Post in evidenza

Verso il 10 ottobre

  🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Kurdi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kurdi. Mostra tutti i post

Strage sionista a Gaza

“Violenti scontri”, “drammatici fatti”, “sangue lungo il confine di Gaza”. Il commentario borghese di giornali e tv si arrampica sugli specchi per non chiamare le cose con il loro nome: una strage dello Stato sionista contro il popolo palestinese. Sedici palestinesi caduti sotto il piombo delle truppe israeliane, che non hanno esitato ad aprire il fuoco contro giovani armati di pietre. Le centinaia di palestinesi feriti da armi da fuoco, oltre ai sedici assassinati, danno la misura della repressione militare israeliana. Le congratulazioni di Netanyahu con l'esercito, la sua esaltazione a “custode della sovranità”, è la pubblica firma del massacro.

Il salto della repressione sionista si lega a molti fattori. Di ordine interno, col governo Netanyahu che cerca di sottrarsi alle disavventure giudiziarie invocando l'unità contro il nemico palestinese. Ma soprattutto di ordine internazionale, dove il nuovo corso di Donald Trump rafforza l'asse centrale dell'imperialismo USA col sionismo, mentre ricompone i suoi rapporti con Egitto ed Arabia Saudita in chiave anti-iraniana. Lo Stato sionista fa leva su questi fattori per rilanciare la propria politica di potenza in Palestina, mentre la profonda crisi politica delle organizzazioni maggioritarie del campo palestinese rivela la profondità del loro fallimento. Sia dell'apparato corrotto di Abu Mazen, sia di Hamas, indebolito dal crollo della Fratellanza musulmana nella regione araba. Il regime di Erdogan cerca di inserirsi in questa crisi atteggiandosi ad alfiere della causa palestinese agli occhi delle masse arabe. In realtà cerca solo di allargare il proprio spazio negoziale nelle spartizione della Siria e di completare l'annientamento dei kurdi.

La giovane generazione palestinese - al pari dei kurdi - non ha alcun alleato nel campo imperialista o tra le potenze regionali del Medio Oriente. Può contare solamente sulla propria determinazione e sul proprio coraggio. Tutte le favole su “due popoli, due Stati” sono prive tanto più oggi di ogni credibilità, persino retorica. Così come l'auspicio di una democratizzazione dello Stato d'Israele. I fatti di Galilea dicono una volta di più che non vi potrà essere alcuna soluzione della questione palestinese se non per via rivoluzionaria. Se non attraverso la dissoluzione dello Stato sionista e la rottura con l'imperialismo. Se non attraverso l'incontro della sollevazione palestinese con una rivolta di massa della nazione araba e con la ribellione antisionista della parte migliore della popolazione ebraica. Per una Palestina unita e libera su basi socialiste - rispettosa dei diritti nazionali della minoranza ebraica - dentro una federazione socialista araba.

Nell'anniversario della Nakba (1948), della pulizia etnica contro il popolo palestinese, solo il programma della rivoluzione permanente può realizzare il “diritto al ritorno” dei palestinesi nella propria terra. Che è il diritto incancellabile alla loro piena autodeterminazione.
Partito Comunista dei Lavoratori

Contro la guerra di Erdogan

La Turchia di nuovo all'assalto dei kurdi

L'aggressione militare della Turchia alle forze kurde siriane segna un nuovo capitolo dello scenario di guerra della regione. L'obiettivo dichiarato del regime di Erdogan è annientare alla radice ogni possibile germe di autodeterminazione kurda, ma anche allargare manu militari la propria area d'influenza in Siria per rafforzare il peso negoziale turco al tavolo della spartizione. Non è un caso che l'aggressione avvenga alla vigilia del cosiddetto dialogo nazionale siriano, previsto a Sochi a fine gennaio.

L'aggressione turca si avvale di due fattori importanti. Il primo è la chiara copertura della Russia di Putin, che cerca di capitalizzare a proprio vantaggio ogni frizione interna al campo della NATO, e che ottiene in cambio da Erdogan il nuovo gasdotto in Turchia, rotta preziosa verso l'Europa attraverso il Mar Nero. Il secondo è la paralisi imbarazzata dell'imperialismo USA, che prima ha usato le forze kurde come propria fanteria nella guerra siriana, ma ora ha una evidente difficoltà a contrapporsi alla Turchia - alleato NATO - in termini politici e tanto più militari. «Gli Stati Uniti riconoscono pienamente il diritto legittimo della Turchia di proteggere i propri cittadini da elementi terroristi che lanciano i propri attacchi dalla Siria», ha dichiarato non a caso il segretario di Stato USA Rex Tillerson. La preoccupazione di non consegnare la Turchia alla Russia è manifesta.

I kurdi sono dunque ancora una volta la vittima designata degli interessi delle potenze imperialiste vecchie e nuove, e delle ambizioni neo-ottomane del regime turco. L'idea che la questione kurda possa essere risolta dai balletti delle diplomazie, magari come ricompensa del sangue versato contro l'ISIS, riceve l'ennesima smentita.
Esattamente come un secolo, fa le potenze imperialiste e regionali sono unicamente interessate al grande gioco della spartizione del Medio Oriente, contro i kurdi come contro i palestinesi. L'esperienza drammatica dei fatti dimostra una volta di più che i diritti di autodeterminazione nazionale del popolo kurdo, come del popolo palestinese, possono essere realizzati solo per via rivoluzionaria. Solo legando le aspirazioni delle nazioni oppresse alla rottura con l'imperialismo, con il sionismo, con tutti i regimi reazionari della regione, nella prospettiva storica di una federazione socialista del Medio Oriente.

In questo quadro, e da questa angolazione, difendiamo oggi le forze kurde dall'aggressione turca.

Partito Comunista dei Lavoratori