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8 marzo giornata di lotta! Contro la reazione che avanza sui nostri corpi

 


Pubblichiamo il volantino di Femminist* Rivoluzionari*


CONTRO CAPITALE E OPPRESSIONE PATRIARCALE

Appena insediatosi alla presidenza degli Stati Uniti, Trump ha dato il via come promesso a violentissimi attacchi all’autodeterminazione delle donne e delle persone LGBT*QIAP+: non è che l’ennesimo atto di una vera e propria ondata internazionale reazionaria, fanatica e oscurantista che impatta sulla classe lavoratrice e in particolare sulle donne e sulle persone queer, dall’Argentina, agli USA passando per l’Italia, con la criminalizzazione dell’aborto e dell’autodeterminazione in materia sessuale e sanitaria. L’avanzata della destra va di pari passo all’arretramento del movimento operaio e dei movimenti per i diritti civili. La stretta reazionaria in Italia si esplicita anche con vere e proprie norme da stato di polizia, come il DDL 1660, finalizzato alla repressione delle proteste. Cosa c’è da festeggiare in un quadro del genere? Per noi, oggi come oltre cento anni fa, l’otto marzo è giornata di lotta militante.

Ripartire dal lavoro, unica vera strada di emancipazione

Davanti a una società borghese che ci espelle dal mondo del lavoro quando fa comodo, davanti al 34% delle donne che non lavora per svolgere compiti di cura (INAPP), rivendichiamo l’ingresso nel mondo del lavoro per donne e giovani a condizioni dignitose e la necessità imminente di recuperare tutti quei diritti che ci sono stati tolti dalle controriforme del lavoro e dello stato sociale. La soluzione è un reddito di cittadinanza/di esistenza o di autodeterminazione, per il lavoro riproduttivo? Assolutamente no. Il reddito o salario al lavoro domestico, lungi dall’emanciparci, ci lega ancor più strettamente al nucleo familiare e a eventuali partner violenti.

Abbattere capitalismo e patriarcato: non siamo lo stato sociale dei padroni!

Le donne e le persone queer lavoratrici e disoccupate stanno pagando il prezzo più alto delle politiche economiche degli ultimi 30 anni su più piani: mentre su quello del lavoro aumentano precarietà, disoccupazione e si erodono i salari, le riforme allo stato sociale confinano le donne dentro casa, riducendo i servizi, l’assistenza e le strutture pubbliche per la cura di bambin* e anzian*. Lo stato borghese scarica i costi del lavoro di cura sulle famiglie ed in particolare sulle donne meno abbienti, le quali non hanno i mezzi economici per pagare servizi o strutture private. Ricorrere all’aborto è sempre più difficile, questo diritto è ogni giorno svuotato del suo significato grazie all’atteggiamento complice e connivente di uno Stato che tollera un’obiezione di coscienza usata da fanatici religiosi e reazionari come un’arma contro le donne e di un governo postfascista che ha consentito e incoraggiato l’infiltrazione dei movimenti fondamentalisti cristiani in ospedali e consultori.


PER UNA LOTTA FEMMINISTA MARXISTA RIVOLUZIONARIA

L’arma più potente in mano alla classe lavoratrice è quella dello sciopero, perché colpisce il padronato e il capitale dove fa più male: il portafogli. Ma astenersi dal lavoro domestico per trovarne domani il doppio da fare non risolverà nulla: dobbiamo rovesciare una società che ci vuole doppiamente oppresse, sul lavoro e a casa, ribaltando un sistema economico basato sulla presenza di sfruttat* e sfruttatori, oppress* e oppressori, a favore di una società in cui la donna e le persone LGBTQIAP+ saranno liber* dall’uomo e tutt* saranno liber* dal capitale.

Rivendichiamo:

Un lavoro dignitoso!
• Abolizione di ogni forma di precarietà e flessibilità
: ripristino dei diritti sindacali conquistati e perduti dal movimento operaio, abolizione delle leggi antioperaie e repressive
• Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, ridistribuire il lavoro tra chi non ce l’ha e avere più tempo libero
• Salario di disoccupazione dignitoso per chi il lavoro l’ha perso
• Salario minimo ben oltre la soglia del lavoro necessario, a favore delle/dei lavorator* e non dei padroni!
• Reintroduzione della scala mobile: adeguamento del salario all’aumento dell’inflazione.
• Vogliamo poter andare in pensione! Lottiamo per un sistema retributivo, per una pensione minima sopra i livelli della mera sussistenza, contro l’allungamento dell’età pensionabile.
• Riduzione dell’età pensionabile per i lavori usuranti
• Nazionalizzazione sotto il controllo operaio e senza indennizzo delle imprese che licenziano o delocalizzano.
• Sicurezza e tutela sul lavoro sotto il controllo operaio, per condizioni di lavoro più sicure e più salubri
• Abolizione di tutte le leggi che comprimono i diritti sindacali e di sciopero, abolizione del reato di blocco stradale, no alle precettazioni illegittime
• Istituzione del reato di omicidio sul lavoro
• Lotta alla schiavitù, al caporalato e alle molestie, ai ricatti e alla violenza sessuale nei luoghi di lavoro
• Socializzazione del lavoro di cura contro qualsiasi proposta di salario alle casalinghe o reddito di esistenza. Compiti di cura socializzati e non sulle nostre spalle!
• Congedi parentali prolungati e retribuiti al 100% estesi a tutti i genitori, la responsabilità genitoriale non è solo delle donne!
• Nazionalizzare sotto il controllo sociale i servizi privati legati alla cura, abolizione del welfare aziendale e dirottamento dei fondi verso i servizi pubblici
• Istituzione di una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco per finanziare scuola e sanità, e tutti i servizi legati alla cura della persona.
• Abolizione di tutte le leggi che patologizzano le soggettività LGBTQIAP+ e istituzione di percorsi di autodeterminazione tutelati, gratuiti e garantiti
• Lotta allo sfruttamento della prostituzione e alla tratta di esseri umani
• Creazione di un percorso garantito per le vittime della violenza eterocispatriarcale ma rifiuto della denuncia obbligatoria
• Aborto libero, sicuro, gratuito e garantito, promozione dell’aborto farmacologico, abolizione del colloquio preliminare
• Contraccezione gratuita, liberamente disponibile e garantita
• Sostegno effettivo alla maternità con la socializzazione dei compiti di cura e adeguate strutture a sostegno delle madri
• Lotta alla violenza ostetrica e misogina nelle cure alle donne
• Blocco a tempo indeterminato degli sfratti
• No alla criminalizzazione di chi occupa, abolizione di tutte le leggi repressive e securitarie contro i movimenti per la casa
• Libertà di migrare, abolizione dei CPR e dei centri di detenzione per migranti
• Accoglienza e tutela delle donne e delle soggettività LGBTQIAP+ migranti e ius soli, permessi di soggiorno, documenti e diritto alla residenza
• No alle guerre dell’imperialismo e alle spese per gli armamenti, cessate il fuoco immediato in Palestina e in Ucraina e in tutti i teatri della guerra del capitale
• No all’ondata reazionaria del postfascismo mondiale, per la ripresa delle lotte antifasciste, in saldatura diretta con l’anticapitalismo
• Per un mondo pulito in cui vivere: produrre e consumare ciò che serve, accesso a acqua, terra, aria puliti, esproprio e nazionalizzazione delle imprese che inquinano

Siamo consapevoli che nessun governo della borghesia, contro i propri interessi, metterà in atto queste misure. Il programma della classe proletaria può essere realizzato solo da un governo de* lavorator*! Solo la rivoluzione socialista su scala internazionale potrà liberarci dalle catene dello sfruttamento capitalistico e dell’oppressione patriarcale.

Costruiamo insieme questa prospettiva! Saldiamo la lotta contro l’oppressione di genere alla lotta di classe! Invertiamo la deriva reazionaria sul corpo delle donne! Per una lotta femminista marxista rivoluzionaria contro capitalismo e patriarcato!


Volantino allegato in basso

Femminist* Rivoluzionari*

Un Papa sicario contro i diritti delle donne

 


La lotta contro la reazione è inseparabile dalla lotta contro il papato

30 Settembre 2024

«Un aborto è un omicidio... Si uccide un essere umano. E i medici che si prestano a questo sono dei sicari».
Le parole di Bergoglio non aggiungono nulla di nuovo alle posizioni reazionarie della Chiesa in fatto di interruzione della gravidanza. Ma, nel momento in cui il governo italiano a guida postfascista promuove l'ingresso delle organizzazioni pro life nei consultori, e in cui sale la marea dell'estrema destra in Europa all'insegna della più volgare misoginia, quelle parole acquistano una valenza politica particolare: il papato cosiddetto “progressista” benedice pubblicamente, nella forma più perentoria, l'attacco peggiore ai diritti delle donne e alle loro conquiste.

In Italia in ben undici regioni esistono ospedali con il cento per cento di medici obiettori di coscienza (Abruzzo, Basilicata, Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana). Lo stesso accesso alla pillola abortiva viene negato di fatto in numerosi consultori ed ospedali, sotto la pressione intimidatoria di ambienti cattolici antiabortisti. La Regione Piemonte ha aperto le porte degli ospedali pubblici all'associazione antiabortista Movimento per la Vita, con tanto di finanziamento con risorse pubbliche (2,34 milioni di euro): una associazione che organizza picchetti durante le giornate in cui si effettuano le interruzioni volontarei di gravidanza al grido di “assassine, assassine!”. La Lombardia ha da tempo aperto gli spazi ospedalieri pubblici all'ingresso ufficiale di tale associazione. In Liguria il gruppo regionale di Fratelli d'Italia ha proposto l'istituzione obbligata dell'"ascolto del battito del feto" per le donne intenzionate ad abortire. Ovunque in particolare le donne migranti sono escluse di fatto dall'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza per via di mille ostacoli e barriere procedurali...

Le parole del Papa sono dunque al servizio di questa valanga reazionaria. Tanto più oggi, la lotta contro la reazione è inseparabile dalla lotta contro il papato.
Sino a quando la sinistra cosiddetta radicale continuerà ad accreditare Papa Francesco, facendone regolarmente una propria icona?

Partito Comunista dei Lavoratori

8 marzo. Lottare per costruire una opposizione di classe anticapitalista e rivoluzionaria

 


Pandemia e guerra hanno impattato pesantemente sulla vita di milioni di persone.


Dopo una nuova recessione causata dal dilagare del coronavirus a livello globale, si è avuta forte ripresa economica nel 2021 e una crescita occupazionale, dovuta a politiche di forte indebitamento pubblico da parte degli stati capitalisti e a politiche espansive delle banche centrali. Ciò trascina con sé un forte aumento inflazionistico, legato al rincaro delle materie prime e dei beni di approvvigionamento e amplificato in questo ultimo anno dalla guerra in Ucraina. Si registra ovunque un peggioramento delle condizioni dei lavoratori salariati. In Italia, la realtà riflette uno scenario di impoverimento generale poiché all’aumento dell’inflazione (11,6%), si accompagna il peggioramento dei contratti, la compressione salariale e l’allungamento dell’età lavorativa (migliaia di lavoratori più anziani dopo i 64 anni).

La fase politica che vede al governo la coalizione di destra a guida Meloni ottiene già il plauso di Confindustria: lo stop al superbonus e al reddito di cittadinanza accompagnati dai forti tagli alla spesa pubblica su scuola e sanità, il progetto di autonomia differenziata, il preannunciato taglio dell’Irap e l’aumento al 2% delle spese militari in funzione del rafforzamento dell’imperialismo italiano. Sul versante dei diritti civili mostra una pesante torsione reazionaria, che colpirà soprattutto le donne e la comunità LGBTQIAP+, gli immigrati e più in generale il proletariato “scomodo” sul quale dirottare il malcontento sociale. Ne abbiamo avuto un assaggio con la repressione politica nei confronti dei ravers e ancor più nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito.

Cosa farà nel concreto questo governo?

“La legge 194 non verrà abolita, ha affermato Meloni, ma vanno messi sullo stesso piano donne che vogliono abortire e obiettori”. Dal nostro punto di vista questo è da respingere se pensiamo che in Italia il 70% dei ginecologi sono obiettori e 31 strutture sanitarie hanno il 100% di obiettori; alcune regioni sono tra le peggiori in termini di presenza di obiettori sul numero di strutture, in ordine Molise, Puglia e Marche. I tagli alla sanità hanno inoltre causato la diminuzione dei reparti di ostetricia e/o ginecologia, dei quali solo una parte (il 63%) pratica l’IVG. L’autonomia differenziata in futuro determinerà ulteriori disuguaglianze e ostacoli per le donne, soprattutto nel sud. La Campania risulta già tra le regioni con il solo 30% di strutture che praticano l’IVG.

Il tanto sbandierato diritto alla maternità rimane un fermo riferimento ideologico di stampo reazionario, tant’è che persino la propaganda sui congedi parentali si è trasformata in nulla di fatto.

Il governo, inoltre, non è intenzionato nemmeno parlare di DDL Zan, di legalizzazione della Cannabis, di Eutanasia. Leggi non risolutive ma che garantiscono, quantomeno ad una democrazia borghese, un maggiore livello di civiltà. Del resto, cosa aspettarsi da chi parla in maniera delirante di “ideologia gender” e di “lobby LGBT”? Cosa aspettarsi da esponenti di governo, come Roccella e Nordio apertamente omofobi? Il punto è che l’omobilesbotransfobia e il razzismo istituzionale sono fenomeni che incentivano e autorizzano l’attuazione della violenza già presente in quella che viene definita “la società civile”, per ragioni strutturali legate all’intreccio molto forte tra capitalismo e patriarcato.

In alcuni paesi si solleva il vento della protesta. In Francia dal 19 gennaio si continua a scioperare e a lottare contro l’innalzamento dell’età pensionabile, misura voluta da Macron per tagliare sulle spese sociali e garantire investimenti ad imprese e spese militari. In Iran le coraggiose donne hanno sfidato il regime da quando, il 16 settembre la ventiduenne curda Mahsa Amini fu assassinata a bastonate dalla polizia religiosa perché portava irregolarmente il velo. Una protesta che ha assunto un carattere di massa, coinvolgendo la gioventù e l’avanguardia operaia iraniana.

In Italia quando? Dobbiamo forse sperare nell’immobilismo di Landini e della burocrazia CGIL?

L’indizione dello sciopero da parte di alcuni sindacati è apprezzabile ma insufficiente, poiché è legata a logiche minoritarie e autocentrate. Non è stato fatto nessuno sforzo per concepire una data unitaria di tutto il sindacalismo di base che potesse fungere da catalizzatore anche per migliaia di lavoratrici iscritte ad altri sindacati ma intenzionati a mobilitarsi. Se giungerà un segnale nelle prossime settimane, sarà purtroppo un segnale tardivo nell’ambito di questa scadenza, che ricordiamo, non è una giornata commemorativa ma una data di lotta internazionale. Questa debolezza è dovuta anche al fatto che il movimento Non Una Di Meno, seppur continua a riempire le piazze per alcune scadenze importanti, registra un calo di partecipazione di dinamiche machiste ed egemoniche, che contribuiscono indirettamente a indebolire la costruzione di un’opposizione dal basso in Italia.

In questa fase è necessario ripartire e cercare di costruire una forza uguale e contraria a quella dei nostri oppressori e sfruttatori ed è ancor più necessario coinvolgere la grande massa astensionista, per trasformare la disillusione nella spinta alla lotta. Come femministe rivoluzionarie vorremmo contribuire a questo scopo, portando ovunque il nostro programma, sui luoghi di lavoro, nelle piazze e tra le mura domestiche.
Ci battiamo per:

• La difesa del lavoro, unico effettivo strumento di autodeterminazione, con l’abolizione di tutte le leggi che hanno precarizzato il lavoro e ne hanno eliminato le tutele: il pacchetto Treu, la legge Biagi, il Jobs Act e le controriforme degli ultimi trenta anni ci espongono ai ricatti sociali e sessuali; introduzione del collocamento pubblico a chiamata numerica; la ripartizione del lavoro con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; parità salariale per tutte.
• La nazionalizzazione sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori delle imprese che chiudono, inquinano o delocalizzano: ci serve lavoro, non un reddito di povertà alternativo al lavoro!
• La reintroduzione dell’articolo 18 sui licenziamenti, esteso a tutte le aziende con almeno dipendenti.
• Il salario garantito per chi è in cerca di occupazione: contro ogni forma di reddito di base universale, voluto anche da Bill Gates, Zuckerberg ed Elon Musk! E quindi contro ogni forma di reddito di autodeterminazione slegato dalla condizione lavorativa, che non garantisce autonomia, ma al contrario prospetta maggiori possibilità di rinchiuderci nell’ambiente domestico. Contro la logica del salario minimo in fase di compressione salariale, per una scala mobile che, al contrario, adegui i salari all’aumento dell’inflazione.
• Riforma delle pensioni che faccia a pezzi tutte le controriforme pensionistiche, per ritornare al sistema retributivo al 2% annuo con 60 anni per la pensione di vecchiaia e 35 anni per la pensione di anzianità, dopo una vita lavorativa in cui a tutte e tutti sia garantito un lavoro completo di tutele in ogni settore.
• Tutela della maternità e congedi parentali retribuiti per tutte/i (affinché la genitorialità non sia prerogativa delle sole donne).
• Revisione e aggiornamento della sicurezza sui posti di lavoro; istituzione del delitto di omicidio sul lavoro.
• Un welfare statale che non ci renda schiave all’interno della famiglia, con l’istituzione di un ampio programma di servizi sociali che si prenda in carico l’enorme quantità di lavoro di cura che oggi pesa maggiormente sulle spalle delle donne, nella prospettiva della socializzazione del lavoro di cura.
• Requisizione di tutte le case sfitte da assegnare in primo luogo a tutte le persone con difficoltà di inserimento lavorativo e alle persone con disabilità, a garanzia dello sviluppo della propria autonomia personale.
• Abolizione dell’obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche, nonché la fine delle erogazioni statali alle strutture private, con il loro esproprio senza indennizzo e la determinazione dell’unicità del Servizio Sanitario Nazionale pubblico. Fuori i religiosi e i capitalisti dalla nostra vita e dalla nostra salute!
• Libero e gratuito accesso all’interruzione di gravidanza e alla contraccezione.
• Consultori pubblici per le donne e per le persone LGBT*QIAP+, sotto il controllo delle utenti e con accesso a tutte le tecniche e alle informazioni mediche per autodeterminare le decisioni sul proprio corpo.
• Auto-organizzazione e autodifesa della comunità LGBT*QIAP+ per rispondere colpo su colpo e al di fuori delle logiche riformiste ed opportuniste all’offensiva reazionaria e clerico-fascista che si preannuncia nell’immediato futuro.
• Superamento della Legge 164/82 e di tutte le leggi che patologizzano e discriminano l’esistenza e i percorsi di autodeterminazione delle soggettività T* e, più in generale, di tutte le persone LGBT*QIAP+.
• Apertura dei confini e l’eliminazione di tutte le leggi securitarie che opprimono le donne e soggettività LGBT*QIAP+ migranti e legittimano le violenze nei loro confronti.
• Educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole, rigorosamente laica che chiami medici ed educatrici/educatori, escludendo associazioni collegate alla Chiesa. Questo per garantire la promozione di una contraccezione consapevole e di un libero sviluppo della propria sessualità.
• Lotta senza quartiere alla concezione abilista e neurotipica dell’esistente, figlia delle necessità del sistema di produzione capitalistico, e di ogni altra forma di abilismo. Perché il mondo che vogliamo deve essere invece adatto ai bisogni e ai desideri di tutte e tutti, incluse le persone con disabilità e neurodivergenti.

Non si può pensare di sconfiggere il patriarcato senza abbattere il capitalismo e viceversa, qualsiasi rivoluzione è destinata a fallire senza un nuovo progetto di società che spezzi le catene dei soggetti doppiamente oppressi.

Alla lotta!

Partito Comunista dei Lavoratori

L'annullamento della sentenza Roe vs Wade: il volto reale della democrazia borghese

 


La Corte suprema degli Stati Uniti cancella il diritto all’aborto. Esplode la rabbia in decine di manifestazioni di protesta

Venerdì 24 giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America cancella la storica sentenza Roe vs. Wade del 1973, che garantiva alle donne il diritto federale di abortire in tutto il paese. L’iter che ha portato a questa mossa reazionaria parte dal riesame di una causa costituzionale intrapresa nel 2018 dalla Jakson Women’s Health Organization contro il parlamento del Mississippi.

Con l’abolizione di questa sentenza, in diversi stati americani, entreranno in vigore leggi sull’aborto molto restrittive, in alcuni casi addirittura proibitive, come ad esempio in Texas, in Oklahoma, il già citato Mississippi e ipoteticamente in altri undici stati; tutto questo con grande soddisfazione degli ambienti conservatori e pro life.

Le donne sono dunque espropriate dei loro corpi, del diritto fondamentale di scegliere sulla propria salute riproduttiva e sul proprio destino. Senza questa sentenza le donne* e le persone non binarie proletarie dovranno ricorrere all’aborto in maniera clandestina, rischiando la vita, investendo i loro pochi risparmi alla ricerca di una soluzione.

Le ragioni addotte e trapelate dalle parole del giudice della Corte Samuel Alito: la questione dell'aborto non è esplicitamente enumerata come un potere federale nella Costituzione “poiché all’epoca nemmeno si discuteva di aborto”, dunque rimandata al potere decisionale dei singoli stati.

Da queste parole agghiaccianti trapelano una verità di fatto: un sistema giuridico all’interno di una democrazia borghese che poggia sul modo di produzione capitalista, non può tutelare i diritti riproduttivi delle donne e la loro salute, così come non può rappresentare gli interessi de* lavorator* (delle lavoratrici e dei lavoratori.)


NESSUNA FIDUCIA IN BIDEN E NEI DEMOCRATICI

Nonostante le parole di dissenso da parte dei tre giudici liberali della corte e delle parole di Obama che parla di “attacco alla libertà”, del segretario di stato Blinken che si dice impegnato a tutelare i diritti riproduttivi delle donne (!) e lo stesso Presidente Joe Biden che commenta la decisione della corte come “un tragico errore”, è giusto ricordare che politicamente nessuno di loro ha mai intrapreso un iter legislativo atto a sancire questo diritto. C’è di più: lo stesso Biden nel 1973 affermò di non credere che "una donna avesse il diritto esclusivo di dire cosa dovrebbe accadere al suo corpo" e nel 1977 usò il suo peso politico per bloccare il finanziamento federale degli aborti, in particolare nei casi di stupro e incesto.

Dunque, il sostegno peloso da parte di questa compagine politica è servito nei momenti di campagna elettorale in funzione anti-trumpista, per illudere le donne, soprattutto le donne proletarie e afroamericane e la comunità LGBTQIA+, quindi a capitalizzare i loro voti e il loro consenso. In questa fase delicata la strumentalizzazione di questa battaglia serve in sostanza a sostenere il ruolo guerrafondaio degli USA, in varie zone del mondo e nello scenario bellico ucraino, nel quale è evidente l’ingerenza della NATO per la creazione del futuro assetto economico-mondiale. Il tutto a spese del proletariato, delle donne e delle comunità LGBTQIA+, da sempre vittime di stupro e di violenza nei contesti di guerra e non solo.

Per questo, non riteniamo utile la “tattica del fare pressione” nei confronti di uno dei partiti deputati alla gestione del capitale, il Partito Democratico, nel senso in cui si era espressa una delle più importanti voci storiche del movimento femminista afroamericano, Angela Davis; anche le richieste mosse in questi giorni dalle molte associazioni e voci di movimento si riveleranno ancora una volta perdenti e dispersive e causeranno l’ulteriore arretramento della lotta di classe in questa fase storica, se non sarà in grado di costruire un programma di rivendicazioni all’altezza dello scontro e di organizzarsi in maniera indipendente dai partiti della borghesia, Repubblicani o liberal-democratici che siano e dai loro interessi economici.


UN MOVIMENTO INTERNAZIONALISTA E CLASSISTA PER BLOCCARE L’ONDATA REAZIONARIA E PER UNA SVOLTA RIVOLUZIONARIA

L’ondata reazionaria si colloca in un contesto generalizzato di attacco al diritto riproduttivo e al grave doppio sfruttamento delle donne in molte zone del mondo. Il controllo biologico dei corpi serve ai governi per controllare la forza lavoro su richiesta del padronato: l’aumento della forza-lavoro serve a comprimere i salari, assicurare i profitti ai padroni e a rendere le proprie merci competitive sui mercati; in altri casi, come le lavoratrici dello zucchero indiane, la sterilizzazione degli organi riproduttivi viene imposta per garantire ai padroni ritmi di lavoro massacranti e maggiore estrazione di plusvalore.

Ci sono molte zone in cui l’accesso all’interruzione di gravidanza è vietato, si pensi a molti paesi dell’America latina e paesi a maggioranza musulmana, in altri è stato faticosamente conquistato dopo anni di lotte, come in Argentina con i suoi limiti riguardanti l’esercizio dell’obiezione di coscienza, per altro a noi in Italia ben noti, visti i continui attacchi alla legge 194. Le donne polacche hanno dato un grande esempio di mobilitazione ma non sono riuscite ad arrestare la follia ultraconservatrice che arriverà addirittura a schedarle. Non possiamo dare per scontato che laddove esistano questi diritti, questi possano anche essere mantenuti. Questa vicenda ce lo conferma. Tutto questo pone inoltre un problema ancora più grande: la pandemia ha evidenziato e aggravato i limiti strutturali dei sistemi sanitari, soprattutto dove la privatizzazione e i tagli alle spese sociali hanno reso la cura della propria salute un privilegio, scaricando i costi sui salari in un contesto caratterizzato dalla crescente disoccupazione e precarietà lavorativa.

Serve dunque costruire un movimento femminista e LGBTQIA+ classista, anticapitalista e rivoluzionario, per difendere la salute de* lavorator*. Le donne non sono macchine per la riproduzione sociale! A loro spetta decidere sul proprio corpo e sul proprio destino.

Esprimiamo dunque massima solidarietà ai movimenti, alle associazioni, alle organizzazioni politiche della sinistra rivoluzionaria e ai sindacati in lotta in questo momento, e ci uniamo alla loro rabbia, che in molte città degli Stati Uniti sta inondando le piazze. Uniamo le nostre rivendicazioni per l’accesso all’aborto libero, sicuro e gratuito a quelle del mondo del lavoro e a tutte le altre lotte in campo, in una prospettiva internazionale, anticapitalista e rivoluzionaria.

Giù le mani dai nostri corpi!
Sulla nostra salute decidiamo noi!

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione donne e altre oppressioni di genere

8 marzo. Contro tutti gli imperialismi e ogni violenza di genere


 L’8 marzo del 1917, nella Giornata internazionale della donna, le operaie tessili di Pietrogrado entrano in sciopero e una massa di donne si riversa nelle strade, chiamando all’unità i lavoratori e rivendicando il pane e la fine della guerra, innescando così la Rivoluzione russa di febbraio (secondo il calendario giuliano).


A poco più di un secolo di distanza, ancora oggi le donne e le persone queer pagano il prezzo più alto delle guerre, della devastazione degli imperialismi e del capitalismo, in quanto oggetto di violenze, stupri, migrazioni forzate.

L’imperialismo di casa nostra ha già garantito, in ottemperanza al Patto Atlantico, l’invio di armi e contingenti militari, e la continuità dell’impiego di risorse che alimenteranno il conflitto e prosciugheranno il sistema sociale, la sanità, la scuola, i consultori e tutti i servizi pubblici, già smantellati da tagli e privatizzazioni e ulteriormente provati da due anni di emergenza sanitaria.

La crisi economica accentuata dal Covid e la ristrutturazione capitalistica che sta caratterizzando la risposta a essa, hanno aggravato l’indebolimento e la precarizzazione dell’occupazione femminile e aumentato il divario di genere. Tra disoccupazione, dimissioni volontarie per seguire figli e genitori anziani, part-time obbligati, le donne perdono la possibilità di autonomia e autodeterminazione. Il lavoro di cura rimane un ambito femminilizzato, una prigione costruita dall’ideologia patriarcale e capitalistica, che scarica sulle donne compiti e necessità per sopperire alla mancanza di servizi pubblici universali e gratuiti.

La violenza patriarcale ci costringe a contare il numero dei femminicidi, dei lesbicidi e dei trans*cidi, a scontare l’esclusione sociale, le tante violenze fisiche e/o psicologiche dentro e fuori le mura domestiche, l’omo-lesbo-bi-transfobia e la patologizzazione psichiatrica delle persone LGBTQIA+. Una lunga catena di sfruttamento e oppressione, che relega ai margini soprattutto soggettività trans* e donne migranti.

Il Covid ha anche complicato l’accesso all’interruzione di gravidanza e alle cure per la salute sessuale e riproduttiva, già sotto l’attacco dell’obiezione di coscienza e di politiche reazionarie, familistiche e clericali.

Tra arretramenti e vittorie sulla strada della depenalizzazione e legalizzazione dell’aborto vissuti contemporaneamente su scala mondiale, serve un fronte di lotta internazionale, che inserisca la conquista dell’accesso all’aborto libero, sicuro e gratuito all’interno di una piattaforma generale contro le oppressioni e le violenze generate dall’alleanza tra capitalismo e patriarcato.

- Per dire no alla guerra e alle aggressioni imperialiste! La solidarietà di classe non conosce confini. Vogliamo l’eliminazione di tutte le leggi securitarie che legittimano violenze, in particolare su donne migranti e persone LGBTQIA+.

- Per difendere il lavoro, unico strumento di emancipazione e autodeterminazione, con il blocco permanente dei licenziamenti, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, un salario garantito a chi è disoccupat* e in cerca di occupazione e un salario pieno in caso di cassa integrazione.

- Per socializzare il lavoro di cura, attraverso servizi pubblici gratuiti adeguati, che creeranno altri posti di lavoro, contro tagli, privatizzazioni ed esternalizzazioni.

- Per ottenere una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco e un sistema di tassazione fortemente progressivo. Prendiamo le risorse da chi ha abbondantemente vissuto di rapina!

- Per una scuola pubblica e laica, liberata da tutte le controriforme che l’hanno resa un’azienda. Basta con l’alternanza scuola-lavoro (PCTO), i tirocini e tutte le forme di lavoro gratuito. Vogliamo un’educazione senza stereotipi di genere e l’educazione sessuale nelle scuole, con il coinvolgimento dei centri antiviolenza e delle associazioni LGBTQIA+.

- Per l’abolizione dell’obiezione di coscienza e di ogni influenza della Chiesa nelle nostre vite. Per consultori pubblici e sotto il controllo dell* utenti, donne e persone LGBTQIA+, per l’accesso alla contraccezione e all’aborto farmacologico.


Liberiamo le nostre vite, uniamo le nostre forze per costruire la rivoluzione mondiale contro l’ordine sociale eterocispatriarcale e capitalista!



Volantino allegato in basso

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere

Quel pasticciaccio brutto di Paolo Maddalena


 La candidatura di un antiabortista a Presidente della Repubblica da parte di Rizzo e PRC

«Quella [la candidatura] di Paolo Maddalena è un’ottima proposta che come Rifondazione Comunista non possiamo che apprezzare non solo perché tra proponenti ci sono anche parlamentari che ci rappresentano e collaborano con noi. Maddalena è un giurista che da anni condivide con noi la critica del neoliberismo [...] È un giurista democratico che crede fermamente nei principi costituzionali [...] Un candidato che [...] risponde al principale requisito per un Presidente della Repubblica: essere il garante della Costituzione.». È la pubblica dichiarazione di Maurizio Acerbo che campeggia sul sito del Partito della Rifondazione Comunista.

Disgraziatamente Paolo Maddalena, ex membro della Corte Costituzionale, a lungo consulente della DC all'epoca della Prima Repubblica, è un fervente cattolico antiabortista, nemico della legge 194 che accusa di aver «provocato milioni di morti innocenti». Siccome la Costituzione tutela la vita, si tratta di una legge anticostituzionale che va cancellata (post Facebook di Paolo Maddalena, 22 maggio 2018). Questa posizione reazionaria non appartiene solamente alla biografia della persona, ma anche al suo orientamento attuale. Com'è possibile che partiti della sinistra di classe possano presentare come “candidato dell'alternativa” (testuale) un ex magistrato antiabortista?

Di certo non si può sostenere che il tema dell'aborto sia materia secondaria, visto che riguarda direttamente metà del genere umano e un diritto democratico universale, oltretutto oggetto oggi di scontro e mobilitazioni di massa del movimento delle donne in ogni angolo del pianeta. Il fatto che sia stata eletta alla Presidenza del Parlamento europeo una dichiarata antiabortista (la maltese Roberta Metsola), votata anche dal centrosinistra, è la riprova della sua attualità. Né si può sostenere che il tema non riguardi la materia istituzionale, visto che rientra più che mai nel rapporto tra Stato e Chiesa, per di più in Italia, per di più in un contesto politico di conflitto aperto riproposto dal tema dell'eutanasia. Ribadiamo dunque la domanda: come è possibile che Rifondazione Comunista e Potere al Popolo possano aver anche solo pensato di candidare un simile personaggio alla Presidenza della Repubblica?

Capiamo l'entusiasmo con cui il PC di Marco Rizzo sostiene la candidatura di Maddalena. Per un partito stalinista tendenzialmente misogino, che contrappone i diritti sociali ai diritti civili, la candidatura di un antiabortista, nemico dichiarato dei matrimoni gay, è persino naturale. Ma cosa c'entrano con tutto questo PRC e PaP, da sempre presenti nei diversi movimenti di emancipazione e liberazione?

Abbiamo letto che ieri sera PaP ha ritirato il proprio sostegno a Maddalena, dopo l'esplosione dello scandalo sui social. Potremmo dire: meglio tardi che mai. Anche se il ripetersi di pentimenti tardivi (dopo quello sul candidato D'Orsi pro PD a Torino) qualche interrogativo dovrebbe porlo sulla chiarezza della linea.

E tuttavia sarebbe troppo semplice liquidare la questione come un errore. Non solo perché la candidatura resta in piedi col pieno sostegno del PC e del PRC. Ma anche perché la candidatura di Maddalena è in ultima analisi il riflesso condizionato di un orientamento politico culturale aclassista presente da tempo nella galassia post-Rifondazione. È l'eterna ricerca di candidati civici, al di sopra dei partiti e della classi, nel nome della Costituzione (borghese) di De Gasperi e Togliatti come “Costituzione di tutti”. È la ricerca che ha selezionato Ingroia e Di Pietro, poi Barbara Spinelli, e oggi De Magistris, recentemente proposto dal PRC come candidato dell'alternativa per le prossime elezioni politiche. Persone certo diverse tra loro in fatto di biografie personali, ma tutte attinte da un vivaio populista di sinistra. Che può anche mimare, all'occasione, una retorica sociale antiliberista, spesso peraltro declinata in chiave sovranista e patriottica (“difesa della sovranità dell'Italia dalla finanza tedesca e dalla burocrazia di Bruxelles”, ecc. ecc.), come spesso fa anche la cultura reazionaria. Ma assumere queste pose come prova di affidabilità, anche solo democratica, significa prendere lucciole per lanterne e andare inevitabilmente a schiantarsi.

E infatti. Ogni volta i candidati civici prescelti cui viene affidato (sempre solennemente) il futuro della sinistra, si rivelano bidoni autocentrati, unicamente vincolati al mandato del proprio ego e delle proprie ambizioni. Ogni volta segue l'immancabile autocritica, più o meno impacciata, di chi li ha proposti. Ma ogni volta si ricomincia da capo come se nulla fosse accaduto. L'infortunio di Maddalena antiabortista non è minore dell'infortunio di Ingroia e Di Pietro questurini, contrari persino all'indagine sulla polizia del G8 di Genova. Quando si cercano candidati al di sopra delle classi, “amici del popolo” (e dello Stato), è un esito fatale. Non un'eccezione ma la norma, aggravata dalla coazione a ripetere.

Come Partito Comunista dei Lavoratori ritroviamo in tutto questo una ragione in più per confermare la nostra politica classista, proprio per questo coerente anche sul terreno democratico. Una sinistra che non ritrovi coerentemente il proprio campo di classe difficilmente avrà un futuro diverso dal suo presente.

Partito Comunista dei Lavoratori

La nostra cura? Abbattere il capitalismo e spezzare le catene dell’oppressione!

 


25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne e di genere

L'aggravarsi della crisi con il prolungamento della situazione pandemica continua a restituirci uno scenario inquietante.
Nel più ampio contesto internazionale il Covid-19 impatta ancora sull'alto numero di decessi e richiama in alcuni paesi alla necessità di lockdown e restrizioni, non solo per la renitenza al vaccino ma soprattutto per l'incapacità dei sistemi sanitari di far fronte alla situazione, indeboliti da anni di tagli e dal progressivo smantellamento del servizio pubblico. In alcune zone del mondo le popolazioni non hanno ancora avuto la possibilità di accedere alla prima dose di vaccino a causa delle dinamiche concorrenziali mirate al profitto delle case farmaceutiche, che detengono i brevetti su questi farmaci.

Questi due anni hanno mostrato chiaramente come la pandemia abbia colpito i lavoratori e soprattutto le lavoratrici: in Italia nel 2020 si registrava il 21% delle richieste di part-time o flessibilità lavorativa per fronteggiare le difficoltà delle chiusure. Ancora nei primi mesi del 2021 si rimarcava un calo dei posti di lavoro (su 101mila nuovi disoccupati, 99mila erano donne) e un divario salariale crescente a cui si aggiungeva l'aumento dei lavori di cura non retribuiti e l'assenza di un sistema di welfare in grado di offrire soluzioni.
La ripresa nel settembre 2021 segnalata dall'Istat non deve farci illudere: i 59.000 posti di lavoro recuperati sono ovviamente a tempo determinato e i posti occupati dalle donne sono ancora inferiori rispetto ai livelli pre-Covid (370mila occupate in meno).
Gli ultimi provvedimenti del governo Draghi inoltre annullano qualsiasi ipotesi di miglioramento: dopo aver consegnato un lauto bottino ad imprese e sanità privata con i decreti varati in estate, la traiettoria segnata per le pensioni punta al solo calcolo dei contributi, senza tenere conto della parte retributiva, penalizzando dunque i settori più precarizzati della società: donne, giovani e persone con disabilità.
A ciò si aggiunge il “contributo universale per i figli” a partire da marzo 2022, con il quale si punta a sostenere l'aumento demografico, elargendo elemosine in base alla fascia ISEE e al numero di figli per famiglia, senza cercare soluzioni strutturali che puntino a migliorare le condizioni di vita de* lavorator*.
Insomma lo stato borghese non ha soluzioni da offrire per uscire dalla crisi e soprattutto dimostra come in questa lunga fase di recessione non sia possibile trovare soluzioni di miglioramento se non con rivendicazioni inserite in un percorso di lotta su un programma anticapitalista.

Le nostre vite sono quindi segnate dalla violenza, dai suoi tanti volti. A quella economica si somma la violenza subita quotidianamente, frutto di sessismo e di omo-bi-lesbo-transfobia, agita spesso entro le mura domestiche, alle quali siamo espost* per colpa della precarietà e della disoccupazione. La causa principale è la natura del sistema capitalistico ed eterocispatriarcale. Un sistema che vive e si riproduce proprio su queste dinamiche di violenza e sfruttamento. 103 donne uccise solo in Italia, a cui si sommano 5 persone trans e gender diverse e i numerosi episodi di discriminazione e violenza subite nei vari contesti sociali. Questa situazione è fomentata dalla becera propaganda clericale e dei partiti reazionari, in primo luogo Lega e FDI, come dimostrato dall'affossamento del DDL Zan e dai continui attacchi alla salute riproduttiva delle donne.

Donne e persone LGBT*QIA+ migranti hanno pagato il prezzo più alto dell’aggravamento della crisi generato dalla fase pandemica, per la difficoltà di accesso alle cure sanitarie e la maggiore esposizione al Covid-19, e per l’aumento della disoccupazione e della precarietà delle loro condizioni lavorative.

Per rispondere radicalmente alle violenze e alle oppressioni che subiamo sotto ogni aspetto nelle nostre vite, dobbiamo organizzare un fronte che unisca tutte le lotte in corso, da quelle transfemministe a quelle per il lavoro e la difesa dell’ambiente:


• Per la difesa del lavoro: blocco permanente dei licenziamenti e cancellazione di tutte le controriforme del lavoro; cancellazione degli appalti e nazionalizzazione senza indennizzo delle imprese che chiudono, inquinano e delocalizzano, sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori;

• Contro l'elemosina di Stato, lavorare meno lavorare tutt*: ripartizione del lavoro esistente, con la riduzione dell'orario a 30 ore e con l’introduzione di un salario intercategoriale di 1500 euro; salario garantito in disoccupazione o inoccupazione, contro ogni ipotesi di reddito universale o di autodeterminazione slegato dal lavoro; copertura salariale del 100% in caso di malattia, cassa integrazione, congedi parentali.

• Cancellazione delle controriforme delle pensioni e ritorno al sistema retributivo;

• Servizi sociali (scuola, sanità...) pubblici e sotto il controllo de* lavorator* e dell* utenti per i servizi legati alla cura. La prospettiva deve essere la socializzazione del lavoro di cura, da finanziare con la patrimoniale di almeno il 10% sul 10% più ricco della popolazione e con un sistema di aliquote fortemente progressivo;

• Accesso all'IVG libero, sicuro e gratuito; accesso all’aborto farmacologico; contraccezione gratuita e garantita; abolizione dell’obiezione di coscienza e consultori pubblici e laici; accesso ai consultori anche per le donne T*.

• Contro la violenza e l'oppressione di genere: autorganizzazione della autodifesa femminista e queer; fondi ai centri antiviolenza autogestiti, senza nessun finanziamento a enti privati e case-famiglia religiose;

• Contro la violenza e l'oppressione omo-lesbo-bi-transfobica: per un movimento queer autorganizzato e rivoluzionario in grado di contrastare gli attacchi reazionari, l'invisibilizzazione e il rainbow-washing; contro i trattamenti patologizzanti nei confronti delle persone T*, contro la cancellazione delle soggettività Bi e Pan e anche contro la misoginia, il razzismo e la transfobia dentro la comunità LGBT*QIA+;

• Eliminazione di tutte le leggi securitarie e delle forme di lavoro schiavistico che violano i diritti delle donne immigrate;

• Per il libero amore e la libera sessualità: lotta alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione, contro i Daspo urbani e la criminalizzazione delle prostitute. Abbattimento della famiglia borghese, cellula di riproduzione capitalistica: per nuovi legami basati sull'affetto e la condivisione.

• Per il più ampio fronte di classe, anticapitalista e rivoluzionario, organizzato su scala internazionale, che unisca tutte le lotte per i diritti civili e sociali, per il lavoro, per la tutela dell’ambiente, in una lotta sola!

Solo rovesciando questo sistema basato sul capitalismo e l'etero-cis-patriarcato è possibile spezzare le catene dell'oppressione. Solo la rivoluzione socialista può liberarci dallo sfruttamento e dalla violenza e garantire la nostra piena emancipazione!


ANTIPATRIARCALI, ANTICAPITALIST*, ANTIFASCIST*,

ANTICLERICALI FEMMINIST* RIVOLUZIONARI*


Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere

Polonia, la guerra santa contro le donne e le persone LGBTQIA+

 


Cresce la rabbia contro le forze reazionarie in Polonia

Oltre ottanta manifestazioni lungo tutto il territorio polacco, con la partecipazione di migliaia di persone, soprattutto donne, hanno dato corpo alla protesta suscitata dalla morte di Izabela Sajbor, una giovane parrucchiera trentenne, avvenuta il 22 settembre nell'ospedale della contea di Pszczyna.

Secondo quanto è stato denunciato negli ultimi giorni dalla famiglia e dall’avvocata Jolanta Budzowska, la ragazza era stata ricoverata alla ventiduesima settimana di gravidanza per gravi malformazioni del feto e perdita del liquido amniotico. I medici hanno atteso la morte del feto prima di intervenire, rifiutandosi di praticare l’aborto, causando la morte della ragazza per setticemia. Risalta in questo fatto l'assoluto spregio della vita della donna, che resta così ridotta a mero contenitore, a fattrice la cui sopravvivenza è determinata in base a norme ideologiche e reazionarie, fortemente segnate da una cultura religiosa cattolica identitaria e fondamentalista.

Questa tragica vicenda è il risultato dell’ulteriore inasprimento delle leggi antiabortiste dello stato polacco in seguito alla sentenza del Tribunale costituzionale che il 22 ottobre 2020 ha dichiarato incompatibile con la costituzione l’articolo della legge che prevedeva l’interruzione di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto, lasciando nel perimetro della legalità solo il caso di aborto in seguito a violenza sessuale. Una sentenza che aveva già scatenato le proteste e gli scioperi organizzati e lanciati dal movimento Ogolnopolsky Strajk Kobiet (Osk - Sciopero nazionale delle donne, costituitosi nel 2016) contro il governo reazionario, nazionalista, di ispirazione clericale, PIS (Prawo i Spradwiedliwosc, “Diritto e Giustizia”) (1).

Secondo le associazioni che si occupano di tutela dei diritti riproduttivi fino alla sentenza del 2020 oltre il 90% dei circa 1000 aborti legali in Polonia sono stati attribuiti a gravi malformazioni del feto, per cui l’obiettivo del governo è quello di eliminare del tutto la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza.

Inoltre, come denuncia Amnesty International sulla scorta di un rapporto del Consiglio d’Europa, sebbene lo stupro sia riconosciuto come motivo previsto dalla legge per ricorrere all’aborto, le donne polacche si scontrano puntualmente con mille difficoltà per ottenere il riconoscimento della gravidanza come conseguenza di un atto di violenza e per accedere alle cure e ai servizi che effettuano l’interruzione di gravidanza.

Secondo il Parlamento europeo negli ultimi 10 mesi solo 300 donne polacche hanno avuto accesso ai servizi per l’aborto, mentre secondo diverse ONG gli aborti clandestini oscillano dal 2016 al 2019, gli anni del maggior irrigidimento della normativa, tra i 100 mila e i 200 mila casi. Una tragica realtà che ha una conseguente ed evidente connotazione di classe, esponendo le donne proletarie, che non hanno la possibilità di andare all’estero per accedere a un aborto legale e sicuro dal punto di vista sanitario, a un grave rischio per la propria salute e per la loro stessa vita.

La politica reazionaria del governo guidato dal PIS è intervenuta anche pesantemente contro gli immigrati, le minoranze religiose e le persone LGBTQIA+.
Negli ultimi due anni, con un particolare impulso a ridosso delle elezioni parlamentari del 2019 e di quelle presidenziali del 2020, la campagna del PIS contro le persone LGBTQIA+ e la presunta “ideologia gender”, come contro la generalità dei diritti civili, considerati dal partito al governo un ostacolo ai valori della società polacca, ha visto un forte sviluppo, anche grazie all’appoggio della Chiesa cattolica, i cui principali esponenti, tra cui l’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, definiscono il movimento LGBT una “piaga arcobaleno”, “neo-marxista” nel suo anelito alla liberazione. Una violenta esternazione a cui ha fatto eco Andrzej Duda, rieletto presidente il 12 luglio 2020, che oltre ad annunciare l’uscita della Polonia dalla Convenzione di Istanbul e promettere un emendamento alla Costituzione per impedire alle coppie omosessuali le adozioni, ha ampiamente dichiarato che le persone LGBTQIA+ non sono esseri umani, ma “ideologia peggiore del comunismo”.

Non solo. Per coprire lo scalpore suscitato dalle rivelazioni contenute in Zabawa w Cowanego (Giocare a nascondino) (2), il secondo film – dopo Tylko nie mów nikomu (Non dirlo a nessuno) (3) – dei fratelli Marek e Thomasz Sekielski sugli abusi sessuali commessi dal clero (è emerso come negli ultimi 30 anni circa 400 sacerdoti abbiano abusato di minori), il Ministero della Giustizia polacco nello scorso anno ha destinato risorse pubbliche al sostegno di una campagna sul settimanale Do Rzeczy in difesa della Chiesa cattolica e delle radici cristiane dell’Europa, contro la “persecuzione dei cristiani” assediati dalla barbarie della sinistra e dell'ideologia LGBT.

Mentre in tutto il paese non esistono forme di riconoscimento per le coppie omosessuali, tra il 2019 e il 2020 oltre ottanta governi locali, concentrati soprattutto nella polonia sudorientale, dove il PIS gode di grande consenso, hanno adottato risoluzioni contro la comunità LGBT e in difesa della famiglia tradizionale, impegnandosi ad astenersi dal fornire assistenza finanziaria alle ONG che lavorano per promuovere la parità di diritti e proclamandosi “liberi dall’ideologia LGBT”. Una operazione che è stata concettualizzata con la definizione di “zone senza LGBT”, sostenuta dalla Chiesa cattolica e propagandata con una campagna promossa dal giornale filogovernativo Gazeta polska, con tanto di adesivi allegati all’edizione settimanale recanti lo slogan “LGBT free zone” (4).

In seguito a questa campagna omo-lesbo-bi-transfobica, i collettivi LGBT hanno organizzato una serie di azioni di protesta.
Il 7 agosto 2020 la carcerazione preventiva dell’attivista Margot Szutowicz (rilasciata solo a fine mese) ha sospinto le azioni dei collettivi LGBT, alimentando quella che è stata definita la Polish Stonewall, brutalmente repressa dalle forze dell’ordine con 48 fermi e l’arresto di numeros* attivist*, che hanno subito percosse, lesioni e molestie sessuali dalla polizia (5).

La campagna “stop LGBT” non si è arrestata. Nel Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, è tuttora depositata una legge di iniziativa popolare (sostenuta da 140 mila firme) che si prefigge di mettere fuori legge i Pride - le manifestazioni per i diritti LGBT – e tutte le esternazioni di orientamenti sessuali e identità di genere non conformi.

I promotori di questa legge sono gli attivisti Kaja Godek e Krzysztof Kasprzak, della fondazione antiabortista Zycie i Rodzin (Vita e Famiglia), già candidati nel 2019 alle europee tra le file del partito di destra KORWiN (Koalicja Odnowy Rzeczypospolitej Wolnosc i Nadzieja - Coalizione per il Rinnovamento della Repubblica, Libertà e Speranza). Non sorprendentemente convinti no vax. Secondo quale fantasiosa teoria? Quella secondo la quale i vaccini sarebbero fatti con resti di feti abortiti, ovviamente… (6).

Nei fatti, prima che nelle proposte di legge, da tempo il sostegno ideologico del partito al governo ha spinto l'estrema destra ad accanirsi con maggiore forza contro le persone LGBT, come è avvenuto recentemente nell’occasione dei Pride del 2021, che sono stati minacciati da diverse contromanifestazioni omofobe.

L’alleanza solida tra Stato e Chiesa cattolica arma la crociata reazionaria contro i diritti delle donne e di tutte le soggettività non conformi alla regola patriarcale, clericale, eteronormata e a sostegno della famiglia nucleare tradizionale, fondamento della struttura sociale capitalistica.

Esattamente come il PIS nel corso del 2020, La Conferenza Episcopale polacca ha attaccato la Convenzione di Istanbul. Sotto accusa sono soprattutto la definizione di identità di genere - quindi il riferimento ai ruoli, ai comportamenti, alle attività che la società attribuisce alle persone secondo il genere - e l’avere indicato la religione e la famiglia tradizionale come cause di violenza contro le donne.

Ancora, in un documento sulle tematiche e sul movimento LGBT (7) la Chiesa polacca alimenta e sostiene ogni tipo di oppressione e delirio oscurantista, contro l’avanzamento dei diritti civili, contro l’educazione sessuale nelle scuole, promuovendo la patologizzazione delle identità di genere, mediante il sostegno a centri di consulenza medica e psicologica per le cosiddette terapie di conversione, un abuso e violenza indicibile sul corpo e la psiche delle persone LGBTQIA+.

Donne e persone lgbt si trovano sotto attacco e in prima linea contro la Chiesa, contro il governo reazionario del PIS - che in questi giorni sta concentrando la sua violenza reazionaria anche contro i profughi al confine bielorusso - e contro l’avanzare dell’estrema destra nazionalista, che con il sostegno delle istituzioni ha organizzato a Varsavia la Marcia dell’Indipendenza, un raduno annuale a cui partecipa tutta l’ultradestra europea (per l’Italia l’immancabile Forza Nuova).

Soltanto il più ampio fronte di classe, anticapitalista e rivoluzionario, organizzato su scala internazionale, può avere la meglio sulle forze fasciste, reazionarie, clericali, in Polonia, come ovunque. Un fronte che unisca tutte le lotte - contro tutte le violenze e oppressioni di genere, per i diritti civili e sociali, per il lavoro, per la tutela dell’ambiente - in una lotta sola contro l’ordine economico da cui derivano tutte le forme di controllo sociale che subiamo, per una società socialista emancipata da abusi e sfruttamento che liberi l’umanità intera.



(1) Vedi Unità di Classe, n. 7, dicembre 2020, pp. 5-6

(2) https://retelabuso.org/2020/05/16/hide-and-seek-film-completo/

(3) https://retelabuso.org/2019/05/19/il-documentario-di-cui-si-parla-un-sacco-in-polonia/

(4) ILGA - Europe’s Annual Review of the Human Rights Situation of Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex People covering events that occurred in Europe and Central Asia between January-December 2020, p. 90

(5) https://www.hrw.org/news/2020/08/12/poland-punishes-lgbt-rights-activist-pretrial-detention

(6) https://wiadomosci.onet.pl/kraj/krzysztof-kasprzak-wraz-z-kaja-godek-stoja-za-projektem-stop-lgbt-kim-jest-kasprzak/92vfy51

(7) https://ita.calameo.com/books/006329419534c12b63f95

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere



Argentina. Aborto legal: es ley!

 


La vittoria delle donne argentine sull’interruzione volontaria di gravidanza

30 Dicembre 2020

Questa mattina (ora italiana), le donne della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito hanno ottenuto una vittoria nell’ambito dei diritti riproduttivi che segna una svolta storica in Argentina e in America Latina, dove la maggioranza dei paesi ha leggi restrittive in merito di interruzione volontaria di gravidanza.
Dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati l'11 dicembre 2020, anche in Senato è stata approvata la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, con 38 voti favorevoli, 29 contrari e 1 astenuto. 
Un successo contro il clero reazionario (che ha forti legami con il governo) e contro il Papa argentino Bergoglio, sempre prodigo di ringraziamenti e sostegno ai movimenti argentini antiabortisti. Una tappa fondamentale nel cammino di emancipazione delle donne nell’ambito della riappropriazione dei diritti riproduttivi, sempre ostacolata dalle forze conservatrici del paese.

La “marea verde” (dal pañuelo verde che contraddistingue il movimento) che da anni lotta con determinazione per la salute riproduttiva delle donne e per la loro autodeterminazione, ha presidiato il Congresso Nazionale: migliaia di donne, lavoratrici e studenti, hanno affermato con la loro presenza il carattere tutt’altro che istituzionale di questo traguardo, nonostante la proposta sia stata avanzata formalmente dal presidente Alberto Fernandez per capitalizzare una vittoria politica e di immagine, dopo il precedente tentativo fallito nel 2018 che ha causato una reazione ancora più radicale da parte del movimento argentino.
Il testo approvato è molto diverso da quello portato avanti dalla “marea verde”, ed è stato modificato per facilitarne l’approvazione.
Il limite più grande di queste modifiche consiste nell’obiezione di coscienza, primo ostacolo al diritto di aborto nei paesi dove è già legalizzato, che potrà essere esercitata non solo a livello individuale, ma anche a livello di struttura ospedaliera privata (che avrà però l’obbligo di reindirizzare verso una struttura dove è permesso).

La battaglia della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto dovrà continuare per l’applicazione della legge contro tutti gli ostacoli posti dal clero, contro l'obiezione di coscienza, per rivendicare l’educazione sessuale, l’istruzione e la salute pubblica libere dall’influenza della Chiesa cattolica.  
All’interno di questa lunga lotta, un ruolo di primo piano è stato svolto, senza nessun dubbio, dai partiti della sinistra trotskista, che porteranno avanti con coerenza questi obiettivi che sono parte integrante dello sviluppo di una lotta internazionalista, classista e rivoluzionaria.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere

Le donne sotto attacco. Il manifesto della vergogna

 


Pubblichiamo il comunicato del Comitato 23 settembre di denuncia dei vergognosi manifesti di Pro Vita & Famiglia, associazione ultrafondamentalista e reazionaria, con legami con Forza Nuova (1), contro la pillola abortiva RU486. I manifesti sono un palese e violento attacco repressivo e prevaricatore ai diritti riproduttivi delle donne e alla loro autodeterminazione, davanti al quale non rimarremo mai in silenzio, impegnandoci a costruire il più ampio fronte contro ogni forma di oppressione e violenza che le donne subiscono.


Commissione donne e altre oppressioni di genere del PCL



Le donne del Comitato 23 settembre esprimono viva condanna e grande sdegno contro la campagna reazionaria contro le donne, messa in atto dall'associazione ultrafascista "Pro Vita & Famiglia". L'ignobile manifesto in formato gigante affisso in molte città d'Italia fa parte di una campagna terroristica di menzogne e ricatti per boicottare l'uso della pillola abortiva RU486 e si inserisce nel quadro di un'aggressione che, a livello europeo, partiti e associazioni di destra, al governo e all'opposizione, stanno sferrando contro le donne.

Già da molto prima della crisi pandemica il diritto all'aborto era minato dalla presenza massiccia degli obiettori di coscienza. L'obiezione è una piaga che trova sempre più spazio all'interno dei pubblici ospedali, rendendo sempre più complicato l'accesso all'aborto libero e medicalmente assistito, mentre nessun atto è volto al ripristino dei consultori autogestiti, conquistati in passato con dure lotte. Questi presidi per le donne, per l'infanzia e l'adolescenza vanno incrementati e diffusi, con l'obiettivo di favorirne l'uso come centri di informazione e prevenzione soprattutto per le più giovani, le più esposte, assieme alle donne immigrate, al rischio di maternità non volute.
La crisi della pandemia ha aggravato la situazione delle donne che vogliono accedere all'aborto: pensiamo al caso dell'Umbria che, in piena emergenza Covid-19, ha abolito la possibilità di praticare l'aborto farmacologico tramite la pillola RU486 in day hospital, ripristinando l'obbligo di ricovero per tre giorni. Proprio quando ci viene consigliato di non accedere alle strutture ospedaliere laddove fosse possibile un'alternativa, la giunta di destra della regione ha reintrodotto il ricovero ospedaliero senza alcuna motivazione terapeutica e senza che il governo facesse nulla. In seguito al caso dell'Umbria, si è "scoperto" che in 15 regioni italiane l'aborto farmacologico è sempre applicato contestualmente al ricovero ospedaliero!

Nella cancellazione dei diritti delle donne pensiamo risieda il vero veleno di questo governo contro le donne, un governo che non ha mosso un dito contro i fascisti di queste pseudoassociazioni e che, consentendo il proliferare dei "cimiteri dei feti", ha mostrato il suo volto più lugubre.

La vergognosa ipocrisia delle istituzioni non si limita a questi casi-limite.
Nel mentre si mette in atto una campagna per convincere le donne a restare a casa e dedicarsi alla cura dei figli e della famiglia, si penalizzano fortemente le lavoratrici madri, costringendo le donne a rinunciare al lavoro, e quindi al salario che è alla base della loro autonomia e molto spesso della sopravvivenza delle loro famiglie.
Questo attacco risulta ancora più crudele se si osservano i dati delle donne che devono lasciare il lavoro quando nasce un figlio. Se nel 2019 le lavoratrici erano costrette ad abbandonare la propria occupazione in sette casi su dieci, nel 2020 la situazione è peggiorata drammaticamente, sia dal punto di vista lavorativo con un aumento significativo della disoccupazione femminile e del carico di lavoro nella sfera domestica, sia nella possibilità di esercitare il diritto di scelta in merito alla maternità. Ricordiamo in particolare che sono le donne della classe lavoratrice a pagare per prime queste scelte, indotte dal padronato pubblico e privato e mai osteggiate apertamente dal governo.
Il nostro comitato si batte a fianco delle lavoratrici, delle lotte di tutte le donne oppresse, che hanno dato in questi anni battaglia in Italia e nel mondo per la difesa dei diritti conquistati, che in questa crisi vengono sistematicamente aggrediti e compromessi. È la lotta l'unica difesa contro il peggioramento della loro condizione materiale e contro l'attacco continuo alla loro dignità.





(1) https://www.provitaefamiglia.it/blog/perche-non-serve-una-legge-sullomotransfobia-dubbi-dati-e-risposte-lo-studio-di-alessandro-fiore-video

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2017/07/06/tutti-legami-pro-vita-forza-nuova-0f71ba70-6254-11e7-84bc-daac3beed6c1.shtml

Comitato 23 settembre

Si estende la ribellione delle donne in Polonia

 


Mobilitazioni anticlericali e per la libertà di aborto in tutto il paese

28 Ottobre 2020

Una vasta mobilitazione di donne sta scuotendo la Polonia. Il tribunale costituzionale polacco, controllato dal partito reazionario Diritto e Giustizia (PiS), ha recentemente sentenziato che l'aborto è incostituzionale anche in caso di malformazione grave e irreversibile del feto. Nei fatti è la cancellazione del diritto all'interruzione volontaria della gravidanza in Polonia. Questo fatto ha prodotto una reazione di massa delle donne in tutte le principali città polacche, ma anche nelle cittadine e persino in alcune zone rurali. La parola d'ordine rilanciata sui social è “Avete voluto la guerra!”.

Le forme di lotta del movimento sono a modo loro radicali e creative. Blocchi prolungati del traffico cittadino, cortei rumorosi di automobili, assedio delle sedi istituzionali, ma anche un'azione di “sciopero generale” con manifestazione nazionale a Varsavia. Gli slogan hanno un profilo anticlericale ed antigovernativo: “Io penso, io decido”, “Libertà, uguaglianza, diritto di aborto”, “PiS e la Chiesa hanno del sangue sulle loro mani”.
«La nostra violenza è la risposta a ciò che ci riserva l'avvenire» dichiara Karolina Wozniak, una studentessa di 24 anni, uno dei volti pubblici del movimento.

I muri delle città polacche sono segnati da una campagna di graffiti che rilancia le rivendicazioni delle donne. Domenica 25 ottobre in tutto il paese si sono tenute manifestazioni davanti alle chiese, con irruzione e interruzione delle messe, e scritte con lo spray in rosso. «Una profanazione mai vista prima nel bastione cattolico d'Europa» scrive Le Monde.
Il ministro della giustizia ha annunciato che «punirà con severità queste azioni sacrileghe», ma contro ogni previsione il partito di governo incontra sinora difficoltà a organizzare una contromobilitazione. Ci ha provato a Varsavia e Katowice con proprie militanti nazionaliste, ma il risultato è stato assai deludente: poche decine di attiviste, che oltretutto hanno avuto la peggio negli scontri con le femministe. A Katowice è dovuta intervenire la polizia con manganellate e gas lacrimogeni per proteggere la sparuta manifestazione filogovernativa. Mentre a Nowy Dwór Gdanski, un comune rurale di 10000 abitanti del nord del paese, i contadini hanno fatto sfilare i propri trattori a sostegno del movimento delle donne.

Jaroslaw Kaczynski, grande capo del PiS e uomo forte del paese, si trova di fronte a un movimento imprevisto: «Una guerra culturale di tali proporzioni che potrebbe sfuggire al suo controllo» (Le Monde). Vedremo gli sviluppi. Ma è l'ulteriore riprova, se ve ne era bisogno, che l'instabilità è la cifra dello scenario internazionale. Persino là dove ancora domina la reazione.

Partito Comunista dei Lavoratori

Le donne dentro e fuori dal lockdown

Siamo a un passo dalla fine del lockdown, e tutti e tutte dovremo quindi affrontare quella che chiamano la "fase due".
Che si tratti di una fase diversa però non lo dice il numero dei contagi, che pur in calo resta nel paese superiore al migliaio al giorno (dati al 9 di aprile) e neanche il numero dei decessi, anche quello di diverse centinaia al giorno. E sono i numeri "ufficiali", cioè quelli rilasciati giornalmente dalla Protezione Civile, che tanto fanno discutere, messi a confronto con le statistiche sulla mortalità (1) che vedono incrementi dolorosi nelle settimane centrali di marzo.
E in particolare non lo dice la preoccupazione sulla città di Milano, dove i numeri dei contagi cittadini sono a lungo rimasti un mistero, incrociato con la particolarità d'avere in casa il reparto Covid-19 dell'Ospedale Sacco, dove sono affluiti i contagiati anche da fuori città, e col silenzio dell'istituzione comunale.

Quindi si riparte, e sembrava dovessimo ripartire dopo il fine settimana del 1 maggio, ma in realtà fra pochissimo saranno molte le realtà produttive e alcune del commercio che riapriranno i battenti.

E se le guardate bene sono tante le realtà commerciali dove sappiamo bene che il front desk (le casse) sono un luogo fondamentalmente popolato di donne. E sono una magra consolazione le dichiarazioni della virologa Ilaria Capua che ci comunica che le donne sembrano più resistenti agli effetti più gravi della malattia (almeno sembra, in base a studi però su campioni non particolarmente ampi e soprattutto non ancora "armonizzati", cioè efficacemente incrociati e su un più alto livello di campione). Così come non ci convince la formula che i datori di lavoro dovranno fornire guanti monouso e mascherine. In Lombardia trovare una confezione di guanti monouso in un qualsiasi supermercato è impossibile, e se entrate nei supermercati potrete vedere chiaramente che non sempre gli operatori li indossano, così come è ben raro che li indossino gli addetti alla consegna della spesa a casa (altro che la pubblicità dell'Esselunga con il corriere in tuta integrale).

Quindi in questa fiera dell'ipocrisia, ci chiediamo se dovremo appellarci alla bontà della natura o se semplicemente, arrivando al punto in cui gli ospedali "cominciano a respirare" (eufemismo per dire che forse i lavoratori al loro interno sperano di vedere una luce in fondo al tunnel, non avendo più centinaia di casi in arrivo giornalmente), il dato di fatto sarà che ci affideremo alla cosiddetta immunità di gregge, che però purtroppo ci deve preparare a perdere diversi dei nostri cari.

E in tutto questo, come sin dal principio, le donne pagheranno dei prezzi supplementari.

Li hanno pagati in ospedale, dove sono la maggioranza della forza lavoro, medici a parte, soprattutto dirigenti medici a parte; infermiere, operatrici socio-sanitarie, addette alle pulizie sanitarie sono prevalenti rispetto ai loro colleghi maschi, tanto che alcune agenzie di ricerca di lavoro qui e là si lasciano scappare "cercasi addetta alle...", pur precisando di seguito che la richiesta è rivolta ad ambo i sessi. E in questo periodo per aumentare gli organici al massimo possono sperare in "contratti Covid", cioè contratti a termine, mantenendo la logica della precarietà in questo settore martoriato dall'emergenza.

Li hanno pagati nella presenza alle casse nei supermercati, dove sono probabilmente il 95% della forza lavoro, pur non essendo esonerate nei casi di maggior urgenza persino dal riempimento delle scaffalature. Per queste donne il governo ha ben pensato di far trovare loro un coniglio pasquale: l'allungamento degli orari di apertura, quindi ancora più turni disagiati (ma si sa, potrebbero crearsi code troppo lunghe), contratti part time non voluti e sorrisi obbligatori.

Li hanno pagati anche nel lockdown più fortunato (si fa per dire), quello dove il lavoro, e quindi di conseguenza lo stipendio, lo hanno mantenuto con lo smart working, dove in spazi non funzionali, con tempi irregolari, intrecciando il lavoro ai computer con la preparazione degli spezzatini, dovendo alternare i sì e i no all'attenzione di cura per i figli (che anche per modello sociale a loro si rivolgono per prime, avete presente la pubblicità della mamma pinguina?), secondo quanto è necessario per tenere tutto insieme, le donne attuano quella "meravigliosa" attitudine al multitasking che ci ha ossessionato per due decenni a cavallo del volgere del secolo.

Li hanno pagati nella perdita del lavoro irregolare, precario, come nella ristorazione, negli studi professionali, nella cultura, come le educatrici che in grande maggioranza sono ormai tutte lavoratrici precarie, sia nel privato, sia nel pubblico.

Li hanno pagati nella perdita di salario, decurtato dal ricorso agli ammortizzatori sociali senza la copertura del 100%, diventando più vulnerabili e più difficilmente capaci di potere conquistare o mantenere la propria autonomia.

Li hanno pagati nell'assenza di un qualsiasi supporto se slegate dal mondo del lavoro: non sono infatti previste indennità di alcun tipo per tutte quelle donne che non sono inserite nel mondo del lavoro ufficiale, ma noi sappiamo quante donne traggono la sussistenza delle loro famiglie (prima che la loro) da innumerevoli lavori in nero.

Li hanno pagati nei tentativi di mettere l'aborto tra le attività non necessarie negli ospedali, con la vergognosa vicenda della petizione di Pro Vita e Famiglia, come se la pandemia dovesse diventare per l'appunto una punizione divina per le condotte sessuali non accettate dal bigottismo e dai reazionari.

E li hanno pagati nelle case dove sono rimaste rinchiuse anche con quei famigliari che le vessano, le picchiano e purtroppo, come abbiamo visto, le uccidono, secondo la maggior parte della stampa per l'ennesimo dramma – quello della convivenza forzata, non quello della cultura patriarcale.
Mentre nel frattempo crollano le chiamate ai centri antiviolenza, questo sì dramma della convivenza forzata, dove non ti puoi liberare mai della presenza del tuo aguzzino.

Ebbene non si toglie nulla alle difficoltà affrontate dagli uomini nell'emergenza dovuta all'epidemia di coronavirus, ma, come detto in principio, questi sono prezzi supplementari, che nuovamente le donne sono chiamate a pagare in "virtù" del loro essere donne.

Per questo all'uscita da questo lockdown, ancora più forte sarà l'esigenza di riprendere le lotte per la distruzione della società classista, paradigma di ogni oppressione, contro il patriarcato, modello di prevaricazione.

Saranno i tempi per rivendicare il blocco dei licenziamenti, l'abolizione dei contratti precari, la parità salariale, la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, la regolarizzazione di tutti i rapporti di lavoro in nero, sussidi di disoccupazione per tutte e tutti, il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori sulla salute e la sicurezza. Lavoro, indipendenza economica, e non caritatevoli concessioni.
I tempi per rivendicare una sanità pubblica, gratuita e universale. La piena libertà di aborto e di uso delle alternative farmacologiche sicure. Percorsi di sicurezza per tutte le donne sotto lo scacco della violenza maschile, finanziamenti ai centri antiviolenza, apertura di servizi territoriali per l'ascolto e la protezione.



(1) Tabella ISTAT: https://www.istat.it/it/archivio/240401
Partito Comunista dei Lavoratori - commissione donne e oppressioni di genere