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In Argentina divampa la lotta di classe


Enorme mobilitazione contro la politica di Macri

21 Dicembre 2017
Il governo reazionario di Mauricio Macri ha avviato una pesante controriforma pensionistica, che riduce il potere d'acquisto delle pensioni, già erose da un'inflazione del 25% annuo. L'obiettivo è “risparmiare” circa 3 miliardi di euro, da usare sia per pagare il debito pubblico al capitale finanziario, sia per foraggiare clientele locali del peronismo “comprando” i relativi parlamentari. Il colpo alle pensioni si combina a sua volta con una riforma del mercato del lavoro all'insegna della massima precarizzazione. “Se facciamo tutto questo, ci assicuriamo la crescita per i prossimi vent'anni” dichiara Macri, circondato dal plauso della borghesia argentina e dei governi imperialisti di Europa ed America.

Ma ha fatto i conti senza l'oste. Contro le misure sulle pensioni si è sviluppata la maggiore mobilitazione popolare dai tempi dell'Argentinazo del 2001. Numerose manifestazioni di lavoratori e di popolo hanno marciato sui palazzi del Congresso in occasione delle operazioni di voto, ingaggiando scontri prolungati con le forze repressive della Stato. Nella notte del 19 dicembre si sono riaffacciati nei quartieri di Buenos Aires i 'cacerolazos' contro la repressione poliziesca e le misure del governo. La collisione sociale ha costretto persino il capo del deputati kirchneristi (Augustin Rossi) a minacciare formalmente la continuità della protesta contro Macri. Mentre Cristina Kirchner, tanto idolatrata dalla sinistra “progressista” internazionale, mantiene un silenzio tanto significativo quanto complice.

Non siamo, ad oggi, al ripetersi del 2001. Allora la forza d'urto della sollevazione sociale, al prezzo di 38 morti, costrinse il governo De la Rua a fuggire con l'elicottero dalla Casa Rosada. Oggi Macri è molto più forte di De La Rua. Ha vinto le elezioni legislative, si avvantaggia di una situazione finanziaria più stabile, tuttora preserva il sostegno di un ampio blocco piccolo borghese proprietario, ammaliato dalle sue promesse.

Ma la pace sociale si sta incrinando, e le mobilitazioni di questi giorni ne sono il segno.
In questo quadro è importante il ruolo giocato dalle forze della sinistra rivoluzionaria trotskista argentina del Frente de Izquierda y de los Trabajadores (principalmente Partito Obrero e Partido de los Trabajadores Socialistas). Forze presenti nel Parlamento argentino a partire dal 2013, sull'onda di un'espansione molto significativa del proprio radicamento sociale nelle fabbriche, nei sindacati, tra gli studenti e i giovani. I deputati e le deputate del FIT sono stati e sono in prima fila nella battaglia parlamentare e di piazza, denunciando sia le politiche di classe di Macri, sia la subalternità del fronte peronista borghese “progressista”. La presenza parlamentare di una sinistra classista indipendente, il suo uso rivoluzionario della tribuna istituzionale, fa da preziosa cassa di risonanza delle lotte di strada. La lotta per guadagnare un'altra direzione politica e sindacale del movimento operaio e popolare argentino, per la sua indipendenza di classe dal peronismo, per la prospettiva rivoluzionaria del 'poder obrero', può realizzare un passo avanti nel nuovo clima di scontro sociale.
Partito Comunista dei Lavoratori

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    • 15/01 ore 15-21 via S. Donato 87 c/o COOP
    • 16/01 ore 08-14 piazza Liber Paradisus (fronte scalinata)
    • 16/01 ore 08-14 Piazza Capitini int. mercato post. 21
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    • 18/01 ore 15-21 via M.E.Lepido 186 c/o fermata bus
    • 19/01 ore 15-21 via del Pratello 63
    • 20/01 ore 15-21 via del Pratello 52

      ll capitalismo prosegue la propria offensiva contro le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e della maggioranza della società. Da decenni, ormai, dentro la zona euro e fuori di essa. 
      La necessità di una sinistra, che si batta contro il capitalismo senza alcuna illusione riformista, è riproposta tanto più oggi dall'intera situazione politica e sociale. 
      In Italia, come nel resto d’Europa, le sinistre riformiste, politiche ( da Syriza a Podemos) e sindacali, sono state incapaci di resistere e spesso hanno favorito lo smantellamento delle conquiste dei lavoratori. 
      Per questo il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Classe Rivoluzione hanno dato vita ad una lista anticapitalista, rivoluzionaria, comunista, classista e internazionalista
      Una lista che lotti contro l’austerità, contro l’Unione Europea capitalista e per un programma di trasformazione rivoluzionaria della società
      Una lista che ponga al centro la classe operaia e attorno ad essa tutto il mondo del lavoro, i disoccupati, i precari, gli immigrati, le donne, gli omosessuali e le lesbiche, i generi e le minoranze discriminate, insomma tutti gli oppressi.
      Una lista che si batta per la prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che decida subito:
      contro le privatizzazioni e invece per le nazionalizzazioni sotto controllo dei lavoratori; la cancellazione delle leggi sulla precarietà – dal pacchetto Treu al Jobs Act - e dello smantellamento delle pensioni (a cominciare dall’aumento dell’età pensionabile); la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; per il salario ai disoccupati e a chi è in cerca di prima occupazione; per le case popolari e la riqualificazione del territorio - in contrasto alle grandi speculazioni; per i servizi pubblici universali e gratuiti - scuola, trasporto, sanità, servizi etc.; la nazionalizzazione delle banche, l’annullamento del debito pubblico e la rottura del Fiscal Compact; il permesso di soggiorno per i migranti, la rottura del ricatto e per un sistema di accoglienza fondato sui diritti sociali, economici e civili, per l'apertura di canali umanitari; l'opposizione alle guerre imperialiste; l'esproprio senza indennizzo e sotto controllo operaio sia delle aziende dei grandi capitali multinazionali che dei capitalisti nazionali (ad es. l’Ilva);
      Una lista internazionalista, fuori e contro ogni forma di sovranismo; che si batta per i diritti di autodeterminazione di ogni nazionalità oppressa (ad es. la Catalogna); che si batta per l’unificazione dell'Europa in una federazione di stati socialisti. 
      La nostra si configurerà come l’unica lista basata su un reale programma anticapitalista e rivoluzionario perché dall’inizio della crisi abbiamo visto una serie di governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) responsabili delle peggiori politiche antipopolari di questi decenni, a cui hanno collaborato tanto la destra quanto il centrosinistra, comprese quelle forze che dopo aver rotto all’ultimo minuto vogliono presentarsi come la sinistra ( ad es.Liberi e Uguali, PRC etc.). Il tutto con la colpevole complicità delle burocrazie sindacali.
      L’alternativa non può venire neanche dal Movimento 5 Stelle, ostile a riconoscere le rivendicazioni della classe lavoratrice e degli sfruttati, che oggi mostra sempre più chiaramente il suo volto liberista e anti-immigrati.
      Chiediamo dunque a tutti i e le militanti e attivisti di sinistra di unirsi a noi in questa iniziativa e a tutti i sinceri democratici di permettere la presentazione di questa lista, unica voce diversa e in contrasto con i poteri forti e i loro partiti che dominano una campagna elettorale a senso unico: tutto per i capitalisti e i ricchi, niente per i lavoratori e i poveri.
      Firma e sostieni:
      PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

      Il boomerang impietoso di Maurizio Acerbo colpisce Je so' pazzo

      Tre buoni motivi per stare dalla parte di una sinistra rivoluzionaria

      10 Dicembre 2017
      Su Il Manifesto di mercoledì 6 dicembre il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo ha spiegato le ragioni del coinvolgimento di Rifondazione nel percorso elettorale di Je so' pazzo (1). Purtroppo tutti gli argomenti avanzati rappresentano un boomerang crudele per chi l'ha avanzati, e un colpo alla credibilità dell'operazione.


      LE “MILLE SCHIFEZZE” 

      Il primo argomento afferma: «D'Alema e Bersani rappresentano una minestra riscaldata, la riproposizione della vecchia classe dirigente che ha votato la legge Fornero e mille altre schifezze e ora pretende di rappresentare la sinistra». (Acerbo, Il Manifesto)

      Bene. È un argomento inoppugnabile. Come può «rappresentare la sinistra» chi ha votato «mille schifezze» contro i lavoratori e gli sfruttati? Tuttavia Acerbo dimentica uno spiacevole dettaglio. Rifondazione Comunista ha governato per cinque anni complessivamente negli ultimi venti, tra il sostegno al primo governo Prodi (1996-'98) e la partecipazione organica al secondo (2006-2008). E per cinque anni ha votato «schifezze» non meno gravi, proprio a braccetto dei D'Alema e Bersani: l'introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni in Europa, la riduzione delle aliquote fiscali a vantaggio dei ricchi, lo straordinario abbattimento della tassa sui profitti di imprese e banche (Ires dal 34% al 27,5%!), l'aumento delle spese militari e il finanziamento delle missioni, i campi di detenzione per i migranti (legge Turco-Napolitano). Tutte misure votate e difese da Maurizio Acerbo e Paolo Ferrero, da sempre ininterrottamente parte organica dei gruppi dirigenti e parlamentari di Rifondazione (il secondo addirittura ministro) contro le stesse opposizioni interne al partito. Su nessuna di quelle schifezze abbiamo mai letto peraltro concrete autocritiche. Possono «pretendere di rappresentare la sinistra» coloro che le hanno votate, oppure coloro che le contestarono sempre?


      LA VOLPE E L'UVA 

      Il secondo argomento afferma: «Abbiamo lavorato nel percorso del Brancaccio per costruire un vasto schieramento[...]. Putroppo MDP-SI-Possibile hanno preferito un accordo di vertice bloccando ogni ipotesi di costruzione democratica dal basso di una sinistra «nuova e radicale». Avremmo potuto contrattare qualche seggio ma mai come oggi in Italia c'è bisogno di un'alternativa credibile».

      Anche in questo caso le cose non si mettono meglio per il nostro Acerbo.
      Se Bersani e D'Alema erano una sinistra non credibile in quanto «vecchia classe dirigente che ha votato schifezze», perché allora partecipare al percorso del Brancaccio che nasceva proprio dall'idea di una lista unica a sinistra inclusiva di D'Alema e Bersani? Perché a giugno firmare assieme a D'Alema l'appello per la lista unica a sinistra, e a novembre siglare con D'Alema l'accordo elettorale in Sicilia?
      La verità è che Rifondazione Comunista non pose mai una pregiudiziale verso MDP (suggerendo al più una non candidatura di D'Alema e Bersani, che è cosa molto diversa). La rottura si è prodotta di fronte a un accordo tra MDP, SI, Possibile sulla spartizione delle quote dei parlamentari eleggibili, che di fatto escludeva il PRC. Insomma: lo sdegno verso... «chi ha votato la legge Fornero e mille schifezze» nasce improvvisamente quando il partito di D'Alema e Bersani taglia fuori il PRC dall'accordo sui seggi. Presentare tutto ciò come rivendicazione di coerenza... nel nome del rifiuto della “contrattazione dei seggi”, ricorda troppo la fiaba della volpe e dell'uva. Sarebbe questa la sinistra credibile?


      TSIPRAS COME ESEMPIO? 

      Il terzo argomento è il peggiore.
      «In tutta Europa i nostri compagni- Unidos Podemos, Melenchon, Syriza e tanti altri - hanno dimostrato che nuove aggregazioni, che uniscono sinistra radicale e esperienze di movimento, possono dare voce a chi oggi non è rappresentato da forze che rendono i nostri paesi più ingiusti e poveri.»

      Nessun argomento poteva essere più sfacciato. Il governo Syriza-Anel ha appena privatizzato l'acqua pubblica, dopo due anni di rigorosa applicazione di tutte le ricette della Troika (taglio di salari, pensioni, diritti, privatizzazione dei servizi pubblici, svendita ai creditori di porti, ferrovie, aeroporti...). Melenchon ha assunto la bandiera tricolore come proprio riferimento in aperta contrapposizione alla bandiera rossa perché per lui il confine non è più tra destra e sinistra, ma tra oligarchia e popolo. Podemos ha appena voltato le spalle ai diritti di autodeterminazione della Catalogna in funzione della prospettiva di un governo col PSOE. Tutte queste esperienze dimostrano allora l'esatto opposto di quanto Acerbo pretende. Dimostrano che quando “esperienze di movimento” si subordinano a sinistre riformiste, nel momento stesso della crisi storica del riformismo, finiscono per tradire le proprie ragioni e subordinarsi di fatto al capitale.

      Maurizio Acerbo ha dunque fornito involontariamente a tanti compagni e compagne un'ottima occasione di riflessione. A noi ha fornito una ragione in più “per una sinistra rivoluzionaria”.




      (1) http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=31977
      Partito Comunista dei Lavoratori

      Contro Trump, contro il sionismo, al fianco dei palestinesi

      9 Dicembre 2017
      Col sostegno alla pretesa di fare di Gerusalemme la capitale ufficiale dello Stato sionista, l'amministrazione Trump ha levato ogni maschera formale all'imperialismo USA. Senza veli diplomartici ipocriti, la più grande potenza del mondo dichiara il proprio appoggio pubblico alla colonizzazione sionista della Palestina, sino alle pretese più estreme.


      LA LOGICA DI DONALD TRUMP 

      C'è una logica. Di fronte alla crisi della tradizionale egemonia americana in Medio Oriente, al rafforzamento dell'asse sciita nella lunga guerra siriana, all'inserimento dell'imperialismo russo nella spartizione degli equilibri regionali, l'amministrazione di Donald Trump punta a rinsaldare attorno a sé le roccaforti storiche della presenza USA in terra araba: la monarchia assolutista dell'Arabia Saudita e lo Stato sionista di Israele. Come sui mari del Pacifico così in Medio Oriente, Trump dichiara al mondo che la ricreazione è finita, che la ritirata americana è terminata. Naturalmente non è semplice per Trump tradurre in pratica il nuovo corso nell'attuale quadro mondiale. Ma il segnale politico vuole essere inequivoco anche nei suoi aspetti simbolici ed evocativi. “Gerusalemme capitale d'Israele” risponde sicuramente allo scopo.


      LA REALTÀ DELLO STATO SIONISTA 


      La mossa di Trump ha riportato una volta di più la questione palestinese alla propria realtà. La realtà dell'occupazione coloniale della Palestina da parte dello Stato sionista. Uno Stato nato dalla Nakba, dall'espulsione dei palestinesi dalla loro terra attraverso i metodi del terrore (e con l'appoggio di Stalin). Uno Stato fondato su basi confessionali, senza dettato costituzionale, senza confini definiti. Uno Stato basato sulla negazione del diritto al ritorno dei palestinesi nella propria terra e sulla continua espansione della colonizzazione della Palestina. Uno Stato che per sua natura può reggersi solo sull'esercizio dell'oppressione contro la popolazione araba, a partire dai territori occupati e negli stessi confini di Israele. Uno Stato che ha il bisogno vitale dell'appoggio politico e militare degli imperialismi (americano ed europei). Uno Stato permanentemente in guerra.
      La pretesa arrogante dello Stato sionista e del sionismo in genere di presentarsi sotto le vesti della “nazione ebraica” è un insulto verso le tradizioni democratiche, socialiste, antisioniste, di tanta parte della storia e della cultura dell'ebraismo.


      PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA 


      Di certo, l'idea stessa di una soluzione pacifica e concordata della questione palestinese (“due popoli, due Stati”) si rivela tanto più oggi una truffa. Una truffa alimentata dall'ipocrisia degli imperialismi europei, dai regimi arabi vecchi e nuovi (nessuno escluso, a partire dal regime egiziano e dalla monarchia giordana), dalla stessa cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese, finanziata dallo Stato d'Israele come strumento di controllo sulle masse palestinesi. Purtroppo il fallimento annunciato di questa truffa è stato spesso capitalizzato da tendenze politiche reazionarie islamiche, sia da quelle affiliate alla Fratellanza Musulmana (Hamas), sia da quelle salafite e jihadiste, che mascherano con vessilli religiosi il proprio odio verso ogni libertà.

      In contrasto con le sinistre politiche riformiste di ogni estrazione (socialdemocratica, stalinista, populista) che hanno sostenuto per decenni la truffa “due popoli, due Stati”, e tuttora “riconoscono” lo Stato d'Israele, ribadiamo l'attualità della posizione storica del marxismo rivoluzionario sulla questione palestinese.

      I palestinesi hanno il pieno diritto alla propria autodeterminazione. Non può esservi autodeterminazione senza il diritto del ritorno nella propria terra. Non può esservi il diritto al ritorno dei palestinesi senza la dissoluzione delle basi giuridiche, confessionali, militari, dello Stato sionista d'Israele. Non può esservi questa dissoluzione se non per effetto del congiungersi della rivolta di massa palestinese, della sollevazione più generale della popolazione araba, della ribellione delle migliori forze antisioniste dei lavoratori israeliani. È la prospettiva di una Palestina libera, laica, socialista, rispettosa dei diritti nazionali della minoranza ebraica, dentro una federazione socialista araba e del Medio Oriente.
      Solo una rivoluzione palestinese ed araba può liberare la via di questa prospettiva storica. A cento anni dalla dichiarazione di Balfour (1917) con cui l'imperialismo inglese apriva la via alla colonizzazione sionista della Palestina, in funzione della spartizione dell'impero ottomano, solo una prospettiva rivoluzionaria, antimperialista, socialista, potrà ridare la Palestina al suo popolo.

      Certo è una prospettiva difficile e apparentemente lontana. Ma è l'unica vera soluzione della questione palestinese. L'alternativa, come i fatti dimostrano, è la continuità dell'oppressione e della sua barbarie.

      A partire da questo programma generale, siamo oggi al fianco delle mobilitazioni di massa dei giovani palestinesi contro le truppe d'occupazione sioniste e contro l'arroganza dell'imperialismo. Per una nuova intifada, fino alla vittoria.


      NO ALL'ARROGANZA DI TRUMP E DELL'IMPERIALISMO USA!

      GERUSALEMME È CAPITALE DELLA PALESTINA, NON DI UNO STATO COLONIALE!

      VIA LE TRUPPE D'OCCUPAZIONE SIONISTA DA TUTTA LA PALESTINA!

      PER UNA PALESTINA LIBERA, LAICA, SOCIALISTA, IN UNA FEDERAZIONE SOCIALISTA ARABA E DEL MEDIO ORIENTE!
      Partito Comunista dei Lavoratori

      Squadrismo a Forlì

      9 Dicembre 2017

      La scena è l’affollato mercatino di Natale di Piazzetta della Misura, gremito di famiglie che scelgono gli addobbi per l’albero. A un lato della piazzetta un banchetto abusivo di raccolta firme di Forza Nuova (il sindaco Drei dichiara infatti che nessuna autorizzazione di occupazione del suolo pubblico è stata concessa), tuttavia i neofascisti sono lì, addirittura protetti da un paio di gazzelle dei Carabinieri. Un gruppetto di una trentina di studenti, cittadini e sindacalisti, sosta spontaneamente e pacificamente davanti al banchetto.

      I neofascisti ricevono rinforzi da Rimini (come dichiarato dagli stessi in piazzetta): cinque camerati accorrono un’oretta dopo brandendo manganelli e bastoni, e avventandosi sui presenti in piazza da una stradina laterale. Un vero e proprio agguato squadrista, che ha colpito il segretario FIOM di Forlì Giovanni Cotugno, che ha riportato una contusione e a cui va la nostra piena solidarietà. In seguito, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno separato quelli che la stampa locale nelle prime ore ha cercato di fare passare per “due gruppi di facinorosi”, nell’eterno giochino - filofascista - di mettere sullo stesso piano fascismo e antifascismo.

      Occorre fare luce sul perché a questi gruppi fascisti, violenti e illegali, vengano concessi di continuo spazi pubblici, e ne venga tollerata la presenza. Dove sono ora i campioni della legalità? Con quale credibilità le stesse forze che tollerano sedi, palestre e centri di aggregazione neofascista ora parlano?

      Agguati a giornali, a immigrati, ad antifascisti, collusioni mafiose, accoltellamenti, aggressioni in tutto il paese… Cosa deve ancora succedere prima che la gente capisca che questa è la stessa feccia fascista del Ventennio? Una feccia di cui ci siamo liberati con il sangue dei partigiani che in Piazza Saffi a Forlì è ancora vivo e presente, non solo quando ipocrite autorità depongono corone il 25 aprile.

      Non c’è alternativa: occorre lanciare la parola d’ordine di un’autodifesa popolare e proletaria contro la violenza fascista, che è il braccio armato di padronato e capitalismo contro studenti, donne, immigrati e lavoratori.

      Non è la prima volta che come Partito Comunista dei Lavoratori ci esprimiamo a favore di un fronte ampio contro il fascismo: un fronte che coinvolga tutte le forze di movimento e di partito dichiaratamente anticapitaliste e di classe. Il PCL, da organizzazione marxista rivoluzionaria, contrasta ogni azione individuale e ribadisce a tutte le sinistre e ai singoli compagni e compagne la necessità di lottare contro il fascismo, sviluppando una campagna di iniziative articolate e capillari.

      È necessario organizzare da subito la difesa (e l’autodifesa) di tutti i soggetti coinvolti dagli attacchi e dalle aggressioni fasciste. È la violenza che impone di agire su questo piano. Non ci sono altri modi per arginare la mobilitazione, fermare la deriva reazionaria e porre le basi per l’unità della classe operaia.
      Partito Comunista dei Lavoratori - sezione Romagna

      Presentata la lista «Per una sinistra rivoluzionaria»

      8 Dicembre 2017

      Ieri a Roma presso il Centro congressi di Via Cavour si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della lista “Per una sinistra rivoluzionaria”, un cartello unitario del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Classe Rivoluzione. Il simbolo della lista reca la scritta indicata e i simboli delle due organizzazioni politiche promotrici. 
      Abbiamo sottolineato l'unicità della nostra lista nel panorama della sinistra italiana. 
      L'unica lista che assume a proprio riferimento la classe dei lavoratori, non “il popolo" o i “cittadini”, in contrapposizione alla classe dei capitalisti. 
      L'unica lista che collega le lotte di opposizione e resistenza sociale ad una prospettiva apertamente rivoluzionaria: quella di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e organizzazione, che riorganizzi la società su basi socialiste. È questo il governo che incarna l'unico vero possibile potere del popolo. Contro quella illusione di “sovranità popolare” sancita dalle costituzioni borghesi che maschera solamente la sovranità dei capitalisti. 
      Infine, l'unica lista che non si è compromessa con le politiche dominanti. A differenza di MDP, il cui gruppo dirigente ha votato tutto il peggio dei governi Monti, Letta, Renzi, contro i lavoratori e gli sfruttati, incluso il Jobs Act. A differenza del Partito della Rifondazione Comunista, che una volta scaricato da MDP decide di imboscarsi nella lista di Je so' pazzo, ma che ha governato per cinque anni negli ultimi venti (i due governi Prodi), votando Pacchetto Treu, detassazione dei profitti, missioni di guerra. 
      La nostra è l'unica sinistra che non c'è: una sinistra rivoluzionaria sempre e comunque dalla parte dei lavoratori e di tutti gli oppressi.

      PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

      DA REPUBBLICA.IT: Comunisti in lista "per una Sinistra rivoluzionaria"


      Il Partito comunista dei lavoratori e Sinistra classe rivoluzione si presentano insieme alle prossime elezioni. Ferrando: "Condurremo anche noi la battaglia sulle firme"