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Autunno precario per la scuola

 


L’ennesimo settembre all’insegna del precariato e delle incertezze per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola

Anche quest’anno scolastico, come i precedenti, è iniziato all’insegna dell’incertezza per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola che, in mancanza di un reale piano di stabilizzazione, si vedono per l’ennesima volta in una snervante attesa che si sta prolungando anche oltre l’inizio dell’anno scolastico, iniziato con decine di migliaia di cattedre vacanti, visto che neanche quest’anno verranno coperti tutti i posti vacanti e disponibili, con il 200% di insegnanti precari in più rispetto al 2015. Circa 150mila sono i posti in organico di fatto di cui almeno 117mila sono per il sostegno agli alunni con disabilità. Una situazione che vede nei fatti la negazione della continuità didattica per circa la metà delle alunne e degli alunni con disabilità. Anche per quanto riguarda il personale ATA la situazione non è affatto rosea, con le nomine autorizzate, infatti, che andrebbero a coprire a malapena il 30% dei posti vacanti, quando gli incarichi ATA coperti con supplenze vanno a costituire più del 10% del totale.


GPS NEL CAOS: IL CASO DELLA LOMBARDIA

L’attesa per migliaia di insegnanti è stata resa ancora più snervante dagli errori nella convocazione tramite GPS, dove precari storici con un punteggio alto si sono visti scavalcare nella nomina da colleghe e colleghi con un punteggio molto più basso, e supplenze annuali conferite a docenti già inseriti in ruolo da concorso straordinario bis e concorso ordinario. Questa situazione sta penalizzando fortemente i docenti che avevano espresso la preferenza per cattedre che di fatto allo stato attuale sono rimaste vacanti, poiché i docenti con assegnazione finalizzata al ruolo non assumeranno ovviamente servizio nell’altra sede. Una logica del “figli e figliastri” che sta danneggiando docenti e studenti, attaccando salario e dignità dei primi, negando la necessità della continuità didattica per i secondi, soprattutto per le studentesse e gli studenti con disabilità. Queste sedi verranno assegnate, in seconda convocazione, a docenti con punteggio in graduatoria molto inferiore a quello dei colleghi che ne avrebbero avuto diritto. Parecchi docenti che avrebbero avuto diritto alla cattedra annuale, se le procedure fossero state eseguite all’insegna del rispetto dei diritti e della dignità degli insegnanti, risultano allo stato attuale destinatari di cattedra con termine 30 giugno, ed in molti casi di un incarico che nemmeno raggiunge le 18 ore settimanali, con forti ripercussioni anche sul salario e quindi sulla qualità della vita di centinaia, se non migliaia, di docenti.


LA TOTALE CHIUSURA DELL’UST DI MILANO

In tutto ciò le dirigenze dell’ufficio scolastico di Milano, differentemente da quanto sta capitando in altri uffici scolastici provinciali, come Mantova e Cremona, hanno ribadito di non avere alcuna intenzione di ripetere la nomina del primo turno di convocazioni da GPS, rimuovendo dal sistema i docenti che hanno già preso servizio nelle sedi designate per il ruolo.Penalizzando i docenti delle GPS con maggiore punteggio a favore di quelli con punteggio inferiore che, non essendo stati ancora convocati, potranno ottenere incarichi fino al 31 agosto. Ciò vuol dire, oltre l’attuare una letterale umiliazione nei confronti di tanti docenti, della loro dignità come anche della loro anzianità di servizio, la gran parte dei quali provenienti dalle più remote province del Meridione, il cui unico desiderio è quello di poter riprendere a lavorare dopo il licenziamento estivo, il fomentare una vera e propria guerra tra poveri della quale se ne avvantaggeranno soltanto le realtà sindacali corporativistiche e la propaganda dei partiti reazionari come la Lega che sul precariato stanno provando da anni a costruire un bacino di voti.


SE MILANO PIANGE, ROMA NON RIDE

Non troppo diversa è la situazione delle GPS nella capitale. A Roma migliaia di precari hanno vissuto momenti poco piacevoli agli inizi di agosto, quando un errore nelle GPS ha causato punteggi errati, gettando nel panico gli insegnanti e causando un enorme carico di lavoro per l’ufficio scolastico provinciale. Pochi giorni fa, al momento dell’assegnazione, l’algoritmo delle GPS ha assegnato a numerosi docenti incarichi in scuole dove non vi era alcuna sede vacante. Oltre al danno la beffa.
Situazioni simili a quelle di Milano e Roma si sono riscontrate anche in altri territori, come in Toscana, con numerose proteste.


UNA SITUAZIONE CHE NON È PIÙ TOLLERABILE!

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'ormai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa ci battiamo per queste rivendicazioni:

- La stabilizzazione di tutti i precari della scuola, insegnanti e ATA

Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare alle eterne attese di migliaia di vincitori del concorso 2016 e del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS, del concorso straordinario 2020 come anche dell’ultimo concorso ordinario e dello straordinario bis).

- Abolizione dell'algoritmo e convocazioni in presenza

Assistiamo da anni a errori nelle convocazioni dovute alle impostazioni dell'algoritmo. Tutto questo porta a ripetute cancellazioni e ripetizioni delle nomine da GPS che allungano i tempi ad ogni inizio di anno scolastico. Il ripristino delle convocazioni in presenza permetterebbe un più equo scorrimento della graduatoria, evitando che chi ha più punteggio si veda scavalcare da chi è in posizione inferiore per un vizio di forma.
-pubblicazione delle disponibilità al momento della scelta delle sedi. Terribilmente grave è l'inesattezza delle disponibilità, che aumenta nelle migliaia di docenti presenti nelle GPS un senso di incertezza e angoscia che ogni estate si rinnova. È accertato come spesso nei file pubblicati dagli uffici territoriali risultino molte meno cattedre di quelle realmente esistenti.

- Lauree abilitanti

Per porre fine al mercimonio dei crediti formativi post-laurea; nello specifico un biennio magistrale abilitante per posto comune e un percorso analogo abilitante per il sostegno.

- No al blocco per i neoassunti, sì a pensioni dignitose

Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare dove preferisce. Con ciò condanniamo fermamente il blocco triennale dei neoassunti contenuto nell’ultimo CCNL 2019/2021. Oggi i docenti over 60 ( dato del 2022) sono il 18%: praticamente il doppio della media europea.( 9%)

Analogo il dato dei docenti ultracinquantenni: il 20% dei docenti ha infatti tra i 54 e i 59 anni, mentre il 19% ha tra i 50 e i 54 anni.Più della metà degli insegnanti italiani ha più di 50 anni, con una percentuale complessiva del 57,2%. La media di docenti over 50 in Europa è di circa il 36% (dati SBC del 05/08/2023).

Se vogliamo creare lavoro per i giovani, soprattutto nel Meridione, riducendo l’esodo delle mobilità che ogni anno coinvolge migliaia di docenti e ATA, cominciamo mandando in pensione chi ha già lavorato tutta una vita.

- In pensione con 35 anni di lavoro o 60 anni di età.

- Pensione pari all’80% dell’ultimo salario con ripristino del calcolo retributivo

- Internalizzare tutti gli educatori

Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.
Con queste rivendicazioni, come lavoratrici e lavoratori della scuola del Partito Comunista dei Lavoratori, siamo intervenuti in tutti gli scioperi dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola degli ultimi anni, e restiamo al fianco dei precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.


VIA IL GOVERNO MELONI, VIA BANCHE E CONFINDUSTRIA, POTERE AI LAVORATORI!

Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato , burocrazia CGIL e Landini in primis, e di quelle di alcune realtà del sindacalismo di base, che perseguono una politica di microburocrazie, con una politica settaria, divisiva e autocentrata. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica. Perché solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.

Lavoratori e Lavoratrici della scuola – Partito Comunista dei Lavoratori

L'autunno caldo negli USA

 


L'ascesa delle lotte salariali nel cuore del capitalismo mondiale

«Un'ondata di scioperi agita l'autunno degli Stati Uniti» titola il quotidiano di Confindustria (14 settembre). È una preoccupazione fondata.

Per la prima volta i ferrovieri americani minacciano uno sciopero generale continuativo per forti aumenti salariali. Biden è costretto ad attivare un piano d'emergenza antisciopero per garantire il traffico di uomini e merci. I tre ministeri di Trasporti, Energia, Agricoltura sono mobilitati contro lo sciopero. Il governo ha denunciato lo sciopero come «un esito inaccettabile» offrendo un aumento salariale del 24% in cinque anni. Ma le unions hanno respinto l'offerta a fronte dei profitti record delle compagnie. Il braccio di ferro è appena iniziato. Uno sciopero dei ferrovieri costerebbe al governo due miliardi di dollari al giorno.

Il punto è che non si tratta solo dei ferrovieri. Dopo gli anni della pandemia si leva tra i salariati americani una reazione liberatoria. Migliaia di infermieri in Minnesota stanno picchettando i centri sanitari con tre giorni di sciopero continuativo. La vittoria sindacale riportata in Pennsylvania in tredici case di riposo ha contagiato il settore della sanità. Le rivendicazioni sono aumenti salariali, nuove assunzioni, rifiuto di turni di lavoro massacranti. Parallelamente scioperano gli insegnanti, da Seattle all'Ohio, per aumenti di paga, ritardando di cinque giorni l'inizio dell'anno scolastico per cinquantamila studenti. Protestano gli operai dell'auto nel Midwest, mentre in Indiana lo sciopero in un impianto Stellantis ha costretto gli azionisti a fare concessioni salariali.

Cresce ovunque la domanda di sindacato. Le unions americane hanno conosciuto una crisi profonda negli ultimi decenni, con un netto calo delle iscrizioni. Il tasso di iscrizione è basso: il 6% nel settore privato e il 10% nel settore pubblico. Ma ora sembra prodursi un'inversione di segno. Da gennaio sono aumentate del 58% le richieste del National Labor Relations Board alle autorità federali di tenere e certificare elezioni per l'ingresso di sindacati in azienda. I sondaggi Gallup parlano di un consenso del 71% per il sindacato, record dal 1965. Le agitazioni sindacali si sono moltiplicate in tutto il paese, anche in settori meno tradizionali: in Amazon, Apple, nelle caffetterie Starbucks.

La ripresa capitalista ha favorito le lotte, rafforzando il peso negoziale degli scioperanti. Le disuguaglianze sociali accresciute diventano ragione di scandalo e suscitano reazioni. Biden è in difficoltà sul nuovo fronte. Si era presentato come amico dei sindacati, a differenza di Trump, ma ora i lavoratori battono cassa e le burocrazie sindacali debbono assecondarli in parte per preservarne il controllo.

Mentre le sinistre italiane oscillano tra sovranismi nazionali e cittadinanze progressiste, noi abbiamo la nostra patria fra i salariati americani, britannici, francesi che stanno alzando la testa. E assumiamo le loro lotte come esempio per i proletari italiani. Il bisogno di un'Internazionale anticapitalista non è mai stata tanto attuale quanto oggi.

Partito Comunista dei Lavoratori

Stabilizzare i precari della scuola: se non ora quando?

Nella giornata di oggi, alla VII Commissione del Senato si discuterà e voterà il Decreto Scuola 22/2020. Numerosissime sono state le polemiche e l'indignazione di decine di migliaia di insegnanti precari contro l'ostinazione della Ministra Azzolina e del Presidente Conte di continuare sulla strada di un concorso iniquo, parziale e divisivo.


8000 IN PIÙ NON BASTANO

Il Decreto Rilancio, che ha riservato alla scuola la misera cifra di 1,5 miliardi di euro, ha aggiunto al concorso straordinario altri 8000 posti. La matematica non è un'opinione. Pur portando il concorso a 32000 cattedre, non garantirebbe l'assunzione, tramite un umiliante concorso a crocette, nemmeno alla metà degli insegnanti che da anni coprono una cospicua parte delle migliaia di cattedre vuote. Queste ultime a settembre saranno oltre 200000. L'ostinazione dei governi che si sono sinora succeduti a non voler risolvere la problematica del precariato scolastico ci dà la conferma che questo sia tenuto in piedi ad arte per dividere i lavoratori della scuola dinnanzi ai costanti attacchi e tagli dei governi.


EMENDAMENTI O PROPAGANDA ELETTORALE?

Da parte dei più svariati partiti, di maggioranza e opposizione, sono stati presentati più di 400 emendamenti al Decreto Scuola. La finalità di propaganda di tali emendamenti, proponenti la trasformazione in un concorso per titoli e servizio (PD, LeU) o da graduatorie (Lega, PSI), è palese, ed il totale appoggio dato al concorso "ammazza precari" dai partiti di maggioranza, e la totale assenza di soluzioni fornite ai precari durante i quindici mesi di gestione leghista del MIUR deve mettere in guardia le decine di migliaia di insegnanti precari che da anni attendono la stabilizzazione.


LE NOSTRE PROPOSTE

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'oramai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa (in una modalità estremamente simile a ciò che è stato fatto nel settore sanitario, con le conseguenze che l'epidemia di Covid-19 ci sta mostrando in tutta la sua drammaticità), il Partito Comunista dei Lavoratori si batte per queste rivendicazioni:

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare ai 2000 vincitori del concorso 2016 ed ai 5000 vincitori del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS).

- un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
È urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici. Si trovano in questa condizione ben 44.486 scuole pubbliche, su un totale di 50.804 censite.

- no al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale.
Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia. Con ciò condanniamo fermamente il progetto avanzato dal ministro Azzolina di deportare letteralmente, in cambio del ruolo, migliaia di docenti dalle regioni meridionali costringendoli per cinque anni a vivere in altre regioni o province.

- internalizzare tutti gli educatori.
Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. In queste settimane moltissimi sono gli educatori che, non potendo lavorare essendo chiuse le scuole ed i centri diurni, hanno assistito ad una forte riduzione del salario. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- no ad ogni proposta di autonomia differenziata.
L'esempio dei docenti del Trentino-Alto Adige è a portata di mano. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte due ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, a differenza del resto del paese, in cui si svolgono 40+40 ore. In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento, le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori. Il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori ha sostenuto lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola e del 14 febbraio, e resta a fianco dei precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.

Mandiamo a casa la ministra Azzolina, esponente di punta di un governo nemico dei lavoratori e servo di Confindustria, come i casi di Alzano Lombardo e Nembro ci hanno dimostrato, e che come PCL anche giudiziariamente abbiamo denunciato.
Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato che, burocrazia CGIL e Landini in primis, hanno firmato protocolli su protocolli bloccando sul nascere le decine di scioperi che ci sono stati in queste settimane nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica. Perché solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Partito Comunista dei Lavoratori

Il ministro se ne va, migliaia di insegnanti restano precari

Nella serata di mercoledì sono state ufficializzate le dimissioni del ministro per l'istruzione Fioramonti. Nella sua dichiarazione di uscita dal MIUR, se da un lato sono stati (giustamente) sottolineati i pochi soldi destinati alla pubblica istruzione, dall'altro nemmeno una parola è stata proferita per le decine di migliaia di precari che ogni anno contribuiscono al sistema dell'istruzione, ricevendo a fine anno scolastico il benservito.
Non saremo noi, a differenza delle burocrazie sindacali di CGIL-CISL-UIL-SNALS-Gilda, a strapparci le vesti, ad implorare al ministro di restare per osservare l'impegno di tenere i tavoli tematici (su rinnovo del contratto e sui percorsi abilitanti all'insegnamento) per i quali i principali sindacati hanno pochi giorni fa sospeso uno stato di agitazione durato poche ore, forse uno dei più brevi della storia d'Italia e del sindacato. A differenza delle burocrazie sindacali, per noi non ci sono né ministri né governi amici dei lavoratori. Compito dei comunisti, in questo momento, è dimostrare ai lavoratori che solo con una lunga lotta si potranno ottenere l'adeguamento del salario ai livelli europei e la stabilizzazione di tutti i docenti precari, non uno di meno. È la sfida che il Partito Comunista dei Lavoratori raccoglie e fa sua.
Vincenzo Cimmino

Francia: i ferrovieri votano la continuità dello sciopero

Dopo 18 giorni di sciopero a oltranza contro "la legge Fornero di Macron", i ferrovieri francesi non mollano.

Il governo cerca di montare l'opinione pubblica contro lo sciopero usando il ricatto del Natale e combinandola con qualche piccola concessione. La burocrazia del secondo sindacato dei ferrovieri francesi (UNSA Ferroviaire) usa queste concessioni come pretesto per sfilarsi dal fronte dello sciopero e dichiarare la “tregua natalizia”. La moderata CFDT, che solo il 14 dicembre era scesa in sciopero contro l'aumento dell'età pensionabile da 62 a 64 anni, si è affrettata ad “apprezzare il nuovo gesto di dialogo che viene dal governo”, lanciando un messaggio implicito di smobilitazione. Infine, il fronte intersindacale (CGT, FO, Solidaires, FSU, UNEF...) che dirige lo sciopero e rivendica, a differenza della CFDT, il ritiro del progetto di legge governativo, annuncia una giornata di manifestazioni... per il 9 gennaio. Un annuncio che formalmente non smobilita, ma suona ambiguo sulla continuità dello sciopero nel momento più delicato e difficile per la sua tenuta.

Di fronte a questa congiunzione di fattori, il 21 dicembre la stampa borghese di Parigi si è affrettata a dare la buona novella natalizia dello sfarinamento dell'agitazione. “Il governo riesce a rompere il fronte dello sciopero” annunciava il (pur prudente) Le Monde in prima pagina.
Ma i conti non si fanno senza l'oste. Le assemblee dei lavoratori in sciopero hanno respinto le ingiunzioni del governo e i segnali di smobilitazione delle burocrazie. Di primo mattino alla Gare de Lyon, all'assemblea generale della stazione di Saint-Lazare, alla Gare de l'Est e alla Gare d'Austerlitz, il pronunciamento operaio è uno solo: lo sciopero continua sino al ritiro del progetto di legge. La larghissima maggioranza delle assemblee in tutta la Francia segue a ruota. I delegati di base dei CGT e Solidaires sono la punta trainante del pronunciamento. Ma la stessa CFDT-ferrovieri è costretta a dichiarare la continuità del blocco, e persino il 50% delle sezioni dell'UNSA si ribellano ai propri dirigenti nazionali: “Non capisco la strategia del gruppo dirigente del mio sindacato... Non si spezza una lotta nel momento decisivo” dichiara in assemblea un delegato UNSA della Gare Paris Est. Il risultato è che la Francia resta bloccata. Anche a Natale, nonostante il Natale.


Seguiremo come sempre, giorno per giorno, la dinamica dello sciopero francese. Certo, pesa sulla prospettiva l'ipoteca della burocrazia sindacale. Sia di quella che sogna un accordo separato col governo in cambio di una onorevole foglia di fico (CFDT), sia di quella sicuramente più combattiva che vuole sopravvivere al macronismo costringendo il governo a riconoscere la sua forza di burocrazia (CGT). Ma i fatti dimostrano che la burocrazia non ha ad oggi il pieno controllo delle assemblee, dove una nuova generazione di delegati operai si è fatta le ossa nelle lotte di questi anni (come nella lotta contro la legge El Khomri), ha accumulato una esperienza preziosa, non ha alcuna voglia di arrendersi. Anzi, ha voglia di vincere. Gli insegnanti hanno aderito in massa allo sciopero al fianco dei ferrovieri, e nonostante le scuole siano in vacanza natalizia, manifestano la continuità della propria lotta partecipando spesso ai picchetti degli cheminots e alle loro assemblee, mentre continua lo sciopero a oltranza della metropolitana, e la mobilitazione radicale degli infermieri, che in realtà aveva anticipato quella dei ferrovieri. Si estenderà la lotta al settore privato, innanzitutto alle fabbriche? Questo è l'interrogativo sospeso che può decidere della piega degli avvenimenti. È ciò che terrorizza la borghesia francese. Ma anche la burocrazia sindacale.

Ai lavoratori francesi, e ai militanti marxisti rivoluzionari, impegnati in prima fila per la generalizzazione della lotta, va tutto il nostro sostegno internazionalista.
Partito Comunista dei Lavoratori

Francia: Touche pas ma Zep!


Anticapitalisme&Révolution e l' autorganizzazione dei lavoratori  a difesa dell' Educazione Prioritaria per Tutti.






1.      Le origini della ZEP( Zona di Educazione Prioritaria)

L' instituto dell' Éducation Prioritaire nasce negli anni ottanta ad opera del governo PCF-PS Mitterand, con l' obiettivo di classificare gli stabilimenti scolastici più in difficoltà e tutelare gli studenti, fornendo più mezzi a livello didattico e finanziario.
In teoria, inizialmente, il progetto, riservato alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado delle periferie, prevedeva per i beneficiari una serie di fondi in più nel quadro dell' Educazione Nazionale.  Potenziamento e supporto  che  permettevano, ad esempio, il consolidamento di  équipes di insegnanti stabili,  coese, con esperienza, grazie ad un supporto a livello di formazione e di mezzi, riconoscimenti a livello salariale, classi composte da mini gruppi per una didattica più approfondita, l' ausilio di materiali didattici specifici.
Nel corso del tempo e dei governi, lo strumento di aiuto e compensazione teoricamente ideato per rafforzare la scuola pubblica nelle zone popolari,  è stato oggetto di molteplici riforme che a fronte della richiesta e dell' entrata di più istituti scolastici bisognosi, invece di essere costantemente aggiornato, è stato paradossalmente indebolito e depotenziato a detrimento degli alunni e degli insegnanti.
A partire in particolare dalla riforma Peillon del 2014 in cui l' Educazione Prioritaria diventa REP o REP+ , ovvero Risorsa d' educazione prioritaria, che, a dispetto del nome, prevede quanto segue: gli insegnanti  delle scuole medie inferiori hanno mezz' ora in meno di lezione a settimana, con un aumento del 50% nelle REP e del doppio nelle REP+  del salario  percepito in ZEP( in media, secondo il rapporto OCSE- Educazione 2015, di 1156 euro), con tre giornate di formazione all' anno.
La novità vera è che la riforma però è riservata solo alle scuole primarie e medie inferiori( scuole materne, elementari e medie), escludendo totalmente le medie superiori, i licei (ex)ZEP. A parte il palese intento di fare economia, l' effetto classista del taglio apportato al settore è innegabile.   Le conseguenze su licei già in difficoltà sono catastrofiche, sotto il pretesto da parte del governo di <> i mezzi di supporto negli istituti che ne avrebbero più bisogno, con la premessa che in Francia l' istruzione obbligatoria è fino ai 16 anni e, secondo gli ultimi rilievi OCSE sull' Educazione nazionale, la fascia di studenti 16- 18 anni che abbandona la scuola è del 56% .
Infatti si tratta principalmente di istituti dove di base il tasso di dispersione scolastica é alto- una stima di circa 150 000 ragazze e ragazzi ogni anno, che non ottengono quindi un diploma; questione in diretta connessione con le  condizioni socio- economiche familiari, un peso e un discrimine in quanto l' accesso alle borse di studio viene progressivamente ristretto.
Secondo l' ultimo rapporto CNESCO, osservatorio francese di valutazione dell' educazione nazionale, le diseguaglianze sociali ed economiche, allo stato attuale, sono sempre più amplificate dal sistema scolastico, invece che ridotte, a causa di cosiddette politiche meritocratiche per un' educazione tutt' altro che inclusiva e garantista.  Questo porta nuovamente a sottolineare la gravità dell' attacco che le scuole dei quartieri popolari francesi stanno subendo( ex ZEP o REP),  a riprova del fatto che, a prescindere dalla presunta attenzione mostrata dai governi[1], la realtà  sostanziale muove dalla premessa oggettiva che il sistema scolastico in primis è un terreno di scontro politico di classe, che tende a  discriminare e ad escludere chi già di base ha meno mezzi a profitto di pochi: questi licei vengono sempre di più abbandonati nelle loro periferie, dopo essere stati schedati, ora apertamente esclusi e stigmatizzati. Lo stesso rapporto del ministero dell' educazione nazionale del 2012 ammette che la proporzione di giovani con la migliore riuscita scolastica é ripartita in un 29%  di figli di operai e in 55% di figli di quadri.  In questo caso, poi, si mina da principio la riuscita scolastica, con riferimento all' istruzione di base, per cui...
Viene così ribadito fermamente il distinguo tra scuole di serie A e scuole di serie B sulla pelle degli insegnanti e degli studenti, il cui diploma ZEP ha un valore minore rispetto ad altri titoli equivalenti e che quindi, non solo rende difficile il progresso degli studi, ma provoca anche notevoli difficoltà ad inserirsi in un mondo del lavoro, già precario e instabile. Da sottolineare a questo proposito che in Francia attualmente ci sono un 1, 9 milioni di NEET, giovani tra i 25- 29 anni <>, cioè senza impiego, che non seguono alcun tipo di studio o formazione.
Di conseguenza la protesta, concretizzatasi nell' attuale collettivo Touche pas ma ZEP!, comincia nel 2014-2015, momento in cui viene decretata l' esclusione dei licei dal piano di ridistribuzione risorse dell' Educazione prioritaria. Il nuovo anno scolastico 2015-2016 comincia così all' insegna di una serie di scioperi proclamati dagli insegnanti delle banlieues ZEP per avere lo stesso statuto delle medie inferiori che  diventeranno invece REP e quindi sempre beneficiarie del piano.
A seguito anche di numerosi presidi sotto il ministero dell' Educazione Nazionale, gli insegnanti ricevono una prima risposta da parte del nuovo ministro, Vallaud- Belkacem, ovvero che la rifondazione dell' educazione prioritaria riguarderà esclusivamente l' istruzione obbligatoria. Nella pratica quindi, gli studenti delle banlieues dalla fine della scuola media non avrebbero più bisogno di sostegno da parte del ministero, in quanto le difficoltà di varia natura sparirebbe improvvisamente.
In definitiva viene ribadito, che  i licei non sono considerati nel nuovo piano di ridistribuzione budget previsto dalla riforma del 2014. 
Apparentemente si potrebbe parlare di una contraddizione, di una mancanza di senso contando quanto l'argomento della lotta alle diseguaglianze scolastiche, disparità sia rimarcato dal ministero stesso, tramite la serie di rapporti istituzionali sull' argomento e all'origine dell' istituto,  senza considerare che uno dei cavalli da battaglia della campagna elettorale di Hollande 2012 era stata proprio l' educazione nazionale.
Da un' altro lato, il senso invece è molto chiaro e si gioca sul piano di ostacolo ad una reale eguaglianza sostanziale dell' educazione: alimentando un sistema educativo sempre più elitario, si  contribuisce alla ghettizzazione sempre più profonda degli abitanti delle banlieues già di per sé  in condizioni svantaggiate, dove alla disoccupazione si può così fare più spazio alla crescita della piccola criminalità, per poi di conseguenza giustificare ad esempio l' aumento di controlli di identità a tappeto (pratica diffusa nelle periferie, molto poco legittima) da parte delle forze dell' ordine- la cui violenza[2] è senza limiti fra perquisizioni, percosse etc. 
Non bisogna poi ignorare che la mancanza di inserimento dei licei nella riforma REP, lascia studenti , insegnanti e personale scolastico in uno stato di incertezza totale: in quanto, in prima battuta, la classificazione ZEP dei licei non potrà sicuramente coesistere parallelamente alla nuova REP, anche solo considerato il deterioramento del vecchio fondo.
Infatti, quello che nello specifico viene rivendicato, parte anche dal fatto che i criteri di eligibilità nell' accesso ai benefici ZEP- REP mancano di trasparenza e la situazione dal lato degli insegnanti é già precaria relativamente agli incentivi e scatti di anzianità, data l' annunciata perdita dei premi salariali previsti in origine.
A riguardo, secondo le ultime dichiarazioni della ministra Vallaud- Belkacem relative a un decreto attuativo del 2015,  si è fatta strada la possibilità di integrare, secondo parametri ancora non chiari,  una clausola di salvaguardia, destinata agli insegnanti ex ZEP appunto, avente ad oggetto indennità specifiche prematurate che, a fronte del' uscita dei licei dal fondo, saranno prolungate fino al 2017 in via provvisoria, ma non per i neo assunti in tali istituti, ai quali i benefici ZEP, per quella data, non saranno erogati a causa della soppressione totale e definitiva dalla lista dell' Educazione Prioritaria.  Si escludono così i nuovi professori, e  si mette a rischio la stabilità del corpo insegnante, uno dei punti chiave del supporto didattico, considerata poi l' imposizione messa in atto riguardo ai punti di trasferimento accumulati dai vecchi assunti, da utilizzare tassativamente entro la fine sempre del 2017.
Gli studenti verranno privati dell' esperienza e della formazione di un corpo insegnante ferrato e i nuovi assunti si troveranno in grande difficoltà.

2.      TOUCHE PAS MA ZEP!

L' annuncio dunque di una nuova carta dell' Educazione prioritaria messa in atto da tre ministri PS uno dopo l' altro( Peillon, Hamon, Vallaud -Belkacem), è stato immediatamente accompagnato da nuove mobilitazioni nelle scuole e fra gli insegnanti a partire dal nuovo anno scolastico 2016/ 2017.
La costruzione di un coordinamento di questo tipo è cominciata infatti alla fine dell' anno scolastico 2016. Malgrado il tentativo, fra vaghe promesse di reimpiego, ZEP/REP e etichette varie, di dividere gli insegnanti, unitariamente fino al 2014 schieratisi per una redistribuzione e un aumento di fondi, le mobilitazioni non si sono fermate ma anzi rafforzate, sull' onda anche, nella primavera 2016, del movimento contro la Loi Travail.
A seguito delle dichiarazioni della ministra Vallaud -Belkacem di aprile 2016 sulla sparizione di fatto progressiva dei licei ZEP con la nuova riforma, la risposta degli insegnanti non ha tardato: il 18 maggio un coordinamento di licei coinvolti convoca un presidio davanti al ministero dell' Educazione.
Il presidio permette quindi di diffondere  i contenuti della vertenza negli ambienti militanti già in contatto, come Anticapitalisme & Révolution- Corrente NPA e quindi nell' ambito della protesta contro la Loi El Khomri, sensibilizzando e ottenendo sostegno anche da settori  nuovi come  Éducation Débout di Nuit Débout, numerosi genitori e altri collettivi di insegnanti.

 Il successo avuto dal presidio lancia e allarga la partecipazione e il sostegno alla vertenza facendo sì che, fra maggio e luglio, una serie di riunioni alla Camera del Lavoro di Parigi portino alla creazione di un appello ufficiale<< Touche pas ma ZEP!>>, come espressione di una piattaforma coordinata di rivendicazioni, quali: << una carta ZEP estesa a tutte le banlieues dei quartieri popolari, quale che sia l' etichetta che attualmente hanno( ZEP, zona sensibile, zona violenza, etc.), con uno statuto unico, che garantisca dei mezzi perenni tanto per le condizioni di studio e di lavoro( numero limitato di docenti effettivi per classe, lezioni con mini gruppi, etc.) che per la remunerazione del personale( salario, indennità, etc.) e loro statuto( punti supplementari in graduatoria per i prof, rilevanti per esempio per le domande di trasferimento).>>[3]. Un appello ad unirsi rivolto ai docenti delle scuole dei quartieri popolari di ogni ordine e grado, in aperta rottura con la politica divisoria del governo nel settore e con le burocrazie sindacali spesso in silenzio.
L' appello circola e viene firmato istituto per istituto, non dai singoli lavoratori, venendo quindi sottoposto al voto nelle assemblee generali o nelle ore di informazione sindacale.
Da soli tre licei firmatari a settembre, grazie alla combattività delle équipes militanti, viene subito indetto uno sciopero che arriva  rapidamente a coinvolgere altri istituti. Nonostante il tentativo del ministero di ridurre la vertenza a un problema << locale>>, la dimensione ormai nazionale di quest' ultima  e la potenza della coordinazione fra i lavoratori sono innegabili.
Attorno a Touche pas ma Zep! si costruiscono assemblee generali di coordinamento, si sfruttano canali di informazione virale(v. pagine facebook), si allestiscono tavoli di convergenza fra le banlieues coinvolte, casse di solidarietà allo sciopero[4] e tutto ciò che è necessario a diffondere l' appello ad altri licei colpiti dalla misura a livello nazionale, perché gli insegnanti entrino in mobilitazione. Altro elemento importante nella crescita della piattaforma, è poi la manifestazione del 15 settembre 2016 contro la Loi Travail,  alla quale i lavoratori mobilitati partecipano in massa, contro la prassi di una categoria solitamente poca propensa ad unirsi a cortei interprofessionali.
Il 29 settembre si arriva così ad una prima giornata di sciopero nazionale fra gli insegnanti riuniti  intorno a Touche Pas ma ZEP!, sostenuti in certi dipartimenti anche dall' inter-sindacale. I tassi di adesione sono dell' 80%, in particolare fra i lavoratori che aderiscono per la prima volta.
Il governo si trova costretto a rilasciare qualche dichiarazione a fronte di un fenomeno imprevisto: dei lavoratori che si autorganizzano in una categoria solitamente divisa e con difficoltà a coordinarsi.  Contrariamente all' aspettative di Vallaud -Belkacem, convinta che qualche  vaga promessa avrebbe calmato la protesta, in ottobre seguono altre giornate di sciopero, alle quali si aggregano insegnanti da altri dipartimenti del paese, come dimostra la combattività dei comitati TPZ a Marsiglia, diventati mediaticamente famosi per l' ''accoglienza'' data a Macron in tournée elettorale.   Vista la straordinaria capacità unificatrice dell' appello Touche pas ma ZEP!, anche a seguito dell' attenzione data dalle cronache( radio, televisione e giornali, fra cui Le Monde) prese alla sprovvista da un tale successo, a novembre la mobilitazione prosegue, sempre più partecipata, e l' assemblea del coordinamento lancia un ultimatum al governo per la promulgazione di uno statuto unitario per tutte le scuole dei quartieri popolari entro il 2017, contro la sparizione della ZEP e per un miglioramento delle condizioni di lavoro senza distinzione di data d' assunzione e di ruolo fra insegnanti e fra personale e insegnanti.
Conseguentemente, il 3 gennaio si ha un' altra giornata di mobilitazione da Lille a Marsiglia, con ormai più di cento scuole in lotta- aderisce anche un istituto della Polinesia francese- e con tassi di adesione altissimi- fino al 100%, come a Denain( 59). Si tratta poi di un momento che marca l' inizio di una promettente partecipazione studentesca, al fianco degli insegnanti. Inoltre non manca la crescente solidarietà da parte di colleghi e scuole non direttamente toccate dalla riforma, che però vanno unendosi anche loro alla lotta di Touche pas ma ZEP!.
Da ultimo, ulteriori progressi sono stata fatti durante il mese di gennaio con un altro sciopero nazionale a Parigi il 19 gennaio, dove si sono ritrovati in corteo più insegnanti da tutto il paese.
Allo stato attuale delle cose la vertenza continua a crescere e sempre più date di mobilitazione vengono convocate.
Si tratta della prima volta che, nel settore dell' Educazione, si continua a scioperare a più riprese in maniera coordinata a livello nazionale, quando ciò non si era verificato finora nemmeno a livello regionale.

Grazie in primis alla spinta dell' estrema sinistra, cioè dei compagni, insegnanti e non solo, di Anticapitalisme & Révolution, la forza dell' autorganizzazione delle lotte ha sorpassato le burocrazie sindacali, ridotte a semplici veicoli di trasmissione dell' appello Touche pas ma ZEP! e dei suoi contenuti.
Si tratta di un coordinamento che si è costruito sulla base di rivendicazioni note alla categoria, che ha messo in piedi una rete di mobilitazione per in primo luogo  dell' iniziativa strettamente militante condotta in campo sindacale, da A&R in particolare, capace di arrivare, sfruttando tutti i canali disponibili, ai colleghi, agli istituti sotto attacco diretto della riforma e non, per una contrapposizione unitaria e partecipata.

Ora quindi la valutazione da fare è questa: si tratta sicuramente di un' iniziativa da seguire nel panorama degli scioperi  che aumentano e proseguono in Francia e nella quale i compagni francesi proseguono l' intervento, come  non hanno mai smesso di fare durante e dopo la fine del movimento della Loi Travail, lavorando  e confrontandosi con quelli che sono stati i grandi risultati di un' azione intrapresa a partire della scorsa primavera: una radicalizzazione di settori inaspettati, di giovani lavoratori e studenti maturata nel corso di un movimento esplosivo, cantiere che ha permesso creare un dialogo, di unire soggetti diversi in un fronte unico.
I compagni di A&R definiscono tutto ciò, appropriatamente, l' avanguardia larga, il punto da cui ripartire, una risorsa essenziale allo stato attuale delle cose.
Lucidamente e più che condivisibilmente, conducono una necessaria azione  di ricomposizione strategica- di cui Touche pas ma ZEP! è solo uno, tra gli esempi-, con già parecchi riscontri positivi, per una reale convergenza delle lotte, che apra a nuovi scenari di un conflitto per niente finito, poiché questa è l' unica maniera per resistere agli attacchi incessanti dei governi capitalisti.


3.      Referenze

•         Anticapitalisme & Révolution- Courant NPA Facebook: https://www.facebook.com/Anticapitalisme.et.Revolution/?fref=ts

•         Anticapitalisme & Révolution Blog: http://anticapitalisme-et-revolution.blogspot.fr/search?q=ZEP

•         Anticapitalisme & Révolution Revue communiste révolutionnaire n° 25 Décembre 2016- Janvier 2017 ''<> Quelques enseignements d' une mobilitation dans l' Éducation'', Courant A&R.

•         Touche pas ma ZEP Facebook: https://www.facebook.com/touchepasmazep/?fref=ts


[1]Un esempio  si ha dalle paradossali dichiarazioni, in totale contraddizione con gli obiettivi reali della riforma, della ministra Vallaud- Belkacem, che, a proposito delle proteste dei docenti, si dice << felice che il personale dei licei dell' educazione prioritaria manifesti per ribadire forte e chiaro l' importanza dell' educazione prioritaria e la necessità di rinnovarla>>...<>?! v. Anticapitalisme & Révolution Revue communiste révolutionnaire n° 25 Décembre 2016- Janvier 2017 ''<> Quelques enseignements d' une mobilitation dans l' Éducation'', Courant A&R.
[2]A questo proposito, molti collettivi contro gli abusi della polizia, appunto, parlano di un colonialismo francese mai terminato; v. 19 luglio 2015 morte di Adama Traore #JusticepourAdama.
[3] Da Anticapitalisme & Révolution Revue communiste révolutionnaire n° 25 Décembre 2016- Janvier 2017 ''<> Quelques enseignements d' une mobilitation dans l' Éducation'', Courant A&R.