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Appello. No alla deportazione del popolo palestinese! No al genocidio!


 NO ALLA DEPORTAZIONE DEL POPOLO! PALESTINESE

NO AL GENOCIDIO!
PER UN CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO E DURATURO!
PER LA RICOSTRUZIONE DI GAZA E L’INVIO DI AIUTI UMANITARI!
CONTRO IL GOVERNO ITALIANO E LE SUE POLITICHE DI SOSTEGNO A ISRAELE
FERMIAMO LA CORSA AL RIARMO E ALLE POLITICHE SICURITARIE!
A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE E DELLA SUA RESISTENZA



Il genocidio del popolo Palestinese e l’attacco ai diritti dei lavoratori in Italia sono due facce della stessa medaglia: un sistema economico che affama i popoli e saccheggia il pianeta per finanziare guerre e armamenti. Mentre il governo italiano taglia salari, sanità e istruzione, investe invece miliardi nell’industria bellica, e alimenta il genocidio in Palestina. La lotta del popolo Palestinese è la lotta di tutte e tutti noi contro lo sfruttamento, contro la guerra, per un mondo di giustizia e libertà.
Le associazioni palestinesi, le realtà sindacali di base, i centri sociali, le realtà dell’associazionismo, movimenti, i partiti e le migliaia di donne, uomini, ragazze e ragazzi solidali che hanno attraversato le strade di Milano per oltre 70 sabati consecutivi senza mai fermarsi, lanciano un appello per una grande mobilitazione nazionale. Invitiamo lavoratrici e lavoratori, precarie e precari, migranti, studentesse e studenti e tutte le persone solidali a partecipare numerose. La partecipazione di tutte e tutti è essenziale per dimostrare la più ampia solidarietà al popolo palestinese e opporci alle politiche di guerra e oppressione.

CORTEO NAZIONALE A MILANO 12 aprile 2025 – Piazza Duca D’Aosta ore 14:30

PERCHÉ SCENDIAMO IN PIAZZA

• NO ALLA DEPORTAZIONE E AL GENOCIDIO: Esprimiamo la nostra ferma opposizione alle politiche che minacciano l’esistenza e la sicurezza del popolo palestinese.

• CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO E DURATURO: Chiediamo la fine immediata delle ostilità e la protezione dei civili.

• AIUTI UMANITARI E RICOSTRUZIONE DI GAZA: Sosteniamo l’accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari e la ricostruzione delle infrastrutture distrutte.

• DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI: Ribadiamo il diritto inalienabile dei profughi palestinesi a tornare alle loro terre d’origine.

• CONTRO IL SOSTEGNO DEL GOVERNO ITALIANO A ISRAELE E ALLE POLITICHE BELLICISTE: Ci opponiamo alle scelte del governo italiano che supportano attivamente le azioni militari israeliane e alimentano la militarizzazione.

• FERMIAMO LA CORSA AL RIARMO: Mentre l’Europa si prepara, con il piano “Rearm Europe”, a investire miliardi nell’industria bellica, il governo italiano taglia fondi alla sanità, alla scuola e al welfare, riducendo il potere d’acquisto dei salari. Rifiutiamo questa logica di guerra che ci impoverisce per arricchire le industrie delle armi e alimentare conflitti globali.

• CONTRO LA REPRESSIONE E IL DDL “SICUREZZA”: Denunciamo il clima repressivo che vuole criminalizzare il dissenso e colpire chi lotta per la giustizia e la libertà. L’ex DDL 1660 è un attacco diretto alle mobilitazioni sociali, ai movimenti sindacali e alle manifestazioni di solidarietà con la Palestina e rappresenta un ulteriore segnale di involuzione in senso autoritario della società. Difendiamo il diritto a protestare e a esprimere la nostra opposizione alle politiche di guerra e sfruttamento.

• LIBERTÀ PER ANAN, ALI E MANSOUR: Chiediamo l’immediata liberazione di Anan, Ali e Mansour, così come di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri sioniste e in Europa. L’Italia non solo finanzia il genocidio in Palestina, ma perseguita anche i palestinesi sul proprio territorio, criminalizzandoli per la loro resistenza all’occupazione coloniale.

• Pretendiamo la fine della repressione e della criminalizzazione nei confronti dei palestinesi e delle organizzazioni umanitarie che operano in Italia per sostenere il popolo palestinese. La libertà di espressione, di movimento e di solidarietà sono diritti fondamentali che devono essere garantiti a tutti.

• È urgente che l’Italia, così come la comunità internazionale, smetta di sostenere l’occupazione israeliana e inizi a promuovere una politica di pace, giustizia e diritti umani per il popolo palestinese.


Dettagli logistici.

Ritrovo: 12 aprile 2025, ore 14:30, Piazza Duca D’Aosta (Stazione Centrale) Milano.
Trasporti: Per chi arriva da fuori Milano, sono previsti pullman organizzati.
Contattateci per prenotare il vostro posto.
Materiale informativo: Presso il nostro stand in Piazza Duca D’Aosta (dalle 13:30)
saranno disponibili volantini e bandiere palestinesi.

UNISCITI A NOI!
Questa è una lotta per la giustizia, la pace e i diritti umani. Una partecipazione di massa è fondamentale per amplificare il nostro messaggio e contribuire a un cambiamento reale.
Il 29 marzo è prevista un’assemblea a Milano a partire dalle 10 fino alle 15. Luogo da definire.

Contatti per informazioni: manifestazionepalestina@gmail.com


PRIME ADESIONI:

Associazione dei Palestinesi in Italia (API)
Associazione Donne Palestinesi in Italia
Comunità Palestinesi d’Italia
Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP)
ADL Cobas
CUB
Confederazione Cobas Lombardia
SGB
SIAL Cobas
SI Cobas
ADL Varese
Usi Cit Milano
CSOA Vittoria
Spazio Micene
San Siro Città Pubblica
No ddl Milano liberi/e di lottare
Partito Comunista dei Lavoratori
Opposizione classista della minoranza CGIL

Il nostro dissenso sul No Green Pass

 


Ai margini dell’assemblea del 19 settembre a Bologna

26 Settembre 2021

L’azione di sciopero generale prevista per l’11 ottobre si pone in un passaggio cruciale dei rapporti di classe. La standing ovation dell’assemblea di Confindustria al Presidente del Consiglio non è casuale. Fotografa la piena identificazione del padronato col governo Draghi. Gli industriali battono cassa su tutta la linea. Il governo li rassicura. Un PNRR che in piena pandemia destina alla sanità l’ultima voce di spesa e che al contempo cancella l’IRAP che finanzia la sanità pubblica è ciò che chiedono i padroni, assieme a nuove detassazioni dei profitti e delle rendite finanziarie, liberalizzazione di appalti e concessioni, innalzamento dell’età pensionabile, revisione peggiorativa del reddito di cittadinanza. Alle burocrazie sindacali si offre un posto a un tavolo già imbandito con menù già prenotato, in cambio di un riconoscimento istituzionale. Le burocrazie sindacali, com’è noto, sono di bocca buona. Padroni e governo lo sanno molto meglio di tanti lavoratori.

In questo quadro le lotte dell’ultima fase nella logistica (FedEx) e nell’industria (GKN) hanno rappresentato un fascio di luce in controtendenza. La lotta di GKN in particolare ha riproposto con chiarezza agli occhi di milioni di salariati la vera linea di demarcazione di classe: quella che contrappone il lavoro al capitale. “Mentre Landini preferiva discutere col governo di green pass, noi siamo qui a manifestare per le ragioni del lavoro e a chiedere attorno a queste uno sciopero generale unitario e di massa”: così si è espresso il coordinatore del collettivo di fabbrica GKN nella giornata della grande manifestazione di Firenze. L’azione di sciopero generale prevista per l’11 ottobre, promosso finalmente in modo unitario dall’insieme del sindacalismo di classe, deve porsi in questa direzione. Condividiamo pienamente la piattaforma unitaria dello sciopero indicata il 13 agosto, perché traccia con chiarezza la linea di classe discriminante, anche sul tema della sicurezza sanitaria, senza ammiccamenti a posizioni antivacciniste o avacciniste.

Per la stessa ragione non condividiamo il punto specifico della risoluzione della assemblea del 19 settembre a Bologna che rivendica il no al green pass. Sappiamo bene che i compagni non hanno posizioni no vax e difendono la vaccinazione di massa, ma proprio per questo troviamo assurda la posizione espressa. Perché senza rivendicare né l’obbligo vaccinale né più in generale la vaccinazione di massa, la parola d’ordine "no green pass" avalla di fatto una posizione antivaccinista. Non conta l’intenzione, conta il significato obiettivo di una formulazione equivoca. Il fatto che altre organizzazioni del sindacalismo di classe, come ad esempio la CUB, assumano la stessa parola d’ordine alla vigilia dell’11 ottobre – fuori dalla piattaforma unitaria concordata – accresce la nostra preoccupazione.

Abbiamo espresso già ampiamente la nostra posizione sul tema della vaccinazione (Opporsi ai padroni e al governo, non alla vaccinazione di massa). Siamo per la massima estensione della vaccinazione di massa come misura di salute pubblica. Il fatto che lo siano anche Draghi e i padroni non cambia nulla. Draghi e i padroni chiedono la vaccinazione di massa per assicurare la continuità della produzione e dei profitti, la stessa ragione per cui in Val Seriana, quando non c’era il vaccino, preferivano morti e contagi alla interruzione produttiva. Ai lavoratori la vaccinazione interessa per la ragione opposta: il proprio diritto alla salute pubblica e alla massima protezione collettiva nei luoghi di lavoro. È la ragione per cui sempre il movimento operaio nella sua storia si è battuto per la vaccinazione di massa e ove necessario per l’obbligo vaccinale, contro le posizioni piccolo-borghesi reazionarie che opponevano la “libertà individuale” alla sicurezza collettiva.

Il green pass è oggi una misura di incentivazione della vaccinazione di massa. È un fatto incontestabile. L’alternativa è o l’opposizione/indifferenza alla vaccinazione di massa o l’obbligo vaccinale. L’indifferenza alla vaccinazione di massa “per non dare sponda alla borghesia” è un non senso. Mostrerebbe una subalternità capovolta nei confronti della borghesia stessa. E regalerebbe a padroni e governo il consenso distorto di quella larga maggioranza dei salariati già vaccinati che giustamente chiede sicurezza. L’obbligo vaccinale è una soluzione in astratto ottimale, e un possibile aggravamento della pandemia può renderlo necessario, ma le sue ricadute sanzionatorie per i non vaccinati sarebbero molto più pesanti del green pass, in termini economici e non solo. Il certificato vaccinale dovrebbe essere comunque esibito in quanto obbligatorio, e la violazione dell’obbligo di legge sarebbe inevitabilmente più grave.

Il green pass è oggi la forma più graduale e progressiva della estensione della vaccinazione. Ciò non significa avallare tutte le sue modalità di gestione, tutte le sanzioni previste (o sanzioni, come la sospensione integrale dello
stipendio), e tanto meno l’uso che i padroni possono farne in situazioni specifiche. I padroni sono sempre padroni, gli abusi vanno contestati e combattuti sul terreno del controllo operaio e sindacale. A maggior ragione va respinta ogni tendenza padronale a coprirsi dietro la vaccinazione di massa per allentare o cancellare le altre misure di sicurezza sanitaria in azienda, spesso strappate da lotte e scioperi. Ma questo è terreno della lotta di classe, non del rifiuto o della indifferenza verso la vaccinazione di massa.

La vaccinazione di massa è decisiva ma non è l’unica forma di contrasto della pandemia. Va raddoppiata la spesa sanitaria pubblica con una patrimoniale del 10% sul 10%. Va espropriata la sanità privata, che investe in borsa i soldi pubblici ricevuti mentre diserta la lotta al Covid. Va rivendicato l’esproprio senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori dell’industria farmaceutica e delle industrie produttrici di vaccino, perché senza una produzione e distribuzione di massa dei vaccini su scala mondiale non sarà possibile venire a capo della pandemia. Sono necessari investimenti pubblici concentrati nella scuola e nei trasporti pubblici, che anche oggi continuano ad essere tagliati per pagare il debito pubblico alle banche e foraggiare interessi privati.
Ma sviluppare questo terreno centrale di contrapposizione anticapitalista non implica l’indifferenza o addirittura l’ostilità alla vaccinazione di massa. Ed anzi il no al green pass rischia di oscurare la centralità della piattaforma classista in fatto di sicurezza sanitaria, a vantaggio obiettivo di padronato e governo.

Ci riserviamo di esprimere e formalizzare la nostra posizione e proposta all’interno dell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e del Patto d’azione anticapitalista - per il fronte unico di classe, di cui siamo parte, alla prima occasione utile, e di rilanciare la nostra proposta più generale sul terreno della ricomposizione del fronte di classe che la vicenda GKN ha posto di fatto con forza (vedi l’appello Unire la lotta contro i licenziamenti).

Partito Comunista dei Lavoratori

Appello a tutti i lavoratori e le lavoratrici

 


Sabato 16 gennaio alle ore 10:30 la terza assemblea nazionale (on line) delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, in vista dello sciopero del 29/1

13 Gennaio 2021

A tutti i lavoratori, precari, disoccupati e al sindacalismo combattivo ovunque collocato

Contro l'uso padronale della pandemia: c'è bisogno di lotta, c'è bisogno di sciopero!

COSTRUIAMO INSIEME LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 GENNAIO E UNA GRANDE MOBILITAZIONE NAZIONALE SABATO 30 GENNAIO

IL 16 GENNAIO ASSEMBLEA NAZIONALE SU ZOOM


In vista dello sciopero del 29 e della manifestazione del 30 gennaio, per costruire insieme queste iniziative, per proseguire il confronto con tutti i lavoratori e le avanguardie sindacali ovunque collocate e rafforzare un percorso comune di lotta per i mesi a venire, è convocata per sabato 16 gennaio alle ore 10,30 su Zoom la terza assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi.

Per info e per le credenziali d'accesso all'assemblea scrivere a: assemblea279@gmail.com

Assemblea dei lavoratori combattivi

Occupare la Whirlpool! - Marco Ferrando (31/10/20)


Intervento del Partito Comunista dei Lavoratori all'assemblea operaia alla #Whirlpool di Napoli del 31 ottobre 2020. Il PCL ha sostenuto, sostiene e sosterrà ogni iniziativa di lotta che le lavoratrici e i lavoratori della Whirlpool metteranno in campo.



Per quanto ci riguarda, il tempo è ora. Occupare la fabbrica! Costruire una mobilitazione unitaria del movimento operaio! Per una vertenza generale del mondo del #lavoro! Per la #nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio della fabbrica! "Ma voi proponete l'#esproprio!?" La risposta è: SI. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno il diritto di rivendicare il licenziamento dei padroni! Leggi qui le nostre posizioni 👉 https://bit.ly/2Jo08d7

Partito Comunista dei Lavoratori

Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e - Bologna 27 settembre: la mozione finale e gli interventi delle nostre compagne e dei nostri compagni

 

MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEADEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI COMBATTIVI/E

Questa è la versione definitiva con i contributi e le richieste di modifica ed aggiunte.

L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione.

Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro).

Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente.

La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale.

In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato.

All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio:

1. riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;

2. patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni;

3. salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame;

4. eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.

È quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali.

Occorre riprendere l’iniziativa sui CCNL: da una parte il loro mancato rinnovo, dall’altra il perpetuarsi del patto di fabbrica (con l’estensione del welfare aziendale) imporrebbero infatti il dominio della contrattazione locale, le gabbie salariali, una liberalizzazione del caporalato istituzionalizzato.

Il settore della scuola, della sanità, del trasporto pubblico, come quello più generale dei diritti sociali, saranno in questi mesi un banco di prova in tal senso.

Serve la stabilizzazione dei precari e l’internalizzazione degli appalti, un piano straordinario di ricostruzione dei servizi universali contro ogni autonomia differenziata che divide i lavoratori.

La dinamica di lotta nei diversi settori di classe si presenta in ogni caso ancora articolata: segnata da cicli diversi di resistenza.

In alcune categorie più combattive, come i Trasporti e la logistica, possono già esser mature le condizioni per giungere nell’immediato a uno sciopero nazionale.

In altre iniziano ad affiorare significative resistenze ai rinnovo-bidone frutto della concertazione. In altre ancora, nonostante l’evidenza del disastro, prevale ancora la confusione e l’incapacità di sviluppare proteste di massa.

Si tratta quindi di attraversare queste controtendenze, spingere per diffonderle e soprattutto cercare di farle convergere in una lotta generale e di massa.

È necessario anche contrastare l’attacco senza precedenti ai diritti e alle agibilità sindacali, che si innesta nel quadro oramai decennale di repressione, criminalizzazione e discriminazione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori combattivi.

Come avvenuto al maxiprocesso contro centinaia di lavoratori della logistica e del settore alimentare per la vertenza Italpizza: per questo motivo l’assemblea aderisce alla manifestazione contro la repressione, contro i decreti sicurezza e per la difesa del diritto di sciopero indetta per il giorno 3 ottobre a Modena (in cui anche il Comitato 23 settembre, che raccoglie compagne di diverse organizzazioni e realtà di lotta, partecipa con un proprio spezzone di lavoratrici e donne delle classi sfruttate).

Nella tempesta della crisi economica e sanitaria, le donne lavoratrici e le donne senza privilegi sociali pagano il costo più alto.

Un costo doppio: come lavoratrici e come donne.

Per questo l’assemblea ritiene non più prorogabile lo sviluppo di un’iniziativa e di una campagna centrata sui diritti e sui bisogni delle donne:

a) per il diritto al lavoro, contro la precarizzazione e le discriminazioni salariali e contrattuali;

b) per il potenziamento del welfare, contro la logica della conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico;

c) per il diritto di aborto, alla contraccezione medicalmente assistita e all’autodeterminazione delle donne;

d) per la piena regolarizzazione delle lavoratrici immigrate;

e) contro il sessismo e la violenza domestica.

Nessuna ripresa delle mobilitazioni potrà avere reali possibilità di successo se non sarà capace di collegarsi al movimento di classe su scala internazionale e internazionalista: le lotte in corso negli Usa in risposta alle violenze poliziesche, suprematiste e razziste e ai brutali omicidi di questi mesi, i movimenti di opposizione alla devastazione ambientale prodotta dal capitalismo, che hanno animato e continuano ad animare milioni di giovani ai quattro angoli della terra, le lotte di resistenza e le vere e proprie sollevazioni contro gli effetti delle guerre di spartizione imperialistiche e contro le politiche dei regimi nazionali asserviti alle borghesie occidentali.

Alla luce di tutto ciò, l’assemblea del 27 settembre propone:

1) di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero che dovessero svilupparsi nelle prossime settimane, anche costruendo percorsi di convergenza e unificazione con le mobilitazioni di disoccupati, gli strike contro la devastazione ambientali e per lo sviluppo delle reti di solidarietà;

2) di organizzare una giornata di iniziativa nazionale per il prossimo 24 ottobre, sviluppandola nei diversi territori e nelle diverse realtà attraverso l’iniziativa di assemblee e coordinamenti locali, che nasceranno sulla base dell’assemblea di oggi;

3) di dare continuità a questo percorso aperto e collettivo di convergenza tra diversi settori e soggettività di classe, ponendosi il problema di sviluppare entro la fine dell’anno un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo;

4) di lanciare un appello ai lavoratori e alle lavoratrici combattivi e agli organismi di lotta di tutta Europa per un’iniziativa comune a partire da tre temi principali: riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario per far fronte a licenziamenti e disoccupazione; uniformità degli ammortizzatori sociali elevando il trattamento economico; patrimoniale sulle grandi ricchezze; difesa strenua del diritto di sciopero e delle agibilità sindacali, eliminazione delle politiche europee di controllo sull’immigrazione.

Bologna, 27/09/2020

P.S.: Sono stati approvati dall’assemblea anche altri 4 ordini del giorno che pubblicheremo successivamente (per un iniziativa e proposta ai lavoratori d’Europa, per una chiara presa di posizione in solidarietà con il movimento Black Live Matters, per una piattaforma unitaria delle donne lavoratrici, per combattere le stragi sul lavoro e per la sicurezza sui luoghi di lavoro).

GLI INTERVENTI DELLE NOSTRE COMPAGNE E DEI NOSTRI COMPAGNI:

li puoi trovare su www.facebook.com/PCLavoratori

oppure la playlist: 

 https://www.youtube.com/playlist?list=PLR7gc4aVPjNyR9ckd0e7YQYJcu_DP8QcH

Bologna, domenica 27 settembre, assemblea nazionale dei lavoratori combattivi


 Il Partito Comunista dei Lavoratori sarà presente con un nutrito gruppo di militanti all’"assemblea nazionale dei lavoratori combattivi", che si terrà a Bologna alle ore 9:30 nella sala Dumbo, in via Casarini 72.


Appoggiamo pienamente l'iniziativa che vuole riunire lavoratori, lavoratrici, delegati e delegate, forze sindacali e strutture autorganizzate, per avviare un percorso unitario di confronto e mobilitazione.
Lo scopo è arrivare, contro governo e padronato, a un necessario fronte unico di massa, di cui questa assemblea è un buon primo passo.

Il PCL è quindi impegnato alla riuscita di questa iniziativa, cui hanno già aderito centinaia di lavoratori e lavoratrici e sindacalisti classisti.
Invitiamo perciò tutti i compagni e tutte le compagne che fanno attività sindacale (in opposizione CGIL, in SGB, CUB, USB o altro sindacato) a firmare il testo dell’appello e a estenderlo ad altri compagni/e che fanno attività nel sindacalismo di classe e nella sinistra di opposizione e di classe, indicando il luogo di lavoro e il ruolo sindacale e comunicando l’adesione direttamente alla e-mail nazionale: assemblea279@gmail.com

Qui sotto pubblichiamo il testo dell’appello e le prime adesioni. A questo link trovate anche la pagina Facebook dell’evento.




PER UN’ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI COMBATTIVI

L’impatto dell’emergenza ancora in pieno corso è epocale, con una recessione generale che colpisce la vita di milioni di lavoratori, lavoratrici, precari/e e disoccupati/e nel mondo.
Questa recessione non è però un semplice riflesso del Covid19, ma mette a nudo una crisi strutturale di lunga durata. In Italia decine di migliaia di morti (in particolare a Bergamo e in Lombardia) hanno reso evidente lo sfascio del sistema sanitario e lo sfruttamento del suo personale.

Su spinta di Confindustria, migliaia di aziende, fabbriche e magazzini sono stati lasciati aperti anche se non essenziali, con milioni di lavoratori e lavoratrici il più delle volte privi di una reale protezione.
Le misure adottate in questi mesi dal governo Conte hanno salvaguardato ancora una volta i profitti. Cassa integrazione e ammortizzatori hanno prodotto un drammatico abbattimento dei livelli di vita di lavoratori e lavoratrici.

La moratoria sui licenziamenti è momentanea e, soprattutto, parziale: centinaia di migliaia di precari/e sono finiti per strada; si sono moltiplicati interventi mirati contro lavoratori e lavoratrici combattivi; col “decreto agosto” sarà anche possibile licenziare nei cambi d’appalto, terminato il periodo di esonero contributivo o esaurite le ulteriori 18 settimane di CIG. I prossimi interventi europei (dal recovery plan al MES) avranno lo stesso segno di classe.
Anzi, tutto lascia presagire che il peggio debba arrivare.

Per i padroni l’emergenza è infatti occasione per socializzare le perdite, accelerando le ristrutturazioni e aumentando lo sfruttamento. Non a caso dispiegano oggi un’offensiva sui contratti nazionali, evitando di rinnovarli e pretendendo il rispetto di quel patto del lavoro sottoscritto dalle burocrazie confederali che blocca ogni aumento salariale, salvo (forse) qualche briciola di welfare aziendale.

Per lavoratori e lavoratrici si profilano licenziamenti, taglio dei salari, inasprimento di ritmi e carichi, ulteriore riduzione delle tutele: tali misure avranno effetti ancora più feroci nel meridione d’Italia.
Come sempre sono le donne le più colpite: nel lavoro (con salari più bassi), nella perdita del lavoro (le prime a vederselo ridotto o ad esser licenziate) e nella riproduzione sociale (scaricando soprattutto su di loro la chiusura di scuole e asili nido).

Facendo leva sui decreti sicurezza che hanno equiparato le lotte sindacali e sociali a problemi di ordine pubblico, i padroni e i loro governi usano l’emergenza anche per imporre nuove strette repressive, con la militarizzazione nelle piazze e ai cancelli (persino con la security privata, come alla TNT), mentre la destra (e non solo) continua a diffondere il veleno del razzismo e dell’odio etnico, alimentando divisioni e guerre fratricide tra gli sfruttati per celare le vere cause e i veri responsabili della crisi.

Serve allora una risposta unitaria per generalizzare il conflitto.
Si pone quindi, oggi come non mai, la necessità di un’iniziativa all’altezza della fase e del nemico di classe.
Un’iniziativa capace di rivolgersi ai delegati/e, alle lavoratrici e ai lavoratori, che hanno scioperato a marzo nelle fabbriche, nella logistica e nella grande distribuzione; a quelli oggi colpiti da crisi industriali e da una crescente pressione padronale; alle tante soggettività che si stanno ponendo sul terreno della lotta o dell’autorganizzazione: lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, della sanità e delle scuole; dottorandi e precari delle università; precari delle cooperative e delle Onlus, del turismo, delle comunicazioni ecc.

È cioè necessario un radicale cambio di passo nel sindacalismo conflittuale e di classe. Non serve la nascita “per decreto” di nuove sigle, né la riproposizione di meri intergruppi, bensì la costruzione di percorsi di lotta che vadano oltre alle appartenenze di sigla e di categoria.

Dall’incontro del 12 luglio a Bologna è emersa la volontà di lanciare un processo nuovo e realmente includente, capace di legare le lotte sindacali, quelle dei disoccupati, i movimenti per la casa e gli scioperi degli affitti, i movimenti per la parità di diritti agli immigrati (oggi principale bersaglio dell’offensiva reazionaria dei Salvini e delle Meloni) e tutte le reti di solidarietà attive sui territori in un fronte unico di tutti gli sfruttati.

Nei prossimi mesi i nodi del contendere saranno essenzialmente due: la difesa (e il rilancio) del salario diretto, differito (pensioni e TFR) e indiretto (scuola e sanità pubbliche in primo luogo); la difesa di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, di studio e nella vita sociale.

Oggi più che mai, per combattere le politiche di sfruttamento, licenziamenti e macelleria sociale, occorre riprendere le storiche parole d’ordine del movimento operaio: patrimoniale sulle grandi ricchezze, no al cappio del debito di stato; riduzione drastica (e redistribuzione) dell’orario di lavoro a parità di salario; difesa e miglioramento dei livelli salariali; salario garantito a disoccupati e stabilizzazione dei precari; tutela della salute e della sicurezza; stop alla miriade di contratti precari e da fame; difesa, rilancio e applicazione effettiva dei CCNL; difesa e rilancio di una scuola e una sanità pubbliche, universali e gratuite; piena agibilità sindacale sui luoghi di lavoro; no ai decreti sicurezza e alla repressione degli scioperi e delle lotte, abolizione immediata di ogni forma di discriminazione e pieni diritti di cittadinanza per i lavoratori immigrati; sostegno all’edilizia popolare e stop agli sgomberi delle occupazioni a scopo abitativo.

Rivendicazioni praticabili solo se il movimento di classe saprà riconquistarsi la propria autonomia in un’ottica internazionale e internazionalista, sottraendosi al veleno del sovranismo. Proletari e capitalisti infatti non sono e non saranno mai sulla stessa barca: o i proletari saranno capaci con la lotta di far pagare la crisi ai padroni, colpendo i profitti e le rendite, oppure saranno i padroni a farci pagare con gli interessi i costi della loro crisi.
Vogliamo aprire un confronto per collegare e rilanciare le lotte in corso, per supportare quelle future ed unirle in un movimento generale.

Per questo convochiamo un’assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi/e, a Bologna, nella giornata di domenica 27 settembre: inizio ore 9,30, sala Dumbo, in via Casarini 72.



Hanno sottoscritto finora l’appello:


Ismail Abdelaziz, Ahmed Elmazin, Ataalla Said, Mohamed El Gazzar, Rahoman Hasanur e Sherif Taher - SI Cobas TNT Peschiera Borromeo
Jordan Estelle – SI Cobas BRT Milano Mecenate
Freddy Moyano, Mauricio Villa, Jorge Verà, Ricardo Tivan – SI Cobas SDA Bergamo
Saber Rachid Brt, Moutayakine Redouane e Anes Ur Rehman – SI Cobas Brt Interporto Bologna
Adib Driss, Arafat Yasar, El Mouddane Abdelhadi, Ennassiri Youssef e Tekeste Aleksander – SI Cobas SDA HUB Bologna
Asmeron Zemenfes, Simone Lusiardi – SI Cobas SDA Vimodrone (MI)
Getachewe Wondemagen, Pedro Jimenez, Karim Diongue, Sayed Elshami, Raul Quispe, Luis Mera – SI Cobas SDA Pregnana Milanese (MI)
Ibrahima Ba Sakho, Said Machhouri, Andelghani Oukbiche – SI Cobas DHL Milano
Pape Ndiaye, ex DHL Settala – SI Cobas Milano
Sennal Abdel Haq, Lakhzin Adil, Osama Taqafi, Khalid Ben Balla e Khiraoui Mehdi – SI Cobas GLS Sala Bolognese (BO)
El Rharbi Hicham, Adnane Hafid e Mjdila Rachid – SI Cobas Unilog Bologna
Besmir Matosci e Mouafak Noureddin – SI Cobas Granarolo Bologna
Inane Mohamed, Monzoor Alam e Negro Gianluca – SI Cobas Camst Bologna
Nid Mbareke Hamid, Ali Ansir, Mohamed Farhan e Lamaachi Mohamed – SI Cobas Fercam Bologna
Lucio Rivas, Oscar Bonilla, Alejandro Mata – SI Cobas UPS Milano
Fall Lamine Mohamed, Cusseynou Seck e Tetthe Ernest - SI Cobas GLS Reggio Emilia
Castiglione Luigi e Annalucia La Femmina – SI Cobas Sassi SpA, Parma
Hamzaoui Mustafa – SI Cobas Proda, Parma
Soudassi Tarik, Fermin Romulo e D’Ando’ Alfredo - SI Cobas STEF Parma
D’Angelo Francesco e Hermach Abdellatif – SI Cobas Realco Parma e Reggio Emilia
Donatella Ascoli – FILCAMS Musei Civici Veneziani
Sergio Borsato – RSU IC Fermi San Giuliano Milanese, CD CGIL Milano
Sergio Castiglione – ATA scuola, FLC Caltanissetta
Vincenzo Cimmino – precario della scuola, CD FLC Milano
Stefano D’Intinosante – RSU/RLS Somec, CD FIOM Treviso
Marco Di Pietrantonio – RSU/RLS Provincia, CD Cgil Pescara
Francesco Durante – CD Fisac, CD Cgil Abruzzo Molise
Elena Felicetti – precaria della scuola, FLC Pavia
Lorenzo Mortara – YKK , CD FIOM Vercelli
Elder Rambaldi – coordinatore vigili del fuoco CGIL Venezia
Luca Scacchi – CD CGIL
Luigi Sorge – FCA Cassino, AG Fiom Frosinone/Latina
Francesco Doro, FILCTEM CGIL Venezia
Marco Fabio Panaro – USB Enti Locali, Milano
Irene Felletti – FILT-CGIL, Milano
Enzo Cesare – SGB Comune di Bologna
Paolo Diana – SGB ATA scuola SGB
Bonfini Francesco – SGB scuola Bologna
Giovanni Oliva – SGB Scuola sicilia
Francesco – Pulafitto SGB scuola Sicilia
Aldo Mucci – SGB Enti Locali Sicilia
Lulzim Banka – SGB Logitec/Marcegaglia
Loredana Massaro – SGB Castelli romani
Roberto Betti – Rsu SGB Roma capitale
Riccardo Spadano – SGB Consorzio degli ingegneri
Ricciardello Marco – SGB Team Service Caserta
Chmiti Rachid, Agostino Scognamiglio e Kamara Papa Kane – SI Cobas Arco spedizioni, Parma e Reggio Emilia
El Mahoun Ahmed, Dawith Sami, Nicolae Aldea Creantin, Tawakol Aboelmaaty, Kone Mohamed e Traore Mamadou – SI Cobas BRT Parma
Daniele Stanco e Tajsas Hamza – SI Cobas SDA Modena
Soufiane Abderrahim – SI Cobas TNT Parma
Bahar El Alami – SI Cobas Fercam Parma
Ba Assane – SI Cobas Grissin Bon Reggio Emilia
Serghiei Porta – SI Cobas Catone, Parma
Mohammed El Abbas – licenziato Bormioli e coordinatore Provinciale SI Cobas Parma
Sonia Trigiante – licenziata Comer Ind., operatore sindacale SI Cobas
Simone Carpeggiani – SI Cobas Ex BRT Interporto Bologna
Samir Khalifi – SI Cobas Ex Mercatone Uno Bologna
Karim Bekkal – SI Cobas Ex Artoni Bologna
Hicham El Menjaoui SI Cobas Ex Granarolo Bologna
Eleonora Bortolato – SI Cobas Ex Logista Bologna
Nabil Hassani – SI Cobas ex SDA Hub Bologna
Rocco Marino – SI Cobas ex SDA Filiale Bologna
Luc Thibaut – RSU-USB vicentino ambiente
Matteo Beretta – Fiom Fincantier, Marghera
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri Marghera
Margherita Carraro – RSU-RLS Cgil, scuola IIS Ruzza, Padova
Luciano Orio – redazione “Voci operaie” – Bassano del Grappa
Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori Alto Vicentino – Voci operaie
Mario Lardieri – FLAI-Cgil Manifattura Tabacchi, Lucca
Fabrizio Mineo – settore somministrazione e telecomunicazioni (Roma)
Assouli Abdessamad, Ghabi Fahmi, Dieng Modou, Elyes Ben Sdira e Fall Mamadou – SI Cobas GLS Crespellano Bologna
Luca Marchi – SGB terziario, Milano
Ait El Caid Abdellatif, Babu Yassine e El Makhloufi Simo – SI Cobas Susa Bologna
Waqas Raza e Ibrahim Abou Ismail – SI Cobas One Express Bologna
Foudal Abderrahim, Sajjad Ahmad, Erradouani Mohamed e Barkaoui Zakaria – SI Cobas Dhl Bologna
Foudal Rachid, Kantar Mustapha, Safdar Hussain, Singh Palwinder e Mohammad Munir – SI Cobas Brt Roveri Bologna
Alessandro Anzini, Badr Haguchi, Labiad Mustafa, Usman Mohammed e Moukhlis Bouchaid – SI Cobas Tnt Bologna
Giuliano Gomiero – Cgil scuola, Padova
Mario Silvestri – SI Cobas Turi Transport, Napoli
Francesco Cotugno – SI Cobas CONATECO Napoli
Salvatore Annuale, Rosaria Cordone, Anna Acunzo, Ermanno Petralito, Giovanna Severino, e Letizia Cervo – SI Cobas – Banchi Nuovi, Manutenzione stradale Napoli e Caserta
Fortuna Petralito e Pasquale Pacilli – SI Cobas - Banchi Nuovi, Manutenzione stradale Benevento
Raffaele Vincenti – SI Cobas – Banchi Nuovi, Manutenzione stradale Avellino
Enzo Puglia, SI Cobas – Banchi Nuovi, Manutenzione stradale Salerno
Teresa Gentile – SI Cobas Mensa Ospedale Pascale Napoli
Giuseppe Mayol – SI Cobas TNT Napoli
Antonio Montella – licenziato FCA SI Cobas Pomigliano (NA)
Debora Moricca e Rosa Mancuso – SI Cobas Hotel Bristol Genova
Amadou Diallo e Zahir Elmehdi – SI Cobas BRT Genova
Daniela Gadaleta e Rori Arrigo – SI Cobas GDO – Carrefour
Gerardo Altosole – lavoratore ente pubblici, Comune di Genova
Lucia Attolini, Logrippo Maria Elena, Passagno Paola e Simone Turco – Fondazione Fulgis Genova
Erika Furci – Oss RSA Villa degli Ulivi
Angelo Testa e Paolo Vargas – SI Cobas TNT Genova
Sacid Mohamed – operaio appalti pulizie industriali Fincantieri Genova
Jazo Krenar – operaio appalti pulizie industriali Fincantieri Genova
Mahzouf Khaled – delegato appalti pulizie Zara
Zeno Foderaro – FLAI CGIL (Cuneo)
Alessio La China – settore metalmeccanico (Padova)
Sara Mattiello – CUB scuola, università e ricerca (Torino)
Giaime Ugliano – FILCTEM CGIL (Treviso)
Alberto Allemandi – FLAI CGIL (Cuneo)
Donato Marraudino – settore cooperative trasformazione alimentare, RSA (Cuneo)
Luca Marchi – SGB Terziario (Milano)
Mlaiji El Habib, El halmaoui Tarik e Gharib Mohamed – SI Cobas Biopro Bologna
Adlane Hicham e El Youbi Mohamed – SI Cobas Xp Express Bologna
Menges Amen e Noun Abdelmoula – SI Cobas SDA Promopacco Bologna
Rata Bogdan Razvan , Edderni Charaf e Gavella Cristian – SI Cobas SDA Drivers Bologna
Gordadze Gia – SI Cobas SDA Filiale Bologna
Lagbre Zano e Naveed Muhammad – SI Cobas SDA Bancario Bologna
Meher Zeeshan e Mohsine Abderrahim – SI Cobas Pallex Bologna
Brignolo Lodovico, Farew Ahmed, Kasem Mohammed e Llakaj Tedi – SI Cobas AF Zust Ambrosetti Bologna
El Allali Hamid, Bounakhla Benykhlef, Bentouil Abdeluahed, Bentouil Hicham e Javed Yasir – SI Cobas Palletways Bologna
El Mouttali Tariq, Serrar Bouchaib, Bejgana Chokri, Javed Saqib, Nabil Manar e Abderrahim Marzouk – SI Cobas GLS Modena
Daniele Stanco, Hamza Tajsas, Mehmood Asif, Luca Breviglieri, Tiziana Ternelli e Raza Hassan – SI Cobas SDA Modena
Ranjit e Shamsher - SI Cobas Ambruosi & Viscardi, Fermo
Andreea Mihai, Katiusha Santana, Davide Aliotti e Desiree Iurilli – SI Cobas Difarco, Liscate
Ouled e Giuseppe Mazzarelli – SI Cobas GLS Milano
Valentina Grace – SI Cobas pulizie albergi, Milano
Pietro Dell’Aquila – E.S.I. rsl SGB Campania
Fabio Corsi – SGB Toscana
Marco Del Corso – SGB Toscana
Alessandro Ceccarelli – RSU/SGB Comune Viareggio
Clemente Garuto – RSU/SGB Mercitalia Rail
Michele Cirinesi – SGB infermiere S.Orsola
Massahoud Javad, Mohamed Khelifi e Jouad Abderrahmane – SI Cobas TNT Modena
Lyadi El Aid – SI Cobas CAMAC srl Modena
Houmani Hassan e Tayda Mohamed – SI Cobas Prosciuttificio San Francesco, Modena
Rebai Walid, Sula Tomoor, Salifu Youssef, Kamel M’Barek e Fernando Kurukulasuraya – SI Cobas Suincom Spa, Modena
Nawaz Allah, Amarjot Singh, Anjum Waleed, Diakite Abdramane, Rehman Zia Ur, Shahzad Sufyan, Singh Jorawar, Qasim Haleem, Muhammad Akkas, Singh Jaspinder e Bilal Amjad – SI Cobas Gls Italy
Hussain Bukhari Syed Intizar – SI Cobas Bialetti Brescia
Junaid Faizan, Iqbal Asif e Singh Galwinder – SI Cobas Af/Zust Ambrosetti
Adil Shehzad, Mirza Najaf Ul Saqlain Baig, Dar Farook Mohamed, El Azzouzy Iahcen, Muhammad Suqrat Khizar, Mouhamadou Lamine Sakho, Al Godwin, Femi Tanimola, Mahatelge Dias e Grayan Krishantha – SI Cobas Brt Brescia
Bodiu Dumitru, Junea Mihail, Tebai Mejdi, Khan Nasar, Rochdi Mohammed e Fall Talla – SI Cobas Tnt/FedEx Brescia
Noman Bashir, Hassan Ui Moeez, Singh Varinder Pal – Fercam e Asad Imran SI Cobas Fercam Brescia
Shafi Ahmed – SI Cobas Ambrosi caseificio, Brescia
Singh Harpreet, Botnarciuc Darius, Kariate Said e Singh Bhupinder – SI Cobas Sda Brescia
Shahbaz Ahmed e Abdessamad Ghadfi SI Cobas Gls Enterprise Mantova
Paraschiv Adrian, Mohit Karla, Sigh Gurwinder, Singh Harpreet – SI Cobas La Linea Verde, Brescia
Taimoor Ilyas Mirza e Smarandache Clement – SI Cobas Dhl Verona
Saleem Suleman, Giliati Enrico e Adil Bilal – SI Cobas Ups Brescia
Ravelli Gianluca e Singh Surjit – SI Cobas Brt Mantova
Kurukula Arachchge Don Anton Chintak e Singh Paramjit – SI Cobas Susa Brescia
Michele Michelino – Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, Sesto San Giovanni
Raffelli Laura – coord. SI Cobas Brescia
Abbas Mohsan – coord. SI Cobas Brescia
Zametta Alfredo – coord. SI Cobas Brescia
Remo Campoli – ex autista Otil S.p.a., SI Cobas Milano
Luca Esestime – ex autista Gi.ma Trans, SI Cobas Milano
El Foulki Jouad – SI Cobas Suincom Spa, Modena
Halluli Dritan – SI Cobas Suincom Spa, Modena
Luciano Umile – SI Cobas ceramica Serenissima Modena
Denis Gjtta – SI Cobas ceramica Serenissima Modena
Falah Hassan – Ceramica Marazzi Casiglie, Finale Emilia
Majdi Aziz – SI Cobas Ceramica Marazzi, Finale Emilia
Rosaria Traversa – USB sanità amministrativa, Napoli
Gianluca Cavotti – USB Aeroporto di Capodichino, Napoli
Antonio Santorelli – FIOM Napoli
Daniele Maffione, lavoratore Comune di Napoli
Marcantonio Russo – Fisac Cgil Napoli
Francesca Borghesi – SI Cobas TNT Roma
Salvatore Amoruso – SI Cobas SDA Roma
Youssef Kanouni – SI Cobas GLS Riano (Roma)
Manuel Moron Moroni – SI Cobas Amato Chimici Fiano Romano, Roma
Valentina Roberto – militante per il diritto all’abitare – SI Cobas Messina
Francesco Ciraolo – delegato disoccupati Messina Servizi Bene Comune – SI Cobas Messina
Carla Lo Presti – delegata Lotta per la Casa, SI Cobas Messina
Alessandro Costa – disoccupato in lotta, SI Cobas Messina
Giusy Patanè – Lotta per la Casa, SI Cobas Messina
Emanuela Orto – disoccupata Messina Servizi Bene Comune, SI Cobas Messina
Vincenzo Tripodo – disoccupato Messina Servizi Bene Comune, SI Cobas Messina
Giovanni Portovenero – disoccupato Messina Servizi Bene Comune, SI Cobas Messina
Ben Brahim Ali – SI Cobas Emilceramica
Boussakri Moustapha – SI Coba Emilceramica, Modena
Kumar Sandeep – SI Cobas Ceramica Mirage, Modena
Stefano Roggero – SI Cobas coop. Sociale Elfo
Sara Manzoli – cooperativa Aliante, Modena
Gruppo Badanti “Donne Forti”, Modena
Giovanni Iozzoli – Rsu Fiom Pfb Modena
Alice Miglioli – agenzia Tempor
Nid M’Bark Hamid – Fercam Bologna
Oussidi Moulay Hafid – Bonomia cooperativa presso Transmec
Harbi Abdellatif – lavoratore di ceramica opera
Massimiliano Donadelli – SI Cobas Ceva di Stradella
Ashraf Barjees Tahir – SI Cobas BRT Modena
Esah – SI Cobas BRT Modena
Contorno Vincenzo – SI Cobas Aial presso Gigi il Salumificio
KENNEDY – metalmeccanica Nuova MGpid
Maiga Moussa – dip. Coop 3T presso Alcar Uno
Grasia Domenico – SI Cobas Bellentani, Citterio Modena
Grassia Pietro – SI Cobas Bellantani, Citterio Modena
Nheri Kamel – SI Cobas Bellentani, Citterio Modena
Ida Giannerbi – Rsu Cgil Ceramica San Valentino, Reggio Emilia
Laoudini Yassine – dip. Log-it presso Menu, Modena
Aslam – SI Cobas Emiliana Serbatoi, Modena
Pasquale Belluscio, Walter Vitrotti e Simone Pucchi – SI Cobas Fedex/Tnt Orbassano (TO)
Massimo Tasini – delegato SI Cobas AF Logistic, Rivalta (TO)
Raffaele Argento – operaio FCA Torino
Lucia De Paolo – SI Cobas Compass, mense Fca Torino
Rapotica Vasile – SI Cobas Lottero Spa, Asti
Khalil Elati e Kadisha Elzahrri – SI Cobas Brt Settimo Torinese (TO)
Patrizia Pisciotta – delegata sindacale SI Cobas Brt, Orbassano (TO)
Mahmoud Hassan Aboutabikh – licenziato Safim, None (TO)
Amid Elshaer – licenziato Safim, None (TO)
Pina Vitiello – insegnante , Torino
Baltag Aurel – SI Cobas SDA, Settimo Torinese (TO)
Abou Mohamed – SI Cobas Conserva, Michelin Torino
Barbara Maestrini – SI Cobas IRCCS S. Martino Genova
Delfina Piazzo – SI Cobas IRCCS S. Martino Genova
Abdelali Elhouate –-SI Cobas In’s Tortona
Harvinder Singh – SI Cobas In’s Tortona
Emilio Quadrelli – operatore sociale ARCI Genova
Paolo Defilippi – Amiu Genova
Dario Parodi – SI Cobas Fercam Genova
Abdelnaby Rashad e Meskur Fouad – SI Cobas Trifoglie Mercati Generali CAAT, Grugliasco (TO)
Luca Disse – SI Cobas Raspini, Piscina di Pinerolo (TO)
Marouane El Kazir, licenziato CLO (Coop Rivalta Scrivia), Tortona (AL)
Yassine Lahuifi – licenziato CLO (Coop Rivalta Scrivia), Tortona (AL)
Antonio Olivieri – Presidio Permanente di Castel Nuovo Scrivia (AL)
Ades Islam – SI Cobas Miliardo Yida, Spinetta Marengo (AL)
Aziz El Hanafi – SI Cobas Fedex/Tnt, Spinetta Marengo (AL)

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione sindacale

DIRETTA STREAMING DOMENICA 19 APRILE: Solo una rivoluzione può fare pulizia! Assemblea in diretta streaming

Ne parliamo con Marco Ferrando e Diego Ardissono. Non mancare!

Il PCL è stato impegnato nelle ultime settimane nel denunciare le responsabilità del capitalismo nella determinazione del disastro relativo all'emergenza sanitaria del coronavirus. Responsabilità dirette e determinanti: i tagli alla ricerca scientifica, asservita al capitale e al profitto delle industrie farmaceutiche; la devastazione ambientale che ha favorito il salto di specie del virus; i tagli massicci ai sistemi sanitari pubblici in tutto il mondo, a favore del privato.

In questo quadro, l'emergenza coronavirus ha messo in luce, ancora una volta, l'irrazionalità folle del sistema capitalista. Un sistema dove tutto, salute compresa, è subordinato al profitto. Un sistema che solo una rivoluzione può distruggere.

Che risposta dare a questa crisi?

Attorno a queste tematiche e all'esposto giudiziario che abbiamo presentato in merito alle responsabilità criminali del governo nazionale, della regione Lombardia e di Confindustria nello sviluppo esponenziale del #contagio e delle morti in Lombardia, promuoviamo questa assemblea pubblica in streaming, domenica 19 aprile alle 18:30, con Marco Ferrando (portavoce nazionale del PCL) e Diego Ardissono (Segreteria del PCL).

Perché il conto del coronavirus lo paghino i capitalisti, non i lavoratori e le lavoratrici!

Seguici in diretta streaming sulla nostra pagina Facebook!

Link evento Facebook

Non mancare!
Partito Comunista dei Lavoratori

L'assemblea del SI Cobas dell'8 febbraio

Un patto d'azione contro i decreti sicurezza

Un'assemblea di 150 compagni e compagne ha proposto «un patto di unità d'azione» contro i decreti sicurezza e la repressione dello Stato. L'assemblea nazionale promossa da SI Cobas l'8 Febbraio a Roma ha rappresentato un terreno di confronto tra diverse organizzazioni della sinistra di classe attorno alla proposta avanzata da SI Cobas, un'organizzazione che già aveva interloquito con un proprio intervento con l'assemblea nazionale del 7 dicembre, e che per l'8 febbraio ha invitato espressamente il coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione. Un invito importante, naturalmente accolto.

Il compagno Marco Ferrando è intervenuto nel dibattito per portare l'adesione del coordinamento emerso dal 7 dicembre, e del PCL, all'iniziativa proposta da SI Cobas.
L'assemblea nazionale del 7 dicembre ha promosso, tra le diverse campagne, una campagna specifica contro i decreti Minniti-Salvini per la loro cancellazione, una campagna mirata al più largo fronte d'azione unitario, e quindi attenta anche a dialogare coi sentimenti semplicemente democratici dell'opposizione ai decreti (come quello espresso dalle "sardine"). Ma al tempo stesso una campagna che vuole portare in questo fronte un riferimento di classe: contro quegli aspetti antioperai e antisindacali dei decreti – criminalizzazione dei blocchi stradali, delle occupazioni aziendali, dei picchetti di sciopero – su cui tace non a caso l'opposizione liberalprogressista, e su cui invece concentrano la propria attenzione le organizzazioni padronali e le questure. Su questo terreno in particolare, la convergenza con l'azione di denuncia, di controinformazione, di lotta proposta da SI Cobas è per noi naturale e molto positiva.

Importante è legare la campagna d'avanguardia alla prospettiva di ripresa di un'opposizione di classe e di massa contro i padroni, il loro governo, il loro sistema, la sola che può ribaltare i rapporti di forza e strappare risultati sullo stesso terreno democratico. Con questa impostazione, classista e rivoluzionaria, interveniamo e interverremo in ogni fronte di lotta lavorando al suo allargamento e proiezione di massa.
Partito Comunista dei Lavoratori

Al popolo del Brancaccio


La lettera che avremmo distribuito all'assemblea del Brancaccio del 18 novembre

13 Novembre 2017





Care compagne e cari compagni,

la crisi del progetto del Brancaccio non è uno spiacevole incidente diplomatico. È l'epilogo annunciato dell'equivoco politico su cui si basava. La pretesa di costruire «una sinistra che non c'é», ma senza rompere con quella che c'è. La pretesa di una radicale discontinuità di metodi e programmi, ma “nel rispetto della Costituzione” e della proprietà. La pretesa di una svolta sociale, ma senza riferimento di classe e senza rottura con il capitale. Dentro la cornice di questo equivoco tutti i gruppi dirigenti della sinistra riformista hanno svolto la propria parte in commedia. Bersani e D'Alema hanno usato il Brancaccio come canale di ricomposizione con Sinistra Italiana. Sinistra Italiana l'ha usato come strumento di pressione anti-Pisapia per stringere l'accordo con Bersani e D'Alema. Maurizio Acerbo l'ha usato come strumento di pressione su Sinistra Italiana, rimuovendo la pregiudiziale anti D'Alema (vedi Sicilia), ma chiedendo adeguate “garanzie”. Montanari e Falcone hanno fatto i vigili del traffico, finendo travolti.

Ma ora la realtà ha strappato il sipario della finzione scenica. Bersani, D'Alema, Fratoianni e Civati (con la iniziale copertura di Montanari e Falcone) propongono al popolo del Brancaccio di accettare il pacchetto completo di un accordo annunciato, attorno alla figura civica di Piero Grasso: dentro la prospettiva di un “nuovo” centrosinistra liberato da Renzi, e con l'esplicita disponibilità di Massimo D'Alema a sostenere un eventuale “governo del Presidente”. È esattamente la prospettiva contro cui tanta parte del popolo del Brancaccio si era giustamente mobilitato.
Su un altro versante, Maurizio Acerbo e il gruppo dirigente del PRC rivendicano di aver rimosso la preclusione verso Bersani e D'Alema, ma rifiutano il fatto compiuto, lamentano un mancato coinvolgimento, chiedono «coerenza» con l'appello originario del Brancaccio. Così facendo non fanno che riproporre l'equivoco di fondo del civismo progressista su cui si fondava quell'appello. Senza un bilancio dell'esperienza di Rifondazione (vedi Ingroia e Rivoluzione Civile), senza un progetto alternativo classista. E per di più continuando ad appellarsi all'”esempio” di Tsipras e Melenchon: una somma confusa di riformismo europeista e sovranista, unita dal richiamo sacrale alla Costituzione borghese pattuita nel 1948 tra De Gasperi e Togliatti. Sarebbe questa l'alternativa proposta da una lista eventuale tra PRC ed Eurostop?


LA VERITÀ VA DETTA TUTTA 

Occorre fare un bilancio vero, e definire un'alternativa reale: dalla parte dei lavoratori e contro il capitalismo, senza reticenze e ambiguità.

È vero: D'Alema e Bersani hanno gestito politiche liberiste e reazionarie, sino a votare in anni recenti la legge Fornero e persino il Jobs Act. La stessa idea di una lista unitaria della sinistra col personale politico che l'ha distrutta (per servire il grande capitale) doveva essere respinta in radice, non sostenuta o avallata (da tutti).
Ma la verità va detta per intero. Perché una verità incompleta diventa una oggettiva falsità.

La verità è che le politiche liberiste e reazionarie varate dai governi di centrosinistra non le hanno votate e gestite i soli D'Alema e Bersani. Le hanno votate e gestite anche i gruppi dirigenti della sinistra cosiddetta radicale. Il famigerato Pacchetto Treu, con l'introduzione del lavoro interinale, fu varato dal primo governo Prodi (1996/98), col sostegno di Bertinotti, Ferrero, Vendola, Rizzo. Così come il record delle privatizzazioni in Europa e i CPT per gli immigrati. La più grande detassazione dei profitti di banche e imprese degli ultimi decenni (riduzione dell'IRES dal 34 al 27,5%) fu realizzata nel 2007 dal secondo governo Prodi, in cui sedeva da ministro Paolo Ferrero. Così per l'aumento delle spese militari e il finanziamento delle missioni di guerra.

I due governi Prodi (1996/98 e 2006/2008), con queste politiche, hanno occupato complessivamente cinque anni di governo negli ultimi venti anni, la durata di una legislatura. Dobbiamo cancellarli da un bilancio politico, come non fossero esistiti? Non si dica (per chi lo dice) che sono stati “errori”. Sono stati crimini sociali e politici. Se dobbiamo rompere con chi ha contribuito a distruggere la credibilità della sinistra, questo criterio non dovrebbe forse valere per tutti?


PASSATO E FUTURO 
Si dirà che tutto questo riguarda il passato e che ora dobbiamo guardare al futuro. Ma è falso. Il bilancio del passato riguarda proprio il futuro. Senza un bilancio del passato ci si condanna infatti a riviverlo.

L'appello originario del Brancaccio rivendica una lunga serie di obiettivi sociali e democratici (difesa del lavoro, progressività fiscale, protezione dei migranti, rifiuto della guerra...). Tutti nobili intenti. Ma questi intenti non figuravano forse regolarmente in tutti i programmi di tutte le sinistre (Rifondazione, SEL, Tsipras, Lula...) spesso oltretutto in termini più radicali? Perché allora si sono realizzate, una volta al governo, politiche opposte?

La verità è che accettare il sistema capitalista e ambire a governarlo significa gestire la sua miseria, al di là di ogni promessa. Lo spazio riformistico fu possibile nel dopoguerra quando c'era il boom ed esisteva l'URSS. Dopo la restaurazione del capitalismo in Russia (per mano della burocrazia stalinista) e l'irrompere della grande crisi, il capitalismo si riprende ovunque quanto era stato costretto a concedere. Dentro l'euro e fuori dall'euro, e con i governi di ogni colore. Cosa dimostra oggi l'esperienza di Syriza in Grecia, se non questo? Si promettevano riforme sociali, si è realizzata la continuità della troika. Non diversamente va in Portogallo dove Partito Comunista e Bloco De Esquerda votano una finanziaria che taglia del 30% gli investimenti pubblici. La realtà è che i gruppi dirigenti della sinistra non hanno altro orizzonte che il governo “progressista” del capitalismo, nonostante e contro l'esperienza della storia. Per questo condannano il proprio popolo a passare di sconfitta in sconfitta, ogni volta nel nome del “nuovo” e sempre ripetendo il “vecchio”.


PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA.
PER UNA SINISTRA DI CLASSE E RIVOLUZIONARIA 


La “sinistra che non c'è ancora” può essere solo una sinistra rivoluzionaria.
Non una generica sinistra “civica” di cittadini progressisti. Né una sinistra che metta insieme sovranismi nazionalisti e costituzioni borghesi. Ma una sinistra di classe, schierata sempre e dovunque dalla parte dei lavoratori, impegnata nella unificazione delle loro lotte e resistenze sociali, a partire dalle rivendicazioni più semplici; ma soprattutto impegnata a ricondurre ogni lotta di opposizione e di resistenza all'unica prospettiva di alternativa vera: un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro organizzazione e la loro forza, che rompa col capitalismo e riorganizzi da cima a fondo la società.

Nessuno dei nobili intenti di miglioramento sociale, democratico, ambientale, elencati dal Brancaccio o da Acerbo può essere realizzato nel rispetto del capitalismo. La riduzione dell'orario di lavoro a 30 ore a parità di paga può essere perseguita solo rompendo frontalmente con un padronato che allunga ovunque orari e sfruttamento. La lotta all'evasione fiscale è inseparabile dalla lotta per la nazionalizzazione delle banche (vero tempio della grande evasione), senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto il controllo dei lavoratori. L'investimento massiccio in risanamento ambientale e servizi non è possibile senza l'abolizione del debito pubblico verso le banche e le compagnie di assicurazione, che oggi intascano 80 miliardi l'anno di soli interessi.

Si invoca l'applicazione della Costituzione. Ma la realizzazione degli enunciati progressivi della Costituzione è inseparabile dalla rottura con quel sistema capitalista che questa costituzione (borghese) protegge. È forse possibile realizzare “il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, alla dignità sociale” - come recita l'articolo 3 - continuando a rispettare la proprietà privata delle grandi industrie e delle banche, di quella casta dorata del capitale finanziario che concentra nelle proprie mani tutto il potere reale?

Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, imposto da una rivoluzione sociale, può realizzare misure di svolta e consentire una democrazia vera.

Certo, la coscienza dei lavoratori e degli sfruttati è lontana dal comprendere questa verità e prospettiva. Tanto più dopo essere stata demoralizzata e confusa dai gruppi dirigenti fallimentari della sinistra. Ma questa è una ragione in più per lavorare controcorrente nel ricostruire la coscienza di classe e anticapitalista che manca, organizzando innanzitutto attorno a questa prospettiva i settori più avanzati della classe lavoratrice.

Questa è la prospettiva per cui in ogni caso si batte il Partito Comunista dei Lavoratori. Una prospettiva che vogliamo sia presente e riconoscibile, nelle forme possibili, alla prossime elezioni politiche.
Partito Comunista dei Lavoratori