Post in evidenza

Verso il 10 ottobre

  🔴 No al DDL Antisemitismo ✊🏼 🚩 Verso la grande giornata di lotta di sabato 10 ottobre, tuttə in piazza contro il genocidio, per una Pal...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta liberazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta liberazione. Mostra tutti i post

Gaza. Per l'immediata liberazione degli attivisti della nave Handala!

 


Il sequestro della nave Handala della Freedom Flotilla compiuto da parte delle forze armate sioniste rivela una volta di più l'arroganza di uno Stato coloniale disposto a violare persino ogni straccio di legalità formale pur di affermare la propria volontà di dominio.


Chi sta massacrando e affamando il popolo di Gaza con la complicità di tutti gli imperialismi intende impedire ogni azione di soccorso, persino di carattere umanitario, della popolazione palestinese colpita.

Non bastano le chiacchiere ipocrite del governo italiano, che si ostina a coprire Israele.

Esigiamo l'immediata e incondizionata liberazione di tutti gli attivisti sequestrati e della loro imbarcazione! Ora!
Ogni rapporto di collaborazione con lo Stato sionista, sia esso diplomatico, economico, militare, va totalmente e definitivamente troncato.

Partito Comunista dei Lavoratori

Barbarie sionista, complicità americana

 


Il patto fra Trump e Netanyahu rilancia il massacro di Gaza

La tregua è finita. Lo stato sionista ha rilanciato la propria guerra sterminatrice contro il popolo di Gaza.
L'attacco notturno a sorpresa ha fatto strage di centinaia di palestinesi, uomini, donne, bambini. Un nuovo grande lago di sangue in un paese già martoriato e distrutto. Donald Trump, preventivamente informato dell'attacco, ha dato la piena copertura e sostegno: i bombardamenti americani contro gli houthi erano in preparazione dei bombardamenti israeliani sulla Striscia.

Netanyahu ha attribuito ad Hamas la responsabilità della ripresa della guerra. Ma è, come sempre, una spudorata menzogna. La verità è che il governo israeliano si regge sullo stato di guerra e sulla complicità americana. Il piano di deportazione di due milioni di palestinesi di Gaza, annunciato da Trump a fine febbraio, ha fornito a Netanyahu l'ennesima riprova dell'affidabilità USA. Il famigerato video (fake) del brindisi fra Trump e Netanyahu a bordo piscina, sulle rovine di Gaza, non è stato solamente coreografia d'immagine rivoltante, ma anche la registrazione fedele della loro cinica intesa. Un'intesa che va al di là del Medio Oriente. Il voto congiunto all'ONU tra USA e Israele contro la denuncia dell'invasione russa in Ucraina (e contro la richiesta del ritiro delle truppe russe di occupazione) misura il patto di ferro tra il governo sionista e il nuovo corso dell'amministrazione americana sul terreno della politica mondiale. La vendetta repressiva di Trump nelle università USA contro gli attivisti pro Palestina è anche un riflesso di questo patto.

Netanyahu fa leva sull'appoggio di Trump per perseguire il disegno della “grande Israele”. La guerra genocida a Gaza, la colonizzazione sionista della Cisgiordania (sempre più estesa e violenta), l'espansione israeliana in Siria a partire dalla alture del Golan, sono tasselli di questo disegno. L'obiettivo è una nuova espulsione dei palestinesi dalla loro terra, una seconda Nakba.
Trump vorrebbe nuovi Accordi di Abramo, estesi all'Arabia Saudita, a garanzia dello stato sionista. Ma la paura di una ribellione di massa, nel nome della Palestina, frena sinora i governi arabi, e intralcia i piani dell'imperialismo. Di certo lo spettro della rivoluzione araba resta un fattore di primo piano dello scenario mediorientale.

I fatti si incaricano di dimostrare una volta di più che non può esservi pace tra colonizzati e colonizzatori, tra il popolo palestinese e lo stato d'Israele. Persino le tregue, inevitabilmente, si rivelano di cartapesta.
Solo l'incontro fra l'eroica resistenza palestinese e una grande rivoluzione araba potrà liberare la Palestina dall'oppressione congiunta del sionismo e dell'imperialismo, e consentire la piena autodeterminazione del popolo palestinese.

Partito Comunista dei Lavoratori

La questione palestinese: origini e prospettive | Franco Grisolia

 


Registrazione dell'iniziativa di formazione interna del PCL, svoltasi il 4 dicembre 2023 sulla piattaforma ZOOM.

 Relazione del compagno Franco Grisolia.

 Buona visione!


 seguici sui nostri social!

 • www.facebook.com/PCLavoratori

 • t.me/PCLavoratori

 • www.instagram.com/pclavoratori

Per una Palestina libera, laica e socialista

 


In un Medio Oriente socialista

26 Ottobre 2023

Testo del Volantino che distribuiremo Sabato 28, a Roma, alla manifestazione.


Non c’è soluzione della questione palestinese senza la distruzione rivoluzionaria dello Stato sionista.

In queste ore si susseguono i bombardamenti sulla popolazione civile di Gaza. Non vengono risparmiati luoghi di culto, scuole ed ospedali, dove cercano un disperato rifugio soprattutto bambini e donne. Un massacro. Ma forse l’aspetto ancora più disumano è l’assedio totale, di stampo medievale, dichiarato dal governo israeliano ad un territorio in cui vivono oltre due milioni di persone. Centinaia di migliaia sono i cittadini costretti a scappare di casa per non fare più ritorno. È una nuova catastrofe per il popolo palestinese, una nuova Nakba, paragonabile a quella del 1948.

Innanzitutto, è necessario fermare questo genocidio. Il popolo palestinese sia a Gaza che in Cisgiordania sta resistendo. Lo sta facendo da anni, sia con le mobilitazioni di piazza che con le armi. Il Partito Comunista dei Lavoratori, sezione italiana della Opposizione Trotskista Internazionale (OTI) (https://ito-oti.org/), è incondizionatamente al fianco di questa resistenza, seguendo la tradizione sempre propria del trotskismo, che nel 1948 fu l’unica corrente del movimento operaio internazionale che si pronunciò contro la nascita dello Stato di Israele, mentre tutte le altre, in particolare gli stalinisti, sostennero apertamente lo Stato coloniale sionista contro il popolo arabo.


Lo Stato d’Israele si fa forte del sostegno delle potenze “democratiche” d’Occidente. Un sostegno politico, economico, militare. Lo stesso sostegno che già viene offerto alla prossima annunciata invasione di terra. Lo stesso sostegno di cui Israele ha goduto nei 75 anni di occupazione della Palestina.

“Lo Stato d’Israele non si tocca”. Questa è la sintesi della diplomazia mondiale, ma anche della pubblica informazione. Noi abbiamo denunciato da sempre la natura reazionaria di Hamas e le sue azioni contro i civili. Ma un conto è criticare Hamas dentro il campo della resistenza palestinese, un altro è usare cinicamente l’azione di Hamas per coprire i crimini del sionismo contro i palestinesi e la loro resistenza. L’assimilazione di antisionismo e antisemitismo è assunta come clava nel dibattito pubblico, come forma di intimidazione verso il sostegno alla Palestina, come scudo protettivo dei crimini d’Israele.

“Due popoli, due Stati” dicono i benpensanti, ma dove dovrebbe situarsi uno Stato palestinese a fianco dell’intoccabile Israele? Basta porre questa domanda elementare per diradare la nuvola di fumo. Oggi la Cisgiordania è occupata da settecentomila coloni israeliani armati che, impuniti e protetti dalle truppe, organizzano spedizioni squadristiche contro i contadini palestinesi. Gaza è sotto un assedio genocida. Dunque, chiediamo ancora: dove dovrebbe situarsi un fantomatico Stato palestinese rispettoso dello Stato d’Israele? In quale sgabuzzino dovrebbe rassegnarsi a vivere?


Solo una Palestina libera dal sionismo, una Palestina laica, una Palestina socialista, può realizzare l’autodeterminazione del popolo palestinese
, a cominciare dal diritto al ritorno di milioni di palestinesi cacciati dalla propria terra fin dal 1948. Solo questa Palestina, riconoscendo i diritti nazionali della minoranza ebraica, può consentire la pacifica convivenza di arabi ed ebrei.

Le grandi mobilitazioni delle masse arabe in questi giorni, in Algeria, in Egitto, in Tunisia, e soprattutto in Giordania e in Iraq, ci dicono che la grande maggioranza della popolazione araba supporta la lotta palestinese come una propria ragione di liberazione e di riscatto. Sviluppare ed estendere la ribellione araba a fianco del popolo palestinese, guadagnarla ad una prospettiva antimperialista e antisionista, è il compito dei marxisti rivoluzionari palestinesi e arabi. Estendere al massimo la mobilitazione al fianco del popolo palestinese a livello mondiale è il compito urgente dei marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.

• Per la fine dell’assedio e del massacro di Gaza
• Al fianco della resistenza palestinese
• Per la liberazione della Palestina e la distruzione rivoluzionaria dello Stato di Israele
• Per una Palestina libera, laica e socialista nell’ambito di una Federazione socialista del Medio Oriente

Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione italiana della Opposizione Trotskista Internazionale (OTI)

25 aprile. Unire la lotta di classe alla lotta contro il governo a guida postfascista

 


24 Aprile 2023

Testo del volantino del PCL

Ogni 25 aprile è una giornata che non si può abbandonare alla ritualità dell’antifascismo istituzionale, paludato e inconcludente. Tanto più il 25 aprile del 2023. La classe lavoratrice italiana e tutti i settori oppressi della società, a partire dal contingente proletario immigrato, si trovano a dover fronteggiare il governo più reazionario del dopoguerra.

Un governo che, pur non ricalcando un regime fascista, ne eredita lo scopo sociale, di classe. Nel 1922 il fascismo italiano andò al potere sovvenzionato dal padronato per spezzare gli scioperi e distruggere l’esperienza rivoluzionaria del biennio rosso. Nel 1933 il nazismo salì al potere in Germania per condurre in porto il riarmo imperialista tedesco basato sul grande monopolio industriale e finanziario. Tra il 1937 e il 1939 il generale Franco condusse una sollevazione militare in Spagna per annientare la rivoluzione spagnola, instaurare un regime totalitario clerico-fascista e restituire terreni e fabbriche ai padroni. L’invariante è chiara: fascisti e nazisti, camice nere, brune o azzurre che siano, distrussero le organizzazioni del movimento operaio per curare gli interessi padronali, capitalisti e imperialisti.

Tra il 1943-’45 la resistenza partigiana e la rivolta operaia presentarono il conto alla dittatura fascista. In quella rivolta non viveva però solamente un’aspirazione democratica. Viveva la volontà di farla finita con la borghesia italiana che si era servita del fascismo. Viveva la volontà di rovesciare il capitalismo e di imporre il potere delle lavoratrici e dei lavoratori. Quella rivolta e il suo carattere rivoluzionario furono traditi da Stalin e dal PCI che subordinarono la Resistenza alla collaborazione di governo con la DC, fino ad una totale prostrazione esemplificata dall’amnistia ai fascisti (e la persecuzione giudiziaria dei partigiani) e il rinnovo del Concordato con la Chiesa. La politica di collaborazione di classe affossò ancora la rivoluzione sociale e le ragioni dei proletari quando, vent’anni dopo la Resistenza, una nuova generazione operaia rialzò la testa con la grande ascesa dell’autunno caldo e le sue conquiste sociali e democratiche (1969-’76). Fu nuovamente il PCI a sbarrarle la via con una seconda edizione del compromesso storico governativo con la DC (1976-’78)

Oggi il fascismo non è alle porte. Ma il riflusso della lotta di classe, favorito ancora una volta dal tradimento delle sinistre riformiste e poststaliniste implicate nei governi di centro sinistra con le loro politiche antioperaie, e dalla burocrazia sindacale che con Landini è arrivata addirittura ad offrire il proprio palco congressuale al capo dei postfascisti, Giorgia Meloni, ha consentito ai suoi eredi di andare al governo. Costoro non si propongono più di abolire formalmente la democrazia, ma perseguono ugualmente lo scopo di rilanciare il capitalismo (attacco al reddito di cittadinanza, alle pensioni, defiscalizzazioni) e l’imperialismo italiano (in Libia, in Tunisia) non senza un ulteriore aumento delle spese militari. Ed è pronto anche lo strumento per sviare l’attenzione delle masse: il falso bersaglio costituito dalle e dai migranti che cercano di sfuggire alle tragiche conseguenze della nuova spartizione imperialista del mondo (guerre, devastazione ambientale, crolli economici, con il loro portato di disoccupazione, povertà e fame) a cui partecipano l’imperialismo italiano, gli imperialismi “occidentali” e i nuovi imperialismi di Russia e Cina. Fino a volere togliere loro le misere protezioni ancora consentite dalla legge.

Perciò il carattere della Resistenza che dobbiamo opporre oggi è chiaro: salariati e capitalisti, padroni e operai, sfruttati e sfruttatori. O si sta da una parte o si sta dall’altra. Ridisegnare questa linea di confine è centrale per lo sviluppo della coscienza, e lo sviluppo della coscienza è inseparabile dalla lotta, a partire dall’opposizione alla classe capitalista e ai suoi governi. È necessario costruire un’opposizione vera al governo delle destre dal versante del movimento dei lavoratori e dei giovani: un grande fronte unico di lotta. Si combatte davvero la reazione se si recupera e si infonde tra gli sfruttati la fiducia nella propria forza, se si avanza una piattaforma di lotta capace di unire le loro forze nella ribellione. Che ciò sia possibile lo dimostrano le giornate di lotta in Francia che si stanno susseguendo incessantemente, ma anche gli scioperi inediti per ampiezza, partecipazione e settori coinvolti, di Gran Bretagna e Germania.

Ma c’è un’altra necessità fondamentale per costruire una prospettiva di progresso, e non compiere gli errori del passato: costruire un partito indipendente della classe lavoratrice, anticapitalista e rivoluzionario. Un partito che stia sempre e solo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori e di tutti i settori oppressi della società. Un partito che riconduca ogni lotta e rivendicazione immediata alla prospettiva della distruzione dello Stato borghese e della creazione di un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, basato sulla loro forza ed autorganizzazione. Perché, oggi come nel 1945, l’unica vera alternativa alla barbarie del sistema capitalista è una alternativa rivoluzionaria e socialista.

Il Partito Comunista dei Lavoratori è impegnato ogni giorno in questa impresa. Per questo noi oggi, nel ricordare la Resistenza partigiana ed il suo carattere rivoluzionario, rivendichiamo la costruzione di ciò che allora mancò: il partito della rivoluzione socialista.

Partito Comunista dei Lavoratori

Appello dei comunisti cubani per la liberazione dei compagni arrestati

 


Continua la campagna per la liberazione dei militanti della sinistra cubana incarcerati in occasione delle manifestazioni degli ultimi giorni a Cuba. Due di questi compagni, Frank García Hernández e Maykel González Vivero, sono stati messi agli arresti domiciliari la mattina del 13 luglio.

Gli arresti di Frank García Hernandez, sociologo, storico e militante comunista, e degli altri militanti difensori del socialismo, sono avvenuti durante la repressione di una manifestazione popolare che chiedeva al governo politiche maggiormente socialiste, invece che l’applicazione di criteri neoliberisti, per contrastare le difficoltà che stanno colpendo l’economia cubana, aggravate dalle ricadute della pandemia da Covid.
Riprendiamo l’appello alla comunità marxista internazionale pubblicato l'11 luglio scorso dal sito del Collettivo Comunistas, gestito da militanti marxisti cubani antiburocratici, tra i quali lo stesso García Hernandez. La mobilitazione prosegue fino alla liberazione di tutti i compagni arrestati.




PER LA LIBERTÀ DEGLI ARRESTATI A CUBA

Nelle manifestazioni di questo pomeriggio (11 luglio, nde) all'Avana è stato arrestato Frank García Hernández assieme ad altri esponenti della sinistra cubana


Nota: non tutti i membri del collettivo editoriale del blog Comunistas hanno sottoscritto questo comunicato.

Questo pomeriggio il popolo cubano è sceso in piazza. Una manifestazione popolare che non è stata convocata da nessuna organizzazione se non provocata dall'acuta crisi economica che Cuba sta vivendo e dall'incapacità del governo di gestire la situazione. Cuba è scesa in piazza con lo slogan generico 'Patria e vita', ma è scesa in piazza con motivazioni cha vanno al di là di quello slogan: è stata una manifestazione per chiedere al governo il vero socialismo. Quelli che erano nelle strade non erano solo artisti e intellettuali, questa volta era il popolo nella sua più ampia eterogeneità.
Questa nota del blog Comunistas non vuole analizzare la situazione di Cuba. Vuole invece denunciare la detenzione violenta dei manifestanti, vuole denunciare che questa volta le forze repressive dello Stato si sono collocate nella posizione opposta, hanno infatti represso i cubani, hanno usato lo spray urticante e tutte le risorse repressive disponibili. Questo comunicato è una rivendicazione per la libertà di tutti i detenuti, e soprattutto esso è contro la detenzione arbitraria di Frank García Hernández, storico e marxista cubano, è contro l'arresto di Leonardo Romero Negrín, giovane socialista studente di fisica all'Università dell'Avana, è contro l'arresto di Maykel González Vivero, direttore di “Tremenda Nota”, rivista di minoranza, è contro l'arresto di Marcos Antonio Pérez Fernández, minorenne, liceale.
È una dichiarazione a sostegno di tutti coloro che sono stati violentemente arrestati in questo pomeriggio nero che Cuba non dimenticherà. Il blog Comunistas fa appello alla solidarietà della comunità marxista internazionale e anche alla coscienza del governo cubano. Questa volta si tratta di un popolo che ha bisogno di risposte e di dialogo. È una società civile che non vuole la sudditanza, ma piuttosto vuole partecipare e decidere le sorti della sua nazione. Il blog Comunistas condanna la repressione e dice basta alla burocrazia.

Comunistas

Continuare la mobilitazione per ottenere la libertà di Fabio!

Il compagno Fabio Vettorel è ancora in carcere, in fermo preventivo, dal 7 luglio 2017. Senza veri capi di accusa, senza nulla di concreto in mano, solo per il fatto di esser stato lì ad Amburgo a manifestare contro i diretti esecutori delle politiche lacrime e sangue che rispondono agli interessi delle classi padronali, che attanagliano le masse popolari d’Italia, d’Europa e del mondo intero. Il caso di Fabio, così platealmente ingiusto, ormai è diventato qualcosa di imbarazzante pure per i settori liberali della borghesia. Ma è proprio questa la giustizia e la democrazia dei poteri forti, degli stati "democratici", dei padroni. II caso è arrivato nelle pagine dei principali quotidiani nazionali ed internazionali, oltre che nelle televisioni.

Come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo sin dal primo giorno solidarizzato con Fabio e con gli altri attivisti arrestati, chiedendone l'immediato rilascio senza alcuna pena da scontare e senza nessun capo d’imputazione accollato. Noi prendiamo le difese di qualsiasi compagno e attivista che si trovi sotto i colpi della repressione dello Stato, sia italiano che germanico o altro. Perché per noi è una questione di classe, e di lotta di classe. Con le nostre forze abbiamo partecipato a tutti i presidi in difesa di questi compagni, abbiamo lanciato dalle pagine del nostro sito comunicati e appelli per smascherare l’azione del governo. Non ci fermiamo.

Saremo presenti al presidio di venerdì 24 novembre in piazza Duomo a Belluno, pur non condividendo l'appello firmato da molti - dal PRC al PD, dall'ANPI al M5S - (ma non da noi) perché legittimante questa architettura giuridica di classe e questo stato "democratico", e raccoglie figure politiche reazionarie, antipopolari e antioperaie, come il M5S e il PD con i quali non può esser fatto nessun fronte.
Al contempo rilanciamo quindi con urgenza a tutta la sinistra politica, sindacale, sociale e di movimento la necessità di una grande e forte azione congiunta contro le politiche di repressione del Governo (politiche di Minniti), e denunciando la sua immobilità nel caso Vettorel. In questo senso crediamo di essere fedeli anche al messaggio e allo spirito trasmessi da Fabio dal carcere, uno spirito combattivo, anticapitalista e di grande coraggio.
Saremmo presenti anche al corteo di sabato 2 dicembre a Feltre, lanciato dal Postaz. Sempre per chiedere la libertà di Fabio, senza pene.

Fuori i compagni dalle galere!

«Probabilmente lor signori pensano che la repressione fermerà la nostra sete di libertà. La nostra volontà di costruire un mondo migliore. Ebbene, essi si illudono.» (Fabio Vettorel, dal carcere)
Partito Comunista dei Lavoratori