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  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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La morte di un Papa

 

mortepapa22 Aprile 2025

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Da comunisti non ci associamo al lutto universale, a reti unificate, per la morte di Papa Bergoglio.
In particolare, non concordiamo con la commemorazione estatica della figura di Papa Francesco da parte di tutte le le sinistre cosiddette radicali.

Naturalmente, rispettiamo profondamente la libertà religiosa e i sentimenti dei fedeli. Ma non al prezzo di rinunciare alla verità. La religione, ogni religione, è oppio dei popoli, scriveva Marx. La Chiesa cattolica nel mondo è la principale dispensatrice di questo oppio. Il culto religioso lo celebra. Il Papa, ogni Papa, è a capo del culto. La predica di una vita ultraterrena e della resurrezione della carne favorisce la rassegnazione a una vita terrena di sfruttamento e di oppressione per miliardi di esseri umani. Il richiamo alla carità verso gli umili non solo non cambia l'ordine reale delle cose, ma presuppone la sua conservazione, contro ogni prospettiva di rivoluzione. Attenzione per i poveri? Persino la Chiesa della Controriforma che scatenava la guerra contro le streghe moltiplicò gli ordini caritatevoli e assistenziali a tutela dei poveri, pur di replicare all'insidia del protestantesimo.

Più in generale, la stessa idea di un Dio Padre creatore dell'uomo, negando la figura dell'uomo quale creatore di Dio, lo educa per questa via a un principio di sottomissione. Non a caso la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola, vide nell'autorità terrena il riflesso di Dio, e nell'obbedienza alla autorità il dovere dell'obbedienza a Dio.
Peraltro, la stessa retorica dell'uguaglianza e della fratellanza tra le “creature di Dio” tradisce puntualmente la propria ipocrisia quando si tratta delle donne, dei gay, delle lesbiche, delle persone transgender. Nel loro insieme, più della metà della specie umana su scala planetaria.
Lo stesso ordine interno alla Chiesa cattolica si fonda peraltro sulla disuguaglianza tra uomini e donne, rigorosamente escluse dal sacerdozio. La negazione del diritto all'aborto, assimilato a un omicidio, la condanna dei medici non obiettori chiamati “sicari”, il parallelo tra armi e contraccettivi in quanto entrambi soppressori della vita, sono tutti concetti pubblicamente espressi da Papa Bergoglio, anche in tempi recenti.

Quanto alla ripulitura della Chiesa cattolica dalla pedofilia, e dalla gigantesca mole di crimini contro bambini e suore a tutte le latitudini del mondo, Bergoglio non è andato al di là della retorica della denuncia. Il quotidiano Domani ha documentato nel 2022 che il Vaticano si è limitato a trasferire in altre diocesi i sacerdoti abusatori, e ha continuato a far pressione sulle vittime perché non rendessero pubblici gli abusi.
In ogni caso, Bergoglio ha confermato la giurisdizione ecclesiastica come unico possibile tribunale per i casi di pedofilia, sottraendoli pertanto alla giustizia ordinaria. Nei fatti, una garanzia di copertura protettiva, contro ogni principio di uguaglianza. I sistemi concordatari fra Stato e Chiesa tutelano peraltro il privilegio della Chiesa anche sotto il profilo giudiziario.

È vero: Papa Bergoglio ha pronunciato in più occasioni parole di denuncia a difesa dei migranti, a tutela della natura, e contro la guerra. Ha cercato su diversi terreni di risollevare l'immagine pubblica della Chiesa dalla sua crisi profonda provando a mettersi in sintonia coi sentimenti progressisti di una parte dell'opinione pubblica e della giovane generazione. Soprattutto ha voluto rispondere alla crisi verticale della popolazione cattolica in Occidente (in particolare in Europa e negli USA), e alla concorrenza crescente dell'islamismo su scala mondiale, con la ricerca di più ampie aree di influenza cattolica nei continenti oppressi, a partire dall'Africa, peraltro senza riuscire a invertire la china. Ma le parole progressiste restano parole, sulla bocca del Papa come sulla bocca dei governanti borghesi “democratici” e “umanitari”. Le parole, svincolate dall'azione, non servono a cambiare la realtà, ma a mascherarla. Peraltro, la stessa parola di Bergoglio è stata ben attenta ad evitare pericolosi equivoci. Parlare della “guerra” e della “pace” come categorie universali ed astratte significa cancellare il confine tra guerre imperialiste degli oppressori e guerre di liberazione degli oppressi. Ciò che tutela in definitiva gli oppressori. Se si denuncia come ignobile il massacro di Gaza, ma si condanna o si ignora la resistenza palestinese, cambia qualcosa per il popolo oppresso? Si risponderà che non rientra nel ruolo di un Papa il pubblico sostegno ad una resistenza. Verissimo. Ma qual è allora esattamente il ruolo del Papa, di ogni Papa? Questo è il punto.

Il ruolo del Papa, di ogni Papa, è inseparabile dalla natura della Chiesa. La Chiesa è un'istituzione reazionaria. Una monarchia teocratica e assolutistica. Il Papa, ogni Papa, in quanto capo della Chiesa, è istituzionalmente un sovrano assoluto che concentra nelle proprie mani ogni potere verso i propri sudditi. La cosiddetta divisione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario), propria delle democrazie borghesi liberali, è estranea alla Chiesa. Il Papa sovrano detiene il controllo degli stessi beni patrimoniali della Chiesa, perché tutte le diverse amministrazioni dei beni ecclesiastici, immobiliari, finanziari, azionari, fanno capo alla somma figura del Pontefice. Le proprietà ecclesiastiche sono immense. Nella sola Italia, la Chiesa ha il primato delle proprietà immobiliari, al netto dei luoghi di culto. Sono proprietà largamente esentate da qualsiasi dovere fiscale. In compenso, le casse dello Stato, a livello centrale e locale, provvedono in varie forme al trasferimento di risorse pubbliche nel portafoglio ecclesiastico, dal pagamento degli insegnanti della religione cattolica agli oneri di ristrutturazione degli immobili della Chiesa.

La Chiesa è a tutti gli effetti capitalismo ecclesiastico. Gli scandali finanziari che la interessano sono un riflesso della sua natura. Ad esempio, recentemente, lo scandalo dell'Obolo di San Pietro ha rivelato che i fondi di beneficenza per i poveri vengono usati per transazioni finanziarie e commerciali della Chiesa nei ricchi quartieri delle metropoli. Qualcuno può seriamente meravigliarsene?

Papa Bergoglio non ha cambiato nulla, perché non poteva cambiar nulla, nella natura materiale della Chiesa. Da buon sovrano, ha provveduto a gestirla. Sicuramente ha provato a cambiare le forme di comunicazione del papato uscendo dalla canonica dottrinaria di Papa Ratzinger a favore di un linguaggio più popolare e diretto. Sicuramente ha puntato a ridimensionare a proprio vantaggio l'equilibrio di potere con la Segreteria di Stato vaticana, facendo della propria relazione col popolo dei credenti un punto di forza nel rapporto con la gerarchia. In questo senso, paradossalmente, Bergoglio ha enfatizzato la natura assolutistica del papato all'interno dell'ordine vaticano. La sua estrazione peronista e gesuitica lo ha sicuramente aiutato nell'operazione.

Resta il nodo di fondo, che va al di là di Bergoglio. Si può presentare la figura di un sovrano assoluto, capo di una monarchia teocratica e capitalistica, come figura di «comunista» (Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista) e «grande rivoluzionario» (dalla Rete dei Comunisti a Il Manifesto)?
Nella subordinazione reverente al papato, nell'incanto per la sua parola, si riflette, in ultima analisi, l'adattamento alla società borghese. Cioè la rinuncia ad ogni prospettiva di rovesciamento dell'ordine reale del mondo. Le ragioni del marxismo rivoluzionario trovano una volta di più la propria conferma.

Marco Ferrando

A CHI CHIEDE CASA SI DA’ IL MANGANELLO

 


I problemi abitativi di Bologna sono esplosivi. La casa è un diritto di carta straccia che le forze di polizia intervenute per sgomberare due realtà abitative occupate calpestano sotto i propri stivali

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria solidarietà alle compagne e ai compagni di Plat, CUA e ai manifestanti aggrediti dalla polizia mentre si opponevano allo sgombero di un appartamento occupato da una famiglia e uno stabile occupato dagli studenti per uso abitativo temporaneo.

Sono mesi che gli studenti manifestano in tutte le città universitarie italiane per denunciare il caro affitto che pregiudica il diritto allo studio,

Bologna ha migliaia di case sfitte di proprietà di enti pubblici o partecipati e decine di migliaia di appartamenti privati vuoti.

I meccanismi di gentrificazione del centro cittadino e la speculazione turistica hanno fatto schizzare in alto il costo degli affitti, favorite da piattaforme come Airbnb e dall’uso massiccio da parte dei proprietari della formula dell’affitto breve.

Accanto ai piccoli proprietari che dietro suggerimento di agenzie interessate, cercano di trarre il massimo profitto dalle proprie case, vi sono padroni di grandi proprietà immobiliari, quali enti pubblici, costruttori, aziende e la Chiesa, che speculano tenendo alti i costi degli affitti e favorendo le piattaforme speculative come Airbnb

Un problema enorme e discusso a livello locale così come a livello nazionale. Ma al momento l’unica soluzione sembra l’uso della forza contro chi cerca di sfuggire da situazione di indigenza o di marginalizzazione mettendo in pratica tramite un’occupazione il diritto alla casa. Il diritto borghese alla rendita e al profitto cozza ancora una volta contro l’elementare diritto delle persone ad avere un tetto.

La prepotenza capitalistica, pubblica e privata deve essere rovesciata da una forza eguale e contraria.

La forza di milioni di salariati, studenti e classi popolari.

  • Per un piano abitativo del comune di Bologna e della Regione Emilia-Romagna che metta a disposizione di lavoratori e studenti appartamenti e stabili di propria gestione;
  • per l’obbligatorietà fiscale dei piccoli proprietari (con il sistema del bonus/malus fiscale) al canone di affitto concordato;
  • per la severa limitazione del numero di case e appartamenti nella disponibilità delle piattaforme come Airbnb e della speculazione turistica;
  • per l’esproprio dell’immenso capitale immobiliare abitativo detenuto da banche, Chiesa, costruttori e Agenzie e la sua messa a disposizione per la distribuzione alle classi popolari sotto controllo dei lavoratori
Partito Comunista dei Lavoratori
Sez. di Bologna

La lotta per l'eutanasia legale, lotta contro la burocrazia di Stato


 La Corte Costituzionale ha definito inammissibile il quesito referendario inerente l’“Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale - omicidio del consenziente” con le seguenti motivazioni: «a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili». La burocrazia vale più dei nostri diritti.


La proposta referendaria, al di là degli aspetti burocratici, aveva ed ha il pregio di slegare la questione etica del diritto alla vita dalla logica sovrastrutturale cattolica. Il quesito dava la possibilità di somministrare farmaci che avrebbero accompagnato il paziente verso una morte non dolorosa, facendo leva sulle sue volontà. Al contrario della vulgata generale diffusa dalla reazione, che va dal centro alla destra, il referendum non aveva il compito di legalizzare il “suicido”, tutt’altro. Il quesito non intaccava minimante il diritto e il dovere alla cura. Insomma, il suicidio assistito si sorreggeva sia sul consenso del paziente, sia su una specifica richiesta fatta in totale libertà fuori da qualunque pressione, e anche dal quadro clinico che ne valutava la relativa l’applicazione. Senza parere medico sul decorso delle condizioni del paziente, l’applicazione del suicidio assistito non sarebbe stata possibile.

Legalizzare tale tipo di eutanasia non solo rappresenterebbe un passo in avanti verso il progresso, sciogliendo quei residui tossici lasciati dalle visioni grottesche della Chiesa, ma significherebbe anche andare incontro al più elementare bisogno di aiuto di malati incurabili, afflitti da dolori lancinanti, come accade, ad esempio, in altri paesi come l'Olanda e il Belgio, dove questa legge viene applicata a chi ha gravi affezioni come tumori in stadio molto avanzato o malattie neurodegenerative come la SLA.

In questo nuovo scenario odierno, riportiamo la dichiarazione di Mina Welby: «Non me lo aspettavo. Dalla Corte Costituzionale mi è arrivata una stilettata al cuore. Sono senza parole e molto triste. Sto pensando a cosa poter fare, vorrei portare avanti l'eredità di mio marito perché era lui che voleva una buona legge sul fine vita» (1).
Da questa spinosa situazione non sappiamo se usciremo e quando, ma sappiamo quale strada si dovrebbe percorrere per farlo. La strada è quella del conflitto e della protesta. Nessuna legge può fare quello che il popolo esige, solo la forza dei lavoratori, degli sfruttati, può essere il vettore di questa conquista.



(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Piergiorgio_Welby

Partito Comunista dei Lavoratori

Che tempo che fa: la sinistra ai piedi del Papa


 L'esibizione del Papa a Rai 3 nel programma di Fazio “Che tempo che fa” ha suscitato a sinistra un'autentica estasi. Il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo ha fatto i complimenti al Papa per le sue immancabili parole di pace. Giorgio Cremaschi per Potere al Popolo ha sentito il bisogno di un pubblico «grazie Papa Francesco» per il «formidabile sostegno» a chi non ha rinunciato alla lotta per l'uguaglianza e la giustizia, e per il socialismo. Il redivivo Fausto Bertinotti, da tempo in formato trascendente grazie alla benedizione di Comunione e Liberazione, ha visto in Bergoglio la riscoperta del Vangelo al di sopra delle miserie umane... e via discorrendo.


Che pena. Ai dirigenti vecchi e nuovi della sinistra riformista non interessa la realtà ma la finzione. Invece di liberare gli sfruttati dall'intossicazione religiosa; di spiegar loro che il Papa è il monarca assoluto di uno Stato teocratico che succhia miliardi dalle loro tasche grazie ai privilegi concordatari; che la Chiesa è la più grande proprietaria immobiliare al mondo, ha pacchetti azionari in tutte le banche rapinatrici, nell'industria di guerra, nei colossi del petrolio e del carbone, nella sanità privata che trionfa in Borsa grazie al saccheggio di quella pubblica; che la casta sacerdotale si regge strutturalmente sulla misoginia, sulla discriminazione della donna, dei gay, delle lesbiche, di tutte le minoranze sessuali, e sui crimini contro i bambini in tutti gli angoli del pianeta... Invece di denunciare questa verità elementare, esaltano la sua ipocrita rimozione, e addirittura ringraziano commossi l'affabulazione retorica di un istrione vestito di bianco, alleato di tutti i poteri, e già complice, non a caso, da capo dei Gesuiti a Buenos Aires, della giunta militare di Videla (1976-1981).

Marx scriveva che i sudditi pensano di essere tali perché esiste un re, non sapendo che un re esiste perché loro sono sudditi. La sudditanza della sinistra verso il Papa richiama lo stesso spartito. Pendendo dalle labbra del Sommo Pontefice, contribuisce a nutrire il mondo capovolto dell'illusione religiosa, l'oppio dei popoli, a vantaggio dei capitalisti.

Non accade per caso. Una sinistra che ha rimosso la rivoluzione contro il capitale rimuove la stessa contestazione della Chiesa, che del capitale è componente organica e inseparabile. Una sinistra che prende ministri nei governi capitalisti, con Prodi, con Tsipras, con Sanchez, con Boric, cerca per sua natura la propria legittimazione presso la Chiesa. È la prova che solo una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria può opporsi realmente al potere papalino e al suo mito fasullo.

Partito Comunista dei Lavoratori

Abolire il Concordato!

 


Lo scontro sulla legge Zan conferma la natura reazionaria del Vaticano e del papato

La Segreteria di Stato vaticana ha compiuto un passo ufficiale presso lo Stato italiano per chiedere la modifica della legge Zan, invocando il rispetto del Concordato.
Non si tratta della abituale ingerenza delle gerarchie cattoliche in fatto di legislazione ordinaria, ma di un passo formale da Stato a Stato. C'è un solo parziale precedente: la denuncia della proposta di legge sul divorzio come lesione al Concordato da parte di Paolo VI nel lontano 1967. Ma in quel caso non intervenne la Segreteria di Stato; parlò direttamente il monarca assoluto della Chiesa. Qui interviene il suo braccio diplomatico, con la minaccia di un'impugnazione giuridica.

L'interpretazione per cui saremmo in presenza di una divisione interna alla Chiesa, di un atto non condiviso dal Papa, è ridicola. Sia perché il segretario di Stato, cardinal Parolin, è un fedelissimo di Bergoglio, sia perché il Papa presunto “progressista” ha sempre espresso le posizioni più reazionarie in fatto di omosessualità. Anche ai tempi del suo vescovato a Buenos Aires, quando denunciò la legalizzazione dei matrimoni gay da parte del governo argentino come «un attacco devastante ai piani di Dio, ispirato dall'invidia del diavolo» (2010). Solo una sinistra italiana papalina ha potuto, e può, presentare Bergoglio come riferimento progressista, indicandolo addirittura ad esempio.

L'iniziativa vaticana si commenta da sé. Nello stesso momento in cui le gerarchie ecclesiastiche di tutto il mondo sono travolte dall'emersione di centinaia di migliaia di crimini, abusi, violenze, normalmente occultati e impuniti, in fatto di pedofilia, la Chiesa chiede che le scuole cattoliche siano esentate dalla legge italiana in fatto di omofobia. Chiede che la Chiesa e le sue proprietà siano un territorio franco sottratto allo Stato. Chiede insomma che la legge italiana si subordini ai dogmi del catechismo.
Nella nota vaticana infatti si legge: «Ci sono espressioni della sacra scrittura e della tradizione ecclesiale e del magistero autentico del Papa e dei vescovi che considerano la differenza sessuale secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa rivelazione divina». Dunque se la “rivelazione divina” considera l'omosessualità peccato, le scuole cattoliche non possono legittimare l'omosessualità parlando di omofobia e transfobia. È il modello di Orban, che vieta si parli di omosessualità nelle scuole prima dei 18 anni.

I partiti più reazionari, da FdI alla Lega, naturalmente esultano. La separazione tra Chiesa e Stato vale per loro solo se si tratta di Islam. Con la Chiesa cattolica vale invece il principio opposto: i dogmi religiosi diventano linea di confine della legge, lo scudo dell'“identità italiana” contro la minaccia degli “invasori”. Il fatto che ci sia qualche partito cosiddetto comunista che gioca di sponda con questi ambienti fa davvero venire il voltastomaco.

Ma se i reazionari esultano, i partiti borghesi liberalprogressisti balbettano. Rassicurano la Chiesa, professano “volontà di dialogo”, annunciano mediazioni. Di Maio attiva il ministero degli Esteri, Letta comprende “il nodo giuridico”, Draghi impegna governo e Parlamento nella ricerca di una soluzione concordata. Lo stesso presentatore della legge, Zan, si affretta a dichiarare al Corriere che la Chiesa non deve temere nulla: le scuole cattoliche potranno continuare a fare quello che vogliono, in virtù del «principio di autonomia scolastica, che è generale e si applica a tutte le scuole, pubbliche e private». Di più: «In Aula alla Camera, proprio per venire incontro alle preoccupazioni di parte del mondo cattolico, è stato precisato che le iniziative dovranno essere coerenti con il piano triennale dell'offerta formativa e con il patto di corresponsabilità educativa tra scuole e famiglie. Questo per ribadire oltre ogni ragionevole dubbio che il tutto potrà – non dovrà – avvenire nel rispetto dell'autonomia scolastica» (Alessandro Zan, Corriere della Sera, 23 giugno).

Oltre ogni ragionevole dubbio, il messaggio in soldoni è il seguente: “Cari vescovi e cardinali, potrete continuare a far ciò che volete, come prevede il Concordato e le stesse leggi scolastiche; vi abbiamo già dato tutte le garanzie possibili, al punto che alla Camera anche Lega e FdI hanno votato la legge; ora in cambio dateci la solita finta patacca da esibire come “vittoria” agli occhi del mondo laico e progressista. Per voi non cambierà nulla, permetteteci almeno di salvare la faccia”. Sarà questo il mercimonio dei prossimi giorni.

La verità è che solo rompendo con la Chiesa, a partire dalla cancellazione del Concordato, è possibile salvaguardare con coerenza i principi più elementari di laicità, e con essi i diritti delle donne, degli omosessuali, delle lesbiche, dei transessuali, di tutti gli oppressi. Il punto vero non è se la legge Zan viola il Concordato o meno, ma che l'intervento della Segreteria di Stato vaticana chiarisce una volta di più, se ve ne era bisogno, che il Concordato è un'arma intollerabile in mano alla Chiesa a tutela dei suoi privilegi. Inclusa la scandalosa evasione fiscale di 5 miliardi di euro sottratti allo Stato, da tempo accertati e che nessuno le chiede.

A sua volta non si può rompere con la Chiesa, e cancellare il Concordato, senza rompere con la borghesia italiana, i suoi partiti, i suoi governi.

La Chiesa è da sempre parte organica del capitalismo italiano, con le sue banche, le sue partecipazioni azionarie, le sue gigantesche proprietà immobiliari. Il Concordato del 1929 tra il cardinal Gasparri e Benito Mussolini non fece che sancire giuridicamente questa realtà, con un matrimonio di reciproci interessi. Il PCI di Togliatti lo mise in Costituzione col famigerato articolo 7. Il suo aggiornamento nel 1984, sotto il governo Craxi, assicurò al matrimonio lunga vita. La presenza della Chiesa in tutte le istituzioni dello Stato borghese e della vita pubblica (scuola, sanità, giustizia, esercito) lo testimonia quotidianamente.

Non è un caso che i partiti della sinistra cosiddetta radicale (PRC, PdCI) che si sono avvicendati nei governi con la borghesia e/o che aspirano a parteciparvi non solo non hanno mai rivendicato l'abolizione del Concordato, ma hanno cercato di legittimarsi presso gli ambienti clericali, a volte esaltando il Papa di turno. È la ragione per cui solo un partito marxista rivoluzionario, proprio in quanto anticapitalista, può essere coerente sino in fondo sullo stesso terreno delle libertà democratiche e dei diritti civili.

Via il Concordato!
Giù le mani della Chiesa dai corpi e dai diritti delle donne, degli omosessuali, delle lesbiche, dei transessuali, di tutti gli oppressi!

Partito Comunista dei Lavoratori

Venerdì, 12 Febbraio 2021 alle ore 20.30 - Online: Il ruolo della chiesa nell’oppressione di classe

 


Qual è stato il ruolo della Chiesa nella storia, quando la storia è una dinamica di scontro tra classi sociali? Perché la Chiesa dice di lottare contro la povertà ma si oppone la sua cancellazione? “A Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. E se noi volessimo liberarci di uno e dell’altro? I profitti di chi sfrutta i lavoratori sono “morali”?

Di questo e di tanto altro parleremo in una tavola rotonda tra la sezione Romagna del Partito Comunista dei Lavoratori, l’Associazione Radici Operaie e due importanti soci UAAR del territorio, Lodovico Zanetti e Paolo Cortesi.
Vi aspettiamo!

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Si estende la ribellione delle donne in Polonia

 


Mobilitazioni anticlericali e per la libertà di aborto in tutto il paese

28 Ottobre 2020

Una vasta mobilitazione di donne sta scuotendo la Polonia. Il tribunale costituzionale polacco, controllato dal partito reazionario Diritto e Giustizia (PiS), ha recentemente sentenziato che l'aborto è incostituzionale anche in caso di malformazione grave e irreversibile del feto. Nei fatti è la cancellazione del diritto all'interruzione volontaria della gravidanza in Polonia. Questo fatto ha prodotto una reazione di massa delle donne in tutte le principali città polacche, ma anche nelle cittadine e persino in alcune zone rurali. La parola d'ordine rilanciata sui social è “Avete voluto la guerra!”.

Le forme di lotta del movimento sono a modo loro radicali e creative. Blocchi prolungati del traffico cittadino, cortei rumorosi di automobili, assedio delle sedi istituzionali, ma anche un'azione di “sciopero generale” con manifestazione nazionale a Varsavia. Gli slogan hanno un profilo anticlericale ed antigovernativo: “Io penso, io decido”, “Libertà, uguaglianza, diritto di aborto”, “PiS e la Chiesa hanno del sangue sulle loro mani”.
«La nostra violenza è la risposta a ciò che ci riserva l'avvenire» dichiara Karolina Wozniak, una studentessa di 24 anni, uno dei volti pubblici del movimento.

I muri delle città polacche sono segnati da una campagna di graffiti che rilancia le rivendicazioni delle donne. Domenica 25 ottobre in tutto il paese si sono tenute manifestazioni davanti alle chiese, con irruzione e interruzione delle messe, e scritte con lo spray in rosso. «Una profanazione mai vista prima nel bastione cattolico d'Europa» scrive Le Monde.
Il ministro della giustizia ha annunciato che «punirà con severità queste azioni sacrileghe», ma contro ogni previsione il partito di governo incontra sinora difficoltà a organizzare una contromobilitazione. Ci ha provato a Varsavia e Katowice con proprie militanti nazionaliste, ma il risultato è stato assai deludente: poche decine di attiviste, che oltretutto hanno avuto la peggio negli scontri con le femministe. A Katowice è dovuta intervenire la polizia con manganellate e gas lacrimogeni per proteggere la sparuta manifestazione filogovernativa. Mentre a Nowy Dwór Gdanski, un comune rurale di 10000 abitanti del nord del paese, i contadini hanno fatto sfilare i propri trattori a sostegno del movimento delle donne.

Jaroslaw Kaczynski, grande capo del PiS e uomo forte del paese, si trova di fronte a un movimento imprevisto: «Una guerra culturale di tali proporzioni che potrebbe sfuggire al suo controllo» (Le Monde). Vedremo gli sviluppi. Ma è l'ulteriore riprova, se ve ne era bisogno, che l'instabilità è la cifra dello scenario internazionale. Persino là dove ancora domina la reazione.

Partito Comunista dei Lavoratori

«Dio arriva gratis» dice Francesco. La chiesa sicuramente no

25 DICEMBRE 2019 - «In un mondo in cui tutto passa per il dare e l'avere, Dio arriva gratis» ha esclamato compunto Papa Francesco nella sua omelia natalizia. La stampa liberale e laica omaggia commossa le parole del Pontefice.

E tuttavia c'è qualcosa che non torna in tanta elegia. Perché nel mondo del “dare e avere”, il Vaticano non è secondo a nessuno. In particolare nell'avere. È la più grande potenza immobiliare del pianeta, controlla i pacchetti azionari di enormi proprietà finanziarie, in fatto di banche e assicurazioni, partecipando alle loro attività di speculazione e di rapina, ed è assistito dalle finanze pubbliche più di ogni altra azienda capitalista. Basti pensare all'Italia, dove sulla scia del Concordato di Mussolini del 1929, difeso da Togliatti nel 1948 (articolo 7 della Costituzione) e rinnovato da Craxi nel 1984, la Chiesa incassa ogni anno complessivamente 6 miliardi di risorse pubbliche, sommando privilegi fiscali (che persino la UE formalmente contesta), elargizioni locali, costi di ristrutturazione dell'edilizia del clero, finanziamento pubblico di scuole e cliniche private, finanziamento pubblico dell'insegnamento confessionale e della presenza dei cappellani militari... Una vera zavorra per l'erario pubblico, pagata prevalentemente da lavoratori, lavoratrici, pensionati, sulle cui spalle poggia come è noto l'80% del carico fiscale. Dov'è in tutto questo la francescana misericordia?

Certo, in cambio dell'avere c'è anche il dare. La Chiesa dà alla conservazione della società borghese ciò che nessun altro può dare: la benedizione dell'altare. È una benedizione che può assumere di volta in volta toni diversi: i toni dell'anticomunismo più reazionario e militante, ma anche i toni del solidarismo caritatevole, della passione per “gli ultimi”, dell'eterno lamento per le ingiustizie del mondo, delle migrazioni, delle guerre. La carità non modifica la gerarchia sociale, la presuppone. Compensa e maschera con la generosità recitata dell'atto la conservazione del mondo qual è. Non cambia di una virgola la sua miseria reale, semplicemente la sublima nel nome di Dio, e la riscatta nella promessa dell'aldilà. Basta che nell'aldiquà non ci si metta in testa che è necessaria una rivoluzione.

Papa Francesco è il manifesto antropologico di questa predicazione. Mentre la gerarchia vaticana si lacera al proprio interno in una feroce guerra per bande, su uno sfondo di corruzione, speculazioni immobiliari, violenze inenarrabili contro minori e non solo (pedofilia), il monarca assoluto dello Stato vaticano si erge a difensore di una Chiesa immaginaria in un rapporto diretto con la massa dei fedeli e al di sopra della gerarchia. Una sorta di peronismo clericale in chiave apparentemente “progressista”, in realtà profondamente conservatrice. Conservatrice della Chiesa e della sua base materiale, inseparabile dai suoi peccati.

Solo la Comune di Parigi e la rivoluzione bolscevica chiamarono in causa la base capitalistica della Chiesa, spogliarono il clero dei suoi privilegi, consegnarono la religione alla libertà della fede, continuando peraltro a contrastare sul piano culturale le sue assurdità metafisiche. Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici può offrire un “Dio gratis” a chi vorrà liberamente crederci. Il resto è truffa, e costa cara.
Partito Comunista dei Lavoratori

Per un movimento di liberazione LGBTQI+ e di liberazione sessuale

Anticlericale! Anticapitalista! Rivoluzionario! La retata nella notte del 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn di New York diede inizio a una lunga lotta per i diritti delle persone LGBTQI+. Contro la repressione poliziesca migliaia di gay scatenarono una battaglia di strada, e sull’onda di quella rivolta le manifestazioni e le associazioni per la difesa dei diritti delle persone con diversi orientamenti sessuali da quelli imposti dall’eterosessualità obbligatoria della morale borghese, videro un salto di qualità e un'internazionalizzazione senza precedenti. 

Il modello capitalista e patriarcale è il principale nemico delle nostre sensibilità, affetti e vite amorose e sessuali. È il sistema economico e sociale diviso in classi e fondato sul profitto che, nella storia, ha imposto un modello di famiglia eterna monogamica eterosessuale e patriarcale. Questo tipo di famiglia e di relazioni derivano da esigenze economiche, dalla necessità di proteggere, accumulare e trasmettere la proprietà privata, per consentire quindi la riproduzione del capitalismo (famiglia come cellula dell'accumulazione capitalista).

Le classi dominanti (capitalisti, banchieri e Chiesa) ed i loro governi difendono questi modelli per difendere i loro interessi, che non sono i nostri! Con la loro ideologia e propaganda, e con le loro leggi, glorificano la famiglia tradizionale, sponsorizzano modelli, valori e relazioni reazionari e degenerati. Nulla a che vedere con esigenze naturali dell'uomo, ma anzi proprio contro la sua natura.

Noi rivendichiamo il superamento della famiglia eterosessuale, della famiglia monogamica e della famiglia patriarcale. Rivendichiamo il superamento dell'attuale morale reazionaria, per una nuova morale basata su valori collettivi e comunitari. Rivendichiamo che il solo legame che consacra l'unione è l'amore, attraverso il libero consenso. Rivendichiamo un “amore multiforme e multicorde”. Rivendichiamo un “eros alato”.
Il movimento LGBTQI+ ha davanti a sé una importante sfida: intrecciare, da un punto di vista di classe, le proprie istanze a quelle dell'antifascismo, del femminismo, del mondo del lavoro, degli studenti e dei migranti, contro un governo reazionario e contro la deriva xenofoba, misogina e omofoba oggi in atto in Italia.

- Piena parità, dignità e libertà, declinate in leggi e diritti come il matrimonio egualitario!

- Per il riconoscimento delle unioni civili e di fatto, nella sua interezza, della genitorialità tanto per i single quanto per le coppie omosessuali!

- Per il riconoscimento delle identità trans, della tutela della salute, e il contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere!

- Contro il ruolo reazionario della Chiesa cattolica! Per l'abolizione del Concordato e di tutte le regalie che concediamo al Vaticano, a partire dalla truffa dell'8x1000 e dall'insegnamento religioso nella scuola pubblica!

- Per una prospettiva anticapitalista e socialista, in Italia e su scala mondiale!

Perché solo il socialismo (contro ogni esperienza controrivoluzionaria dello stalinismo passato, anche nel campo della famiglia, della libertà sessuale e di genere) potrà liberare l’umanità intera dal retaggio oscurantista e reazionario.

Unitevi a questa lotta, unitevi al PCL!
Partito Comunista dei Lavoratori

Nessuno si aspettava l'inquisizione spagnola!

Il 24 novembre tutte e tutti in piazza!

23 Novembre 2018
Testo del volantino che verrà distribuito al corteo di Non Una di Meno
Nessuno si aspettava l'inquisizione spagnola. Eppure le politiche clericali, familiste e discriminatorie del governo giallo-verde nei confronti delle donne, dei minori, così come delle persone LGBT evidenziano il trionfo del peggior oscurantismo religioso.
Dall'attacco alla salute sessuale delle donne e alla 194 alla nuova santificazione della famiglia patriarcale e nazionalpopolare attraverso i “premi di maternità” dal retrogusto fascista, passando per la delegittimazione dei centri antiviolenza e dei consultori, ma anche attraverso il Disegno di legge Pillon, che concepisce i figli come “proprietà” dei genitori e non come soggetti di diritto, e che castiga le donne che vogliono abbandonare i (tanti) mariti violenti o comunque le scoraggia – anche attraverso il ricatto economico – dal desiderio di iniziare una nuova vita, rendendo l'esperienza della separazione e del divorzio macchinosa, economicamente dispendiosa e dolorosa.

Dopo anni di denunce e battaglie per far emergere la realtà della violenza domestica, e dopo altrettante mobilitazioni portate avanti per costruire gli strumenti di difesa e di autonomia delle donne e dei minori, è evidente che la politica del governo giallo-verde è quella di spazzare via le conquiste del movimento femminista e di far tornare a essere la violenza maschile sulle donne e sui figli un affare privato, di cui non si deve parlare, non si deve sapere, e che comunque non può divenire un “pretesto” per mettere in discussione l'istituto familiare e la subalternità femminile alla famiglia.

Questo perché la sacra famiglia è innanzitutto un supplente di quel welfare che lo Stato non intende più garantire alle classi popolari e lavoratrici per poter abbassare le tasse ai capitalisti e pagare il debito delle banche, ma è anche il terreno della costruzione dell'egemonia della Chiesa cattolica, ossia della più grande monarchia assoluta esistente al mondo, corresponsabile di genocidi nella lunga storia dell'umanità, alleata dei regimi fascisti (da Mussolini a Franco a Pinochet), coinvolta su scala planetaria nella pratica o copertura della pedofilia criminale sino alle più alte sfere; quella che ha il coraggio di chiamare assassine le donne che interrompono la propria gravidanza, e sicari i medici che le aiutano.

Le sfide che hanno di fronte a sé le donne e tutti i soggetti oppressi della società sono grandi. Per questo è necessaria la costruzione di un fronte vasto che unifichi il movimento delle donne, la rete dei centri antiviolenza, tutte le associazioni democratiche e antifasciste, le organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici per costruire un'opposizione a questo governo e alle sue politiche reazionarie.
Ma è anche necessario prendere atto che non ci sarà alcuna liberazione delle donne che non preveda la messa in discussione dei privilegi politici ed economici della Chiesa cattolica in Italia come nel mondo: per questo rivendichiamo l’abolizione unilaterale del Concordato fra Vaticano e Stato, l’esproprio senza indennizzo di tutte le grandi proprietà immobiliari ecclesiastiche, e in definitiva l’abolizione di tutti i privilegi fiscali, giuridici, normativi, assicurati alla Chiesa cattolica, a partire dalla truffa dell’8 per mille e dall’insegnamento religioso confessionale nella scuola pubblica.
Partito comunista dei lavoratori - sezione di Roma

Santi privilegi, governo genuflesso

La Corte di Giustizia Europea ha sentenziato che lo Stato italiano dovrà recuperare enormi arretrati sulla vecchia imposta comunale relativa ai beni ecclesiastici (scuole, cliniche, alberghi, strutture turistiche...). Qualcosa che oscilla tra i 4 e i 5 miliardi.

Si tratta di privilegi scandalosi, garantiti dai famigerati Concordati e soprattutto codificati da tutti i governi capitalistici, gli stessi che in questi decenni hanno imposto ai lavoratori lacrime e sangue con la benedizione del clero. Il governo Amato, nel mentre picconava pensioni e risparmi, decretava l'esenzione fiscale per i beni del clero (1992). Il governo Berlusconi, che tagliava otto miliardi alla scuola pubblica, confermava la loro esenzione totale (2005). Il governo Prodi (Rifondazione Comunista inclusa) sanciva che l'esenzione avrebbe riguardato solo “gli edifici adibiti ad attività non esclusivamente commerciali” (2007), laddove l'avverbio “esclusivamente” serviva alla Chiesa per mantenere l'esenzione per una miriade di proprietà finalizzate al lucro ma provviste di una cappella. Una truffa. Oggi le scuole cattoliche di ogni ordine e grado (8800) che hanno rette inferiori ai settemila euro sono esentate da IMU e TARI. Lo stesso vale per le strutture sanitarie assistenziali cattoliche (ambulatori, ospedali, case di cura...) che sono convenzionate con la struttura sanitaria nazionale. Per non parlare degli alberghi ecclesiastici (uno su quattro a Roma) che al 50% non versano un euro di IMU. Si potrebbe continuare.

E ora? Ora assistiamo all'imbarazzato mutismo di tutti gli attori politici di fronte alla sentenza europea. Per applicare la sentenza della Corte Europea sarebbe necessaria una legge. Ma chi vuole intestarsi questa legge, o anche solo la sua proposta? Nessuno.

I vecchi partiti liberali di centrosinistra e centrodestra, organicamente legati al capitale, e dunque anche al Vaticano, se ne guardano bene. Il loro europeismo si arresta di fronte alla Chiesa. I nuovi partiti borghesi populisti oggi al governo fanno lo stesso. Altro che “governo del cambiamento”! Il M5S ha pubblicamente dichiarato che ha da tempo archiviato la pratica (“se ne occupava in passato il senatore Perilli, che ora non sta trattando alcun provvedimento inerente alla sentenza”). Come dire un conto l'opposizione, un conto il governo. La Lega ha dichiarato che la sentenza europea è un'operazione “contro l'Italia, perché sanno benissimo che non potremo chiedere alla Chiesa quelle cifre”. Del resto, chi poteva attendersi il contrario? Il premier Conte ardente fedele di Padre Pio; Di Maio reverente verso le lacrime di San Gennaro; Salvini impugnatore di crocifissi durante i comizi, potrebbero mai entrare in collisione con la Chiesa? Non si tratta peraltro di convinzioni individuali, religiose o meno. Si tratta dei legami materiali tra il capitale finanziario con cui i partiti borghesi - di ogni colore - governano e il fiorente capitalismo ecclesiastico che del capitale finanziario internazionale è parte integrante e inseparabile.

La sentenza europea può forse servire a Bruxelles nel negoziato in corso col governo italiano sulle politiche di bilancio. Di certo non servirà per incassare i soldi evasi dalla Chiesa.

La verità è che solo la classe lavoratrice può porre nel proprio programma la totale abolizione dei privilegi clericali, perché è l'unica classe che può rovesciare il capitale, e dunque il capitalismo ecclesiastico. Partiti borghesi e populisti stanno tutti dall'altra parte della barricata, compreso il governo “del popolo”, più che mai genuflesso all'Altare.
8 novembre 2018
Partito Comunista dei Lavoratori

Basta indulgenze verso Papa Francesco

Il Papa cosiddetto progressista, difeso dal liberalismo laico come da tanta parte della sinistra “radicale” (da Sinistra Italiana ai vertici del PRC), ha nuovamente denunciato l'aborto nei termini più volgari e misogini. Al Forum delle Famiglie di giugno l'aveva presentato come «pratica nazista in guanti bianchi». Oggi lo denuncia come puro e semplice assassinio. «È come affittare un sicario per far fuori uno», dichiara candido il Papa.

Il sovrano della più grande monarchia assoluta esistente al mondo, corresponsabile di genocidi nella lunga storia dell'umanità, alleata dei regimi fascisti (da Mussolini a Franco a Pinochet), coinvolta su scala planetaria nella pratica o copertura della pedofilia criminale sino alle più alte sfere, ha il coraggio di chiamare assassine le donne che interrompono la propria gravidanza, e sicari i medici che le aiutano.

È la stessa Chiesa che difende il consiglio comunale di Verona e la legge Pillon sulle separazioni. È la Chiesa di sempre contro le donne e i loro diritti. È la Chiesa custode millenaria del patriarcato.

Basta difendere Francesco e beatificare il suo papato! La denuncia delle gerarchie vaticane a partire dal vertice della piramide va portata in tutte le mobilitazioni delle donne, contro ogni indulgenza o cedimento; senza mai dimenticare che la forza materiale della Chiesa sta nel suo intreccio col capitale finanziario e la grande proprietà immobiliare. La lotta anticlericale o è anticapitalistica o non è.
Partito Comunista dei Lavoratori

Il piano sgomberi di Salvini e Di Maio

«La proprietà è sacra», ha esclamato compunto ad uso telecamere il ministro degli Interni.
È questa la bandiera del nuovo piano nazionale di sgomberi di case ed edifici occupati sull'intero territorio nazionale. Minniti si era coperto dietro la foglia di fico di una raccomandazione alle prefetture perché cercassero “abitazioni alternative”: era l'ipocrita ricerca di un ammortizzatore sociale capace di reggere il piano di sgomberi. Salvini fa a meno di ogni finzione: dirama l'ordine di sgombero come atto prioritario e incondizionato. È l'ordine di gettare in mezzo a una strada decine di migliaia di famiglie povere, italiane e immigrate. Persone magari in attesa (vana) di una casa popolare da molti anni, o sfrattate per morosità incolpevole, o impedite ad accendere un mutuo o a pagare un affitto dalla propria condizione precaria o perché licenziate, o lavoratori immigrati costretti alla “clandestinità” da leggi infami nonostante sgobbino spesso per 12 ore al giorno in cambio di un salario da fame. Per tutti costoro la proprietà non è sacra, ma proibita, al pari del diritto di disporre di un tetto. La proprietà sacra è solo quella delle grandi società immobiliari, interessate a mantenere appartamenti sfitti da far lievitare sul mercato, o di banche e assicurazioni detentrici di un patrimonio immobiliare enorme e passivo come pura voce di bilancio, o anche dello Stato e di enti pubblici che hanno abbandonato al degrado centinaia di strutture perché impegnati a tagliare servizi e spesa sociale. Per non parlare delle immense proprietà immobiliari di Chiesa e Vaticano. Questa è oggi la proprietà interessata a gettare in mezzo a una strada quella stessa popolazione povera cui ha negato il diritto alla casa.

Questa campagna di sgomberi, già operativa, non riguarda la sola questione abitativa. È parte di una campagna "legge e ordine" che il governo delle nuove destre vuole imporre nelle relazioni pubbliche, nelle politiche migratorie, nell'ordinamento giudiziario, nel rapporto di forza con ogni soggetto perturbatore dell'ordine costituito. È la stessa campagna che minaccia i centri sociali, arma di nuove pistole elettriche le forze di polizia, liberalizza la facoltà di sparare a chiunque violi la “sacra” proprietà. È una campagna che cerca il consenso tra le sue stesse vittime dirottando le frustrazioni sociali contro un nemico invisibile, ogni volta diverso e ogni volta uguale: il nemico della “sicurezza”. Ma l'unica sicurezza che in realtà si protegge è quella di chi ha tutto contro chi non ha nulla: è la sicurezza dello sfruttamento, della speculazione, dell'abuso. L'insicurezza del lavoro e della casa per ampie masse è il prezzo della sicurezza per speculatori e parassiti.

Contro questa campagna poliziesca di sgomberi è necessario costruire una resistenza diffusa, capace di coinvolgere nel più ampio fronte unitario tutte le organizzazioni impegnate sul fronte della lotta per la casa, ma anche le forze del movimento operaio e sindacale. Il diritto alla casa è un diritto universale come il diritto al lavoro. Gli sgomberi della forza pubblica devono trovare ovunque una resistenza organizzata e di massa.
In Italia vi sono milioni di persone senza casa, e milioni di case vuote, per un'unica e sola ragione, la ragione del profitto. La rivendicazione dell'esproprio delle grandi proprietà immobiliari e la loro destinazione a fini abitativi deve divenire ovunque una parola d'ordine unificante. Risolvere la questione della casa è possibile. Ma per dare sicurezza sociale a chi non ha casa e lavoro occorre violare la sicurezza del capitale. Solo un governo dei lavoratori, rompendo con la società capitalista, può dare la casa a chi non l'ha.
Partito Comunista dei Lavoratori

Cosa accade in Nicaragua

Marxismo e campismo a confronto

31 Luglio 2018
La dinamica politica del Nicaragua ripropone l'esigenza di un'analisi marxista contro ogni lettura impressionistica, sia essa genericamente democratica, sia essa all'opposto di natura campista.

Chi presenta la vicenda nicaraguense come aggressione imperialista a un governo progressista dovrebbe fare i conti con la realtà.
Il Nicaragua sandinista non è Cuba, che ancora si regge nonostante tutto su rapporti di produzione socialisti (nonostante la natura burocratica del suo regime politico e la prospettiva di restaurazione del capitalismo). Ma non è neppure equivalente al Venezuela di Chavez e Maduro, che pur tutelando la proprietà borghese e pagando il debito estero all'imperialismo, è in qualche modo politicamente indipendente da quest'ultimo. Il regime di Daniel Ortega e Rosaria Murillo, già al suo terzo mandato consecutivo, ha governato per undici anni come garante diretto dell'imperialismo in Nicaragua; ha regalato al capitale straniero le risorse naturali del paese; ha sviluppato il progetto del canale transoceanico, direttamente dettato dal grande capitale, con effetti devastanti sulla condizione di ampi settori contadini e sulle comunità indigene; ha favorito la concentrazione della proprietà terriera; ha promosso privatizzazioni nella (modesta) industria, nei servizi, nel terziario; ha applicato le ricette del FMI in fatto di politiche di bilancio per pagare regolarmente il debito estero; ha precarizzato il lavoro e bloccato i salari.

La lunga stabilità politica del Nicaragua negli ultimi lustri - fatto eccezionale in Centro America - è stata al servizio di questa politica.


DANIEL ORTEGA AL SERVIZIO DEL FMI 

Tutto questo è talmente vero che il fatto scatenante della protesta popolare degli ultimi mesi è stata proprio l'applicazione dell'ennesima ricetta economica del FMI.

Il 17 aprile il governo Ortega varava per decreto l'aumento dei contributi di lavoratori e imprese al fondo pensionistico, assieme ad un taglio sulle pensioni. Si trattava di applicare le disposizioni del FMI sulle politiche finanziarie per mettere "in stabilità" il sistema pensionistico: le stesse misure lacrime e sangue oggi in corso in Brasile ed Argentina, e già sperimentate in forme diverse in tutto il mondo capitalista. Ma questa volta la classica goccia ha fatto traboccare il vaso. La reazione sociale è stata vasta, nelle strade e nelle piazze di tutte le principali città nicaraguensi a partire da Managua. Ha coinvolto una massa popolare multiforme, composta da popolazione povera, disoccupati, settori declassati della piccola borghesia, larga parte della gioventù studentesca. La classe operaia non ha fatto ancora irruzione diretta sulla scena. Il suo ingresso nella lotta può essere decisivo nel bilanciamento delle forze e nel segnare la dinamica della mobilitazione. In ogni caso, la mobilitazione popolare ha avuto già un impatto talmente dirompente da costringere Ortega a revocare il decreto, nella speranza di disinnescare la protesta.

Ma la revoca del decreto non ha posto termine alle proteste. La protesta sociale, incoraggiata dal primo risultato raggiunto, si è rapidamente intrecciata con la protesta politica democratica contro il regime. La repressione del governo ha ulteriormente saldato i due elementi. La repressione è stata brutale ed è in pieno corso. Ha utilizzato non solo le forze regolari di polizia ma l'apparato paramilitare delle milizie sandiniste. Quattrocento morti nelle piazze, migliaia di feriti, centinaia di desaparecidos. Assediato nel proprio bunker, Daniel Ortega si è rivelato disposto a tutto pur di preservare il potere. Un potere sempre più familista, raccolto attorno ad una cerchia cortigiana di fedelissimi, inviso ormai a parte significativa dello stesso FLSN.


IL DISEGNO DELLE DESTRE E DELLA CHIESA 

Questo scenario esplosivo ha innescato il riposizionamento politico di diversi attori, a partire dalla Confindustria nicaraguense.

La COSEP (Consiglio Superiore dell'Impresa Privata) aveva sostenuto attivamente e a lungo il governo Ortega, perché il FSLN garantiva alle politiche confindustriali una base sociale d'appoggio sicuramente invidiabile. Ma nel momento della frattura tra regime e masse, perché arrischiare le proprie fortune per legarsi alle incerte sorti di Ortega? Meglio provvedere sin che si è in tempo ad una soluzione politica alternativa - la più indolore possibile - che tuteli i propri interessi. Da qui la nuova saldatura tra COSEP e lo schieramento politico della destra (Alleanza Civica per la Giustizia e la Democrazia) nella richiesta di elezioni politiche anticipate. Mentre la gerarchia ecclesiastica, con la benedizione di Papa Francesco, rivendica un "dialogo nazionale” per la pace (...tra le classi) che possa regalarle il ruolo di regista.

In realtà la ricerca di una soluzione negoziata o di un ricambio politico perseguono in forme diverse lo stesso obiettivo: prevenire e disinnescare una precipitazione rivoluzionaria della crisi politica e sociale che possa aprire il varco ad un'alternativa di classe. Garantire la continuità del potere dei capitalisti, degli agrari, del capitale finanziario, dall'urto destabilizzante di una insurrezione popolare.
Non è un caso se la destra sventola la sola bandiera “democratica”, senza toccare i temi sociali della mobilitazione.


PER UNA SOLUZIONE CLASSISTA, ANTICAPITALISTA, SOCIALISTA 

Si tratta allora di battersi per la prospettiva esattamente opposta.

Via le leggi di precarizzazione del lavoro, abolizione del latifondo e ripartizione della terra, rifiuto del pagamento del debito estero e suo annullamento, cancellazione di tutte le misure imposte dal FMI (a partire da pensioni, sanità, istruzione), rifiuto del Canale transoceanico imposto dalle potenze imperialiste, esproprio del capitale finanziario, nazionalizzazione del commercio con l'estero e dell'industria estrattiva, controllo generale dei lavoratori sulla produzione. Questa è l'unica via che possa dare alla mobilitazione popolare una prospettiva di alternativa vera: classista, anticapitalista, socialista. È la prospettiva di un governo dei lavoratori e dei contadini poveri, il solo governo che possa realizzare queste misure di rottura.

La popolazione povera del Nicaragua ha una tradizione rivoluzionaria alle proprie spalle.
Lo sciopero generale di 28 giorni consecutivi nel 1978 fu decisivo per innescare il rovesciamento della dittatura di Anastasio Somoza nell'anno successivo. La direzione nazionalista del FSLN - che il grosso del centrismo internazionale, inclusi i “trotskisti” del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, salutò allora come “bolscevica” - contenne in realtà la spinta di massa dentro i limiti di una economia mista rispettosa della borghesia nazionale, rifiutando apertamente la via cubana (col consenso pubblico di Fidel Castro). Così facendo si espose prima alla controrivoluzione reazionaria della Contras sostenuta dagli USA e da Israele, poi a un lungo logoramento, infine alla caduta (1990) a vantaggio delle forze imperialiste.

Nel nuovo quadro internazionale post '89, segnato dal crollo dello stalinismo e dal riflusso/involuzione degli stessi movimenti nazionalprogressisti, il FSLN ha rifondato col tempo la propria natura per trasformarsi in un normale partito borghese con influenza di massa che si candida a gestire l'alternanza di governo in Nicaragua, dentro il quadro della subordinazione all'imperialismo e a garanzia di quest'ultimo. Così, dopo quasi mezzo secolo, il Daniel Ortega “rivoluzionario” nazionalista del 1979 è divenuto il Daniel Ortega Bonaparte che impugna il crocifisso reprimendo il popolo nel sangue. Lo stesso popolo che nel 1979 lo portò al potere. L'alternativa di prospettiva storica tra rivoluzione socialista o reazione capitalista (e imperialista) ha dunque trovato anche in Nicaragua la propria conferma. Di questo ci parla il trasformismo sandinista, smentendo clamorosamente ogni illusione, vecchia e nuova.

Ma ogni popolo conserva la memoria delle proprie esperienze, seppur in forma confusa e frammentaria. Così la popolazione povera Nicaraguense. Se nel 1979 insorse contro Somoza, oggi può insorgere contro Ortega. Ma come insegna anche l'esperienza del '79, non è sufficiente il rovesciamento di un dittatore se poi si preserva il potere della borghesia. “Rifare il '79”, sollevarsi contro il nuovo regime, ma per rompere una volta per tutte, a differenza di allora, con la borghesia nazionale e con l'imperialismo: questa può e deve essere la parola d'ordine dei marxisti rivoluzionari in Nicaragua.

Lavorare ad estendere la mobilitazione popolare, a partire dal rifiuto delle ricette del FMI; rivendicare la libertà dei prigionieri politici e piene libertà democratiche; promuovere e organizzare l'irruzione in campo della classe lavoratrice, e delle sue autonome rivendicazioni; sviluppare, coordinare, centralizzare i comitati di autodifesa popolare contro la repressione; portare nella mobilitazione di massa il programma di un'alternativa di sistema, fuori e contro l'operazione truffa delle destre: questa è la via per onorare il sangue dei caduti e riscattare la memoria di quaranta anni fa.
Partito Comunista dei Lavoratori

Papa Francesco con Salvini e Fontana

«L'unica famiglia a immagine di Dio è quella tra un uomo e una donna». «L'aborto è un crimine nazista». Sono il distillato del pensiero di Papa Francesco espresso ieri in occasione dell'incontro in Vaticano con il Forum delle associazioni familiari.

Non è un intervento casuale. Né solo un modo per assecondare il proprio uditorio d'Occasione, come scrive minimizzando il quotidiano Il Manifesto. Il Papa ha voluto intervenire dopo il trionfo della legalizzazione dell'aborto prima in Irlanda e poi in Argentina per alzare la diga contro la laicità e l'espansione dei diritti. La forte polemica dei vescovi argentini contro l'atteggiamento “pilatesco” del presidente Macri nello scontro sul diritto di aborto è un risvolto significativo della posizione papale.

Ma l'intervento del Papa coincide anche con la giornata di mobilitazione del Gay Pride in diverse città italiane, sullo sfondo di uno scenario politico che vede il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana dichiarare candidamente che “le famiglie arcobaleno non esistono”, e che l'”unica famiglia esistente è quella composta dal papà, dalla mamma, dai loro figli”. Ora, paradossalmente, persino Salvini di fronte a dichiarazioni tanto imbarazzanti del proprio ministro le aveva derubricate a mezza bocca, e ipocritamente, a opinioni personali. Il Papa invece non solo le ha riprese, ma le ha solennemente rivendicate in sede pubblica col plauso entusiasta di Gigi De Palo, già assessore alla famiglia della giunta Alemanno.

Questo è il cosiddetto Papa progressista, per anni decantato dalla cultura liberale (Scalfari) come protagonista di un nuovo corso democratico universale della Chiesa, e spesso portato in palma di mano dalle sinistre cosiddette radicali come esempio e riferimento di un altro mondo possibile. Vogliamo ricordare che tutti i partiti del Brancaccio, da Bersani ad Acerbo, un anno fa sottoscrissero un appello che rivendicava Papa Francesco tra i numi tutelari della nuova sinistra da ricostruire?

Ma i fatti hanno la testa più dura delle favole. Il Papa che fa il verso a un ministro omofobo non è un incidente. È il Papa che cavalca la deriva reazionaria che si sta dispiegando in Italia, per le stesse ragioni per cui contrasta il movimento delle donne e le sue vittorie sul piano internazionale. La verità è che la Chiesa è istituzionalmente un baluardo della conservazione mondiale. Lo è dal punto di vista sociale, come parte organica del blocco dominante e del capitalismo mondiale; lo è dal punto di vista ideologico e culturale contro i diritti delle donne e delle minoranza oppresse, a guardia del patriarcato e della sua tradizione millenaria.

È la riprova, una volta di più, che solo una posizione coerentemente anticapitalista può essere coerentemente anticlericale, e dunque coerentemente democratica e antipatriarcale.
Partito Comunista dei Lavoratori

La guerra mondiale di Papa Francesco


Regna a sinistra, e nell'ambiente laico, l'immagine di un Papa Francesco “finalmente progressista”, a “misura d'uomo” lontano dalle “rigidità dell'arida dottrina dei suoi predecessori”, “aperto verso nuove frontiere”, e soprattutto “comprensivo della modernità dei tempi e dei costumi“.

Sarebbe utile confrontare questo pregiudizio positivo con le dichiarazioni solenni rilasciate dal Papa in occasione della sua visita in Georgia.

“Oggi c'è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio” ha proclamato papa Francesco. Chi sarebbe il responsabile di questa guerra? La “teoria gender” e più in generale“ i nuovi costumi sessuali”. Ma anche più semplicemente il diffondersi del divorzio: “Il divorzio è il frutto avvelenato di una colonizzazione ideologica che vuole distruggere la famiglia. Il divorzio sporca l'immagine di Dio, perchè Dio ha creato uomo e donna a sua immagine e quindi l'uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l'immagine di Dio”.

Contro questa guerra mondiale che vuole distruggere il matrimonio con pratiche contro Dio come il divorzio, Papa Francesco invoca “la mobilitazione degli spiriti” ed in particolare il ruolo della donna: “La donna è centrale nella trasmissione della fede. Pensate a Maria, alle mamme, le nonne, la Chiesa: la Chiesa è donna”.

Ogni commento è superfluo.
Che sinistre genuflesse verso il capitale si inchinino di fronte all'istituzione Chiesa, che di capitale vive, è naturale. Ma ci risparmino almeno la pretesa che un monarca teocratico assolutista, difensore di una istituzione millenaria, possa essere baluardo di democrazia e di progresso. Questo no.
Partito Comunista dei Lavoratori