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Una legge di bilancio di lacrime e sangue per la scuola pubblica

 


Lavoratrici e lavoratori della scuola del Partito Comunista dei Lavoratori

L’articolo 66 del disegno di legge di bilancio interviene sulla disciplina degli organici scolastici, modificando la legge 207 del 30 dicembre 2024, e dispone un ulteriore taglio degli organici dal 2027/2028: si parla infatti di 4.925 cattedre docenti e 2.049 incarichi personale ATA, per un totale di 6.974 posti in meno, con un risparmio previsto dalla relazione tecnica che ammonta a circa 84 milioni di euro nel 2027 e oltre 250 milioni l’anno dal 2028. Questi tagli si vanno ad aggiungere a quelli del 2025, arrivando nei fatti a quasi 15mila posti in meno.

Questa nuova misura non parte da zero, e si pone in decisa e netta continuità con la legge di bilancio 2025, che aveva comportato una riduzione di 5.660 posti di insegnamento dall’anno scolastico 2025/2026 e di 2.174 posti ATA dall’anno scolastico 2026/2027.
Dunque, con la nuova manovra, questi tagli si vanno a sommare a quelli della precedente legge di bilancio. Considerando entrambe le leggi di bilancio, i posti interessati dai tagli arrivano complessivamente a 14.808, di cui 10.585 relativi ai docenti e 4.223 al personale ATA.

CONTINUA IL BUSINESS DELLE PARITARIE

Nel frattempo però il governo e il ministro Valditara prorogano il bonus paritarie, con una spesa di 20 milioni di euro per agevolare chi iscrive i propri figli alle scuole paritarie. Anche questo in decisa continuità con il fatto che nella precedente legge di bilancio erano stati stanziati allo stesso fine 30 milioni di euro, e che nel gennaio 2025 il ministro Valditara ha firmato due decreti che hanno destinato da più di 750 milioni di euro complessivi a favore delle scuole paritarie.

LA TRASFORMAZIONE DELLE SCUOLE IN CASERME

La militarizzazione delle scuole avanza attraverso protocolli con le forze armate, con l’industria bellica che entra nelle aule.
Mentre il governo spende centinaia di miliardi per il riarmo, le infrastrutture scolastiche dal Nord al Sud crollano, con più dell’80% di scuole non a norma per la sicurezza antisismica e la presenza di amianto in migliaia di siti scolastici.

Insieme a tutto questo c’è l’instaurazione di un clima repressivo sempre maggiore verso studenti e insegnanti. Voto in condotta usato come strumento disciplinare, ispezioni contro i docenti che hanno parlato di Palestina, sanzioni agli studenti che protestano, un ministro che liquida la mobilitazione come «teppismo politico», unita alla proposta di aumento delle carceri minorili.
Vogliono una scuola-caserma e vogliono insegnanti acritici e sempre più carichi di burocrazia, e studenti passivi e incapaci di esprimere un pensiero critico.

Per questo rivendichiamo, nelle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori e nelle piazze, verso lo sciopero del 20 novembre, che vedrà la CGIL con tutte le categorie, USB per scuola e pubblico impiego, SISA per scuola, e la CUB tutte insieme alla mobilitazione internazionale degli studenti:

• Aumenti salariali da CCNL di circa 500 euro netti.
• Una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione per dare respiro al settore pubblico nella prospettiva di una fiscalità fortemente progressiva.
• Un piano di assunzione e stabilizzazione di tutti i docenti e ATA precari; per garantire il salario e la continuità didattica.
• Riduzione degli alunni per classe ad un numero massimo di 20: basta con le classi pollaio.
• Internalizzare tutti gli educatori, il personale scolastico e dei servizi.
• ⁠Generalizzazione del tempo prolungato per la scuola primaria e secondaria di primo grado.
• ⁠Trasformazione dell’ora di religione in storia delle religioni.
• ⁠Innalzamento dell’obbligo scolastico al compimento dei 18 anni.
• ⁠Ridare potere ai collegi docenti a partire dall’elezione dei collaboratori del Dirigente scolastico.
• L’immediato ripristino del sistema della scala mobile dei salari in tutti i settori.