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No al G7!

Contro le guerre! No alle povertà del capitalismo!

26 Maggio 2017
Il 26 e 27 maggio si terrà a Taormina l'annuale riunione dei paesi capitalisti più industrializzati del mondo.

Come da prassi, dal G8 di Genova (2001, uccisione di Carlo Giuliani per mano di un carabiniere e irruzione nella scuola Diaz da parte della polizia) si consuma il solito teatrino mediatico atto a rappresentare i "7 grandi” come statisti e salvatori dell'umanità, e i contestatori come vandali e teppisti che si divertono a saccheggiare le città. Questo per legittimare il lavoro dei sette grandi (come se l'attuale crisi economica mondiale, le guerre, il terrorismo, il saccheggio delle risorse naturali, le morti sul lavoro non fossero responsabilità dei sette grandi ma dei piccoli incidenti di percorso.

Per noi la situazione è differente.

Le guerre imperialiste che stanno devastando il Medio Oriente attraverso gli "interventi democratici" made USA non hanno fatto che aumentare la rabbia contro l'Occidente creando terreno fertile per le milizie islamiste (Al Qaeda, ISIS), armate da Arabia Saudita e Turchia (alleati degli USA e quest'ultima membro della NATO).

Dalle basi militari di Sigonella a Trapani, passando per il MUOS di Niscemi, la nostra isola è stata trasformata in una vera e propria prima linea del fronte bellico del centro del Mediterraneo, con tutti i rischi per la vita e la salute della nostra popolazione.
Le politiche economiche ultraliberiste hanno affossato il potere di acquisto dei lavoratori e pensionati creando sempre più ricchezza a favore delle imprese (Jobs act, loi travail, riforma Fornero) in modo da avere più libertà per licenziare, cancellando in un sol colpo tutte le conquiste sociali di dure lotte operaie degli anni ‘70 del secolo scorso.
Aumentano le guerre, con il risultato di sempre crescenti flussi migratori dai paesi mediorientali e africani: migliaia di persone che scappano da povertà e miseria ingrossano le fila di masse sterminate senza più diritti pronte a lavorare per una paga da fame (come diceva Marx, esercito industriale di riserva), creando guerre tra poveri a favore dei padroni che così possono ridurre i diritti sociali.

I "7 grandi" sono responsabili di tutto questo: dalle guerre imperialiste ai morti sul lavoro passando per i tagli alla sanità e all'istruzione, alla sicurezza e alla salvaguardia dell'ambiente (la Sicilia è un esempio eclatante di dissesto idrogeologico).
Ma si sa: le élites economiche creano il danno e trovano loro stessi la soluzione, e cosa c'è di meglio che una finta opposizione di partiti che a parole vanno contro le élites alimentando una sterile guerra tra poveri, come la Lega Nord o il Front National in Francia, o lo stesso partito del leader assoluto Grillo?

Solo un partito che metta in discussione il sistema capitalista può davvero cambiare lo stato di cose presenti. Solo le lotte, solo la rivoluzione cambiano le cose.
Partito Comunista dei Lavoratori

La crisi brasiliana a un punto di svolta

A un anno dall'impeachment di Dilma Rousseff, il Brasile precipita in una nuova crisi politica e istituzionale.

Il ciclone delle inchieste giudiziarie sulla corruzione che aveva investito il PT travolge il governo di Michael Temer. Temer è direttamente coinvolto, sulla base di registrazioni inoppugnabili che documentano il pagamento di mazzette all'ex presidente della Camera (Eduardo Cunha, oggi in carcere) per comprare il suo silenzio; mentre il colosso mondiale della carne (JBS) rivela donazioni illegali negoziate direttamente con Temer che ammonterebbero negli ultimi dieci anni a 4,7 milioni di reales (l'equivalente di un milione e mezzo di euro).

Il presidente grida al complotto e intima al Tribunale Supremo di sospendere le indagini. Ma la sua situazione si fa sempre di più insostenibile. Ben otto mozioni parlamentari rivendicano l'impeachment contro Temer. Suoi stretti collaboratori, come l'assessore speciale Sandro Mabel, si dimettono. Il PSB, partito alleato di governo (un ministro, 35 deputati, 7 senatori), si è ritirato dalla maggioranza e chiede a Temer di rinunciare. I gruppi parlamentari del PSDB, altro partito di maggioranza, vacillano. Ambienti interni allo stesso partito del presidente (PMDB) premono per il suo ritiro. L'Ordine nazionale degli avvocati chiede pubblicamente la revoca di Temer. I principali registi ed attori dell'operazione di destituzione di Roussef sono dunque minacciati da un'analoga sorte.

Ma non si tratta della semplice ripetizione di ciò che accadde un anno fa. Oggi la crisi politica e istituzionale del regime borghese è più grave. Sia per ragioni istituzionali, sia soprattutto per l'irruzione sulla scena politica del movimento operaio brasiliano, il gigante dell'America Latina.


LA PARALISI POLITICA E ISTITUZIONALE 

Sul terreno strettamente istituzionale non è agevole trovare lo sbocco della crisi politica.

In caso di dimissioni di Temer, la via delle elezioni anticipate rispetto alla data prevista del dicembre 2018 è ostacolata da una norma costituzionale che prevede una possibile anticipazione delle urne solo nel caso che la rinuncia del presidente avvenga nei primi due anni del suo mandato. Ma Temer era già parte del precedente governo Rousseff, quale vicepresidente. A meno di una riforma costituzionale quello sbocco sembra dunque assai problematico.

L'altra possibilità è la nomina di un nuovo presidente da parte del Congresso, con una elezione pertanto indiretta. Ma un terzo dei deputati e larga parte dei senatori sono coinvolti dalle inchieste giudiziarie per corruzione, come lo sono buona parte dei candidati in pectore alla successione. La via istituzionalmente possibile è dunque politicamente temeraria.

Temer cerca di usare questa impasse per restare in sella, presentandosi alla classe dominante come l'unico possibile garante della governabilità del sistema. Ma il suo indebolimento politico verticale, che l'ha portato a un grado di consenso nettamente inferiore al 10% a livello di massa, sta trasformando proprio la sua ostinata resistenza in un fattore di radicalizzazione della crisi, anche sociale.


L'IRRUZIONE DELLA CLASSE OPERAIA 

L'irruzione della classe operaia brasiliana sul terreno della lotta è il fatto nuovo dello scenario politico brasiliano.

La dinamica della lotta di classe e di massa in Brasile ha conosciuto in questi anni un processo contraddittorio, anche in relazione alla crisi capitalistica.
Il prolungato sviluppo economico brasiliano degli anni 2000, trainato dalle materie prime e dallo sviluppo cinese, conosceva un arresto all'inizio del presente decennio, per effetto della crisi capitalistica internazionale. Le mobilitazioni dell'estate 2013 contro il governo Rousseff espressero un'importante reazione diffusa di settori giovanili alle politiche di austerità del governo PT e alla erosione progressiva delle misure redistributive degli anni del boom. Ma la classe operaia, a livello di massa, restò prevalentemente passiva.
Un anno fa l'operazione di destituzione parlamentare di Rousseff fu accompagnata da manifestazioni di massa della destra reazionaria, che cercò di capitalizzare lo scollamento passivo tra grandi masse e PT ponendosi alla testa dell'indignazione popolare contro la corruzione. Il tutto sullo sfondo di una crisi capitalistica molto profonda che nel 2015/2016 ha visto un crollo del 7,2% del PIL brasiliano. Lo stesso avvento del governo Temer, dopo un'estenuante travaglio parlamentare, non innescò un'immediata risposta sociale, nonostante il discredito del personaggio. Le manifestazioni di protesta guidate dal PT coinvolgevano settori di attivisti della sinistra politica, non la massa proletaria. Ancora nel marzo scorso il corrispondente di Le Monde in Brasile poteva scrivere: «Le strade che un anno fa vedevano manifestazioni di massa oggi tacciono».

Quel silenzio non è durato a lungo. E la ragione è semplice. Nel tentativo di consolidare il proprio legame con la grande borghesia brasiliana e il capitale finanziario internazionale, il governo Temer ha promosso un avventuroso attacco frontale alla classe operaia. Ha fatto approvare una legge che blocca la spesa sociale per vent'anni. Ha promosso un disegno di legge che alza l'età minima per accedere alla pensione. Ha annunciato una riforma della legislazione del lavoro che scompone i periodi di ferie secondo le volontà delle imprese, e alza a 12 ore il tetto massimo di lavoro giornaliero. Questo attacco frontale da parte di un governo già impopolare ha innescato la risposta di massa.

Lo sciopero generale del 28 aprile, promosso dalla CUT, è stato il primo sciopero generale dal 1996 e il più grande sciopero generale della storia del Brasile dopo il 1989. Hanno scioperato trentacinque milioni di salariati. Non solo nei trasporti e nei servizi, ma nell'industria. Il proletariato industriale è stato il protagonista della giornata. Nella siderurgia, nelle raffinerie, nei cantieri navali, in tutti gli stabilimenti dell'industria automobilistica (Volkswagen, Ford, General Motors, Renault...). Più volte combinando il blocco della produzione con il blocco delle vie di comunicazione attraverso barricate di strada. Il tutto con una rivendicazione centrale: il ritiro immediato delle misure antioperaie, ma con la sovrapposizione progressiva della rivendicazione politica della cacciata del governo. “Fora Temer” è da un mese la parola d'ordine del movimento operaio brasiliano.

Questa dinamica pone una riflessione di fondo. La svolta a destra di Temer e le sue provocazioni sociali si scontrano con una classe operaia strutturalmente rafforzata dalla fase prolungata del boom economico. È la stessa dinamica che in forme diverse coinvolge l'esperienza Macri in Argentina. La ripresa di massa in entrambi i paesi misura la fragilità della svolta a destra latinoamericana (come analizzato dal documento internazionale del nostro quarto Congresso). Il quadro continentale è lungi dall'essere stabilizzato.


PER L'AUTORGANIZZAZIONE DI MASSA. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI 


Il combinarsi della crisi politico istituzionale con la radicalizzazione del movimento operaio può ora innescare sviluppi imprevedibili della situazione brasiliana.

L'enorme manifestazione di massa del 24 maggio a Brasilia, l'incendio di due ministeri assaltati dalla folla, il temerario uso dell'esercito contro i manifestanti come non avveniva dai tempi della dittatura, la revoca obbligata di questa misura repressiva da parte di un governo indebolito e alla sbando, scandiscono negli ultimi giorni l'accelerazione della crisi, e lo spostamento una volta di più del terreno stesso dello scontro, dalle istituzioni alla piazza. La caduta ripetuta della Borsa di San Paolo (-8% il 18 maggio) registra a suo modo la dinamica generale.

Le burocrazie sindacali di CUT e CTB, legate al PT, cercano di contenere e deviare la dinamica di massa sul terreno elettorale attorno alla richiesta di elezioni immediate: è il tentativo del PT di rilanciare la candidatura di Lula alle elezioni presidenziali, prima di una possibile stretta giudiziaria ai suoi danni.

I marxisti rivoluzionari hanno il compito opposto: dare al movimento della classe operaia una prospettiva indipendente sul terreno della lotta. Sciopero generale sino al ritiro delle misure antioperaie! Fora Temer! Un congresso nazionale di delegati operai, eletti nei luoghi di lavoro, che definisca un programma di svolta, per un'alternativa di potere dei lavoratori! A fronte della crisi istituzionale e dell'ascesa del movimento operaio, diventa decisiva l'indicazione di una soluzione politica della crisi: la parola d'ordine dell'autorganizzazione di massa e di un'alternativa politica di classe assume una valenza centrale.

Non si tratta di avanzare la parola d'ordine democratica dell'Assemblea costituente (che sembra divenuta la parola d'ordine universale di alcune organizzazioni trotskiste, dal Venezuela al Brasile). Si tratta di collegare la mobilitazione in atto alla prospettiva del governo dei lavoratori come unica vera soluzione della crisi brasiliana.
Marco Ferrando

Contro i politicismo borghesi. Rilanciare l'opposizione di classe Testo del volantino nazionale mensile del PCL

Con la vittoria nelle primarie del PD Renzi tenta di rilanciare le proprie ambizioni nello scenario politico italiano.

Il voto referendario del 4 dicembre ha seppellito sotto una valanga di no il progetto reazionario di Renzi che mirava a concentrare nelle mani dell'uomo solo al comando tutte le principali leve istituzionali. Le basi materiali della sconfitta di Renzi vanno ricercate nello sfaldamento delle sue basi politiche di appoggio, progressivamente venute meno dopo gli sfondamenti che il governo Renzi ha operato su articolo 18, JobsAct e Buona Scuola. Il 60% di no, in ampia parte di lavoratori e giovani, sono anche il riflesso di quella scollatura e hanno chiuso con una disfatta il primo capitolo della vicenda politica renziana.

Il governo Gentiloni è segnato dalla debolezza della sua maggioranza politica: la sua ritirata sui voucher, con lo scopo malcelato di evitare una seconda sconfitta referendaria, ha dimostrato la sua fragilità. La sua composizione ministeriale, che ha riproposto provocatoriamente i peggiori interpreti del governo Renzi, assume oggi con i rinnovati scandali di molti dei suoi esponenti di spicco a partire da Boschi un carattere di pesantezza sulle rinnovate ambizioni di Renzi, a partire dal delicato passaggio della legge di stabilità di fine anno.

Con il ritorno alla segreteria del PD, Renzi tenta di rilanciare le proprie ambizioni, sganciando definitivamente il PD da ogni logica di vecchio centrosinistra e lanciandosi alla conquista dell'elettorato di Forza Italia e invocando per sé il voto utile di sinistra, in aperta contrapposizione a MDP e al resto della sinistra politica riformista.

Per provare a vincere la sua sfida, Renzi cercherà probabilmente una prova di forza per disegnare una legge elettorale su misura delle sue ambizioni per tentare di arrivare alle elezioni anticipate in autunno.

Ma la domanda centrale che interroga tutti i principali attori dell'establishment italiano è: quale governo dopo le elezioni? Con la fine del vecchio bipolarismo e la disfatta del progetto istituzionale reazionario di Renzi il 4 dicembre, la borghesia italiana è rimasta senza una soluzione di governo.
Il consolidamento di un quadro tripolare e l'impasse istituzionale, a partire dalla legge elettorale, non offre alcuno sbocco stabile di governo. Tutti i principali esponenti sono impegnati a tirare acqua al proprio mulino, dal M5S che tenta di cavalcare ogni scandalo allo scopo della propria affermazione elettorale, alla Lega di Salvini che si barcamena tra ambizioni lepeniste e nostalgie di centrodestra, fino alla stessa ipotesi nuovamente alla ribalta di un governo dell'inciucio tra Berlusconi e Renzi.

Il movimento operaio non ha nulla a che spartire con questi disegni, tutti mirati contro i suoi interessi sociali, tutti interessati a costruire sulla crisi politica della seconda repubblica diverse soluzioni reazionarie.

Difendere l'autonomia del movimento operaio dai tre poli reazionari (renzismo, salvinismo, grillismo), rilanciare e unificare l'opposizione sociale di massa attorno a un proprio programma indipendente, costruire la prospettiva di un'alternativa di classe alla crisi politica borghese, è tanto più oggi il compito dell'avanguardia.

Il PCL si batte e si batterà come sempre in ogni lotta per questa prospettiva.
Partito Comunista dei Lavoratori

1917-2017 CENTO ANNI DOPO

Il Partito Comunista dei Lavoratori
in collaborazione con RedStarPress e Associazione Culturale Victor Serge

organizza:


Storia, politica e attualità della rivoluzione comunista

Diego Giachetti - Centro studi Livio Maitan
Virginia Pili - Storica
Graziano Giusti - Redattore di Pagine Marxiste
Natale Azzaretto - Partito Comunista dei Lavoratori
Cristiano Armati - Red Star Press
Michele Terra - Direttore Unità di Classe, PCL
Gigi Roggero - Collettivo Hobo
Francesco Giliani - Storico, Sinistra Classe Rivoluzione
Chiara Mazzanti - Commissione oppressione di genere, PCL
Emilio Quadrelli - Saggista

Sabato, 27 Maggio 2017 
10:30-16:30
Casa Del Popolo 20 Pietre
Via Marzabotto 2, Bologna


Bus n.13-19-81-91-39-35 fermata Ospedale Maggiore - parcheggio interno su via Marzabotto
È previsto il pranzo presso la casa del popolo
Partito Comunista dei Lavoratori

Non stiamo con chi divide gli oppressi

Sulle dichiarazioni di Debora Serracchiani

Debora Serracchiani nelle sue dichiarazioni sulla vicenda dello stupro a Trieste riesce ad esprimere tutti i peggiori difetti della classe dirigente politicamente arretrata e reazionaria, che costituisce il quadro di direzione del PD renziano.

Diciamolo con chiarezza, uno stupro è uno stupro. È uno stupro.
Non ci sono gradazioni. È massimamente esecrabile lo stupro di gruppo? È per la o le donne che ne rimangono vittime peggio di quello che viene perpetrato in famiglia? Non possiamo fare una classifica, è vergognoso fare una classifica. Subire la violenza sessuale è drammatico per ogni donna in ogni condizione. Forse tutto questo è molto più indicato in un'aula di giudizio. Nelle considerazioni sociali e politiche dobbiamo leggere la realtà per quella che è. E venendo alle dichiarazioni successive di Serracchiani, a difesa della sua posizione, andiamo sempre peggio. Il profugo viene accolto sul nostro territorio e quindi entrerebbe in un meccanismo “fiduciario di carattere familiare”. Nell’esperienza delle donne, la famiglia, nel sistema vigente - cioè quello spietatamente capitalistico - è un luogo di costrizione e doveri, dove la fiducia copre sempre gli interessi della parte più forte, l’uomo. E che dire di quello che evidentemente pensa del rapporto con chi in questo paese arriva chiedendo rifugio e lavoro? Che dire delle responsabilità delle borghesie europee, i cui interessi predatori in Africa e in Medio Oriente continuano a sfruttare i territori e le popolazioni creando miseria e impedendo uno sviluppo autonomo, anzi colpevoli della distruzione dei governi progressisti che si erano sviluppati in particolare in Africa negli anni '60 e '70 del secolo scorso? La miseria, la ricerca di un miglioramento della vita spinge masse enormi ad abbandonare le loro case e affrontare la drammatica vita dell’emigrazione. mAggiungersi al carro della propaganda razzista, richiamare valori presunti universali, resta quello che è: una operazione demagogica a recupero di settori arretrati. Ci sembra anzi che questo che tutti e tutte hanno interpretato come una dichiarazione personale da cui alcuni esponenti del suo stesso partito hanno voluto distinguersi, sia in continuità con un programma evidente che va dal Fertility Day al Decreto Orlando-Minnisti. Se è la ricerca della difesa delle donne colpite dalla violenza, in particolare quella famigliare, questo partito, con questo governo, dovrebbe fare ben altro.

Come prima cosa non trasformare, alla ricerca di visibilità, l’esperienza traumatica vissuta da una giovane donna in un caso mediatico che la espone alla rivittimizzazione. E della vittimizzazione delle donne, delle lavoratrici e dei lavoratori, il PD se ne intende. Se da un lato, partito e governo fanno proclami di tutela delle donne, con l'altra mano tolgono diritti, servizi e possibilità di indipendenza alle donne stesse, con leggi vergognose quali il Jobs Act e l'eliminazione dell'articolo 18.

Delle due l'una: le donne si difendono sempre, oppure occorre smascherare queste espressioni di "solidarietà" femminile per quello che sono: demagogia populista.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione di genere

 

Rastrellamenti cittadini e razzismo istituzionale

Quando la caccia all'emarginato e all'immigrato divengono il leitmotiv trasversale

Dalla Lega Nord al Movimento 5 Stelle, dal PD a NCD, tutte le forze politiche intervengono e vogliono apporre al proprio petto istituzionale le medaglie della nuova gloriosa guerra al migrante, al clandestino, all'irregolare, al povero, al senzatetto.
Decoro, pulizia, ordine, legalità. Parole d'ordine sulla bocca di tutti. Parole d'ordine perfette per scatenare la guerra tra poveri, scatenando gli sfruttati italiani e comunitari contro i diseredati extracomunitari, clandestini e con loro tutti i senzatetto, barboni, clochard.

È così che il governo PD vara il decreto Minniti-Orlando, che va a rafforzare un regime separato per tutti i migranti, permettendo l'accesso al "gratta e perdi" dell'accoglienza solo a pochissimi fortunati; per gli altri esistono i "moderni" campi di concentramento ed espulsione, lo status di sgradito e non riconosciuto "clandestino", il limbo esistenziale dell'irregolare senza diritti. Tutti costretti ad un regime di sorveglianza totale, costante e capillare; a quotidiani trattamenti da criminale nelle strade, con reparti di squadroni della morte di polizia e carabinieri a caccia della minima occasione per appioppare una bella denuncia, un provvedimento di espulsione accompagnato da qualche scarica di botte; un biglietto di sola andata per un CIE, o un CPR; disprezzo e odio di massa in quanto capro espiatorio di ogni problema sociale.

Così, in questo clima da stato d'emergenza, in cui il migrante è il terrorista, il pericolo per la nostra società e il nostro benessere, la causa della nostra disgrazia economica e politica, tutto è consentito.
Nei quartieri popolari, nelle stazioni e nelle piazze vengono messe in moto pattuglie di forze dell'ordine in tenuta da controguerriglia urbana, pronti a frugare nelle tasche, e non solo, di qualsiasi migrante. L'obiettivo è riempire elenchi di destinati ai campi di internamento, comunque li si voglia chiamare.

Così il 2 maggio a Milano, contro questo nemico interno minaccioso e mendicante, alla stazione centrale centinaia di poderosi poliziotti e carabinieri, con tanto di elicotteri e cavalleria, hanno fatto una bella "pulizia" sociale ed etnica della zona, per difendere il diritto dei turisti a non vedere l'esistenza di povertà, miseria e abbandono nella città della moda. Non per nulla, eliminata la "spazzatura" umana, colpevole di essere vittima della disumanità di questo sistema, può passare l'AMSA, per eliminare i giacigli e tutti i pochi averi di chi è stato rastrellato.

Così il 3 maggio, i Vigili urbani della Roma targata Movimento 5 Stelle, in perfetto ossequio ai nuovi poteri affidati dall'assist del PD col Decreto Orlando sulla sicurezza urbana, danno vita ad un'essenziale e strategica retata contro i pericolosissimi ed indecorosi ambulanti (da cui poi, magari, comprano roba a buon prezzo quando non la "requisiscono") provocando la morte di un cinquantatreenne senegalese, Nian Mougette, colpevole di cercare di sopravvivere vendendo qualche cianfrusaglia o qualche vestito contraffatto a turisti e romani. Per lui la morte in una fuga dai manganelli, dall'internamento, dall'espulsione. Per i manager che fanno fallire aziende e organizzano bancarotte, che licenziano migliaia di lavoratori, che fanno morire in incidenti mortali i dipendenti per risparmiare sui costi, che vivono sulla guerra e sulla distruzione di intere società, ci sono premi milionari, benefit stellari accompagnati da onore e gloria.

Così, il presidente della Commissione Ambientale del Comune di Roma, il pentastellato Diaco, di fronte all'inaccettabile immagine dei senzatetto che recuperano un pasto dalla Caritas presso il parco di Colle Oppio, sente un fremito securitario e in difesa del decoro. Come si può accettare che ci siano dei poveri senzatetto e che per di più si presentino in un luogo turistico a prendere quelle poche briciole che la gerarchia ecclesiastica concede per darsi una maschera umana? Questo problema deve essere risolto, e per combattere l'indecenza della povertà non ha trovato miglior soluzione di vietare i pasti serali della Caritas. Se non mangiano se ne vanno, o al massimo muoiono di fame, ma almeno non sporcano e non disturbano i selfie dei turisti.

Non è un caso che il farneticatore Salvini si sia con più forza lanciato ad inneggiare a ruspe, pulizie etniche, rastrellamenti, espulsioni, muri, olio di ricino.
Non è un caso che i Cinque Stelle cavalchino la vergognosa strumentalizzazione del procuratore Carmelo Zuccaro sulle ONG, con cui un pezzo di magistratura cerca di utilizzare i tribunali per far passare il paradigma politico dell'invasione e dell'errore di tentare di salvare le persone buttate in mare dagli scafisti e dai trafficanti, paventando collusioni tra ONG e scafisti (in alcuni casi sicuramente possibili), quando son gli stessi accordi governativi e istituzionali con i vari governi criminali locali che garantiscono a trafficanti, istituzioni, forze militari e di polizia locali enormi flussi di denaro per poter giocare con la vita di masse di disperati.

Solo una mobilitazione generale del mondo del lavoro contro banchieri, padroni, industriali, speculatori e guardie armate di questi poteri potrà mettere in campo una forza uguale e contraria a quella con cui i potenti e loro governi opprimono e reprimono gli sfruttati e gli emarginati. Una vertenza generale che unisca intorno a sé le ragioni di tutti gli sfruttati e di tutti gli emarginati, e che possa aprire la strada alla prospettiva fondamentale di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, l'unico governo che può farla finita finalmente con le leggi liberticide, col razzismo di Stato, con la xenofobia istituzionale.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

Per una lotta classista e anticapitalista contro tutte le politiche securitarie e repressive

Decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione e decreto Orlando sulla sicurezza urbana. La repressione di sfruttati, migranti, poveri e senza tetto si fa sempre più totalitaria e capillare.

10 Maggio 2017
Siamo nel momento in cui la “sicurezza”, l' “ordine”, la “pulizia”, il “decoro” sono le parole d'ordine dominanti, la copertura ideologia populistica e ideale per la stretta repressiva contro tutti coloro che hanno subito e subiscono gli effetti della crisi economica e delle politiche di aggressione ai servizi pubblici e sociali, alle condizioni di lavoro, ai diritti sindacali, alle condizioni di vita della grande massa di salariati e disoccupati, studenti e immigrati, donne e discriminati.

In questo senso intervengono i due decreti dei magnifici esponenti del Governo Gentiloni, il governo della continuità, mascherata da transizione, delle politiche del Partito Democratico, di Renzi, della Confindustria e in generale degli interessi padronali italiani ed europei. Un compendio di capillarizzazione del controllo sociale e della repressione, anche preventiva; della criminalizzazione della povertà, della marginalità, della difficoltà economica e sociale; della ghettizzazione di questi elementi e della loro espulsione dalle zone della città messe a profitto e mercificate per un turismo del consumo; della criminalizzazione e repressione preventiva di tutte le forme di protesta, dissenso o lotta con l'utilizzo di DASPO urbani e poteri extra conferiti finanche a sindaci sceriffi dell'ordine, della pulizia e della sicurezza; della condanna a tutti i migranti di ulteriori ricatti, di condizioni di reclusione concentrazionarie, di espulsioni facilitate e arbitrarie, di legittimazione di forme di schiavismo e lavoro gratuito, di messa a profitto del business dell' “accoglienza”.

Insomma, essere sfruttati, poveri, emarginati corrisponde sempre più ad essere soggetti sgraditi di una società che deve essere vetrina lucida e scintillante della merce più vendibile e profittevole, ma elementi necessari su cui garantirsi il meccanismo dello sfruttamento, della precarietà, del controllo sociale e del ricatto occupazionale.



LE MISURE SULLA “SICUREZZA URBANA”



Su queste, il ministro Orlando si è dato alla pazza gioia. Il ministro della Giustizia che rappresenta la continuità totale con l'era Renzi, ha dato dimostrazione di saper divenire il perfetto traduttore delle istanze liberiste nella gestione della geografia umana per garantire la messa a valore di città vetrine e vettori di un consumo omologante e che nasconde sotto il tappeto, o dietro l'armadio, il suo prodotto principale: povertà, senzatetto, precarietà, assenza di servizi pubblici e sociali, proteste, contestazioni. Così per garantire decoro e pulizia, mentre si privatizzano i servizi pubblici, licenziando, tagliando, non fornendo un servizio dignitoso nelle zone periferiche, popolari, non messe a valore e in vetrine, si prendono una serie di provvedimenti che un po' trasformano i sindaci in sceriffi, un po' rendono i Prefetti dei plenipotenziari dell'ordine pubblico e della repressione, un po' rendono orwelliano il controllo tecnologico sociale. Invece che affrontare il fatto che esiste la povertà, invece che affrontare il fatto che i servizi sociali sono costantemente tagliati, invece che affrontare il fatto che le case popolari vengono svendute o lasciate al degrado e non si assegnano alloggi popolari, invece che affrontare il fatto che ci siano centinaia di migliaia di sfratti ogni anno, invece che affrontare la disoccupazione e la creazione di sacche di popolazione senza diritti perchè troppo povere o immigrate, invece che affrontare l'abbandono alla speculazione di tutta la città si fa altro.



Con i “Patti per la sicurezza urbana” si definiscono


  • aree della città particolarmente importanti in cui non possono esserci elementi che disturbino il decoro: poveri, mendicanti, ambulanti, abusivi, proteste, contestazioni, picchetti, bivacchi etc

  • la possibilità di costruire reti di controllo sociale, attraverso l'installazione di sistemi di videosorveglianza privati con tanto di sconti fiscali per chi collabora. Così se rubi una mela puoi essere arrestato fino a 48 ore dopo. E per ovviare al taglio dei servizi di igiene ambientale e pulizia si “inventano” reti di volontariato, in cui magari infilare migranti ricattati dal sistema di accoglienza attuale. Meno salariati per quel lavoro e più volontari a titolo gratuito, magari ricattabili e che sperano di trovare un lavoro.

  • poteri ai sindaci per imporre ordinanze restrittive e preventive per fermare tutti i fenomeni sociali annessi alle condizioni imposte da questo sistema, mescolando criminalità e spaccio, a fenomeni sociali come, l'abusivismo degli ultimi, l'accattonaggio, l'abuso di alcool, la prostituzione coatta o pratiche politiche come le occupazioni di spazi pubblici e abitative. Non avendo alcun potere sulle politiche sociali (perchè tanto si applicano le solite direttive di tagli, privatizzazioni, vendite di immobili, aiuti fiscali e regolatori per speculazioni), possono però imporre ad un senzatetto di non avvicinarsi mai più ad una determinata panchina, e a un mendicante ad un determinato ingresso di museo. Anzi, addirittura potranno permettersi di fare multe in caso di picchetti, occupazioni di binari, cortei, manifestazioni e, oltre a questo, intervenire con dei DASPO localizzati.

  • I Prefetti divengono i grandi decisori degli sgomberi di occupazioni abitative singole e collettive. Le uniche cose di cui devono assicurarsi sono ovviamente i diritti del proprietario dell'immobile, la sicurezza e l'ordine pubblico. Se poi gli sgomberati non hanno soluzioni alternative, adeguate al loro reddito e alle loro condizioni economiche, nel caso anche con alloggi popolari o a canone sociale, di ciò non ci si fa minimo problema. Al massimo occuperanno altrove o rimarranno nelle loro auto a dormire. Non è un affare di Stato, o di Comune...sono fatti loro. L'importante è che la proprietà, che magari manteneva l'alloggio vuoto o abbandonato perchè “il mercato non tira”, possa ritornare ad avere sotto controllo il proprio patrimonio, sia esso pubblico o privato.

  • La diffusione sempre più capillare della videosorveglianza ad alta tecnologia tramite investimenti specifici e sgravi fiscali per i privati che installano questi sistemi, rendendo sempre più facile l'arresto sino a entro 48 ore in base alla valutazione dei video, il tutto dentro la logica del "per la tua sicurezza: denuncia il tuo vicino".

  • Se un povero morto di fame, magari immigrato, osa fare il parcheggiatore abusivo deve essere seriamente punito, e questo argomento merita una voce particolare, proprio perchè emblema del pericolo in cui incorriamo tutti giorni come lavoratori e cittadini nelle nostre città. Per cui se per guadagnare qualche euro si fa il “parcheggiatore abusivo” si rischia una bella multa da 1000 a 3500 euro! Il concetto è: non puoi trovare lavoro perchè non ti faccio avere i documenti, oppure non trovi lavoro perchè non assume quasi nessuno, ti metti a arrangiarti facendo sicuramente un lavoro poco utile e produttivo per tirare su quattro euro, quale modo migliore per affrontare la tua situazione se non quella di condannarti ad una multa che difficilmente potrai pagare senza grandi conseguenze.




LE MISURE PER IL “CONTRASTO DELL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE”



Bisogna fare poco sforzo logico per comprendere, già nel titolo, tutta la faziosità che ha saputo esprimere la centrifuga di menti brillanti come quella del tandem Minniti-Orlando. Al figuro del decreto precedente si aggiunge qui la “svolta a sinistra” nel Ministero dell'Interno del Governo Gentiloni: l'ex membro del PCI Marco Minniti. In perfetta continuità con la sua specializzazione in servizi segreti, sicurezza e intelligence si butta in un'operazione per rafforzare la sicurezza degli italiani dalla minaccia dell'invasione di masse di poveri, sfruttati e fuggitivi dell'Africa Nera, del Medio Oriente macellato e, quindi, di tutta una serie di potenziali terroristi e islamisti, criminali e spacciatori, stupratori e sporcaccioni. Dopo l'aumento dei CIE, i centri di concentramento per immigrati, dove uomini e donne senza diritti vengono abbandonati a fame, condizioni igeniche devastanti e maltrattamenti, e dopo il raddoppio delle espulsioni; dopo l'accordo, coperto di sangue di migranti e fiumi di capitali, con uno dei governi libici, quello riconosciuto dall'establishment internazionale di al-Sarraj, che ha sancito la condivisione di interessi nel mantenere uno status di corruzione, affari e poteri nel business della merce umana dei migranti; ora arriva questo nuovo decreto.

Obiettivo: tutti coloro che non sono riconosciuti come soggetti che abbiano diritto a status di rifugiato o di protezione internazionale (molto pochi e con tempistiche infinite e sempre maggiori difficoltà, e soprattutto costretti per questo a rimanere in Italia anche qualora volessero solo transitare) divengono irregolari, quindi da espellere perchè minaccia per la sicurezza, l'ordine, il benessere, il decoro. Per cui l'immigrato economico, la donna che sfugge da situazioni di violenza, clandestini perchè diversamente non potevano arrivare, il rifugiato non riconosciuto come tale, il ricattato e povero immigrato senza contratto in regola etc, sono tutti soggetti senza diritti, senza servizi, senza assistenza che possono al massimo lavorare in nero sotto costante ricatto,sfruttati senza alcun diritto e ghettizzati o divenire manovalanza della criminalità organizzata. Il tutto potenziando la macchina delle espulsioni e l'universo concentrazionario disumano che, si assicura, sarà distante dai luoghi abitati, vicino agli aeroporti, per non turbare troppo le coscienze e non costringere la massa a occuparsene e agli internati di poter nel caso tentare di denunciare particolari condizioni di disagio con delle proteste. Il tutto rientra perfettamente nel paradigma del signor Minniti lanciato già a fine anno passato: i migranti sono “non più solo un problema di ordine pubblico, ma una questione su cui si gioca la tenuta del tessuto democratico del Paese".

Già. Perchè i flussi di circa 500.000 migranti all'anno causati dal sistema economico e sociale predatorio del capitale nel Mondo, a beneficio delle borghesie nazionali e internazionali, mettono in mostra l'effetto che fa il capitalismo: guerre e guerre civili, miseria, fame, distruzione di tessuti sociali, schiavismo, depredamento di risorse naturali per il profitto di multinazionali, tratta di esseri umani come merce di bassissimo valore (tanto che possono morirne a migliaia in mare ogni mese ed essere considerati marginali e rapidamente dimenticati danni collaterali, se fossero barili di petrolio sarebbe considerata una catastrofe). Ma i flussi al tempo stesso servono alle borghesie nazionali, perchè creano allarme nel meccanismo della competizione, per quel poco lavoro senza diritti, che viene richiesto per garantirsi l'erosione dei salari di tutti. Creare eserciti di disoccupati, lavoratori potenzialmente ricattabili da accettare di svolgere lavori gratuiti, a cottimo, sotto caporalato, in nero, con orari stressanti e turni massacranti è lo strumento migliore per dividere i lavoratori, evitandoche ritrovino nella lotta per pretendere migliori condizioni la via per colpire il reale nemico, chi le proprie condizioni le ha sempre mantenute o migliorate, anche grazie ai meccanismi della crisi economica, così come con le guerre e le devastazioni.



Così il decreto prevede:


  • l'istituzione di 20 “Centri di permanenza per il rimpatrio” con cui sostituire nel nome ma non nell'essere i “Centri di Identificazione e Espulsione”. Un più capillare servizio concentrazionario in cui infilare individui senza alcun diritto, privati di assistenza medica e sanitaria, in sovraffollamento, senza servizi igienici adeguati, con poco cibo e al freddo. Come già detto, distanti da centri abitati e in prossimità di aeroporti, per facilitare il carico/scarico della merce umana;

  • Abolizione del secondo grado per i richiedenti asilo, impedendo così il ricorso al primo giudizio del tribunale in caso di rifiuto della protezione internazionale, il migrante non avrà gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino di fronte alla magistratura e alle forze dell'ordine;

  • Abolizione dell'udienza, così il migrante oltre ad avere un grado in meno, può vedere giudicata la propria espulsione o la presa in carico della richiesta di asilo o protezione internazionale senza neppure il “rito sommario di cognizione”, ossia senza neppure un contraddittorio e un confronto con il giudice, che potrà semplicemente guardarsi una bella videoregistrazione del richiedente. Almeno si può star tranquilli che non si farà prendere da sentimenti umani inutili, sarà come in un talk show: guarda il video, pigia il tasto rosso o il tasto verde, metti il like a chi ha rischiato la vita per una traversata di fortuna dove migliaia di suoi connazionali, e magari familiari, sono morti nelle onde.

  • Si istituisce sostanzialmente una procedura ed un tribunale speciale per la gestione dei migranti e dei profughi, in cui i diritti dei “giudicati” sono inferiori a quelli della comune gestione liberale e borghese, già quella sufficientemente repressiva con gli sfruttati e clemente con gli sfruttatori.

  • Lavoro schiavistico in cambio di accoglienza. E questo è sicuramente un elemento centrale del decreto. Istituisce e formalizza che il sistema di accoglienza, essendo puramente un sistema di mantenimento in uno status di dipendenza dalle cooperative, dai privati e dal sistema generale dell'attuale accoglienza prefettizia, diviene la giustificazione per ottenere dai CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e dal sistema SPRAR masse di lavoratori senza retribuzione, chiamati “volontari”.

  • La trasformazione degli operatori del sociale, spesso “volontari” o lavoratori sottopagati su cui ricade la gestione relazionale di tutte le politiche di abbandono e di diserzione di una reale integrazione, in pubblici ufficiali, “controllori sociali”, come dichiarato dall'Assemblea autoconvocata di alcune centinaia di operatori sociali che vogliono opporsi al Decreto Minniti-Orlando praticando una forma di “obiezione di coscienza”.




COME RISPONDERE A TUTTO CIO'?



La risposta, secondo noi del Partito Comunista dei Lavoratori non può che essere classista e dalla parte degli sfruttati. Tanto più adesso che decreti come questi pongono chiaramente in campo gli interessi di padroni e speculatori contro gli interessi degli oppressi. La divisione tra lavoratori comunitari ed extra-comunitari, la divisione tra lavoratori italiani e non italiani, tra lavoratori del sud e del nord, e così via, sono solo divisioni funzionali a chi i lavoratori e i disoccupati li sfrutta e li rende la base dei propri profitti. La risposta non può limitarsi al solo rifiuto di questi decreti, ma deve porsi nella prospettiva di indicare soluzioni alternative, con la consapevolezza che possono essere solo contro il sistema che si fonda su questi meccanismi. Solo una risposta che possa porre la prospettiva dell'unità di tutti gli sfruttati, italiani e stranieri, immigrati regolari e non, può essere una risposta che sappia contrapporsi con forza ad una tendenza internazionale e non solo italiana.

Per questo rivendichiamo la lotta contro questo sistema di accoglienza e la necessità di unire italiani ed immigrati in un programma classista e rivoluzionario:


  • Lotta per un salario dignitoso per tutti, per i pieni diritti sindacali a tutti gli immigrati regolari e non, per un posto di lavoro stabile e contro il precariato, il caporalato, il lavoro nero e quello gratuito, anche quando mascherato da “lavoro volontario”. Lotta inserita entro la logica generale del lavorare meno ma lavorare tutti, a parità di salario.

  • Contro il sistema di accoglienza fondato sull'appalto a privati, che nei fatti viene gestito per mantenere i richiedenti asilo in uno stato di dipendenza e necessità, senza la reale fornitura dei servizi che gli spettano (avviamento al lavoro, corsi di lingua, formazione e orientamento, assistenza medica e sociale, mediazione sulle procedure di accesso a permessi di soggiorno e status di rifugiati). Per un sistema di accoglienza statalizzato, sotto controllo dei lavoratori e dei migranti accolti

  • Lotta per velocizzare e snellire le procedure per la richiesta del permesso di soggiorno e per l'accesso alla carta di soggiorno, contro i ricatti delle forze dell'ordine e delle amministrazioni che ne gestiscono le domande, contro gli abusi e le estorsioni nei confronti dei migranti; Per la cancellazione del reato di clandestinità, perchè non può esser reato una condizione sociale.

  • Lotta per lo Ius soli e per un procedimento di formazione e accesso alla cittadinanza a tutti gli immigrati che ne fanno richiesta;

  • Lotta per la chiusura di tutti i CIE e CPR esistenti e in programma, contro ogni sistema concentrazionario che crei campi di internamento in cui privare di qualsiasi diritto i reclusi;

  • Lotta per l'autorganizzazione dei migranti e per l'unione di questi con i lavoratori del settore dell'accoglienza e del sociale, e di tutti e due con tutti i lavoratori italiani, e non, in lotta per il proprio posto di lavoro, per il proprio salario e per i propri diritti

  • Lotta per l'apertura di canali umanitari protetti e garantiti attraverso il controllo popolare per evitare le traversate che producono migliaia di morti ogni anno. Oltre 5.000 nel 2016, anche grazie agli accordi bilaterali che sono garanzia di flussi di euro per governi amici per mantenere il tutto così come è, al massimo con qualche truffa e trappola, che possono costare la vita e la libertà a migliaia di migranti tra corruzioni, giochi di potere, accordi tra milizie, clan, politici, etc.

  • Lotta per dei servizi pubblici universali, statali, gratuiti e sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici, per garantire accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione, al trasporto e alla casa a tutti i lavoratori, i precari e i disoccupati, indistintamente dal sesso, genere, nazionalità, etnia, religione etc

  • Lotta per la costruzione di comitati di quartiere fondati sull'antirazzismo, sulla solidarietà, sulla lotta per il salario indiretto e per il sostegno delle lotte dei lavoratori della città, per una gestione dal basso dei quartieri e delle città, contro ogni politica securitaria, repressiva e fondata su un sistema di controllo orwelliano dei comportamenti e delle condizioni di vita;

  • Per un decoro urbano che significhi pieni servizi e accesso al necessario per tutti e tutte, per una lotta alla povertà, alla marginalità, alla precarietà che si traduca in una lotta per migliori condizioni per tutti e non nell'espulsione di chi è vittima di questo sistema in zone periferiche o in ghetti. Per città a misura d'uomo, gestite dai lavoratori, dagli sfruttati per i lavoratori e gli sfruttati.

  • Per una lotta antirazzista che individui e affronti le organizzazioni politiche che si fanno portatrici di messaggi di divisione nazionale, di minaccia di invasione, di politiche securitarie reazionarie e contro gli sfruttati, nelle più svariate ed edulcorate forme: partendo dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste (ForzaNuova, CasaPound, FronteVenetoSkinHead, Lealtà e Azione etc...) a vari partiti politici della destra post-MSI (Alternativa Tricolore, La Destra ), alle forze politiche della destra liberista e liberale (Forza Italia, Fratelli d'Italia, NCD etc) passando per i populisti razzisti e neo-nazionalisti della Lega Nord e i populisti reazionari del Movimento 5 Stelle. Con l'aggiunta a pieno titolo di tutte le forze dei passati governi di centrosinistra, fin dalle leggi Turco-Napolitano, per arrivare all'attuale svolta totalitario-securitaria del PD Renziano.

  • Contro tutte le politiche securitarie interne e contro i migranti, europee e nazionali. Contro tutte le politiche di guerra, imperialistiche e predatorie. Per un vero internazionalismo dei lavoratori uniti contro i padroni e gli sfruttatori, le banche e i loro governi in tutto il Mondo!

  • Per l'unica prospettiva che possa realmente abbattere i confini e, con essi, le divisioni in seno alla classe lavoratrice e a tutti gli sfruttati e gli oppressi: Il Governo dei Lavoratori e delle Lavoratrici, fondato sugli organi di autogoverno dei lavoratori e degli oppressi, in Italia come in tutto il Mondo. Solo la prospettiva della presa del potere della classe lavoratrice può garantire un sistema socio-economico e politico tale in cui siano inutili le divisioni nazionali, le guerre tra borghesie (combattute dai proletari) per spartirsi fette di pianeta, il saccheggio delle risorse da parte delle classi padronali, la guerra tra poveri per le poche briciole concesse, al prezzo del lavoro, del sudore e del sangue per garantire il banchetto.
Partito Comunista dei Lavoratori