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No allo sgombero del Leoncavallo!

 


21 Agosto 2025

Al fianco degli spazi occupati, contro palazzinari e speculazione immobiliare

Nella mattinata di oggi più di 130 carabinieri hanno sgomberato, dalla storica sede di via Watteau dove si trovava da 31 anni, il centro sociale Leoncavallo, luogo storico del movimento milanese, nato proprio cinquant’anni fa nell’omonima via.

Le dichiarazioni trionfalistiche del ministro Piantedosi inseriscono quello del Leonkavallo nell’ambito dei quattromila sgomberi attuati dalle forze dell’ordine durante il governo Meloni, e invocano la tolleranza zero verso le occupazioni, sociali e abitative.
Lo sgombero in pieno agosto del Leoncavallo si pone in decisa coerenza con il Decreto Legge sulla Sicurezza 2025 (D.L. 48/2025), convertito in legge il 9 giugno 2025. Un decreto che penalizza ulteriormente le occupazioni abitative e sociali, oltre che le lotte dei lavoratori e dei militanti ambientalisti.

E non possiamo dimenticare l’odissea giudiziaria dei militanti palestinesi in Italia Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, in carcere dal marzo 2024 con l’accusa di terrorismo, come anche la carcerazione di Tarek, arrestato durante la manifestazione dello scorso 5 ottobre a Roma per la Palestina.

Contro ogni repressione, per un fronte unico di classe: è questa la parola d’ordine con la quale il PCL ed i suoi militanti esprimono la loro solidarietà, attiva e militante, allo sgombero del Leoncavallo e ad ogni repressione delle avanguardie.

Partito Comunista dei Lavoratori

La Cassazione tiene in galera la resistenza palestinese

 


Una sentenza che conferma la complicità italiana con l'oppressione sionista

31 Agosto 2024

Lo scorso mese di luglio la Corte di cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere di Anan Yaeesh, militante palestinese arrestato in Italia. È stata respinta la sua estradizione, riconoscendo il rischio di trattamenti inumani e degradanti da parte israeliana, ma è stata confermata l'accusa di terrorismo per l'imputato, reo di resistenza armata alle forze di occupazione in Cisgiordania.
In altri termini, la resistenza armata all'occupazione di uno Stato sionista capace di trattamenti inumani e degradanti è punita con il carcere dallo Stato italiano. Più precisamente, la carcerazione punisce l'azione armata progettata (neppure compiuta) dalle Brigate Martiri di al-Aqsa contro l'insediamento coloniale sionista di Avnei Hefetz. Un insediamento, al pari di altre migliaia, nato dall'esproprio di terra palestinese da parte di coloni armati sino ai denti, e da questi militarmente presidiato, con la protezione attiva dello Stato israeliano.
La Cassazione ha stabilito che la resistenza armata ai coloni, essendo indirizzata contro civili e non militari, rientra nella categoria di terrorismo. I coloni sono assimilati a ordinari “civili”. Quindi chi contrasta il terrore quotidiano dei coloni è... terrorista.

Il fatto che la Cisgiordania sia terra occupata illegalmente da uno Stato estero, secondo le stesse risoluzioni formali delle Nazioni Unite, è stato giudicato irrilevante dalla Cassazione. Perché «la personalità internazionale di uno Stato anche estero, viene lesa quando l'aggressione violenta ha lo scopo di intimidire la popolazione o obbligare un governo o una organizzazione internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere qualcosa». È quanto dichiara testualmente la sentenza. Incredibile.

È difficile immaginare un rovesciamento della verità e della logica così sfrontato. L'”aggressione violenta” e l'”intimidazione della popolazione” non sono quelli compiuti quotidianamente dai coloni armati e dallo Stato occupante contro i palestinesi, ma è quella di chi si ribella a tale aggressione con i mezzi necessari allo scopo!
Siamo in presenza di una sentenza scandalosa, che misura la pressione dello Stato d'Israele sullo Stato italiano, e la complicità della Stato italiano, ad ogni livello istituzionale, con lo Stato coloniale sionista.

Ancor più di prima gridiamo: libertà per Anan Yaeesh! Libertà per la Palestina!

Partito Comunista dei Lavoratori