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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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Lo sciopero e le manifestazioni del 22 settembre per la Palestina

 


La giornata dello sciopero generale per la Palestina, promosso dall'Unione Sindacale di Base, CUB e SGB ha registrato un indubbio successo politico. Le ottanta manifestazioni di piazza tenutesi in altrettante città grandi e piccole hanno visto una partecipazione eccezionalmente ampia. Una partecipazione soprattutto di giovani e giovanissimi, studenti delle scuole superiori e dell'università, che hanno invaso strade e piazze, in diverse centinaia di migliaia, portandovi una carica combattiva radicale.


A Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, persino i dati di partecipazione forniti dalle questure hanno largamente travalicato tutte le previsioni della vigilia. Per fare un solo esempio, la questura di Roma, che aveva previsto una partecipazione di 8000 manifestanti, è stata costretta a dichiarare una partecipazione di oltre 20000 persone.

La pressione di piazza si è tradotta in molteplici azioni dirette e di massa: presidi, occupazione e blocco delle stazioni ferroviarie, di autostrade, di snodi portuali. In alcuni casi la polizia ha caricato e ha fatto arresti (Milano, Bologna), ma nella maggior parte delle situazioni, nonostante le leggi forcaiole sull'ordine pubblico, non sono state in grado né di impedire né di contrastare le azioni di blocco. Anche questo ha misurato la forza delle manifestazioni.

Non solo. La stessa stampa borghese è stata costretta a testimoniare innumerevoli casi di accoglienza solidale delle manifestazioni e delle azioni di blocco da parte di automobilisti, passanti, persone affacciate ai balconi. La bandiera della Palestina ha sventolato ovunque per l'intera giornata.
Il sentimento pro Palestina è plebiscitario nella società italiana. Le ottanta manifestazioni del 22 settembre gli hanno dato un'espressione e un volto.

È vero, il numero effettivo dei lavoratori/lavoratrici in sciopero è stato modesto. La burocrazia CGIL ha apertamente sabotato lo sciopero, temendo una sua riuscita. Per questo venerdì 19 aveva indetto una propria giornata di mobilitazione sul tema Palestina, con caratteri diversificati per territori e categorie: lo scopo evidente dell'iniziativa era disinnescare il rischio che settori importanti della propria base potessero aderire allo sciopero generale del 22 settembre.

Non solo, dunque, la CGIL non ha unito le proprie forze allo sciopero generale, ma ha puntato apertamente sul suo fallimento.
Questa manovra burocratica ha tuttavia mancato il proprio obiettivo sotto diversi aspetti. Nel settore dei servizi, nella sanità, e in particolare nella scuola, un settore importante della base CGIL ha scioperato. A Roma la presenza degli insegnanti in sciopero al fianco dei propri studenti è stata uno degli aspetti più significativi della grande manifestazione. Così come la presenza del personale sanitario in camice bianco nella manifestazione di Napoli.

Ma soprattutto, al di là dei numeri, conta il dato politico. Lo sciopero è stato visto con grande simpatia e sostegno anche da parte di quella maggioranza dei salariati che non vi ha partecipato. Prima di tutto dalla base di massa della CGIL, che si è identificata nella marea di giovani discesa nelle strade nel nome della Palestina. La sproporzione tra l'iniziativa in sordina del 19 e il successo di immagine dello sciopero del 22 è stata enorme. Uno smacco bruciante per l'apparato CGIL. Prova ne sia che per l'intera giornata del 22 la direzione della CGIL è stata muta, senza una sola parola di commento su quanto stava accadendo.

Ora, dopo il grande successo di immagine e di partecipazione alle manifestazioni, l'esigenza di un vero sciopero generale, unitario, di massa, contro lo Stato sionista, contro il governo italiano che lo sostiene, e per la liberazione della Palestina, assume un carattere ancora più evidente.

La giornata del 22 settembre pone a tutti la responsabilità di una prospettiva e azione di fronte unico. La burocrazia CGIL, dopo la magra figura, vorrebbe parlar d'altro per medicare la ferita. La direzione di USB vorrebbe lustrare il proprio successo d'immagine in chiave autocentrata. Ma a nessuno deve essere consentita la via di fuga. La marea di giovani scesa in piazza si attende una continuità della propria azione. I fatti tragici di Palestina, e la complicità del governo italiano, pongono ogni giorno di più tale necessità. Il tema stesso dello sciopero politico per la Palestina è ormai sdoganato e legittimato nella percezione di massa, così come il tema del blocco totale nei porti ed aeroporti di ogni trasporto d'armi, di ogni traffico commerciale con Israele.

Unire le forze in questa direzione, al di là di ogni steccato divisorio, è il compito del momento. Il PCL si batterà ovunque con questa parola d'ordine, assieme alla rivendicazione più generale della liberazione della Palestina dal sionismo e dall'imperialismo.
La grande manifestazione nazionale convocata unitariamente da tutte le organizzazioni palestinesi per il 4 ottobre a Roma sarà in questo senso un appuntamento centrale.

Partito Comunista dei Lavoratori

Solidarietà del sindacalismo di classe italiano al SUTNA argentino

 


Come la repressione colpisce i lavoratori in ogni angolo del mondo. Anche in Argentina, le esemplari lotte operaie per un salario dignitoso si scontrano con l'apparato giudiziario e poliziesco che mette sotto accusa uno dei principali dirigenti del SUTNA, sindacato che rappresenta i lavoratori delle fabbriche di pneumatici. Riportiamo di seguito due comunicati di solidarietà al SUTNA da parte dei sindacati italiani SGB e SI Cobas.

Solo una mobilitazione proletaria su scala planetaria può spazzare via le istituzioni borghesi, espressione di questo sistema, il capitalismo, sempre più decadente.



SGB AL FIANCO DELLA LOTTA DEL SUTNA ARGENTINO

Il Sindacato Generale di Base esprime la propria solidarietà ad Alejandro Crespo, segretario generale del sindacato argentino SUTNA (Sindicato Único de Trabajadores del neumático Argentino), denunciato penalmente per la sua azione di lotta in difesa dei lavoratori delle fabbriche di pneumatici Pirelli, Bridgestone, Fate ed altre.

A fronte di un tasso di inflazione che in Argentina ha ormai toccato quota 100%, la parte datoriale ha concesso, in sede di trattiva per il rinnovo del contratto collettivo, un aumento del 38% in busta paga.

Una provocazione che non poteva restare senza risposta: immediatamente i lavoratori del SUTNA hanno occupato il palazzo del Ministero del Lavoro proclamando lo sciopero prolungato a tempo indeterminato. Mentre i media al servizio del padronato si sono subito scagliati contro quella che è una legittima quanto elementare rivendicazione salariale, Crespo si trova ora a doversi difendere dall’accusa della magistratura.

Ancora una volta i fatti dimostrano, in Argentina come in Italia, dove nell’estate appena trascorsa la Procura di Piacenza ha messo agli arresti domiciliari e disposto misure cautelari per alcuni dirigenti del SI Cobas e della USB (Sindacato Generale di Base | LE LOTTE OPERAIE NON SI PROCESSANO! MANIFESTAZIONE NAZIONALE SABATO 23 LUGLIO A PIACENZA (sindacatosgb.it)), che rimane come sempre necessaria una risposta unitaria e coesa dell’intera classe lavoratrice, che travalichi ogni frontiera nazionale, ogni differente appartenenza di categoria o di sigla.

L’aggravarsi delle varie crisi in atto (bellica, energetica, inflattiva, pandemica), che seminano sempre più un diffuso malcontento, mettono tutti noi di fronte all’urgenza di una mobilitazione generale prolungata.

Nessuna lotta sindacale vada sotto processo. Paghi chi non ha mai pagato: padroni, capitalisti, governi borghesi.

Con Alejandro! Con tutti i lavoratori colpiti dalla repressione poliziesca e giudiziaria! (1)

Sindacato Generale di Base



SOLIDARIETÀ DEI LAVORATORI SI COBAS AI COMPAGNI ARGENTINI DEL SUTNA IN LOTTA E AL LORO LEADER ALEJANDRO CRESPO

Cari compagni del SUTNA, il SI Cobas, sindacato di base italiano, esprime la sua piena solidarietà alla vostra decisa lotta per la difesa del salario, a fronte di un’altissima inflazione, e contro la dura resistenza delle aziende del settore gomma, inclusa l’italiana Pirelli, che hanno deciso la serrata.

Piena solidarietà anche al vostro segretario generale Alejandro Crespo, denunciato dal governo.

Ovunque i governi e le istituzioni borghesi sostengono i padroni contro i lavoratori, anche in Italia dove nel luglio scorso il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani è stato messo agli arresti domiciliari insieme ad altri militanti del sindacato con accuse false e infondate.

La risposta di lotta di migliaia di lavoratori ha fatto ritirare gli arresti.

Anche in Italia l’aumento del costo della vita sta falcidiando i salari, e si rende necessaria una risposta generalizzata di lotta. Insieme ad altri sindacati di base, stiamo preparando lo sciopero generale del 2 dicembre, per il salario e contro la partecipazione del governo italiano alla guerra in Ucraina e il riarmo, per l’unione internazionale dei lavoratori di tutti i paesi – compresi ucraini e russi – contro i rispettivi governi e contro il capitalismo che produce sfruttamento e guerra.

La vostra lotta è un esempio per tutti i lavoratori anche in Italia.

Auguriamo pieno successo alla vostra lotta, adoperandoci per promuovere il sostegno dei lavoratori combattivi della Pirelli in Italia. (2)

SI Cobas – Commissione per la Solidarietà Internazionale





(1) https://www.sindacatosgb.it/sgb-al-fianco-della-lotta-del-sutna-argentino/

(2) https://sicobas.org/2022/09/29/argentina-solidarieta-del-si-cobas-ai-compagni-argentini-del-sutna-in-lotta-e-al-loro-leader-alejandro-crespo/

VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: 4 DICEMBRE NO DRAGHI DAY - CORTEO A BOLOGNA

 


Sabato 4 dicembre

giornata nazionale di mobilitazione del sindacalismo di base e conflittuale, contro le politiche del Governo Draghi

Bologna CORTEO Concentramento ore 10.00 P.zza dell'unità – Bologna

 






Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta, ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione che escono rafforzati dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.   

ü PPer investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporto pubblico locale, fondamentali oltre ai necessari vaccini per contrastare la diffusione della pandemia

ü CContro le misure economiche del governo Draghi che confermano la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze anziché ridistribuire la ricchezza, garantire un reddito dignitoso a tutti, adeguare i contratti e le pensioni al reale costo della vita.

ü CContro licenziamenti, precarietà, Legge Fornero, privatizzazioni e delocalizzazioni.

ü CContro l’autonomia differenziata destinata ad aumentare le differenze territoriali e sociali.

Per la giustizia climatica e sociale



ADL COBAS, COBAS CONFEDERAZIONE, SGB, SI COBAS, USB, USI-CIT


 

VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: BOLOGNA: SABATO 5 GIUGNO MANIFESTAZIONE DAVANTI ALLA SEDE DI CONFINDUSTRIA. NON SIAMO CARNE DA MACELLO, BASTA MORTI SUL LAVORO


provvedimenti che il governo Draghi si appresta a varare sul tema del lavoro svelano la vera natura dell’esecutivo, fedele esecutore dei voleri di Confindustria che senza mezzi termini intende   scaricare sulle spalle dei lavoratori i costi della crisi economica e sanitaria. Non a caso il 75% degli aiuti economici per fronteggiare la pandemia sono finiti nelle tasche delle imprese.

SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI
Nonostante il blocco dei licenziamenti voluto dal precedente governo, dall’inizio della pandemia,in un anno, sono stati persi quasi 1 milione di posti di lavoro. Lo sblocco dei licenziamenti a far data dal 1 luglio rischia di trasformarsi quindi in una vera e propria mattanza sociale. I lavoratori diventeranno sempre più ricattabili e questo a scapito del salario, della difesa dei diritti, e della salute  e sicurezza sui posti di lavoro.

APPALTI AL MASSIMO RIBASSO
Si prevede il ritorno al ricorso degli appalti al massimo ribasso e la deregolamentazione del sub-appalto. Questa norma se dovesse passare porterebbe all'abbattimento dei salari- in alcuni settori sono già da fame- all'aumento degli incidenti sui posti di lavoro oltre ai pericoli di infiltrazione mafiosa in un settore già fortemente a rischio.

Intanto sui posti di lavoro ci si continua ad ammalare, la salute e la sicurezza dei lavoratori è sempre più messa in pericolo e, cosa ancora più drammatica, si continua a morire  a causa degli incidenti. 

Per ostacolare i disegni di Governo e Confindustria bisogna ripartire con la mobilitazione unitaria dei lavoratori nella convinzione che di fronte alla portata di questo attacco nessuna organizzazione o categoria può farcela da solo. 

Bologna Sabato 5 Giugno ore 15,30
Manifestazione davanti alla sede di Confindustria
in Via S. Domenico, 4 

organizzano 
– Cobas Bologna 
– Sindacato Generale di Base
– Unione Sindacale Italiana/Cit

per adesione : primomaggio21@gmail.com

Risposta al SICobas sull'assemblea del 29 novembre

 


Care compagne e cari compagni,


siamo tra coloro che all'assemblea dei lavoratori e lavoratrici combattivi/e del 29 novembre hanno votato per la proposta di Luca Scacchi di mantenere una data aperta per la realizzazione dello sciopero generale (crediamo che sarebbe più logico chiamarlo sciopero nazionale intercategoriale, ma questo è secondario), indicando in ogni caso “i primi mesi del 2021”, cioè entro marzo, come confini della nostra proposta.

Nel commento che fanno i/le compagni/e della direzione del SICobas a quanto avvenuto vi è una polemica, del tutto legittima se realistica, contro chi vorrebbe limitare ad libitum l’indicazione di una data; si parla di chi vorrebbe «aspettare Godot».
Non sappiamo se questa critica si rivolga a noi, o anche a noi. Ad ogni modo, se così fosse noi, la riterremmo sbagliata e ingiusta. La nostra proposta non era funzionale ad attendere nessuno. Né sigle relativamente importanti del sindacalismo di base (come USB e CUB) e neppure la maggioranza dell'area di opposizione CGIL, da un paio d’anni scivolata su posizioni che giudichiamo almeno parzialmente moderate. Questo senza minimizzare l’importanza di sviluppare una battaglia nelle organizzazioni sindacali di base che hanno rifiutato di impegnarsi insieme con noi, e nell'opposizione CGIL, cui appartiene la grande maggioranza di noi.

Ma esattamente per questo, e soprattutto per allargare alla base nei luoghi di lavoro tra delegati/e, attivisti/e e lavoratori/trici l’impatto del nostro appello unitario, noi abbiamo pensato che fosse necessario un tempo maggiore. Ci sono ad esempio compagni di fabbriche importanti aderenti all’opposizione CGIL che sono vicini alle nostre posizioni (alcuni dei quali hanno partecipato all’assemblea del 27 settembre, ma non a quella del 29 novembre) che non è certo che si impegnino per la riuscita dello sciopero. E anche compagni di altri sindacati di base, sempre vicini alle nostre posizioni, che devono prendere una decisione che li può portare in rotta di collisione con la propria organizzazione (l’USB a quanto ci è stato detto ha già minacciato di sanzionare quei pochi di loro che hanno partecipato alla nostra assemblea di settembre). Si tratta di discuterci, di lasciar loro il tempo in questa situazione difficile di verificare l’atteggiamento della loro base di fabbrica o azienda, e tutto questo nella difficile situazione generale in cui siamo. Infatti se non vivessimo la situazione attuale, determinata dall’epidemia di Covid, la data del 29 gennaio avrebbe potuto essere corretta, ma a nostro giudizio non in questa situazione, o almeno non senza una verifica (diciamo ad inizio anno) della praticabilità.

Nel testo stesso della direzione del SICobas si dice che è necessario il massimo impegno perché le date del 29 e 30 gennaio non siano l’ennesimo rituale autocelebrativo di una sigla, ma coinvolgano centinaia di migliaia di lavoratori. Ma questo obbiettivo non è dato. Bisogna lavorarci, ed è difficile. Per questo (e speriamo che non sia così) il rischio che lo sciopero del 29 possa apparire alla stessa avanguardia larga della classe – dati i rapporti di forza ad oggi esistenti tra noi sul piano sindacale, che non misconosciamo – come uno sciopero del SICobas, appoggiato dallo "SLAI Cobas per il sindacato di classe", dalla sinistra dell'opposizione CGIL, speriamo dal SGB più pochi altri. Niente di drammatico in ciò, ma sarebbe una sconfitta, certo parziale e temporanea, del progetto comune che ci siamo dati il 27 settembre. Solo cercare di evitare questo rischio è quello che ci ha motivato nella nostra proposta. In questo senso ci è parso di essere i più fedeli allo spirito di nascita della nostra iniziativa con l’assemblea del 27 settembre.

A ciò avremmo voluto accompagnare anche altre proposte di obiettivi programmatici per la nostra piattaforma comune che riteniamo importanti, come quella della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle industrie che delocalizzano, ristrutturano, licenziano. Cosa che effettivamente uno di noi ha sollevato, ma che è stato impossibile discutere seriamente in un quadro di dibattito centrato sulla questione della data dello sciopero, che ha appunto visto prevalere nel voto la proposta del 29 gennaio.

Per questo, vista la decisione maggioritaria dell'assemblea, noi vogliamo qui sottolineare con forza, se ci fosse qualche dubbio, che noi prendiamo atto di tale decisione, la accettiamo e faremo il massimo possibile per il successo dello sciopero del 29 gennaio, di cui oggi ci sentiamo tra i promotori e organizzatori.

Perché, per concludere, vogliamo sottolineare una cosa. Noi siamo pienamente d’accordo con i compagni e le compagne della direzione del SICobas nel segnalare l’importanza che si sia votato, senza trucchi o esasperazioni, sulle due posizioni in presenza e che sia «una metodologia e pratica di non poco conto, di cui tutte le componenti e sensibilità presenti all’assemblea dovrebbero fare tesoro se davvero si coltiva l’ambizione di aprire una pagina nuova nella storia del sindacalismo di classe nel nostro paese».
Sono infatti molti anni (per alcuni di noi decenni) che combattiamo contro le pratiche paraburocratiche e imbroglione dei rappresentanti dei vari partiti, sindacati, gruppi e gruppetti, che in camera caritatis litigano e urlano, per poi o rompere facendo fallire i movimenti oppure trovare compromessi spuri, normalmente destinati al fallimento, e poi li presentano come “volontà unanime” di tutto il movimento, condannando all’inferno chi osa contestarli in nome delle proprie legittime posizioni particolari. (Naturalmente queste considerazioni non escludono la costruzione di fronti unici, in particolare politici o politico-sindacali, e il rispetto e il riconoscimento di tutte le forze presenti; ma è ovvio che si tratta di altra cosa).

In questo senso il decidere nel modo in cui lo abbiamo fatto, nonostante alcune criticità emerse rispetto alla gestione dell’assemblea, è stato per l'Italia (perché ad esempio in Francia o in Gran Bretagna, per non parlare della Argentina per il peso maggiore della tradizione marxista rivoluzionaria, si è quasi sempre votato nelle assemblee dei vari movimenti) un salto, e si è data una lezione non solo per chi era presente, ma anche per gli assenti.
È questa tradizione consiliare, vorremmo dire sovietica, ciò che noi vogliamo (speriamo insieme a tutti voi) prospettare a tutte e tutti nel movimento operaio e negli altri movimenti degli oppressi e delle oppresse.

Certo la tradizione consiliare-sovietica è una tradizione di delegati dalla base. Che questo si possa fare anche in un movimento di massa ce lo ha dimostrato nei prima anni Duemila il grande movimento dei piqueteros argentini, che riunivano ogni tre-sei mesi assemblee nazionali dei lavoratori occupati e disoccupati con tremila-quattromila delegati eletti in assemblee di base in ragione di uno ogni quaranta partecipanti (quindi circa centocinquantamila in totale) e in proporzione delle diverse posizioni presenti, e poi si confrontavano e votavano su tutto in assemblea nazionale.

Ma in attesa di poter realizzare qualcosa di analogo anche qui in Italia – ciò che è il nostro obbiettivo – è bene partire da ciò che si può, cioè un'assemblea nazionale senza trucchi e cammellaggio.

Ricordando, per terminare realmente con un grande esempio (proprio in quest'anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario del vile assassinio del principale organizzatore e dirigente, al fianco di Lenin, della rivoluzione russa dei soviet, del principale dei quali appunto il personaggio storico di cui stiamo parlando, cioè Leone Trotsky, era presidente), che senza democrazia operaia e libero confronto e scontro politico nei soviet, la rivoluzione del 1917 non avrebbe mai potuto trionfare.

Noi siamo oggi microbi rispetto a quegli eventi, e le nostre divergenze sono all’interno di militanti classisti e rivoluzionari, e non tra rivoluzionari e riformisti. Ma, come appunto ricordava proprio Trotsky, per essere fedeli e coerenti nelle grandi cose bisogna cominciare ad esserlo nelle piccole.

È quindi con questo spirito, lo ripetiamo ancora una volta, che noi accettiamo la decisione maggioritaria dell’assemblea del 29 novembre e ci impegniamo, nei limiti delle nostre forze, per il successo più ampio possibile dello sciopero del 29 gennaio.



Donatella Ascoli, FILCAMS CGIL Venezia

Ercole Mastrocinque, NIDIL CGIL Torino

Francesco Doro, FILCTEM CGIL Venezia

Franco Grisolia, SPI CGIL Milano

Antonio Tralongo, CUB Palermo

Luca Tremaliti, FILT CGIL Roma

Luigi Sorge, FIOM CGIL Cassino

Maurizio Aprea, USB Lavoro privato

Mauro Goldoni, FILLEA CGIL Ancona

Renato Pomari, FIOM CGIL Monza

Riccardo Spadano, SGB Roma

Roberto Bonasegale, FIOM CGIL Ticino-Olona

Sergio Castiglione, FLC CGIL Caltanissetta

Vincenzo Cimmino, FLC CGIL Milano

Portare nelle lotte la prospettiva di rivoluzione!

 


Contro il fronte unico dei padroni un fronte unico di classe e di massa

22 Ottobre 2020

Testo del volantino (allegato in fondo alla pagina) per le iniziative della giornata di mobilitazione nazionale del 24 ottobre

Dare continuità all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi! Estendere ed unificare le lotte attorno ad una piattaforma generale! Portare nelle lotte la prospettiva di rivoluzione!

La pandemia si sovrappone a un’offensiva frontale del padronato e a una nuova grande crisi del capitalismo mondiale. Confindustria fa muro sul rinnovo dei contratti, annuncia un milione di licenziamenti, reclama i pieni poteri nelle aziende. Il governo regala ai padroni lo sblocco dei licenziamenti, stoppa il rinnovo dei contratti pubblici, mantiene tutto il peggio dei decreti Salvini contro picchetti, blocchi stradali, occupazioni.

Le burocrazie sindacali, Landini in testa, non solo non organizzano la difesa del lavoro ma appoggiano il governo. Il loro scopo è mostrare al padronato la propria funzione sociale di controllo e disinnesco delle lotte, per timore di essere scaricate. È la funzione di “agenzia della borghesia nel movimento operaio”, come diceva Lenin. Una definizione oggi della burocrazia sindacale ancor più calzante di allora.

Costruire una direzione alternativa del movimento operaio che lo liberi dalla burocrazia è compito di tutte le avanguardie, ovunque collocate sindacalmente. Non si tratta di dare consigli critici agli apparati, né di limitarsi a conservare un piccolo spazio di sindacato alternativo. Si tratta di strappare agli apparati la direzione delle lotte, conquistare la maggioranza dei lavoratori, sviluppare l’egemonia di un progetto alternativo tra le masse.

Tutto questo è molto difficile, dopo un lungo ciclo di arretramenti, sconfitte, delusioni. Ma tanto più oggi è possibile perseguire l’obiettivo solo lavorando controcorrente alla più ampia unità di classe contro padroni e governo. Solo contrapponendo al fronte unico dei padroni il fronte unico dei lavoratori e delle lavoratrici.

Non mancano lotte di resistenza e conflitti. Li abbiamo visti nello scorso marzo, nelle fabbriche, nella logistica, nella scuola, tra i braccianti. Ma sono lotte in ordine sparso, che non si parlano, che stanno recintate nel proprio perimetro aziendale o di settore. Unire queste lotte attorno ad una piattaforma generale è una necessità inaggirabile. A fronte di una offensiva generale del padronato, occorre una mobilitazione generale del lavoro capace di ribaltare i rapporti di forza complessivi.


PROSEGUIRE E ALLARGARE IL PERCORSO UNITARIO

L’Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi che si è tenuta il 27 settembre a Bologna è un primo passo in questa direzione. Le forze ad oggi raccolte sono ancora molto limitate. Ma il segnale di controtendenza è prezioso. Per la prima volta dopo tanto tempo organizzazioni e tendenze sindacali di diversa collocazione e provenienza (Si Cobas, SGB, settori della Opposizione CGIL, Slai Cobas per il sindacato di classe) hanno scelto di mettere insieme le proprie forze in una iniziativa nazionale comune. Non attraverso un cartello di sigle, ma attivando un percorso unitario fondato sui delegati, sulle delegate, sui lavoratori e lavoratrici combattivi/e, al di là di ogni divisione di sigla e appartenenza. Un percorso segnato da comuni rivendicazioni classiste e dalla prospettiva di costruzione di una vera azione di sciopero generale.

Questo percorso va ora proseguito e allargato. Non si tratta di recintare il perimetro dell’Assemblea di settembre, ma di lavorare ad estenderlo ad ogni livello. I militanti sindacali del Partito Comunista dei Lavoratori sono ovunque impegnati in questa direzione.
È la battaglia che conduciamo nell’Opposizione CGIL assieme ad altri lavoratori e lavoratrici della componente contro una linea di pura autoconservazione del proprio spazio. È la linea che conduciamo nei sindacati di base con riferimento classista contro ogni logica autocentrata e settaria. A tutti chiediamo di investire le proprie forze nel percorso unitario avviato, ponendo termine alla frammentazione dell’avanguardia.

Questa azione di coinvolgimento di forze nuove va soprattutto indirizzata verso i lavoratori, a partire dalla loro avanguardia più larga. Quella che nel marzo scorso ha trainato una breve ma intensa stagione di scioperi contro i padroni. Quella che nelle ultime settimane ha ridato segni di presenza negli scioperi metalmeccanici contro la serrata contrattuale di Federmeccanica.

Non confondiamo i burocrati con gli operai. Le burocrazie di Fiom, Fim, Uilm hanno indetto uno sciopero il 5 novembre per salvare la faccia di fronte agli operai e incanalare la loro lotta su un binario morto. Il loro obiettivo è ottenere la detassazione dell’aumento contrattuale per caricare il contratto sulla fiscalità generale (cioè sul portafoglio dei lavoratori) a vantaggio dei profitti. Ma gli operai che hanno scioperato e che possono scioperare il 5 novembre lo fanno per i propri interessi, con tutte le confusioni e contraddizioni del caso. Dobbiamo interloquire con questi operai, che sono la maggioranza sindacalizzata dell’industria, per sottrarli all’influenza dei burocrati e conquistarli alla nostra piattaforma generale. Lo possiamo fare solo dentro la lotta comune, non separandoci da questa, non levando il disturbo a tutto vantaggio dei burocrati. Dobbiamo portare la nostra piattaforma nella lotta comune, per radicalizzarla ed estenderla, non tenerci fuori dalla lotta nel nome della nostra piattaforma.


PER UNA PROSPETTIVA DI RIVOLUZIONE

La politica del fronte unico non può limitarsi al piano sindacale. Tutte le rivendicazioni della piattaforma definita il 27 settembre e rilanciata dalle manifestazioni di oggi richiamano una prospettiva politica. La drastica riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga, la forte patrimoniale sulle grandi ricchezze, la cancellazione dei decreti Salvini, la contestazione dell’indebitamento pubblico col capitale finanziario da scaricare sul portafoglio dei lavoratori, sulla sanità, sulla scuola, pongono la prospettiva di un’alternativa operaia alla crisi del capitale. O loro o noi. O il potere dei capitalisti o il potere degli operai. Nessuna conquista parziale su quel terreno è possibile senza che la borghesia tema davvero la minaccia dell’ordine pubblico e della sovversione. I padroni mollano qualcosa solo quando han paura di perdere tutto. Solo la minaccia di una rivoluzione può strappare riforme. Solo una rivoluzione, solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici basato sulla loro forza e sulla loro autorganizzazione, può realizzare una svolta vera.

Politica del fronte unico e programma di rivoluzione sono i due capisaldi della politica del PCL. Siamo per la più larga unità d’azione dell’avanguardia, che ricomponga in un unico fronte il Patto d’azione e il Coordinamento delle sinistre di opposizione nato il 7 dicembre. Perché non ha senso nel nome del fronte unico mantenere percorsi separati, tanto più a fronte delle stesse rivendicazioni generali. Ma portiamo nel fronte più largo dell’opposizione classista l’esigenza di una prospettiva di rivoluzione, in Italia e nel mondo. L’unica che può fondare su solide basi l’internazionalismo proletario, contro ogni forma di europeismo liberale o sovranismo reazionario.

L’unica che indica le basi possibili del partito comunista rivoluzionario.

Partito Comunista dei Lavoratori

Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e - Bologna 27 settembre: la mozione finale e gli interventi delle nostre compagne e dei nostri compagni

 

MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEADEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI COMBATTIVI/E

Questa è la versione definitiva con i contributi e le richieste di modifica ed aggiunte.

L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione.

Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro).

Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente.

La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale.

In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato.

All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio:

1. riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;

2. patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni;

3. salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame;

4. eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.

È quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali.

Occorre riprendere l’iniziativa sui CCNL: da una parte il loro mancato rinnovo, dall’altra il perpetuarsi del patto di fabbrica (con l’estensione del welfare aziendale) imporrebbero infatti il dominio della contrattazione locale, le gabbie salariali, una liberalizzazione del caporalato istituzionalizzato.

Il settore della scuola, della sanità, del trasporto pubblico, come quello più generale dei diritti sociali, saranno in questi mesi un banco di prova in tal senso.

Serve la stabilizzazione dei precari e l’internalizzazione degli appalti, un piano straordinario di ricostruzione dei servizi universali contro ogni autonomia differenziata che divide i lavoratori.

La dinamica di lotta nei diversi settori di classe si presenta in ogni caso ancora articolata: segnata da cicli diversi di resistenza.

In alcune categorie più combattive, come i Trasporti e la logistica, possono già esser mature le condizioni per giungere nell’immediato a uno sciopero nazionale.

In altre iniziano ad affiorare significative resistenze ai rinnovo-bidone frutto della concertazione. In altre ancora, nonostante l’evidenza del disastro, prevale ancora la confusione e l’incapacità di sviluppare proteste di massa.

Si tratta quindi di attraversare queste controtendenze, spingere per diffonderle e soprattutto cercare di farle convergere in una lotta generale e di massa.

È necessario anche contrastare l’attacco senza precedenti ai diritti e alle agibilità sindacali, che si innesta nel quadro oramai decennale di repressione, criminalizzazione e discriminazione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori combattivi.

Come avvenuto al maxiprocesso contro centinaia di lavoratori della logistica e del settore alimentare per la vertenza Italpizza: per questo motivo l’assemblea aderisce alla manifestazione contro la repressione, contro i decreti sicurezza e per la difesa del diritto di sciopero indetta per il giorno 3 ottobre a Modena (in cui anche il Comitato 23 settembre, che raccoglie compagne di diverse organizzazioni e realtà di lotta, partecipa con un proprio spezzone di lavoratrici e donne delle classi sfruttate).

Nella tempesta della crisi economica e sanitaria, le donne lavoratrici e le donne senza privilegi sociali pagano il costo più alto.

Un costo doppio: come lavoratrici e come donne.

Per questo l’assemblea ritiene non più prorogabile lo sviluppo di un’iniziativa e di una campagna centrata sui diritti e sui bisogni delle donne:

a) per il diritto al lavoro, contro la precarizzazione e le discriminazioni salariali e contrattuali;

b) per il potenziamento del welfare, contro la logica della conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico;

c) per il diritto di aborto, alla contraccezione medicalmente assistita e all’autodeterminazione delle donne;

d) per la piena regolarizzazione delle lavoratrici immigrate;

e) contro il sessismo e la violenza domestica.

Nessuna ripresa delle mobilitazioni potrà avere reali possibilità di successo se non sarà capace di collegarsi al movimento di classe su scala internazionale e internazionalista: le lotte in corso negli Usa in risposta alle violenze poliziesche, suprematiste e razziste e ai brutali omicidi di questi mesi, i movimenti di opposizione alla devastazione ambientale prodotta dal capitalismo, che hanno animato e continuano ad animare milioni di giovani ai quattro angoli della terra, le lotte di resistenza e le vere e proprie sollevazioni contro gli effetti delle guerre di spartizione imperialistiche e contro le politiche dei regimi nazionali asserviti alle borghesie occidentali.

Alla luce di tutto ciò, l’assemblea del 27 settembre propone:

1) di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero che dovessero svilupparsi nelle prossime settimane, anche costruendo percorsi di convergenza e unificazione con le mobilitazioni di disoccupati, gli strike contro la devastazione ambientali e per lo sviluppo delle reti di solidarietà;

2) di organizzare una giornata di iniziativa nazionale per il prossimo 24 ottobre, sviluppandola nei diversi territori e nelle diverse realtà attraverso l’iniziativa di assemblee e coordinamenti locali, che nasceranno sulla base dell’assemblea di oggi;

3) di dare continuità a questo percorso aperto e collettivo di convergenza tra diversi settori e soggettività di classe, ponendosi il problema di sviluppare entro la fine dell’anno un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo;

4) di lanciare un appello ai lavoratori e alle lavoratrici combattivi e agli organismi di lotta di tutta Europa per un’iniziativa comune a partire da tre temi principali: riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario per far fronte a licenziamenti e disoccupazione; uniformità degli ammortizzatori sociali elevando il trattamento economico; patrimoniale sulle grandi ricchezze; difesa strenua del diritto di sciopero e delle agibilità sindacali, eliminazione delle politiche europee di controllo sull’immigrazione.

Bologna, 27/09/2020

P.S.: Sono stati approvati dall’assemblea anche altri 4 ordini del giorno che pubblicheremo successivamente (per un iniziativa e proposta ai lavoratori d’Europa, per una chiara presa di posizione in solidarietà con il movimento Black Live Matters, per una piattaforma unitaria delle donne lavoratrici, per combattere le stragi sul lavoro e per la sicurezza sui luoghi di lavoro).

GLI INTERVENTI DELLE NOSTRE COMPAGNE E DEI NOSTRI COMPAGNI:

li puoi trovare su www.facebook.com/PCLavoratori

oppure la playlist: 

 https://www.youtube.com/playlist?list=PLR7gc4aVPjNyR9ckd0e7YQYJcu_DP8QcH

Bologna, il Coordinamento Unitario delle Sinistre di opposizione aderisce al corteo del 20 giugno

La crisi la paghino i padroni!

18 Giugno 2020
Il coordinamento delle sinistre di opposizione di Bologna aderisce al corteo regionale “Per un nuovo futuro” del 20 giugno 2020 indetto da numerose forze sindacali, politiche e associative.


INVECE DI SANITÀ, REDDITO E DIRITTI CI DANNO TAGLI, DISOCCUPAZIONE E POLIZIA.
NO! LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI!


Il coordinamento, espressione unitaria delle forze che fanno riferimento alla classe lavoratrice, promuove in ogni occasione la più ampia unità delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le rivendicazioni avanzate dalla manifestazione sono centrali nella sua proposta.

SANITÀ: un unico Servizio Sanitario nazionale, pubblico e gratuito, rilanciato dal raddoppio dell'investimento pubblico nella sanità finanziato dal taglio alle spese militari e dalla tassazione delle grandi ricchezze; nazionalizzazione della sanità privata senza indennizzo per i grandi azionisti.

REDDITO: blocco dei licenziamenti, salari al 100% per i lavoratori in cassa integrazione, un reddito dignitoso per tutti coloro che si trovano senza lavoro e senza reddito (“reddito di quarantena”), la regolarizzazione dei lavoratori immigrati; la riduzione generale dell'orario di lavoro a 30 ore pagate 40, per ripartire il lavoro fra tutti in modo che nessuno ne sia privato

DIRITTI: diritto di assemblea, di sciopero e di manifestazione; diritto al controllo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori delle condizioni di sicurezza del proprio lavoro, delle proprie mansioni, dei ritmi e intensità del proprio impegno lavorativo; no ai licenziamenti politici e alle violenze della polizia sui picchetti operai.

Padronato e governo dopo il crollo dell'economia e della produzione industriale, stanno preparando un conto salato per la classe lavoratrice e le classi popolari. È la solita ricetta per ricominciare a produrre profitti per i ricchi e continuare la rapina sociale a carico dei poveri. Dobbiamo urlargli in faccia il nostro secco NO: la crisi la paghino i padroni!


BASTA CON IL RAZZISMO E LE VIOLENZE DELLA POLIZIA
MASSIMA SOLIDARIETÀ CON IL MOVIMENTO ANTIRAZZISTA IN USA E NEL MONDO


In questi anni e in questi giorni abbiamo assistito ad un'impressionante sequela di violenze e omicidi da parte della polizia degli Stati Uniti. Il movente razzista è chiaro perché queste violenze colpiscono soprattutto la comunità afroamericana e le altre minoranze etniche non bianche.
Black lives matter, il movimento che sta guidando le manifestazioni di massa che in questi giorni stanno occupando le strade e le piazze delle maggiori città americane e stanno sconvolgendo la società e la politica statunitensi, denuncia l'uccisione di sempre più numerosi cittadini U.S.A. colpevoli di avere la pelle di colore diverso dal bianco e di non essere ricchi: Trayvon Martin, Michael Brown, Eric Garner, Freddie Gray, Tamir Rice, Sandra Bland, Philando Castile, Breonna Taylor e molti altri.
A questa terribile sequenza si aggiungono oggi George Floyd, soffocato in pieno giorno e Rayshard Broocks assassinato vigliaccamente con tre colpi di pistola alla schiena. Le giovani e i I giovani americani di ogni colore oggi dicono basta! Il loro testimone è raccolto ad ogni angolo del mondo da centinaia di migliaia di manifestanti, dalla Francia, all'Inghilterra alla Germania, e man mano il movimento si diffonde a livello internazionale all'antirazzismo si aggiunge la lotta contro la crisi del capitalismo, le enormi disuguaglianze sociali che esso produce che a loro volta sono fonte di tutte le possibili discriminazioni di tipo razziale, etnico, di genere e sociale
Anche in Italia, dove conosciamo bene le violenze poliziesche contro i giovani (ricordiamo Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Riccardo Magherini), dobbiamo sviluppare il movimento di solidarietà con le mobilitazioni antirazziste e contro le discriminazioni sociali negli U.S.A. e nel mondo.
Basta con le violenze della polizia e dei governi che servono, contro le giovani e i giovani, le antifasciste e gli antifascisti, le lavoratrici e i lavoratori.
Come Floyd negli ultimi istanti di vita, we can't breathe, non possiamo respirare. Il capitalismo con la sua crisi ci sta soffocando! Con l'unità di tutti i settori oppressi della società costruiamo un' altra prospettiva, un altro futuro, un'alternativa di società.