Se le burocrazie sindacali latitano, o peggio, si dedicano a ostacolare la lotta e le RSU combattive, devono pensarci i lavoratori e le lavoratrici! È ora di abbandonare le illusioni: ci si salva lottando insieme, non con l’ennesimo sacrificio!
Partito Comunista dei Lavoratori – sezione Romagna
È ora di capire che dai tavoli non uscirà la soluzione in grado di salvare i posti di lavoro: i precedenti tentativi di trattativa e confronto tecnico che si sono tenuti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) hanno visto il sostanziale fallimento del tavolo negoziale. Electrolux non solo non ha ritirato il proprio famigerato “piano industriale”, ma lo ha in massima parte confermato offrendo solo limitatissime e irrilevanti modifiche. La multinazionale pretende però di superare e azzerare gli accordi sindacali esistenti che pongono limiti alla saturazione e alla ritmica di fabbrica. Vuole aumentare le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all’ora (123 nello stabilimento di Forlì) e stabilizzare l’assetto produttivo su un unico turno giornaliero, imponendo pesantissimi e insostenibili sacrifici ai lavoratori.
Ciò che l’azienda spaccia per “ottimizzazione” si traduce in un immediato peggioramento delle condizioni di vita in fabbrica: il miglioramento è solo nel portafoglio del padrone, che spreme gli operai fino all’ultimo prima di andarsene.
È necessaria una svolta. Non c’è più nulla da negoziare. Tutte le organizzazioni di fabbrica devono unire la propria azione a sostegno di una lotta finalmente decisa e serrata, che chieda la nazionalizzazione della Electrolux sotto il controllo operaio. Se l’azienda delocalizza dopo aver ricevuto milioni di soldi pubblici, pubblica deve essere la sua proprietà!
Va costituita una cassa nazionale di resistenza a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione degli stabilimenti che la multinazionale vuole chiudere, a partire da Cerreto d’Esi, una cassa che sia rigorosamente sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta. Non si può proseguire in ordine sparso, perciò va creato un coordinamento delle RSU del gruppo Electrolux. Chi rischia il salario e il lavoro è il solo ad avere il diritto di decidere cosa fare, non i sindacalisti di professione che non rischiano niente.
La vertenza Electrolux deve essere esemplare per tutto il mondo del lavoro. È necessario allargare la lotta a livello nazionale: la vertenza Electrolux deve essere simbolica per tutto il mondo del lavoro. I lavoratori dell’ILVA, e delle altre fabbriche in crisi, non hanno bisogni diversi. Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi di un film già visto troppe volte negli ultimi decenni: quello della sconfitta degli operai e delle operaie e la fuga dell’azienda all’estero dopo l’ennesima estorsione. Non si può più proseguire in ordine sparso. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.
È necessario, mai come ora, un vero sciopero generale. Non è possibile che le direzioni delle organizzazioni sindacali confederali (e non solo) non stiano ancora lavorando in questa direzione. Se la burocrazia sindacale è latitante, devono pensarci i lavoratori! Occorre far ripartire una vertenza generale del lavoro, contro l’erosione del potere d’acquisto, per il salario minimo intercategoriale, per condizioni di vita dignitose!

