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Via il governo della reazione!

 


Vertenza generale! Sciopero generale! Per un governo delle lavoratrici e dei lavoratori

Il governo della postfascista Meloni esce chiaramente sconfitto dal voto referendario

Non si è trattato di un voto tecnico sulla separazione delle carriere ma di un voto politico contro il governo.

Benché sia preoccupante che ancora tanti elettori (tra cui molti lavoratori) sostengano questo governo, la maggioranza si è espressa in modo inequivocabile.

Meloni, prevedendo la possibile sconfitta, si era sperticata ad affermare che non si trattava di un voto politico e che qualunque fosse stato il risultato non si sarebbe dimessa.

Noi dobbiamo dirle un sonoro NO! Il governo se ne deve andare!

E per obbligarlo è necessario da subito che la sinistra politica, sindacale e associativa elabori un piano di lotta basato su una piattaforma unificante, con obiettivi sia economici che politici.

Bisogna rivendicare, in primo luogo, l’abrogazione delle leggi liberticide contro le lotte (decreto sicurezza), un forte recupero salariale di fronte alle drammatiche perdite di questi ultimi anni, una seria riduzione dell’orario a parità di salario, l’abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro, l’abolizione della legge Fornero, una vera patrimoniale straordinaria sul 10% più ricco per finanziare il raddoppio della spesa sanitaria pubblica. Ma anche l’abbattimento delle spese militari, la rottura con lo Stato coloniale di Israele, il ritiro dai teatri di guerra del Medio Oriente, il diritto di autodeterminazione dei popoli oppressi e della loro resistenza al colonialismo e ad ogni imperialismo. Così come va rivendicato un sistema elettorale interamente proporzionale senza sbarramenti e altri limiti.

Per questo le organizzazioni sindacali devono organizzare una mobilitazione generale. Questo spetta in primo luogo alla CGIL, che raggruppa la maggioranza degli iscritti al sindacato, con l’appoggio senza settarismi dei diversi sindacati di base. Landini deve dimostrare nel concreto se vuole difendere davvero finalmente gli interessi dei lavoratori o tradirli ancora una volta.

Naturalmente la soluzione per sviluppare gli interessi di operai e impiegati, pensionati e studenti, non potrà venire da un nuovo governo di centrosinistra, che come si è visto in quelli degli scorsi decenni, partecipa all’azione contro la classe lavoratrice, a favore di capitalisti e banchieri.

Bisogna creare nella lotta le condizioni per un vero governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato su un programma anticapitalista.

È quello cui si è sempre dedicato il nostro partito e cui ci dedicheremo oggi con rinnovata forza.

Partito Comunista dei Lavoratori

Argentina. Aborto legal: es ley!

 


La vittoria delle donne argentine sull’interruzione volontaria di gravidanza

30 Dicembre 2020

Questa mattina (ora italiana), le donne della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito hanno ottenuto una vittoria nell’ambito dei diritti riproduttivi che segna una svolta storica in Argentina e in America Latina, dove la maggioranza dei paesi ha leggi restrittive in merito di interruzione volontaria di gravidanza.
Dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati l'11 dicembre 2020, anche in Senato è stata approvata la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, con 38 voti favorevoli, 29 contrari e 1 astenuto. 
Un successo contro il clero reazionario (che ha forti legami con il governo) e contro il Papa argentino Bergoglio, sempre prodigo di ringraziamenti e sostegno ai movimenti argentini antiabortisti. Una tappa fondamentale nel cammino di emancipazione delle donne nell’ambito della riappropriazione dei diritti riproduttivi, sempre ostacolata dalle forze conservatrici del paese.

La “marea verde” (dal pañuelo verde che contraddistingue il movimento) che da anni lotta con determinazione per la salute riproduttiva delle donne e per la loro autodeterminazione, ha presidiato il Congresso Nazionale: migliaia di donne, lavoratrici e studenti, hanno affermato con la loro presenza il carattere tutt’altro che istituzionale di questo traguardo, nonostante la proposta sia stata avanzata formalmente dal presidente Alberto Fernandez per capitalizzare una vittoria politica e di immagine, dopo il precedente tentativo fallito nel 2018 che ha causato una reazione ancora più radicale da parte del movimento argentino.
Il testo approvato è molto diverso da quello portato avanti dalla “marea verde”, ed è stato modificato per facilitarne l’approvazione.
Il limite più grande di queste modifiche consiste nell’obiezione di coscienza, primo ostacolo al diritto di aborto nei paesi dove è già legalizzato, che potrà essere esercitata non solo a livello individuale, ma anche a livello di struttura ospedaliera privata (che avrà però l’obbligo di reindirizzare verso una struttura dove è permesso).

La battaglia della Campaña Nacional por el Derecho al Aborto dovrà continuare per l’applicazione della legge contro tutti gli ostacoli posti dal clero, contro l'obiezione di coscienza, per rivendicare l’educazione sessuale, l’istruzione e la salute pubblica libere dall’influenza della Chiesa cattolica.  
All’interno di questa lunga lotta, un ruolo di primo piano è stato svolto, senza nessun dubbio, dai partiti della sinistra trotskista, che porteranno avanti con coerenza questi obiettivi che sono parte integrante dello sviluppo di una lotta internazionalista, classista e rivoluzionaria.

Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione donne e altre oppressioni di genere