Post in evidenza

Verso il 10 ottobre

  🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta Electrolux. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Electrolux. Mostra tutti i post

Electrolux. Il “tavolo” si inclina solo con la lotta!

 


Se le burocrazie sindacali latitano, o peggio, si dedicano a ostacolare la lotta e le RSU combattive, devono pensarci i lavoratori e le lavoratrici! È ora di abbandonare le illusioni: ci si salva lottando insieme, non con l’ennesimo sacrificio!

Partito Comunista dei Lavoratori – sezione Romagna

È ora di capire che dai tavoli non uscirà la soluzione in grado di salvare i posti di lavoro: i precedenti tentativi di trattativa e confronto tecnico che si sono tenuti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) hanno visto il sostanziale fallimento del tavolo negoziale. Electrolux non solo non ha ritirato il proprio famigerato “piano industriale”, ma lo ha in massima parte confermato offrendo solo limitatissime e irrilevanti modifiche. La multinazionale pretende però di superare e azzerare gli accordi sindacali esistenti che pongono limiti alla saturazione e alla ritmica di fabbrica. Vuole aumentare le cadenze delle linee di montaggio fino a 140 pezzi all’ora (123 nello stabilimento di Forlì) e stabilizzare l’assetto produttivo su un unico turno giornaliero, imponendo pesantissimi e insostenibili sacrifici ai lavoratori.

Ciò che l’azienda spaccia per “ottimizzazione” si traduce in un immediato peggioramento delle condizioni di vita in fabbrica: il miglioramento è solo nel portafoglio del padrone, che spreme gli operai fino all’ultimo prima di andarsene.

È necessaria una svolta. Non c’è più nulla da negoziare. Tutte le organizzazioni di fabbrica devono unire la propria azione a sostegno di una lotta finalmente decisa e serrata, che chieda la nazionalizzazione della Electrolux sotto il controllo operaio. Se l’azienda delocalizza dopo aver ricevuto milioni di soldi pubblici, pubblica deve essere la sua proprietà!

Va costituita una cassa nazionale di resistenza a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione degli stabilimenti che la multinazionale vuole chiudere, a partire da Cerreto d’Esi, una cassa che sia rigorosamente sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta. Non si può proseguire in ordine sparso, perciò va creato un coordinamento delle RSU del gruppo Electrolux. Chi rischia il salario e il lavoro è il solo ad avere il diritto di decidere cosa fare, non i sindacalisti di professione che non rischiano niente.

La vertenza Electrolux deve essere esemplare per tutto il mondo del lavoro. È necessario allargare la lotta a livello nazionale: la vertenza Electrolux deve essere simbolica per tutto il mondo del lavoro. I lavoratori dell’ILVA, e delle altre fabbriche in crisi, non hanno bisogni diversi. Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi di un film già visto troppe volte negli ultimi decenni: quello della sconfitta degli operai e delle operaie e la fuga dell’azienda all’estero dopo l’ennesima estorsione. Non si può più proseguire in ordine sparso. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.

È necessario, mai come ora, un vero sciopero generale. Non è possibile che le direzioni delle organizzazioni sindacali confederali (e non solo) non stiano ancora lavorando in questa direzione. Se la burocrazia sindacale è latitante, devono pensarci i lavoratori! Occorre far ripartire una vertenza generale del lavoro, contro l’erosione del potere d’acquisto, per il salario minimo intercategoriale, per condizioni di vita dignitose!

PER UNO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE! SE I PADRONI LICENZIANO, NOI BLOCCHIAMO TUTTO!
BLOCCO DELLA PRODUZIONE! COLPIRE ELECTROLUX DOVE FA MALE: IL PORTAFOGLIO!
I LAVORATORI NON FINANZIERANNO LA SPECULAZIONE DEL PADRONATO: NAZIONALIZZARE LE IMPRESE CHE CHIUDONO O DELOCALIZZANO!

Cara burocrazia CGIL, le RSU combattive si tutelano, non si puniscono!


 Partito Comunista dei Lavoratori

Apprendiamo dal comunicato delle RSU CGIL Electrolux di Forlì, Cinzia Colaprico e Loretta Sabbatini, che è stato emesso a loro carico un provvedimento disciplinare che le priva per tre mesi dei diritti associativi.
La “colpa” delle RSU? Pare che abbiano denunciato sui giornali di fabbrica i ritardi e le lungaggini da parte del patronato nelle pratiche di vertenza di lavoratori colpiti da gravi patologie (qui il comunicato delle RSU e il relativo dispositivo disciplinare CGIL, pubblicato da Altriritmi).
Davanti a una punizione così sproporzionata di due RSU che hanno giustamente criticato e sollecitato il sindacato a difesa dei lavoratori interessati, non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà a Cinzia Colaprico e Loretta Sabbatini.

Il tempismo poi di queste sanzioni disciplinari ha davvero dell’incredibile: la burocrazia CGIL sanziona oggi, alla vigilia di una lotta sindacale di importanza davvero vitale per i 1700 lavoratori Electrolux, proprio due delle RSU più combattive dello stabilimento di Forlì, che con il loro impegno hanno dato corpo e gambe ai presidi.

Come può un sindacato colpire i propri elementi in prima linea contro il padronato quando la sua stessa burocrazia, a livello nazionale e locale, è stata latitante – a voler essere buoni – ai cancelli delle fabbriche Electrolux? Con quale credibilità la burocrazia CGIL chiede a lavoratrici e lavoratori un mandato in bianco per trattare sulla loro pelle e sulle loro vite quando agisce a livello disciplinare per colpire chi lotta?
Quale messaggio dovrebbero ricavare gli iscritti CGIL da questo provvedimento? Non criticate la burocrazia, non denunciate i problemi, chinate la testa davanti al funzionario di turno? Siamo certi che il padronato sarà felice di questo ulteriore strappo nel campo avverso della lotta di classe.

I lavoratori e le lavoratrici Electrolux si trovano oggi – come nel 2014 – a fronteggiare un attacco senza precedenti contro il proprio posto di lavoro. Ma c’è una sostanziale differenza rispetto al 2014: oggi i compromessi al ribasso, tanto cari ai burocrati CGIL locali e nazionali, non hanno più spazio per esistere. Non ci sono più pause da accorciare, ritmi da alzare, diritti acquisiti da erodere. È forse questo il motivo della “latitanza” dei vertici CGIL nazionali e locali sulla vertenza Electrolux?

Oggi c’è solo da lottare. Anche oggi, come nel 2014, la lotta si regge sulle spalle di pochi operai, RSU e sodali, che si fanno carico della durezza della lotta, della passività di tanti lavoratori, dell’aperta ostilità del padronato e adesso anche delle misure repressive del proprio sindacato. Da lavoratori viene spontaneo chiedersi: cosa fare quando le burocrazie sindacali ti abbandonano, anzi puniscono gli unici RSU che ti difendono?

Per noi la soluzione è chiara: i lavoratori e le lavoratrici Electrolux devono comprendere che solo loro hanno in mano il destino della propria lotta; solo loro possono tenere la barra dritta. Solo loro possono dare vita a quell’unità che anima i presidi, i blocchi, gli scioperi. Solo loro hanno la forza necessaria per bloccare il progetto di macelleria sociale dell’azienda.

Nessun mandato in bianco a una burocrazia sindacale più occupata a disciplinare le RSU combattivi che a tutelare i lavoratori!

Unità di lavoratori e lavoratrici nella lotta insieme alle RSU combattive degli stabilimenti Electrolux!

Con la lotta si piega il padronato, ma si piega anche la burocrazia passiva!

Solidarietà a Cinzia e Loretta!

Autorganizzazione operaia contro chi sta dall’altra parte della barricata, il padronato, ma anche contro i burocrati-pompieri!