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Referendum sulla cannabis: la democrazia borghese è una musica che suona solo per pochi

 


Lo Stato bigotto e oscurantista colpisce ancora.


La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sulla legalizzazione della coltivazione domestica della canapa; esultano i bigotti, i mafiosi, i fascisti, i bottegai-truffatori della canapa light e Muccioli. In compenso, passano i referendum sulla giustizia, argomento sul quale gli italiani sono notoriamente informati e competenti.

Col senno del poi c’era da aspettarselo, in quanto una legge demenziale che non distingue fra cocaina, eroina, sostanze sintetiche e canapa, si presta facilmente all’imbroglio. Infatti, i promotori non potevano fare a meno di riferirsi all’articolo della legge che vieta la coltivazione di qualsiasi sostanza stupefacente, comprendendo papavero da oppio e coca. Ed è qui che i giudici della Corte hanno trovato l’appiglio per la bocciatura del referendum. Secondo loro l’abolizione del divieto di coltivazione avrebbe riguardato anche le droghe pesanti, violando così i trattati internazionali. Cosa, questa, non vera, in quanto sarebbero rimasti comunque gli articoli che vietano la lavorazione e commercio di ogni tipo di sostanza psicoattiva. E siccome la canapa è la sola che può essere consumata allo stato originale, al contrario di coca e papavero da oppio, era implicito che l’abolizione del divieto si riferisse solo ad essa.

In quanto alla violazione dei trattati internazionali, molti paesi hanno legalizzato la canapa senza per questo creare scompiglio nelle relazioni internazionali. Per cui è evidente che si è trattato di una bocciatura politica, per non mettere nei guai elettoralmente non tanto la destra proibizionista, ma la sinistra borghesuccia e vigliacca.
Non è un caso che il presidente della Corte Costituzionale sia Giuliano Amato; già deputato del PSI e senatore dell’Ulivo.
I conti tornano. La democrazia borghese è una musica che suona solo per pochi.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATOI