Partito Comunista dei Lavoratori
Testo del volantino che distribuiremo alla manifestazione nazionale “La via maestra” del 17 ottobre
Questa manifestazione è la stessa ricorrente in ogni autunno. Cui (forse) seguirà il tradizionale sciopero simbolico in occasione della finanziaria.
Naturalmente partecipiamo a questa manifestazione, come ad ogni sciopero. Ma si tratta di un rituale che non sposta di una virgola i rapporti di forza fra le classi nella vita politica italiana.
L’OCCASIONE DISPERSA DI UN ANNO FA
Un anno fa a fine settembre e inizio ottobre fece irruzione una mobilitazione vera, spinta dall’indignazione contro il genocidio sionista, accompagnata finalmente per la prima volta da uno sciopero generale unitario promosso dall’intero arco dei sindacati di classe. Purtroppo quel grande sussulto di massa che ruppe gli argini del vecchio rituale fu rapidamente disperso da chi avrebbe dovuto dirigerlo. Il suo unico risultato postumo fu la sconfitta del governo Meloni nella prova referendaria. Poi il nulla. La direzione della CGIL ha ripiegato sul proprio calendario d’apparato. USB ha fatto altrettanto.
Lo scontro politico col governo è stato di fatto delegato ai partiti borghesi del campo largo e alla loro interminabile contesa su chi guiderà il futuro governo (virtuale). Mentre il governo reale a guida postfascista, senza nessuna reale opposizione, continua a mulinare regalie ai padroni, decreti reazionari e pose militariste, assieme a pacchi dono preelettorali su bollo auto e consimili, alla rincorsa di un ex generale xenofobo che plaude alla Xª MAS.
Di fronte a tutto questo non basta denunciare le malefatte del governo ed evocare “valori” democratici . Occorre preparare una lotta vera, unitaria, di massa, sul terreno della lotta di classe. Una lotta capace di mobilitare il sentimento collettivo dell’indignazione democratica ma anche le ragioni sociali di milioni di oppressi e di sfruttati. Una lotta fatta non per partecipare ma per vincere.
PER UNA VERA RIVOLTA SOCIALE
Guardiamo in faccia la realtà. I salari sono in picchiata e i profitti alle stelle, si moltiplicano gli attacchi al lavoro in centinaia di aziende, il caro affitti e mutui colpisce il diritto alla casa, milioni di giovani precari sono sotto ricatto quotidiano, istruzione, sanità e ambiente cedono il passo all’economia di guerra… Eppure dopo quattro anni il blocco sociale su cui si regge il governo ancora tiene, caso unico in Europa. Perché? Per un destino cinico e baro? No, accade perché milioni di oppressi e di sfruttati, più volte traditi e sfiduciati, non vedono una prospettiva per cui battersi, una piattaforma di lotta in cui riconoscersi, una bandiera attorno a cui raggrupparsi. La stessa ragione per cui tra i salariati, in base ai sondaggi, il 58% si astiene dal voto e il 39% di chi vota opta per… Fratelli d’Italia. È la misura del disastro compiuto dalle sinistre politiche e sindacali dopo anni e decenni di passività e compromissioni.
Si tratta allora di voltare pagina. Di ridare al mondo del lavoro la coscienza della propria forza e una nuova direzione che abbia il coraggio di usarla. L’evocazione di “una rivolta sociale” annunciata ogni anno dal Segretario della CGIL per usi comiziali o televisivi deve trasformarsi finalmente in una mobilitazione vera attorno ad una piattaforma generale unificante. Contro il governo, contro il padronato, per rivendicazioni sociali e democratiche
PER UNA RADICALITÀ UGUALE E CONTRARIA A QUELLA DEL GOVERNO E DEI PADRONI
- Per un forte aumento generale dei salari di almeno 500 euro netti, a carico dei profitti, e il ritorno alla scala mobile delle retribuzioni
- Per una riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga a 32 ore settimanali
- Per la cancellazione di tutte le forme di precariato, a pari lavoro pari diritti
- Per una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco al fine di finanziare il raddoppio dell’investimento nella sanità pubblica, nell’istruzione, nel risanamento ambientale
- Per l’abbattimento delle spese militari, l’uscita dalla NATO, la revoca delle missioni, la cancellazione di ogni diplomazia segreta, la nazionalizzazione e riconversione dell’industria bellica
- Per la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio di tutte le aziende che licenziano, che inquinano, che ignorano i diritti sindacali
- Per l’esproprio delle grandi proprietà immobiliari al fine di garantire il diritto universale alla casa
- Per la rottura di ogni relazione con lo Stato coloniale di Israele e il sostegno alla piena autodeterminazione del popolo palestinese, come di ogni popolo oppresso
- Per una legge elettorale integralmente proporzionale ad ogni livello istituzionale, l’unica che può garantire l’eguaglianza di ogni voto
Una piattaforma “troppo radicale”? No, è tanto radicale quanto lo è da quarant’anni la politica del padronato e dei suoi governi. Semplicemente è una radicalità di segno contrario. L’unica che possa rimotivare larghi settori di massa, aprire contraddizioni nel blocco avversario, strappare cammin facendo risultati parziali, riaprire dal basso lo scenario politico. L’unica che possa ricomporre un blocco sociale alternativo attorno al mondo del lavoro, a partire dalla giovane generazione.
FARE COME IN FRANCIA, PER UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA
I fatti di Francia e di Spagna dimostrano che la rivolta sociale è possibile. Un ampio settore della nuova generazione, che in questi anni ha battuto le strade con la Palestina nel cuore, rivela una volontà di ribellione alla propria condizione. Può essere per la scuola come in Francia, può essere per la casa come in Spagna, ma in entrambi i casi ciò che tracima in quelle piazze va ben oltre i fattori di innesco della mobilitazione, e travalica ampiamente il bipolarismo istituzionale e la dimensione elettorale. Chiama nei fatti in causa la natura stessa del capitalismo, l’ipocrisia della democrazia borghese, la dittatura onnipresente del profitto.
Il movimento operaio in Italia e in Europa è chiamato allora a una prova d’appello dai fatti di Francia e di Spagna. O investe nella loro propagazione nel nome di un’egemonia di classe anticapitalista o rischia di esporsi ad un nuovo contraccolpo reazionario.
Questo vale tanto più per il movimento operaio italiano.
Lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali del 30 ottobre contro i carichi d’armi per Israele, lo sciopero studentesco europeo del 20 novembre contro il militarismo e l’economia di guerra, sono appuntamenti di grande rilevanza anche in Italia. Ma vanno incorporati in una svolta generale di indirizzo sul piano politico e sindacale. Fuori dall’ennesima subordinazione al campo largo del centrosinistra (AVS e Rifondazione Comunista) come fuori da ogni logica settaria e autocentrata (Potere al Popolo).
Occorre combinare il fronte unico di classe e di massa con un programma d’azione anticapitalista, per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici: questa è l’unica risposta che si ponga all’altezza dell’attuale livello dello scontro. È la politica del Partito Comunista dei Lavoratori. L’unica via maestra.


