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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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A CHI CHIEDE CASA SI DA’ IL MANGANELLO

 


I problemi abitativi di Bologna sono esplosivi. La casa è un diritto di carta straccia che le forze di polizia intervenute per sgomberare due realtà abitative occupate calpestano sotto i propri stivali

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà alle compagne e ai compagni di Plat, CUA e ai manifestanti aggrediti dalla polizia mentre si opponevano allo sgombero di un appartamento occupato da una famiglia e uno stabile occupato dagli studenti per uso abitativo temporaneo.

Sono mesi che gli studenti manifestano in tutte le città universitarie italiane per denunciare il caro affitto che pregiudica il diritto allo studio,

Bologna ha migliaia di case sfitte di proprietà di enti pubblici o partecipati e decine di migliaia di appartamenti privati vuoti.

I meccanismi di gentrificazione del centro cittadino e la speculazione turistica hanno fatto schizzare in alto il costo degli affitti, favorite da piattaforme come Airbnb e dall’uso massiccio da parte dei proprietari della formula dell’affitto breve.

Accanto ai piccoli proprietari che dietro suggerimento di agenzie interessate, cercano di trarre il massimo profitto dalle proprie case, vi sono padroni di grandi proprietà immobiliari, quali enti pubblici, costruttori, aziende e la Chiesa, che speculano tenendo alti i costi degli affitti e favorendo le piattaforme speculative come Airbnb

Un problema enorme e discusso a livello locale così come a livello nazionale. Ma al momento l’unica soluzione sembra l’uso della forza contro chi cerca di sfuggire da situazione di indigenza o di marginalizzazione mettendo in pratica tramite un’occupazione il diritto alla casa. Il diritto borghese alla rendita e al profitto cozza ancora una volta contro l’elementare diritto delle persone ad avere un tetto.

La prepotenza capitalistica, pubblica e privata deve essere rovesciata da una forza eguale e contraria.

La forza di milioni di salariati, studenti e classi popolari.

  • Per un piano abitativo del comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna che metta a disposizione di lavoratori e studenti appartamenti e stabili di propria gestione;
  • per l’obbligatorietà fiscale dei piccoli proprietari (con il sistema del bonus/malus fiscale) al canone di affitto concordato;
  • per la severa limitazione del numero di case e appartamenti nella disponibilità delle piattaforme come Airbnb e della speculazione turistica;
  • per l’esproprio dell’immenso capitale immobiliare abitativo detenuto da banche, Chiesa, costruttori e Agenzie e la sua messa a disposizione per la distribuzione alle classi popolari sotto controllo dei lavoratori
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez. di Bologna

Riflessioni di classe e di genere sulla legge di bilancio

 


UNA MANOVRA FISCALE CONTRO LE CLASSI SUBALTERNE


La riforma del fisco del governo Draghi, inserita nella legge di Bilancio 2022 (Legge 30 dicembre n. 234) e approvata dal Parlamento in seguito al trentacinquesimo voto di fiducia posto dal governo, segnerà pesantemente l'anno prossimo venturo e quelli successivi.
Da un punto di vista generale possiamo affermare la piena continuità con i decreti varati in estate: lo Stato, con una manovra di oltre 36 miliardi di euro, si fa carico dei costi delle imprese con generose iniezioni di denaro tra cui 2 miliardi per contenere i costi sull'aumento dell'energia, 4.1 miliardi per l'internazionalizzazione delle imprese con progetti di sviluppo e per l'acquisto di mezzi di produzione (alias beni strumentali); accanto a ciò la revisione degli scaglioni IRPEF e l'abolizione dell'IRAP (la tassa regionale che finanzia il Servizio  sanitario nazionale) per i lavoratori autonomi, le imprese individuali e i professionisti/artisti non associati, che non godono di  regimi forfetari e di vantaggio.
Per quanto concerne la revisione degli scaglioni IRPEF, secondo la visione degli economisti liberali la riduzione del cuneo fiscale dovrebbe avere come conseguenza l'avvicinamento del netto delle retribuzioni al lordo. Ma a spese ovviamente della collettività e del peggioramento del sistema pubblico, in primis sanità, scuola e pensioni.
Il lieve innalzamento della no tax area per i pensionati (che passa da 8000 a 8500 euro), e l'abbassamento delle aliquote per le fasce intermedie dovrebbe in teoria segnare una boccata di ossigeno per i lavoratori e i pensionati, secondo le fonti mainstream. In realtà con la riduzione da cinque a quattro aliquote, l’intervento favorisce i redditi tra 40 mila e 50 mila euro (risparmieranno fino a un massimo di 945 euro), mentre il lavoratore/la lavoratrice dipendente medio/a con un imponibile di 21 mila euro avrà un risparmio IRPEF di circa 180 euro (vedi prima tabella in fondo a questa pagina). Bisogna aggiungere che il bonus Renzi-Gualtieri di 100 euro rimarrà erogato ai redditi fino ai 15 mila, non più fino ai 28 mila, e che il taglio dello 0,8% dei contributi INPS per i redditi fino a 35 mila euro (l’85% dei contribuenti) è prevista come misura una tantum solo per il 2022.

Inoltre, se analizziamo i dati sui redditi ci accorgiamo che i contribuenti IRPEF sono rappresentati al 43% circa dai redditi fino ai 15mila euro che manterranno lo stesso regime di tassazione al 23%.
D’altra parte, lo stesso Ufficio parlamentare di Bilancio chiarisce che il 20% delle famiglie più povere, che si trovano nella fascia dell’incapienza fiscale, è di fatto privo di qualsiasi beneficio apportato da questa manovra. Su un totale di 41.525.892 contribuenti, 22.461.167 sono redditi da lavoro dipendente e 14.482.963 rappresentano la quota dei pensionati. In totale 36.944.130, cioè l'88,9%!
Ovviamente nessuna modifica per i redditi superiori ai 75.000 euro e nemmeno per l’IRES, l’imposta pagata da società di ogni tipo, che rimane stabile al 24%.
Valga solo la pena ricordare gli oltre cento miliardi annui di evasione sottratti al bilancio pubblico e la scarsità dei controlli su di essa (in particolare i controlli sul calcolo delle componenti positive di reddito: ammortamenti, plusvalenze, etc.).

In realtà sappiamo anche benissimo come quel piccolo margine di sostentamento andrà a coprire l'aumento delle bollette. Da gennaio, infatti, al netto dell’intervento del governo, per le famiglie in media l’aumento della bolletta dell’elettricità sarà del 55% e quella del gas del 41%.

Infine, per effettuare un veloce pinkwashing (1), “il governo dei migliori” ha pensato anche alle donne: benefici contributivi a favore del datore di lavoro (cit. art 36) alle imprese che assumeranno donne, l’istituzione del Fondo Impresa Donna, che prevede contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per favorire l’imprenditoria femminile, la continuità di Opzione donna per il 2022 per il pensionamento e - udite, udite - la diminuzione dell'aliquota IVA dal 22% al 10% sui prodotti per l’igiene femminile non compostabili.


L’ASSEGNO UNICO UNIVERSALE PER I FIGLI: L'ARCHITRAVE DELLA POLITICA FAMILISTA DEL GOVERNO DRAGHI

Associata a iniziative che si ispirano al principio dell’empowerment femminile, caposaldo del femminismo borghese, il governo procede con il Family Act, mettendo a punto l’Assegno unico universale per i figli (AUUF), una misura a contrasto della denatalità, che in un’ottica femminista classista non può che suscitare diverse contrarietà. Si tratta di un sostegno ai nuclei familiari con figli* a carico (dal 7° mese di gravidanza fino al 21° anno di età (a meno che non abbiano una occupazione), senza limiti in caso di disabilità, che andrà a sostituire tutte le misure di sostegno previste fino a oggi (compresi gli assegni e le detrazioni fiscali per i figli, che saranno erogati fino a febbraio). 

Viene erogato direttamente dall’INPS e attribuito sulla base della condizione economica del nucleo familiare (ISEE), da un minimo di 50 euro a un massimo di 175 euro per figli* minorenni e da un minimo di 25 euro a un massimo di 85 euro per figli* maggiorenni. Sono previste maggiorazioni per ciascun* figli* successiv* al second* (vedi seconda tabella in fondo a questa pagina). Una misura esplicita che premia le famiglie prolifiche, il tutto retto sul lavoro riproduttivo delle donne. Con la differenza che le famiglie agiate potranno, pure con il sostegno economico del governo, sfruttare il lavoro delle donne proletarie per l’incombenza dei lavori domestici e di cura.

È stata largamente applaudita l’universalità della misura, perché lo avranno a disposizione anche gli incapienti (cioè chi ha redditi inferiori a 8 mila euro e che quindi non gode di detrazioni fiscali), gli/le/l* inoccupat* e chi lavora con contratti precari. Però lo potranno ricevere proprio tutte le famiglie, pure dove ci sono redditi alti e grossi patrimoni, tanto che, anche non presentando l’ISEE, comunque si avrà il minimo previsto! 

È stato però anche calcolato che per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti meno abbienti il nuovo sistema potrebbe essere penalizzante e che circa il 10% delle famiglie ci andrà a perdere (mentre per circa il 18% non cambierà praticamente niente), essendo l’importo dell’assegno unico inferiore a quello dell’assegno al nucleo familiare e alle detrazioni fiscali. Questo una volta che verrà meno la clausola di salvaguardia (andrà a scalare fino a sparire nel 2025) che integrerà la differenza.

Anche chi percepisce il reddito di cittadinanza (già abbondantemente considerat* dalle misure governative un soggetto da punire) è trattato in modo iniquo, in quanto l’importo dell’assegno verrà decurtato dal sostegno. Un intervento che si aggiunge, tra l’altro, ad altre criticità e condizionalità peggiorative presenti nel reddito di cittadinanza: oltre alle previste 16 ore settimanali di lavoro gratuito (spacciate come “progetti utili per la comunità”), la riduzione del reddito di 5 euro al mese a partire dal rifiuto  di una offerta di lavoro (che può prevedere una distanza anche di 80 Km!) e la revoca totale del reddito al secondo rifiuto di una offerta di lavoro che non prevede nessun limite di distanza e il vincolo ignobile di  dieci anni di residenza per cittadin* extracomunitari*. A quest* ultim*, invece, per potere accedere all’Assegno unico sarà chiesto il permesso unico di lavoro o di ricerca di 6 mesi. Alla faccia dell’universalità, che toglie proprio a chi ha più bisogno! 

Un’altra criticità del nuovo assegno unico consiste nella possibilità che venga richiesto in pari misura da entrambi i soggetti che esercitano la “responsabilità genitoriale”, a prescindere dal reddito. Dal momento che all’interno del nucleo familiare le donne sono generalmente quelle che guadagnano di meno, soprattutto perché si ritrovano sulle spalle il peso del lavoro di cura che le costringe molto spesso a lasciare il lavoro o ad accettare il part time, è chiaro che in una situazione di separazione, con tutte le complicazioni che comporta, ne usciranno svantaggiate.

Ma, indubbiamente, associato al tema del welfare, non possiamo dimenticare la questione centrale del salario e del lavoro, fattori imprescindibili per ogni spinta verso l’autonomia ed emancipazione femminile.

I dati dell’occupazione, di quella femminile in particolare, sono preoccupanti: nell’ultimo anno (consideriamo, secondo la rilevazione ISTAT (2), il dato da novembre 2020 a novembre 2021) sono aumentati 490 mila occupat* dipendenti (senza recuperare quelli persi dall’inizio della pandemia), ma ben 448 mila sono a termine! Il divario di genere è immediatamente tangibile, con un tasso di occupazione femminile del 49,9% contro un 68% di quella maschile.

Un'occupazione che sconta un enorme divario retributivo complessivo, dovuto soprattutto alla discontinuità lavorativa, alle minori ore lavorate (per svolgere lavoro domestico e di cura) e ai part time involontari.


PENSIONI: DALLA PADELLA ALLA BRACE

Una riflessione a parte è necessaria per le pensioni, con il ritorno a pieno regime alla Legge Fornero.

Nel corso degli ultimi trent'anni, la tendenza affermatasi nel sistema previdenziale riguarda l'innalzamento dell'età pensionabile con elementi di flessibilità in uscita (che comportano sempre penalizzazioni); l'innalzamento dei requisiti minimi in termini di anzianità contributiva e l’annullamento progressivo della componente retributiva, la conseguente rivalutazione delle pensioni sganciata dai salari reali e ancorata all'andamento dell'inflazione; la creazione di sistemi di previdenza complementari affiancati a quello pubblico.
Soprattutto il passaggio dal regime retributivo a quello contributivo ha determinato un drastico abbassamento delle rate pensionistiche percepite, pur essendo il nostro, un sistema ancora basato sul principio della ripartizione, secondo il quale le pensioni sono finanziate dai contributi versati da* lavorat* attiv* 
In breve, la novità principali sulla riforma delle pensioni prevista dal governo Draghi: per il 2022 si passa da quota 100 del governo Lega-M5S (62 anni di età + 38 anni di anzianità contributiva), a quota 102 (64 + 38), ci sarà il rinnovo di Opzione donna e la proroga dell’APE Sociale (introdotta dalla legge di Bilancio nel 2017).
Questo anno transitorio dovrebbe giungere al 2023 con l'obiettivo da parte del governo di un ricalcolo interamente contributivo dell'assegno pensionistico, anche per coloro che avrebbero potuto beneficiare di un trattamento misto in base a quanto previsto dalla normativa precedente.


PINKWASHING SUI PROBLEMI DEL LAVORO E "OPZIONE DONNA". IL FEMMINISMO BORGHESE SI ACCONTENTA DEI TAMPAX

Nel 2022 per le donne l'uscita anticipata (rispetto alle attuali norme) con Opzione donna non arriverà a 60 anni, come era stato previsto. In breve: l'uscita anticipata sarà a 58 anni per il settore pubblico e a 59 anni per le lavoratrici autonome, con almeno 35 anni di versamenti entro il 2021 (ma senza il riconoscimento di periodi di malattia e disoccupazione). Rimarrà comunque la penalizzazione dovuta all’applicazione della finestra mobile, per cui tra la maturazione del diritto e l’accesso alla pensione passeranno 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 per le autonome.
Non dimentichiamoci però che Opzione donna fu introdotta dalla riforma Maroni (legge 243/2004), insieme al famoso bonus e al rafforzamento della previdenza complementare. Chi dovesse scegliere questa eventualità accetterebbe il ricalcolo della pensione interamente basato su sistema contributivo, anche per coloro che potrebbero beneficiare del sistema misto con il ritorno alla legge Fornero.

Sappiamo che nel 2019 le richieste per l’Opzione donna accolte dall'INPS sono state 21.090 e nel 2020 14.510. Le lavoratrici che decideranno per Opzione donna, per effetto del passaggio al sistema di calcolo totalmente contributivo, subiranno mediamente una decurtazione sull'assegno pensionistico intorno al 25/30 %, con delle variabili a seconda dell'età della lavoratrice, delle caratteristiche di carriera, della retribuzione e infine dell'anzianità contributiva maturata alla data di un'eventuale decisione all'accesso. 
Opzione donna è una formula di pensione anticipata (quella che ha sostituito con la riforma Fornero la pensione di anzianità) che, secondo tutti i governi che l’hanno propagandata, dovrebbe consentire l'uscita dal mondo del lavoro in maniera agevolata rispetto all'ordinaria pensione di vecchiaia.
È bene invece sottolineare come molte lavoratrici siano giustamente in dubbio sul decidersi, proprio per le ragioni che abbiamo spiegato (calcolo dell’assegno interamente con il sistema contributivo con il conseguente taglio dell’importo). Il taglio del 25/30% in euro è una somma alta (facendo un esempio su una lavoratrice non turnista del settore infermieristico con 30 anni di lavoro ed uno stipendio di 1650 euro, il taglio sarebbe di circa 450 euro).
La quota di pensione senza Opzione donna avrebbe il calcolo con sistema misto (retributivo e contributivo). Ovviamente, semplificando: più tardi si esercita l'Opzione donna minore sarà l'impatto sull’importo dell’assegno pensionistico, mentre maggiori sono i contributi versati e la carriera lavorativa antecedenti al 1996 maggiore sarà il taglio, che potrà superare il 30%. Cioè meno anni cadono nel calcolo retributivo, minore sarà l'impatto economico.
È così che la disparità di genere comporta per le donne non solo in età lavorativa il divario salariale, ma legato a questo, un accesso alla pensione con forti elementi di penalizzazione. 
E un peso del lavoro di cura che in età avanzata tende tutt’altro che ad alleggerirsi. 

Dobbiamo lottare per non essere costrette, per accedere alla pensione, a cadere nella trappola delle misure di governi che tutelano da sempre i padroni e i pochi ricchi a danno dei moltissimi proletari e dei soggetti più poveri. In un sistema in cui a rimetterci, sia lavorativamente che - in genere - socialmente, sono sempre lavorat* dipendenti, pensionat* e classi popolari.
Ci raccontano che l'INPS è in crisi. Vero è piuttosto che la cassa integrazione Covid, nel periodo pandemico, è stata sostenuta dalla fiscalità generale, gravando anche sulle casse dell’INPS, il tutto per agevolare il padronato, garantendone la continuità dei profitti. 
Di cosa stiamo parlando? Di un sistema che incarna gli interessi del capitale, che utilizza i media e l'informazione nel celare le verità ed esaltare argomenti falsi e tendenziosi che allontanano dai veri problemi di chi non gode di privilegi sociali e vive di lavoro salariato. 
Ma soprattutto, invece di stimolare ipocritamente lo scontro generazionale, mascherando le misure contro chi oggi è arrivato all’età della pensione come un beneficio per i giovani, bisogna intervenire sui salari e sulla condizione lavorativa generale, dando lavoro redistribuendolo tra tutt*, con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Con una attenzione particolare proprio per chi, come le donne e giovani, lavora in condizioni di precarietà e discontinuità, che vanno cancellate definitivamente.


LE NOSTRE RIVENDICAZIONI

È importante stabilire di cosa ci sia bisogno, dal nostro punto di vista, quello di classe, per emancipare le donne e la famiglia stessa e per dare centralità alla crescita delle nuove generazioni. Una delle priorità è lo sgravamento dai costi e dalla fatica del lavoro di cura, che rimane sempre sulle spalle delle donne e delle famiglie delle classi subalterne. Servono, nella prospettiva della socializzazione del lavoro di cura, servizi pubblici gratuiti, con la nazionalizzazione  dei servizi necessari alla cura di anziani e bambini; una scuola laica, pubblica, organizzata democraticamente e collettivamente, su cui investire grandi risorse (tutto il contrario di quanto fatto dal governo con la legge di Bilancio, in una fase in cui la scuola sta subendo pesantemente i colpi della pandemia); case e piani di edilizia popolare, con l’esproprio del patrimonio delle grandi immobiliari e l’utilizzo di tutte le case sfitte.

Queste rivendicazioni devono essere un bagaglio nelle nostre lotte quotidiane, nella prospettiva di realizzare, con l'abbattimento della società capitalistica etero-cis-patriarcale, il nostro obiettivo, quello di una società che si faccia carico dell’educazione e del mantenimento delle nuove generazioni, facendo venire meno il modello di famiglia come nucleo economico piuttosto che come unione di affetti e solidarietà.

Oltre a tutto quello che apre la prospettiva verso la socializzazione del lavoro di cura dobbiamo rivendicare, insieme alla già citata riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario (30 ore pagate 40) per redistribuire il lavoro tra tutt*, un salario minimo intercategoriale fissato per legge di 1500 euro, un salario garantito a* disoccupat* e a chi e in cerca di lavoro, il ripristino dell’art. 18 (e la cancellazione del Jobs Act), l’eliminazione di tutte le forme di lavoro precario (tipologie contrattuali, appalti, ecc.), il blocco permanente dei licenziamenti (l’ultimo sblocco coinvolge il settore del terziario, ad alta presenza di manodopera femminile!), l’esproprio e la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio di tutte le aziende che licenziano, delocalizzano ed inquinano.

Ma anche una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco, per recuperare le risorse da chi ha già abbondantemente rapinato e un sistema di tassazione fortemente progressivo.
E una riforma delle pensioni che faccia a pezzi tutte le controriforme pensionistiche, per ritornare al sistema retributivo (con 60 anni per la pensione di vecchiaia e 35 anni per la pensione di anzianità), dopo una vita lavorativa in cui a tutt* sia garantito un lavoro completo di tutele in ogni settore.

Come Partito Comunista dei Lavoratori pensiamo fermamente che si debba tornare a riempire le piazze, lanciando una vertenza e mobilitazione generale, costruendo nell’impegno quotidiano l’unità delle lotte, trasformando la comprensibile delusione di molti lavoratori e lavoratrici in forza e voglia di riscatto. Bisogna cambiare il corso della storia con una svolta radicale e rivoluzionaria. Dobbiamo difendere tutti i diritti e conquistarne di nuovi. Contro ogni oppressione di genere, del cis-etero-patriarcato figlio del capitale, e contro ogni repressione sociale - a cominciare da quella che insieme alle discriminazioni dilaga nei luoghi di lavoro.  
Per un futuro in cui ciascun* potrà realizzarsi e autodeterminarsi, all’interno di una società che si farà carico collettivamente di tutti i bisogni, liberando il tempo e la vita delle donne e de* singol* dal giogo della fatica del lavoro riproduttivo e di cura, e abbattendo gli ostacoli al compimento di una umanità che viva relazioni interpersonali libere e svincolate dallo sfruttamento e dalla dipendenza.





(1) Il pinkwashing è una strategia di marketing che utilizza l’immaginario e i simboli dell’emancipazione femminile, anche schierandosi apparentemente per alcune cause, al fine di vendere un prodotto. In senso traslato si intende qualsiasi atteggiamento mistificatorio e iniziativa dell’ideologia borghese e del potere statale che si dichiari a favore dell’emancipazione delle donne, perseguendo al contrario l’obiettivo del controllo sociale.

(2) https://www.istat.it/it/files//2022/01/CS_Occupati-e-disoccupati_NOVEMBRE_2021.pdf

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere
primaimmagine

Gli effetti della riforma Irpef 2022 (immagine dal Fatto Quotidiano)

seconda immagine

Gli importi dell’assegno unico (immagine dal Sole 24 Ore)



Festival di Unità di Classe


Dall'1 al 4 settembre festa del PCL a Firenze: dibattiti, assemblee, gazebo informativi, musica, bar e ristorante.
Quattro giorni di aggregazione, socialità, organizzazione contro il capitalismo e i suoi rappresentanti, in una bellissima cornice con teatro e 200 posti a sedere, e con di fronte un parco dove allestiremo stand con materiale informativo. Tutte le sere ci saranno feste, concerti, spettacoli e sarà possibile usufruire di un bar a prezzi popolari.

Di seguito, il programma della festa.









GIOVEDÌ 1 SETTEMBRE
ORE 17 - Apertura festa
ORE 18 - Dibattito
"Tante case senza gente, tanta gente senza casa. Firenze, Genova, Bologna, Brescia: esperienze di lotta a confronto"
Coordina:
Cristian Briozzo - PCL Genova
Intervengono:
Lorenzo Bargellini - Movimento di lotta per la casa, Firenze
Luca Toscano - Iniziativa Antagonista Metropolitana, Firenze
Associazione Pugno Chiuso, Bologna


ORE 21 - Dibattito
"Per la ricomposizione di un fronte unitario di lotta"
Coordina:
Francesco Doro - PCL
Intervengono:
Nabil - S.I. Cobas
Massimo Betti - Sindacato Generale di Base
Luca Scacchi - Il sindacato è un'altra cosa-opposizione CGIL
Matteo Moretti - RSU GKN Firenze
Ivan Maddaluni - CUB Firenze
Alessandro Nannini - Confederazione Cobas Ataf

Sono invitate tutte le realtà di lotta del territorio a partecipare


ORE 22 - Spettacolo teatrale (in terrazza)
Passaggi Partigiani - Uno spaccato della resistenza al nazifascismo visto attraverso gli occhi di una giovane donna. Dalla Jugoslavia libera e multietnica dell'infanzia fino all'occupazione, la deportazione nel campo di concentramento, la fuga, l'esperienza nella lotta partigiana. Frammenti di una vita divengono parabola della storia di una generazione e di un popolo.
Tratto da “Darinka - una staffetta partigiana” di Daniele Civolani e Darinka Joijc
regia Alessia Passarelli
musiche Giovanni Tufano
con Alessia Passarelli e Giovanni Tufano


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VENERDÌ 2 SETTEMBRE
ORE 18 - Dibattito
"Sessismo e maschilismo nel movimento operaio e studentesco"
Coordina:
Chiara Pannullo - PCL Firenze
Intervengono:
Assia Lazzerini - PCL Firenze
Chiara Mazzanti - PCL Pisa


ORE 22 - Concerto
Alessio Lega
(https://www.facebook.com/AlessioLegaFanPage/?fref=ts)


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SABATO 3 SETTEMBRE

Meeting nazionale del PCL
A dieci anni dalla nascita del PCL, la grande crisi del capitalismo e del riformismo conferma le ragioni della costruzione di un partito rivoluzionario in Italia e nel mondo. Di un partito schierato dalla parte dei lavoratori contro il capitalismo. Di un partito che porti in ogni lotta la prospettiva di un governo dei lavoratori, quale unica vera alternativa. Il PCL è stato ed è al servizio di questa prospettiva. Perché solo la rivoluzione può cambiare le cose.
ORE 12 - Accoglienza
ORE 13 - Pranzo
ORE 14 - Conferenza
Introduce:
Michele Terra - Segreteria PCL
Intervengono:
Scilla Di Pietro - PCL Napoli
Francesco Doro - PCL, Comitato Centrale FIOM
Francesco Durante - PCL Pescara
Ermanno Lorenzoni - PCL Bologna
Tiziana Mantovani - PCL Milano
Conclude:
Marco Ferrando - portavoce PCL


ORE 18 - Workshop
"Femminismo e lotta di classe
Intervengono:
Chiara Pannullo - PCL Firenze
Serena Ganzarolli - traduttrice e curatrice del libro "Il pane e le rose. Femminismo e lotta di classe"
Marinella - Fondo comunista, Firenze


ORE 22 - Concerto
I Matti delle giuncaie - hard folk
(https://www.facebook.com/mattidellegiuncaie/?fref=ts)


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DOMENICA 4 SETTEMBRE
Ore 15 - Conferenza internazionale
"Contro la fortezza di Schengen, abbattere le frontiere. Per la libertà di circolazione di tutti e di tutte, per un'Europa e un Mediterraneo socialisti"
Coordina:
Simone Faini - PCL Firenze
Intervengono:
Franco Grisolia - Segreteria PCL
Ciro Tappeste - Courant Communiste Révolutionnaire (NPA, Francia)
Sungur Savran - Partito Rivoluzionario dei Lavoratori - Devrimci Isci Partisi (DIP, Turchia)
Tomas Martinez Peña - Izquierda Anticapitalista Revolucionaria (IZAR, Spagna)


ORE 22 - Concerto
The Alano & Garrapateros
(https://www.facebook.com/GarrapataSoundSystem/?fref=ts)


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INFO:
Teatro Nuovo Circolo Arci Lippi, Via Pietro Fanfani 16


Come Arrivare:
Firenze zona nord
vicino a: Aeroporto Vespucci, stazione FFSS Rifredi
Uscite Autostrada: Firenze Nord - Sesto Fiorentino


(in aggiornamento)

Intervista di Bologna Today a Ermanno Lorenzoni su sicurezza, lavoro, problema casa e "degrado“










l sito Bologna Today intervista il candidato sindaco PCL a Bologna, Ermanno Lorenzoni, su alcuni dei temi più caldi della campagna elettorale.

SICUREZZA. Ci sono luoghi (in periferia, ma anche in centro) dove i residenti continuano a lamentare situazioni di micro-criminalità con percezione di insicurezza elevata. Cosa non ha funzionato fino ad ora? Come si può affrontare al meglio il tema sicurezza per tutelare i cittadini e quali (se ce ne sono) le buone pratiche da cui prendere spunto da altre città/nazioni?


Nella domanda giustamente si pone l'accento sulla "percezione" di insicurezza. E' mia convinzione, confortata dai dati ufficiali del Procuratore presso la Corte d'Appello di Bologna, che la microcriminalità non sia granché aumentata in città rispetto allo scorso anno. La percezione di insicurezza tra i cittadini però è molto alta. La ragione è comprensibile: durante le crisi economico-sociali ognuno si sente più solo e quindi più insicuro. Soprattutto tra gli anziani è molto presente la sensazione di insicurezza. Vorrei far presente che tra gli anni '80 e gli anni '90 Bologna era percepita come una delle città più sicure d'Italia,nonostante imperversasse la tristemente famosa "banda della Uno bianca",formata tra l'altro da poliziotti in servizio. Credo che comunque un aumento delle telecamere nei punti più strategici possa rappresentare un buon deterrente per la microcriminalità,mentre sono contrario,anzi contrarissimo,alle ronde di cittadini o addirittura alla giustizia fai-da-te. Chissà perché non si tiene nel debito conto il dilagare della criminalità organizzata (la 'ndrangheta ha raggiunto livelli preoccupanti anche in Emilia),quella sì una vera piaga!! Forse perché è formata da gente 'rispettabile'?


LAVORO. Tante le imprese del nostro territorio, anche storiche, cadute sotto i colpi della crisi o che hanno deciso di delocalizzare, con ripercussioni drammatiche. Dove ha fallito la politica del lavoro adoperata finora? Come si può intervenire in concreto e con effetto quasi immediato?

Le chiusure parziali o totali di aziende sono fenomeni diffusi negli ultimi anni anche nella Provincia di Bologna. Il Sindaco della città metropolitana di Bologna ha il dovere di occuparsi della sorte di lavoratori,che non hanno alcuna colpa delle crisi industriali( che spesso sono soltanto un modo per fare più profitti da parte dei datori di lavoro,come nel caso delle delocalizzazioni). Le Aziende multinazionali che chiudono e delocalizzano devono essere espropriate,perché è inammissibile che si facciano profitti sulla pelle dei lavoratori.


CASA. Uno dei nodi da sciogliere in città è quello dell’emergenza abitativa e delle tante occupazioni che ne conseguono. Le sue soluzioni immediatamente realizzabili? La legge va bene così com'è?


Il problema dell'alloggio è diventato drammatico negli ultimi anni,stante lo scarso,per non dire nullo,investimento attuato dal Comune di Bologna. Oltre alla ristrutturazione di case a edilizia residenziale pubblica,bisogna prevedere il riuso di ex caserme,ormai in disuso,per farne alloggi da affittare a canone convenzionato(tempo fa è girata una petizione on-line che ha raccolto oltre 1800 firme di Bolognesi,che va proprio in questo senso:la faccio mia). In caso di ulteriore bisogno,vanno espropriate le grandi società immobiliari,che tengono sfitti gli immobili per non far diminuire il canone.


DEGRADO. In alcune zone le scene di degrado sono denunciate con frequenza. Esasperati per esempio alcuni residenti delle zone al centro della movida, mentre dall'altra parte i gestori fanno il loro gioco...sarà mai possibile metterli d'accordo? Come?

Bisogna contemplare una sempre maggiore integrazione tra popolazione giovanile studentesca e autoctona,soprattutto in zona universitaria. Il proibizionismo non serve,ottenendo spesso l'effetto contrario. Né credo che vada rafforzato l'impiego delle forze dell'ordine,per dirimere controversie sugli orari di chiusura di alcuni locali. Sarebbe interessante poter introdurre la figura del "sindaco della notte" (sulla scia dell'esempio di Amsterdam),con uno staff di dipendenti addetti alla dissuasione,piuttosto che alla repressione.



Famiglia arcobaleno o tradizionale? Come stanno cambiando (in meglio o in peggio) le famiglie italiane?

L'idea di famiglia "arcobaleno", come dimostrano i sondaggi effettuati recentissimamente in occasione del voto parlamentare sulla legge sui diritti delle "coppie di fatto" è maggioritaria tra gli Italiani. In generale,sono favorevole all'ampliamento dei diritti civili a tutti coloro(uomini e donne)che potenzialmente possono usufruirne. Da questo punto di vista,mi sembra che una cosa buona del Sindaco uscente(diamogliene atto!)sia stata l'introduzione del registro delle unioni civili,prima del varo della recente legge. A mio avviso,è importante che una tipologia di famiglia non sottragga nulla all'altra.



Quanto avete speso per la vostra campagna elettorale? Se non volete dare dei numeri diteci se è stata low-cost e su cosa avete investito di più, ma anche come è avvenuta la raccolta dei fondi...


Il Partito Comunista dei Lavoratori,che mi ha candidato alla carica di Sindaco,non gode di finanziamenti di alcun tipo. I suoi militanti ed iscritti si autotassano per statuto(ognuno mediamente di pochissime centinaia di euro all'anno ) . Io personalmente percepisco soltanto la mia pensione, non avendo altre rendite. Quanto pensate che possa spendere per la mia campagna elettorale? Al massimo arriverò a 1000-1200 euro!


Intervista a cura di Erika Bertossi

Elezioni 2016, Ermanno Lorenzoni: il candidato che mette al centro il lavoro


9 Maggio 2016
Riproduciamo un'intervista concessa dal nostro candidato sindaco a Bologna, Ermanno Lorenzoni, al sito Bolognatoday.

Ermanno Lorenzoni è il candidato sindaco per il Partito Comunista per i Lavoratori. E' quindi fra gli otto che correranno per la sfida con il primo cittadino uscente Virginio Merola anche se non è stato, fino ad ora, troppo sotto i riflettori.

Esperienza politica, programma elettorale, concetti chiave sui quali svilupperà la sua campagna elettorale. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio:

Chi è Ermanno Lorenzoni?

Ho 63 anni,sono un ex ferroviere,ora in pensione. Mi interesso di questioni politico-sociali fin da quando ero ragazzo. Sono un immigrato, se così possiamo dire. Infatti provengo da Ancona, città nella quale ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, poi sono "emigrato" appunto, prima per frequentare l'università (sono laureato in Scienze Politiche), poi per lavorare nelle Ferrovie dello Stato. Ho svolto attività sindacale per tanti anni,anche in ruoli dirigenti e lì ho avuto modo di conoscere meglio i problemi e le richieste dei lavoratori,spesso insoddisfatti dalle risposte che danno le organizzazioni politiche e sindacali.

Quali sono i punti cardine del suo programma elettorale? Tre parole chiave della sua campagna?

Visto il mio curriculum, è facile immaginare che al primo punto del mio programma elettorale non può che esserci il problema del lavoro. Anche un Sindaco, seppure in modo marginale rispetto al Governo centrale del Paese, può contribuire su questo tema:ad esempio rendendo stabili i lavoratori comunali precari, magari da decenni. Ce ne sono tanti. In secondo luogo: accoglienza per tutti coloro che vivono la città, che contribuiscono quindi a renderla ciò che è sempre stata,se non altro nell'immaginario nazionale. La terza parola è declinata al plurale: servizi,perchè non è possibile che una città storicamente famosa per la qualità del suo stato sociale sia ridotta al punto in cui la vediamo:famiglie che dormono sotto i portici(e meno male che ce ne sono quasi 40 km.), quartieri che sono pochissimo serviti dai mezzi pubblici,apertura di poliambulatori privati,mentre si chiudono quelli pubblici.

Come sindaco di Bologna, quali sarebbero le sue priorità per la città?

Mi sembra che il problema casa sia diventato urgentissimo. Risolverlo eviterebbe tante tensioni,non soltanto con la popolazione immigrata da altri Paesi del mondo. In fondo,abitare in un alloggio decente dovrebbe essere un diritto sancito dalla Costituzione. A Bologna esistono aree con ex caserme ormai in disuso,che cadono a pezzi e nessuno le vuole. Ci vuole tanto a preparare un piano di ristrutturazione per farne alloggi a canone convenzionato per lavoratori e pensionati a basso reddito e disoccupati? E gli alloggi ACER,molti dei quali sono sfitti? E i tanti edifici costruiti da imprese private invenduti a causa della crisi?

Come valuta il mandato di Merola? Meriti e colpe? In cosa poteva fare di più?

Merola ha continuato ad appoggiarsi sui poteri forti di questa città: costruttori, banchieri, Lega delle Cooperative (che non sono certo le cooperative di quando è nata la cooperazione). Sono lobbies fortissime, che non possono che condizionare qualsiasi politica, pur timida, di rinnovamento (che peraltro Merola non ha mai neanche lontanamente cercato di attuare). Del problema casa ho già parlato. Posso solo aggiungere che in 5 anni di mandato l'attuale Sindaco non ha investito NULLA,ma proprio nulla, sugli alloggi. Non parliamo poi delle scuole private,sul cui finanziamento pubblico si è svolto un referendum che,benchè consultivo e quindi non vincolante,il Sindaco ha bellamente ignorato. Ma in generale sono la spocchia e l'arroganza con le quali Merola tratta chi non è d'accordo con le sue politiche che danno ai nervi. E non lo dico soltanto io. Gli affibbierei un bel 2!

Cosa pensa degli altri candidati? Chi voterebbe se non si candidasse lei stesso?

Non vedo tra gli altri candidati chi possa impensierire davvero l'attuale Sindaco,che è stato bravo(questo bisogna riconoscerglielo)a pararsi a "destra" con gli sgomberi di case e con la campagna sulla legalità(in questo aiutato molto dai poteri dello Stato,quali magistratura e polizia)e a "sinistra"(coinvolgimento di aree vicine al Sindacato e al volontariato cattolico e non,che hanno formato liste di appoggio a Merola). Non mi sembra che il Movimento 5 Stelle rappresenti una grossa spina nel fianco di Merola qui a Bologna. Né vedo una vera alternativa nella Coalizione Civica,che si è spaccata prima ancora di presentarsi alla prova del voto,tant'è vero che i maitre-a-penser di questa operazione ne sono usciti,perchè non vi si riconoscevano più. Ormai è rimasta soltanto SEL ad animarla,ma chi garantisce che questa formazione politica farà opposizione a Merola? Per 4 anni e mezzo SEL è restata nella giunta,uscendone soltanto negli ultimi 5 mesi!!! Non parlo della Lega Nord,perchè sono talmente tante le questioni che ci dividono che non voglio pensare neanche per un momento che i Bolognesi possano votare un sindaco come Lucia Borgonzoni. Sarebbe una cosa gravissima! La mia risposta, quindi, è che non voterei nessuno.

Come si sta svolgendo la sua campagna elettorale? Cosa le chiede la gente e quali sono i problemi che premono maggiormente agli elettori?

Durante la raccolta firme per la presentazione alle elezioni ho potuto constatare la grande disillusione presente tra gli elettori di quello che una volta veniva definito "popolo della sinistra". Il PD ha perso moltissimo consenso durante gli anni e moltissime credo saranno le astensioni dal voto. Forse andrà a votare una percentuale superiore di quel 37,8% delle regionali del 2014,ma comunque temo che non si arriverà ad una quota superiore al 50%. I disastri combinati dal PD(in ciò influiscono anche le politiche del governo centrale)si sentono anche a Bologna. Con il Partito Comunista dei Lavoratori che mi candida ho pensato di tenere una campagna elettorale che parli alla gente delle periferie,dei quartieri,perchè le contraddizioni che si registrano in quei luoghi sono i problemi che determinano la vera cifra di una campagna elettorale. Non sono velleitario,so bene che non concorro veramente alla carica di sindaco. I rapporti di forza rispetto ai miei avversari sono impari,non dispongo oltretutto di risorse finanziarie da investire. Penso però che valga la pena far conoscere ad un pubblico più vasto anche il punto di vista dei comunisti,notoriamente sfavoriti negli ultimi anni in campo elettorale,sulla crisi politica,sociale ed economica che stiamo attraversando e,non vorrei sembrare troppo audace,sui modi per uscirne. La cosa che non mi stancherò mai di dire è che senza un nuovo protagonismo dei lavoratori e di quelli che subiscono la crisi,non potremo mai uscire dalle secche in cui la sinistra è impantanata.
Intervista a cura di Erika Bertossi

CHI SI NASCONDE DIETRO GLI SGOMBERI… IL CAPITALE, OVVERO IL PD

Non ci meravigliamo per quello che è successo: non ci meravigliamo affatto. È successo a Milano (Pisapia); è successo a Roma (Marino) ed in tante altre città. Tutte di centro sinistra, tutte a guida PD + altri… Succede ovunque. L'offensiva a suon di 6 sfratti al giorno a Bologna (giunta Merola – PD) ne è il caso più grave e importante in Emilia-Romagna. Ricordate la manifestazione del movimento per la casa del 12 aprile 2014? ci caricarono e ci arrestarono. Poi fu applicato il decreto Lupi ed arrivò lo sgombero di migliaia di senza casa.
Di questi soggetti socialdemocratici (PD+altri) non ci si può fidare. Il recente sgombero di due stabili occupati a Rimini sono la riprova di quello che noi comunisti diciamo da sempre. Questo Stato e tutte le sue istituzioni non sono altro che il comitato di affari della classe dirigente: sono i ricchi, i banchieri e i palazzinari a dettar legge. Sono loro che legiferano a prescindere dai principi più o meno corrotti di una carta costituzionale ed a prescindere dai partiti più o meno progressisti in campo.
La sinistra si limita a difendere dei diritti, noi del Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo una prospettiva più ampia: un modo diverso di vivere la società e di gestire le risorse, che siano il lavoro o la casa. Una società senza padroni e senza privilegi. Questa lotta deve quindi avere una prospettiva. Occupare tutto può essere anche utile, ma prepariamoci anche a cacciare via i voltagabbana, i politici corrotti e chi nei consigli comunali da una parte ti stringe la mano e dall’altra ti colpisce con il manganello.
La nostra proposta è una proposta di rottura con il PD e con tutti quelli che portano l’acqua a quel mulino. Non si può stare a metà tra due barricate, non si può votare per quel partito e poi dopo anni schierasi contro come nulla fosse.
Questo non vuol dire alzare il livello dello scontro, ma significa alzare il livello qualitativo della lotta. Ogni equilibrio, chiamiamolo “riformatore” o “progressista”, si può spezzare solo con una prospettiva rivoluzionaria, altrimenti il disincanto finirà per alimentare un effetto reazionario, capace solo di cancellare le minime conquiste acquisite.
Lo vediamo nello scenario mondiale, lo vediamo nello scenario europeo e nazionale. Lo vediamo qui, nella piccola realtà riminese. Non a caso chiediamo che la risposta sia forte quanto la repressione dello Stato. Altrimenti siamo destinati a fallire.

Mobilitare tutte le forze nel mondo del lavoro e della scuola. Ritrovare l’unità tra studenti e lavoratori, solo questo potrà abbattere questa democratica dittatura che non fa che colpire costantemente la classe lavoratrice negli aspetti fondamentali della vita: lavoro, casa, scuola, sanità. La lotta di classe non è un concetto fuori moda è una realtà quotidiana: è la lotta dei ricchi contro i poveri, della borghesia contro il proletariato. È tempo di opporre agli sfruttatori una forza uguale e contraria. Con una prospettiva rivoluzionaria.