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UE, un altro mattone nel muro della “fortezza Europa”

 


Il Parlamento Europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri, approfondendo una politica migratoria reazionaria. L’estrema destra e Trump stanno provocando una forte reazione, che si è manifestata con mobilitazioni di massa contro le loro politiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito. L’unità d’azione nella mobilitazione e il fronte unico sono strumenti potenti per contrastarli. L’alternativa alla barbarie è il socialismo, in un mondo senza frontiere

UN SALTO NELLA POLITICA DI ESPULSIONE

Dopo aver ottenuto l’approvazione degli Stati membri (il Consiglio) alla fine dello scorso anno, l’assemblea plenaria del Parlamento Europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri, che prevede: la creazione di centri di rimpatrio in paesi terzi, l’estensione della durata della detenzione, la sospensione delle prestazioni sociali, i controlli d’identità, le ispezioni nei luoghi di lavoro e i divieti di ingresso. Inoltre, ha aperto la porta alla cooperazione con regimi extracomunitari, cosa che non è nuova ma che ora ha subito una legittimazione.

Nel testo, che è stato ratificato al Parlamento Europeo con i voti del Partito Popolare Europeo, dei conservatori e dell’estrema destra, è stato eliminato il punto più controverso, ovvero la possibilità di effettuare ricerche porta a porta di persone prive di documenti, come fanno gli agenti incappucciati dell’ICE negli Stati Uniti. Ma è possibile che si tratti solo di una soluzione momentanea, poiché il Consiglio non respinge le retate e gli arresti domiciliari, per cui rimane aperta la possibilità che vengano inclusi in seguito a negoziati istituzionali. Hanno così aggiunto un nuovo mattone alle mura della “fortezza Europa”.

GRADUALE SVOLTA DI NORMALIZZAZIONE DELL’ESTREMA DESTRA

L’idea di esternalizzare la politica di asilo (trasferimento forzoso in paesi diversi da quelli di sbarco e di destinazione, ndt) non è nuova per l’UE. In passato era stata scartata più volte per questioni legali, ma ora è una realtà. Le decisioni adottate continuano a smantellare il “cordone sanitario” contro l’estrema destra e, di conseguenza, contribuiscono alla sua normalizzazione istituzionale e sociale.

Nel corso del 2015 è scoppiata una crisi migratoria quando un milione di rifugiati raggiunse i confini europei. Da allora, il blocco delle entrate ha seguito una via altalenante, ma in una direzione chiaramente reazionaria, manifestatasi con le crisi delle navi come la Ocean Viking e molte altre, bloccate nel Mediterraneo.

L’arrivo di barconi che vengono abbandonati al loro destino o a cui viene impedito l’ingresso dalle autorità europee fa sì che molti finiscano in fondo al mare. I dati di varie ONG, diverse fra loro (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Caminando Fronteras, ecc.) ma concordi nelle stime, danno per scontato che si tratti di cifre sottostimate a causa delle imbarcazioni scomparse e delle morti non registrate. Alcuni dati approssimativi mostrano l’orrore che l’Europa sta alimentando: nel 2025, via mare, sono morti tra 2.000 e 2.500 persone. In rotta verso la Spagna, su piccole imbarcazioni, sono morte 3.090 persone, di cui 437 bambini.

NON SONO EPISODI OCCASIONALI, MA UNA DERIVA DURATURA

La prossima estate entrerà in vigore il Patto sull’asilo e la migrazione, con la creazione di centri di rimpatrio verso paesi terzi – senza che sia necessario alcun tipo di legame con il luogo di destinazione – ma previo accordo con gli Stati membri. Nel 2018 si era tentato di creare delle “piattaforme di sbarco”, progetto che però dovette essere abbandonato a causa dei dubbi sulla sua legalità. Fu allora che gli accordi migratori con la Turchia aprirono la strada a comprare con milioni di euro i governi dei paesi di origine e di transito in cambio del blocco delle imbarcazioni nel Mediterraneo.

La crescente “mano dura” sull’immigrazione è una tendenza che si consolida. Nel 2025 in Francia, Macron ha schierato 4.000 agenti di polizia per effettuare retate nelle stazioni degli autobus e dei treni, e da tempo promuove una legislazione anti-immigrati. Nel Regno Unito, guidato dai pseudoprogressisti del Partito Laburista, si è festeggiato un numero “record” di retate in luoghi come saloni di manicure, lavanderie e parrucchieri. In Belgio, il governo sta valutando la possibilità di consentire alla polizia di perquisire le abitazioni. E la prima ministra italiana Giorgia Meloni è l’avanguardia dell’esternalizzazione delle espulsioni: con l’appoggio della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha promosso la creazione di centri di detenzione temporanea in Albania.

PEDRO SANCHEZ NON ALTERA LA REGOLA

Il presidente spagnolo Pedro Sánchez (PSOE) ha adottato alcune misure parziali che si allineano rigorosamente alla dinamica dominante, mentre critica Trump. Ma non bisogna lasciarsi ingannare: il suo partito è un pilastro del regime del ’78, plasmato dal franchismo con un’impronta razzista. Non mette in discussione le normative europee, ha accordi con il Regno del Marocco per fermare l’immigrazione in quel paese e reprimere alla frontiera meridionale spagnola, che è la porta d’ingresso in Europa, come hanno fatto le forze di entrambi i paesi uccidendo più di 40 persone alla frontiera di Melilla. Mantiene in vigore la nefasta legge sull’immigrazione ed effettua anche rimpatri immediati. Le quote di migranti che ammette si basano sulla necessità di disporre di manodopera a basso costo che mantenga in piedi i fondi pensionistici. Lo fa perché il suo governo è molto contestato, ha bisogno di riconquistare i settori che si sono allontanati e intende guidare un fronte “progressista” internazionale insieme ad altri riformisti.

In definitiva, le pratiche reazionarie, discriminatorie e violatorie dei diritti umani non sono solo patrimonio dei governi ultranazionalisti, ma anche dei liberali e di coloro che si definiscono falsamente “socialisti” e “di sinistra”.

MOBILITAZIONI DI MASSA NEGLI USA E NEL REGNO UNITO

Il corso degli imperialismi europei procede all’ombra dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), il cui operato è noto per le misure razziste e la brutalità disumana dei suoi agenti. Ma questo non è l’unico aspetto della crescente polarizzazione politica e sociale che attraversa il mondo.

Trump è messo sotto scacco dalle mobilitazioni. Centinaia di migliaia di persone hanno dato vita a una nuova ondata di mobilitazioni in tutti gli Stati Uniti, articolate attorno al movimento “No Kings”, con circa 3.300 marce in città grandi, medie e in zone rurali. Si tratta della terza grande mobilitazione nazionale dal 2025. I cortei di massa, con cori, costumi e cartelli, sono un riflesso della repulsione nei confronti di Trump come un fenomeno che trascende i grandi centri urbani e raggiunge persino gli stati tradizionalmente conservatori.

Le cause di questa esplosione sono legate alla svolta autoritaria e bellicista del governo di Trump: l’uso intensivo di ordini esecutivi per aggirare il Congresso, gli interventi militari in Palestina e in Iran, la repressione migratoria — con retate, deportazioni e violenze da parte della polizia — e una politica economica che aggrava la crisi del costo della vita. Trump è un mostro che va sconfitto!

E nel Regno Unito, che non fa parte dell’Unione Europea, mezzo milione di persone è sceso in piazza a Londra per protestare contro l’avanzata dell’estrema destra e le guerre in Iran e a Gaza. Gli slogan principali univano il rifiuto del razzismo e dell’islamofobia, la difesa dei rifugiati e una forte denuncia contro figure dell’estrema destra come Nigel Farage (Reform UK), insieme a critiche agli agitatori reazionari e al ruolo delle potenze occidentali nei conflitti internazionali.

La mobilitazione ha anche messo in discussione il governo del Partito Laburista guidato da Keir Starmer, accusandolo di aver abbandonato i propri principi storici e di mostrare complicità o passività di fronte alle offensive di Stati Uniti e Israele in Medio Oriente. In questo contesto, la protesta ha espresso non solo un rifiuto dell’estrema destra ma anche una crescente rottura con il Labour, che settori della sinistra ritengono responsabile di non offrire una reale alternativa all’avanzata reazionaria.

UNITÀ NELLA MOBILITAZIONE PER I DIRITTI UMANI E DEMOCRATICI

La svolta reazionaria nell’UE e in altri governi europei riprende il programma e le misure dell’estrema destra. Per questo respingiamo il Regolamento sul rimpatrio, il Patto sull’asilo e la migrazione e ogni politica di esternalizzazione delle frontiere, di detenzione e di espulsione dei migranti. Nessuna persona è illegale!

Difendiamo l’apertura delle frontiere, il pieno diritto a emigrare, all’asilo, la chiusura dei centri di detenzione e la fine immediata dei respingimenti. Lottiamo per la cancellazione delle leggi reazionarie e per il riconoscimento di tutti i diritti politici, sociali e lavorativi per i migranti, a parità di condizioni con la classe lavoratrice autoctona. Documenti per tutti, subito!

Lottiamo per la più ampia unità d’azione per affrontare queste politiche nelle strade, promuovendo l’organizzazione indipendente dei lavoratori, dei migranti e dei rifugiati. Solo attraverso una mobilitazione di massa e prolungata sarà possibile sconfiggere questa offensiva reazionaria. C’è bisogno di un movimento intercontinentale in difesa dei diritti dei migranti!

SOCIALISMO O BARBARIE. PER UN MONDO SENZA FRONTIERE

La radice di queste politiche è in un sistema capitalista in crisi che ha la necessità di dividere la classe lavoratrice per mantenere i propri profitti. Per questo motivo la lotta contro il razzismo, le espulsioni e la “fortezza Europa” è indissolubilmente legata alla lotta per una soluzione socialista, basata sulla solidarietà internazionale e sul governo dei lavoratori. Socialismo o barbarie è un’alternativa sempre più attuale, e che richiede di lottare per un mondo senza frontiere.

Florencia Salgueiro

Chat Control: il Parlamento Europeo vota la sorveglianza di massa


 Il Chat Control 2.0 verrà votato il 14 ottobre. Una legge figlia di giri e intrighi del capitalismo euro-statunitense e delle forze di polizia nazionali: la sorveglianza di massa interessa alle lobby, ai funzionari europei e ai governi nazionali che si sfregano le mani

CHE COSA RENDE SICURE LE COMUNICAZIONI ONLINE?

Il 6 luglio del 2021 si istituisce il Chat Control 1.0, cioè una legge europea che permette ai fornitori di servizi di messaggistica e di e-mail di effettuare controlli volontari sugli scambi di messaggi e di e-mail dei loro utenti.
Oggi la privacy delle comunicazioni online viene garantita principalmente tramite il protocollo di crittografia end-to-end, utilizzata dalla maggior parte dei servizi. La crittografia end-to-end garantisce che un messaggio possa essere letto solo dal mittente e dal destinatario, perché solo i loro dispositivi hanno la chiave crittografica che permette di poterli decifrare e leggere. Questa chiave non è in mano all’azienda, ed è invece generata e conservata direttamente sui dispositivi dei due utenti che messaggiano. Come la chiave di un caveau, permette di accedere alla corrispondenza elettronica.

Perché questi messaggi possano essere letti dalle aziende, dalle autorità o dai governi – e comunque da un terzo soggetto tra mittente e destinatario – è necessario sviluppare algoritmi con chiavi alternative (chiavi di backup) possedute dalle autorità, o master password che permettono di accedere comunque alla conversazione.
La chiave crittografica in una conversazione end-to-end, in assenza di ciò, garantisce la riservatezza della comunicazione. Aziende come WhatsApp non possono in alcun modo decifrare le chat, e creano invece profitto vendendo i metadati, cioè i dati delle comunicazioni (come gli orari dei messaggi, le abitudini degli utenti, la loro posizione, le loro preferenze, ecc…). Alcune aziende che non usano la crittografia end-to-end.
Alcuni servizi come Telegram (eccetto se si utilizzano le chat segrete) conservano i messaggi con una crittografia client-server e server-client.

Ciò significa che l’azienda detiene la chiave e ha la possibilità di decrittograffare i messaggi. Per evitare che i governi facciano pressione affinché questa chiave gli venga fornita per scopi di sorveglianza, hanno comunque creato dei metodi superiori di sicurezza che fanno sì che la chiave sia di fatto irrintraccabile. Era il caso di Telegram, il cui CEO Pavel Durov venne arrestato a Parigi nell’agosto del 2024. Il suo rilascio è avvenuto solo sotto garanzia di offrire maggiori garanzie alle autorità rispetto all’introduzione di meccanismi di “moderazione” dei contenuti all’interno del servizio del capitalista russo.

In gergo si dice che una chiave crittografica permette di decrittografare le comunicazioni. Questa è una via attraverso cui può avvenire la sorveglianza, ma pone spesso alle autorità una serie di problemi di natura tecnica e logistica. L’alternativa è aggirare il problema della crittografia, accedendo alle comunicazioni ancora prima che vengano inviate e crittografate, cioè quando si trovano ancora nel dispositivo del mittente.

L’11 maggio 2022 la Commissaria Europea per gli affari interni Ylva Johansson presenta il Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale su minori (CSAM), o Chat Control 2.0. Il Chat Control 2.0 è il possibile erede del blando, eppure già spaventoso, Chat Control 1.0.


CHE COS’È IL CHAT CONTROL?

La prima versione del CSAM, o Chat Control 2.0, venne dunque presentata nel 2022. Proponeva il monitoraggio e la scansione di tutte le comunicazioni tramite software di intelligenza artificiale. La novità è che al principio di volontarietà si sostituisce l’obbligo per i fornitori di servizi di messaggistica (come WhatsApp, Telegram, Instagram, Facebook, ecc…) e di servizi e-mail al controllo delle comunicazioni. Il controllo avviene, inoltre, lato client: cioè sul dispositivo del mittente, aggirando i problemi di decrittografazione del messaggio.

La proposta, dal 2022, ha subito rallentamenti e rivisitazioni. I rallentamenti sono dovuti per lo più a questioni di carattere tecnico [1] e di carattere etico [2]. Tra le varie versioni del CSAM proposte nel suo cammino lungo tre anni, ci sono state proposte più blande e meno blande. La più ‘moderata’ è stata la proposta belga che propone la scansione volontaria di foto, video e URL condivisi previo consenso dell’utente. La proposta danese è la più radicale di tutte.

Il Partito Pirata è un partito di attivisti che lottano per la libertà di circolazione della conoscenza, per la diffusione dei software liberi e open source contro i software privati, per la collettivizzazione e neutralità della rete, contro la sorveglianza di massa e contro le Big Tech. Per Patrick Breyer, esponente europeo del Partito Pirata «Questa proposta prevede la scansione di massa obbligatoria delle comunicazioni private e mira a compromettere la crittografia sicura, imponendo la scansione lato client all’interno delle app di messaggistica. È significativo che account governativi e militari saranno esentati da questa sorveglianza invadente e inaffidabile» [3].

Sarebbe come se i Carabinieri potessero accedere alla camera da letto di ognuno in ogni momento, senza sospetti né mandati d’arresto, e senza che nessuno se ne possa nemmeno accorgere.
Con questa riforma radicale dei metodi di comunicazione, sarebbe inoltre molto più facile per degli intrusi (i cosiddetti bad actors) accedere ai messaggi degli utenti, cercando falle negli algoritmi che a quel punto gli permetterebbero di accedere direttamente ai contenuti delle chat.


TU CERCA CHI NE TRAE BENEFICIO E…

A maggio 2022, poche settimane prima della proposta formale del CSAM al Parlamento Europeo, il commissario per gli affari interni dell’UE Ylva Johansson contattò l’azienda statunitense Thorn. Thorn sviluppa sistemi di intelligenza artificiale (AI) e in particolare strumenti AI capaci di individuare immagini di abusi sessuali su minori online. Chatal Delaney è un ex funzionario dell’Europol (agenzia europea per la lotta al crimine) che ha lavorato al progetto pilota per il rilevamento di abusi su minori tramite AI. Dopo la sua esperienza all’Europol, entra a far parte di Thorn e in un incontro con la stessa Europol presenta un prodotto AI della sua nuova azienda [4].

Nel registro lobbystico dell’UE per la trasparenza ci sono poche tracce di Thorn. Ha avuto un solo contributo di 219.000 euro nel 2021 da parte della WeProtect Global Alliance. WeProtect era inizialmente una alleanza co-fondata dagli USA e dalla Gran Bretagna.

Nel 2020 è stata trasformata in una fondazione che sulla carta è privata e indipendente dai governi, con sede nei Paesi Bassi. Tra i suoi membri figurano potenti agenzie di sicurezza nazionali, funzionari di numerosi governi, manager di aziende della Big Tech, ONG e Antonio Labrador Jimenez, uno dei funzionari di gabinetto di Ylva Johansson e incaricato alla lotta all’abuso sessuale sui minori, dunque al CSAM. WeProtect stessa ha dichiarato di essere guidata «da un comitato di politica globale multi-stakeholder; membri includono rappresentanti dei paesi, organizzazioni della società internazionale e civile e dell’industria tecnologica» [5].

Douglas Griffiths è un altro membro del consiglio di amministrazione di WeProtect, ed ex funzionario del Dipartimento di Stato degli USA. Attualmente è anche presidente della Oak Foundation di Ginevra, fondazione che raccoglie organizzazioni filantropiche di tutto il mondo e che ha fornito supporto per le comunicazioni a WeProtect.

Oak Foundation finanzia inoltre una serie di organizzazioni ombrello che fanno pressione a favore della legislazione CSAM. Una di queste è la European Child Sexual Abuse Legiscourse Advocacy Group (ECSALAG), che ha nel suo comitato direttivo anche Thorn, oltre a una serie di organizzazioni per i diritti dei bambini. La Oak Foundation ha donato a Thorn 5 milioni di dollari, e altre centinaia di migliaia di dollari ad altre organizzazioni nella sua orbita, per coinvolgere i responsabili politici entro una legislazione contro la crittografia end-to-end col fine dichiarato di tutelare i bambini dagli abusi online. Eppure, fornendo possibilità strutturali di aggirare la crittografia end-to-end, si rende più facile a tutti accedere ai dispositivi.

Nel 2022 la Oak Foundation finanzia ancora la WeProtect con 2,33 milioni di dollari «per riunire governi, settore privato, società civile e organizzazioni internazionali per sviluppare politiche e soluzioni che proteggano i bambini dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali online».

Da questa ondata di beneficienza illuminata che ha creato una rete rodata di grandi capitali e di figure politiche di spicco del mondo borghese Occidentale, è stata però estromessa ‘Offlimits’, più nota come ‘Online Child Abuse Expertise Agency’, la più antica linea per la segnalazione di abusi su minori e adulti. Nonostante l’esperienza decennale in materia di raccolta delle segnalazioni e di tutela dei soggetti a rischio o abusati. Ylva Johansson non sembra aver tenuto conto delle richieste dell’ex deputato olandese Arda Gerkens di attivare dei contatti con la Offlimits, preferendo i contatti con il mondo del Big Tech statunitense.

Pressioni di gruppi capitalistici statunitensi, pressioni di governi nazionali europee (e delle relative forze di polizia) e legami profondi tra gli uni e gli altri, nascosti dietro ONG e presunti gruppi filantropici. Questi soggetti internazionali stanno spingendo, ad ora, per l’approvazione del Chat Control 2.0.


IL PARLAMENTO EUROPEO AL VOTO A OTTOBRE

Il 14 ottobre 2025 è prevista l’approvazione del Chat Control 2.0 da parte dei ministri dell’interno dell’UE. Dopodiché si svolgeranno i negoziati trilaterali tra Commissione, Parlamento e Consiglio per redigere il testo finale della legislazione Chat Control 2.0 e arrivare all’approvazione definitiva.

Al momento gli Stati europei a favore sono la maggioranza, e ben 15 su un totale di 27. Gli Stati membri contrari sono solo 6, e altrettanti sono gli Stati ‘indecisi’. Va però considerato che tra i ‘contrari’ e gli ‘indecisi’ sono tanti gli Stati che non hanno posizioni contrarie ai princìpi della legge sulla sorveglianza di massa. La loro posizione rispecchia invece delle questioni di forma della legge, o implicazioni secondarie. In ogni caso, la probabilità che la legge venga approvata è al momento molto alta.

Dopo decenni di leggi all’avanguardia mondiale in materia di tutela delle comunicazioni online, figlie della mobilitazione di attivisti di tutto il continente, l’Unione Europea capitola alle pulsioni politiche ed economiche del suo nuovo corso, stringendo la morsa attorno al collo delle libertà fondamentali. Dopo aver storto il naso davanti al securitarismo distopico della Cina e al subdolo controllo della vita sociale di marca statunitense, nonché ai rozzi metodi autoritari di censura nella Russia putiniana, anche l’UE si appresta a tutelare i propri interessi di stabilità politica e i rapporti sotterranei con le grandi aziende tech.

Non è la prima volta che i governanti utilizzano la paura per legiferare il controllo e la repressione. Lo abbiamo visto, in Italia, quando al percepito pericolo della violenza nelle città ha fatto seguito l’istituzione delle zone rosse e il DL ‘Sicurezza’.
Quest’ultimo già permette, ora, profondi abusi da parte delle forze di polizia rispetto al materiale considerato pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche se fosse un file PDF conservato nella memoria del proprio computer.

Mentre gli europarlamentari italiani non hanno espresso posizioni esplicite sull’argomento, sembra che il Governo Meloni guardi positivamente al Chat Control 2.0. Sarebbe un passo in avanti che ben si sposerebbe con il progetto nazionale di sorveglianza, controllo e repressione già in atto. D’altra parte anche Marianna Madia, PD, chiede di rispolverare, discutere e approvare una legge bipartisan per regolare l’accesso ai social e a internet in Italia [6].


I MEDIA PER LA COSTRUZIONE DEL CONSENSO

Sarà forse un caso, eppure curioso, che a meno di due mesi dal giorno dell’approvazione del Chat Control 2.0, i media di regime stiano offrendo ampia copertura a due scandali online che smuovono proprio i sentimenti di insicurezza rispetto al possibile abuso persino di persone vicine. È successo in pochi giorni prima con il vomitevole gruppo Facebook ‘Mia Moglie’ [7] e poi con il forum ‘Phica.eu’ [8]. Il primo gruppo fa parte di una piattaforma che giornalmente censura con molta facilità contenuti che hanno a che fare con la Palestina. Il secondo chiude invece dopo ben venti anni di attività passati impunemente, che hanno permesso all’azienda madre di fatturare oltre un 1,3 milioni di euro.

Sembra che tutto sia votato, ancora, a costruire mediaticamente un ‘casus belli’ utile a giustificare una legiferazione che più che risolvere i problemi, mira invece a dar la sensazione di risolverli per risolverne altri. Problemi più attinenti alle necessità securitarie del Governo, che alla sicurezza dei bambini e dei soggetti potenzialmente vittime di abusi.

Sembra che i media stiano tentando di svegliare pulsioni emotive che di solito ben si guardano di toccare. I media con la Rai da capofila strumentalizzano in maniera squallida, ancora una volta, le vittime di abusi.
Da una parte si risponde alle paure sociali con strumenti immediati e inadatti, dall’altra rispondendo a queste paure sociali i Governi sorridono alla possibilità di un controllo di massa senza precedenti.


COSTRUIRE UN’ALTERNATIVA OPERAIA, UN PARTITO COMUNISTA

Nonostante organizzazioni e partiti di stampo progressista come il Partito Pirata si stiano ben muovendo contro le tendenze autoritarie dell’UE, questi agiscono senza considerare la divisione in classi della società.
Purtroppo le tendenze autoritarie che combattono non sono riformabili perché l’Unione delle borghesie Europee non è riformabile. Quanto avviene per mano dei suoi funzionari, e per quanto scandaloso sia, risponde alla sua natura: consentire che gruppi di pressione dai grossi capitali possano pilotare le scelte politiche, che infine ricadono con maggior peso sulle classi oppresse e sulle loro lotte.

Le giuste resistenze di queste organizzazioni si scontreranno sempre, in fin dei conti, con la realtà dei fatti. Cioè che senza la costruzione di una piattaforma di lotta ampia, che riguardi innanzitutto l’organizzazione di un partito di massa dei lavoratori, ogni singola battaglia si risolve inevitabilmente entro il campo del sistema.

Solo un partito indipendente dagli organismi di governo delle classi borghesi, e un programma di transizione adatto, può unire le singole lotte affinché siano tutte irrimediabilmente utili a quella principale: l’abbattimento del capitalismo.

Un mondo in cui le aziende siano pubbliche e collettive, e le loro tecnologie siano sviluppate e utilizzate in maniera trasparente, per il bene comune e non per la repressione e il controllo di una manciata di uomini di potere sui lavoratori.
Un mondo in cui non possono esistere lobby di potere economico che costruiscono il proprio profitto sulla pelle degli abusati.


MOBILITIAMOCI!

Questo è l’ennesimo mattone della borghesia, che dopo il DL Sicurezza continua il suo accanimento contro le libertà sociali fondamentali a garanzia della repressione.

Perciò è necessario far convergere i percorsi già avviati e costruire in Italia e in Europa una mobilitazione contro la repressione e il controllo da una prospettiva anticapitalista e di classe.

Da qui a ottobre chiamiamo alla mobilitazione delle reti contro la repressione, già esistenti in Italia e in Europa, per costruire questo nuovo fronte di lotta sulla scia della mobilitazione contro l’infame DL Sicurezza.

Un nuovo fronte per combattere la stessa battaglia.




[1] Il servizio giuridico del Consiglio dell’UE nel 2023 bocciò la proposta per via dell’ambiguità del testo nel rapporto tra “l’abuso sessuale di minori” e la pretesa “sicurezza nazionale” del regolamento. Si veda: https://www.euractiv.com/section/tech/news/eu-councils-legal-opinion-gives-slap-to-anti-child-sex-abuse-law/

[2] Di particolare rilevanza è l’iniziativa del Partito Pirata. Per approfondire si veda la dettagliatissima pagina dell’europarlamentare Patrick Breyer: https://www.patrick-breyer.de/en/posts/chat-control/

[3] “L’UE rilancia il “Chat Control”: messaggi tutti nel mirino” di Patrizio Coccia. Si veda: https://global.techradar.com/it-it/computing/cyber-security/lue-rilancia-il-chat-control-messaggi-tutti-nel-mirino

[4] È l’inchiesta che è passata, pur sottotraccia, con il nome di ‘Chatcontrol-gate’. Si veda: https://pirati.io/2025/02/chatcontrol-il-mediatore-europeo-critica-la-porta-girevole-tra-europol-e-thorn-il-lobbista-della-sorveglianza-sui-messaggi/

[5] Il virgolettato è riportato su Balkan Insight. Si veda: https://balkaninsight.com/2023/09/25/who-benefits-inside-the-eus-fight-over-scanning-for-child-sex-content/

[6] Età minima sui social e verifica obbligatoria con SPID. La proposta bipartisan in Parlamento. Madia: “Cosa dobbiamo aspettare ancora per approvarla?” di Andrea Carlino. Si veda: https://www.orizzontescuola.it/eta-minima-sui-social-e-verifica-obbligatoria-con-spid-la-proposta-bipartisan-in-parlamento-madia-cosa-dobbiamo-aspettare-ancora-per-approvarla/

[7] Dopo migliaia di segnalazioni, Meta chiude il gruppo Facebook “Mia moglie”: 32mila iscritti si scambiavano foto di donne di F. Q. Si veda: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/20/gruppo-mia-moglie-facebook-meta-chiuso-notizie/8099757/

[8] Il fatturato da oltre un milione di euro, l'amministratore italiano: chi c'è dietro "Phica.eu". Si veda: https://lespresso.it/c/attualita/2025/8/29/phica-sito-porno-chi-dietro-fatturato-amministratore-italiano/56490

Emerigo C.

Qatartangenti


 La corruzione è inseparabile dal capitalismo. Il vero scandalo è la società borghese

«La coppa del mondo del Qatar è una prova concreta del fatto che la disciplina sportiva può riuscire a trasformare un paese... il Qatar è un precursore in materia dei diritti sul lavoro». Così si esprimeva pochi giorni or sono Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Europeo. Il sacco di banconote di 800000 euro che le è stato trovato in casa ha certo ispirato questo convincimento.

Non si è trattato solamente di una posizione individuale. L'intero gruppo del Partito Socialista Europeo prima ha tentato di opporsi a qualsiasi risoluzione concernente il Qatar, poi ha cassato dalla bozza di risoluzione ogni espressione di condanna sul trattamento dei lavoratori. Quasi settemila operai immigrati morti d'infarto dopo dodici ore di lavoro al sole, impossibilitati ad allontanarsi dal luogo di lavoro, privati persino del loro cellulare posto sotto sequestro, non meritavano evidentemente la condanna dell'emirato. Nuovo “faro di progresso” a suon di bigliettoni.

Ciò che sta emergendo sul Qatar è solo la punta dell'iceberg. La corruzione provata dei vertici della FIFA si intreccia con la più vasta corruzione dei parlamentari europei, o ex parlamentari europei, che possano avere voce in capitolo nel posizionamento internazionale della UE.
Il caso di Antonio Panzeri, ex parlamentare europeo del gruppo socialista, già segretario della CGIL a Milano, esponente fino a ieri di Articolo 1 (il partito di Bersani) è emblematico. Panzeri dirige dal 2019 la ONG Lotta all'impunità, in compagnia di Luca Visentini, addirittura segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC). Si tratta di una società che fa schermo a relazioni d'affari con l'emirato qatarino e probabilmente altri paesi del Golfo. La partita di scambio, quale emerge dalle carte, sembra questa: illustri esponenti della sinistra politica o sindacale europea mettevano i propri ruoli presenti o passati al servizio del Qatar, con la pubblica benedizione del suo improbabile progressismo. Il Qatar ricambiava il favore pagando ai suddetti vacanze familiari da 100000 euro in paesi esotici. Una corruzione sfacciata e ignobile finanziata dal supersfruttamento criminale degli operai.

Ora l'inchiesta della magistratura belga scoperchia un vero vaso di Pandora. Chi può pensare che il vortice di bigliettoni riguardi solo singoli corrotti? Se il Qatar corrompe figure chiave della socialdemocrazia europea e i loro entourage per incassare attestati di progressismo lo fa perché migliorare la propria reputazione può moltiplicare il volume di affari: investimenti europei in Qatar soprattutto in fatto di marina militare; investimenti del Qatar in Europa nel capitale finanziario di numerose aziende e società. Quali e quante ulteriori tangenti olieranno tali affari? Questo sarà il nuovo capitolo annunciato dell'inchiesta in corso.

La morale è una sola. Non ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di mele marce in un cesto sano. Ci troviamo di fronte alla base materiale del parlamentarismo borghese. Engels indicava nella corruzione, assieme al legame con la Borsa, un meccanismo fondante della democrazia borghese. La democrazia borghese che Lenin definì un paradiso per i ricchi e un inganno per i poveri e gli sfruttati.
Questa verità vale non solo per gli Stati nazionali ma anche per la politica mondiale. Nel caso concreto, per il Parlamento Europeo e per l'Unione Europea di cui è espressione.
Il vero scandalo sta qui. Non nella corruzione di Antonio Panzeri, da burocrate CGIL a faccendiere. Ma nella natura profondamente marcia della società capitalista, ad ogni livello e in tutte le sue espressioni. Chi cerca un capitalismo onesto non lo troverà mai. Solo una rivoluzione può cambiare le cose. Solo un governo dei lavoratori può fare finalmente pulizia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Quel pasticciaccio brutto di Paolo Maddalena


 La candidatura di un antiabortista a Presidente della Repubblica da parte di Rizzo e PRC

«Quella [la candidatura] di Paolo Maddalena è un’ottima proposta che come Rifondazione Comunista non possiamo che apprezzare non solo perché tra proponenti ci sono anche parlamentari che ci rappresentano e collaborano con noi. Maddalena è un giurista che da anni condivide con noi la critica del neoliberismo [...] È un giurista democratico che crede fermamente nei principi costituzionali [...] Un candidato che [...] risponde al principale requisito per un Presidente della Repubblica: essere il garante della Costituzione.». È la pubblica dichiarazione di Maurizio Acerbo che campeggia sul sito del Partito della Rifondazione Comunista.

Disgraziatamente Paolo Maddalena, ex membro della Corte Costituzionale, a lungo consulente della DC all'epoca della Prima Repubblica, è un fervente cattolico antiabortista, nemico della legge 194 che accusa di aver «provocato milioni di morti innocenti». Siccome la Costituzione tutela la vita, si tratta di una legge anticostituzionale che va cancellata (post Facebook di Paolo Maddalena, 22 maggio 2018). Questa posizione reazionaria non appartiene solamente alla biografia della persona, ma anche al suo orientamento attuale. Com'è possibile che partiti della sinistra di classe possano presentare come “candidato dell'alternativa” (testuale) un ex magistrato antiabortista?

Di certo non si può sostenere che il tema dell'aborto sia materia secondaria, visto che riguarda direttamente metà del genere umano e un diritto democratico universale, oltretutto oggetto oggi di scontro e mobilitazioni di massa del movimento delle donne in ogni angolo del pianeta. Il fatto che sia stata eletta alla Presidenza del Parlamento europeo una dichiarata antiabortista (la maltese Roberta Metsola), votata anche dal centrosinistra, è la riprova della sua attualità. Né si può sostenere che il tema non riguardi la materia istituzionale, visto che rientra più che mai nel rapporto tra Stato e Chiesa, per di più in Italia, per di più in un contesto politico di conflitto aperto riproposto dal tema dell'eutanasia. Ribadiamo dunque la domanda: come è possibile che Rifondazione Comunista e Potere al Popolo possano aver anche solo pensato di candidare un simile personaggio alla Presidenza della Repubblica?

Capiamo l'entusiasmo con cui il PC di Marco Rizzo sostiene la candidatura di Maddalena. Per un partito stalinista tendenzialmente misogino, che contrappone i diritti sociali ai diritti civili, la candidatura di un antiabortista, nemico dichiarato dei matrimoni gay, è persino naturale. Ma cosa c'entrano con tutto questo PRC e PaP, da sempre presenti nei diversi movimenti di emancipazione e liberazione?

Abbiamo letto che ieri sera PaP ha ritirato il proprio sostegno a Maddalena, dopo l'esplosione dello scandalo sui social. Potremmo dire: meglio tardi che mai. Anche se il ripetersi di pentimenti tardivi (dopo quello sul candidato D'Orsi pro PD a Torino) qualche interrogativo dovrebbe porlo sulla chiarezza della linea.

E tuttavia sarebbe troppo semplice liquidare la questione come un errore. Non solo perché la candidatura resta in piedi col pieno sostegno del PC e del PRC. Ma anche perché la candidatura di Maddalena è in ultima analisi il riflesso condizionato di un orientamento politico culturale aclassista presente da tempo nella galassia post-Rifondazione. È l'eterna ricerca di candidati civici, al di sopra dei partiti e della classi, nel nome della Costituzione (borghese) di De Gasperi e Togliatti come “Costituzione di tutti”. È la ricerca che ha selezionato Ingroia e Di Pietro, poi Barbara Spinelli, e oggi De Magistris, recentemente proposto dal PRC come candidato dell'alternativa per le prossime elezioni politiche. Persone certo diverse tra loro in fatto di biografie personali, ma tutte attinte da un vivaio populista di sinistra. Che può anche mimare, all'occasione, una retorica sociale antiliberista, spesso peraltro declinata in chiave sovranista e patriottica (“difesa della sovranità dell'Italia dalla finanza tedesca e dalla burocrazia di Bruxelles”, ecc. ecc.), come spesso fa anche la cultura reazionaria. Ma assumere queste pose come prova di affidabilità, anche solo democratica, significa prendere lucciole per lanterne e andare inevitabilmente a schiantarsi.

E infatti. Ogni volta i candidati civici prescelti cui viene affidato (sempre solennemente) il futuro della sinistra, si rivelano bidoni autocentrati, unicamente vincolati al mandato del proprio ego e delle proprie ambizioni. Ogni volta segue l'immancabile autocritica, più o meno impacciata, di chi li ha proposti. Ma ogni volta si ricomincia da capo come se nulla fosse accaduto. L'infortunio di Maddalena antiabortista non è minore dell'infortunio di Ingroia e Di Pietro questurini, contrari persino all'indagine sulla polizia del G8 di Genova. Quando si cercano candidati al di sopra delle classi, “amici del popolo” (e dello Stato), è un esito fatale. Non un'eccezione ma la norma, aggravata dalla coazione a ripetere.

Come Partito Comunista dei Lavoratori ritroviamo in tutto questo una ragione in più per confermare la nostra politica classista, proprio per questo coerente anche sul terreno democratico. Una sinistra che non ritrovi coerentemente il proprio campo di classe difficilmente avrà un futuro diverso dal suo presente.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il Parlamento europeo anticomunista

23 Settembre 2019 - Dai loschi figuri di Fratelli d'Italia sino a Giuliano Pisapia, passando per Lega, liberali e PD. È l'arco politico dei firmatari italiani di una risoluzione anticomunista votata a larga maggioranza dal Parlamento Europeo con 535 voti a favore contrari, 66 contrari, 52 astenuti. Una risoluzione che pone sullo stesso piano «nazismo e comunismo», invita a rimuovere i «simboli comunisti», denuncia il «totalitarismo comunista». Non è una risoluzione casuale o irrilevante. Dà una sponda alle misure liberticide dichiaratamente “anticomuniste” assunte da regimi reazionari come il regime polacco e quello ungherese, che mettono di fatto fuorilegge ogni formazione che fa riferimento a simboli e idee comuniste. Celebra l'espansione della UE nell'est europeo come espansione della “frontiera della libertà” rivendicando la fedeltà alla NATO come presidio della “democrazia” e della “pace”.

La risoluzione rappresenta a tutti gli effetti un manifesto ideologico degli imperialismi europei nella fase storica delle guerre commerciali e delle nuove contraddizioni mondiali per la spartizione delle zone di influenza. È singolare. Nel momento stesso della massima contraddizione tra interessi europei e politica USA, della massima marginalizzazione del peso degli imperialismi europei nella tenaglia tra imperialismo USA e imperialismo cinese, della massima divaricazione di interessi tra gli stessi imperialismi europei all'interno della UE (tra Germania e Francia, tra Francia e Italia...), il Parlamento Europeo innalza la bandiera “anticomunista” come collante ideologico della UE. Celebra sul piano ideologico la sola unità di cui gli imperialismi sono capaci, quella contro i lavoratori salariati e i loro diritti. Un'unità che travalica non solo le frontiere ma i confini politici tra gli schieramenti all'interno di ogni paesi. Un'unità celebrata in venticinque anni di attacco congiunto contro salari, lavoro, sanità, pensioni, istruzione, al solo scopo di ingrassare i profitti e pagare il debito alle banche. Un'unità celebrata nelle misure e campagne contro i migranti che fuggono da guerre e rapine degli stessi imperialismi europei. Politiche condotte dai governi borghesi di ogni colore: di centrodestra, di sovranismo nazionalista, di centrosinistra liberalprogressista, di socialdemocrazia. Il fatto che gli stessi campioni “democratici” del PD che denunciano il reazionario Salvini firmino con la Lega e i parafascisti una comune risoluzione anticomunista non è un incidente, è la confessione pubblica della propria ipocrisia.

Ma c'è un risvolto ideologico particolarmente odioso della risoluzione votata: quello che si appoggia sui crimini staliniani per denunciare il «totalitarismo comunista». Come se proprio i comunisti non fossero stati le prime vittime dello stalinismo. Come se il regime totalitario di Stalin non avesse realizzato il più grande massacro dei comunisti del Novecento. Come se gli imperialismi “democratici” non avessero applaudito a suo tempo allo sterminio staliniano dei comunisti, dalla copertura diplomatica occidentale (innanzitutto USA) dei processi di Mosca alla repressione sanguinosa della rivoluzione spagnola.

Non è un'operazione nuova. L'utilizzo scientifico dello stalinismo nel proprio interesse è una costante del capitalismo mondiale da quasi un secolo. E non è solo un'operazione ideologica. Certo l'identificazione tra comunismo e stalinismo è anche questo, un modo di compromettere l'idea stessa del comunismo come progetto di liberazione agli occhi della giovane generazione. Ma non è solo questo. L'imperialismo ha usato lo stalinismo e il suo fallimento anche per espandere il proprio dominio materiale nel mondo. Cos'è accaduto se non questo dopo il crollo del muro di Berlino e dell'URSS? I burocrati stalinisti divennero capitalisti, trasformandosi da casta parassitaria in nuova classe proprietaria nel nome del mercato. E gli imperialismi europei allargarono ad Est il confine del capitalismo, assimilando uno dopo l'altro i vecchi paesi “socialisti”. Per i lavoratori di quei paesi la distruzione dei vantaggi sociali che l'economia pianificata aveva consentito, nonostante la sua gestione burocratica. Per gli imperialismi d'Occidente e i loro profitti un nuovo gigantesco affare. Il fatto che oggi gli imperialismi europei e i loro partiti condannino a parole quello stesso stalinismo che ha finito per regalare loro prima la distruzione delle conquiste politiche della Rivoluzione d'ottobre (il potere dei soviet), poi la distruzione dell'Internazionale rivoluzionaria e del suo programma, infine la distruzione del contenuto sociale della rivoluzione (economia pianificata) appare un grottesco paradosso. Un paradosso che tuttavia dimostra i vantaggi postumi che lo stalinismo continua ad assicurare al capitale. Per questo il nostro rigetto dell'imperialismo è inseparabile dalla denuncia dello stalinismo.

L'Unione Sovietica e l'Armata rossa ebbero un ruolo determinante nella sconfitta del nazismo, al prezzo di 25 milioni di morti. Il fatto che il Parlamento europeo rimuova questa elementare verità storica è vergognoso. I marxisti rivoluzionari difesero incondizionatamente l'Unione Sovietica dall'aggressione nazista e festeggiarono la sua vittoria. Ma lo fecero per difendere le trasformazioni sociali della Rivoluzione d'ottobre su cui l'URSS continuava a basarsi, non lo fecero nel nome di Stalin e del suo regime. Un regime che, prima con la decimazione dei vertici dell'Armata rossa del 1937-'38, e poi col famigerato Patto Molotov-Ribbentrop del 1939, contribuì alla seconda guerra imperialista e all'avanzata nazista in Europa per ben due anni, finendo con l'esporre la stessa URSS alla furia hitleriana.

Nel rigettare con sdegno la risoluzione anticomunista del Parlamento Europeo non le faremo dunque il regalo più grande: quello di avallare l'identificazione tra comunismo e stalinismo che impregna da cima a fondo l'intera risoluzione.
Partito Comunista dei Lavoratori