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Chat Control: il Parlamento Europeo vota la sorveglianza di massa


 Il Chat Control 2.0 verrà votato il 14 ottobre. Una legge figlia di giri e intrighi del capitalismo euro-statunitense e delle forze di polizia nazionali: la sorveglianza di massa interessa alle lobby, ai funzionari europei e ai governi nazionali che si sfregano le mani

CHE COSA RENDE SICURE LE COMUNICAZIONI ONLINE?

Il 6 luglio del 2021 si istituisce il Chat Control 1.0, cioè una legge europea che permette ai fornitori di servizi di messaggistica e di e-mail di effettuare controlli volontari sugli scambi di messaggi e di e-mail dei loro utenti.
Oggi la privacy delle comunicazioni online viene garantita principalmente tramite il protocollo di crittografia end-to-end, utilizzata dalla maggior parte dei servizi. La crittografia end-to-end garantisce che un messaggio possa essere letto solo dal mittente e dal destinatario, perché solo i loro dispositivi hanno la chiave crittografica che permette di poterli decifrare e leggere. Questa chiave non è in mano all’azienda, ed è invece generata e conservata direttamente sui dispositivi dei due utenti che messaggiano. Come la chiave di un caveau, permette di accedere alla corrispondenza elettronica.

Perché questi messaggi possano essere letti dalle aziende, dalle autorità o dai governi – e comunque da un terzo soggetto tra mittente e destinatario – è necessario sviluppare algoritmi con chiavi alternative (chiavi di backup) possedute dalle autorità, o master password che permettono di accedere comunque alla conversazione.
La chiave crittografica in una conversazione end-to-end, in assenza di ciò, garantisce la riservatezza della comunicazione. Aziende come WhatsApp non possono in alcun modo decifrare le chat, e creano invece profitto vendendo i metadati, cioè i dati delle comunicazioni (come gli orari dei messaggi, le abitudini degli utenti, la loro posizione, le loro preferenze, ecc…). Alcune aziende che non usano la crittografia end-to-end.
Alcuni servizi come Telegram (eccetto se si utilizzano le chat segrete) conservano i messaggi con una crittografia client-server e server-client.

Ciò significa che l’azienda detiene la chiave e ha la possibilità di decrittograffare i messaggi. Per evitare che i governi facciano pressione affinché questa chiave gli venga fornita per scopi di sorveglianza, hanno comunque creato dei metodi superiori di sicurezza che fanno sì che la chiave sia di fatto irrintraccabile. Era il caso di Telegram, il cui CEO Pavel Durov venne arrestato a Parigi nell’agosto del 2024. Il suo rilascio è avvenuto solo sotto garanzia di offrire maggiori garanzie alle autorità rispetto all’introduzione di meccanismi di “moderazione” dei contenuti all’interno del servizio del capitalista russo.

In gergo si dice che una chiave crittografica permette di decrittografare le comunicazioni. Questa è una via attraverso cui può avvenire la sorveglianza, ma pone spesso alle autorità una serie di problemi di natura tecnica e logistica. L’alternativa è aggirare il problema della crittografia, accedendo alle comunicazioni ancora prima che vengano inviate e crittografate, cioè quando si trovano ancora nel dispositivo del mittente.

L’11 maggio 2022 la Commissaria Europea per gli affari interni Ylva Johansson presenta il Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale su minori (CSAM), o Chat Control 2.0. Il Chat Control 2.0 è il possibile erede del blando, eppure già spaventoso, Chat Control 1.0.


CHE COS’È IL CHAT CONTROL?

La prima versione del CSAM, o Chat Control 2.0, venne dunque presentata nel 2022. Proponeva il monitoraggio e la scansione di tutte le comunicazioni tramite software di intelligenza artificiale. La novità è che al principio di volontarietà si sostituisce l’obbligo per i fornitori di servizi di messaggistica (come WhatsApp, Telegram, Instagram, Facebook, ecc…) e di servizi e-mail al controllo delle comunicazioni. Il controllo avviene, inoltre, lato client: cioè sul dispositivo del mittente, aggirando i problemi di decrittografazione del messaggio.

La proposta, dal 2022, ha subito rallentamenti e rivisitazioni. I rallentamenti sono dovuti per lo più a questioni di carattere tecnico [1] e di carattere etico [2]. Tra le varie versioni del CSAM proposte nel suo cammino lungo tre anni, ci sono state proposte più blande e meno blande. La più ‘moderata’ è stata la proposta belga che propone la scansione volontaria di foto, video e URL condivisi previo consenso dell’utente. La proposta danese è la più radicale di tutte.

Il Partito Pirata è un partito di attivisti che lottano per la libertà di circolazione della conoscenza, per la diffusione dei software liberi e open source contro i software privati, per la collettivizzazione e neutralità della rete, contro la sorveglianza di massa e contro le Big Tech. Per Patrick Breyer, esponente europeo del Partito Pirata «Questa proposta prevede la scansione di massa obbligatoria delle comunicazioni private e mira a compromettere la crittografia sicura, imponendo la scansione lato client all’interno delle app di messaggistica. È significativo che account governativi e militari saranno esentati da questa sorveglianza invadente e inaffidabile» [3].

Sarebbe come se i Carabinieri potessero accedere alla camera da letto di ognuno in ogni momento, senza sospetti né mandati d’arresto, e senza che nessuno se ne possa nemmeno accorgere.
Con questa riforma radicale dei metodi di comunicazione, sarebbe inoltre molto più facile per degli intrusi (i cosiddetti bad actors) accedere ai messaggi degli utenti, cercando falle negli algoritmi che a quel punto gli permetterebbero di accedere direttamente ai contenuti delle chat.


TU CERCA CHI NE TRAE BENEFICIO E…

A maggio 2022, poche settimane prima della proposta formale del CSAM al Parlamento Europeo, il commissario per gli affari interni dell’UE Ylva Johansson contattò l’azienda statunitense Thorn. Thorn sviluppa sistemi di intelligenza artificiale (AI) e in particolare strumenti AI capaci di individuare immagini di abusi sessuali su minori online. Chatal Delaney è un ex funzionario dell’Europol (agenzia europea per la lotta al crimine) che ha lavorato al progetto pilota per il rilevamento di abusi su minori tramite AI. Dopo la sua esperienza all’Europol, entra a far parte di Thorn e in un incontro con la stessa Europol presenta un prodotto AI della sua nuova azienda [4].

Nel registro lobbystico dell’UE per la trasparenza ci sono poche tracce di Thorn. Ha avuto un solo contributo di 219.000 euro nel 2021 da parte della WeProtect Global Alliance. WeProtect era inizialmente una alleanza co-fondata dagli USA e dalla Gran Bretagna.

Nel 2020 è stata trasformata in una fondazione che sulla carta è privata e indipendente dai governi, con sede nei Paesi Bassi. Tra i suoi membri figurano potenti agenzie di sicurezza nazionali, funzionari di numerosi governi, manager di aziende della Big Tech, ONG e Antonio Labrador Jimenez, uno dei funzionari di gabinetto di Ylva Johansson e incaricato alla lotta all’abuso sessuale sui minori, dunque al CSAM. WeProtect stessa ha dichiarato di essere guidata «da un comitato di politica globale multi-stakeholder; membri includono rappresentanti dei paesi, organizzazioni della società internazionale e civile e dell’industria tecnologica» [5].

Douglas Griffiths è un altro membro del consiglio di amministrazione di WeProtect, ed ex funzionario del Dipartimento di Stato degli USA. Attualmente è anche presidente della Oak Foundation di Ginevra, fondazione che raccoglie organizzazioni filantropiche di tutto il mondo e che ha fornito supporto per le comunicazioni a WeProtect.

Oak Foundation finanzia inoltre una serie di organizzazioni ombrello che fanno pressione a favore della legislazione CSAM. Una di queste è la European Child Sexual Abuse Legiscourse Advocacy Group (ECSALAG), che ha nel suo comitato direttivo anche Thorn, oltre a una serie di organizzazioni per i diritti dei bambini. La Oak Foundation ha donato a Thorn 5 milioni di dollari, e altre centinaia di migliaia di dollari ad altre organizzazioni nella sua orbita, per coinvolgere i responsabili politici entro una legislazione contro la crittografia end-to-end col fine dichiarato di tutelare i bambini dagli abusi online. Eppure, fornendo possibilità strutturali di aggirare la crittografia end-to-end, si rende più facile a tutti accedere ai dispositivi.

Nel 2022 la Oak Foundation finanzia ancora la WeProtect con 2,33 milioni di dollari «per riunire governi, settore privato, società civile e organizzazioni internazionali per sviluppare politiche e soluzioni che proteggano i bambini dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali online».

Da questa ondata di beneficienza illuminata che ha creato una rete rodata di grandi capitali e di figure politiche di spicco del mondo borghese Occidentale, è stata però estromessa ‘Offlimits’, più nota come ‘Online Child Abuse Expertise Agency’, la più antica linea per la segnalazione di abusi su minori e adulti. Nonostante l’esperienza decennale in materia di raccolta delle segnalazioni e di tutela dei soggetti a rischio o abusati. Ylva Johansson non sembra aver tenuto conto delle richieste dell’ex deputato olandese Arda Gerkens di attivare dei contatti con la Offlimits, preferendo i contatti con il mondo del Big Tech statunitense.

Pressioni di gruppi capitalistici statunitensi, pressioni di governi nazionali europee (e delle relative forze di polizia) e legami profondi tra gli uni e gli altri, nascosti dietro ONG e presunti gruppi filantropici. Questi soggetti internazionali stanno spingendo, ad ora, per l’approvazione del Chat Control 2.0.


IL PARLAMENTO EUROPEO AL VOTO A OTTOBRE

Il 14 ottobre 2025 è prevista l’approvazione del Chat Control 2.0 da parte dei ministri dell’interno dell’UE. Dopodiché si svolgeranno i negoziati trilaterali tra Commissione, Parlamento e Consiglio per redigere il testo finale della legislazione Chat Control 2.0 e arrivare all’approvazione definitiva.

Al momento gli Stati europei a favore sono la maggioranza, e ben 15 su un totale di 27. Gli Stati membri contrari sono solo 6, e altrettanti sono gli Stati ‘indecisi’. Va però considerato che tra i ‘contrari’ e gli ‘indecisi’ sono tanti gli Stati che non hanno posizioni contrarie ai princìpi della legge sulla sorveglianza di massa. La loro posizione rispecchia invece delle questioni di forma della legge, o implicazioni secondarie. In ogni caso, la probabilità che la legge venga approvata è al momento molto alta.

Dopo decenni di leggi all’avanguardia mondiale in materia di tutela delle comunicazioni online, figlie della mobilitazione di attivisti di tutto il continente, l’Unione Europea capitola alle pulsioni politiche ed economiche del suo nuovo corso, stringendo la morsa attorno al collo delle libertà fondamentali. Dopo aver storto il naso davanti al securitarismo distopico della Cina e al subdolo controllo della vita sociale di marca statunitense, nonché ai rozzi metodi autoritari di censura nella Russia putiniana, anche l’UE si appresta a tutelare i propri interessi di stabilità politica e i rapporti sotterranei con le grandi aziende tech.

Non è la prima volta che i governanti utilizzano la paura per legiferare il controllo e la repressione. Lo abbiamo visto, in Italia, quando al percepito pericolo della violenza nelle città ha fatto seguito l’istituzione delle zone rosse e il DL ‘Sicurezza’.
Quest’ultimo già permette, ora, profondi abusi da parte delle forze di polizia rispetto al materiale considerato pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche se fosse un file PDF conservato nella memoria del proprio computer.

Mentre gli europarlamentari italiani non hanno espresso posizioni esplicite sull’argomento, sembra che il Governo Meloni guardi positivamente al Chat Control 2.0. Sarebbe un passo in avanti che ben si sposerebbe con il progetto nazionale di sorveglianza, controllo e repressione già in atto. D’altra parte anche Marianna Madia, PD, chiede di rispolverare, discutere e approvare una legge bipartisan per regolare l’accesso ai social e a internet in Italia [6].


I MEDIA PER LA COSTRUZIONE DEL CONSENSO

Sarà forse un caso, eppure curioso, che a meno di due mesi dal giorno dell’approvazione del Chat Control 2.0, i media di regime stiano offrendo ampia copertura a due scandali online che smuovono proprio i sentimenti di insicurezza rispetto al possibile abuso persino di persone vicine. È successo in pochi giorni prima con il vomitevole gruppo Facebook ‘Mia Moglie’ [7] e poi con il forum ‘Phica.eu’ [8]. Il primo gruppo fa parte di una piattaforma che giornalmente censura con molta facilità contenuti che hanno a che fare con la Palestina. Il secondo chiude invece dopo ben venti anni di attività passati impunemente, che hanno permesso all’azienda madre di fatturare oltre un 1,3 milioni di euro.

Sembra che tutto sia votato, ancora, a costruire mediaticamente un ‘casus belli’ utile a giustificare una legiferazione che più che risolvere i problemi, mira invece a dar la sensazione di risolverli per risolverne altri. Problemi più attinenti alle necessità securitarie del Governo, che alla sicurezza dei bambini e dei soggetti potenzialmente vittime di abusi.

Sembra che i media stiano tentando di svegliare pulsioni emotive che di solito ben si guardano di toccare. I media con la Rai da capofila strumentalizzano in maniera squallida, ancora una volta, le vittime di abusi.
Da una parte si risponde alle paure sociali con strumenti immediati e inadatti, dall’altra rispondendo a queste paure sociali i Governi sorridono alla possibilità di un controllo di massa senza precedenti.


COSTRUIRE UN’ALTERNATIVA OPERAIA, UN PARTITO COMUNISTA

Nonostante organizzazioni e partiti di stampo progressista come il Partito Pirata si stiano ben muovendo contro le tendenze autoritarie dell’UE, questi agiscono senza considerare la divisione in classi della società.
Purtroppo le tendenze autoritarie che combattono non sono riformabili perché l’Unione delle borghesie Europee non è riformabile. Quanto avviene per mano dei suoi funzionari, e per quanto scandaloso sia, risponde alla sua natura: consentire che gruppi di pressione dai grossi capitali possano pilotare le scelte politiche, che infine ricadono con maggior peso sulle classi oppresse e sulle loro lotte.

Le giuste resistenze di queste organizzazioni si scontreranno sempre, in fin dei conti, con la realtà dei fatti. Cioè che senza la costruzione di una piattaforma di lotta ampia, che riguardi innanzitutto l’organizzazione di un partito di massa dei lavoratori, ogni singola battaglia si risolve inevitabilmente entro il campo del sistema.

Solo un partito indipendente dagli organismi di governo delle classi borghesi, e un programma di transizione adatto, può unire le singole lotte affinché siano tutte irrimediabilmente utili a quella principale: l’abbattimento del capitalismo.

Un mondo in cui le aziende siano pubbliche e collettive, e le loro tecnologie siano sviluppate e utilizzate in maniera trasparente, per il bene comune e non per la repressione e il controllo di una manciata di uomini di potere sui lavoratori.
Un mondo in cui non possono esistere lobby di potere economico che costruiscono il proprio profitto sulla pelle degli abusati.


MOBILITIAMOCI!

Questo è l’ennesimo mattone della borghesia, che dopo il DL Sicurezza continua il suo accanimento contro le libertà sociali fondamentali a garanzia della repressione.

Perciò è necessario far convergere i percorsi già avviati e costruire in Italia e in Europa una mobilitazione contro la repressione e il controllo da una prospettiva anticapitalista e di classe.

Da qui a ottobre chiamiamo alla mobilitazione delle reti contro la repressione, già esistenti in Italia e in Europa, per costruire questo nuovo fronte di lotta sulla scia della mobilitazione contro l’infame DL Sicurezza.

Un nuovo fronte per combattere la stessa battaglia.




[1] Il servizio giuridico del Consiglio dell’UE nel 2023 bocciò la proposta per via dell’ambiguità del testo nel rapporto tra “l’abuso sessuale di minori” e la pretesa “sicurezza nazionale” del regolamento. Si veda: https://www.euractiv.com/section/tech/news/eu-councils-legal-opinion-gives-slap-to-anti-child-sex-abuse-law/

[2] Di particolare rilevanza è l’iniziativa del Partito Pirata. Per approfondire si veda la dettagliatissima pagina dell’europarlamentare Patrick Breyer: https://www.patrick-breyer.de/en/posts/chat-control/

[3] “L’UE rilancia il “Chat Control”: messaggi tutti nel mirino” di Patrizio Coccia. Si veda: https://global.techradar.com/it-it/computing/cyber-security/lue-rilancia-il-chat-control-messaggi-tutti-nel-mirino

[4] È l’inchiesta che è passata, pur sottotraccia, con il nome di ‘Chatcontrol-gate’. Si veda: https://pirati.io/2025/02/chatcontrol-il-mediatore-europeo-critica-la-porta-girevole-tra-europol-e-thorn-il-lobbista-della-sorveglianza-sui-messaggi/

[5] Il virgolettato è riportato su Balkan Insight. Si veda: https://balkaninsight.com/2023/09/25/who-benefits-inside-the-eus-fight-over-scanning-for-child-sex-content/

[6] Età minima sui social e verifica obbligatoria con SPID. La proposta bipartisan in Parlamento. Madia: “Cosa dobbiamo aspettare ancora per approvarla?” di Andrea Carlino. Si veda: https://www.orizzontescuola.it/eta-minima-sui-social-e-verifica-obbligatoria-con-spid-la-proposta-bipartisan-in-parlamento-madia-cosa-dobbiamo-aspettare-ancora-per-approvarla/

[7] Dopo migliaia di segnalazioni, Meta chiude il gruppo Facebook “Mia moglie”: 32mila iscritti si scambiavano foto di donne di F. Q. Si veda: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/20/gruppo-mia-moglie-facebook-meta-chiuso-notizie/8099757/

[8] Il fatturato da oltre un milione di euro, l'amministratore italiano: chi c'è dietro "Phica.eu". Si veda: https://lespresso.it/c/attualita/2025/8/29/phica-sito-porno-chi-dietro-fatturato-amministratore-italiano/56490

Emerigo C.

Unione Europea, malata sintomatica

La UE alla sua prova tampone

29 Marzo 2020
La borghesia liberale ha idolatrato per trent'anni l'Unione Europea, col sostegno dei tanti a sinistra che sognavano l'”Europa sociale”. Le destre sovraniste denunciano invece l'Europa matrigna nel nome del primato della nazione, contando sul seguito di sventurati ambienti sinistrorsi a caccia di di plausi presso i media reazionari.
Gli uni e gli altri nascondono ai lavoratori la realtà della UE: quella di una unione continentale di imperialismi nazionali, legati da reciproche convenienze e al tempo stesso segnati da insuperabili contraddizioni. Contraddizioni e convenienze messe sul conto del proletariato europeo.

Il dramma del coronavirus è da questo punto di vista un'ottima cartina di tornasole.


UNA CRISI PROFONDA INVESTE L'UE

L'Europa è colpita da una crisi sanitaria senza paragoni nel secondo dopoguerra e dal rischio di una depressione continentale. I sistemi sanitari nazionali, saccheggiati per trent'anni da parte di tutti i governi (inclusi i Prodi e gli Tsipras) hanno fatto bancarotta sotto la pressione dell'epidemia, sino a scivolare nei fatti verso forme di medicina di guerra. La crisi sanitaria ha tracimato ovunque in una crisi economico-sociale devastante. La recessione, già prima annunciata, ha preso la china di un precipizio. In Italia, in Francia, in Spagna, in Germania, ovunque. Da qui la domanda che i circoli dominanti si pongono: come fronteggiare la valanga?

Ogni Stato nazionale della UE, a partire dagli stati imperialisti, ha una drammatica esigenza di risorse finanziarie nel momento stesso in cui non sa dove prenderle. Tutti gli Stati imperialisti vogliono soccorrere le proprie banche e le proprie imprese, pena la propria ulteriore marginalizzazione sul mercato mondiale in tempesta. Ma non possono prendere i soldi dalle tasche dei padroni, con ipotesi di patrimoniali o tassazioni dei profitti, perché sarebbe una partita di giro per i propri assistiti, e perché la concorrenza tra capitalisti su scala mondiale avviene da trent'anni (anche) sulla detassazione dei profitti, e quindi sui colpi alle protezioni sociali. Al tempo stesso, i governi nazionali dopo la grande crisi del 2008 e il lungo ciclo di austerità attraversano tutti una grave crisi di credibilità e di consenso che rende più problematiche nuove politiche di tagli sociali, tanto più nel momento in cui lo scandalo pubblico agli occhi di tutti è proprio lo sfascio dei sistemi sanitari. Allora che fare? Questo è il cuore del negoziato in corso tra i governi europei.


COME FRONTEGGIARE LA VALANGA?

Il nodo è tanto più spesso perché ogni governo nazionale, spaventato dall'emergenza, ha già annunciato in casa propria una mobilitazione straordinaria di risorse. Gli stessi partiti che in anni recenti inserivano il pareggio di bilancio in costituzione per blindare la tosatura di sanità e pensioni scoprono di punto in bianco che i bilanci si possono e si debbono sfondare quando si tratta di soccorrere i capitalisti. La Germania annuncia un investimento di 550 miliardi, la Spagna una spesa aggiuntiva di 200 miliardi, l'Italia una manovra di 50 miliardi e passa. Sotto la pressione degli Stati nazionali, la stessa Commissione Europea ha fatto di necessità virtù. I parametri di Maastricht, il tetto del deficit al 3%, la progressione prevista da Fiscal Compact per la riduzione del debito, tutti i riferimenti biblici del passato decennio, sono stati archiviati o sospesi con la stessa fretta con cui erano stati varati.

Ma il problema sta proprio qui: nel fatto che le cifre ambiziose garantite ai propri capitalisti – in una corsa frenetica al rialzo per non sfigurare nella concorrenza – non si sa ancora su quali spalle si appoggiano. I bilanci degli Stati nazionali, con la parziale eccezione tedesca, sono gravati da un debito pubblico molto più alto di quello di dieci anni fa, cresciuto proprio per aiutare con risorse pubbliche i bilanci privati di banche e imprese. Il loro margine di manovra è dunque più limitato di allora, mentre la crisi è probabilmente più grave. L'aumento degli interessi sui titoli di stato, il famoso spread, è un segnale d'allarme significativo.


CHI PAGA COSA, E A CHI

Per questo Italia, Francia, Spagna hanno finito col battere cassa presso la BCE, chiedendo una nuova mole di miliardi. La BCE è attraversata a sua volta da contraddizioni nazionali, con la Bundesbank tedesca che ha mal digerito la politica monetaria espansiva di Mario Draghi perché ha abbattuto i tassi di interesse danneggiando le banche tedesche. Ciononostante, il crollo delle Borse ha spinto la nuova Presidente Christine Lagarde ad un aiuto finanziario su scala continentale di 750 miliardi per l'acquisto dei titoli pubblici (ma anche di obbligazioni private delle imprese) in continuità con le politiche di Draghi. Una cifra apparentemente imponente, ma in realtà ancora poca cosa se spartita tra gli stati nazionali. All'Italia toccherebbero ad esempio “appena” una settantina di miliardi, quando deve piazzare sul mercato 400 miliardi di titoli pubblici, coi tassi già oggi in rialzo, e in piena recessione. Lo stesso vale per Francia e Spagna. La coperta, insomma, si è rivelata troppo corta.

Ecco allora la nuova richiesta corale di nove Stati nazionali europei, con in testa gli imperialismi mediterranei di Italia, Francia, Spagna, per aggiungere un nuovo strumento finanziario che offra una coperta larga per tutti: un "eurobond" emesso da una entità europea (o BCE o BEI o MES) da vendere sul mercato finanziario, per distribuire il ricavato ai diversi padronati di casa propria e dunque sostenere le spese annunciate. Ma l'imperialismo tedesco si mette di traverso nel nome del proprio interesse nazionale: il bond tedesco è oggi il dominus europeo sul mercato finanziario, al punto da finanziarsi a tasso zero o negativo; un bond continentale farebbe insomma una concorrenza ostile. Da qui l'impasse. Una vera e propria crisi dell'Unione, non ancora in terapia intensiva, ma fortemente sintomatica.

Vedremo nei prossimi giorni il prosieguo e l'epilogo del negoziato in corso sotto la frusta della crisi. Ma l'unica cosa certa in questo tiro alla fune nel groviglio di interessi nazionali contrastanti è che nessuno di questi interessi ha a che vedere con quelli dei lavoratori. Al contrario. Tutte le operazioni che vengono fatte e pattuite, su scala nazionale e continentale, sono per lo più fatte a debito. Gli Stati, o altre entità europee, si indebitano col capitale finanziario che compra i titoli. Che i titoli siano nazionali o europei per i lavoratori non cambia molto: i debiti dovranno essere rimborsati in ogni caso, prima o poi, con un tasso d'interesse più alto o più basso, a chi li ha comprati. A intascare saranno comunque le banche, a pagare sarà chiamato il lavoro.

La verità è che dentro la UE o fuori di essa, tutto il mondo è capitale. Dentro la UE o fuori di essa, come ad esempio negli USA o in Gran Bretagna, i governi nazionali sono solo i comitati d'affari dei propri capitalisti, nel caso dei propri imperialismi, quelli che sotto l'euro, o sotto il dollaro, o sotto la sterlina, hanno distrutto il servizio sanitario.
La vera gabbia non è la UE ma il capitale. Rompere con la UE è parte di un programma di alternativa socialista, in ogni paese europeo e su scala continentale. Ma ridurre l'alternativa alla rottura con la UE significa mettersi a rimorchio del nazionalismo. Contro le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici, che oggi più di ieri “non hanno patria”, come diceva Marx, perché la loro patria è il mondo.
Partito Comunista dei Lavoratori

Di Maio e i padroni

Il quotidiano di Confindustria Il Sole 24 Ore ha ospitato sabato 8 dicembre una lunga lettera aperta agli industriali del Ministro Luigi Di Maio, con tanto di titolo di apertura di prima pagina: “Di Maio alle imprese: lavoriamo insieme”.

Il titolo tiene fede all'articolo. Un ministro del lavoro che ignora le pietose richieste di incontro delle burocrazie sindacali propone formalmente ai padroni «un metodo di confronto continuo»: l'avvio di un «tavolo permanente per le piccole e medie imprese» per «permettervi di fare gli imprenditori» e «capire insieme qual è la direzione che deve prendere lo sviluppo dell'Italia».

Il cuore mieloso della lettera è naturalmente la Legge di stabilità.
Nello stesso momento in cui il governo svuota ulteriormente le proprie elemosine sociali su reddito e pensioni per rassicurare le banche e la Commissione Europea, Di Maio garantisce pubblicamente i padroni sui vantaggi della finanziaria per i loro profitti: abbassamento delle tasse al 15% per le piccole imprese nel 2019, con la promessa di estenderlo nel 2020; abbattimento dell' IRES dal 24% al 15% (anche per chi “assume” lavoro precario); proroga del superammortamento renziano per gli investimenti; sgravio contributivo sino a 80.000 euro l'anno per le assunzioni a tempo indeterminato; un miliardo ogni anno per la sovvenzione degli investimenti in “alta tecnologia”... Infine l'annuncio per il futuro di 200 miliardi mobilitati attraverso la Cassa Depositi e Prestiti per le infrastrutture, e l'ulteriore liberalizzazione del codice degli appalti (quella che moltiplica gli omicidi bianchi).

Dopo l'offerta di un simile bengodi, Di Maio conclude la lettera ai padroni con parole alate: «L'Italia è come una maestosa aquila che si è spezzata le zampe... Se lavoreremo insieme presto potremmo nuovamente spiccare il volo». A prescindere dall'incerta sintassi, il messaggio è inequivoco: il M5S offre le ali ai capitalisti, come hanno fatto negli ultimi decenni tutti i governi padronali, nessuno escluso. Con una differenza duplice: il M5S si rivolge a tutti i padroni, non solo ai grandi; e porta loro in dote il consenso sociale di milioni di operai, impiegati, disoccupati, cioè di quelli che continueranno a pagare l'80% del carico fiscale per finanziare le regalie alle imprese.

In conclusione: Di Maio vuole contendere alla Lega il blocco piccolo-medio borghese proprietario del Nord, per la stessa ragione per cui Salvini vuole scendere a Sud e invadere le roccaforti elettorali 5 Stelle. I due imbroglioni di governo si disputano le grazie dei padroni, mentre invocano i voti degli sfruttati.
Sino a quando reggerà questa truffa?
10 dicembre 2018
Partito Comunista dei Lavoratori