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“Valutazione d'insegnamento” e decomposizione capitalista

Questo testo prende forma da un intervento del Partido Obrero (sezione argentina del CRQI - Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale) nel dibattito sul progetto dell'Istituto di Valutazione dell'Equità e Qualità d'insegnamento della città di Buenos Aires. Il dibattito ebbe luogo martedì 12 agosto presso la Comisión de Educación di Buenos Aires, alla presenza di deputati da tutte le fazioni e un centinaio di docenti. [Traduzione a cura del PCL Sardegna]

Signori deputati: volendo ironizzare sulla mia prevedibile opposizione a questo progetto, un diputato mi ha appena chiesto se, oltre a oppormi al progetto articolato, avessi intenzione di votare anche contro “i suoi fondamenti”. Senza saperlo, ha colto nel segno: si tratta esattamente di questo. La nostra è un'opposizione di princìpi, sistematica, che risponde a una visione antagonistica dell'istruzione e della società in cui quest'ultima è inserita. L'istituto di valutazione docente e di “qualità d'insegnamento” che ci propone il macrismo non ha nulla di nuovo. La cosiddetta destra moderna, a detta di alcuni, non sta offrendoci niente di nuovo.
Da un lato, la “valutazione” risponde interamente alle riforme dell'istruzione che gli organi internazionali del capitale finanziario portano avanti ormai da decenni. Dall'altro, neanche il governo della Città innova nella relazione con la politica nazionale. A difesa del loro progetto, i deputati del PRO hanno invocato la Legge Nazionale dell'Istruzione, e su questo bisogna dargli ragione. La “valutazione d'insegnamento” è già presente in quella legge e nelle pratiche del Ministero dell'Istruzione nazionale, il quale si sottopone, già da anni, alle cosiddette prove Pisa, condotte dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE). La tendenza in questo progetto è comune a tutta la politica dell'istruzione a livello nazionale. Perciò, non soprende che gli oppositori – kirchnerismo e Unencerchino forme per dare consenso al progetto ufficiale.


Valutatori e valutati

L'Istituto di valutazione sarà un organismo autarchico, che ammetterà fondi privati al suo processo di finanziamento. La scuola pubblica pertanto sarà “studiata” dal capitale privato. Ora, cos'è che verrà sottoposto alla valutazione? Nel contesto di un'istruzione colpita dal crollo degli edifici scolastici o il permanente deterioramento dei salari dei docenti, lo Stato si autoesime dal presentare un bilancio sulla sua gestione d'insegnamento. Al contrario, mette il professore sul banco di prova. A gennaio di quest'anno, in occasione della crisi delle iscrizioni online, il Ministero dell'Istruzione della Città promise la sua presenza a quest'assemblea per “quando saranno finite le iscrizioni” e per presentare un bilancio del processo. Sono passati otto mesi. E stiamo ancora aspettando. Lo stesso Stato, insieme al governo, che propugna questa valutazione ha schivato in tutti i modi possibili un esame della propria politica, anche dopo aver lasciato più di 10.000 giovani senza lavoro(?).


Qualità d'insegnamento

Si è parlato tanto di “qualità d'insegnamento”. Voi (i deputati) avete polemizzato sugli “attributi” che sarebbero necessari per quello che si suol chiamare “un insegnamento di qualità”. Noi semplicemente, ci avvaliamo dello stesso concetto di “qualità d'insegnamento” e chiedo ai compagni docenti di non farsi ingannare nemmeno un attimo dal lessico dei nemici dell'insegnamento. La categoria di “qualità dell'insegnamento” ha la pretesa di isolare e sottrarre l'istruzione alle relazioni sociali che la circondano. Quelle relazioni sociali sono però segnate dalla frammentazionee dalla catastrofe sociale, dalla distruzione della famiglia, dalla liquidazione del diritto al lavoro. “Qualità d'insegnamento”? Signori deputati: in alcune delle scuole di questa città che ho visitato, ci sono alunni che raccontano ai professori dei furti che hanno commesso durante la giornata. I professori riescono solo a raccomandarsi di non usare armi per evitare maggiori conseguenze. La pretesa di considerare l'istruzione fuori dalle condizioni sociali imperanti e sottoporla a una valutazione isolata, ha naturalmente un'altra implicazione: si giudica la sua qualità come se si trattasse di un qualunque altro prodotto. È il primo passo, chiaramente, per assimilarla (l'istruzione) come una merce qualunque dandole un valore di mercato. Abbiamo sistemi di qualità anche nell'industria dell'automobile e in molte altre. Bisogna però metterlo in chiaro: tanto nell'istruzione quanto nell'industria, la qualità è antagonista del capitalismo, il proposito del quale non è perfezionare i prodotti del lavoro umano nelle varie aree del progresso collettivo, bensì la ricerca di un beneficio privato. Il “controllo di qualità”, sia dell'insegnamento o industriale, è solo un metodo sistematico di riproduzione del processo di lavoro, in vista di tali benefici. Nel caso dell'istruzione, i “controlli di qualità” rafforzano soltanto l'unilateralizzazione della conosceza a spese degli stessi alunni. È noto, per esempio, quello che succede con le prove Pisa, in cui i docenti, per superare le prove, “specializzano” gli alunni su argomenti che saranno temi d'esame. Il tutto, a spese di un processo di apprendimento integrale. La valutazione dell'apprendimento, pertanto, è solo un altro passo di degrado e impoverimento. Per far uscire l'istruzione dal pantano, signori deputati, è necessario rivoluzionare le relazioni sociali vigenti. La ricostruzione della conoscenza come un processo integrale esige che l'uomo sia di nuovo riunito col prodotto del proprio lavoro, a partire da una regolazione cosciente del processo di produzione sociale.


Istruzione continua

Ad ogni modo, e se qualcuno avesse ancora dubbi, il progetto ufficiale ci dice chiaramente cosa si intende per “qualità d'insegnamento”: negli articoli la conoscenza compare sotto la categoria “abilità e saperi”, naturalmente, “secondo le nuove esigenze tecnologiche e scientifiche”. Più volte si caratterizza l'educazione come “processo continuo”. È la concezione dell'istruzione “continua o permanente”, che le riforme della Banca Mondiale propugnano fin dagli anni '70.
In questa visione, la formazione scientifica e universale è rimpiazzata da “abilità e saperi”; quindi dal dettato di contenuti empirici e di validità momentanea che subordinino l'istruzione alle necessità in continuo cambiamento del mercato capitalista. Seguendo questa via, i percorsi di laurea vengono sostituite da da modici “studi tecnici” l'attualizzazione delle quali apre il passo a un altro filone, quello dei corsi speciali o master a pagamento. “Destra moderna”? Ma per piacere!
Permettetemi di ricordare, signori deputati, al governatore della Rioja1 che un quarto di secolo fa predicava i vantaggi di “studiare informatica invece di sapere filosofia o storia” e con questa visione, incominciò la rigorosa distruzione dell'istruzione pubblica. È in questo modo che questo progetto intende la “qualità dell'insegnamento”, un progetto che come già detto non differisce in modo sostanziale dalle politiche nazionali in materia di istruzione.


Disarticolazione, privatizzazione, precarizzazione lavorativa

Secondo il progetto che abbiamo tra le mani, la politica dell'insegnamento verrà definita a partire da “valutazioni, indicatori e studi” che l'Istituto in questione realizzerà. I sintomi di questa politica però si stanno già presentando, sulla pagina web del governo della Città si può notare l'esistenza di un “Bollettino delle Scuole” e di un “Indice di qualità educatia”. Per spiegarne il significato, il ministro dell'istruzione, Bullrich, ha raccontato ai Media i supposti benefici di un regime di “ricompense” di budget connesso a un “ranking” (classifica) delle scuole. Naturalmente, è un meccanismo che renderà ancora più profonda la frattura del sistema educativo e condannerà definitivamente quelle scuole che già si trovano ad affrontare le più dure condizioni sociali. La “competizione tra scuole” e la differenziazione di budget lascerà sempre più spazio agli “apporti” dei capitali privati per ogni stabilimento e alla manipolazione del processo educativo in funzione degli interessi specifici di questi ultimi. Lo strumento finale di questa privatizzazione della stessa scuola pubblica sarà il voucher scolastico per famiglia, una delle eredità di Pinochet in Cile, paese in cui gli antagonismi sociali si concentrano brutalmente sull'istruzione. Il progetto abbonda di allusioni alla “valutazione della pratica del docente”, omette però qualunque riferimento allo Statuto del Docente, il quale, d'altro canto contempla elementi di valutazione fondate sull'autovalutazone e sulle autorità di ogni scuola, oltre a partire dalla conquista di stabilità lavorativa e riconoscimento dell'anzianità. Il progetto che abbiamo qui invece, mira a istituire un salario per merito, intendendo per “merito” i risultati provenienti dai dubbi indicatori di qualità elaborati dai finanziatori internazionali della privatizzazione educativa. Tornando un attimo al Cile, è bene ricordare che anche la stabilità lavorativa del docente è condizionata da tali valutazioni. È chiaro che un tentativo di riconversione impresariale della scuola pubblica debba iniziare necessariamente imponendo le conseguenze di una relazione impresariale tra lo Stato e il maestro- questo è il cuore di tale valutazione educativa. La scuola pubblica riproduce in questo modo i metodi de “l'industria dell'insegnamento” della scuola privata.

Valutazione e decomposizone capitalista

Finalmente, e come socialista rivoluzionario, mi sento in obbligo di indicare quale sia, a nostro giudizio, il significato di fondo di questa riforma che vuole istituirsi nella città. Ci troviamo di fronte a un altro tentativo di adattare l'istruzione al declino dell'ordine sociale in cui viviamo, alla decadenza del capitalismo. È passato molto tempo da quando il capitalismo esaurì le sue fattezze “progressive”, da quando, per esempio, sosteneva l'istruzione pubblica per formare coloro i quali sarebbero poi stati sfruttati. Dopo questa caduta, il capitalismo, non riesce neanche più a istruire i propri schiavi! Da un lato ha bisogno di liberare la spesa pubblica dalle spese dell'istruzione, per sostenere invece i parassiti usurai del debito pubblico. Dall'altro, si esige che l'istruzione si trasformi, lei stessa, in un altro filone da sfruttare come rimpiazzo per le attività industriali i cui benefici diminuiscono. L'istruzione viene demolita dalla caduta e dall'esaurimento di un'intera organizzazione sociale. Bisogna rivoluzionare tale società per riscattare l'istruzione. Insisto: c'è tutto un regime sociale che spinge a questa nefasta valutazione, e questo si rende evidente quando vediamo l'identità di propositi tra ufficialisti (propugnatori) e oppositori del sistema, oltre le sfumature particolari che li separano in questo dibattito. Avviso tutti quanti della possibilità che questo progetto, che fino ad ora è rimasto un patrimonio solitario del macrismo, finisca, come spesso succede in questa legislatura, per ottenere un altro consenso reazionario. Perciò facciamo un appello fervente ai sindacati dei docenti, ai compagni lotta qui presenti, allo sviluppo di un'intensa deliberazione nelle scuole, per opporci e preparare azioni di lotta contro questo “istituto” reazionario. Questa è la prospettiva, questa opposizione viscerale del nostro blocco Frente de Izquierda al progetto di cui dibattiamo. Grazie Mille.

Note
1 Poche ore prima Pino Solanas aveva fatto riferimento al macrismo come “destra moderna”
Marcelo Ramal [dirigente del Partido Obrero, deputato della città di Buenos Aires per il Frente de Izquierda, e
professore dell'Università di Buenos Aires e dell'Università di Quilmes]

PER UN PARTITO DI CLASSE RIVOLUZIONARIO, IN ITALIA E NEL MONDO

Testo del volantino nazionale PCL che verrà distribuito il primo maggio



Il Primo Maggio simbolo dell'unità di classe internazionale dei lavoratori contro lo sfruttamento del capitale.
Il Primo Maggio 2015 esordio dell' EXPO a Milano, simbolo di sfruttamento, speculazione, profitto.

Questa sovrapposizione di date dà un carattere particolare a questo Primo Maggio a Milano.

EXPO: PROPAGANDA CAPITALISTA E SFRUTTAMENTO OPERAIO

La cassa propagandistica dell'Expo esalta il capitalismo come fattore di progresso contro la fame nel mondo. Mai la propaganda fu più ipocrita. La fame si aggrava in Africa e in India, per via dell'accaparramento delle terre per la produzione dei biocombustibili, del saccheggio delle risorse, dell'impatto dei cambiamenti climatici indotti dall'industrializzazione capitalista, dello spopolamento e impoverimento delle campagne. Mentre la corsa all'abbattimento dei costi da parte dell'industria alimentare, in reazione alla caduta del saggio di profitto, peggiora la qualità dei cibi (e moltiplica le frodi alimentari) nelle stesse metropoli del capitalismo. La vetrina dell'Expo serve anche a nascondere tutto questo.

Non solo. L'Expo di Milano in quanto tale è stato ed è un autentico manifesto della cinica legge del profitto. Da ogni versante. Cementificazioni selvagge, con danni permanenti al territorio, per ingrassare la rendita fondiaria ( Fiera Milano). Moltiplicazione dei costi delle infrastrutture, per incassare risorse pubbliche, con l'inevitabile contorno di mazzette e infiltrazioni mafiose. Ma soprattutto super sfruttamento dei lavoratori coinvolti, connesso agli appalti al massimo ribasso: turni di lavoro massacranti, lavoro precario, lavoro nero, negazione dei diritti più elementari in fatto di sicurezza sul lavoro, per generosa concessione delle burocrazie sindacali. Infine la vergogna di migliaia di giovani “volontari” indotti a lavorare gratis in cambio di una menzione nel curriculum, per non assumere i lavoratori precari del Comune. Mentre la giunta Pisapia, acclamata nel 2011 da tutte le sinistre ( SEL e PRC in testa, ma non solo) ha tagliato oltre 50 milioni di servizi sociali per destinarli al finanziamento di questa fiera dello sfruttamento. Altro che “primavera arancione”!

Non è finita. Sull'Expo monta la fanfara propagandistica del governo Renzi. L'aspirante Bonaparte vuole appuntarsi sul petto la medaglia dell'Expo agli occhi del grande capitale, italiano e mondiale. Per questo chiede “ordine e disciplina”. La pretesa di un regime speciale di ordine pubblico nei mesi dell'Expo ( e del Giubileo) con l'imposizione del divieto di sciopero nel settore trasporti è indicativa: lo stesso governo che ha distrutto l'articolo 18 per i nuovi assunti fa leva sull'Expo per sperimentare una ulteriore restrizione di altri diritti democratici fondamentali. Nel mentre promuove una riforma elettorale e istituzionale che mira a concentrare nelle mani del Capo tutte le leve fondamentali del potere.

UNIRE IL FRONTE DI CLASSE, PER UNA SVOLTA UNITARIA E RADICALE

Se questo è il quadro generale diventa chiaro il compito di tutte le avanguardie di classe in questo primo Maggio a Milano. Non si tratta di limitarsi a celebrare un contro evento sul terreno mediatico. Si tratta di fare del primo Maggio una giornata di preparazione e ricostruzione dell'opposizione di classe al governo Renzi e al capitale finanziario, nella prospettiva di un'alternativa di classe .

Al fronte unico del capitale e dei suoi partiti va contrapposto il fronte unico dei lavoratori e di tutte le loro organizzazioni. All'aggressione radicale del capitale contro il lavoro, va contrapposta una radicalità di classe uguale e contraria . L'esperienza di questi anni di crisi ha mostrato il completo

fallimento della gestione riformista dello scontro sociale. Lo scontro sul Job Act è stato esemplare. Da un lato la massima determinazione a vincere. Dall'altro (Camusso, Landini) il balbettio di atti rituali, senza piattaforma di lotta e prospettiva. Così non si può andare avanti. Nè si può replicare con logiche autocentrate e minoritarie, in ordine sparso, di pura dissociazione dagli apparati. Occorre ricomporre un vero fronte di massa; definire una piattaforma unificante di rivendicazioni di classe, a partire dalla richiesta della riduzione generale dell'orario di lavoro a parità di paga, per ripartire fra tutti il lavoro esistente; avviare su questa piattaforma una mobilitazione generale vera, continuativa, accompagnata da una svolta radicale delle forme di lotta ( occupazione delle aziende che licenziano, cassa di resistenza). Una grande assemblea nazionale di delegati eletti nei luoghi di lavoro potrebbe varare questa svolta unitaria e radicale di lotta del movimento operaio.

Dare battaglia su questa proposta di svolta in ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato classista, è compito di tutte le avanguardie di classe ovunque collocate, al di là di ogni divisione di sigla e di organizzazione.

COSTRUIRE IL PARTITO DELLA RIVOLUZIONE: IN ITALIA, IN EUROPA, NEL MONDO

Ma congiuntamente si pone il nodo politico. Non c'è ricomposizione di un'altra direzione di marcia del movimento operaio e sindacale senza la costruzione di un'altra sinistra politica. La vecchia sinistra ha fatto bancarotta. La sinistra cosiddetta “radicale”, quella che si è genuflessa ai Prodi e ai Pisapia, quella che ha scambiato le ragioni del lavoro con ministeri e assessorati, si è suicidata con le proprie mani. Larga parte dell'avanzata populista tra le stesse fila dei lavoratori ( renzismo, grillismo, salvinismo) ha capitalizzato lo spazio liberato dalla disfatta della sinistra. Va allora costruita una sinistra rivoluzionaria. Non una sinistra di Landini, all'ennesima ricerca del “compromesso onorevole” col capitale. Non una sinistra puramente antagonista, di sola contrapposizione al padrone e allo Stato. Ma una sinistra che coniughi l'antagonismo radicale ai padroni e alla Stato con la prospettiva di un'alternativa di società e di potere. Una sinistra che in ogni lotta lavori a sviluppare la coscienza politica dei lavoratori verso la comprensione della rivoluzione sociale come unica via di liberazione. Una sinistra che proprio per questo non si limiti al terreno sindacale e agisca ovunque in una logica di massa. Una sinistra che ponga apertamente la prospettiva del governo dei lavoratori come l'unica reale alternativa.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL), l'unico che si contrappose ai Prodi e ai Pisapia, è impegnato quotidianamente nella costruzione del partito di classe e anticapitalista dei lavoratori.

L'esigenza di un'altra direzione del movimento operaio e degli sfruttati si pone non solo in Italia. Si pone in Europa, a fronte del fallimento di ogni ricerca di compromesso riformatore col capitale e con la UE (Syriza). Si pone sul piano mondiale, a fronte della capitolazione sciovinista alla “propria borghesia”; di un mercato internazionale della forza lavoro che mette gli operai delle più diverse latitudini in concorrenza spietata tra loro; di migrazioni bibliche e disperate di masse umane in fuga dalla guerra e dalla fame. Unire tutto ciò che il capitale divide, in Italia, in Europa, nel mondo, per un altro ordine sociale sul pianeta: questo è il compito di un partito internazionale della classe per cui lavorare in ogni paese. Questo è il progetto del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, di cui il PCL è sezione italiana.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Per un intervento rivoluzionario alle prossime elezioni Risoluzione dell'EEK - conferenza straordinaria del 28 dicembre 2014

1. La bancarotta economica del Paese e la disintegrazione sociale hanno portato alla più acuta crisi di potere politico. Il governo Samaras-Venizelos, al collasso, legato al memorandum della troika, non è più in grado di governare; ed un successivo governo basato su Syriza non è un'opzione attuabile né per le classi dominanti né per le masse popolari che presumibilmente lo voteranno.

La corsa a capofitto di Samaras verso l'obiettivo del completamento del memorandum, con la sua retorica fallita da “storia di successo”, è terminata in una tragicommedia. La troika, innanzitutto lo stesso FMI e Schäuble, hanno fatto mancare il terreno sotto i piedi del governo Samaras-Venizelos chiedendo nuove devastanti misure antipopolari, e così accelerando verso le elezioni presidenziali ed elezioni politiche anticipate. Non c'è dubbio che l'ultimatum della troika abbia avuto come destinatario finale non l'attuale dimissionario primo ministro di destra, bensì il prossimo, di sinistra. Il cinico ricatto della UE è chiaro: o Syriza si piegherà a rifiutare le attese popolari o sarà schiacciata dai “mercati” – come a mandare un messaggio a Podemos in Spagna e a Sinn Féin in Irlanda.
Da parte della UE non c'è spazio per compromessi, dal momento che sta colando a picco nella recessione, nell'ultraindebitamento e nella deflazione, e che la crisi sistemica capitalista dalla periferia minaccia ora il centro: Italia, Francia e la stessa Germania. Dall'altro lato, la subordinazione politica della destra alla troika e al capitale sta ora eccedendo tutti i limiti di sopravvivenza del popolo. La politica di Syriza di ridurre l'austerità attraverso la negoziazione e il compromesso con la UE, il FMI e il capitale greco e internazionale eccede i limiti imposti dal peggioramento della crisi del capitalismo.
La reazione si sta preparando per il confronto, rafforzando le sue posizioni negli apparati statali, parastatali, repressivi, giudiziari, ideologici, così come nelle gang fasciste, per trasformare un governo Syriza in una “parentesi di sinistra” prima che l'estrema destra torni a prendersi la rivincita di una controrivoluzione sociale.
Le prossime elezioni sono indubbiamente un episodio cruciale della nuova fase della lotta di classe. In ogni caso, qualsiasi risultato possa esserci, è certo che esse non risolveranno ma esaspereranno ulteriormente la crisi politica e, alla fine, la crisi generale delle classi dominanti. I capitalisti non sono in grado di portare la società fuori dalla crisi del loro sistema. Solo la classe lavoratrice, appoggiata dalle classi popolari che oggi la crisi sta distruggendo, può garantire un'uscita dalla crisi, preparando l'abbandono di questo sistema di dominazione borghese e imperialista per il socialismo internazionale nella regione, in Europa e nel mondo intero.
Dal momento che l'epicentro del tutto è la crisi di potere stessa, la questione primaria di una strategia che si dica rivoluzionaria (tattiche di lotta di classe; tattiche elettorali; programma di transizione; posizione su debito, misure di “austerità” e UE; fronti, alleanze ecc.) deriva da ed è connessa con questo punto strategico fondamentale.


2. L'attuale battaglia politica si gioca sul campo nemico del parlamentarismo borghese, controllato dal capitale, dai partiti del sistema e dai media, che condanna al silenzio le voci della sinistra rivoluzionaria. Ciononostante, la battaglia prende corpo esattamente nelle condizioni di decomposizione avanzata del parlamentarismo borghese e sotto le grida di protesta popolari, che forniscono un'arena importante per un intervento rivoluzionario del EEK.


Queste elezioni politiche anticipate, con la loro puzza soffocante di scandali, “acquisti”, tangenti, concussioni e voltafaccia, hanno aumentato il decadimento del sistema politico. Hanno completamente smascherato un Parlamento zombie che ratifica decisioni preapprovate da un regime borghese in stato di “emergenza”. In nome dell'agonizzante democrazia borghese, i governanti, guidati dai bisogni della guerra di classe, hanno deciso di costruire prigioni “di tipo C” destinate non solo ai detenuti, ma a qualsiasi tipo di resistenza: per il confino dell'intera società. Le elezioni non resusciteranno un parlamentarismo morto vivente, sebbene illusioni parlamentari possano crescere con l'aspettativa di un “governo di sinistra”.
La strada per la libertà non passa attraverso “maggioranze” elettorali o coalizioni parlamentari e compromessi fra sinistra e centrosinistra o nazionalisti di destra del tipo di AN.EL. Greci Indipendenti (partito di destra anti-austerità – NdT), ma attraverso l'autorganizzazione dei lavoratori e la lotta di massa per il loro potere, il potere di chi “sta in basso” contro il potere di chi “sta in alto”. Questo sistema ha raggiunto i suoi limiti, e deve quindi essere abbattuto.



3. Il governo Samaras e i partiti dell'opposizione ufficiale stanno gareggiando per convincere i cittadini su chi sarà, nel febbraio 2015, “il più affidabile ed efficace negoziatore con la UE, la BCE e il FMI” fra il negoziatore di destra, le “facce familiari” a Juncker, Moscovici e Merkel, e il negoziatore di sinistra, “più duro”. In realtà, comunque sia, non c'è nessuno spazio per vere negoziazioni. Da una parte, i diktat di Berlino, Bruxelles e Washington non sono negoziabili; dall'altra parte, le nostre vite, le vite delle masse hanno raggiunto, se non già superato, i loro limiti, e non possono essere negoziate da nessuno.

Non scegliamo i negoziatori delle nostre vite! Il memorandum non sarà stracciato da nessun governo borghese, ma dagli stessi lavoratori con uno sciopero politico generale a oltranza come arma per la sua abolizione e per la connessa cancellazione del debito estero per gli usurai internazionali!
Chiunque sia eletto, l'unica scelta è la continuazione della lotta di classe fino alla vittoria dei lavoratori e di tutti gli oppressi.
Se, come molto probabile, la destra, sgretolata, sarà mandata via, non dovrà esserci un giorno né un'ora di tregua, negligenza o inattività, in attesa del “periodo di grazia” concesso al nuovo governo. La potenza delle masse deve immediatamente essere esercitata attraverso tutte le forme di mobilitazione e autorganizzazione delle sue forze nei quartieri, negli spazi pubblici, nei posti di lavoro e di studio. Se la causa della nostra liberazione dalla sofferenza è lasciata nelle mani dei “negoziatori”, la reazione nazionale e internazionale che si prepara in agguato per la sua vendetta vincerà. Quella della vittoria è una questione strategica al fine di organizzare la battaglia per il potere della parte degli oppressi, lavoratori e disoccupati, poveri e nuovi poveri causati dalla spirale del memorandum.

4. L'EEK non è indifferente né politicamente sprezzante nei confronti delle larghe masse che sperano in una vittoria di Syriza per poter avere anche il minimo respiro dal soffocamento dell'austerity. Non teniamo un atteggiamento di equidistanza e non minimizziamo le differenze fra la destra e Syriza, come fa il KKE stalinista. Condividiamo la rabbia del popolo e ci uniamo alla sua lotta. Siamo pronti per l'azione unitaria contro la troika, il memorandum, la destra nero-blu-verde (dai colori di riferimento rispettivamente di Alba Dorata, Nea Democratia e Pasok. "NdT")
e il comune nemico di classe.


Riconosciamo le condizioni e anche i limiti dello spostamento di massa a sinistra che a partire dal 2012 ha preso la forma di un sostegno politico di massa a Syriza, vista non più soltanto come una forza di opposizione e di pressione al potere borghese, ma come un'alternativa di governo della sinistra. Ma insieme con le speranze di molti, non ignoriamo le aspirazioni di alcuni “ex” pro-troika, “ex” Pasok, “ex” Sinistra Democratica, e altri furfanti che cercano in Syriza la piscina di Siloam in grado di assolverli dai loro peccati pubblici e di raggiungere la cucchiaiata di miele del potere borghese. Soprattutto, non perdiamo di vista quei gruppi capitalistici, circoli, e politici borghesi che sostengono “alleanze necessarie con un governo basato su Syriza” che rimanga sempre nel sistema capitalistico e nell'UE, e che porterà un domani a politiche di collaborazione di classe.
L'accettazione di una tale collaborazione di classe, che può solo essere contraria agli interessi dei lavoratori e del popolo, è già presente nella dichiarazione di lealtà della leadership di Syriza, tesa alla “continuità dello Stato” - nel momento della sua crisi di potere, a rimanere nell'UE e nella NATO e ad accettare le condizioni del soffocante coinvolgimento e dominazione imperialista nella nostra regione.

Facciamo appello alle forze che all'interno della classe lavoratrice, dei giovani, degli intellettuali appoggiano Syriza o investono in essa le loro speranze, a chiedere alla sua leadership di rompere con la borghesia, con i suoi politici, con tutti gli opportunisti e tutti gli attori del potere capitalista. Facciamo appello ad essi perché rifiutino la politica della “continuità dello Stato” e gli accordi con l'imperialismo, il capitalismo in bancarotta, la UE, il FMI e la NATO.

Ad ogni passo che la base popolare di Syriza farà in questa direzione, noi saremo al loro fianco, pur mantenendo la nostra indipendenza politica, le nostre critiche e i nostri avvertimenti sul fatto che i leader riformisti non sono affatto pronti a queste necessarie rotture. Essi stanno già mostrando la loro servilità con le dichiarazioni rassicuranti nei confronti del capitale e della UE, con le loro azioni, e specialmente con il loro programma.
Le misure di austerità non possono essere cancellate senza un annullamento unilaterale e senza esenzioni del debito nei confronti della prigione della UE, della BCE e del FMI. Le misure di austerità, il debito e la troika sono le teste di un'idra: non possiamo tagliare solo una delle teste lasciando in pace le altre. Il “programma di Salonicco” (avanzato da Syriza), totalmente inadeguato, vorrebbe svuotare l'oceano delle sofferenze popolari con un cucchiaino. Tutta la sua lealtà alla “continuità dello Stato” apre la strada ad una tragedia di tipo cileno del 1973.
Per avere pane, lavoro, sanità, istruzione, libertà, è necessario rovesciare il sistema di fame, disoccupazione, ignoranza e repressione. Altrimenti saremo sepolti sotto le rovine della bancarotta del capitalismo. Occorre una radicale riorganizzazione dell'economia su nuove basi sociali, cioè socialiste, secondo un piano scelto democraticamente, che vada incontro ai bisogni sociali; con la nazionalizzazione dei settori strategici, senza indennizzo agli squali capitalisti, sotto il controllo e la direzione dei lavoratori.
Occorre un potente fronte unico di tutti i lavoratori e delle organizzazioni popolari, movimenti, associazioni, di tutti i centri di resistenza sociale e di lotta contro la crisi esistenti e che nasceranno, di tutti i militanti della sinistra e del movimento rivoluzionario – dal KKE a Syriza ad ANTARSYA all'EEK alle altre organizzazioni di sinistra, agli anarchici e ai movimenti antiautoritari; che distrugga la reazione, il dominio imperialista, lo Stato di polizia, il parastato fascista, la schiavitù sociale, e che apra la strada all'universale emancipazione umana, che per l'EEK non è altro che l'universale comunismo della libertà.

5. La crisi non è una peculiarità della Grecia, ma un processo mondiale. All'epicentro di questa crisi capitalista mondiale c'è l'Europa. Una definitiva fuoriuscita dalla crisi non è praticabile se essa riguarda un solo Paese, con un'”autarchia” o un trinceramento nazionale. Il nazionalismo economico, che causò tragedie tra le due Guerre e portò al secondo conflitto mondiale, divampa ancora, specialmente nell'Unione Europea, con caratteristiche di estrema destra, di destra o “di sinistra”, a causa delle misure di cannibalismo sociale della UE e dei suoi governi. Se nel passato il nazionalismo economico ha dimostrato di essere inutile e distruttivo, oggi è un'utopia reazionaria, una ricetta per disastri. L'EEK dichiara senza ambiguità: nessun compromesso con il devastante nazionalismo economico, anche avente un segno “di sinistra”. La salvezza per le masse richiede nient'altro che una rivoluzione sociale. La lotta rivoluzionaria può iniziare in Grecia o in un altro Paese, ma la sua vittoria non può essere conseguita se non in scala internazionale, con l'unificazione di tutte le lotte rivoluzionarie, per l'unificazione socialista della nostra regione e dell'Europa sulle rovine dell'UE imperialista.


6. Tutte le necessità, le opportunità e i rischi del momento storico che stiamo vivendo richiedono che l'indipendenza politica della classe lavoratrice sia costruita e preservata da un nuovo Trattato di Varkiza [l'accordo del 1945 fra l'imperialismo britannico e i partigiani dell'ELAS traditi dallo stalinismo]. Ciò che rende più che mai necessario e urgente l'intervento politico indipendente delle forze rivoluzionarie, della sinistra rivoluzionaria e dell'EEK nell'imminente e, per le masse, cruciale battaglia elettorale.

È a questo proposito che abbiamo organizzato il 15 dicembre scorso, nella facoltà li legge dell'università di Atene, un'assemblea pubblica per presentare la proposta dell'EEK, intitolata “Sulla strada di dicembre – la risposta rivoluzionaria alla crisi”, invitando altre organizzazioni della cosiddetta sinistra extraparlamentare e del movimento. ANTARSYA ha risposto all'invito, e due rappresentanti delle organizzazioni NAR e SEK hanno partecipato e sono intervenuti. Il 18 dicembre c'è stato un incontro di delegazioni di ANTARSYA ed EEK (vedi la Dichiarazione del Politburo dell'EEK del 20 dicembre e il Comunicato congiunto di ANTARSYA ed EEK del 22 dicembre).
Sia all'assemblea pubblica che all'incontro con ANTARSYA, al di là dell'accordo su specifici punti programmatici (come la cancellazione del debito, le nazionalizzazioni senza indennizzo, il controllo dei lavoratori), l'EEK ha insistito sulla prospettiva del potere dei lavoratori come risposta rivoluzionaria antisistema alla crisi politica e come base di confronto con la proposta di governo di Syriza, e ha categoricamente rifiutato qualsiasi compromesso con qualsiasi nazionalismo “di sinistra”, e di conseguenza collaborazioni con formazioni quali “Piano B” e PAMES, che hanno organizzato iniziative con riconosciuti rappresentanti dell'area della “sinistra nazionalista” della Francia e dell'Italia imperialiste (Nikonoff e Campo Antimperialista).
Purtroppo, la maggioranza di ANTARSYA, con la responsabilità di NAR, ARAN e ARAS (uniti in PAMES) non solo non ha tenuto conto dei rilievi critici dell'EEK, ma ha anche firmato solennemente un'alleanza politico-elettorale con PAMES. “Piano B”, che è in questa coalizione fin dall'inizio, nello stesso momento in cui stringe la mano alla maggioranza di ANTARSYA non si fa problemi ad agitare provocatoriamente il suo nazionalismo e il suo feticismo per la dracma. I leader di “Piano B” hanno firmato il 19 dicembre (il giorno dopo l'incontro con ANTARSYA) una dichiarazione comune pubblica “per la creazione di un polo patriottico democratico” con l'EPAM di Kazakis e l'inesistente “Dracma – Movimento Democratico Greco Cinque Stelle” di... Katsanevas (un corrotto statista ex Pasok)!!
Ovviamente, l'EEK non avrebbe mai accettato di essere associato a tanto discredito, nemmeno in nome della sinistra rivoluzionaria, con il pretesto di vincere “le correnti che tendono a differenziarsi dal riformismo e si spostano a sinistra”. Non è difficile vedere che i “patrioti” di “Piano B” non rompono con il riformismo, e sono anzi alla destra del KKE, e anche di determinate forze interne a Syriza.
Senza essere accusati di voler “interferire” negli “affari interni” di ANTARSYA, con la responsabilità ed il coraggio derivanti da decenni di lotta comune, chiediamo ai compagni di ANTARSYA, specialmente ai compagni di NAR e della sua organizzazione giovanile, nKA, di rifiutare quest'opportunista alleanza politico-elettorale e di rifiutare di cadere nella palude del nazionalismo “di sinistra”.


7. In queste circostanze specifiche, estremamente difficoltose in termini di tempi e di necessità finanziarie, l'EEK deve sostenere sulle sue spalle la battaglia per l'indipendenza politica della classe lavoratrice e per l'internazionalismo proletario, e parteciperà in maniera indipendente alle elezioni. La voce dell'EEK sarà la voce della rivoluzione; una voce minoritaria, e tuttavia inconciliabile e insubordinata. Abbiamo il dovere di mostrare l'unica via d'uscita, di discutere con i lavoratori il più possibile, di mobilitarli fin da ora per l'indomani della sconfitta dei sostenitori del memorandum, di reclutare e organizzare forze rivoluzionarie, di prepararci ed educarci da avanguardie combattenti per la battaglia storica che incombe. L'esistenza dell'EEK, la sua ragion d'essere, è la lotta incessante per la rivoluzione permanente internazionale, con le più diverse condizioni – a volte straordinariamente sfavorevoli, sfidando ostacoli e avversari sulla strada della liberazione sociale e del comunismo.

Proviamoci ancora! Andiamo avanti con fermezza! Raccogliamo questa sfida storica!

EEK (Partito Rivoluzionario dei Lavoratori), 28 dicembre 2014