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De Magistris, un “Masaniello” al servizio della Napoli bene

27 Settembre 2016
A distanza di qualche mese dalla competizione elettorale, le promesse fatte da De Magistris trovano già una battuta d’arresto e s’infrangono sullo scoglio insormontabile delle regole del gioco capitalistico e del "rispetto della legge". Regole a cui sottostanno tutti i partiti del teatrino della politica istituzionale: centrosinistra, centrodestra, M5S e sinistra radicale.

A distanza di qualche mese dalla competizione elettorale, le promesse fatte da De Magistris trovano già una battuta d’arresto e s’infrangono sullo scoglio insormontabile delle regole del gioco capitalistico e del rispetto della legge. Regole a cui stanno tutti i partiti del teatrino della politica istituzionale: centrosinistra, centrodestra, M5S e sinistra radicale.
La giunta arancione al governo della città gode del sostegno della quasi totalità della sinistra di lotta napoletana, che la presenta come “un’anomalia” nel quadro politico nazionale. Pertanto il suo operato merita un’analisi attenta ed accurata, al fine di smascherarne la natura di classe.


LA PRIVATIZZAZIONE DELLE AZIENDE PUBBLICHE 

Il Comune di Napoli, prima delle elezioni di giugno 2016, aveva verso le banche un debito pubblico di 810 milioni di euro ed un deficit di circa 671 milioni. La situazione oggi è notevolmente cambiata in seguito alle direttive della Corte dei Conti, su mandato delle banche e di Confindustria, a cui l’amministrazione De Magistris ubbidisce senza batter ciglio: dall’ultimo accertamento finanziario di settembre 2016, il disavanzo è schizzato da 671.000.000 a 1.433.566.607,86 di euro. Questo significa che i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, gli studenti, le classi oppresse saranno costretti, per via del cosiddetto Patto di Stabilità, a pagare un debito fino al 2044 a banche private. Soldi che saranno ricavati sottraendo risorse ai servizi sociali ed ai trasporti; tutte le partecipate del Comune sono di fatti in perdita ed indebitate ciascuna mediamente per oltre 1 milione di euro: Napoli Sociale S.p.A. è fallita ed è stata incorporata con tutti i suoi debiti, pari a 1.385.640,00 di euro, in Napoli Servizi S.p.A., la quale a sua volta appalta esternamente lavori per i servizi di sanificazione, pulizia e manutenzione degli uffici comunali. Spende, cioè, 3,3 milioni di euro per servizi che da statuto dovrebbe garantire essa stessa, sprecando, così, milioni di euro per mantenere per accontentare i privati a cui sono state fatte promesse elettorali in cambio di voti.

Con delibera 148 del 14 marzo 2014, adeguandosi ai tagli imposti dal Governo centrale (“patto di stabilità”, legge 27 dicembre 2013, n. 147), la giunta, a firma Mossetti, Virtuoso e De Magistris, dispone tagli al bilancio delle aziende del Comune, per gli anni successivi per almeno l’8%, e per l’anno 2016 di almeno il 6%, che si aggiunge a quello precedente; decreta un taglio del 30% relativo a nuovi accordi aziendali, sui contratti integrativi dei lavoratori per l’anno precedente (2013). Inoltre, l’articolo 243 bis, richiamato dalla legge Patto di Stabilità, stabilisce tagli per almeno il 10% delle spese complessive e per prestazioni di servizio. In più la delibera comunale stabilisce che la mancata attuazione da parte dei dirigenti delle aziende partecipate dell’indicazioni del Comune fa venir meno il “patto di fiducia” con l’ente controllante.
Per quanto riguarda la contrattazione aziendale, durante il primo governo De Magistris, con deibera n. 748/2011, la giunta ha stabilito il blocco delle progressioni di carriera, assegnazioni di premi, d’indennità e una tantum per i lavoratori, e di limitare compensi “accessori” a soli casi di emergenza.
Una lettera dell’Amministratore Unico di ANM Ramaglia, del 19 luglio 2016, informava il Comune di Napoli che questi non aveva garantito gli impegni nei confronti dell’azienda per il pagamento degli stipendi dei lavoratori per ottobre e successivi. De Magistris annunciava l’arrivo di addirittura 48 nuovi autobus. Ad oggi, invece, gli autobus nuovi non solo non sono arrivati, ma sono state anche tagliate numerose linee, procurando ulteriori gravi disagi per un trasporto pubblico sempre più al collasso.

Il quadro economico finanziario del Comune ci fa capire che i soldi per ANM, per le partecipate e per i lavoratori, per il momento non ci sono, al netto di tutte le dichiarazioni rilasciate dal sindaco durante i sempre più folkloristici comizi, e che la situazione dei servizi sociali in città per pendolari, lavoratori e studenti potrà soltanto peggiorare, soprattutto a scapito di coloro che vivono nelle periferie.

Anche il fiore all’occhiello elettorale di Gigino, l’ABC, per anni presentato come esempio di gestione pubblica dell’acqua, è appassito ed è diventato il suo tallone di Achille, dopo il suo più recente terremoto politico. Persino le direzioni riformiste dei comitati per l’acqua hanno pubblicamente rotto con De Magistris, che in delibera ha aperto alla partecipazione a gare d’appalto per ABC. Esattamente ciò che fa De Luca sul piano regionale e su mandato d’importanti multinazionali che speculano sui servizi idrici.
ABC, seppur una conquista in termini di scontro sulla questione privatizzazioni, non ha mai conosciuto realmente una gestione pubblica e democratica, perché anch’essa sottomessa alle leggi padronali e ai metodi clientelari della giunta. Nonostante Montalto sia sempre stato un uomo dell’apparato, gli arancioni non hanno esitato a sostituirlo non appena questi ha dovuto aprire il CdA ad alcuni comitati. Per non avere contestatori sui processi di privatizzazione, lo stesso Montalto è stato rimosso con metodi burocratici dalla giunta. Un dirigente a cui si erogava un compenso di ben 400.000 euro e con cui i proletari delle occupazioni si sono spesso scontrati. Senza contare le diverse mobilitazioni dei lavoratori che ne denunciavano la gestione scellerata e incapace. Stesso discorso vale per le prospettive occupazionali dei cento lavoratori del Consorzio San Giovanni, presi in giro dal sindaco che ha promesso loro l’assorbimento in ABC, senza chiarire come sarebbero state garantire le coperture economiche, visto che l’azienda non possiede neppure i soldi per rinnovare l’impianto nel quale sono impiegati questi lavoratori.

Una sfilza di tagli, dunque, sia alle aziende comunali sia agli stipendi dei lavoratori. Oltre ai casi eclatanti di ANM e ABC, ricordiamo la privatizzazione delle Terme di Agnano; il regalo di 1.000.000 € dati ai privati per la gestione degli Asili Nido; tagli di milioni di euro per fondi destinati a disabili, asili nido e lotta al disagio sociale. Più di tre milioni di euro sono stati regalati ai privati per la gestione dei cimiteri; vendita della quota di GESAC, società con bilancio in positivo che gestisce l’aeroporto di Capodichino, che garantisce introiti per milioni di euro per il Comune di Napoli e che fa gola ai privati.
Si dispongono sgomberi “per il mancato possesso da parte degli occupanti dei requisiti essenziali”, si impediscono per “improcedibilità amministrativa” assegnazioni di case a chi ne ha bisogno ed ha una famiglia con figli e persone anziane da curare. Altri ancora vengono sfrattati perché i locali occupati servono per adibirli ad uffici comunali, ma al tempo stesso il Comune paga, sempre per avere locali ad uffici pubblici, centinaia di migliaia di euro di affitto al mese a soggetti privati, alle società immobiliari, alle banche ed alla Chiesa.
Alla faccia della difesa dell’economia pubblica tanto sbandierata dal sindaco. Se le stesse politiche le avesse fatte Valente (PD) o Lettieri (centrodestra), oggi la sinistra "radicale" napoletana sarebbe a contestare la giunta. Tacciono, invece, sull’operato degli arancioni perché legati a doppio filo con essi.


NAPOLI "CITTÀ RIBELLE": DIFFERENZA TRA REALTÀ E AUTORAPPRESENTAZIONE 

La disoccupazione giovanile è al 70%. Ha prodotto suicidi, depressione sociale ed emigrazione, e tutto ciò che l’amministrazione riesce a fare, in perfetta sintonia con le "riforme" del governo Renzi, è incentivare il lavoro occasionale e precario sottopagandolo attraverso l’erogazione di voucher (ticket), organizzando eventi commerciali e ludici per allietare le serate della Napoli bene (America’s Cup, Dolce & Gabbana, Capodanno sul lungomare).
La raccolta differenziata che doveva creare nuovi posti di lavoro è rimasta esattamente dov’era, cioè al 23%, smascherando l’ipocrisia della demagogia populista del sindaco.
I quartieri proletari della città sono sempre più somiglianti ai barrios dei paesi sudamericani, controllati dalla piccola borghesia imprenditoriale-commerciale e dai cartelli mafiosi del narcotraffico.
Sempre meno sono i collegamenti tra la periferia e il centro della città; aumenta l’abbandono scolastico; aumentano i poveri in coda per un pasto; aumenta lo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero e il mercato della droga continua a distruggere la vita di migliaia di giovani.
Questa è la rivoluzione arancione dello “zapatismo partenopeo” di De Magistris sostenuta dei centri sociali.


"ANOMALIA NAPOLETANA" E INTERESSI PRIVATI 


I collettivi antagonisti, in cambio dell’assegnazione di locali di proprietà pubblica – trasformati in veri e propri spazi privati - hanno sostenuto elettoralmente e politicamente il sindaco. Emblematico è il caso della produzione della delibera del 1 giugno (n°446), che riguarda tale questione ed adottata il giorno antecedente alle elezioni col fine di tenere al guinzaglio i centri sociali. In cambio, questi hanno rinunciato alle proprie rivendicazioni “classiste”, seppur vaghe e senza basi programmatiche, per cedere il passo a quelle interclassiste della “città” e del “popolo”, divenendo, de facto, una cinghia di trasmissione del centrosinistra in quel che rimane dei movimenti giovanili e nelle lotte territoriali (vd. bonifica di Bagnoli).

Mentre da un lato il sindaco cavalca la protesta dei centri sociali, dall’altro, contestando la nomina del commissario straordinario, propone la collaborazione a De Luca e a Renzi nell’obiettivo di dare a privati la sulla bonifica. De Magistris cerca, così, di rafforzare le relazioni tra la sua giunta e la borghesia napoletana nella prospettiva di avere il suo sostegno nel rappresentare una eventuale leadership in una potenziale riorganizzazione nazionale di un centrosinistra senza il PD. Prova, cioè, ad unire, in una commistione d’interessi, pubblico e privato a vantaggio del proprio apparato politico e degli imprenditori. Un progetto che fu molto caro al vecchio PCI.
Per spostare i rapporti di forza nei confronti di Renzi, utilizza come manovalanza i militanti dei centri sociali e delle burocrazie sindacali.


DEMOCRAZIA PARTECIPATA O DEMOCRAZIA OPERAIA? 

Gli slogan sulla “partecipazione democratica” alla gestione de Comune di Napoli risultano, alla prova dei fatti, pura demagogia e propaganda. Il modello politico delle “città ribelli”, stile Barcellona in Spagna, che fa riferimento ad organizzazioni come Podemos e Syriza - le quali hanno capitolato al FMI, alla BCE e alle politiche di austerità - e ripresa dai Disobbedienti in Italia, riprende concezioni teorizzate da Toni Negri, che rifiutando la prospettiva della rivoluzione come unico e solo strumento per il cambiamento della società, e propongono un’alleanza 'di fronte popolare' tra i settori del mondo del lavoro e l’imprenditoria “illuminata” per costruire “contropotere” di soggettività senza caratteri di classe definiti. Progetto fallito, tra l’altro, ovunque si sia tentato di realizzare. La polemica su queste concezioni di collaborazione di classe, dove “il popolo comanda e il governo obbedisce”, vide un acceso scontro nel periodo 2000-2001 in Rifondazione Comunista tra i bertinottiani e le opposizioni interne. La storia recente ha dimostrato che pensare di spostare a sinistra i governi degli imprenditori è una pia illusione. Si è verificato, invece, l’esatto contrario. Sono stati i governi degli imprenditori a spostare a destra i movimenti politici ai quali chiedevano collaborazione.
La storia recente, a quanto pare, non ha insegnato a nulla a movimentisti e all’opportunismo nelle sue varie forme.

L’unica forma di governo capace di dare delle risposte ai bisogni dei lavoratori e della popolazione povera è quella dei comitati di lavoratori, operai, disoccupati, casalinghe, immigrati, studenti, e di tutti i settori che oggi sono oppressi dai capitalisti e dalle classi possidenti. Un potere che ha la sua collocazione non più nei luoghi delle istituzioni borghesi, bensì nei luoghi di lavoro e sui territori, dove l’autogoverno dei lavoratori è espresso su base democratica e con cariche revocabili in qualsiasi momento.
Solo questa può essere la “città ribelle”, perché basata sulla partecipazione di massa dei lavoratori alla vita politica e contrapposta a ogni interesse privato.
Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione di Napoli

VITTORIA!

A testa alta contro Marchionne

28 Settembre 2016
Martedì 27 settembre la Corte d’appello del tribunale di Napoli ha decretato la vittoria per i cinque operai licenziati dalla Fiat di Marchionne.
Martedì 27 settembre la Corte d’appello del tribunale di Napoli ha decretato la vittoria per i cinque compagni licenziati dalla Fiat di Marchionne. Mimmo Mignano, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Massimo Napolitano e Antonio Montella rientreranno in fabbrica dalla porta principale e a testa alta!

I cinque compagni furono licenziati perché il 5 giugno del 2014 inscenarono una protesta davanti al reparto-confino di Nola, esponendo un fantoccio impiccato raffigurante la faccia di Marchionne per denunciare le tragiche condizioni dei lavoratori del reparto-confino che portarono al suicidio due operai cassaintegrati, Pino De Crescenzo e Maria Baratto.

Questa vittoria contro Marchionne è sicuramente una ventata di ossigeno per tutta la classe lavoratrice, ed è stata possibile grazie alla mobilitazione generale che si è costruita attorno a questa vicenda. Mimmo e compagni sono riusciti con una forza incredibile ad aggregare attorno a sé una solidarietà e un consenso straordinario che sicuramente hanno influenzato e costretto il tribunale a esprimersi favorevolmente.

Dobbiamo ringraziare Mimmo e compagni per aver eroicamente combattuto con tutte le loro forze fino alla vittoria contro la Fiat, ma questa battaglia vinta deve essere ora vigilata e sostenuta perché sicuramente l’arroganza di Marchionne non si fermerà. Allora è necessario sviluppare attorno questa vicenda le condizioni per una ripresa della lotta contro la Fiat dentro il quadro di una ripresa della mobilitazione generale contro governo e padronato.
Partito Comunista dei Lavoratori

Assassinio di classe

15 Settembre 2016
L'omicidio questa notte di un lavoratore egiziano iscritto all'USB davanti ai cancelli della Seam, ditta d'appalto della GLS a Piacenza, è un brutale assassinio di classe. 
Il picchetto dei lavoratori in lotta rivendicava il rispetto degli accordi sindacali in ordine all'assunzione di precari a tempo determinato. Il camion del crumiro che ha sfondato il picchetto è stato spinto all'azione omicida dal personale di guardia dell'azienda sotto gli occhi di una polizia “distratta”. È la misura di come il padronato sia disposto a ogni mezzo per piegare la lotta operaia, con la complicità dello Stato. 

Il PCL si stringe attorno alla famiglia del lavoratore ucciso, ai suoi compagni di lotta, al suo sindacato. Denuncia il crimine padronale. Rivendica una immediata mobilitazione unitaria per imporre la punizione dei responsabili. 

La logistica ha registrato in questi anni una crescita imponente della combattività dei lavoratori, col ricorso a lotte radicali e prolungate che hanno strappato diritti e concessioni. In particolare i lavoratori immigrati sono stati gli splendidi protagonisti di questo ciclo di lotte, ribellandosi alle vessazioni padronali spesso avallate dalla burocrazia sindacale. L'omicidio di questa notte a Piacenza segnala la volontà dei padroni di recuperare il terreno perduto riaffermando il potere assoluto sulle condizioni del lavoro, anche col ricorso a mezzi criminali. 

Ma l'assassinio compiuto non fermerà la lotta dei lavoratori, né alla GLS né altrove. 
Generalizzare la lotta dei lavoratori, estendere l'esempio della sua indicazione radicale, è il modo migliore di rispondere alla arroganza criminale del padronato: alla forza dei padroni va contrapposta la forza di classe degli sfruttati. L'unico strumento che i padroni temono. 

Il capitalismo è sfruttamento e crimine. Solo un governo dei lavoratori che spazzi via la dittatura del capitale potrà fare giustizia vera: nessun crimine verrà dimenticato, nessun crimine resterà impunito.
Partito Comunista dei Lavoratori
Oggi, giovedì 15 settembre, ore 17 presidio davanti alla Prefettura di Bologna indetto da USB

Festival di Unità di Classe


Dall'1 al 4 settembre festa del PCL a Firenze: dibattiti, assemblee, gazebo informativi, musica, bar e ristorante.
Quattro giorni di aggregazione, socialità, organizzazione contro il capitalismo e i suoi rappresentanti, in una bellissima cornice con teatro e 200 posti a sedere, e con di fronte un parco dove allestiremo stand con materiale informativo. Tutte le sere ci saranno feste, concerti, spettacoli e sarà possibile usufruire di un bar a prezzi popolari.

Di seguito, il programma della festa.









GIOVEDÌ 1 SETTEMBRE
ORE 17 - Apertura festa
ORE 18 - Dibattito
"Tante case senza gente, tanta gente senza casa. Firenze, Genova, Bologna, Brescia: esperienze di lotta a confronto"
Coordina:
Cristian Briozzo - PCL Genova
Intervengono:
Lorenzo Bargellini - Movimento di lotta per la casa, Firenze
Luca Toscano - Iniziativa Antagonista Metropolitana, Firenze
Associazione Pugno Chiuso, Bologna


ORE 21 - Dibattito
"Per la ricomposizione di un fronte unitario di lotta"
Coordina:
Francesco Doro - PCL
Intervengono:
Nabil - S.I. Cobas
Massimo Betti - Sindacato Generale di Base
Luca Scacchi - Il sindacato è un'altra cosa-opposizione CGIL
Matteo Moretti - RSU GKN Firenze
Ivan Maddaluni - CUB Firenze
Alessandro Nannini - Confederazione Cobas Ataf

Sono invitate tutte le realtà di lotta del territorio a partecipare


ORE 22 - Spettacolo teatrale (in terrazza)
Passaggi Partigiani - Uno spaccato della resistenza al nazifascismo visto attraverso gli occhi di una giovane donna. Dalla Jugoslavia libera e multietnica dell'infanzia fino all'occupazione, la deportazione nel campo di concentramento, la fuga, l'esperienza nella lotta partigiana. Frammenti di una vita divengono parabola della storia di una generazione e di un popolo.
Tratto da “Darinka - una staffetta partigiana” di Daniele Civolani e Darinka Joijc
regia Alessia Passarelli
musiche Giovanni Tufano
con Alessia Passarelli e Giovanni Tufano


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VENERDÌ 2 SETTEMBRE
ORE 18 - Dibattito
"Sessismo e maschilismo nel movimento operaio e studentesco"
Coordina:
Chiara Pannullo - PCL Firenze
Intervengono:
Assia Lazzerini - PCL Firenze
Chiara Mazzanti - PCL Pisa


ORE 22 - Concerto
Alessio Lega
(https://www.facebook.com/AlessioLegaFanPage/?fref=ts)


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SABATO 3 SETTEMBRE

Meeting nazionale del PCL
A dieci anni dalla nascita del PCL, la grande crisi del capitalismo e del riformismo conferma le ragioni della costruzione di un partito rivoluzionario in Italia e nel mondo. Di un partito schierato dalla parte dei lavoratori contro il capitalismo. Di un partito che porti in ogni lotta la prospettiva di un governo dei lavoratori, quale unica vera alternativa. Il PCL è stato ed è al servizio di questa prospettiva. Perché solo la rivoluzione può cambiare le cose.
ORE 12 - Accoglienza
ORE 13 - Pranzo
ORE 14 - Conferenza
Introduce:
Michele Terra - Segreteria PCL
Intervengono:
Scilla Di Pietro - PCL Napoli
Francesco Doro - PCL, Comitato Centrale FIOM
Francesco Durante - PCL Pescara
Ermanno Lorenzoni - PCL Bologna
Tiziana Mantovani - PCL Milano
Conclude:
Marco Ferrando - portavoce PCL


ORE 18 - Workshop
"Femminismo e lotta di classe”
Intervengono:
Chiara Pannullo - PCL Firenze
Serena Ganzarolli - traduttrice e curatrice del libro "Il pane e le rose. Femminismo e lotta di classe"
Marinella - Fondo comunista, Firenze


ORE 22 - Concerto
I Matti delle giuncaie - hard folk
(https://www.facebook.com/mattidellegiuncaie/?fref=ts)


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DOMENICA 4 SETTEMBRE
Ore 15 - Conferenza internazionale
"Contro la fortezza di Schengen, abbattere le frontiere. Per la libertà di circolazione di tutti e di tutte, per un'Europa e un Mediterraneo socialisti"
Coordina:
Simone Faini - PCL Firenze
Intervengono:
Franco Grisolia - Segreteria PCL
Ciro Tappeste - Courant Communiste Révolutionnaire (NPA, Francia)
Sungur Savran - Partito Rivoluzionario dei Lavoratori - Devrimci Isci Partisi (DIP, Turchia)
Tomas Martinez Peña - Izquierda Anticapitalista Revolucionaria (IZAR, Spagna)


ORE 22 - Concerto
The Alano & Garrapateros
(https://www.facebook.com/GarrapataSoundSystem/?fref=ts)


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INFO:
Teatro Nuovo Circolo Arci Lippi, Via Pietro Fanfani 16


Come Arrivare:
Firenze zona nord
vicino a: Aeroporto Vespucci, stazione FFSS Rifredi
Uscite Autostrada: Firenze Nord - Sesto Fiorentino


(in aggiornamento)

COMUNICATO STAMPA: DOPO MEROLA,IL MEROLA BIS: CAMBIANO I SENATORI-ASSESSORI, MA LA MUSICA E' SEMPRE QUELLA

L'ennesimo sgombero di famiglie senza tetto da uno stabile di Mura di Porta Galliera, con gran dispiegamento di camionette di "forze dell'ordine" ,dovrebbe far riflettere chi ancora non aveva capito che Merola non è certo l'uomo dei ceti più deboli. Da decenni i sindaci di Bologna godono dell'appoggio dei poteri forti della città:banchieri e cementieri.

Anche in questa occasione Merola non si è smentito. Da anni va dicendo che la "legalità" deve essere rispettata a tutti i costi, cosicché magistratura,prefetto e questore lo prendono in parola,mettendolo alla prova. E lui, per bocca della nuova assessora alle politiche abitative, rilancia:nessuna occupazione rimarrà impunita,tutte verranno sgomberate.

Aspettiamo impazienti il piano-casa che Merola promette da anni( della serie "chi l'ha visto?"). Intanto giace nel più completo sfacelo il patrimonio pubblico in disuso(le ex caserme,ad esempio), che aspetta soltanto di essere svenduto al miglior offerente. Non sia mai che al Sindaco venga in mente di ristrutturarlo e riadattarlo,per costruirci alloggi a canone concordato o che i palazzi dell'ACER,che cadono a pezzi,vengano messi in condizioni abitative decenti!

La politica di Merola ormai è diventata quella della "precarietà permanente" per tutti coloro che non hanno la fortuna di avere abbastanza soldi da potersi permettere di sborsare canoni esosi, mentre godono i cementieri, che spesso rispondono ai nomi di grosse cooperative aderenti a Legacoop e le grandi immobiliari che possono permettersi il lusso di tenere sfitte le case per non abbassare i prezzi degli affitti. Solo l'esproprio senza indennizzo di cementieri ed immobiliari può garantire una politica abitativa che tenga conto dei ceti più disagiati,che Merola sicuramente non rappresenta. 
 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Sezione di Bologna

CENTO ANNI - STORIA E ATTUALITA’ DELLA RIVOLUZONE COMUNISTA



MERCOLEDI’ 13 LUGLIO ORE 21

AL CIRCOLO BARRICATA 71

IN VIA SANT’ISAIA, 71 - BOLOGNA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RECENTISSIMA PUBBLICAZIONE:

CENTO ANNI


 
 
STORIA E ATTUALITA’ DELLA RIVOLUZONE COMUNISTA

Di Marco Ferrando
Interrogando i cento anni che separano l’oggi dai fatti del 1917, Marco Ferrando indaga il cammino e l’evoluzione della lotta di classe, riflettendo sulle sue conquiste come sulle sue sconfitte all’interno di un libro unico nel suo genere: una storia sociale e politica completamente dedicata al movimento dei lavoratori di tutto il mondo che, malgrado il trascorrere del tempo, continua a non avere nulla da perdere. A parte, s’intende, le proprie catene (in collaborazione con il Partito Comunista dei Lavoratori).
Con Marco Ferrando
intervistato da
Alfredo Pasquali di Radio Città Fujiko
 
 
 
 

CONTINUA LA REPRESSIONE PADRONALE: NON SI FERMERANNO LE LOTTE OPERAIE!


A seguito della lotta degli operai Stemi-Artoni e Astercoop per il miglioramento delle proprie condizioni di lavoro e poi per il reintegro dopo un licenziamento politico di massa, continua la campagna di repressione della lotta operaia a Cesena, a grande richiesta di Artoni e Coop Adriatica.
Tre militanti del PCL a dicembre 2015 avevano ricevuto dei fogli di via e a marzo erano stati colpiti dalla solita persecuzione politica, sotto forma di denunce per la partecipazione alla lotta dei lavoratori Stemi-Artoni,ora archiviate.
A nemmeno un mese di distanza dal proscioglimento di lavoratori, sindacalisti e militanti solidali alla lotta dei lavoratori Stemi-Artoni per il reintegro sul posto di lavoro, a seguito dell’accusa di violenza privata e altri reati, tre giorni fa sono state recapitate altre due notifiche di citazione a giudizio per i picchetti dell’ottobre-novembre 2015. Ancora una volta, vengono colpiti dalla repressione giudiziaria i lavoratori, i loro rappresentanti sindacali e i militanti che hanno sostenuto in prima persona la loro lotta, i loro picchetti. Tra questi, alcuni militanti del PCL emiliano-romagnolo e diversi compagni del collettivo Studenti Rivoluzionari di Bologna.
Si tratta di un gravissimo atto di repressione e l’intento è chiaro: tagliare le gambe ai lavoratori, privarli del sostegno e della solidarietà di altri lavoratori, privarli della rappresentanza sindacale.
Non è la prima e non sarà l’ultima denuncia che colpirà i militanti del PCL: chi lotta per la rivoluzione sa di dover subire la repressione di chi comanda e di chi sfrutta, perché mina le basi di questa società governata da un pugno di industriali e banchieri.
Il PCL ribadisce il proprio impegno: non ci faremo intimidire dalla repressione dei capitalisti e saremo come sempre accanto agli operai in lotta a Cesena come in tutta Italia.
Partito Comunista dei Lavoratori – Emilia-Romagna