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Il PRC si associa a PD e M5S su un appello di salvezza nazionale

 


Sull’appello “Uniamoci per salvare l’Italia”

17 Gennaio 2021

Il titolo dell’appello non lascia margini al dubbio: “Uniamoci per salvare l’Italia”. Seguono le firme di CGIL, CISL e UIL, dell’ANPI, di ARCI, del PD, del M5S, di Articolo Uno, di Sinistra Italiana, delle Sardine. Tutti i partiti di governo, tutte le burocrazie sindacali e le associazioni che lo sorreggono. Ma anche il Partito della Rifondazione Comunista. Avete capito bene, il PRC.


LA NATURA PATRIOTTICA DELL’APPELLO

L’appello si nutre della consueta retorica del nulla. Un patriottismo liberal progressista condito col catalogo di buoni sentimenti e di valori civici. Una retorica interclassista per mascherare lo sfruttamento. Una retorica pacifista per mascherare l’imperialismo. Una retorica democratica per coprire la democrazia dei padroni. Una retorica europeista per difendere l’Unione dei capitalisti. Sono gli ingredienti di ogni logica di “unità nazionale”. Quella che chiede agli operai di subordinare i propri interessi di classe all’interesse superiore della propria borghesia.

Non solo. L’appello è oggi anche una evidente operazione politica di difesa del governo attuale e al tempo stesso del possibile governo futuro. PD e M5S ne sono, non a caso, i firmatari. Gli stessi partiti di governo che ricoprono di miliardi le banche, le grandi imprese, la sanità privata, ma non trovano i soldi per assumere infermieri, se non col contagocce, con contratti interinali e a debito. Gli stessi partiti di governo che vendono fregate militari all’Egitto di Al-Sisi, per tutelare gli interessi dell’Eni in Nord Africa. Alla faccia della “democrazia” e della “pace”. E non si dica che il governo fa argine contro le destre. Se le destre peggiori di Salvini e Meloni mantengono inalterato il proprio blocco sociale è grazie all’assenza di una opposizione di classe a questo governo e alle sue politiche.


PERCHÉ IL PRC HA FIRMATO?

La domanda allora è: perché il PRC ha firmato tutto questo? Pace per le burocrazie di CGIL, CISL e UIL, sostenitrici organiche del governo e del patto col padronato. Pace per Articolo Uno e per Sinistra Italiana, che difendono i propri scranni ministeriali e para ministeriali. Ma il PRC, dopo prolungate contorsioni, non aveva giurato di essere all’opposizione?

Il segretario del PRC Maurizio Acerbo, per rispondere al disorientamento del proprio partito, ha scritto un lunghissimo articolo, tutto sulla difensiva, in cui si affanna a spiegare che la firma del PRC, accanto a quella di PD e M5S, non annulla “le differenze”. Grazie tante. Ma la.. “differenza” non sta nel fatto che PD e M5S gestiscono al governo gli interessi del capitale contro il lavoro?

“Uniamoci per salvare l’Italia” significa uniamoci in un fronte comune con gli avversari dei lavoratori. Nessuna acrobazia dialettica può nascondere questo fatto obiettivo. Il richiamo che Acerbo fa alla politica del PCI nella Resistenza è un tappo peggiore del buco. Fu la politica che preparò il governo di unità nazionale tra De Gasperi e Togliatti stroncando le potenzialità rivoluzionarie del movimento partigiano (amnistia per i fascisti inclusa). È questo il riferimento strategico?

La verità è che l’opposizione del PRC in tutta la sua storia politica è stata sempre in funzione della ricomposizione di governo. Il PRC sostenne il primo governo Prodi (1996/1998), che fece il record delle privatizzazioni in Europa, introdusse il lavoro interinale, varò i campi di detenzione per i migranti. Entrò nel secondo governo Prodi (2006/2008), votando la più grande detassazione dei profitti del dopoguerra (Ires dal 34% al 27,5%), l’aumento delle spese militari, il rilancio delle missioni di guerra. Ogni volta dopo aver giurato di essere “il cuore dell’opposizione”. Ogni volta finendo al governo a braccetto dei nemici del lavoro.


IL CODICE ANTICO DEL GOVERNISMO

Certo, la firma dell’appello non è ovviamente l’ingresso del PRC nel Governo (anche perché a differenza che in passato non avrebbe la forza per conseguire quello sbocco). Ma la firma di “Uniamoci per salvare l’Italia”, assieme a PD e M5S, è in fondo la fotografia del proprio immaginario, di un’aspirazione talmente radicata da non poter essere nascosta, di un codice politico governista sopravvissuto a tutti i propri sfracelli. Lo stesso che in anni recenti ha condotto il PRC a sostenere il governo antioperaio di Tsipras in Grecia, e che lo porta oggi ad applaudire il governo Sanchez-Podemos in Spagna. Lo stesso che un anno fa lo portò a rompere col Coordinamento unitario delle sinistre di opposizione (7 dicembre) per non perdere i rapporti con Sinistra Italiana e con la burocrazia sindacale.

Chi non fa il bilancio del passato è destinato a ripeterlo. Se si respinge una prospettiva di rivoluzione, prima o poi si finisce col rimuovere l’opposizione. Oggi platonicamente, domani materialmente. Il riformismo torna sempre sul luogo del delitto, come mostra la lunga storia del movimento operaio.

Ai tanti compagni e alle tante compagne del PRC che sono contro l’unità nazionale con PD e M5S l’onere di una riflessione di fondo. Se non ora, quando?

Partito Comunista dei Lavoratori

Rastrellamenti cittadini e razzismo istituzionale

Quando la caccia all'emarginato e all'immigrato divengono il leitmotiv trasversale

Dalla Lega Nord al Movimento 5 Stelle, dal PD a NCD, tutte le forze politiche intervengono e vogliono apporre al proprio petto istituzionale le medaglie della nuova gloriosa guerra al migrante, al clandestino, all'irregolare, al povero, al senzatetto.
Decoro, pulizia, ordine, legalità. Parole d'ordine sulla bocca di tutti. Parole d'ordine perfette per scatenare la guerra tra poveri, scatenando gli sfruttati italiani e comunitari contro i diseredati extracomunitari, clandestini e con loro tutti i senzatetto, barboni, clochard.

È così che il governo PD vara il decreto Minniti-Orlando, che va a rafforzare un regime separato per tutti i migranti, permettendo l'accesso al "gratta e perdi" dell'accoglienza solo a pochissimi fortunati; per gli altri esistono i "moderni" campi di concentramento ed espulsione, lo status di sgradito e non riconosciuto "clandestino", il limbo esistenziale dell'irregolare senza diritti. Tutti costretti ad un regime di sorveglianza totale, costante e capillare; a quotidiani trattamenti da criminale nelle strade, con reparti di squadroni della morte di polizia e carabinieri a caccia della minima occasione per appioppare una bella denuncia, un provvedimento di espulsione accompagnato da qualche scarica di botte; un biglietto di sola andata per un CIE, o un CPR; disprezzo e odio di massa in quanto capro espiatorio di ogni problema sociale.

Così, in questo clima da stato d'emergenza, in cui il migrante è il terrorista, il pericolo per la nostra società e il nostro benessere, la causa della nostra disgrazia economica e politica, tutto è consentito.
Nei quartieri popolari, nelle stazioni e nelle piazze vengono messe in moto pattuglie di forze dell'ordine in tenuta da controguerriglia urbana, pronti a frugare nelle tasche, e non solo, di qualsiasi migrante. L'obiettivo è riempire elenchi di destinati ai campi di internamento, comunque li si voglia chiamare.

Così il 2 maggio a Milano, contro questo nemico interno minaccioso e mendicante, alla stazione centrale centinaia di poderosi poliziotti e carabinieri, con tanto di elicotteri e cavalleria, hanno fatto una bella "pulizia" sociale ed etnica della zona, per difendere il diritto dei turisti a non vedere l'esistenza di povertà, miseria e abbandono nella città della moda. Non per nulla, eliminata la "spazzatura" umana, colpevole di essere vittima della disumanità di questo sistema, può passare l'AMSA, per eliminare i giacigli e tutti i pochi averi di chi è stato rastrellato.

Così il 3 maggio, i Vigili urbani della Roma targata Movimento 5 Stelle, in perfetto ossequio ai nuovi poteri affidati dall'assist del PD col Decreto Orlando sulla sicurezza urbana, danno vita ad un'essenziale e strategica retata contro i pericolosissimi ed indecorosi ambulanti (da cui poi, magari, comprano roba a buon prezzo quando non la "requisiscono") provocando la morte di un cinquantatreenne senegalese, Nian Mougette, colpevole di cercare di sopravvivere vendendo qualche cianfrusaglia o qualche vestito contraffatto a turisti e romani. Per lui la morte in una fuga dai manganelli, dall'internamento, dall'espulsione. Per i manager che fanno fallire aziende e organizzano bancarotte, che licenziano migliaia di lavoratori, che fanno morire in incidenti mortali i dipendenti per risparmiare sui costi, che vivono sulla guerra e sulla distruzione di intere società, ci sono premi milionari, benefit stellari accompagnati da onore e gloria.

Così, il presidente della Commissione Ambientale del Comune di Roma, il pentastellato Diaco, di fronte all'inaccettabile immagine dei senzatetto che recuperano un pasto dalla Caritas presso il parco di Colle Oppio, sente un fremito securitario e in difesa del decoro. Come si può accettare che ci siano dei poveri senzatetto e che per di più si presentino in un luogo turistico a prendere quelle poche briciole che la gerarchia ecclesiastica concede per darsi una maschera umana? Questo problema deve essere risolto, e per combattere l'indecenza della povertà non ha trovato miglior soluzione di vietare i pasti serali della Caritas. Se non mangiano se ne vanno, o al massimo muoiono di fame, ma almeno non sporcano e non disturbano i selfie dei turisti.

Non è un caso che il farneticatore Salvini si sia con più forza lanciato ad inneggiare a ruspe, pulizie etniche, rastrellamenti, espulsioni, muri, olio di ricino.
Non è un caso che i Cinque Stelle cavalchino la vergognosa strumentalizzazione del procuratore Carmelo Zuccaro sulle ONG, con cui un pezzo di magistratura cerca di utilizzare i tribunali per far passare il paradigma politico dell'invasione e dell'errore di tentare di salvare le persone buttate in mare dagli scafisti e dai trafficanti, paventando collusioni tra ONG e scafisti (in alcuni casi sicuramente possibili), quando son gli stessi accordi governativi e istituzionali con i vari governi criminali locali che garantiscono a trafficanti, istituzioni, forze militari e di polizia locali enormi flussi di denaro per poter giocare con la vita di masse di disperati.

Solo una mobilitazione generale del mondo del lavoro contro banchieri, padroni, industriali, speculatori e guardie armate di questi poteri potrà mettere in campo una forza uguale e contraria a quella con cui i potenti e loro governi opprimono e reprimono gli sfruttati e gli emarginati. Una vertenza generale che unisca intorno a sé le ragioni di tutti gli sfruttati e di tutti gli emarginati, e che possa aprire la strada alla prospettiva fondamentale di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, l'unico governo che può farla finita finalmente con le leggi liberticide, col razzismo di Stato, con la xenofobia istituzionale.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

Per una lotta classista e anticapitalista contro tutte le politiche securitarie e repressive

Decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione e decreto Orlando sulla sicurezza urbana. La repressione di sfruttati, migranti, poveri e senza tetto si fa sempre più totalitaria e capillare.

10 Maggio 2017
Siamo nel momento in cui la “sicurezza”, l' “ordine”, la “pulizia”, il “decoro” sono le parole d'ordine dominanti, la copertura ideologia populistica e ideale per la stretta repressiva contro tutti coloro che hanno subito e subiscono gli effetti della crisi economica e delle politiche di aggressione ai servizi pubblici e sociali, alle condizioni di lavoro, ai diritti sindacali, alle condizioni di vita della grande massa di salariati e disoccupati, studenti e immigrati, donne e discriminati.

In questo senso intervengono i due decreti dei magnifici esponenti del Governo Gentiloni, il governo della continuità, mascherata da transizione, delle politiche del Partito Democratico, di Renzi, della Confindustria e in generale degli interessi padronali italiani ed europei. Un compendio di capillarizzazione del controllo sociale e della repressione, anche preventiva; della criminalizzazione della povertà, della marginalità, della difficoltà economica e sociale; della ghettizzazione di questi elementi e della loro espulsione dalle zone della città messe a profitto e mercificate per un turismo del consumo; della criminalizzazione e repressione preventiva di tutte le forme di protesta, dissenso o lotta con l'utilizzo di DASPO urbani e poteri extra conferiti finanche a sindaci sceriffi dell'ordine, della pulizia e della sicurezza; della condanna a tutti i migranti di ulteriori ricatti, di condizioni di reclusione concentrazionarie, di espulsioni facilitate e arbitrarie, di legittimazione di forme di schiavismo e lavoro gratuito, di messa a profitto del business dell' “accoglienza”.

Insomma, essere sfruttati, poveri, emarginati corrisponde sempre più ad essere soggetti sgraditi di una società che deve essere vetrina lucida e scintillante della merce più vendibile e profittevole, ma elementi necessari su cui garantirsi il meccanismo dello sfruttamento, della precarietà, del controllo sociale e del ricatto occupazionale.



LE MISURE SULLA “SICUREZZA URBANA”



Su queste, il ministro Orlando si è dato alla pazza gioia. Il ministro della Giustizia che rappresenta la continuità totale con l'era Renzi, ha dato dimostrazione di saper divenire il perfetto traduttore delle istanze liberiste nella gestione della geografia umana per garantire la messa a valore di città vetrine e vettori di un consumo omologante e che nasconde sotto il tappeto, o dietro l'armadio, il suo prodotto principale: povertà, senzatetto, precarietà, assenza di servizi pubblici e sociali, proteste, contestazioni. Così per garantire decoro e pulizia, mentre si privatizzano i servizi pubblici, licenziando, tagliando, non fornendo un servizio dignitoso nelle zone periferiche, popolari, non messe a valore e in vetrine, si prendono una serie di provvedimenti che un po' trasformano i sindaci in sceriffi, un po' rendono i Prefetti dei plenipotenziari dell'ordine pubblico e della repressione, un po' rendono orwelliano il controllo tecnologico sociale. Invece che affrontare il fatto che esiste la povertà, invece che affrontare il fatto che i servizi sociali sono costantemente tagliati, invece che affrontare il fatto che le case popolari vengono svendute o lasciate al degrado e non si assegnano alloggi popolari, invece che affrontare il fatto che ci siano centinaia di migliaia di sfratti ogni anno, invece che affrontare la disoccupazione e la creazione di sacche di popolazione senza diritti perchè troppo povere o immigrate, invece che affrontare l'abbandono alla speculazione di tutta la città si fa altro.



Con i “Patti per la sicurezza urbana” si definiscono


  • aree della città particolarmente importanti in cui non possono esserci elementi che disturbino il decoro: poveri, mendicanti, ambulanti, abusivi, proteste, contestazioni, picchetti, bivacchi etc

  • la possibilità di costruire reti di controllo sociale, attraverso l'installazione di sistemi di videosorveglianza privati con tanto di sconti fiscali per chi collabora. Così se rubi una mela puoi essere arrestato fino a 48 ore dopo. E per ovviare al taglio dei servizi di igiene ambientale e pulizia si “inventano” reti di volontariato, in cui magari infilare migranti ricattati dal sistema di accoglienza attuale. Meno salariati per quel lavoro e più volontari a titolo gratuito, magari ricattabili e che sperano di trovare un lavoro.

  • poteri ai sindaci per imporre ordinanze restrittive e preventive per fermare tutti i fenomeni sociali annessi alle condizioni imposte da questo sistema, mescolando criminalità e spaccio, a fenomeni sociali come, l'abusivismo degli ultimi, l'accattonaggio, l'abuso di alcool, la prostituzione coatta o pratiche politiche come le occupazioni di spazi pubblici e abitative. Non avendo alcun potere sulle politiche sociali (perchè tanto si applicano le solite direttive di tagli, privatizzazioni, vendite di immobili, aiuti fiscali e regolatori per speculazioni), possono però imporre ad un senzatetto di non avvicinarsi mai più ad una determinata panchina, e a un mendicante ad un determinato ingresso di museo. Anzi, addirittura potranno permettersi di fare multe in caso di picchetti, occupazioni di binari, cortei, manifestazioni e, oltre a questo, intervenire con dei DASPO localizzati.

  • I Prefetti divengono i grandi decisori degli sgomberi di occupazioni abitative singole e collettive. Le uniche cose di cui devono assicurarsi sono ovviamente i diritti del proprietario dell'immobile, la sicurezza e l'ordine pubblico. Se poi gli sgomberati non hanno soluzioni alternative, adeguate al loro reddito e alle loro condizioni economiche, nel caso anche con alloggi popolari o a canone sociale, di ciò non ci si fa minimo problema. Al massimo occuperanno altrove o rimarranno nelle loro auto a dormire. Non è un affare di Stato, o di Comune...sono fatti loro. L'importante è che la proprietà, che magari manteneva l'alloggio vuoto o abbandonato perchè “il mercato non tira”, possa ritornare ad avere sotto controllo il proprio patrimonio, sia esso pubblico o privato.

  • La diffusione sempre più capillare della videosorveglianza ad alta tecnologia tramite investimenti specifici e sgravi fiscali per i privati che installano questi sistemi, rendendo sempre più facile l'arresto sino a entro 48 ore in base alla valutazione dei video, il tutto dentro la logica del "per la tua sicurezza: denuncia il tuo vicino".

  • Se un povero morto di fame, magari immigrato, osa fare il parcheggiatore abusivo deve essere seriamente punito, e questo argomento merita una voce particolare, proprio perchè emblema del pericolo in cui incorriamo tutti giorni come lavoratori e cittadini nelle nostre città. Per cui se per guadagnare qualche euro si fa il “parcheggiatore abusivo” si rischia una bella multa da 1000 a 3500 euro! Il concetto è: non puoi trovare lavoro perchè non ti faccio avere i documenti, oppure non trovi lavoro perchè non assume quasi nessuno, ti metti a arrangiarti facendo sicuramente un lavoro poco utile e produttivo per tirare su quattro euro, quale modo migliore per affrontare la tua situazione se non quella di condannarti ad una multa che difficilmente potrai pagare senza grandi conseguenze.




LE MISURE PER IL “CONTRASTO DELL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE”



Bisogna fare poco sforzo logico per comprendere, già nel titolo, tutta la faziosità che ha saputo esprimere la centrifuga di menti brillanti come quella del tandem Minniti-Orlando. Al figuro del decreto precedente si aggiunge qui la “svolta a sinistra” nel Ministero dell'Interno del Governo Gentiloni: l'ex membro del PCI Marco Minniti. In perfetta continuità con la sua specializzazione in servizi segreti, sicurezza e intelligence si butta in un'operazione per rafforzare la sicurezza degli italiani dalla minaccia dell'invasione di masse di poveri, sfruttati e fuggitivi dell'Africa Nera, del Medio Oriente macellato e, quindi, di tutta una serie di potenziali terroristi e islamisti, criminali e spacciatori, stupratori e sporcaccioni. Dopo l'aumento dei CIE, i centri di concentramento per immigrati, dove uomini e donne senza diritti vengono abbandonati a fame, condizioni igeniche devastanti e maltrattamenti, e dopo il raddoppio delle espulsioni; dopo l'accordo, coperto di sangue di migranti e fiumi di capitali, con uno dei governi libici, quello riconosciuto dall'establishment internazionale di al-Sarraj, che ha sancito la condivisione di interessi nel mantenere uno status di corruzione, affari e poteri nel business della merce umana dei migranti; ora arriva questo nuovo decreto.

Obiettivo: tutti coloro che non sono riconosciuti come soggetti che abbiano diritto a status di rifugiato o di protezione internazionale (molto pochi e con tempistiche infinite e sempre maggiori difficoltà, e soprattutto costretti per questo a rimanere in Italia anche qualora volessero solo transitare) divengono irregolari, quindi da espellere perchè minaccia per la sicurezza, l'ordine, il benessere, il decoro. Per cui l'immigrato economico, la donna che sfugge da situazioni di violenza, clandestini perchè diversamente non potevano arrivare, il rifugiato non riconosciuto come tale, il ricattato e povero immigrato senza contratto in regola etc, sono tutti soggetti senza diritti, senza servizi, senza assistenza che possono al massimo lavorare in nero sotto costante ricatto,sfruttati senza alcun diritto e ghettizzati o divenire manovalanza della criminalità organizzata. Il tutto potenziando la macchina delle espulsioni e l'universo concentrazionario disumano che, si assicura, sarà distante dai luoghi abitati, vicino agli aeroporti, per non turbare troppo le coscienze e non costringere la massa a occuparsene e agli internati di poter nel caso tentare di denunciare particolari condizioni di disagio con delle proteste. Il tutto rientra perfettamente nel paradigma del signor Minniti lanciato già a fine anno passato: i migranti sono “non più solo un problema di ordine pubblico, ma una questione su cui si gioca la tenuta del tessuto democratico del Paese".

Già. Perchè i flussi di circa 500.000 migranti all'anno causati dal sistema economico e sociale predatorio del capitale nel Mondo, a beneficio delle borghesie nazionali e internazionali, mettono in mostra l'effetto che fa il capitalismo: guerre e guerre civili, miseria, fame, distruzione di tessuti sociali, schiavismo, depredamento di risorse naturali per il profitto di multinazionali, tratta di esseri umani come merce di bassissimo valore (tanto che possono morirne a migliaia in mare ogni mese ed essere considerati marginali e rapidamente dimenticati danni collaterali, se fossero barili di petrolio sarebbe considerata una catastrofe). Ma i flussi al tempo stesso servono alle borghesie nazionali, perchè creano allarme nel meccanismo della competizione, per quel poco lavoro senza diritti, che viene richiesto per garantirsi l'erosione dei salari di tutti. Creare eserciti di disoccupati, lavoratori potenzialmente ricattabili da accettare di svolgere lavori gratuiti, a cottimo, sotto caporalato, in nero, con orari stressanti e turni massacranti è lo strumento migliore per dividere i lavoratori, evitandoche ritrovino nella lotta per pretendere migliori condizioni la via per colpire il reale nemico, chi le proprie condizioni le ha sempre mantenute o migliorate, anche grazie ai meccanismi della crisi economica, così come con le guerre e le devastazioni.



Così il decreto prevede:


  • l'istituzione di 20 “Centri di permanenza per il rimpatrio” con cui sostituire nel nome ma non nell'essere i “Centri di Identificazione e Espulsione”. Un più capillare servizio concentrazionario in cui infilare individui senza alcun diritto, privati di assistenza medica e sanitaria, in sovraffollamento, senza servizi igienici adeguati, con poco cibo e al freddo. Come già detto, distanti da centri abitati e in prossimità di aeroporti, per facilitare il carico/scarico della merce umana;

  • Abolizione del secondo grado per i richiedenti asilo, impedendo così il ricorso al primo giudizio del tribunale in caso di rifiuto della protezione internazionale, il migrante non avrà gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino di fronte alla magistratura e alle forze dell'ordine;

  • Abolizione dell'udienza, così il migrante oltre ad avere un grado in meno, può vedere giudicata la propria espulsione o la presa in carico della richiesta di asilo o protezione internazionale senza neppure il “rito sommario di cognizione”, ossia senza neppure un contraddittorio e un confronto con il giudice, che potrà semplicemente guardarsi una bella videoregistrazione del richiedente. Almeno si può star tranquilli che non si farà prendere da sentimenti umani inutili, sarà come in un talk show: guarda il video, pigia il tasto rosso o il tasto verde, metti il like a chi ha rischiato la vita per una traversata di fortuna dove migliaia di suoi connazionali, e magari familiari, sono morti nelle onde.

  • Si istituisce sostanzialmente una procedura ed un tribunale speciale per la gestione dei migranti e dei profughi, in cui i diritti dei “giudicati” sono inferiori a quelli della comune gestione liberale e borghese, già quella sufficientemente repressiva con gli sfruttati e clemente con gli sfruttatori.

  • Lavoro schiavistico in cambio di accoglienza. E questo è sicuramente un elemento centrale del decreto. Istituisce e formalizza che il sistema di accoglienza, essendo puramente un sistema di mantenimento in uno status di dipendenza dalle cooperative, dai privati e dal sistema generale dell'attuale accoglienza prefettizia, diviene la giustificazione per ottenere dai CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e dal sistema SPRAR masse di lavoratori senza retribuzione, chiamati “volontari”.

  • La trasformazione degli operatori del sociale, spesso “volontari” o lavoratori sottopagati su cui ricade la gestione relazionale di tutte le politiche di abbandono e di diserzione di una reale integrazione, in pubblici ufficiali, “controllori sociali”, come dichiarato dall'Assemblea autoconvocata di alcune centinaia di operatori sociali che vogliono opporsi al Decreto Minniti-Orlando praticando una forma di “obiezione di coscienza”.




COME RISPONDERE A TUTTO CIO'?



La risposta, secondo noi del Partito Comunista dei Lavoratori non può che essere classista e dalla parte degli sfruttati. Tanto più adesso che decreti come questi pongono chiaramente in campo gli interessi di padroni e speculatori contro gli interessi degli oppressi. La divisione tra lavoratori comunitari ed extra-comunitari, la divisione tra lavoratori italiani e non italiani, tra lavoratori del sud e del nord, e così via, sono solo divisioni funzionali a chi i lavoratori e i disoccupati li sfrutta e li rende la base dei propri profitti. La risposta non può limitarsi al solo rifiuto di questi decreti, ma deve porsi nella prospettiva di indicare soluzioni alternative, con la consapevolezza che possono essere solo contro il sistema che si fonda su questi meccanismi. Solo una risposta che possa porre la prospettiva dell'unità di tutti gli sfruttati, italiani e stranieri, immigrati regolari e non, può essere una risposta che sappia contrapporsi con forza ad una tendenza internazionale e non solo italiana.

Per questo rivendichiamo la lotta contro questo sistema di accoglienza e la necessità di unire italiani ed immigrati in un programma classista e rivoluzionario:


  • Lotta per un salario dignitoso per tutti, per i pieni diritti sindacali a tutti gli immigrati regolari e non, per un posto di lavoro stabile e contro il precariato, il caporalato, il lavoro nero e quello gratuito, anche quando mascherato da “lavoro volontario”. Lotta inserita entro la logica generale del lavorare meno ma lavorare tutti, a parità di salario.

  • Contro il sistema di accoglienza fondato sull'appalto a privati, che nei fatti viene gestito per mantenere i richiedenti asilo in uno stato di dipendenza e necessità, senza la reale fornitura dei servizi che gli spettano (avviamento al lavoro, corsi di lingua, formazione e orientamento, assistenza medica e sociale, mediazione sulle procedure di accesso a permessi di soggiorno e status di rifugiati). Per un sistema di accoglienza statalizzato, sotto controllo dei lavoratori e dei migranti accolti

  • Lotta per velocizzare e snellire le procedure per la richiesta del permesso di soggiorno e per l'accesso alla carta di soggiorno, contro i ricatti delle forze dell'ordine e delle amministrazioni che ne gestiscono le domande, contro gli abusi e le estorsioni nei confronti dei migranti; Per la cancellazione del reato di clandestinità, perchè non può esser reato una condizione sociale.

  • Lotta per lo Ius soli e per un procedimento di formazione e accesso alla cittadinanza a tutti gli immigrati che ne fanno richiesta;

  • Lotta per la chiusura di tutti i CIE e CPR esistenti e in programma, contro ogni sistema concentrazionario che crei campi di internamento in cui privare di qualsiasi diritto i reclusi;

  • Lotta per l'autorganizzazione dei migranti e per l'unione di questi con i lavoratori del settore dell'accoglienza e del sociale, e di tutti e due con tutti i lavoratori italiani, e non, in lotta per il proprio posto di lavoro, per il proprio salario e per i propri diritti

  • Lotta per l'apertura di canali umanitari protetti e garantiti attraverso il controllo popolare per evitare le traversate che producono migliaia di morti ogni anno. Oltre 5.000 nel 2016, anche grazie agli accordi bilaterali che sono garanzia di flussi di euro per governi amici per mantenere il tutto così come è, al massimo con qualche truffa e trappola, che possono costare la vita e la libertà a migliaia di migranti tra corruzioni, giochi di potere, accordi tra milizie, clan, politici, etc.

  • Lotta per dei servizi pubblici universali, statali, gratuiti e sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici, per garantire accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione, al trasporto e alla casa a tutti i lavoratori, i precari e i disoccupati, indistintamente dal sesso, genere, nazionalità, etnia, religione etc

  • Lotta per la costruzione di comitati di quartiere fondati sull'antirazzismo, sulla solidarietà, sulla lotta per il salario indiretto e per il sostegno delle lotte dei lavoratori della città, per una gestione dal basso dei quartieri e delle città, contro ogni politica securitaria, repressiva e fondata su un sistema di controllo orwelliano dei comportamenti e delle condizioni di vita;

  • Per un decoro urbano che significhi pieni servizi e accesso al necessario per tutti e tutte, per una lotta alla povertà, alla marginalità, alla precarietà che si traduca in una lotta per migliori condizioni per tutti e non nell'espulsione di chi è vittima di questo sistema in zone periferiche o in ghetti. Per città a misura d'uomo, gestite dai lavoratori, dagli sfruttati per i lavoratori e gli sfruttati.

  • Per una lotta antirazzista che individui e affronti le organizzazioni politiche che si fanno portatrici di messaggi di divisione nazionale, di minaccia di invasione, di politiche securitarie reazionarie e contro gli sfruttati, nelle più svariate ed edulcorate forme: partendo dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste (ForzaNuova, CasaPound, FronteVenetoSkinHead, Lealtà e Azione etc...) a vari partiti politici della destra post-MSI (Alternativa Tricolore, La Destra ), alle forze politiche della destra liberista e liberale (Forza Italia, Fratelli d'Italia, NCD etc) passando per i populisti razzisti e neo-nazionalisti della Lega Nord e i populisti reazionari del Movimento 5 Stelle. Con l'aggiunta a pieno titolo di tutte le forze dei passati governi di centrosinistra, fin dalle leggi Turco-Napolitano, per arrivare all'attuale svolta totalitario-securitaria del PD Renziano.

  • Contro tutte le politiche securitarie interne e contro i migranti, europee e nazionali. Contro tutte le politiche di guerra, imperialistiche e predatorie. Per un vero internazionalismo dei lavoratori uniti contro i padroni e gli sfruttatori, le banche e i loro governi in tutto il Mondo!

  • Per l'unica prospettiva che possa realmente abbattere i confini e, con essi, le divisioni in seno alla classe lavoratrice e a tutti gli sfruttati e gli oppressi: Il Governo dei Lavoratori e delle Lavoratrici, fondato sugli organi di autogoverno dei lavoratori e degli oppressi, in Italia come in tutto il Mondo. Solo la prospettiva della presa del potere della classe lavoratrice può garantire un sistema socio-economico e politico tale in cui siano inutili le divisioni nazionali, le guerre tra borghesie (combattute dai proletari) per spartirsi fette di pianeta, il saccheggio delle risorse da parte delle classi padronali, la guerra tra poveri per le poche briciole concesse, al prezzo del lavoro, del sudore e del sangue per garantire il banchetto.
Partito Comunista dei Lavoratori

Accordo italo-libico: accordo infame contro i migranti


L'intesa tra il governo Gentiloni e il premier fantoccio libico Serraj è stata presentata come grande successo diplomatico italiano. L'intero consesso dei governi europei ha espresso le proprie congratulazioni. L'unica loro riserva riguarda la credibilità del soggetto contraente: un “governo” libico in realtà confinato nella sola Tripoli, e apertamente minacciato dal governo rivale di Bengasi, appoggiato da Francia, GB, Egitto e Russia. Eppure non sono riusciti a contenere la “fiduciosa speranza in un giro di boa nelle politiche migratorie”.

La ragione è molto semplice. Avete presente l'accordo tra UE e Turchia sul respingimento dei migranti lungo la rotta balcanica? L'intesa tra Italia e Libia vuole replicare lo stesso schema lungo la rotta mediterranea. A prezzo inferiore, ma nella stessa logica. La UE, e la Germania in primis, appalta al regime di Erdogan il respingimento inumano di chi fugge dalla guerra di Siria? L'Italia fa lo stesso col governo libico in relazione a chi cerca la via del mare. Affida alla Guardia costiera libica, opportunamente rafforzata col proprio contributo, il lavoro sporco del respingimento in mare dei barconi. Affida alla Libia e ad altri stati africani confinanti, in cambio di centinaia di milioni, il respingimento a sud di chi cerca la via per arrivare al mare. Il tutto nel nome del “respingimento dell'immigrazione irregolare e clandestina” come recita il testo dell'intesa.

L'ipocrisia non potrebbe essere più squallida. Non perché si ripropone formalmente la distinzione tra migranti “economici” e richiedenti asilo. Ma proprio perché in realtà persino questa distinzione abusiva viene ignorata. Infatti nell'intesa non compare neppure formalmente la parola “asilo”. Il respingimento dei migranti, via mare e via terra, non fa distinzioni di status. I migranti debbono essere respinti in massa. Punto. Una volta respinti verranno ammassati se necessario nei cosiddetti “centri di accoglienza” libici (formalmente 24), rispetto ai quali i famigerati CIE sono hotel di lusso. Centri recentemente definiti lager persino da un ambasciatore tedesco. Centri gestiti da clan mercenari dove si pratica regolarmente lo stupro e la tortura. Centri per di più esterni all'area controllata da Sarraj, e dunque estranei persino formalmente ad ogni possibilità di controllo. Sarebbero questi i luoghi ove si garantisce “la salvaguardia dei diritti”? La verità è che il governo italiano e i governi europei vogliono solo liberarsi dell'angosciante fardello dei migranti, che fanno perder voti e "causano problemi". Non c'è nulla di meglio che provare a liberarsene alla fonte bloccando le partenze, costi quel che costi. Anche se questo significa impedire l'esercizio di quel “diritto universale all'asilo”, formalmente benedetto da tutti i trattati e convenzioni. Persino gli uffici dell'ONU sono imbarazzati. Ma la loro funzione è solo quella di coprire in silenzio, magari con qualche preoccupazione salva coscienza, crimini e cinismo dei governi del capitale.

La verità è nuda: gli stessi governi europei che storcono il naso in questi giorni di fronte a Trump e al suo respingimento indiscriminato dei migranti messicani o degli islamici, realizzano di fatto le stesse politiche in casa propria, nei Balcani e nel Mediterraneo.

Il capitalismo è ovunque miseria, sociale e morale. Solo una rivoluzione può fare pulizia.
Partito Comunista dei Lavoratori
6 Febbraio 2017

Almaviva, migranti, Trump: le recenti prese di posizione del M5S

Il commentario politico si è occupato in questi mesi delle disavventure di Virginia Raggi e della guerra per bande che attraversa il M5S. Tema sicuramente interessante, su cui siamo già intervenuti. Ma l'aspetto più clamoroso, passato invece in sordina, riguarda le posizioni pubblicamente assunte dal M5S in relazione a temi dirimenti della lotta di classe. Nazionali e internazionali. Ne ricordiamo tre.

La prima concerne Almaviva. Di fronte all'infame licenziamento di 1600 lavoratori e lavoratrici romane, Luigi di Maio assolve l'azienda e mette sul banco degli imputati la CGIL. Non per criticare, come qualche ingenuo potrebbe pensare, la gestione sindacale nazionale della vicenda o la linea sindacale in generale, ciò che dal nostro punto di vista sarebbe ed è doveroso. Ma per mettere in discussione ancora una volta il sindacato in quanto tale. «La vicenda Almaviva dimostra che la rappresentanza collettiva dei lavoratori non ha alcun senso. È ora che ogni lavoratore inizi a rappresentarsi da solo». Testuale. Invece di rivendicare un sindacato che faccia con coerenza il proprio mestiere, Di Maio vuole proprio abolire il mestiere del sindacato. Ai 1600 lavoratori licenziati il futuro candidato premier dei 5 Stelle offre la solitudine individuale della disperazione. Cioè la condizione cui l'ha costretti l'azienda. Magari, forse, un domani ammortizzata da un miserabile... reddito di cittadinanza. Non è un caso che il Grillo natalizio, in lussuosa vacanza a Malindi, abbia sentito il bisogno di elogiare pubblicamente «la povertà» come nuovo stile di vita. Un vero profumo di francescanesimo.

La seconda riguarda l'immigrazione. Subito dopo gli atroci attentati terroristici di Berlino, Beppe Grillo ha sentenziato: «Ora basta. Tutti i migranti che non hanno diritto all'asilo devono essere rimpatriati. Domani stesso, senza perdere un'ora». Neppure Salvini era giunto a tanto. Grillo rivendica la deportazione immediata di massa di uomini, donne, bambini, in fuga dalla fame, dall'oppressione, dalla morte. Altro che “migranti economici”!. La linea di marcia è quella stessa del governo Gentiloni e del suo ministro degli interni Minniti, che ha inaugurato una vera e propria campagna di retate in tutta Italia alla caccia di migranti irregolari senza permesso di soggiorno per compilare la lista dei rimpatri forzati. Invece di punire chi li sfrutta in nero e di regolarizzare le condizioni degli sfruttati, Minniti compila la lista degli sfruttati da cacciare (e da ammassare nel frattempo nei nuovi lager dei CIE). Appaltando intanto al governo di Tripoli e ai governi africani il lavoro sporco di blocco e segregazione dei disperati alla partenza, in cambio della regalia di miliardi... pagati dai lavoratori italiani. Lo stesso lavoro sporco prezzolato già appaltato a Erdogan nei Balcani, a spese dei lavoratori europei. Il M5S, sulla scia di Minniti e Salvini, gioca semplicemente allo scavalco della peggiore xenofobia.

La terza concerne il pubblico posizionamento di Beppe Grillo e del M5S verso Trump. Il peggior arnese reazionario della storia americana è giudicato da Grillo «un uomo di pace» e «un grande uomo di Stato» «al pari di Putin». Portatore di «distensione» nel mondo. Incredibile.
Trump vuole costruire un muro invalicabile contro i migranti messicani, a tutto vantaggio delle mafie criminali di frontiera. Annuncia la cancellazione dei pochi vantaggi sociali dell'Obamacare, a beneficio delle compagnie di assicurazione. Rivendica la guerra commerciale alla Cina e una svolta protezionista della politica economica USA, col prevedibile rincaro delle importazioni a spese dei salari americani, e le inevitabili ritorsioni speculari dei paesi colpiti a danno dei posti di lavoro americani. Rivendica l'appoggio incondizionato al corso coloniale dello Stato sionista d'Israele, cioè alla guerra contro i palestinesi. Annuncia la possibile revoca dell'accordo sul nucleare con l'Iran. La possibile distensione con la Russia di Putin è in funzione di questa politica reazionaria. “Rifare grande l'America” è il nuovo inno sciovinista dell'imperialismo americano, su cui cercano di montare tutti i peggiori populismi reazionari d'Europa, alla ricerca di benefici elettorali e di legittimazione politica internazionale. Poteva mancare il M5S?

A tutti coloro che a sinistra continuano a beatificare il grillismo, o a caratterizzarlo a “luci e ombre”, o addirittura ad assumerlo a propria sponda politica, risponde ancora una volta la realtà dei fatti: quella di una forza reazionaria di massa, nemica dei lavoratori e degli oppressi. Una verità che solo il PCL, a sinistra, ha sin dall'inizio denunciato controcorrente.

Partito Comunista dei Lavoratori