Post in evidenza

Verso il 10 ottobre

  🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Pride. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pride. Mostra tutti i post

Il pride di Budapest e il suo significato

 


Diversi media italiani hanno parlato del gay pride tenutosi a Budapest il 28 giugno scorso e della sua importanza. In effetti, l’importanza di questo evento non è certo stata il fatto che quest’anno ricorresse il suo trentesimo anniversario, ma dal fatto che si sia svolto sfidando una legge appositamente fatta da Orbán per impedirlo.


Diamo un po’ di contesto: poco prima della data del gay pride, Orbán aveva approvato una legge che lo vietava esplicitamente, con la motivazione di proteggere i bambini (esattamente quella usata dall’alleato Putin in Russia da molto più tempo), ma che introduceva anche pene più severe per i partecipanti a manifestazioni non autorizzate, che potevano essere filmati anche in mancanza di comportamenti aggressivi (a differenza da quanto stabilito in precedenza).

Eppure, la legge anti-pride di Orbán non ha avuto l’effetto sperato, grazie alla sfida presentata dal sindaco di Budapest, il liberale Karácsonyi, recentemente rieletto con una piccolissima differenza di voti rispetto ai suoi avversari. Mentre qualunque manifestazione dichiarata da terzi necessita del permesso della polizia, come in Italia, Karácsonyi ha deciso di organizzare il pride come evento comunale, in quanto tale esente da questo requisito. Ciò è stato fatto nonostante le esplicite minacce del governo e della polizia, che hanno paventato multe salate e anni di galera non solo per gli organizzatori, ma anche per gli eventuali partecipanti (notare che si minacciava di utilizzare anche il famigerato riconoscimento facciale per identificare i manifestanti).

Il risultato è certamente stato un grande smacco simbolico per Orbán: mentre negli anni passati il pride registrava una media di 30.000 presenze, quest’anno ce ne sono state 200.000, con decine di migliaia provenienti dall’estero. È evidente che questa enorme partecipazione non è stata limitata alla comunità LGBTQ+: moltissime persone dall’Ungheria e dall’estero hanno partecipato per principio, per difendere la libertà di espressione e di manifestazione, per dire che sono stanchi del semi-regime di Orbán che dura ormai dal 2010. E per quanto riguarda le minacce della polizia, può darsi che non possano concretizzarsi per una serie di motivi: a parte la difficoltà a identificare e multare 200.000 persone, pare che i software di riconoscimento facciale a disposizione della polizia ungherese siano ancora pionieristici e non facili da usare. Insomma, gli sbirri devono ancora studiare un po’ per poterli usare come si deve, e saremo molto curiosi di seguire i loro progressi.

Nonostante questo enorme smacco simbolico, però, alcune considerazioni si impongono. In primis, è poco probabile che questo evento rappresenti l’inizio della fine di Orbán. Il perverso sistema elettorale ungherese, infatti, fa si che al caudillo magiaro basti una maggioranza relativa dei voti per ottenere i due terzi del parlamento (alle ultime elezioni ha ottenuto poco più del 50% dei voti), ed è assai improbabile che i suoi elettori fidelizzati e indottrinati lo lascino (e in ogni caso, 200.000 persone sono ben poca cosa rispetto ai 3 milioni circa che regolarmente votano Orbán). Anzi, essi sono certamente d’accordo con lui sulla pericolosità del “gender” in quanto corruttore dei minori ecc. (con una mezza battuta, verrebbe da dire che il leader del Paese europeo che produce più pornografia potrebbe avere altre preoccupazioni).

In secundis, la lotta per l’uguaglianza di genere è importante, ma può essere poca cosa o risultare addirittura ipocrita se essa non viene coerentemente accompagnata dalla lotta antirazzista e da quella di classe (questo lungi dai rossobruni, che mettono in contraddizione queste tre lotte, mentre è proprio la loro unione che è necessaria). Purtroppo, nella cosiddetta opposizione ungherese non risulta che nessuno voglia approvare leggi meno vessatorie verso i lavoratori (nuove recenti norme approvate nell’indifferenza generale mettono a rischio l’assistenza sanitaria ai lavoratori precari, per dirne una), in un Paese che ha già sindacati debolissimi o inesistenti, dove le lavoratrici sono costantemente lasciate indifese e intimidite, ecc.

Lo stesso dicasi sulla questione del razzismo: nessuno dei cosiddetti oppositori propone niente di concreto per discriminare di meno gli immigrati (al di là di qualche chiacchiera generica), anzi si chiarisce che il muro costruito al confine della Serbia verrà mantenuto in caso di loro vittoria. Più nello specifico il sindaco Karácsonyi, che si è esposto in prima persona per il gay pride, è d’accordo con il divieto governativo delle manifestazioni in favore della Palestina, considerate un sostegno al terrorismo. Insomma, per il sindaco liberale la libertà di espressione e manifestazione va difesa (giustamente) per la comunità LGBTQ+ ungherese, ma non per un popolo vittima di genocidio (con sostegno attivo del governo Orbán). Contraddizioni e ipocrisie che è bene sottolineare, al di là dei commenti trionfalistici della grande stampa straniera.

Elia Spina

Spazzare via la reazione! Lottiamo contro l’oppressione!

 


27 Maggio 2025

Volantino in diffusione dalle Femminist3 Rivoluzionari3 nei pride di queste settimane

I paesi imperialisti attraverso le loro guerre di rapina e distruzione cercano di imporre i propri interessi economici aprendo scenari agghiaccianti come in Ucraina e in Palestina. Inoltre, ciascun paese cerca di sfruttare al massimo la classe lavoratrice attraverso politiche di tipo espansivo che intaccano sempre di più il salario: aumento della precarizzazione, diminuzione delle tutele sul lavoro e tagli ai servizi sociali.

Imponendo politiche repressive e reazionarie, i governi tentano di sfondare tra le masse per inasprire lo sfruttamento di classe, spegnere il conflitto e capitalizzare una parte de3 sfruttat3 come base per il proprio consenso. La vittoria di Trump segna un passo in avanti in questo scenario, anche a livello mondiale, rafforzando l’offensiva contro i diritti civili, in particolare della comunità LGBTQIAP+.

Un altro segno della crociata transfobica è la recente sentenza della corte suprema britannica: “Il termine donna si riferisce al sesso biologico”. Sostanzialmente non c’è possibilità di autodeterminazione della propria identità di genere. Non ci stupisce, inoltre, l’appoggio e il plauso delle femministe borghesi e di note intellettuali e influencer che, anche in Italia, cercano di ritagliarsi una fetta di visibilità e di potere, corteggiando le istituzioni borghesi e schierandosi con gli oppressori. La società sta colando a picco e a dimostrarlo è anche il dilagare di femminicidi, di transcidi e di episodi di violenza genere. Questo è il patriarcato! Un complesso rapporto di assoggettamento delle donne a scopo riproduttivo e la stigmatizzazione di chi non rientra nella logica binaria perpetrata dal determinismo biologico.

Le istituzioni borghesi sono marce, perché marcio è il capitalismo che le sostiene. Contro tutto questo è necessario ritrovare la bussola e organizzarsi per lo scontro! Con delle rivendicazioni chiare che rispondano colpo su colpo a chi ci vuole oppress3 e sfruttat3!

Mandiamo a casa il governo Meloni e tutti i governi che tutelano gli interessi dei capitalisti, anche quelli che si dipingono come fautori dei diritti civili ma piegano la testa di fronte alla Chiesa e si limitano a qualche concessione per illudere l3 oppress3.

Solo con un governo de3 lavorator3 è possibile cambiare lo stato di cose presenti e immaginare un futuro migliore, libero da sfruttamento e oppressione. Solo con il socialismo su scala mondiale possiamo realizzare la nostra emancipazione e decidere sui nostri corpi.


Alcuni punti del nostro programma:

- Sicurezza e tutela sul lavoro sotto il controllo operaio, per condizioni di lavoro più sicure e più salubri.

- Abolizione di tutte le leggi che comprimono i diritti sindacali e di sciopero, abolizione del reato di blocco stradale, no alle precettazioni illegittime.

- Abolizione di ogni forma di precarietà e flessibilità: ripristino dei diritti sindacali conquistati e perduti dal movimento operaio, abolizione delle leggi antioperaie.

- Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, ridistribuire il lavoro tra chi non ce l’ha e avere più tempo libero!

- Parità salariale effettiva: a uguale lavoro uguale salario! Per tutt3.

- Salario di disoccupazione dignitoso per chi il lavoro l’ha perso e per chi è in cerca di lavoro.

- Socializzazione del lavoro di cura contro qualsiasi proposta di salario alle casalinghe o reddito di esistenza: il servizio pubblico deve essere rafforzato, creando nuovi posti di lavoro. Utilità sociale e collettiva contro qualsiasi forma di individualismo piccolo- borghese.

- Lotta contro la violenza maschilista e patriarcale (stupri, femminicidi, discriminazioni delle persone LGBTQIAP+).

- Pieno riconoscimento delle persone LGBTQIAP+ a livello legislativo.

- Abolizione di tutte le leggi che patologizzano le soggettività LGBTQIAP+ e istituzione di percorsi di autodeterminazione tutelati, gratuiti e garantiti.

- Lotta agli stereotipi di genere e agli stereotipi abilisti

- Creazione di un percorso garantito per le vittime della violenza patriarcale ma rifiuto della denuncia obbligatoria

- Pari diritti per le famiglie omogenitoriali, pieno riconoscimento de3 figli3 e dei diritti di famiglia per tutt3; diritto all’adozione per le famiglie omogenitoriali.

- Abolizione di ogni finanziamento statale agli enti religiosi sotto qualsiasi forma. Percorsi dedicati per le persone queer e la loro autodeterminazione nei consultori e negli ospedali, con una corretta informazione medica e professionale.

- Superamento della Legge 164/82 e pieno sostegno ai percorsi di transizione e di autodeterminazione di genere che devono essere gratuiti e garantiti.

- Allargamento della rete dei consultori laici e abolizione di quelli religiosi, sotto controllo dell3 utent3.

- Educazione libera dagli stereotipi di genere e dai pregiudizi razziali, revisione dei pro- grammi scolastici.

- Educazione sessuale ed affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, svolta da professionisti e medici.

- Carriere alias per le persone queer.

- Accoglienza e tutela delle donne e delle soggettività queer migranti e ius soli, permessi di soggiorno, documenti e diritto alla residenza.


Aiutaci a costruire Femminist3 Rivoluzionari3 nella tua città!



(volantino allegato in fondo a questa pagina)

Femminist3 Rivoluzionari3

Per un movimento LGBTQIAP+ anticapitalista e rivoluzionario

 


Testo del volantino del PCL in distribuzione nei pride 2023

Anche quest'anno il mese di giugno – il Pride Month per la comunità LGBTQIAP+ – si apre all'insegna della rabbia e della frustrazione. Tutti e tutte noi abbiamo ben impresse le recenti immagini della polizia locale di Milano, città peraltro guidata da una giunta cosiddetta "progressista" e che si proclama "aperta" e "sicura" per le persone LGBTQIAP+, che picchiano e arrestano Bruna, una donna trans di origine brasiliana, che stava attraversando un momento di fragilità. Ma questo è solo il più recente (e uno dei pochi rimbalzati sulla stampa generalista) episodio di odio omolesbobitransafobico avvenuti nel corso degli ultimi mesi.


Negli stessi giorni a Bologna, la "città più libera del mondo" si diceva qualche anno fa, veniva sgomberato l'ennesimo spazio occupato ad opera della solerte questura cittadina e della giunta comunale "più progressista d'Italia": si trattava della Vivaia TFQ, uno spazio transfemminista queer nato solo da qualche mese all'interno di un'area di proprietà privata ormai abbandonata da anni. L'unica colpa di questi/e compagni e compagne: aver messo in dubbio un sistema fondato su profitto, sfruttamento e omolesbobitransfobia e aver di conseguenza costruito uno luogo libero da tali logiche.

Quelle che subiamo, però, sono una violenza e un'oppressione che non conoscono confini nel nostro paese come nel resto del mondo. Nel periodo compreso tra marzo 2022 e marzo 2023 ci sono state 115 aggressioni (tra cui 2 omicidi) a sfondo omolesbobitransafobico. Sempre lo scorso anno solo la transfobia ha causato 10 vittime nel nostro paese. Si tratta del dato peggiore di tutto il continente, ma la cosa purtroppo non ci sorprende, visto quando detto poco fa.
E la situazione non è affatto migliore se guardiamo agli ultimi mesi: dall'inizio di quest'anno si contano, secondo l'osservatorio di Non Una di Meno, 35 casi di femminicidio, lesbicidio e trans*cidio. Tutte morti che – insieme alle migliaia di lavoratori e lavoratrici uccisi/e ogni anno e ai migranti abbandonati a morire nel Mediterraneo o condannati all'inferno dei CPR – hanno un solo e univoco responsabile: il modello capitalista e la società borghese, ossia la "civiltà" (se così vogliamo chiamarla) degli sfruttatori e degli oppressori.

Inoltre, nel nostro paese, alla perdurante instabilità a livello internazionale, causata dalle conseguenze socio-economiche della pandemia globale e dal sanguinoso conflitto russo-ucraino con la conseguente crisi, si deve anche sommare la pericolosa deriva reazionaria e autoritaria che ha caratterizzato le istituzioni repubblicane dopo la vittoria elettorale di Fratelli d'Italia e la nascita del governo Meloni.,
Durante questi otto mesi di governo postfascista e sovranista abbiamo visto susseguirsi una lunga serie di misure e di dichiarazioni che candidamente hanno svelato la natura ferocemente classista, filopadronale, misogina, razzista e omolesbobitransafobica dell'attuale compagine di potere. Una combriccola che per noi – sfruttati/e ed oppressi/e – ha da offrire solo repressione, povertà e annullamento dei diritti acquisiti, mentre non smette di offrire regalie e favori al padronato e continua a fare inquietanti promesse e a dare aperto supporto alle organizzazioni neofasciste e fondamentaliste, che sono tra le principali fautrici del clima sempre più esasperato di intolleranza e odio di cui sono bersaglio primario soggettività queer, donne, persone razzializzate, subculture (pensiamo al cosiddetto "decreto anti-rave" o ai divieti imposti ad alcuni collettivi punk), i movimenti sociali (come abbiamo visto accadere ai/lle giovani attivisti e attiviste dei movimenti ambientalisti) e le avanguardie politiche e sindacali.

Mentre tutto ciò accade, assistiamo al balbettio inconsistente e alla falsa opposizione dei partiti di centrosinistra e del movimento LGBTQIAP+ e femminista mainstream che, al di là della sbiadita patina di progressismo e antifascismo sotto cui tentano di nascondersi, sono solo la cassa di risonanza di coloro che da sempre ci sfruttano e ci odiano.
Il tempo della fiducia nelle istituzioni e nelle illusioni riformiste e assimilazioniste per noi è finito per sempre. Il nostro movimento deve creare, autorganizzandosi su basi anticapitaliste e antifasciste, un fronte ampio che unisca tutte le lotte e persegua questi obiettivi fondamentali:

• La cacciata del governo Meloni e la fine di ogni forma di oppressione e sfruttamento, di ogni morte ingiusta e di ogni atto di violenza. La fine di questo mondo barbaro, l'avvento della rivoluzione!

• Per un movimento LGBTQIAP+ antifascista, antirazzista e anticlericale! Lotta senza quartiere contro le organizzazioni integraliste neocattoliche, neofasciste, razziste e bigotte. Nessuna legittimità e nessuna agibilità per chi attenta alla vita e alla libertà delle donne e delle soggettività LGBTQIAP+ e razzializzate!

• Il riconoscimento e il diritto di autodeterminazione di tutte le identità trans* e non binarie, dello spettro Bi+ e di quello AroAce, delle persone intersex e la distruzione definitiva del paradigma [cis]eteronormativo, così che ogni forma di discriminazione e oppressione basata sull'orientamento sessuale e/o sull’identità di genere perda la propria forza. Per Bruna, per Cloe, per Maudit, per Elios, per Morgana, per Naomi, per Sasha, per Chiara, per Camilla, per tutte le persone queer vittime della
violenza di questo sistema!

• Per la convergenza tra le battaglie per i diritti civili e quelle del movimento operaio in una comune prospettiva rivoluzionaria e internazionalista. Non può esistere dittatura del proletariato senza liberazione delle donne e delle persone LGBTQIAP+! Non può esistere liberazione della donna e delle persone LGBTQIAP+ senza dittatura del proletariato!

• La difesa degli spazi di incontro e autodeterminazione come consultori, centri antiviolenza, e di tutti gli spazi sicuri, in particolar modo le realtà occupate, gestiti da gruppi e collettivi femministi, transfemministi e queer.
Solidarietà alla Vivaia TFQ di Bologna e a tutti gli spazi occupati e transfemministi queer sgomberati o fatti oggetto della repressione di stato!

• Cancellare le numerose e molteplici forme di patologizzazione e violenza perpetrate contro le persone LGBTQIA+, disabili e neurodivergenti all’interno dei contesti e dei percorsi medici, psicologici e socio-sanitari; per un diritto alla salute – totalmente pubblico, gratuito e garantito – veramente inclusivo e perciò definitivamente libero dalla morale borghese: senza discriminazioni di classe, razzismo, sessismo, omolesbobitransafobia e abilismo.

• No alle divise al pride e negli altri momenti di lotta della comunità LGBTQIAP+! Dobbiamo riconoscere la natura reazionaria e repressiva di queste istituzioni e fare come a Stonewall: nessuno spazio per le forze dell'ordine e per le forze armate dentro al movimento queer!

• Per la difesa incondizionata del diritto all'aborto; perché il diritto all'aborto deve essere realmente libero, garantito e inclusivo in ogni luogo. Cacciamo antiabortisti e preti dagli ospedali e dai consultori!

• La cancellazione di tutte le forme di precarietà nei luoghi di lavoro, con il ripristino dell’articolo 18 e l’inserimento di norme che contrastino in modo sostanziale e inflessibile le discriminazioni contro l’identità di genere e l’orientamento sessuale da parte della classe padronale.

• Annientare il ruolo reazionario della Chiesa cattolica: abolizione del Concordato e di tutte le regalie concesse al Vaticano, come la truffa dell’8x1000. No all'insegnamento della religione nella scuola pubblica! No alle ingerenze del Vaticano sulla libertà e sulla salute delle donne e delle soggettività queer!

• Il riconoscimento della genitorialità per le persone single e per le coppie LGBTQIAP+.


Questa è la prospettiva per cui lottiamo.

Partito Comunista dei Lavoratori - commissione donne e altre oppressioni di genere

Per un movimento LGBT+ antifascista, anticlericale, anticapitalista

Mentre il governo reazionario di Salvini e Di Maio prende forma, assistiamo all'avanzata del peggior trogloditismo poltico omofobo e misogino. La situazione sociale per le persone LGBT+ non naviga in buone acque. Le briciole concesse dal "democristianissimo" Renzi sono solo fumo negli occhi atto a mascherare un disegno conservatore legato al pensiero dominante. La negazione dei diritti è una negazione di dignità.

La liberazione della sessualità e la libera costruzione della propria soggettività sono messe in discussione innanzitutto dalla tremenda crisi economica che da oltre dieci anni ci priva di diritti, salute e speranze; dall'altro l'avanzata dell'oscurantismo religioso e dei loro fedeli alleati fascisti ci impone con violenza – non solo simbolica – modelli eteronormati conservatori, basati sulla subordinazione femminile al ruolo di moglie-madre e l'esaltazione della virilità maschile in chiave nazionalista di cui francamente faremmo volentieri a meno.

Rivendichiamo la piena parità, dignità e libertà declinate in leggi e diritti come il matrimonio egualitario, il riconoscimento delle unioni civili e di fatto nella sua interezza, nonché della genitorialità tanto per i single quanto per le coppie omosessuali. Siamo contro la patologizzazione purtroppo tuttora in atto delle persone trans. Vogliamo una salute realmente pubblica, efficiente e laica sotto controllo sociale e contraccezione sicura e a prezzi popolari. L'autonomia economica e l'accesso ai diritti - a partire dalla rivendicazione della riduzione del'orario di lavoro per tutte e tutti a parità di salario, dal reintegro dell'art. 18 e sua estensione a tutto il mondo del lavoro, all'abolizione del Jobs act – nonché la difesa degli spazi di incontro e autodeterminazione come consultori, centri antiviolenza ecc. sono la migliore ricetta contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Il movimento LGBT+ ha davanti a sé una importante sfida: intrecciare le proprie istanze a quelle dell'antifascismo, del mondo del lavoro, degli studenti e dei migranti. Ma oggi più che mai, una affermazione comune di libertà non può non mettere in discussione i privilegi e il ruolo reazionario della Chiesa cattolica in Italia: la rivendicazione dell'abolizione del Concordato e di tutte le regalie che concediamo al Vaticano, a partire dalla truffa dell'8 per mille e dall'insegnamento religioso nella scuola pubblica, deve essere centrale. Una battaglia indiscutibilmente ambiziosa, però l'unica che realisticamente possa garantirci la libertà e i diritti che meritiamo.
Partito Comunista dei Lavoratori