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La morte di un Papa

 

mortepapa22 Aprile 2025

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Da comunisti non ci associamo al lutto universale, a reti unificate, per la morte di Papa Bergoglio.
In particolare, non concordiamo con la commemorazione estatica della figura di Papa Francesco da parte di tutte le le sinistre cosiddette radicali.

Naturalmente, rispettiamo profondamente la libertà religiosa e i sentimenti dei fedeli. Ma non al prezzo di rinunciare alla verità. La religione, ogni religione, è oppio dei popoli, scriveva Marx. La Chiesa cattolica nel mondo è la principale dispensatrice di questo oppio. Il culto religioso lo celebra. Il Papa, ogni Papa, è a capo del culto. La predica di una vita ultraterrena e della resurrezione della carne favorisce la rassegnazione a una vita terrena di sfruttamento e di oppressione per miliardi di esseri umani. Il richiamo alla carità verso gli umili non solo non cambia l'ordine reale delle cose, ma presuppone la sua conservazione, contro ogni prospettiva di rivoluzione. Attenzione per i poveri? Persino la Chiesa della Controriforma che scatenava la guerra contro le streghe moltiplicò gli ordini caritatevoli e assistenziali a tutela dei poveri, pur di replicare all'insidia del protestantesimo.

Più in generale, la stessa idea di un Dio Padre creatore dell'uomo, negando la figura dell'uomo quale creatore di Dio, lo educa per questa via a un principio di sottomissione. Non a caso la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola, vide nell'autorità terrena il riflesso di Dio, e nell'obbedienza alla autorità il dovere dell'obbedienza a Dio.
Peraltro, la stessa retorica dell'uguaglianza e della fratellanza tra le “creature di Dio” tradisce puntualmente la propria ipocrisia quando si tratta delle donne, dei gay, delle lesbiche, delle persone transgender. Nel loro insieme, più della metà della specie umana su scala planetaria.
Lo stesso ordine interno alla Chiesa cattolica si fonda peraltro sulla disuguaglianza tra uomini e donne, rigorosamente escluse dal sacerdozio. La negazione del diritto all'aborto, assimilato a un omicidio, la condanna dei medici non obiettori chiamati “sicari”, il parallelo tra armi e contraccettivi in quanto entrambi soppressori della vita, sono tutti concetti pubblicamente espressi da Papa Bergoglio, anche in tempi recenti.

Quanto alla ripulitura della Chiesa cattolica dalla pedofilia, e dalla gigantesca mole di crimini contro bambini e suore a tutte le latitudini del mondo, Bergoglio non è andato al di là della retorica della denuncia. Il quotidiano Domani ha documentato nel 2022 che il Vaticano si è limitato a trasferire in altre diocesi i sacerdoti abusatori, e ha continuato a far pressione sulle vittime perché non rendessero pubblici gli abusi.
In ogni caso, Bergoglio ha confermato la giurisdizione ecclesiastica come unico possibile tribunale per i casi di pedofilia, sottraendoli pertanto alla giustizia ordinaria. Nei fatti, una garanzia di copertura protettiva, contro ogni principio di uguaglianza. I sistemi concordatari fra Stato e Chiesa tutelano peraltro il privilegio della Chiesa anche sotto il profilo giudiziario.

È vero: Papa Bergoglio ha pronunciato in più occasioni parole di denuncia a difesa dei migranti, a tutela della natura, e contro la guerra. Ha cercato su diversi terreni di risollevare l'immagine pubblica della Chiesa dalla sua crisi profonda provando a mettersi in sintonia coi sentimenti progressisti di una parte dell'opinione pubblica e della giovane generazione. Soprattutto ha voluto rispondere alla crisi verticale della popolazione cattolica in Occidente (in particolare in Europa e negli USA), e alla concorrenza crescente dell'islamismo su scala mondiale, con la ricerca di più ampie aree di influenza cattolica nei continenti oppressi, a partire dall'Africa, peraltro senza riuscire a invertire la china. Ma le parole progressiste restano parole, sulla bocca del Papa come sulla bocca dei governanti borghesi “democratici” e “umanitari”. Le parole, svincolate dall'azione, non servono a cambiare la realtà, ma a mascherarla. Peraltro, la stessa parola di Bergoglio è stata ben attenta ad evitare pericolosi equivoci. Parlare della “guerra” e della “pace” come categorie universali ed astratte significa cancellare il confine tra guerre imperialiste degli oppressori e guerre di liberazione degli oppressi. Ciò che tutela in definitiva gli oppressori. Se si denuncia come ignobile il massacro di Gaza, ma si condanna o si ignora la resistenza palestinese, cambia qualcosa per il popolo oppresso? Si risponderà che non rientra nel ruolo di un Papa il pubblico sostegno ad una resistenza. Verissimo. Ma qual è allora esattamente il ruolo del Papa, di ogni Papa? Questo è il punto.

Il ruolo del Papa, di ogni Papa, è inseparabile dalla natura della Chiesa. La Chiesa è un'istituzione reazionaria. Una monarchia teocratica e assolutistica. Il Papa, ogni Papa, in quanto capo della Chiesa, è istituzionalmente un sovrano assoluto che concentra nelle proprie mani ogni potere verso i propri sudditi. La cosiddetta divisione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario), propria delle democrazie borghesi liberali, è estranea alla Chiesa. Il Papa sovrano detiene il controllo degli stessi beni patrimoniali della Chiesa, perché tutte le diverse amministrazioni dei beni ecclesiastici, immobiliari, finanziari, azionari, fanno capo alla somma figura del Pontefice. Le proprietà ecclesiastiche sono immense. Nella sola Italia, la Chiesa ha il primato delle proprietà immobiliari, al netto dei luoghi di culto. Sono proprietà largamente esentate da qualsiasi dovere fiscale. In compenso, le casse dello Stato, a livello centrale e locale, provvedono in varie forme al trasferimento di risorse pubbliche nel portafoglio ecclesiastico, dal pagamento degli insegnanti della religione cattolica agli oneri di ristrutturazione degli immobili della Chiesa.

La Chiesa è a tutti gli effetti capitalismo ecclesiastico. Gli scandali finanziari che la interessano sono un riflesso della sua natura. Ad esempio, recentemente, lo scandalo dell'Obolo di San Pietro ha rivelato che i fondi di beneficenza per i poveri vengono usati per transazioni finanziarie e commerciali della Chiesa nei ricchi quartieri delle metropoli. Qualcuno può seriamente meravigliarsene?

Papa Bergoglio non ha cambiato nulla, perché non poteva cambiar nulla, nella natura materiale della Chiesa. Da buon sovrano, ha provveduto a gestirla. Sicuramente ha provato a cambiare le forme di comunicazione del papato uscendo dalla canonica dottrinaria di Papa Ratzinger a favore di un linguaggio più popolare e diretto. Sicuramente ha puntato a ridimensionare a proprio vantaggio l'equilibrio di potere con la Segreteria di Stato vaticana, facendo della propria relazione col popolo dei credenti un punto di forza nel rapporto con la gerarchia. In questo senso, paradossalmente, Bergoglio ha enfatizzato la natura assolutistica del papato all'interno dell'ordine vaticano. La sua estrazione peronista e gesuitica lo ha sicuramente aiutato nell'operazione.

Resta il nodo di fondo, che va al di là di Bergoglio. Si può presentare la figura di un sovrano assoluto, capo di una monarchia teocratica e capitalistica, come figura di «comunista» (Maurizio Acerbo, Rifondazione Comunista) e «grande rivoluzionario» (dalla Rete dei Comunisti a Il Manifesto)?
Nella subordinazione reverente al papato, nell'incanto per la sua parola, si riflette, in ultima analisi, l'adattamento alla società borghese. Cioè la rinuncia ad ogni prospettiva di rovesciamento dell'ordine reale del mondo. Le ragioni del marxismo rivoluzionario trovano una volta di più la propria conferma.

Marco Ferrando

L'operazione truffa di Rizzo e Giannini


 L'appello “Ora l'unità. Per il partito comunista in Italia” è una truffa. Lo è sia dal punto di vista dell'evocazione unitaria che dei contenuti di merito. Infatti non è né unitario né comunista.


Innanzitutto non è unitario, se non nella finzione retorica. Da un lato liscia il pelo alla domanda di un'indistinta unità comunista di tanti compagni e compagne indirizzandola verso i partiti comunisti italiani, i loro gruppi dirigenti, i loro segretari. Come dire “noi siamo per l'unificazione di tutti, chi non ci sta ne risponda”. Dall'altro lato lo stesso appello afferma giustamente che l'unificazione «può verosimilmente avvenire solo sulla base prioritaria ed essenziale di una forte affinità ideologica e politico-teorica tra le parti». Un concetto ribadito in modo insistente nella lettera aperta di accompagnamento dell'appello, e nell'immediato commento di plauso di Marco Rizzo.
Bene. Noi siamo d'accordo con questo concetto. Una unificazione senza una base programmatica comune sarebbe un pasticcio senza futuro. È fallita con Rifondazione nonostante disponesse di un bacino di massa, a maggior ragione fallirebbe come operazione a freddo tra piccoli partiti. Ma se gli stessi primi firmatari dell'appello pongono come condizione dell'unificazione la «forte affinità ideologica e politico-teorica» sono loro stessi a confessare che l'unificazione generale evocata dall'appello con toni retorici, solenni e struggenti, è solo una finzione penosa. L'unificazione proposta è, legittimamente, quella tra chi condivide le posizioni di Marco Rizzo e Fosco Giannini. Un'unificazione in casa propria. Auguri, ma cosa c'entrano gli altri?

Ma soprattutto le posizioni di merito di Marco Rizzo e Fosco Giannini, poste a condizione dell'unità dei comunisti, non hanno nulla a che vedere col comunismo.
La sostanza dell'appello è la seguente: siccome il mondo cammina verso la guerra, occorre stringersi attorno alla Cina di Xi Jinping quale «cardine del fronte antimperialista in progress», e attorno alla Russia di Putin «avversario politicamente indomabile» dell'imperialismo. Bisogna che si «osteggi ogni equidistanza tra l'imperialismo USA e dei suoi alleati e la Repubblica Popolare Cinese». Va rivendicata l'uscita dell'Italia dalla NATO, dalla Unione Europea, dall'euro, per recuperare la sovranità nazionale dell'Italia, oggi svenduta a Bruxelles e ridotta a un paese Quisling.

È una legittima posizione sciovinista. Quella contro cui nacque la Terza Internazionale comunista.

1) Se il mondo cammina verso una possibile guerra occorre contrapporsi a tutti gli imperialismi nel nome della fraternizzazione internazionale degli operai. “Il nemico è in casa nostra” è la parola d'ordine essenziale. In casa nostra il nemico è innanzitutto l'imperialismo USA, gli imperialismi europei, e l'imperialismo italiano. Imperialismi dei quali vanno denunciati e sbugiardati gli interessi economici, militari, diplomatici, fautori di guerra, a partire dalla NATO. Ma la contrapposizione al nemico di casa nostra va fatta dall'angolo di visuale della nostra classe e di una prospettiva di rivoluzione, non dal versante degli imperialismi rivali e dei loro interessi.
La Cina è oggi una potenza imperialista che saccheggia buona parte dell'Africa, usa l'arma del debito come strumento di dominio su altre nazioni, contende palmo a palmo all'imperialismo d'occidente il controllo delle zone di influenza, esercita sfruttamento sui salariati di casa propria cui nega spesso i diritti sindacali più elementari. Lo stesso vale, in forma diversa e più limitata, per la Russia. Perché allora i lavoratori italiani, europei, americani, che giustamente vanno chiamati a denunciare i propri governi e i propri sfruttatori, dovrebbero sostenere l'imperialismo cinese? E perché dovremmo chiamare gli operai cinesi e russi a solidarizzare coi propri governi e i propri imperialismi nella spartizione delle zone di influenza?
L'appello di Rizzo e Giannini oltretutto non solo sostiene l'imperialismo cinese ma addirittura lo presenta come “cardine del fronte antimperialista”. Quindi, se le parole hanno un senso, come guida e faro del proletariato mondiale. È una posizione delirante, in ogni caso antiproletaria e anticomunista.

2) L'Italia non è affatto un “paese Quisling”, cioè una colonia o semicolonia degli USA e di Bruxelles. È un paese imperialista, seconda potenza industriale d'Europa, in concorrenza con l'imperialismo tedesco per l'egemonia nei Balcani, impegnato a contendere alla Francia l'egemonia in Nord Africa, interessato a pattuire con la Francia una penetrazione economica in Africa. Certo, dobbiamo rivendicare la rottura dell'Italia con la NATO e con l'Unione Europea imperialistica, ma dal versante degli interessi della nostra classe, in solidarietà con i lavoratori tedeschi, francesi, americani, per una comune prospettiva internazionale anticapitalista e socialista. Viceversa, contrastare la NATO e la UE nel nome della sovranità mutilata dell'Italia, cioè dell'imperialismo italiano, significa lisciare il pelo alle destre reazionarie e alla loro retorica nazionalista. “Via dalla NATO, dalla UE, dall'euro” senza altre specificazioni è oggi formalmente uno slogan anche di Forza Nuova e CasaPound. È un fatto. Non diciamo ovviamente che “allora Rizzo è fascista”. Diciamo che le sue posizioni lisciano il pelo alla destra, la quale spesso ricambia con toni affettuosi. È la filosofia del rossobrunismo, cara a Diego Fusaro, quella del superamento del vecchio confine tra destra e sinistra, quella che contrappone i diritti sociali ai diritti civili... Appunto le posizioni di Rizzo. Cosa c'entrano i comunisti con tutto questo?

Colpisce che in un appello che si offre come fondamento dell'unità comunista non vi sia alcun cenno alla prospettiva socialista, né ad un programma d'azione anticapitalista, né a un bilancio dei decenni passati.
Le uniche misure della borghesia italiana che vengono denunciate sono quelle prese dai governi degli ultimi anni, dall'articolo 18 in su. Nulla invece sulle responsabilità determinanti dei governi di centrosinistra che Marco Rizzo e Fosco Giannini hanno appoggiato. Quei governi che hanno realizzato il lavoro interinale, il record delle privatizzazioni in Europa, il bombardamento su Belgrado, la detassazione dei profitti di industrie e banche, il finanziamento delle missioni militari in Afghanistan. Su tutto questo un pietoso silenzio, e non è un caso. L'unificazione attorno a Rizzo e Giannini non può che rimuovere pudicamente le responsabilità di entrambi. Anche in fatto di sostegno alla NATO.

In conclusione. L'unità dei comunisti è buona e giusta, ma può avere un futuro solo se avviene in un partito comunista, quindi attorno ai principi del marxismo rivoluzionario: l'indipendenza di classe da ogni governo borghese e da ogni imperialismo; una prospettiva socialista internazionale; la riconduzione degli obiettivi immediati di lotta ad una prospettiva di rivoluzione. Erano i fondamenti su cui venne fondato il Partito Comunista d'Italia nel 1921, il partito diretto da Bordiga, Gramsci, Tresso. Il partito distrutto politicamente dal PCI per mano di Stalin,Togliatti, Secchia.
Il PCL è interessato a ricostruire il PCd'I, Marco Rizzo a riesumare il PCI. Non può esserci confusione tra due prospettive tra loro incompatibili. Da un lato i comunisti, dall'altro gli stalinisti.

Partito Comunista dei Lavoratori

Polizia: sicari del capitalismo vestiti di blu

L'omicidio di George Floyd da parte della polizia, il 25 maggio, ha scatenato una tempesta di manifestazioni di protesta. In centinaia di città, proteste pacifiche sono state attaccate dalla polizia antisommossa. Finora dieci manifestanti sono stati uccisi, e migliaia di altri arrestati e feriti da proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Ciò a cui abbiamo assistito, da Minneapolis a Filadelfia ad Atlanta a Washington, è uno scatenamento poliziesco da parte di un'istituzione razzista fuori controllo.

liberal [la sinistra borghese, non di classe, NdT] vogliono farci credere che la polizia sia neutrale e che siano qui a "proteggere e servire". Ci viene chiesto di credere che siano solo "poche mele marce" ad avere comportamenti violenti e razzisti. I comunisti respingono queste illusioni. La polizia esiste come forza armata di un sistema capitalista razzista. Questa violenza ha radici profonde che risalgono ai cacciatori di schiavi dell'epoca della tratta degli schiavi.


EPIDEMIA DI VIOLENZA POLIZIESCA CONTRO LA POPOLAZIONE DI COLORE

Gli ultimi anni hanno visto innumerevoli vittime di omicidio e violenza della polizia. Numerosi incidenti sono stati registrati in video da testimoni, con conseguenze minime o nulle per gli agenti di polizia coinvolti. Il movimento Black Lives Matter, che iniziò in risposta all'omicidio di Trayvon Martin, ha continuato a mobilitarsi mentre la polizia continuava ad uccidere Michael Brown, Eric Garner, Freddie Gray, Tamir Rice, Sandra Bland, Philando Castile e molti altri.

A Breonna Taylor hanno sparato otto volte nel sonno, quando la polizia ha eseguito un mandato di perquisizione senza preavviso. Il mandato era in teoria per una persona che era già in custodia di cautelare. Il suo ragazzo, Kenneth Walker, pensando si trattasse di una rapina, ha sparato contro la polizia, ferendo un poliziotto. Per questo è stato accusato di attacco di primo grado a un ufficiale di polizia e tentato omicidio, accuse successivamente ritirate. Non c'erano droghe in casa.

L'omicidio di Ahmaud Arbery da parte di un vigilante è stato inizialmente nascosto, fino a quando il video dell'orrendo omicidio è stato diffuso sui social. Gli assassini di Arbery sono stati arrestati non molto tempo prima del linciaggio di George Floyd.

Certo, da sempre c'è resistenza alla repressione poliziesca. A Houston, nel 1917, truppe di neri dell'esercito degli Stati Uniti presero le armi contro la polizia locale dopo che i poliziotti avevano attaccato un membro della loro unità. Durante gli anni '60 ci furono ribellioni contro la repressione della polizia a Detroit, Los Angeles, Trenton e in altre grandi città. Negli anni '90 ci fu la ribellione di Los Angeles, dopo l'assoluzione dei poliziotti che picchiarono selvaggiamente Rodney King. Più recentemente, le città di Ferguson e Baltimora sono esplose dopo gli omicidi della polizia di Michael Brown e Freddie Grey.


IL CAPITALISMO, LA POLIZIA E LO STATO

La questione relativa alla polizia e al suo rapporto con la società è importante per i comunisti. Molti sindacalisti, membri di nazionalità oppresse e militanti dei movimenti hanno provato sulla propria pelle la repressione della polizia. Qualsiasi lavoratore che abbia scioperato sa che i poliziotti sono chiamati a reprimere le azioni dei picchetti dei lavoratori e a interrompere gli scioperi.

L'attacco della polizia ai manifestanti di una contromanifestazione durante un raduno di estrema destra nel 2018 a Portland è un altro esempio del ruolo reazionario degli sbirri. Durante un'altra manifestazione dell'estrema destra che reclamava "libertà di espressione" ci sono stati scambi amichevoli tra polizia e manifestanti di estrema destra, fino ad arrivare a darsi il cinque fra loro. La cooperazione con il gruppo di estrema destra Oath Keepers [associazione paramilitare non governativa, con compiti simili a quelli della Protezione civile in Italia] è arrivata fino al punto che uno degli Oath Keepers ha aiutato la polizia ad arrestare un contromanifestante.

All'inizio di questa settimana, la polizia di Filadelfia ha fraternizzato con Proud Boys [gruppo neofascista, che ammette al suo interno soltanto gli uomini] e altri gruppi di estrema destra che vicino a una stazione di polizia si sono uniti in una sorta di gruppo di ronda di oltre 100 persone, armate di mazze da baseball e altre armi. I poliziotti hanno dato il cinque e applaudito questi sgherri, anche dopo che essi hanno intimidito manifestanti del Black Lives Matter attaccando fisicamente tre di loro. È stato riferito che c'erano canti che intonavano "le vite bianche importano" (“white lives matter”).

Lo Stato non è qualcosa di particolare per il capitalismo. Lo Stato è l'espressione della divisione della società in classi sociali con interessi contrastanti. In L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato Friederich Engels scrive che lo Stato è «un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'«ordine»; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato».

Lo Stato non esiste per "riconciliare" gli interessi delle varie classi; esiste per la sottomissione dei lavoratori e delle persone oppresse da parte della classe dirigente, la classe dominante. Ciò si esprime nella formazione di istituzioni come la polizia, l'esercito, le carceri e altri strumenti di coercizione volti a tenere in riga i lavoratori.

Negli Stati Uniti la natura della polizia è inseparabile dalla natura razzista del sistema. Le origini della polizia negli Stati Uniti, in particolare negli Stati del sud, possono essere in parte ricondotte alle pattuglie di sorveglianza degli schiavi, formate per catturare schiavi in fuga. Più tardi, la polizia è stata l'esecutore delle leggi Jim Crow di segregazione. Queste leggi rimangono una componente essenziale dell'attuale regime di incarcerazione di massa, che imprigiona centinaia di migliaia di giovani donne e uomini neri e mulatti.


POLIZIA E FASCISMO

In Italia e in Germania, durante l'ascesa dei movimenti fascisti, vi fu cooperazione tra polizia e gruppi fascisti. Questa collaborazione arrivò fino all'addestramento delle camicie nere di Mussolini da parte della polizia italiana. Negli Stati Uniti sono stati dimostrati collegamenti fra polizia, gruppi nazisti e Ku Klux Klan. Ad esempio, si stima che fino al 40% della polizia di Houston negli anni '70 fosse membro del KKK. Lo stesso si potrebbe dire dei dipartimenti di polizia in tutto il sud degli USA.

La polizia razzista non è qualcosa di isolato nel sud degli Stati Uniti. Le città del Nord hanno imposto una segregazione di fatto per anni attraverso il mantenimento razzista dell'ordine pubblico. Filadelfia, la cosiddetta "città dell'amore fraterno", ha una lunga storia di poliziotti razzisti. Il più famoso è l'ex commissario di polizia e sindaco di Filadelfia, Frank Rizzo. I poliziotti di Rizzo erano famosi per gli attacchi contro la comunità nera, incluse pratiche come il trasporto di giovani neri in quartieri bianchi ostili, in modo che dovessero rischiare la vita per tornare a casa a piedi, correndo. Sotto Rizzo, la polizia ha attaccato violentemente il Black Panther Party e le organizzazioni nere per i diritti civili.

Gli atteggiamenti razzisti della polizia di Filadelfia culminarono nel bombardamento della sede della comune del MOVE [gruppo di liberazione nera nato a Filadelfia negli anni '70] nel maggio 1985. Il 13 maggio, la polizia circondò la casa, sparò più di 10.000 colpi di munizioni e usò un camion dei pompieri per inondare la casa con oltre 450.000 litri d'acqua. Successivamente, un elicottero della polizia lanciò una bomba sul tetto della comune, provocando un incendio. Invece di usare i vigili del fuoco per estinguere l'incendio, si decise di lasciare che l'incendio bruciasse, distruggendo alla fine 61 case, lasciando 250 persone senza tetto e uccidendo 11 membri dell'organizzazione MOVE, tra cui cinque bambini.

L'unica persona ad essere incarcerata dopo questo crimine è stata Ramona Africa, membro di MOVE, unica adulta sopravvissuta all'attacco della polizia (anche un bambino, Birdie Africa, ne uscì vivo). Nessun poliziotto o pubblico ufficiale ha mai affrontato conseguenze legali.


I "SINDACATI" DI POLIZIA

Costruire un movimento di resistenza alla violenza della polizia significa smascherare nella società e nel movimento operaio il ruolo reazionario dei "sindacati" di polizia. I sindacati dei poliziotti non solo inventano giustificazioni per gli assassini presenti nelle loro file, ma sostengono politiche razziste e reazionarie come l'incarcerazione di massa. Nei ranghi dei sindacati e delle organizzazioni di lavoro, i sindacati della polizia svolgono un ruolo reazionario, opponendosi a iniziative progressive.

Il Fraternal Order of Police e la Police Benevolent Association sono i maggiori sindacati di polizia. Anche i Teamsters, la American Federation of State, County, and Municipal Employees (AFSCME) e il Service Employees International Union rappresentano la polizia e la polizia penitenziaria.
Costruire solidarietà, all'interno del movimento operaio, con il movimento Black Lives Matter significa sfidare il ruolo dei sindacati di polizia ed esigere che le federazioni sindacali taglino i rapporti con queste organizzazioni reazionarie e antioperaie.

I marxisti rivoluzionari respingono l'idea che la polizia sia una parte legittima del movimento operaio. Se da un lato i poliziotti possono provenire da famiglie della classe operaia, d'altra parte essi in quanto poliziotti servono gli interessi di un ordine sociale capitalista razzista. È il ruolo che svolgono in quanto esecutori dello Stato e della struttura economica esistenti ciò che è il fattore decisivo.

Lev Trotsky, scrivendo negli anni '30 a proposito dei poliziotti, disse: «Il lavoratore che diventa un poliziotto al servizio dello stato capitalista è un poliziotto borghese, non un lavoratore. Negli ultimi anni, questi poliziotti hanno combattuto molto di più con i lavoratori rivoluzionari che con gli studenti nazisti. Un tale addestramento non manca di lasciare i suoi effetti. E soprattutto: ogni poliziotto sa che i governi cambiano, ma la polizia rimane».

I comunisti respingono le richieste di "più poliziotti" e di "legge e ordine", poiché queste politiche prendono sempre di mira le nazionalità oppresse e i lavoratori. Questo è il motivo per cui, ad esempio, ci siamo detti contrari alla richiesta del leader del Partito Laburista Jeremy Corbyn di aggiungere migliaia di altri poliziotti a quelli già attivi in Gran Bretagna dopo alcuni attacchi terroristici.

Dobbiamo continuare a mobilitarci per la giustizia contro la violenza della polizia, e a lavorare per denunciare i legami tra gruppi neofascisti e poliziotti. Il futuro dei vari movimenti dipende dalla nostra capacità di collegare queste lotte per la giustizia contro il sistema. Ciò significa ritenere responsabili i sicari del sistema vestiti di blu.

Poliziotti assassini in galera! Giustizia per George Floyd! Giustizia per Ahmaud Arbery! Giustizia per Breonna Taylor! Per il controllo della comunità nera da parte della comunità nera! Libertà per tutti gli arrestati! Per il ritiro di tutte le accuse!



da Socialist Resurgence


John Leslie

Assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione







Dopo le importanti adesioni, nei giorni scorsi, di Potere al Popolo!, Fronte Popolare, La Città Futura, Democrazia Atea, Laboratorio Politico Iskra, e l'annuncio della partecipazione del Partito della Rifondazione Comunista, hanno comunicato la loro adesione all'iniziativa del 7 dicembre a Roma anche le seguenti organizzazioni:

Resistenze Internazionali

Collettivo Guevara

Collettivo marxista rivoluzionario “Assalto al cielo”

Risorgimento Socialista-Lega dei Socialisti

Associazione culturale Casa Rossa - Spoleto

Collettivo Syntagma - Milano

Circolo ARCI Interzona Fuori Luogo - Torino

Cobas Pubblico Impiego - Comune di Cologno Monzese



Per adesioni: assemblea7dicembre2019@gmail.com

Unire le lotte! Contro un governo padronale! Contro le destre reazionarie!

10 Novembre 2019
Roma, 7 dicembre, ore 10:00, Teatro de' Servi
Il governo Conte bis è un governo dei poteri forti, nazionali ed europei, col sostegno del capitale finanziario e del Vaticano. Il PD è il loro punto di riferimento organico, il M5S un utile comprimario, per di più capace di assumere su alcune tematiche posizioni ancor più di destra. La legge di stabilità è il loro manifesto: riduzione del cuneo fiscale senza che i padroni paghino un euro, e dunque a carico dei lavoratori; ripristino e allargamento delle agevolazioni fiscali a vantaggio dei profitti; rispetto ossequioso del Patto di stabilità concordato con la UE. Nel mentre resta intatto tutto il lavoro sporco dei governi precedenti: Jobs Act, Legge Fornero, decreti sicurezza contro i migranti e le lotte dei lavoratori, accordi con la Libia, autonomia differenziata.

Se la soddisfazione per la caduta del governo M5S-Lega, un governo reazionario e liberticida, è ben comprensibile, non c’è davvero alcuna ragione (un vero paradosso) per esultare a sinistra, come pure è avvenuto da parte di alcune organizzazioni, per la nascita di questo nuovo governo padronale. Ma paradosso ancora più tragico è che il governo si regge sul sostegno diretto delle direzioni sindacali e sul coinvolgimento della sinistra parlamentare. Ciò che regala alle destre peggiori, Salvini e Meloni, un ampio spazio di demagogia reazionaria presso gli strati popolari in funzione della propria rivincita. Come sempre, il “meno peggio” spiana la strada al peggio. Lo stesso risultato delle elezioni regionali in Umbria conferma questa verità.

C'è allora urgente bisogno di ricostruire un'opposizione di massa al governo Conte dal versante dei lavoratori e delle lavoratrici. Un'opposizione radicale e senza equivoci. Un'opposizione che punti a unire tutto ciò che padroni e governo vogliono dividere, a partire dalle lotte di resistenza a difesa del lavoro (ex Ilva, Whirlpool...) per contrastare i nuovi grandi processi di ristrutturazione capitalista. Una opposizione che si raccolga attorno ad una piattaforma generale indipendente, in una prospettiva di alternativa anticapitalista. Una opposizione che possa diventare riferimento utile per connettere i movimenti sociali, ambientalisti, femministi, contro la repressione e la reazione, a partire dal movimento contro il cambiamento climatico e di quello delle donne, dando continuità alle mobilitazioni di novembre. Una opposizione che possa saldare attorno alla classe lavoratrice la più vasta insoddisfazione popolare sbarrando la strada alla destra.

In funzione di questa prospettiva, e su queste basi di chiarezza, riteniamo necessaria la più vasta unità d'azione di tutte le sinistre di opposizione, sociali e politiche (comuniste, socialiste, anticapitaliste, libertarie). Per coordinare l'azione nelle lotte e unire nelle lotte il nostro campo sociale.


Per questo promuoviamo un'ASSEMBLEA UNITARIA DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE, per affermare questo impegno unitario e quale occasione di confronto, iniziativa, mobilitazione.

Roma, 7 dicembre, presso il Teatro de' Servi (Via del Mortaro 22), dalle ore 10:00



Promotori:

Partito Comunista dei Lavoratori
Partito Comunista Italiano
Sinistra Anticapitalista