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Dichiarazione internazionale per l'assoluzione di César Arakaki e Daniel Ruiz

 

Militanti condannati in Argentina per essersi mobilitati contro una riforma reazionaria delle pensioni

1 Dicembre 2021
Sottoscriviamo e invitiamo a sottoscrivere e diffondere questo appello delle organizzazioni del Frente de Izquierda y de Trabajadores - Unidad di solidarietà e lotta per la libertà di due militanti della sinistra di classe e rivoluzionaria argentina.


Lunedì 8 novembre una sentenza del giudice Ariel Ríos ha condannato i compagni César Arakaki e Daniel Ruiz (membri rispettivamente del Partido Obrero e del PSTU) a tre anni e quattro mesi di reclusione effettiva e tre anni di reclusione effettiva, in ogni caso, nell'ambito della causa aperta loro per la partecipazione alla massiccia manifestazione del 18 dicembre 2017, davanti al Congresso nazionale, contro la riforma delle pensioni approvata quel giorno alla Camera dei deputati. Manifestazione fortemente repressa con decine di feriti gravi (occhi persi, ecc.) e detenuti.

La riforma in questione, promossa dal governo di Mauricio Macri (PRO-Cambiemos) e approvata con il sostegno dei deputati del Partito Justicialista, ha modificato il calcolo degli stipendi a scapito dei pensionati. Faceva parte di una serie di misure contro la classe operaia, che comprendeva anche una riforma del lavoro per rendere ancora più flessibili le condizioni di lavoro, e che alla fine ha dovuto essere accantonata, proprio a causa di quella gigantesca mobilitazione che a dicembre ha riunito centinaia di migliaia di persone.

Per distogliere l'attenzione dalla rapina avvenuta il 18 dicembre, è stata organizzata una feroce campagna di demonizzazione da parte dei media, identificando alcuni dei compagni che avevano partecipato alla manifestazione, con immagini e video che li mostravano mentre resistevano alla repressione della polizia. Giorni dopo iniziarono gli arresti e la persecuzione giudiziaria.

La sentenza è un chiaro attacco dell'intero regime al diritto di protestare e ha lo scopo di ammonire tutti coloro che combattono. Lo ha chiarito un tweet di Patricia Bullrich, ex ministro della sicurezza all'epoca e attuale capo del PRO, il partito di Macri, che ha affermato: “Spero che questa condanna sia esemplare. Manifestazioni senza motivo ristagnano solo il Paese”.

Il giudice ha seguito esattamente l'intero copione dell'accusa, che li ha accusati di presunte "intimidazioni pubbliche", "attentati contro l'autorità" e "lesioni in aggressione". La crudeltà giudiziaria è così evidente che la condanna è avvenuta nonostante il venir meno dell'accusa dell'ufficiale Brian Escobar, ferito durante la repressione dei manifestanti, perché la difesa di Arakaki e Ruiz è riuscita a dimostrare che le sue ferite non erano state causate dai compagni.

Questa imbarazzante sentenza sarà impugnata, e raddoppieremo la campagna nazionale e internazionale per l'assoluzione. Chiediamo la firma di questa dichiarazione e l'invio di petizioni alle ambasciate.

Per l'assoluzione di César Arakaki e Daniel Ruiz.
Per la libertà e il deprocessamento dei prigionieri di lotta.
Per il diritto di protestare.

Diretta Facebook. Riconquistiamo il diritto alla salute!

 


Venerdì 19 marzo alle ore 18:00

Prosegue la mobilitazione e il confronto sulla campagna di raccolta firme per la petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita".

Appuntamento sulla pagina Facebook "Riconquistiamo il diritto alla salute" venerdì 19 marzo.

Clicca qui per firmare la petizione.

Partito Comunista dei Lavoratori

Riconquistiamo il diritto alla salute!

 


I dati che la cronaca sottolinea quotidianamente evidenziano l'enorme prezzo che il nostro paese sta pagando in termini di vite umane alla pandemia da coronavirus in atto, e con esso le pesanti ricadute sul piano economico e sociale. Ciò non è casuale, ma la diretta conseguenza della crisi del nostro Servizio Sanitario Nazionale, frutto delle politiche succedutesi negli ultimi decenni all'insegna del liberismo, dell'austerità, degli interessi del capitale finanziario. Politiche promosse peraltro in tutta Europa, da ogni governo.

Quanto emerso durante la prima fase ha reso palese tutto ciò ed evidenziato la necessità di intervenire con decisione sul terreno del contenimento della diffusione della pandemia, della cura. Ciò per tanta parte non è accaduto: le misure adottate si sono rivelate confuse, contrastanti, largamente inadeguate, e ciò che si temeva, ossia una seconda ondata di contagi, è divenuta realtà.

Un disastro annunciato, la cui responsabilità è da attribuire in egual misura al governo centrale ed ai vari governi regionali, accomunati dalla volontà di non rompere con la logica della regionalizzazione dell'organizzazione e gestione della sanità, della corsa alla privatizzazione del sistema, al punto che il vero soggetto vincente ad un anno dall'inizio della pandemia sembra essere paradossalmente la sanità privata.

Oggi, a fronte di quella che per molti è una terza ondata, l'attenzione si è giocoforza spostata sul terreno della somministrazione dei vaccini, finalmente disponibili, ed ancora una volta i limiti del sistema emergono con forza.

L'avere abbandonato la strada di un polo pubblico volto alla ricerca, alla produzione ed alla distribuzione degli stessi, come di altri farmaci e presidi medico sanitari, l'avere rispettato gli interessi delle multinazionali farmaceutiche ed il loro monopolio dei brevetti ha esposto il nostro paese, così come l'intera Unione Europea, alla quale ne è stato delegato l'acquisto e la distribuzione, ad un ricatto inaccettabile, dettato unicamente dalla volontà di profitto.

Ciò che ad oggi si evidenzia è una insufficiente trasparenza circa i termini degli accordi sottoscritti, una immotivata disparità di costi tra un vaccino e l'altro, ritardi consistenti sui tempi della consegna ai diversi stati, e quindi un allungamento dei tempi per il raggiungimento della “immunità di gregge” necessaria al superamento della pandemia, ed il rischio concreto è che a tanti paesi del mondo quei vaccini non arrivino affatto, e comunque con tempi assai diversi, evidenziando ancora una volta quanto il diritto alla salute continui ad essere subordinato alla ricchezza disponibile (ad oggi sono 130 i paesi che non hanno avviato la vaccinazione).

Ciò conferma che è il sistema a dovere essere ripensato alla radice. Noi riteniamo necessario che i vaccini siano considerati un bene comune globale, che si superi la logica imperante dei brevetti, che la sua somministrazione sia gratuita ed a disposizione dell'intera umanità, e ci sentiamo pertanto
impegnati a sostenere le iniziative che muovono in tal senso.

Per quanto concerne il nostro paese chiediamo che il governo e le regioni mettano in campo uno sforzo assai maggiore di quello in essere, affinché si stringano i tempi della vaccinazione di massa (ai ritmi odierni occorrerebbero almeno tre anni), garantendone sempre e comunque la gratuità, e per fare questo occorre utilizzare, nel rispetto delle procedure, ogni spazio e modalità disponibile, mettere a disposizione molto più personale di quello ad oggi utilizzato, garantire tutta la strumentazione necessaria.

Al di là della decisiva questione della vaccinazione, resta l'esigenza di una profonda riforma del Servizio Sanitario Nazionale nella direzione da noi indicata con la campagna “ Riconquistiamo il diritto alla salute”, a sostegno di proposte chiare, fattibili.

Oggi più che mai occorre rivendicare la ridefinizione dell'assetto dei servizi di prevenzione, cura, riabilitazione, ospedalieri e territoriali, anche attraverso la riapertura di ospedali soppressi, la definizione di strutture ad hoc, attuando processi di reinternalizzazione, etc.

Ciò che serve è un vero e proprio piano che muova in tale direzione, un piano pubblico, per strutture pubbliche, che rompa con la logica del ricorso al privato parassitario di questi anni, i cui risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti.

La sanità deve essere interamente pubblica.
Ciò che occorre affermare è un piano straordinario di stabilizzazione di tutto il personale precario e di assunzioni di almeno 40000 unità di personale medico, di almeno 80000 unità di personale infermieristico, nonché di un congruo numero di personale ausiliario, con contratti a tempo indeterminato, che passa attraverso la definizione di idonei percorsi formativi, ed una politica davvero volta a riconoscere adeguatamente il lavoro dello stesso.

Tutto ciò deve e può essere finanziato: le risorse ci sono.
Qui si colloca la questione del recovery fund, che a fronte di una disponibilità complessiva di 209 miliardi di euro, ne prevede soltanto 19 per la sanità, nonostante lo stesso governo uscente abbia a più riprese parlato di un fabbisogno complessivo di almeno 40 miliardi, nonché dello stesso recovery plan, che allo stato si è soffermato soprattutto sul processo di digitalizzazione del sistema. Una scelta, quella del mettere in campo risorse attraverso il ricorso al recovery fund, che rappresenta nel suo complesso una operazione di indebitamento pubblico, che in prospettiva finirà con l'essere scaricato ancora una volta sulle masse popolari, sullo stesso sistema sanitario, che va ostacolata. Occorre che l'investimento nella sanità pubblica sia finanziato da una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Ciò che serve è mettere in campo un'azione di lotta, ampia ed articolata, in grado di imporre tale scelta, di sostenere le proposte formulate per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale; ciò è parte della necessaria opposizione al governo Draghi, espressione delle élite economico-finanziarie che in Italia come in Europa portano la responsabilità del progressivo smantellamento del sistema di welfare, segnatamente del sistema sanitario.

È necessario riconquistare il diritto alla salute, affermare una sanità pubblica, universale, laica, gratuita.
La campagna continua, noi ci siamo!


Marzo 2021



Riconquistiamo il diritto alla salute! - Marco Ferrando - 03/09/2020


RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE! Il 3 settembre si è tenuto in Piazza Montecitorio, a Roma, un presidio a sostegno della campagna "Riconquistiamo il diritto alla salute!" La campagna unitaria ha preso il via lo scorso 1° luglio e si articola attraverso una raccolta di firme (sia online che direttamente nelle piazze d’Italia) a sostegno di una petizione popolare. Ecco l'intervento del compagno Marco Ferrando per il Partito Comunista dei Lavoratori. Se ancora non l'hai fatto, firma qui la petizione! https://bit.ly/3lT9TyS


31 luglio: "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita"

Venerdì, 31 Luglio 2020 alle ore 15 - 20 - Angolo via Augusto Righi 2/a via dell'Indipendenza 45/A Bologna

Petizione: "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita"

Banchetto di raccolta firme sulla petizione
I promotori della popolazione invitano le cittadine e i cittadini a firmare la petizione per sostenere il diritto alla salute e garantire le risorse per il Servizio Sanitario Nazionale
Promuovono: Democrazia Atea,Fronte Popolare,La Città Futura,Partito Comunista dei Lavoratori,Partito Comunista Italiano,Partito della Rifondazione Comunista,Partito Marxista-Leninista Italiano,Potere al Popolo,Risorgimento Italiano,Sinistra Anticapitalista

Riconquistiamo il diritto alla salute!

Dibattito pubblico, in diretta oggi dalle 18:00 alle 19:30, tra i promotori della campagna di raccolta firme sulla petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita"

L'emergenza sanitaria derivata dall'epidemia da coronavirus ha messo in luce i molteplici gravi limiti del nostro Servizio Sanitario Nazionale, fino a decretarne la crisi.
All'insegna della riduzione della spesa pubblica, dell'austerità, giustificando tutto con il debito crescente, il Servizio Sanitario Nazionale è stato progressivamente definanziato, oggetto di tagli lineari, ed i vincoli del patto di stabilità interna e del pareggio di bilancio hanno ridotto le risorse delle Regioni, di 37 miliardi negli ultimi dieci anni, con la progressiva espansione, in tutti i campi, della sanità privata nelle diverse regioni del paese (emblematiche il Lazio e la Lombardia), mirata esclusivamente al profitto, cresciuta con gli accreditamenti e le convenzioni.

È necessario rimettere al centro il Servizio Sanitario Nazionale, garantire le necessarie risorse, ridare senso al dettato costituzionale in materia.
Per questo proponiamo una vera mobilitazione perché curarsi torni ad essere un diritto di tutti, garantito come tale, e che comprenda anche il diritto a vivere in ambienti salubri, la lotta all'inquinamento, la lotta per condizioni di lavoro non dannose, tutto ciò, in definitiva, che porta alla buona salute.
Questo è parte per noi dell'idea di una società alternativa a quella basata sul profitto e sullo sfruttamento, che evidenzia una parte crescente della popolazione sempre più povera, insicura, sola.

La salute non è una merce!
Via il profitto dalla sanità che deve essere pubblica, laica, gratuita e di qualità!

Dibattito pubblico tra i promotori della campagna di raccolta firme sulla petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita" (Per firmare: https://change.org/riconquistiamo-salute)

Il dibattito verrà trasmesso in diretta sulla pagina "Riconquistiamo il diritto alla salute".

Intervengono: Mauro Alboresi, Lisa Canitano, Beniamino Caputo, Eliana Como, Carla Corsetti, Giovanni Ferraro, Erne Guidi, Francesca Anna Perri, Rosa Rinaldi. Modera: Alessio Arena

Promuovono: Democrazia Atea, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Marxista-Leninista Italiano, Potere al Popolo, Risorgimento Italiano, Sinistra Anticapitalista

Regolarizzare i lavoratori domestici

Sosteniamo una petizione di USB Immigrati

Nel quadro drammatico della crisi determinata dal coronavirus e dalle responsabilità della gestione delle istituzioni borghesi di sanità, stato sociale ed epidemia, esiste una questione particolare: quella delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati, cosiddetti irregolari. Sostenitore da sempre della regolarizzazione di tutti gli immigrati, il PCL sottolinea la particolare urgenza di questa misura in questo momento drammatico, di fronte alla totale inerzia del governo. La petizione che segue si incentra nello specifico sulla situazione delle lavoratrici domestiche, in primis badanti di molte nazionalità, ma in particolare dell’Europa centro-orientale. Nel quadro della sua battaglia più generale, il PCL aderisce a questa petizione, invita tutti a farlo e sostiene pienamente la giusta lotta dei suoi promotori.



La presente O.S. e le associazioni firmatarie segnalano la condizione in cui versano centinaia di migliaia di lavoratrici domestiche, colpite come tutti noi dalle conseguenze del Covid-19.

Per queste lavoratrici, in larghissima parte non italiane e purtroppo spesso in condizione di irregolarità quanto al titolo di soggiorno, l’emergenza coronavirus è destinata a produrre effetti drammatici. La specifica condizione di operatrici dedite alla cura di persone anziane, proprio il settore di popolazione più fragile e maggiormente esposto alle conseguenze del virus, mette queste lavoratrici di fronte ad una condizione molto complicata. Per queste lavoratrici non ci sono le precauzioni previste per gli operatori del settore sanitario, che pure hanno subito un alto numero di decessi. Non ci sono dpi, non c’è sanificazione, non c’è assistenza medica. Queste lavoratrici sono a contatto fisico diretto con l’utenza e ne costituiscono in molti casi l’unica possibilità di assistenza. Queste lavoratrici sono esposte al contagio e non hanno alcun modo di proteggersi. Per loro non vale la precauzione della distanza di un metro o altro.

Quello che rende però intollerabile la loro condizione è che siano in larga parte costrette a nascondersi e a rendersi invisibili, il che le espone ulteriormente e le rende ancora più vulnerabili al rischio del contagio.

I decreti emanati negli ultimi anni in materia di immigrazione hanno ridotto in clandestinità centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, chiusi tra l’impossibilità di fare ritorno in patria e l’impossibilità di acquisire una condizione di regolarità a risiedere in Italia. Un danno alla convivenza sociale, un danno economico all’erario pubblico ed un fattore di illegalità diffuso e permanente.

La situazione di grave emergenza prodottasi con la diffusione del coronavirus può essere l’occasione per rimediare a questa situazione, consentendo a tanti e a tante di emergere dall’ invisibilità, acquistando lo status di cittadino regolare e lavoratore pienamente riconosciuto nei sui diritti e regolarmente contrattualizzato.

Vi chiediamo pertanto di considerare, tra i provvedimenti che prenderete nei prossimi tempi per affrontare questa condizione così complessa per il Paese, delle misure che consentano di uscire dalla irregolarità, mettendo tutti questi lavoratori e queste lavoratrici in grado di accedere ad un regolare rapporto di lavoro.



Unione Sindacale di Base

Costantino Saporito, responsabile Nazionale VVF/USB

Guido Lutrario, rappresentante del Sociale USB

Vincenzo de Vincenzo, responsabile Federazione USB Regione Campania

Dafne Anastasi, delegata USB

Daniela Mencarelli, delegata Pubblico Impiego USB

Maria Vittoria Molinari, ASIA USB Tor Bella Monaca

Consolato Onorario della Federazione Russa in Napoli

Consolato Onorario della Repubblica di Belarus in Napoli

Medicina Democratica

Rete Solidale Vicenza

Associazione "Insieme"

Associazione "Aipe"

Associazione "Se.Na.So"

Associazione “PARUS”

Associazione "BELLARUS"

Associazione "Unione delle Donne Ucraine in Italia'"

Associazione "Aurora"

Associazione "Russkie Motivi"

Associazione "Rus'"

Associazione ”SK HELP LINE”

Associazione ”Mande”

Associazione ”Malva”

Associazione “PRIMA”

Associazione “Roksolana”

Associazione Officina dell’idee

Associazione "VITAru Vitar"

Associazione "Goree onlus"

Associazione "I Girasoli dell'Est onlus"

Associazione "Arrevutammoce onlus"

Associazione "Stay Human@friends"

Associazione "Alfa"

Associazione Udar. Unione di Donne associate russofone

Associazione Antiviolenza

Associazione Bellarus Calabria

Società Cooperativa sociale Mondo solidale onlus

Società Cooperativa sociale Panta rei Onlus

Patronato Inac di Napoli

Comitato "Io sono"

Comitato "La nostra vita all'estero"

Comitato "Oberig"

Comitato "Aiutiamoci tra di noi"

Prof. Giuseppe Aragno

ex Ministro della Solidaietà Sociale Paolo Ferrero

Org. Centro sud elettronica




Testo della petizione:

https://www.change.org/p/ministero-appello-per-la-regolarizzazione-di-extracomunitari
Partito Comunista dei Lavoratori

Francia: no al licenziamento di Gaël!


Il nostro compagno Gaël Quirante è vittima di rappresaglia. Noi stiamo con lui contro la violenza padronale!

13 Marzo 2018
Uno dei dirigenti di Anticapitalisme & Révolution - corrente di sinistra dell'NPA - e membro dell’opposizione di sinistra all'interno della Quarta Internazionale (ex Segretariato Unificato) nonché attivista del Front Social, il compagno Gaël Quirante, è da anni al centro di un abuso disciplinare e penale sul posto di lavoro da parte delle Poste, a causa della sua attività sindacale combattiva come funzionario del sindacato Solidaires-SUD Poste 92.
Dal 2010 le Poste tentano di licenziarlo e, altrettante volte, tali procedure sono state giuridicamente respinte. Oggi, grazie ad un ricorso amministrativo, la procedura si riapre e l’ultima parola a breve spetterà all’attuale ministro del Lavoro del governo Macron, Muriel Penicaud.
Giuridicamente la sua situazione non lascia dubbi: Gaël non può essere licenziato. Si tratta perciò di una decisione politica.
Di conseguenza il nostro compagno continuerà ad intervenire sul luogo di lavoro forte della legittimità sindacale e della legittimità politica che lo contraddistinguono, per anni di presenza e promozione in vertenze combattive accanto ai suoi colleghi e alle sue colleghe, per il ruolo di iniziativa che lui e i compagni di Anticapitalisme & Révolution portano avanti nelle mobilitazioni che hanno attraversato il paese e che attualmente proseguono contro un governo che continua il progetto, iniziato con la Loi Travail, di offensiva e distruzione dei diritti sociali e delle conquiste della classe operaia.
Per queste ragioni, per il percorso politico che condividiamo, per la lotta che mettiamo in campo quotidianamente anche in Italia contro il clima di repressione violenta dei movimenti, del mondo del sindacalismo combattivo che non vuole piegare la testa davanti alle politiche padronali qui come in Francia e dappertutto, con forza partecipiamo alla campagna di mobilitazione e sostegno internazionale al nostro compagno Gaël.

Contro la violenza padronale verso le compagne e i compagni che lottano, per un fronte unico contro la repressione, il Partito Comunista dei Lavoratori sta con Gaël!


Invitiamo le compagne e i compagni ad attivarsi nei modi seguenti per essere partecipi della solidarietà e della mobilitazione per Gaël:
- Visitare, condividere la pagina fb per gli aggiornamenti (https://www.facebook.com/nonaulicenciementdegaelquirante/)
- Firmare e condividere la petizione (https://www.change.org/p/non-au-licenciement-de-ga%C3%ABl-regroupons-nous-contre-lanrepressiona-la-poste-et-ailleurs)
- Inviare alla pagina fb di cui sopra il massimo di foto/video, singolarmente o meglio in gruppo, con cartello "Non au licenciement de Gaël’’
- Condividere i testi della mozione di sostegno e della petizione, di seguito riportati nelle versioni in italiano



Mozione di sostegno

Gaël Quirante, segretario dipartimentale di SUD Activités Postales 92 (sindacato lavoratori postali) sta subendo un abuso disciplinare e penale totalmente ingiustificato.
Come altre/i militanti del movimento sociale, è colpito da una repressione che costituisce un attentato ai diritti democratici delle lavoratrici e dei lavoratori. 
Se rischia di essere licenziato, è in ragione della sua attività di rappresentante sindacale.
Come Partito comunista dei Lavoratori, noi chiediamo di rispettare la decisione dell’Ispettorato del Lavoro e quindi di non licenziare Gaël Quirante.


Petizione

No al licenziamento di Gaël: uniamoci contro la repressione alle Poste e altrove!
Gaël Quirante, segretario dipartimentale di SUD Activités Postales 92 (sindacato dei lavoratori delle Poste) e militante del Front social, è vittima di un'autentica vessazione disciplinare: dieci tentativi di licenziamento in quattordici anni, e una serie di sospensioni dal lavoro per un totale di quasi un anno.
Le Poste avevano infatti tentato di licenziarlo nel 2010 con l'accusa di sequestro per la partecipazione ad un'occupazione della direzione dipartimentale delle Poste: il suo licenziamento venne successivamente respinto dall'Ispettorato del Lavoro nel 2010, dal Ministero del Lavoro nel 2011, infine dal Tribunale Amministrativo nel 2014.
Ad aprile scorso la Corte d'Appello del Tribunale Amministrativo di Versailles ha annullato le tre precedenti decisioni, cosa che ha comportato la riapertura dell'intera procedura! L'Ispettorato del Lavoro ha nuovamente rigettato il suo licenziamento, ma ormai sarà la Sig.ra Penicaud, Ministro del Lavoro ed ex responsabile delle risorse umane di Danone, a decidere della vicenda di Gaël!
La nostra mobilitazione deve impedire il suo licenziamento!
Le Poste hanno deciso di colpire duramente le compagne e i compagni combattivei. Nel 2005 lo schieramento del GIPN (Gruppi di intervento della Polizia Nazionale) contro i lavoratori del centro di smistamento di Bègles-Bordeaux in sciopero ha rappresentato l'inizio di questa offensiva. In seguito, i procedimenti disciplinari e penali, i licenziamenti, le sanzioni disciplinari contro i sindacalisti e in maniera diffusa contro tutti coloro che rifiutano di abbassare la testa, si sono moltiplicati. Dal 2012 la somma delle sanzioni implicanti la sospensione dal lavoro ha raggiunto i dieci anni nei confronti dei militanti SUD e CGT (sindacati francesi) solo nell'Ile- de-France (area metropolitana di Parigi), e i quattordici anni dal 2010! Quattro militanti sindacali della regione dell'Haute-de-Seine furono messi in detenzione in pieno sciopero nel 2014. Solamente a Olivier Rosay é stata comminata la sospensione dalle funzioni per un totale di 69 mesi! Nella regione dell'Hauts-de-Seine, inoltre, il funzionario sindacale Yann Le Merrer è stato revocato, e poi messo in aspettativa dopo che il suo datore era stato obbligato a reintegrarlo.
Oggi questa logica repressiva colpisce l'insieme del mondo del lavoro: più di quattromila procedimenti disciplinari o penali intentati contro lavoratori in sciopero o manifestanti dal movimento del 2016 contro la Loi Travail.
Ma questa repressione viene combattuta, che riguardi le pene di reclusione per gli ex lavoratori Goodyear, le violenze della polizia nei quartieri popolari, gli accusati del processo del Quai de Valmy, la PSA Poissy o il caso di Loïc Canitrot della Compagnie Jolie Môme, per esempio. Se c'è un'ondata di repressione in atto, c'è anche un fronte di resistenza. Invitiamo all'unità di tutti i casi di repressione per essere in grado di mettere fine all'attuale offensiva. Se uniamo le forze, possiamo vincere!
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