentrazionaria attualmente in corso. Le soggettività queer migranti e razzializzate sono vittime di un duplice stigma che spesso le isola anche all’interno della loro comunità di provenienza e le rende ancora più indifese anche a fronte di leggi internazionali e nazionali sulla tutela dell3 migrant3 che non considerano esplicitamente la loro condizione. Inoltre non dobbiamo sottovalutare il rischio dei tentativi di revisione del sistema di protezione speciale – come quello avanzato dal leghista Lezzi all’inizio del 2023 – che puntano a rimuovere l’orientamento sessuale e l’identità di genere dalla lista dei motivi di persecuzione per i quali vengono sospesi i provvedimenti di espulsione e respingimento. La vittoria di posizioni simili significherebbe la perdita di una delle poche tutele legalmente riconosciute in questo paese all3 rifugiat3 LGBT*QIAP+ che fuggono da paesi in cui la comunità è criminalizzata o perseguitata.

Inoltre, la stessa comunità non è immune da sintomi più o meno evidenti di razzismo e xenofobia e sembra essere, almeno in parte, impreparata per affrontarli e risolverli.


DARE UNA RISPOSTA ALLA REAZIONE E CONTRASTARE L’ASSIMILAZIONISMO

La situazione descritta richiede una risposta radicale da parte del movimento LGBT*QIAP+ e delle forze ad esso solidali.

Questa risposta non può consistere nel votare, alle prossime elezioni europee o nei seggi per il rinnovo delle amministrazioni locali, questa o quella lista di centrosinistra nella speranza di un cambiamento di fatto impossibile. I governi e le giunte di centrosinistra non hanno mai fatto l’interesse della classe operaia e delle soggettività oppresse. Inoltre bisogna notare che la maggior parte dei partiti e delle liste di centrosinistra oggi in lizza per le europee in Italia si è ben guardata dall’inserire punti programmatici precisi e chiari rispetto alla comunità LGBT*QIAP+. E anche se fosse, una composizione maggiormente progressista o “queer-friendly” del parlamento europeo non avrebbe in ogni caso delle ripercussioni sensibili sull’esistenza delle persone LGBT*QIAP+ visto anche il rapporto esistente tra gli atti legislativi europei e la loro ricezione e applicazione nei paesi membri.

È necessario invece che il movimento rafforzi le proprie posizioni e si ponga senza tentennamenti in una prospettiva di contrapposizione e rottura rispetto al blocco borghese reazionario oggi predominante. Una prospettiva che parta dalla difesa dei diritti civili e sociali esistenti, dalla pratica militante dell’autodifesa del movimento e dalle reti mutualistiche della comunità, dalla lotta contro il fascismo e il bigottismo, dal mantenimento e dalla costruzione di spazi sicuri e solidali per tutte le soggettività oppresse. Per quanto radicale e difficile possa sembrare, fare anche solo questo in un momento e in un luogo come quelli in cui ci muoviamo, la prospettiva di cui parliamo non può limitarsi ad una visione semplicemente difensiva e di conservazione dello status quo, ma deve puntare invece proprio allo stravolgimento delle condizioni attuali e alla costruzione di una società completamente diversa e totalmente libera.

Per questo motivo dobbiamo sgomberare il campo da tutte le illusioni riformiste e interclassiste che, a partire dalla fine degli anni Settanta, hanno preso il sopravvento in una grossa fetta del movimento LGBT*QIAP+.

Le politiche assimilazioniste che caratterizzano molte delle attuali organizzazioni “mainstream” del movimento partono dal presupposto che la struttura sociale borghese (fondata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sulla divisione della società in classi) non sia un problema rilevante per le persone LGBT*QIAP+ e che l’uguaglianza e il progresso sociale possano essere raggiunti semplicemente attraverso una serie di riforme democratiche (delegate alla volontà e all’opportunismo dei partiti borghesi liberali o progressisti) e, in seconda battuta, con l’adattamento mimetico delle soggettività oppresse alle convenzioni e ai pregiudizi della società borghese e ciseteropatriarcale.

Oggi però il capitalismo non ha né la possibilità né la volontà di concedere vere riforme progressive e ogni tentativo in questo senso è destinato senza appello a naufragare disastrosamente.


COSTRUIAMO INSIEME IL MOVIMENTO QUEER RIVOLUZIONARIO, ANTICAPITALISTA, ANTIFASCISTA E ANTICLERICALE!

L’unica risposta valida per la liberazione di tutt3 l3 oppress3 e l3 sfruttat3 continua a passare attraverso la distruzione rivoluzionaria del sistema di produzione capitalistico, l’abbattimento della cultura ciseteropatriarcale, l’instaurazione del governo delle lavoratrici e dei lavoratori che includa tutte le soggettività oppresse e di un sistema di produzione socialista.

Anche per questa ragione come Femminist3 Rivoluzionari3 abbiamo deciso di rivendicarci il termine queer per indicare la nostra prospettiva. Un termine che – nelle nostre intenzioni – non rappresenta una categoria spesso abusata del pensiero accademico postmoderno (es. Butler) né è una “non-etichetta” buona per tutte le stagioni o un sinonimo alla moda dell’acronimo LGBT*QIAP+. Noi intendiamo rivendicarci il significato che alla parola queer venne dato quando, nei primi anni Ottanta, fu recuperata e trasformata da un insulto in una rivendicazione: queer sono il proletariato LGBT*QIAP+ e le soggettività di estrazione subproletaria escluse o discriminate dal discorso assimilazionista e riformista; queer sono tutte le teorie e le pratiche che non puntano all’integrazione dell3 oppress3 nel sistema capitalista, ma progettano il sovvertimento dello stesso; queer è la costruzione autonoma e l’autogestione del movimento, degli spazi e delle lotte in un’ottica democratica, pluralistica e non autocentrata; queer è la lotta a fianco del movimento operaio per la comune prospettiva anticapitalista (come accadde durante lo sciopero dei minatori inglesi del 1984); queer è anche la battaglia contro la cisnormatività, l’omonormatività, la mononormatività, il sessismo e il razzismo ancora presenti tra la popolazione LGBT*QIAP+; queer è il contrasto di ogni condizionamento religioso e di ogni forma di bigottismo e oscurantismo (come dimostrarono l3 attivist3 di Act Up con “Stop the Church” nel 1989); queer è anche la condanna dell’imperialismo e del militarismo e la solidarietà alla resistenza dei popoli oppressi come quello palestinese.

In rottura con la depoliticizzazione e con il recupero in chiave riformista del termine queer, ci rivendichiamo dunque un movimento queer che riprenda la propria connotazione di classe e rivoluzionaria e che abbia quali suoi punti saldi l’anticapitalismo, l’antifascismo militante e l’anticlericalismo.

Per questo è necessario raggrupparsi intorno ad un programma coerente che prevede:

• la difesa del lavoro, unico effettivo strumento di autodeterminazione, con l’abolizione di tutte le leggi che hanno precarizzato il lavoro e ne hanno eliminato le tutele; introduzione del collocamento pubblico a chiamata numerica; ripartizione del lavoro con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; parità salariale per tutt3.
• Il salario garantito per chi è in cerca di occupazione, contro ogni forma di reddito di autodeterminazione slegato dalla condizione lavorativa, che non garantisce autonomia, ma al contrario prospetta maggiori possibilità di rinchiudere le donne nell’ambiente domestico.
• Un welfare statale che non ci renda schiav3 all’interno della famiglia, con l’istituzione di un ampio programma di servizi sociali che si prenda in carico l’enorme quantità di lavoro di cura che oggi pesa maggiormente sulle spalle delle donne, nella prospettiva della socializzazione del lavoro di cura.
• Requisizione di tutte le case sfitte da assegnare in primo luogo a tutte le persone con difficoltà di inserimento lavorativo e alle persone disabili e neurodivergenti, a garanzia dello sviluppo della propria autonomia personale.
• Abolizione dell’obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche, nonché la fine delle erogazioni statali alle strutture private, con il loro esproprio senza indennizzo e la determinazione dell’unicità del Servizio Sanitario Nazionale pubblico. Fuori i religiosi e i capitalisti dalla nostra vita e dalla nostra salute!
• Libero e gratuito accesso all’interruzione di gravidanza e alla contraccezione.
• Consultori pubblici per le donne e per le persone LGBT*QIAP+, sotto il controllo dell3 utent3 e con accesso a tutte le tecniche e alle informazioni mediche per autodeterminare le decisioni sul proprio corpo.
• Auto-organizzazione e autodifesa della comunità LGBT*QIAP+ per rispondere colpo su colpo e al di fuori delle logiche riformiste ed opportuniste all'offensiva reazionaria e clerico-fascista in corso.
• Superamento della Legge 164/82 e di tutte le leggi che patologizzano e discriminano l'esistenza e i percorsi di autodeterminazione delle soggettività T* e, più in generale, di tutte le persone LGBT*QIAP+.
• Apertura dei confini e l’eliminazione di tutte le leggi securitarie che opprimono le donne e soggettività LGBT*QIAP+ migrant3 e legittimano le violenze nei loro confronti.
• Educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole, rigorosamente laica che chiami medic3 ed educator3, escludendo associazioni collegate alla Chiesa. Questo per garantire la promozione di una contraccezione consapevole e di un libero sviluppo della propria sessualità.
• Lotta senza quartiere alla concezione abilista e neurotipica dell'esistente, figlia delle necessità del sistema di produzione capitalistico, e di ogni altra forma di abilismo. Perché il mondo che vogliamo deve essere invece adatto ai bisogni e ai desideri di tutt3, incluse le persone disabili e neurodivergenti.


Questa è la prospettiva per cui lottiamo!
Unisciti alla nostra tendenza!

Femminist3 Rivoluzionari3

Qatartangenti


 La corruzione è inseparabile dal capitalismo. Il vero scandalo è la società borghese

«La coppa del mondo del Qatar è una prova concreta del fatto che la disciplina sportiva può riuscire a trasformare un paese... il Qatar è un precursore in materia dei diritti sul lavoro». Così si esprimeva pochi giorni or sono Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Europeo. Il sacco di banconote di 800000 euro che le è stato trovato in casa ha certo ispirato questo convincimento.

Non si è trattato solamente di una posizione individuale. L'intero gruppo del Partito Socialista Europeo prima ha tentato di opporsi a qualsiasi risoluzione concernente il Qatar, poi ha cassato dalla bozza di risoluzione ogni espressione di condanna sul trattamento dei lavoratori. Quasi settemila operai immigrati morti d'infarto dopo dodici ore di lavoro al sole, impossibilitati ad allontanarsi dal luogo di lavoro, privati persino del loro cellulare posto sotto sequestro, non meritavano evidentemente la condanna dell'emirato. Nuovo “faro di progresso” a suon di bigliettoni.

Ciò che sta emergendo sul Qatar è solo la punta dell'iceberg. La corruzione provata dei vertici della FIFA si intreccia con la più vasta corruzione dei parlamentari europei, o ex parlamentari europei, che possano avere voce in capitolo nel posizionamento internazionale della UE.
Il caso di Antonio Panzeri, ex parlamentare europeo del gruppo socialista, già segretario della CGIL a Milano, esponente fino a ieri di Articolo 1 (il partito di Bersani) è emblematico. Panzeri dirige dal 2019 la ONG Lotta all'impunità, in compagnia di Luca Visentini, addirittura segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC). Si tratta di una società che fa schermo a relazioni d'affari con l'emirato qatarino e probabilmente altri paesi del Golfo. La partita di scambio, quale emerge dalle carte, sembra questa: illustri esponenti della sinistra politica o sindacale europea mettevano i propri ruoli presenti o passati al servizio del Qatar, con la pubblica benedizione del suo improbabile progressismo. Il Qatar ricambiava il favore pagando ai suddetti vacanze familiari da 100000 euro in paesi esotici. Una corruzione sfacciata e ignobile finanziata dal supersfruttamento criminale degli operai.

Ora l'inchiesta della magistratura belga scoperchia un vero vaso di Pandora. Chi può pensare che il vortice di bigliettoni riguardi solo singoli corrotti? Se il Qatar corrompe figure chiave della socialdemocrazia europea e i loro entourage per incassare attestati di progressismo lo fa perché migliorare la propria reputazione può moltiplicare il volume di affari: investimenti europei in Qatar soprattutto in fatto di marina militare; investimenti del Qatar in Europa nel capitale finanziario di numerose aziende e società. Quali e quante ulteriori tangenti olieranno tali affari? Questo sarà il nuovo capitolo annunciato dell'inchiesta in corso.

La morale è una sola. Non ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di mele marce in un cesto sano. Ci troviamo di fronte alla base materiale del parlamentarismo borghese. Engels indicava nella corruzione, assieme al legame con la Borsa, un meccanismo fondante della democrazia borghese. La democrazia borghese che Lenin definì un paradiso per i ricchi e un inganno per i poveri e gli sfruttati.
Questa verità vale non solo per gli Stati nazionali ma anche per la politica mondiale. Nel caso concreto, per il Parlamento Europeo e per l'Unione Europea di cui è espressione.
Il vero scandalo sta qui. Non nella corruzione di Antonio Panzeri, da burocrate CGIL a faccendiere. Ma nella natura profondamente marcia della società capitalista, ad ogni livello e in tutte le sue espressioni. Chi cerca un capitalismo onesto non lo troverà mai. Solo una rivoluzione può cambiare le cose. Solo un governo dei lavoratori può fare finalmente pulizia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Sui fatti di Niscemi e del MUOS. Giustizia per Antonio!

 


La Questura di Caltanissetta denuncia il compagno del PCL e attivista No MUOS Antonio Tralongo

29 Agosto 2022

Il 19 agosto, dopo che sono passati dodici giorni dal corteo No MUOS, è arrivata una chiamata dalla DIGOS ad Antonio Tralongo, compagno palermitano militante del Partito Comunista dei Lavoratori, del Comitato di Base NO MUOS e attivista sindacale della CUB, riguardante “un atto da dover andare a firmare in Questura”.

L’atto in questione è una denuncia ad opera della Questura di Caltanissetta perché il sopracitato compagno è stato responsabile del corteo svoltosi a Niscemi.

Un corteo che, dopo essersi sciolto previa comunicazione, è stato attaccato ingiustificatamente dalla polizia con idranti e lacrimogeni al CS, questi ultimi in teoria vietati dalla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche firmata a Parigi nel 1993.

Dopo qualche giorno dalla liberazione dei sindacalisti di SI Cobas e USB a Piacenza perché annullato il capo d’accusa – ridicolo – di “estorsione di contratti migliorativi”, questo è l’ennesimo atto di repressione delle istituzioni borghesi contro chi rivendica diritti, contro chi ci mette la faccia ogni giorno a proprie spese, perché crede in una società più giusta libera dallo sfruttamento capitalistico.

Ci è chiaro che questa è una denuncia di natura politica, anche perché non c’è nulla su cui ci si possa appigliare se non il fatto di aver svolto un corteo di protesta contro l’esistenza di quella base della Marina americana e di tutti i porti di guerra, contro i rischi che le sue antenne provocano alla popolazione nissena tutta, contro le angherie che subiscono i niscemesi come il non poter usufruire dell’acqua corrente continuativa perché “serve al MUOS”.

Ricordiamo anche le provocazioni nelle giornate preparatorie al campeggio, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo: durante le riunioni in sede privata al presidio del Coordinamento dei Comitati di Base NO MUOS, volanti della polizia si appostavano fuori dal perimetro e riprendevano lo spazio privato e i partecipanti, cercando di carpirne la discussione.

Semmai, viste le circostanze, chi dovrebbero essere denunciati sono l’istituzione “democratica” asservita a Confindustria e gli imperialismi, nazionale ed internazionali.

Questi attacchi, che la nostra classe subisce costantemente, sono la dimostrazione che la democrazia borghese non ha spazio di poter esistere se non per salvaguardare i profitti dei capitalisti, che decuplicano con la guerra, e che noi militanti politici marxisti rivoluzionari stiamo dalla parte giusta della storia: quella che inesorabilmente porterà a disfarsi di questo sistema economico e che stabilirà un governo dei lavoratori su basi anticapitaliste e rivoluzionarie.


ANNULLAMENTO DI DENUNCE, FOGLI DI VIA E ARRESTI PER LE COMPAGNE E I COMPAGNI CHE LOTTANO!

LA LOTTA NON SI PROCESSA. TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!

CONTRO LA REPRESSIONE UNITÀ DI CLASSE!

Partito Comunista dei Lavoratori - Palermo

Referendum sulla cannabis: la democrazia borghese è una musica che suona solo per pochi

 


Lo Stato bigotto e oscurantista colpisce ancora.


La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sulla legalizzazione della coltivazione domestica della canapa; esultano i bigotti, i mafiosi, i fascisti, i bottegai-truffatori della canapa light e Muccioli. In compenso, passano i referendum sulla giustizia, argomento sul quale gli italiani sono notoriamente informati e competenti.

Col senno del poi c’era da aspettarselo, in quanto una legge demenziale che non distingue fra cocaina, eroina, sostanze sintetiche e canapa, si presta facilmente all’imbroglio. Infatti, i promotori non potevano fare a meno di riferirsi all’articolo della legge che vieta la coltivazione di qualsiasi sostanza stupefacente, comprendendo papavero da oppio e coca. Ed è qui che i giudici della Corte hanno trovato l’appiglio per la bocciatura del referendum. Secondo loro l’abolizione del divieto di coltivazione avrebbe riguardato anche le droghe pesanti, violando così i trattati internazionali. Cosa, questa, non vera, in quanto sarebbero rimasti comunque gli articoli che vietano la lavorazione e commercio di ogni tipo di sostanza psicoattiva. E siccome la canapa è la sola che può essere consumata allo stato originale, al contrario di coca e papavero da oppio, era implicito che l’abolizione del divieto si riferisse solo ad essa.

In quanto alla violazione dei trattati internazionali, molti paesi hanno legalizzato la canapa senza per questo creare scompiglio nelle relazioni internazionali. Per cui è evidente che si è trattato di una bocciatura politica, per non mettere nei guai elettoralmente non tanto la destra proibizionista, ma la sinistra borghesuccia e vigliacca.
Non è un caso che il presidente della Corte Costituzionale sia Giuliano Amato; già deputato del PSI e senatore dell’Ulivo.
I conti tornano. La democrazia borghese è una musica che suona solo per pochi.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATOI

Solidarietà ai lavoratori del CALP


 Care compagne e cari compagni,


Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà incondizionata ai lavoratori portuali del CALP contro l'indecente stretta repressiva di cui sono oggetto.

L'imputazione loro rivolta di “violare la legalità” misura l'ipocrisia dell'accusa.
La legalità che lo Stato difende è quella che permette ad armatori e terminalisti di smerciare strumenti di morte destinandoli ai peggiori regimi: bombe e armi, quelle sì micidiali, prodotte e montate negli Stati capitalisti cosiddetti democratici e vendute a monarchie assolutiste che si appoggiano sulla schiavitù dei propri salariati, sulla negazione dei diritti delle donne, sulla oppressione di altri popoli.
Il contrasto del commercio delle armi, e tanto più dei regimi reazionari cui sono destinate, appartiene alla storia del movimento operaio internazionale e dei lavoratori portuali in particolare, e non solo in Italia. Di certo i portuali di Genova hanno sempre rappresentato in Italia l'avanguardia di queste lotte. L'unica responsabilità dei compagni del CALP è quella di richiamarsi apertamente a questa tradizione, non solo a parole ma coi fatti. È una responsabilità di cui giustamente possono andare fieri.

I bilanci militari si stanno gonfiando in tutto il mondo. Il 50% degli investimenti nell'intelligenza artificiale sull'intero pianeta riguardano gli armamenti. La corsa senza freno agli armamenti ha sempre preparato nella storia lugubri prospettive di guerra. La lotta internazionale contro la guerra, assieme a quella per la riduzione dell'orario di lavoro, ha accompagnato la nascita stessa del movimento operaio come movimento internazionale.
L'internazionalismo operaio è stato da tempo dismesso dal grosso delle organizzazioni sindacali e da tanti partiti della “sinistra”. È ora di recuperarlo e di rilanciarlo.
L'azione dei compagni del CALP in questi anni ha ricercato e ottenuto l'unità d'azione contro la guerra e il commercio delle armi con lavoratori e lavoratrici di altri paesi, contro ogni forma di nazionalismo sovranista comunque ammantato. Criminalizzare questa lotta ha un solo significato: sgomberare la via della guerra e delle guerre in cui sfruttati di diversi paesi e magari di diverso colore sono usati gli uni contro gli altri dai propri sfruttatori. È un'operazione che va respinta.

Le imputazioni rivolte contro i compagni del CALP mostrano la vera natura dell'attuale democrazia borghese: una democrazia per i ricchi, un inganno per i poveri e gli sfruttati. L'articolo 11 della Costituzione (“L'Italia ripudia la guerra...”) serve solo a nascondere una realtà esattamente opposta. L'Italia capitalista produce strumenti di guerra, vende strumenti di guerra, aumenta le spese in armamenti, finanzia missioni militari in decine di paesi, al servizio della NATO e/o per interessi propri. L'Arabia Saudita, come l'Egitto, come il Qatar, sono solo clientela per il capitalismo militar-industriale tricolore, e per i suoi Presidenti del Consiglio, vecchi (Renzi) e nuovi (Draghi). Per ripudiare la guerra occorre ripudiare il capitale, senza illusioni costituzionali sulla sua “democrazia” o su una sua possibile riforma.

Del resto in questi giorni, in altri contesti, altre lotte d'avanguardia che fuoriescono dalle regole del gioco sono prese di mira da magistratura e Digos. È il caso della lotta dei lavoratori di TNT a Piacenza, dove sono stati addirittura arrestati dirigenti operai del sindacato SICobas, dietro l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, cioè di aver difeso un picchetto operaio che rivendicava diritti dalla carica a freddo della polizia. È il clima che si vuole creare attorno al governo di unità nazionale di Mario Draghi, un clima di ordine, disciplina, restaurazione, che rimetta in riga le avanguardie che osano alzare la testa, con l'unico scopo di bloccare preventivamente ogni possibile effetto di contagio.
C'è un solo modo di replicare: difendere incondizionatamente e unitariamente i diritti dei lavoratori colpiti, al di là delle diverse appartenenze sindacali e politiche; lavorare a unificare ed estendere le lotte di resistenza.

Per questo, e con queste motivazioni, siamo e saremo al fianco dei lavoratori del CALP, per la più ampia mobilitazione unitaria a sostegno delle loro ragioni.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il colpo di mano reazionario di Viktor Orbán

Il premier ungherese Viktor Orbán ha realizzato un colpo di mano di chiaro stampo reazionario in Ungheria, imprimendo una ulteriore torsione bonapartista al proprio regime. I sogni analoghi di Matteo Salvini spiegano il suo prontissimo plauso al premier magiaro.

Facendo leva sull'emergenza sanitaria del coronavirus, Orbán ha concentrato nelle proprie mani poteri eccezionali senza limiti di tempo, incluso quello di prolungare ad libitum lo stato d'emergenza già in vigore. In aggiunta, chi dovesse diffondere “notizie false” sul virus (false per il regime) rischia cinque anni di carcere. Una enormità.

Le leggi speciali non sono un inedito per Orbán. Al governo dal 2010, forte di un consenso maggioritario nella società magiara (ma non nella città di Budapest), il premier ha progressivamente rafforzato il proprio potere, con ripetute leggi speciali che hanno subordinato i media e la magistratura al controllo dell'esecutivo. L'ultimo colpo di mano rappresenta un ulteriore passo di questa deriva. Il voto parlamentare a favore dei poteri eccezionali da parte della maggioranza assoluta del Parlamento, con l'opposizione dei borghesi liberali e socialdemocratici da un lato e del partito fascista Jobbik dall'altro, è solo la formale copertura “democratica” del colpo di mano. Il premier infatti, grazie ai poteri conferitigli dal proprio partito, può giungere a sciogliere il Parlamento stesso e a modificare qualsiasi legge. I principali gruppi imprenditoriali del paese, a partire dal blocco dei grandi oligarchi, sostiene apertamente Orbán, da cui riceve servigi straordinari, tra cui tasse irrisorie.

Colpisce il balbettio del liberalismo borghese europeo nei confronti del regime ungherese. Il PPE, cui Orbán appartiene, si divide combinando critiche formali e imbarazzati silenzi. Lo stesso fanno i diversi governi europei. È un silenzio eloquente. Da un lato rivela la paura che una rottura con l'Ungheria possa trascinare con sé una rottura col gruppo di Visegrád e precipitare un processo di dissoluzione della UE. Dall'altro lato, misura indirettamente i processi di involuzione della stessa democrazia liberale in Europa sotto la pressione dell'emergenza sanitaria e della recessione continentale che si profila.

Di certo, sul piano interno, l'unica alternativa al regime di Orbán è il movimento operaio ungherese. I processi di investimento estero in Ungheria, attratti dai vantaggi fiscali e salariali, hanno ammassato nel paese un proletariato industriale di grandi dimensioni, concentrato in molte grandi e medie fabbriche. Un anno fa importanti scioperi operai hanno sfidato per la prima volta il governo e le sue leggi favorevoli all'allungamento dell'orario di lavoro, ed in particolare straordinari obbligatori e non pagati. Questa è la classe sociale che può prendere la testa di una più ampia opposizione sociale e politica al regime e dare a questa una prospettiva politica realmente alternativa. Di certo non lo possono fare i gruppi dell'opposizione liberal-democratica, che erano disposti a negoziare con Orbán la prosecuzione dei poteri eccezionali per tre mesi, offrendogli in cambio i propri voti, e che alla fine sono stati ignorati e scaricati dal premier, dopo essere stati umiliati.

Lo stesso vale, in altra forma e contesto, su scala continentale. L'aggravarsi della crisi sociale porrà sul tappeto, una volta di più, il bivio di prospettiva tra rivoluzione e reazione in Europa. Solo la prospettiva di un governo dei lavoratori, sul terreno della lotta di classe, può indicare un'alternativa progressiva alla crisi della vecchia democrazia borghese liberale. I fatti di Ungheria ci dicono una volta di più che, fuori da questa prospettiva, la crisi del liberalismo può generare mostri.
Partito Comunista dei Lavoratori