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Dichiarazione internazionale per l'assoluzione di César Arakaki e Daniel Ruiz

 

Militanti condannati in Argentina per essersi mobilitati contro una riforma reazionaria delle pensioni

1 Dicembre 2021
Sottoscriviamo e invitiamo a sottoscrivere e diffondere questo appello delle organizzazioni del Frente de Izquierda y de Trabajadores - Unidad di solidarietà e lotta per la libertà di due militanti della sinistra di classe e rivoluzionaria argentina.


Lunedì 8 novembre una sentenza del giudice Ariel Ríos ha condannato i compagni César Arakaki e Daniel Ruiz (membri rispettivamente del Partido Obrero e del PSTU) a tre anni e quattro mesi di reclusione effettiva e tre anni di reclusione effettiva, in ogni caso, nell'ambito della causa aperta loro per la partecipazione alla massiccia manifestazione del 18 dicembre 2017, davanti al Congresso nazionale, contro la riforma delle pensioni approvata quel giorno alla Camera dei deputati. Manifestazione fortemente repressa con decine di feriti gravi (occhi persi, ecc.) e detenuti.

La riforma in questione, promossa dal governo di Mauricio Macri (PRO-Cambiemos) e approvata con il sostegno dei deputati del Partito Justicialista, ha modificato il calcolo degli stipendi a scapito dei pensionati. Faceva parte di una serie di misure contro la classe operaia, che comprendeva anche una riforma del lavoro per rendere ancora più flessibili le condizioni di lavoro, e che alla fine ha dovuto essere accantonata, proprio a causa di quella gigantesca mobilitazione che a dicembre ha riunito centinaia di migliaia di persone.

Per distogliere l'attenzione dalla rapina avvenuta il 18 dicembre, è stata organizzata una feroce campagna di demonizzazione da parte dei media, identificando alcuni dei compagni che avevano partecipato alla manifestazione, con immagini e video che li mostravano mentre resistevano alla repressione della polizia. Giorni dopo iniziarono gli arresti e la persecuzione giudiziaria.

La sentenza è un chiaro attacco dell'intero regime al diritto di protestare e ha lo scopo di ammonire tutti coloro che combattono. Lo ha chiarito un tweet di Patricia Bullrich, ex ministro della sicurezza all'epoca e attuale capo del PRO, il partito di Macri, che ha affermato: “Spero che questa condanna sia esemplare. Manifestazioni senza motivo ristagnano solo il Paese”.

Il giudice ha seguito esattamente l'intero copione dell'accusa, che li ha accusati di presunte "intimidazioni pubbliche", "attentati contro l'autorità" e "lesioni in aggressione". La crudeltà giudiziaria è così evidente che la condanna è avvenuta nonostante il venir meno dell'accusa dell'ufficiale Brian Escobar, ferito durante la repressione dei manifestanti, perché la difesa di Arakaki e Ruiz è riuscita a dimostrare che le sue ferite non erano state causate dai compagni.

Questa imbarazzante sentenza sarà impugnata, e raddoppieremo la campagna nazionale e internazionale per l'assoluzione. Chiediamo la firma di questa dichiarazione e l'invio di petizioni alle ambasciate.

Per l'assoluzione di César Arakaki e Daniel Ruiz.
Per la libertà e il deprocessamento dei prigionieri di lotta.
Per il diritto di protestare.

In Argentina divampa la lotta di classe


Enorme mobilitazione contro la politica di Macri

21 Dicembre 2017
Il governo reazionario di Mauricio Macri ha avviato una pesante controriforma pensionistica, che riduce il potere d'acquisto delle pensioni, già erose da un'inflazione del 25% annuo. L'obiettivo è “risparmiare” circa 3 miliardi di euro, da usare sia per pagare il debito pubblico al capitale finanziario, sia per foraggiare clientele locali del peronismo “comprando” i relativi parlamentari. Il colpo alle pensioni si combina a sua volta con una riforma del mercato del lavoro all'insegna della massima precarizzazione. “Se facciamo tutto questo, ci assicuriamo la crescita per i prossimi vent'anni” dichiara Macri, circondato dal plauso della borghesia argentina e dei governi imperialisti di Europa ed America.

Ma ha fatto i conti senza l'oste. Contro le misure sulle pensioni si è sviluppata la maggiore mobilitazione popolare dai tempi dell'Argentinazo del 2001. Numerose manifestazioni di lavoratori e di popolo hanno marciato sui palazzi del Congresso in occasione delle operazioni di voto, ingaggiando scontri prolungati con le forze repressive della Stato. Nella notte del 19 dicembre si sono riaffacciati nei quartieri di Buenos Aires i 'cacerolazos' contro la repressione poliziesca e le misure del governo. La collisione sociale ha costretto persino il capo del deputati kirchneristi (Augustin Rossi) a minacciare formalmente la continuità della protesta contro Macri. Mentre Cristina Kirchner, tanto idolatrata dalla sinistra “progressista” internazionale, mantiene un silenzio tanto significativo quanto complice.

Non siamo, ad oggi, al ripetersi del 2001. Allora la forza d'urto della sollevazione sociale, al prezzo di 38 morti, costrinse il governo De la Rua a fuggire con l'elicottero dalla Casa Rosada. Oggi Macri è molto più forte di De La Rua. Ha vinto le elezioni legislative, si avvantaggia di una situazione finanziaria più stabile, tuttora preserva il sostegno di un ampio blocco piccolo borghese proprietario, ammaliato dalle sue promesse.

Ma la pace sociale si sta incrinando, e le mobilitazioni di questi giorni ne sono il segno.
In questo quadro è importante il ruolo giocato dalle forze della sinistra rivoluzionaria trotskista argentina del Frente de Izquierda y de los Trabajadores (principalmente Partito Obrero e Partido de los Trabajadores Socialistas). Forze presenti nel Parlamento argentino a partire dal 2013, sull'onda di un'espansione molto significativa del proprio radicamento sociale nelle fabbriche, nei sindacati, tra gli studenti e i giovani. I deputati e le deputate del FIT sono stati e sono in prima fila nella battaglia parlamentare e di piazza, denunciando sia le politiche di classe di Macri, sia la subalternità del fronte peronista borghese “progressista”. La presenza parlamentare di una sinistra classista indipendente, il suo uso rivoluzionario della tribuna istituzionale, fa da preziosa cassa di risonanza delle lotte di strada. La lotta per guadagnare un'altra direzione politica e sindacale del movimento operaio e popolare argentino, per la sua indipendenza di classe dal peronismo, per la prospettiva rivoluzionaria del 'poder obrero', può realizzare un passo avanti nel nuovo clima di scontro sociale.
Partito Comunista dei Lavoratori

Santiago Maldonado: un crimine di Stato

 Santiago Maldonado, l’attivista che lottava insieme al popolo Mapuche contro l’usurpazione delle terre del popolo nativo in favore di Benetton, è stato ritrovato. 
Purtroppo, come era immaginabile, è stato ritrovato senza vita.


LA RESPONSABILITÀ DELLO STATO 


Come è stato raccontato nell’articolo “Santiago Maldonado: una desaparicion scuote l’Argentina”, la scomparsa di Santiago avvenne durante la repressione di un picchetto del popolo Mapuche che rivendicava il diritto di questo popolo ad abitare le proprie terre.

La responsabilità dello Stato argentino non consiste solo nell’essere il mandante della repressione e nell’averla eseguita materialmente – basti pensare che, come dicevamo, “il Capo di Gabinetto del Ministero della Sicurezza, Pablo Noceti, era presente in Chubut [e dichiarava] che i militanti Mapuche erano da considerarsi «come membri di un'organizzazione terroristica e che tutti sarebbero stati arrestati senza un ordine del tribunale»”. Ma consiste inoltre nell’essere il responsabile dell’occultamento delle prove, in primis del corpo, che avrebbero potuto incriminare i responsabili diretti.
Solo così si spiega come un corpo appaia dopo tre mesi in un fiume, il Rio Chubut, dopo che lo stesso tratto di fiume era stato perlustrato tre volte (come denuncia la famiglia Maldonado); dopo che il governo, e la stampa legata ad esso, hanno seminato versioni menzognere sulla sua scomparsa, dall’essere fuggito in Brasile all’aver aggredito un poliziotto con un coltello… fino alla clamorosa menzogna, pochi giorni prima dell’apparizione del corpo, da parte della candidata della destra macrista Lisa Carrio alle elezioni parlamentari di Buenos Aires capitale, sulla «probabilità del 20% che Santiago stia in Chile».


I COMPITI DELLA SINISTRA 


In uno scenario politico dove il macrismo fa appello a non «speculare elettoralmente» sulla la scomparsa di Santiago per nascondere le responsabilità del proprio governo, in primis della Ministra della Sicurezza Bullrich; e dove il centrosinistra kirchneriano fa appello a smobilitare le piazze per fini elettorali – le organizzazioni in difesa dei diritti umani cooptate dal kirchnerismo non hanno partecipato alle manifestazioni in seguito al ritrovamento del corpo di Santiago – volendo evitare di passare per estremista e soprattutto volendo evitare una radicalizzazione della propria base popolare; il compito principale della sinistra, del Partido Obrero e del FIT, è quello di fare appello alla mobilitazione per la cacciata della ministra Bullrich e la condanna ai responsabili di questo crimine di Stato.
La manifestazione di sabato 21 ottobre, convocata dal Encuentro Memoria Verdad y Justicia (Incontro Memoria Verità e Giustizia) – organizzazione in difesa dei diritti umani, indipendente dallo Stato e composta dalle varie correnti e partiti della sinistra – che ha mobilitato più di 200.000 persone in Plaza de Mayo, dimostra che la sinistra classista può aspirare ad essere la principale opposizione al macrismo se difende la propria autonomia e alternatività rispetto al centrosinistra kirchnerista.
Grazie all’enorme mobilitazione popolare è stato possibile ritrovare il corpo di Santiago. Solo attraverso la continuazione di quella stessa mobilitazione potranno ora essere trovati, e condannati, anche i responsabili di questo crimine.
Michele Amura