Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne del Partito dei CARC per l’ennesima azione repressiva orchestrata dal governo postfascista.
Nella mattina del 21 aprile sei membri delle sezioni di Napoli e Firenze, tra cui un minorenne, sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare e sequestro di materiale informatico per la contestazione del reato di associazione «con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico» (art. 270 bis c.p.).
Neanche questa ulteriore prova muscolare del governo dev’essere interpretata come un fatto isolato nell’ordinaria amministrazione della dittatura borghese. Né sul piano dell’attacco frontale alle organizzazioni del movimento operaio né all’interno del più ampio quadro della lotta di classe del nostro paese.
Essa non rappresenta una semplice rappresaglia in risposta alle parole d’ordine del volantino che, per aver osato inneggiare alla cacciata del governo Meloni, ha fornito il pretesto per un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno Piantedosi, il quale aveva in quell’occasione (8 ottobre 2025) assicurato che sarebbe stata l’autorità giudiziaria «ad accertare» l’esistenza di «una regia dietro ai disordini verificatisi in occasione di manifestazioni a sostegno della causa palestinese».
Essa non è concepibile nemmeno all’interno della sola ritorsione che per via giudiziaria lo Stato borghese utilizza come arma privilegiata per la decapitazione di quel movimento di massa che l’autunno scorso ne ha messo in discussione l’autorità, disinnescando l’operatività dei decreti “sicurezza”.
La continua repressione poliziesca del governo postfascista acquista una dimensione di senso solo come attuazione della sua più specifica funzione storica, solo come amministrazione autoritaria del capitalismo in crisi, solo come grimaldello per la preventiva arginazione delle organizzazioni di classe e di massa, solo per l’annichilimento delle forze sociali che minacciano l’ordine borghese. Quel turpe ordine borghese ammantato dalla foglia di fico della Costituzione che un partito estremamente minoritario è accusato di voler sovvertire, laddove ne rivendica invece esplicitamente l’attuazione.
È allora possibile inquadrare la vicenda dei CARC (interrogazione a Piantedosi inclusa) all’interno del più ampio progetto di consolidamento dell’apparato di controllo borghese sulle masse sfruttate e oppresse insieme ad innumerevoli altri tasselli: dallo spionaggio dell’attivista Luca Casarini (sotto il governo Conte I), all’infiltrazione in Potere al Popolo nel corso del 2025; dalla persecuzione delle direzioni del movimento pro Palestina (Mohamed Shahin, Anan Yaesh, Ali Irar, Monsour Doghmosh, Mohammad Hannoun, e centinaia di altre/i giovani militanti) al gravissimo episodio dei quattro fogli di via recapitati la scorsa settimana ad altrettanti delegati sindacali del SI CoBas per aver organizzato uno sciopero in un magazzino di Tortona (AL).
Terrorista è lo Stato borghese, non chi vi si oppone. Terrorista è chi fiancheggia le politiche genocidiarie dello Stato sionista, non chi le combatte. Terrorista è questo sistema marcio, non chi ne proclama il superamento contro ogni illusione riformista entro il quadro della sua “legalità”.
Che questa vicenda non rimanga un mero fatto di cronaca, ma sia il trampolino di lancio per una rinnovata mobilitazione generale di classe e di massa, che cacci finalmente il governo Meloni e instauri il governo delle lavoratrici e dei lavoratori.
Partito Comunista dei Lavoratori

