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Espropriare espropriare espropriare i monopoli dell'energia!

 


Contro la dichiarata evasione fiscale di chi ha realizzato extraprofitti enormi

Dovevano versare 10,4 miliardi sugli oltre 40 miliardi di sovraprofitti realizzati, in base al generoso decreto del governo. Ne hanno trattenuti 9,26, contestando legalmente persino il solo miliardo pagato. In altri termini, una scandalosa evasione fiscale, sotto gli occhi di tutti, nel pieno della drammatica crisi delle bollette. È il caso dei grandi monopoli dell'energia (ENI, ENEL, Snam...), fiori all'occhiello del capitalismo italiano.


Eppure il governo tira avanti come se nulla fosse successo, nonostante si tratti di aziende partecipate dallo Stato. Né la (minima) tassa pare verrà rinnovata. Peraltro nessuno dei partiti borghesi, nessun organo della grande stampa, muove scandalo. Quelli che fanno campagne quotidiane contro il reddito di cittadinanza citando qualche caso di piccolo abuso, tacciono sull'evasione abnorme, pubblica e sfrontata, dei grandi monopoli. Gli stessi grandi monopoli che in varie forme finanziano, guarda caso, i partiti borghesi.

In compenso tutti i partiti dominanti sfornano ricette contro il caro bollette... a spese dei lavoratori. Chi, come nel caso del M5S, chiedendo uno scostamento di bilancio, cioè l'ennesima operazione a debito, da restituire alle banche con i relativi interessi. Chi proponendo il calmieramento delle bollette a carico della fiscalità generale, cioè dei lavoratori e dei pensionati che pagano l'80% delle tasse, nel mentre annuncia la flat tax a vantaggio dei ricchi (Forza Italia e Lega). Chi, come nel caso del PD e di altri, oscillando tra la richiesta di prezzo nazionale amministrato (non si chiarisce quale) e tetto al prezzo del gas a livello europeo, sapendo bene che Germania e Olanda sono contrarie per interesse proprio, e che dunque vi sarà un contenzioso dall'esito incerto.
Notevole il caso della patriota Giorgia Meloni, la quale ha obiettato alla richiesta platonica di un tetto nazionale al prezzo del gas con l'argomento testuale: “È impossibile, sono aziende quotate in Borsa, non sono mica nazionalizzate...”. Non male per la nuova “amica del popolo”.
La risultante certa è una sola: i grandi monopoli continueranno a ingrassare il proprio portafoglio con la complicità di tutti, a partire da Draghi.

Allora tutto il movimento operaio dovrebbe rivendicare prime drastiche misure elementari: bloccare le bollette riportandole ai prezzi di un anno fa; requisire immediatamente tutti i 40 miliardi di extraprofitti realizzati dai grandi monopoli energetici a sostegno del blocco; espropriare i grandi monopoli dell'energia e nazionalizzarli senza indennizzo, sotto il controllo dei lavoratori e dei consumatori. Che è anche la via per avviare una transizione energetica vera.

Senza queste misure di svolta tutto si riduce a chiacchiera e a inganno. Ma battersi per queste misure significa battersi contro tutti partiti borghesi per un governo dei lavoratori, l'unico che può compiutamente realizzarle e ricondurle a una alternativa generale di società.

Partito Comunista dei Lavoratori

La Cina è vicina. Le capriole del sovranismo

“La Cina è vicina”, gridavano i maoisti di casa nostra cinquant'anni fa, nel nome della cosiddetta rivoluzione culturale. In realtà presentavano l'operazione burocratica stalinista della frazione di Mao contro la frazione di Liu come elisir del socialismo da indicare a modello. Ma nonostante tutto si riferivano a una Cina che era allora uno Stato operaio, seppur burocraticamente deformato, entro un quadro mondiale ancora segnato dal confronto tra imperialismi d'Occidente e blocco staliniano ad Est.

Ripetere oggi “la Cina è vicina” è cosa diversa, a fronte della realtà capitalistica e imperialistica della Cina attuale, restaurata dalla stessa burocrazia stalinista. Eppure è la cantica che si leva in questi giorni da diversi ambienti intellettuali e politici dell'area sovranista, in occasione degli accordi tra Italia e Cina.
«Accordo Italia-Cina: un'occasione storica per la difesa degli interessi del nostro popolo», scrive Mauro Gemma (Associazione Marx XXI). «Il PCI è per l'adesione italiana al progetto delle Nuove Vie della Seta» dichiarano Mauro Alboresi e Fosco Giannini, a nome del proprio partito. Ma anche l'area di Contropiano, seppur con toni meno enfatici, presenta l'accordo come «ossigeno puro per un'economia [italiana] asfissiata dalla austerità teutonica» (Francesco Piccioni).

La base di partenza è duplice. Da un lato, la caratterizzazione della Cina come paese socialista. Dall'altro, la rappresentazione dell'Italia come paese oppresso dalla Germania e dalla UE “tedesca”. Se queste sono le premesse, cosa c'è di meglio per “il nostro paese” dell'abbraccio liberatorio con Xi Jinping? L'accordo con la Cina diventa la celebrazione della “sovranità” riconquistata dell'Italia. Le obiezioni dell'imperialismo USA, le resistenze di Germania e Francia, non provano forse la bontà dell'accordo?

C'è davvero da stropicciarsi gli occhi di fronte a una rappresentazione tanto grottesca.
L'imperialismo USA fa i propri interessi, e dunque teme l'espansione della potenza imperialista cinese, sua rivale strategica. L'imperialismo tedesco fa i propri interessi, e dunque vuole tutelare la primazia dei propri affari con la Cina, e in Cina contro la concorrenza italiana. L'imperialismo francese fa i propri interessi, ha con l'Italia un contenzioso aperto su vari tavoli, e per questo osteggia l'operazione. Ma l'imperialismo italiano? Già, perché anche il “nostro” paese è un paese imperialista, che ha i suoi propri interessi. Più precisamente, l'Italia è la settima potenza mondiale e la seconda manifattura d'Europa. È alleata degli USA e della Germania, ma non è una loro colonia. Contende alla Germania l'egemonia nei Balcani, contende alla Francia l'egemonia nel Nord Africa, contende alla Spagna un'area di influenza in Sud America. Per questa stessa ragione oggi l'imperialismo italiano mira ad allargare il proprio bacino d'affari con la Cina e verso la Cina, il più grande mercato di merci e capitali esistente al mondo, e al tempo stesso la più grande potenza imperialista emergente.

La natura concreta dell'accordo è evidente per entrambi i contraenti. L'imperialismo cinese attraverso i porti italiani, Trieste in primis, allarga il canale di espansione in Europa, sbocco importante dei propri capitali in eccesso. L'imperialismo italiano attraverso l'accordo mira a contropartite altrettanto appetitose: l'apertura degli appalti pubblici in Cina per i costruttori italiani, l'allargamento delle esportazioni italiane nell'enorme mercato cinese, la compartecipazione italiana agli investimenti cinesi in Africa. La nomenclatura delle imprese italiane coinvolte negli accordi Italia-Cina è significativa: Ansaldo, SNAM, CDP, ENI, Intesa, Danieli... tutti i più grandi capitalisti italiani, nessuno escluso. Non meno significativo è l'appoggio della grande stampa padronale all'accordo italo-cinese. Persino la stampa borghese liberale, oggi all'opposizione del governo giallo-bruno, ha coperto e sostenuto l'accordo, sino ad offrire pagine intere, un lungo e largo tappeto rosso, all'intervento cerimonioso del leader cinese (Corriere della Sera). Per non parlare della Presidenza della Repubblica, grande sponsor istituzionale dell'intesa. Del resto il significato dell'accordo è stato illustrato nel modo più semplice da Du Fei, presidente della cinese CCCC, azienda gigantesca di costruzioni con 70 miliardi di dollari di fatturato e 118 mila dipendenti: “La torta è grande, mangiamola insieme” (testuale!). Questo è “l'ossigeno puro” dell'intesa: riguarda i profitti, non altro.

Il problema, allora, non è essere “a favore” o “contro” l'intesa tra l'imperialismo cinese e l'imperialismo italiano, ma di avere un angolo di sguardo indipendente sulla faccenda. Un angolo di sguardo che muova dall'interesse indipendente dei lavoratori, italiani e cinesi, e da una prospettiva socialista contro ogni imperialismo (USA, UE, Cina...), a partire dall'imperialismo nazionale di casa nostra. L'unica intesa Italia-Cina che ci può interessare è quella che passa per la costruzione di un'alleanza internazionale tra operai italiani e operai cinesi contro i rispettivi capitalisti e imperialismi. “Proletari di tutti i paesi, unitevi” significa questo. L'”unitevi” rivolto all'imperialismo italiano e cinese muove da una logica opposta: subalterna verso l'imperialismo di casa nostra e verso la realtà dell'imperialismo mondiale. Subalterna verso gli sfruttatori della classe lavoratrice, verso i nemici della causa socialista.
Partito Comunista dei Lavoratori