Di seguito gli interventi della compagna Donatella Ascoli a nome del Comitato 23 settembre e del compagno Marco Ferrando portavoce nazionale del PCL
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Contro sfruttamento, sessismo e repressione
Si è costituito il "Comitato 23 settembre"
A partire dal presidio del 23 settembre a Bologna, in occasione dell'inizio del processo all'assassino di Atika Gharib, le compagne di diverse organizzazioni sindacali e politiche e di realtà di lotta presenti hanno deciso di organizzarsi nel Comitato 23 settembre.
Nel corso delle iniziative legate al percorso di costruzione dell’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattive che si è svolta a Bologna domenica 27 settembre le compagne si sono impegnate non solo ad affrontare in assemblea le tematiche dell’oppressione delle lavoratrici e delle donne sfruttate, ma anche a portare in questo percorso la lotta contro gli elementi dell'oppressione sistemica che le donne subiscono, a partire da un impianto classista e anticapitalista che indichi la necessità di unire questa lotta a tutte le lotte delle classi subalterne, per l'abbattimento definitivo del capitalismo e del patriarcato.
In vista della manifestazione di Modena del 3 ottobre contro la repressione si è quindi deciso di formare uno spezzone di compagne appartenenti a diverse realtà sindacali, politiche e di movimento e qui pubblichiamo il volantino che le compagne porteranno in questa occasione.
Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere
Contro la repressione, unità di classe!
Tutte e tutti a Modena il 3 ottobre
1 Ottobre 2020
No alla repressione antioperaia! Facciamo fronte unico contro la dittatura padronale e dello Stato borghese!
Il Partito Comunista dei Lavoratori sostiene, partecipa e invita fortemente lavoratrici e lavoratori e le loro organizzazioni a partecipare alla manifestazione in difesa delle operaie e degli operai che nel territorio di Modena stanno subendo la persecuzione giudiziaria direttamente funzionale agli interessi padronali. La mostruosità del maxiprocesso intentato dalle autorità giudiziarie dello Stato borghese deve essere rigettata dalla classe lavoratrice. Quello Stato che proprio in questi mesi di pandemia ha dimostrato la propria responsabilità criminale perseguìta nel dissesto trentennale della sanità pubblica e nella messa a repentaglio della sicurezza per milioni di lavoratori con la conseguenza di decine di migliaia di morti.
Non si tratta solamente di esprimere la propria scontata solidarietà, ma di organizzare la propria autodifesa pregiudicata dalle istituzioni dello Stato piegato, come sempre, alle esigenze padronali. Il reato di cui si sarebbero macchiate queste lavoratrici e questi lavoratori è semplicemente quello di aver scioperato, organizzato picchetti e occupazioni, in difesa di diritti salario e sicurezza, ossia i normali e tradizionali strumenti della lotta di classe. Il mondo del lavoro non può e non deve subire questo attacco alle sue libertà fondamentali.
Le compagne e i compagni del PCL sono stati parte attiva della grande assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi che si è tenuta domenica 27 settembre a Bologna. Quell’assemblea ha indicato l’assoluta necessità della più ampia mobilitazione il 3 ottobre a Modena, perché le rivendicazioni essenziali del movimento operaio non subiscano il randello delle forze dell’ordine al servizio degli interessi padronali.
Perché sia possibile lottare per:
- la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;
- la patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni;
- il salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame;
- l’eliminazione del razzismo istituzionale, a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.
Insomma, un programma di rivendicazioni antitetico a quello padronale, per uno scontro classe contro classe, forza contro forza. Se il padronato stringe le file attorno alla propria piattaforma, la classe operaia deve rispondere con una politica uguale e contraria.
Unità, radicalità, autodifesa sono i mezzi per aprire uno spazio non solo di liberazione al soffocamento delle lotte, dei diritti sindacali e delle condizioni di vita della classe lavoratrice, ma anche alla prospettiva di un ordine sociale alternativo a quello capitalista.
Come Partito Comunista dei Lavoratori ci impegneremo in ogni lotta e in ogni fronte unitario di avanguardia per sostenere la proposta del fronte unico di classe e di massa nella prospettiva di una alternativa anticapitalista. L’unica alternativa vera.
Qui puoi scaricare il volantino
Partito Comunista dei Lavoratori
Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e - Bologna 27 settembre: la mozione finale e gli interventi delle nostre compagne e dei nostri compagni
MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEADEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI COMBATTIVI/E
Questa è la versione definitiva con i contributi e le richieste di modifica ed aggiunte.
L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione.
Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro).
Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente.
La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale.
In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato.
All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio:
1. riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;
2. patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni;
3. salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame;
4. eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.
È quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali.
Occorre riprendere l’iniziativa sui CCNL: da una parte il loro mancato rinnovo, dall’altra il perpetuarsi del patto di fabbrica (con l’estensione del welfare aziendale) imporrebbero infatti il dominio della contrattazione locale, le gabbie salariali, una liberalizzazione del caporalato istituzionalizzato.
Il settore della scuola, della sanità, del trasporto pubblico, come quello più generale dei diritti sociali, saranno in questi mesi un banco di prova in tal senso.
Serve la stabilizzazione dei precari e l’internalizzazione degli appalti, un piano straordinario di ricostruzione dei servizi universali contro ogni autonomia differenziata che divide i lavoratori.
La dinamica di lotta nei diversi settori di classe si presenta in ogni caso ancora articolata: segnata da cicli diversi di resistenza.
In alcune categorie più combattive, come i Trasporti e la logistica, possono già esser mature le condizioni per giungere nell’immediato a uno sciopero nazionale.
In altre iniziano ad affiorare significative resistenze ai rinnovo-bidone frutto della concertazione. In altre ancora, nonostante l’evidenza del disastro, prevale ancora la confusione e l’incapacità di sviluppare proteste di massa.
Si tratta quindi di attraversare queste controtendenze, spingere per diffonderle e soprattutto cercare di farle convergere in una lotta generale e di massa.
È necessario anche contrastare l’attacco senza precedenti ai diritti e alle agibilità sindacali, che si innesta nel quadro oramai decennale di repressione, criminalizzazione e discriminazione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori combattivi.
Come avvenuto al maxiprocesso contro centinaia di lavoratori della logistica e del settore alimentare per la vertenza Italpizza: per questo motivo l’assemblea aderisce alla manifestazione contro la repressione, contro i decreti sicurezza e per la difesa del diritto di sciopero indetta per il giorno 3 ottobre a Modena (in cui anche il Comitato 23 settembre, che raccoglie compagne di diverse organizzazioni e realtà di lotta, partecipa con un proprio spezzone di lavoratrici e donne delle classi sfruttate).
Nella tempesta della crisi economica e sanitaria, le donne lavoratrici e le donne senza privilegi sociali pagano il costo più alto.
Un costo doppio: come lavoratrici e come donne.
Per questo l’assemblea ritiene non più prorogabile lo sviluppo di un’iniziativa e di una campagna centrata sui diritti e sui bisogni delle donne:
a) per il diritto al lavoro, contro la precarizzazione e le discriminazioni salariali e contrattuali;
b) per il potenziamento del welfare, contro la logica della conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico;
c) per il diritto di aborto, alla contraccezione medicalmente assistita e all’autodeterminazione delle donne;
d) per la piena regolarizzazione delle lavoratrici immigrate;
e) contro il sessismo e la violenza domestica.
Nessuna ripresa delle mobilitazioni potrà avere reali possibilità di successo se non sarà capace di collegarsi al movimento di classe su scala internazionale e internazionalista: le lotte in corso negli Usa in risposta alle violenze poliziesche, suprematiste e razziste e ai brutali omicidi di questi mesi, i movimenti di opposizione alla devastazione ambientale prodotta dal capitalismo, che hanno animato e continuano ad animare milioni di giovani ai quattro angoli della terra, le lotte di resistenza e le vere e proprie sollevazioni contro gli effetti delle guerre di spartizione imperialistiche e contro le politiche dei regimi nazionali asserviti alle borghesie occidentali.
Alla luce di tutto ciò, l’assemblea del 27 settembre propone:
1) di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero che dovessero svilupparsi nelle prossime settimane, anche costruendo percorsi di convergenza e unificazione con le mobilitazioni di disoccupati, gli strike contro la devastazione ambientali e per lo sviluppo delle reti di solidarietà;
2) di organizzare una giornata di iniziativa nazionale per il prossimo 24 ottobre, sviluppandola nei diversi territori e nelle diverse realtà attraverso l’iniziativa di assemblee e coordinamenti locali, che nasceranno sulla base dell’assemblea di oggi;
3) di dare continuità a questo percorso aperto e collettivo di convergenza tra diversi settori e soggettività di classe, ponendosi il problema di sviluppare entro la fine dell’anno un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo;
4) di lanciare un appello ai lavoratori e alle lavoratrici combattivi e agli organismi di lotta di tutta Europa per un’iniziativa comune a partire da tre temi principali: riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario per far fronte a licenziamenti e disoccupazione; uniformità degli ammortizzatori sociali elevando il trattamento economico; patrimoniale sulle grandi ricchezze; difesa strenua del diritto di sciopero e delle agibilità sindacali, eliminazione delle politiche europee di controllo sull’immigrazione.
Bologna, 27/09/2020
P.S.: Sono stati approvati dall’assemblea anche altri 4 ordini del giorno che pubblicheremo successivamente (per un iniziativa e proposta ai lavoratori d’Europa, per una chiara presa di posizione in solidarietà con il movimento Black Live Matters, per una piattaforma unitaria delle donne lavoratrici, per combattere le stragi sul lavoro e per la sicurezza sui luoghi di lavoro).
GLI INTERVENTI DELLE NOSTRE COMPAGNE E DEI NOSTRI COMPAGNI:
li puoi trovare su www.facebook.com/PCLavoratori
oppure la playlist:
https://www.youtube.com/
Ordine e sicurezza. Di chi?
26 febbraio 2019
Lo dimostra la lotta degli operai della Frama Action di Modena contro la chiusura della propria azienda. Quando la proprietà austriaca ha annunciato la serrata per trasferire la produzione in Germania, gli operai hanno picchettato la fabbrica impedendo l'uscita dei tir. Nove di loro, le avanguardie di lotta, sono stati denunciati per blocco stradale. Un'azione prima sanzionata come illecito amministrativo, ora invece viene colpita come reato secondo quanto prevede il nuovo decreto sicurezza. Questo episodio la dice lunga sulla natura del decreto. Sotto la confezione della demagogia reazionaria contro i migranti si nasconde il pugno di ferro contro gli operai. Lo stesso ministro Di Maio che sbandiera le (finte) misure contro le delocalizzazioni per prendere i voti dei lavoratori, colpisce i lavoratori che lottano contro le delocalizzazioni portandoli in tribunale!
Intanto si annuncia una legge sulla cosiddetta legittima difesa che pone il diritto di proprietà sopra al diritto alla vita, al punto che il ministro degli Interni plaude commosso alle gesta dell'autore di un tentato omicidio che, a giorni di distanza da un furto di gasolio subito, ha sparato a freddo contro un rumeno dopo averlo fatto inginocchiare ai propri piedi. Anche qui non si tratta di atteggiamenti magari discutibili ma socialmente neutri. No, si tratta anche qui di un tema di classe. Se ogni offesa alla proprietà giustifica il diritto incondizionato a sparare del “legittimo” proprietario, cosa potrebbe accadere agli operai che decideranno di occupare gli stabilimenti a difesa del proprio diritto al lavoro? Qualsiasi guardia di vigilanza aziendale sarà autorizzata a far fuoco a tutela dei confini sacri della proprietà?
La retorica dell'ordine pubblico nasconde l'attacco al diritto di lotta degli sfruttati. L'unico ordine che si vuole difendere è quello dominato dai padroni. Solo rovesciando quest'ordine di società si potranno difendere diritti e umanità.





