Post in evidenza

Verso il 10 ottobre

  🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta campo largo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta campo largo. Mostra tutti i post

La nostra via maestra

 


Non la via del “campo largo” coi partiti borghesi, né quella del settarismo autocentrato.

Ma la via del fronte unico e del programma anticapitalista.
Per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici

Partito Comunista dei Lavoratori

Testo del volantino che distribuiremo alla manifestazione nazionale “La via maestra” del 17 ottobre

Questa manifestazione è la stessa ricorrente in ogni autunno. Cui (forse) seguirà il tradizionale sciopero simbolico in occasione della finanziaria.

Naturalmente partecipiamo a questa manifestazione, come ad ogni sciopero. Ma si tratta di un rituale che non sposta di una virgola i rapporti di forza fra le classi nella vita politica italiana.

L’OCCASIONE DISPERSA DI UN ANNO FA

Un anno fa a fine settembre e inizio ottobre fece irruzione una mobilitazione vera, spinta dall’indignazione contro il genocidio sionista, accompagnata finalmente per la prima volta da uno sciopero generale unitario promosso dall’intero arco dei sindacati di classe. Purtroppo quel grande sussulto di massa che ruppe gli argini del vecchio rituale fu rapidamente disperso da chi avrebbe dovuto dirigerlo. Il suo unico risultato postumo fu la sconfitta del governo Meloni nella prova referendaria. Poi il nulla. La direzione della CGIL ha ripiegato sul proprio calendario d’apparato. USB ha fatto altrettanto.

Lo scontro politico col governo è stato di fatto delegato ai partiti borghesi del campo largo e alla loro interminabile contesa su chi guiderà il futuro governo (virtuale). Mentre il governo reale a guida postfascista, senza nessuna reale opposizione, continua a mulinare regalie ai padroni, decreti reazionari e pose militariste, assieme a pacchi dono preelettorali su bollo auto e consimili, alla rincorsa di un ex generale xenofobo che plaude alla Xª MAS.

Di fronte a tutto questo non basta denunciare le malefatte del governo ed evocare “valori” democratici . Occorre preparare una lotta vera, unitaria, di massa, sul terreno della lotta di classe. Una lotta capace di mobilitare il sentimento collettivo dell’indignazione democratica ma anche le ragioni sociali di milioni di oppressi e di sfruttati. Una lotta fatta non per partecipare ma per vincere.

PER UNA VERA RIVOLTA SOCIALE

Guardiamo in faccia la realtà. I salari sono in picchiata e i profitti alle stelle, si moltiplicano gli attacchi al lavoro in centinaia di aziende, il caro affitti e mutui colpisce il diritto alla casa, milioni di giovani precari sono sotto ricatto quotidiano, istruzione, sanità e ambiente cedono il passo all’economia di guerra… Eppure dopo quattro anni il blocco sociale su cui si regge il governo ancora tiene, caso unico in Europa. Perché? Per un destino cinico e baro? No, accade perché milioni di oppressi e di sfruttati, più volte traditi e sfiduciati, non vedono una prospettiva per cui battersi, una piattaforma di lotta in cui riconoscersi, una bandiera attorno a cui raggrupparsi. La stessa ragione per cui tra i salariati, in base ai sondaggi, il 58% si astiene dal voto e il 39% di chi vota opta per… Fratelli d’Italia. È la misura del disastro compiuto dalle sinistre politiche e sindacali dopo anni e decenni di passività e compromissioni.

Si tratta allora di voltare pagina. Di ridare al mondo del lavoro la coscienza della propria forza e una nuova direzione che abbia il coraggio di usarla. L’evocazione di “una rivolta sociale” annunciata ogni anno dal Segretario della CGIL per usi comiziali o televisivi deve trasformarsi finalmente in una mobilitazione vera attorno ad una piattaforma generale unificante. Contro il governo, contro il padronato, per rivendicazioni sociali e democratiche

PER UNA RADICALITÀ UGUALE E CONTRARIA A QUELLA DEL GOVERNO E DEI PADRONI

  • Per un forte aumento generale dei salari di almeno 500 euro netti, a carico dei profitti, e il ritorno alla scala mobile delle retribuzioni
  • Per una riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga a 32 ore settimanali
  • Per la cancellazione di tutte le forme di precariato, a pari lavoro pari diritti
  • Per una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco al fine di finanziare il raddoppio dell’investimento nella sanità pubblica, nell’istruzione, nel risanamento ambientale
  • Per l’abbattimento delle spese militari, l’uscita dalla NATO, la revoca delle missioni, la cancellazione di ogni diplomazia segreta, la nazionalizzazione e riconversione dell’industria bellica
  • Per la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio di tutte le aziende che licenziano, che inquinano, che ignorano i diritti sindacali
  • Per l’esproprio delle grandi proprietà immobiliari al fine di garantire il diritto universale alla casa
  • Per la rottura di ogni relazione con lo Stato coloniale di Israele e il sostegno alla piena autodeterminazione del popolo palestinese, come di ogni popolo oppresso
  • Per una legge elettorale integralmente proporzionale ad ogni livello istituzionale, l’unica che può garantire l’eguaglianza di ogni voto

Una piattaforma “troppo radicale”? No, è tanto radicale quanto lo è da quarant’anni la politica del padronato e dei suoi governi. Semplicemente è una radicalità di segno contrario. L’unica che possa rimotivare larghi settori di massa, aprire contraddizioni nel blocco avversario, strappare cammin facendo risultati parziali, riaprire dal basso lo scenario politico. L’unica che possa ricomporre un blocco sociale alternativo attorno al mondo del lavoro, a partire dalla giovane generazione.

FARE COME IN FRANCIA, PER UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA

I fatti di Francia e di Spagna dimostrano che la rivolta sociale è possibile. Un ampio settore della nuova generazione, che in questi anni ha battuto le strade con la Palestina nel cuore, rivela una volontà di ribellione alla propria condizione. Può essere per la scuola come in Francia, può essere per la casa come in Spagna, ma in entrambi i casi ciò che tracima in quelle piazze va ben oltre i fattori di innesco della mobilitazione, e travalica ampiamente il bipolarismo istituzionale e la dimensione elettorale. Chiama nei fatti in causa la natura stessa del capitalismo, l’ipocrisia della democrazia borghese, la dittatura onnipresente del profitto.

Il movimento operaio in Italia e in Europa è chiamato allora a una prova d’appello dai fatti di Francia e di Spagna. O investe nella loro propagazione nel nome di un’egemonia di classe anticapitalista o rischia di esporsi ad un nuovo contraccolpo reazionario.

Questo vale tanto più per il movimento operaio italiano.

Lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali del 30 ottobre contro i carichi d’armi per Israele, lo sciopero studentesco europeo del 20 novembre contro il militarismo e l’economia di guerra, sono appuntamenti di grande rilevanza anche in Italia. Ma vanno incorporati in una svolta generale di indirizzo sul piano politico e sindacale. Fuori dall’ennesima subordinazione al campo largo del centrosinistra (AVS e Rifondazione Comunista) come fuori da ogni logica settaria e autocentrata (Potere al Popolo).

Occorre combinare il fronte unico di classe e di massa con un programma d’azione anticapitalista, per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici: questa è l’unica risposta che si ponga all’altezza dell’attuale livello dello scontro. È la politica del Partito Comunista dei Lavoratori. L’unica via maestra.

I PORTABORSE DEL CAPITALE BENEDICONO LEPORE

 


I PORTABORSE DEL CAPITALE BENEDICONO LEPORE

Non ci sorprende l'esprimersi di alcuni fra i massimi esponenti del campo largo a favore della ricandidatura di Lepore a sindaco di Bologna.

Al di là dell'appoggio dell'establishment del PD bolognese (da Merola a Di Stasi), è degno di nota lo schierarsi apertamente a suo sostegno di individui quali Renzi e Conte – l'ideatore del Jobs Act e l'individuo che ha governato assieme alla Lega (a memoria dell'inesistenza di vere divergenze fra chi si candida a rappresentare gli interessi di chi muove i capitali).

Conte in particolare si è impegnato a lodare il buon governo bolognese; un buon governo che ha visto il sindaco impegnato a vendere pezzi di città ai fondi d'investimento speculativi, favorire la gentrificazione e la crisi abitativa e sostituire aree verdi con cemento, il tutto sostenuto da un ampio uso delle forze di polizia per reprimere qualunque opposizione popolare. Una lampante (e programmatica) esemplificazione di cosa intenda come “buon governo” chi certuni a sinistra credono essere l'ala filopopolare del campo largo.


La sinistra interna del campo largo ha già capitolato - pensiamo al commissariamento della federazione locale di Europa Verde nel momento in cui questa tentò di sfilarsi dalla maggioranza od al limitarsi di Coalizione Civica a critiche formali accompagnate dal supporto continuo ad un'amministrazione reazionaria e serva dei capitali finanziari.

Tutto punta verso un bis dell'ultimo mandato: una giunta strutturalmente inserita nelle logiche del capitale, dotata di una chiara coscienza di classe (borghese) ed intenta a condurre la lotta di classe dall'alto contro il basso.


Stando così le cose, l'unica vera risposta possibile è una identica, ma di segno opposto: una lotta di classe condotta dal basso verso l'alto, da una classe lavoratrice conscia dell'inevitabile contrapporsi dei propri interessi a quelli dei grandi capitali e di chi li rappresenta. Non vi sono scorciatoie di sorta: non saranno progetti e logiche elettorali a fermare le politiche antipopolari della prossima giunta, ma solo la costruzione di una vera opposizione, classista quanto i propri avversari, radicale nel rivendicare prospettive anticapitaliste in nome proprio degli interessi di classe e non disposta a compromessi programmatici di sorta.


Nella costruzione di questa alternativa continueremo ad essere impegnati come Partito Comunista dei Lavoratori 

Schlein e Conte rassicurano i padroni (e Renzi). Fratoianni rassicura Schlein e Conte. La dirigenza FIOM benedice il campo largo. E gli operai?

 


Partito Comunista dei Lavoratori

Si è rimessa in moto la catena di sant’Antonio del centrosinistra. Col suo carico di ipocrisie.

La Segretaria del PD ha aperto “il confronto con le imprese”. La convention romana del 22 giugno “L’Europa che vogliamo”, promossa dalla delegazione PD di Strasburgo, con la presenza di Schlein, si è platealmente rivolta al fior fiore dei capitalisti italiani. Presenti ai lavori alti dirigenti di ENI, Leonardo, i responsabili affari istituzionali di Stellantis, Lavazza, Campari, ben cinque vicepresidenti di Confindustria (Aleotti, Cimmino, Gozzi, Ponti, Regina). L’incontro è stato preparato da Stefano Bonaccini e dalla sua componente (oggi in maggioranza con Schlein all’interno del partito), quali fiduciari diretti del PD presso il padronato grazie alla pletora dei propri sindaci ed amministratori locali. Che sono anche, tra l’altro, portatori di voti potenzialmente decisivi per Schlein in eventuali primarie.

“Meritati il nostro sostegno. Dopo aver fatto la foto di gruppo con Conte, Fratoianni e Bonelli devi riequilibrare al “centro”. E al centro ci sono le imprese”. Questo in sostanza il messaggio alla Segretaria. Schlein ha rispettato la parte. Rivolta ai padroni ha dichiarato con tono solenne e ispirato: «Noi abbiamo bisogno di voi, che siete venuti a portarci le idee, anche critiche quando serve. Questo è un metodo che vogliamo portare anche al governo di questo Paese». Testuale. «Il dialogo è avviato» commenta soddisfatto il quotidiano di Confindustria (23 giugno). La stessa Confindustria che ha recentemente osannato Giorgia Meloni. La stessa che festeggia i profitti di Borsa mentre i salari operai sono in picchiata.

Se non che pochi giorni prima a Bologna all’Assemblea nazionale della FIOM (“Lavoro, il cuore della democrazia”) si era svolta una cerimonia diversa, con un diverso copione. Il Segretario nazionale dei metalmeccanici Michele De Palma cercava e otteneva l’applauso operaio affermando: «non ne vogliamo più sapere di una coalizione progressista che inseguiva Marchionne e andava contro i lavoratori». Schlein, Segretaria bifronte, riconosceva «gli errori del PD sul lavoro», dichiarando di «voler ricucire col mondo delle fabbriche». Fratoianni si prendeva la scena rivendicando «la reintroduzione della scala mobile», dicendo «mai più parole d’ordine come “flessibilità”», evocando una (modestissima) patrimoniale sulle grandi fortune… Applausi, applausi, e ancora applausi degli operai.

Se non che giunti a questo punto il nastro si riavvolgeva all’indietro. Né Schlein né Conte “raccolgono” le perorazioni di Fratoianni. Schlein non vuole problemi con Bonaccini e coi padroni. Altro che scala mobile. Conte respinge apertamente ogni evocazione di patrimoniale, anche perché cerca di scavalcare Schlein nell’accreditamento presso le imprese. Entrambi, peraltro, incalzati dai giornalisti, confermano il coinvolgimento in coalizione di Matteo Renzi, nonostante il comprensibile “buuu” prolungato della sala operaia al suo nome. E Renzi non è solo un nome. E neppure un aiuto “elettorale” (peraltro assai dubbio). Renzi è anche e soprattutto la garanzia offerta al padronato sul fatto che non si tornerà troppo indietro in fatto di leggi antioperaie sul lavoro. Tutto torna.

E Fratoianni? Fratoianni ha dato semaforo verde persino su Renzi. Non vuol creare problemi né al PD né al M5S. Offre a tutti legittimazione perché nessuno si sogni di negarla ad AVS. Il che riduce a chiacchiera demagogica ogni recita “radicale”, come quelle di Bertinotti fra le braccia di Prodi. E Acerbo (Rifondazione Comunista)? Acerbo insegue Fratoianni come ultimo aspirante vagone del campo largo, lasciando paradossalmente terreno di pascolo nel proprio partito all’ex ministro trasformista Paolo Ferrero (oggi in vocazione campista, domani chissà…).

La verità è che la platea di Bologna misura nel modo più plastico la contraddizione fra i partiti borghesi del centrosinistra (PD, M5S, Renzi) e quella classe operaia che cercano di arruolare, anche grazie alle coperture politiche a sinistra. «Questa è per noi un’assemblea di mandato: i metalmeccanici se prometti una cosa e poi non la fai se la ricordano» ha dichiarato Michele De Palma a Bologna. Ben detto. Se non che la memoria è richiesta anche… al segretario della FIOM. Se ancora affida la classe operaia ai partiti che l’hanno tradita per decenni riduce il sindacato a cerimoniere di sconfitte e delusioni annunciate. Le stesse che hanno lastricato la strada delle destre peggiori, anche fra i salariati.

C’è bisogno di un partito indipendente della classe, basato su un programma anticapitalista. Che si batta per il fronte unico dei lavoratori e delle lavoratrici, per una piattaforma di lotta unificante, per un’alternativa di società e di potere. Fuori da questa prospettiva, il futuro si condanna a triste riedizione del passato, in condizioni ogni volta più degradate.