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No al riamo europeo. No all’Europa imperialista del capitale. Per un'Europa socialista

 


Contro tutti gli imperialismi. Contro il sionismo genocida. Per l’autodeterminazione di tutti i popoli, dal Medio Oriente all'Ucraina

13 Marzo 2025

Testo del volantino che distribuiremo alla contromanifestazione di Piazza Barberini a Roma il 15 marzo

Se questa guerra fosse isolata, cioè non collegata con la guerra europea […], tutti i socialisti avrebbero l’obbligo di desiderare il successo della borghesia serba. Questa è l’unica deduzione giusta e assolutamente indispensabile, derivante dal carattere nazionale della guerra attuale. (Lenin, Il fallimento della Seconda Internazionale, giugno 1915)

... si intende forse dire.. che siamo contro una guerra di liberazione dalle annessioni, che siamo contro gli annessi che si ribellano per liberarsi da coloro che li hanno annessi! Non è una dichiarazione annessionista? (Lenin, Risposta ai compagni polacchi, 1916)

L’Ucraina moderna è un'invenzione di Lenin e dei comunisti bolscevichi, che strapparono le terre alla Russia e crearono tre stati [Russia, Ucraina e Bielorussia ndr] al posto della nostra Patria russa unita (Vladimir Putin, 22 febbraio 2022, discorso televisivo che spiegava l'“Operazione militare speciale”)


Come Partito Comunista dei Lavoratori non non abbiamo ovviamente aderito alla manifestazione che si svolge oggi a Roma su appello di Michele Serra, ed anzi la boicottiamo. Perché, al di là della precisazione “a sinistra” dello stesso Serra, è una manifestazione in difesa dell'Europa capitalista ed imperialista ed del suo sviluppo conflittuale, nella nuova configurazione geopolitica del mondo promossa dalla presidenza Trump.

Consideriamo vergognosa la decisione di Landini e del gruppo dirigente della CGIL, nonché dell’ANPI, di aderirvi. Come diceva Lenin: socialisti a parole, sciovinisti e imperialisti nei fatti.

Abbiamo sempre considerato il nostro imperialismo come nemico principale in Italia, anche quando qualcuno a sinistra vedeva l'Italia solamente come una semicolonia degli USA o addirittura della Germania; un nemico che difende gli interessi dei capitalisti italiani in tutto il mondo, come si vede oggi in Libia o ieri in Iraq, sempre al fianco del peggior paese reazionario, lo stato sionista di Israele.

Ma se per noi la condanna della manifestazione di Serra e di chi vi ha aderito è netta e pubblica, non possiamo che dichiarare il nostro dissenso nei confronti della piattaforma della vostra manifestazione. Che tace sull'imperialismo russo e sulla sua guerra d'invasione in Ucraina.

Se la richiesta del cessate il fuoco non si combina con la rivendicazione del ritiro delle truppe d'occupazione dai territori ucraini ingiustamente annessi (non certo la Crimea, che era russa anche ai tempi di Lenin); se insieme non si rivendica un referendum democratico perché il popolo del Donbass possa decidere con l’autodeterminazione con quale stato voglia stare, si finisce di fatto col coprire la Russia e la sua guerra.

Emblematico il caso di Rifondazione Comunista. Già partito di governo del capitalismo (1996-1998 e 2006-2008), oggi rimuove la natura ormai imperialista di Russia e Cina. La sua anima più di centrosinistra (Acerbo) lo fa con qualche imbarazzo, mentre la sua anima sedicentemente più a sinistra (l'ex ministro Ferrero) con l'aperta esaltazione di un presunto ruolo progressivo di Russia e Cina nel mondo.
Questo da parte di chi, con ruolo di governo, sostenne il finanziamento delle guerre imperialiste in Iraq e Afghanistan, dopo aver escluso il nostro compagno Marco Ferrando reo di aver denunciato la natura coloniale dello stato sionista di Israele e di aver sostenuto il diritto di resistenza armata del popolo iracheno contro le truppe imperialiste di occupazione, anche italiane.

Il PCL continua oggi coerentemente quella battaglia, in contrapposizione a ogni imperialismo, per il diritto di autodeterminazione dei popoli. In solidarietà con i nostri compagni della Lega Socialista dell’Ucraina, che dirigono i sindacati indipendenti, in lotta contro la politica e le leggi antisindacali di Zelensky, e insieme per la difesa del proprio paese (“invenzione di Lenin”) dall’aggressione imperialista del neozar Putin.

Così come siamo in solidarietà con i nostri compagni del Revolyutsionnaya Rabochaya Partiya (Partito Operaio Rivoluzionario) russo, oggi repressi dalla dittatura bonapartista, che al momento dell’aggressione russa all'Ucraina la denunciarono coraggiosamente.

Partito Comunista dei Lavoratori

Per la liberazione di Kagarlitsky

 


Il 28 settembre presidio all'ambasciata russa

Il 25 luglio scorso è stato arrestato in Russia Boris Kagarlitsky, intellettuale noto e stimato a livello internazionale. L’accusa è quella di “giustificazione del terrorismo”, ma la verità è che Boris è semplicemente uno dei tanti che si oppongono alla guerra scatenata da Vladimir Putin con l’invasione dell’Ucraina. Pochi giorni fa, Boris si è vista prorogata per altri due mesi la carcerazione preventiva.

In tutto il mondo si sono levate voci per la liberazione di Kagarlitsky e di tutti i Russi imprigionati per aver espresso la loro contrarietà alla guerra. Jean-Luc Melenchon, Jeremy Corbyn, Ken Loach, Naomi Klein, Etienne Balibar e Walden Bello sono solo alcuni degli oltre duemila firmatari di un appello per la liberazione di Boris Kagarlitsky e degli altri prigionieri politici russi e nei giorni scorsi si sono tenute manifestazioni a Parigi, Berlino, Monaco, Varsavia, Buenos Aires e in molte altre città.

Vogliamo manifestare anche qui la solidarietà con Boris e tutti i Russi che si oppongono alla guerra.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione che si terrà giovedì 28 settembre, alle 17.30, vicino all’ambasciata russa a Roma, alla fermata della metropolitana B Castro Pretorio.

Comitato Stop alla Guerra in Ucraina

Autunno precario per la scuola

 


L’ennesimo settembre all’insegna del precariato e delle incertezze per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola

Anche quest’anno scolastico, come i precedenti, è iniziato all’insegna dell’incertezza per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola che, in mancanza di un reale piano di stabilizzazione, si vedono per l’ennesima volta in una snervante attesa che si sta prolungando anche oltre l’inizio dell’anno scolastico, iniziato con decine di migliaia di cattedre vacanti, visto che neanche quest’anno verranno coperti tutti i posti vacanti e disponibili, con il 200% di insegnanti precari in più rispetto al 2015. Circa 150mila sono i posti in organico di fatto di cui almeno 117mila sono per il sostegno agli alunni con disabilità. Una situazione che vede nei fatti la negazione della continuità didattica per circa la metà delle alunne e degli alunni con disabilità. Anche per quanto riguarda il personale ATA la situazione non è affatto rosea, con le nomine autorizzate, infatti, che andrebbero a coprire a malapena il 30% dei posti vacanti, quando gli incarichi ATA coperti con supplenze vanno a costituire più del 10% del totale.


GPS NEL CAOS: IL CASO DELLA LOMBARDIA

L’attesa per migliaia di insegnanti è stata resa ancora più snervante dagli errori nella convocazione tramite GPS, dove precari storici con un punteggio alto si sono visti scavalcare nella nomina da colleghe e colleghi con un punteggio molto più basso, e supplenze annuali conferite a docenti già inseriti in ruolo da concorso straordinario bis e concorso ordinario. Questa situazione sta penalizzando fortemente i docenti che avevano espresso la preferenza per cattedre che di fatto allo stato attuale sono rimaste vacanti, poiché i docenti con assegnazione finalizzata al ruolo non assumeranno ovviamente servizio nell’altra sede. Una logica del “figli e figliastri” che sta danneggiando docenti e studenti, attaccando salario e dignità dei primi, negando la necessità della continuità didattica per i secondi, soprattutto per le studentesse e gli studenti con disabilità. Queste sedi verranno assegnate, in seconda convocazione, a docenti con punteggio in graduatoria molto inferiore a quello dei colleghi che ne avrebbero avuto diritto. Parecchi docenti che avrebbero avuto diritto alla cattedra annuale, se le procedure fossero state eseguite all’insegna del rispetto dei diritti e della dignità degli insegnanti, risultano allo stato attuale destinatari di cattedra con termine 30 giugno, ed in molti casi di un incarico che nemmeno raggiunge le 18 ore settimanali, con forti ripercussioni anche sul salario e quindi sulla qualità della vita di centinaia, se non migliaia, di docenti.


LA TOTALE CHIUSURA DELL’UST DI MILANO

In tutto ciò le dirigenze dell’ufficio scolastico di Milano, differentemente da quanto sta capitando in altri uffici scolastici provinciali, come Mantova e Cremona, hanno ribadito di non avere alcuna intenzione di ripetere la nomina del primo turno di convocazioni da GPS, rimuovendo dal sistema i docenti che hanno già preso servizio nelle sedi designate per il ruolo.Penalizzando i docenti delle GPS con maggiore punteggio a favore di quelli con punteggio inferiore che, non essendo stati ancora convocati, potranno ottenere incarichi fino al 31 agosto. Ciò vuol dire, oltre l’attuare una letterale umiliazione nei confronti di tanti docenti, della loro dignità come anche della loro anzianità di servizio, la gran parte dei quali provenienti dalle più remote province del Meridione, il cui unico desiderio è quello di poter riprendere a lavorare dopo il licenziamento estivo, il fomentare una vera e propria guerra tra poveri della quale se ne avvantaggeranno soltanto le realtà sindacali corporativistiche e la propaganda dei partiti reazionari come la Lega che sul precariato stanno provando da anni a costruire un bacino di voti.


SE MILANO PIANGE, ROMA NON RIDE

Non troppo diversa è la situazione delle GPS nella capitale. A Roma migliaia di precari hanno vissuto momenti poco piacevoli agli inizi di agosto, quando un errore nelle GPS ha causato punteggi errati, gettando nel panico gli insegnanti e causando un enorme carico di lavoro per l’ufficio scolastico provinciale. Pochi giorni fa, al momento dell’assegnazione, l’algoritmo delle GPS ha assegnato a numerosi docenti incarichi in scuole dove non vi era alcuna sede vacante. Oltre al danno la beffa.
Situazioni simili a quelle di Milano e Roma si sono riscontrate anche in altri territori, come in Toscana, con numerose proteste.


UNA SITUAZIONE CHE NON È PIÙ TOLLERABILE!

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'ormai palese progetto di privatizzazione della scuola, portato avanti indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra a favore di multinazionali e Chiesa ci battiamo per queste rivendicazioni:

La stabilizzazione di tutti i precari della scuola, insegnanti e ATA

Siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto, e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione che non sia diviso, a differenza di come hanno sinora fatto i governi, con il risultato che migliaia di insegnanti abilitati sono ancora senza ruolo (basti pensare alle eterne attese di migliaia di vincitori del concorso 2016 e del concorso 2018, abilitati con le SSIS ed i PAS, del concorso straordinario 2020 come anche dell’ultimo concorso ordinario e dello straordinario bis).

Abolizione dell'algoritmo e convocazioni in presenza

Assistiamo da anni a errori nelle convocazioni dovute alle impostazioni dell'algoritmo. Tutto questo porta a ripetute cancellazioni e ripetizioni delle nomine da GPS che allungano i tempi ad ogni inizio di anno scolastico. Il ripristino delle convocazioni in presenza permetterebbe un più equo scorrimento della graduatoria, evitando che chi ha più punteggio si veda scavalcare da chi è in posizione inferiore per un vizio di forma.
-pubblicazione delle disponibilità al momento della scelta delle sedi. Terribilmente grave è l'inesattezza delle disponibilità, che aumenta nelle migliaia di docenti presenti nelle GPS un senso di incertezza e angoscia che ogni estate si rinnova. È accertato come spesso nei file pubblicati dagli uffici territoriali risultino molte meno cattedre di quelle realmente esistenti.

Lauree abilitanti

Per porre fine al mercimonio dei crediti formativi post-laurea; nello specifico un biennio magistrale abilitante per posto comune e un percorso analogo abilitante per il sostegno.

No al blocco per i neoassunti, sì a pensioni dignitose

Ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare dove preferisce. Con ciò condanniamo fermamente il blocco triennale dei neoassunti contenuto nell’ultimo CCNL 2019/2021. Oggi i docenti over 60 ( dato del 2022) sono il 18%: praticamente il doppio della media europea.( 9%)

Analogo il dato dei docenti ultracinquantenni: il 20% dei docenti ha infatti tra i 54 e i 59 anni, mentre il 19% ha tra i 50 e i 54 anni.Più della metà degli insegnanti italiani ha più di 50 anni, con una percentuale complessiva del 57,2%. La media di docenti over 50 in Europa è di circa il 36% (dati SBC del 05/08/2023).

Se vogliamo creare lavoro per i giovani, soprattutto nel Meridione, riducendo l’esodo delle mobilità che ogni anno coinvolge migliaia di docenti e ATA, cominciamo mandando in pensione chi ha già lavorato tutta una vita.

- In pensione con 35 anni di lavoro o 60 anni di età.

- Pensione pari all’80% dell’ultimo salario con ripristino del calcolo retributivo

Internalizzare tutti gli educatori

Il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con salari minimi. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.
Con queste rivendicazioni, come lavoratrici e lavoratori della scuola del Partito Comunista dei Lavoratori, siamo intervenuti in tutti gli scioperi dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola degli ultimi anni, e restiamo al fianco dei precari per bloccare ogni scellerato progetto di privatizzazione e divisione della scuola e degli insegnanti.


VIA IL GOVERNO MELONI, VIA BANCHE E CONFINDUSTRIA, POTERE AI LAVORATORI!

Solo con la lotta questo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato , burocrazia CGIL e Landini in primis, e di quelle di alcune realtà del sindacalismo di base, che perseguono una politica di microburocrazie, con una politica settaria, divisiva e autocentrata. Ma anche e soprattutto contro ogni logica corporativistica. Perché solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.

Lavoratori e Lavoratrici della scuola – Partito Comunista dei Lavoratori

Guerra in Ucraina, assemblea a Roma

 


Contro la NATO, contro Putin. Per un'Ucraina socialista e indipendente

Sabato 9 aprile alle 15:00

IL PCL si schiera contro questa guerra imperialista e contro gli imperialismi occidentali e l'imperialismo russo. Sosteniamo il diritto alla resistenza dei lavoratori e delle masse ucraine, indipendente dagli imperialismi, e contro qualsiasi forma di nazionalismo ucraino. Sosteniamo la classe operaia e l'autodeterminazione di tutte le minoranze oppresse. Pertanto, mentre sosteniamo il diritto ucraino all'autodeterminazione, sosteniamo anche i diritti del popolo di Crimea e degli abitanti delle province dell'Ucraina orientale a separarsi dal giogo reazionario dell'Ucraina. Siamo al fianco dei popoli che lottano per i propri diritti, contro la "protezione" di Putin e contro le minacce militari ucraine e delle potenze occidentali e della NATO.

Confrontiamoci e costruiamo insieme un'iniziativa indipendente internazionale di massa contro la guerra, contro l'imperialismo e contro il riarmo.

Interverranno:

Franco Grisolia (PCL), Eugenio Gemmo (PCL), Miguel Sorans (UIT-CI)


Appuntamento sabato 9 aprile ore 15:00 in Via Calpurnio Fiamma 136 (fermata metro A Lucio Sestio), Roma

Partito Comunista dei Lavoratori

Il PCL presente alle elezioni comunali di Roma, Milano, Torino, Bologna

 


Il Partito Comunista dei Lavoratori è presente alle elezioni amministrative comunali di Roma, Milano, Torino, Bologna, con un proprio candidato a sindaco.


Il fine è quello di presentare pubblicamente le proposte e il programma di un'organizzazione rigorosamente anticapitalista, da sempre schierata dalla parte dei lavoratori.

Anche sul terreno cosiddetto amministrativo sosteniamo le ragioni del lavoro. Rivendichiamo ad esempio la regolarizzazione dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione, la cancellazione dei finanziamenti alla scuola privata, l’abolizione del debito comunale verso il capitale finanziario, la requisizione delle case sfitte, la rottura con gli interessi della proprietà immobiliare. Misure che riconduciamo alla prospettiva politica generale di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Da comunisti siamo contrapposti a tutti gli altri partiti e schieramenti. Contro le destre reazionarie di Salvini e Meloni, contro il populismo fallito del M5S, contro il Partito Democratico, espressione della borghesia liberale e dell’establishment. L’attuale governo di unità nazionale di Mario Draghi chiarisce che tutti questi partiti stanno dalla parte del capitale contro il lavoro. Noi siamo dalla parte opposta, in coerenza con la nostra opposizione a tutti i governi che l’hanno preceduto, di centrosinistra o centrodestra o giallo-verdi.

Siamo contrapposti a ogni forma di posizione no vax. Per la cancellazione dei brevetti delle multinazionali del vaccino, per un'estensione della vaccinazione di massa su scala nazionale e planetaria, per il raddoppio del finanziamento pubblico nella sanità pubblica e gratuita, finanziato da una patrimoniale straordinaria di almeno il 10% sul 10% più ricco, per la nazionalizzazione della sanità privata e dell’industria farmaceutica.

Da comunisti siamo contrapposti a posizioni rossobrune come quelle del PC di Rizzo, nemiche persino dei diritti civili, e alternativi ad organizzazioni della sinistra cosiddetta radicale come Rifondazione Comunista, che hanno votato a suo tempo la fiducia alle missioni militari, come a quella in Afghanistan, e alla detassazione dei profitti.

La nostra autonomia politica ed elettorale, attorno al nostro programma indipendente, non contraddice l’impegno a favore della massima unità d’azione di tutte le organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio sul terreno della lotta di classe. Oggi, ad esempio, a favore dell'unità di lotta di tutte le vertenze a difesa del lavoro, attorno alla rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che licenziano, come GKN o Whirlpool.

Da ogni versante, la nostra partecipazione alle elezioni è mirata a sviluppare la coscienza politica dei lavoratori e delle lavoratrici in direzione anticapitalista e rivoluzionaria.

Partito Comunista dei Lavoratori

A dieci anni dalla vittoria referendaria sulla privatizzazione dell'acqua

 


Dieci anni fa il referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha sancito, in modo netto come da tempo non accedeva, il no alla privatizzazione dell’acqua. 27 milioni di persone hanno deciso che l’acqua è un bene comune, fuori dalle regole del mercato e del profitto. Ad oggi, quel risultato è costantemente ignorato ad ogni livello politico e istituzionale, tanto dai governi centrali (UE e italiano) e dalle giunte locali pentastellate, di centrodestra, di centrosinistra.



ROMA, ACEA. PROFITTO PER POCHI, DISSERVIZI PER MOLTI

L’azienda pubblica fornitrice di acqua è, già da anni, impegnata in una missione privatistica e aziendalistica. Acea viene definita uno “strano animale”: è una società per azioni quotata in borsa e la maggioranza è del Comune di Roma ma a decidere le strategie ci sono i soci privati, i francesi di Suez (23,3%) d’intesa con Francesco Gaetano Caltagirone (5%). Come società a maggioranza pubblica dovrebbe fare gli interessi del pubblico. Non si tratta di proprietà pubblica o privata ma di inalienabile diritto alla vita per migliaia di persone. Acea, di fatto, si comporta come un’azienda privata e, dunque, la sua missione è massimizzare i profitti e dare dividendi ai soci, sfruttando la posizione di monopolio di cui gode, violando palesemente il risultato e la volontà popolare del referendum sull’acqua del 2011. Tutto ciò significa che in questi anni si è speso pochissimo per migliorare il servizio e mettere in atto investimenti che migliorassero la situazione delle condutture idriche e sistemasse disservizi già noti, come anche il CRAP ha denunciato a più riprese ed incessantemente.


DISPERSIONE IDRICA: ZERO INVESTIMENTI

Acea Ato 2 è la società operativa del Gruppo Acea che gestisce il servizio idrico integrato nell’Ambito Territoriale Ottimale (Ato, per l’appunto) del Lazio centrale, comprensivo di Roma e altri 111 comuni della regione. L’ATO2, con un’estensione territoriale superiore a 5.000 chilometri quadrati e a circa 3.600.000 abitanti, è il più grande in Italia e gestore del servizio idrico integrato dal 26/11/2002. La quota di partecipazione di Acea SpA è pari al 96.46% e «secondo i dati Mediobanca, nel 2016 Acea Holding ha registrato un risultato netto positivo di ben 643 milioni. Di questi guadagni, 90 milioni sono venuti dall’attività di Acea Ato2». Nell’attuale fase dovremmo discutere di come usare gli utili di Acea per il bene comune e non pensare ai dividendi dei suoi azionisti privati. Nel 2017, quando la crisi idrica del razionamento dell’acqua era alle porte Acea staccò assegni di dividendi milionari ai suoi soci (su tutti Comune di Roma e GDF-SUEZ dopo lo scambio di azioni col gruppo Caltagirone) ma la dispersione di acqua nelle tubature di Acea Ato2 era di appena il 25% nel 2007 salendo al 35% sei anni dopo per toccare il 45%.


COSA PENSIAMO

Ribadiamo che di fronte agli inganni della politica del capitalismo italiano, europeo, mondiale, che si rincorrono e si danno spallate per privatizzare il più possibile, c’è una soluzione. Dobbiamo rispondere in modo netto a questo affronto ridicolo e surreale con una politica netta e di classe. Uniamo la lotta per l’acqua con la lotta per l’estensione dei diritti civili e sociali; con la lotta per la nazionalizzazione delle banche strozzine e porle sotto il controllo dei lavoratori. Dobbiamo uscire dalla logica della “correzione” del sistema: il sistema capitalistico è incorreggibile. Questo sistema basato sul profitto e l’anarchia di produzione va superato, un altro mondo è possibile e si chiama socialismo!

Esigiamo che venga rispettata la volontà referendaria di dieci anni fa a cui non è mai stato dato seguito.

Contro le privatizzazioni dei beni comuni!

Per un'altra gestione delle risorse e dell’economia!

Per un governo dei lavoratori! Per il socialismo!

Partito Comunista dei Lavoratori

SCIOPERO GENERALE E AUTODIFESA PROLETARIA: 18 E 19 GIUGNO IL PCL NELLE LOTTE OPERAIE!

 












Intervento di Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL, alla manifestazione nazionale a Roma di sabato 19 giugno, contro i licenziamenti, la repressione padronale e per ricordare l'assassinio del compagno Adil, operaio, dirigente sindacale del Si Cobas a Novara, ucciso da un crumiro che col camion ha sfondato il picchetto. Investiamo la memoria e il sacrificio di Adil nella battaglia per rovesciare questo sistema marcio! Costruiamo lo sciopero generale, ribaltiamo i rapporti di forza, apriamo dal basso uno scenario nuovo!

Intervento di Luigi Sorge, operaio Stellantis di Cassino, militante dell'Opposizione CGIL e del PCL, alla manifestazione nazionale a Roma di sabato 19 giugno, contro i licenziamenti, la repressione padronale e per ricordare l'assassinio del compagno Adil, operaio, dirigente sindacale del Si Cobas a Novara, ucciso da un crumiro che col camion ha sfondato il picchetto. Non può più scorrere il sangue operaio nelle fabbriche. Alla violenza dei padroni opponiamo l'autodifesa operaia e la forza di massa del movimento operaio! Costruiamo lo sciopero generale di massa, lottiamo per l'alternativa socialista contro il capitalismo!


Abbiamo ricordato l'assassinio del compagno Adil Belakhdim, operaio, dirigente sindacale del SI Cobas a Novara, da parte di un crumiro che col camion ha sfondato il picchetto. Anche per lui saremo in piazza il 19 giugno a Roma!

Contro lo sblocco dei licenziamenti, contro la repressione dello Stato e dei padroni, costruiamo un fronte unitario di lotta, costruiamo uno sciopero generale vero e di massa!

Riprendiamoci ciò che è nostro: nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo operaio della fabbrica! Alla forza e la violenza dei padroni bisogna contrapporre la forza collettiva! Giù le mani dai lavoratori in lotta! Giù le mani dalla classe operaia! Il capitalismo è barbarie: solo la rivoluzione cambia le cose! *** Rimani in contatto con il PCL! *** Il nostro sito: pclavoratori.it Pagina Facebook: facebook.com/PCLavoratori E-mail: info@pclavoratori.it Iscriviti al nostro canale YouTube!
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Assassinio a Novara

 


Tutti a Roma!

Il PCL esprime il proprio dolore e la piena solidarietà ai lavoratori in lotta e a SICobas per l'assassinio di Adil Belakhdim.

L'assassinio di Adil, operaio, dirigente sindacale del SICobas a Novara, da parte di un crumiro che col camion ha sfondato il picchetto, non è un evento casuale. È il prodotto del clima da Far West che il padronato della logistica ha imposto nel settore, con il ricorso a mazzieri prezzolati come a Tavazzano e a Prato. È il riflesso della criminalizzazione strisciante delle forme di lotta radicali a difesa del lavoro sancita dai decreti Salvini, tuttora pienamente operanti. È questo il contesto che ha armato l'assassino di Adil.

Il governo e i suoi ministri che oggi dichiarano «preoccupazione» per l'accaduto sono i massimi fiduciari di quegli stessi padroni della logistica che ricorrono a misure di terrore contro gli scioperanti. Sono i responsabili politici di quella polizia che lascia fare ai mazzieri e poi inquisisce chi si difende da questi. Si appoggiano in Parlamento su un'unità nazionale che abbraccia quei partiti razzisti e reazionari che hanno promosso le campagne d'ordine contro i picchetti. Sono gli stessi che annunciano lo sblocco generale dei licenziamenti contro cui Adil lottava.

Padroni e governo sono dunque pienamente responsabili dell'accaduto.

Contro padroni e governo c'è una ragione in più per sostenere le lotte operaie, estenderle e unificarle sul terreno dello sciopero generale. Ed anche per affrontare, nella logistica, il tema dell'autodifesa delle lotte stesse contro mazzieri e crumiri.

La manifestazione nazionale a Roma di domani acquista dopo quanto accaduto una importanza ancora maggiore.

Tutti a Roma!

Partito Comunista dei Lavoratori

VIDEO: L'INTERVENTO DI MARCO FERRANDO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 22 MAGGIO CONTRO IL G 20

 


Contro il G20 e i Draghi del capitale! - Marco Ferrando (Roma, 22 maggio 2021)


Intervento di Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, alla manifestazione nazionale di sabato 22 maggio 2021 contro i Draghi del capitale e in solidarietà al popolo palestinese.

Costruiamo il fronte unico di massa e di classe, lottiamo per l'alternativa anticapitalista e rivoluzionaria!

L'unica soluzione alla crisi e alla barbarie del capitalismo è la rivoluzione socialista!

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PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

l PCL in corteo - Contro il G20 e i Draghi del capitale! (Roma, 22 maggio 2021)






VIDEO: Contro il governo Draghi! - Marco Ferrando (18 febbraio 2021) - Piazza S.Silvestro - Roma

 


Contro il governo Draghi, per il più ampio fronte unico delle lavoratrici e dei lavoratori!














Intervento del compagno Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL, alla manifestazione unitaria contro il governo Draghi, tenutasi a Roma il 18 febbraio 2021. L’unità nazionale attorno a Draghi richiede la costruzione del fronte unitario più ampio dell’opposizione di classe. I padroni e il governo hanno paura di una sola cosa: la lotta di classe. Al fronte unico di padroni e governo opponiamo il fronte unico delle lavoratrici e dei lavoratori! L'alternativa vera è tra capitale e lavoro. Lottare coerentemente contro il capitalismo e i suoi governi significa battersi per un'alternativa politica anticapitalista e rivoluzionaria. Significa ricondurre ogni lotta alla prospettiva generale di un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione! Avanti!


Partito Comunista dei Lavoratori


Scuola e trasporti, è già troppo tardi

 


11 Gennaio 2021

La questione dei luoghi di contagio è malposta e pretestuosa, quando agitata dai rappresentanti dei partiti parlamentari. Il punto è che da marzo non hanno fatto nulla a riguardo, lasciando tutto immutato e così aggravando le condizioni di lavoratori e studenti

Il punto non è quando riaprire le scuole per la didattica in presenza, il punto è come. O, almeno, la questione è dirimente soprattutto per quel che concerne le grandi città.

Il 7 dicembre è stato pubblicato un «documento tecnico sulla scuola» (1) connesso ad un «focus sul trasporto pubblico locale» da parte dell'INAIL e dall’Istituto superiore di sanità (ISS), recepito il 4 dicembre dello stesso anno dal Comitato tecnico scientifico (CTS) nominato dal governo, struttura che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questa pandemia. Si tratta, come pure è stato riportato sull’elaborazione digitale da parte dei due istituti, di un «documento tecnico sulla gestione del rischio di contagio da Sars-Cov-2 nelle attività correlate all’ambito scolastico con particolare riferimento al trasporto pubblico locale» (2).

La riflessione dell’ISS e dell’INAIL trae spunto dal fatto evidente di come le studentesse e gli studenti siano esposti al rischio del contagio nel momento in cui mettono piede in un autobus per recarsi a scuola. La soluzione parrebbe essere quella degli orari differenziati riguardo l’inizio delle lezioni presso i plessi scolastici, o anche di mezzi aggiuntivi e più personale per i controlli.
Stando a quanto riporta il documento, «secondo l’ultima indagine “Aspetti della vita quotidiana” realizzata dall’ISTAT, nel 2019, 11,1 milioni di studenti si sono mossi quotidianamente sul territorio nazionale per raggiungere i luoghi di studio; tra questi, 3,5 milioni di studenti si sono spostati fuori dal proprio Comune, soprattutto residenti dei piccoli centri, delle periferie delle aree metropolitane e del Nord. La maggior parte degli spostamenti avviene nella fascia oraria tra le 7:30 e le 8:00 in cui si muove il 70% degli studenti. Scolari e studenti del Nord escono mediamente prima: alle 7:30 hanno già intrapreso il viaggio 2 studenti su 3. Relativamente all’utilizzo dei diversi mezzi di trasporto, 4 milioni di studenti hanno usato l’auto (da passeggero o conducente) o la moto per raggiungere la scuola o l’università. Oltre 3,5 milioni di studenti (35% circa) si sono, invece, spostati con mezzi pubblici; di questi, circa 1 milione risiede tra Lombardia e Lazio».

Se incrociamo questi numeri con gli ulteriori dati provenienti dall’ISTAT (e riportati nel documento dell’ISS/INAIL) riguardo la frequentazione delle fermate della metropolitana di Roma tra le 06:00 e le 08:00 di mattina, ci si può facilmente rendere conto della portata della questione. La fermata capolinea “Anagnina” conta più di 800 accessi tra le 06:00 e le 07:00, una delle più frequentate di tutta la linea A di Roma: «i numeri più elevati - si legge nel documento dell’INAIL e dell’ISS - si concentrano in poche stazioni e in determinate fasce orarie». Secondo i promotori, questo dato può «offrire elementi di grande rilievo al fine della modulazione dell’offerta e della collaborazione con le strutture scolastiche per differenziare gli orari di ingresso e uscita».

Sembra evidente, dunque, come le periferie metropolitane e i piccoli centri abitati in cui, in entrambi i casi, gli studenti devono ricorrere al mezzo pubblico per raggiungere il plesso scolastico, rappresentino una criticità maggiore rispetto al centro delle città.
Fermo restando il fatto ovvio che i centri storici, ad oggi, siano molto meno popolati delle periferie. Tra le varie misure che il rapporto afferma come necessarie vi sono le seguenti, oltre alla necessaria modulazione degli orari di ingresso dei plessi scolastici già citata:

«potenziare l’offerta di trasporto pubblico, anche attraverso l’impiego di mezzi aggiuntivi di superficie resi disponibili dal privato in maniera mirata rispetto alla mappatura delle criticità emerse per linee, stazioni ed orari; potenziare il personale dedicato alle stazioni di scambio (tra metropolitana, ferrovie e capolinea bus) più critiche per afflusso, al fine di assicurare maggiore controllo per la prevenzione di assembramenti».


IL CASO ROMA

È sempre positivo quando istituti come INAIL e ISS si rendono conto e si accorgono dell’evidente sovraffollamento nei mezzi pubblici delle grandi città, anche grazie all’utilizzo dei dati forniti da ISTAT e dai big data provenienti dall’utilizzo di smartphone geolocalizzati in quelle determinate fermate delle linee metropolitane in questione (*).
È sempre positivo quando ci si accorge, dati alla mano, dell’estrema arretratezza, nonché inadeguatezza, del trasporto pubblico locale delle grandi città rispetto alla domanda dell’utenza e alla necessità di un servizio che sia parimenti capillare e realmente utile per la realtà metropolitana nella sua interezza.

Il caso di Roma è emblematico nonostante la complessità e la sua granulosità non rappresenti un caso tra i più felici, dato che la viabilità e le infrastrutture viarie sono, in parte, ferme alle consolari degli anni ’60: si pensi alla Casilina o alla Prenestina dentro e fuori dal Grande Raccordo Anulare. Attorno a queste due arterie su cui si sviluppa uno dei più popolati municipi di Roma (il VI) la popolazione è cresciuta esponenzialmente passando dai 198mila circa del 2001 ai 257mila del 2016.
Secondo l’indice INRIX (3) citato da un articolo del Sole 24 ore del 2019: «Il caso di Roma resta quello più drammatico: “nel 2018 gli abitanti di Roma hanno perso 254 ore nel traffico, essendo la seconda città al mondo, dopo Bogotà, dove si trascorrono più ore nel traffico. Anche il resto d’Italia non si posiziona bene. Sono ben 5 le città italiane nella classifica delle prime 25 città al mondo per ore perse nel traffico. Oltre a Roma, si tratta di Milano (7° posto), Firenze (14°), Napoli (17°) e Torino (23°)”» (4).

E c’è chi si ostina a dire che il tragitto casa-lavoro, e viceversa, non andrebbe conteggiato come orario di lavoro. Ma questa è un’altra storia.
Il trasporto pubblico della città di Roma è sotto attacco da svariati decenni, ma lo è ancor di più da poco meno di un lustro, ovvero da quando venne proposto il referendum della messa a bando del servizio concernente il trasporto pubblico locale della Capitale. La proposta non ottenne il quorum e la situazione permane immutata.
Immutata significa a Roma il privato nella gestione del trasporto pubblico esiste già ed è al 25%, gestito dalla «società consortile» Roma TPL, controllata al 66,67% da Cotri e dal 33,33% da Umbria mobilità. L’azienda, un tempo nota come Tevere TPL, gestisce circa 83 linee, perlopiù periferiche, come le linee che percorrono Torre Angela, Torre Spaccata, Cesano di Roma, Ponte di nona nonché alcune linee cimiteriali (5).

I romani, dunque, già conoscono gli effetti della privatizzazione del servizio di trasporto pubblico: a maggio 2018, ad esempio, l’azienda non ha somministrato lo stipendio ai lavoratori per diversi mesi.
Le linee gestite da Roma TPL, azienda privata che dovrebbe supplire al lavoro svolto (male) da ATAC, rappresentano un servizio ancora peggiore di quello fornito dalla municipalizzata in questione. La stessa ATAC (e TPL), nel 2013, razionalizzarono (lemma che spesso viene utilizzato al posto del verbo “tagliare” al fine di «aspergere di soavi licor gli orli del vaso») molte linee periferiche poiché alcuni autobus transitavano in zone a bassa densità abitativa (6). La realtà si tradusse in un taglio lineare delle linee dell’estrema periferia così come del suo quadrante più densamente abitato e popolato, ovvero quello a sud-est.
La privatizzazione del trasporto pubblico ha fatto sì che - evidentemente - il servizio globale ne abbia risentito, con buona pace di chi sostenne il “sì” al referendum radicale per la messa a gara del trasporto. Si parla sempre (forse troppo) di ritorno alla “normalità” ma non si può evidentemente tornare alla “normalità” se la intendiamo come costellazione di città inquinate, travolte dal caos urbano e dal traffico impazzito. Vale nella storia globale e nei rapporti fra Stati come nelle piccole cose, nonché nell’amministrazione di città e suoi relativi municipi.

Da qui, possiamo tornare al punto di partenza. Non è quando riaprire le scuole ma come: il contagio non si propaga tanto nei plessi scolastici, quanto piuttosto sui mezzi pubblici. Discorso equanime e che vale sia per chi si deve recare a scuola che a lavoro.
Procrastinare la data della riapertura non fa altro che dare la prova di estremo smarrimento delle istituzioni di fronte ad una situazione certamente inedita, ma a cui non si è saputo contrapporre né una strategia, né una pianificazione. Men che meno un’inversione di tendenza. D’altra parte Conte lo disse chiaramente nella conferenza stampa di fine ottobre: per il Presidente del Consiglio pareva fosse “velleitario” arrivare alla somma di zero contagi, positivi e guariti.
Il punto è che non c’è niente di velleitario nel rivendicare condizioni igienico-sanitarie adeguate alla vita quotidiana, al lavoro delle persone nonché alla sicurezza di migliaia di studentesse e studenti. Velleitarie sono – come lo sono sempre state da inizio pandemia – le posizioni di Confindustria.

Non vorremmo autodefinirci Cassandra, ma quel che avevamo previsto ad ottobre, ovvero un lockdown non dichiarato, per cui le persone potevano semplicemente recarsi presso il proprio posto di lavoro, tornare a casa e fare la spesa, è già realtà.

La strumentale polemica di queste settimane proveniente dagli scranni del Parlamento in cui siede Italia Viva, il partito personale di Matteo Renzi, che denuncia lo stato del trasporto pubblico locale delle città italiane, odora di inconsistente e mefitica propaganda, d’altronde lo stesso Renzi si dichiarò “liberista di sinistra” al Foglio, quando era in corsa per la [prima volta] segreteria democratica. Il come è la questione centrale: l’esecutivo, in questi mesi antecedenti alla seconda ondata, si è limitato a prendere atto della situazione attuale del Paese senza essere conseguente. Le politiche basate su tagli ed esternalizzazioni (dunque privatizzazioni) dei settori fondamentali per la vita quotidiana rappresentano l’arrendevolezza dello stato borghese di fronte al grande capitale che, a breve, non si accontenterà più di sussurrare all’orecchio dei capi di governo o di stato quanto bisogna mettere in atto, in termini di politica economica e sociale, agirà in prima persona attraverso i suoi personaggi più in vista.
Mario Draghi incombe. Così come Monti al crepuscolo dell’era berlusconiana. E, siamo certi, ci sarà chi stapperà bottiglie facendo festa. Ricordiamoci di costoro quando tutto sarà finito. Quando presenteremo il conto.


(*) Si aprirebbe un’altra questione legata al controllo sociale e alla gestione dei dati provenienti dagli smartphone, ma per questo rimandiamo a varie posizioni ed articoli presenti sul nostro sito.




(1) https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-documento-tecnico-scuola-tpl-covid-19-2020.html

(2) https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-documento-tecnico-trasporto-pubblico-locale-scuola.pdf

(3) https://inrix.com/scorecard/

(4) https://www.ilsole24ore.com/art/per-bus-e-metro-14-miliardi-via-spinta-pil-02percento-e-110mila-posti-ABFopBsB

(5) https://www.romatpl.it/?page_id=366

(6) https://www.romatoday.it/cronaca/elenco-linee-atac-soppresse.html

Marco Piccinelli

VIDEO: Costruire il fronte unico di classe e di massa! - Marco Ferrando - 06/06/2020

Unire l'azione d'avanguardia, costruire il fronte unico di classe e di massa, portare nelle lotte la prospettiva anticapitalista!
Pubblichiamo l'intervento di Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL, nella piazza di Roma organizzata dal "Patto d'azione per un fronte unico anticapitalista". 
Qui un commento sulle piazze del 6 giugno --> https://bit.ly/3h1E18D


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Grande successo dell'assemblea unitaria delle sinistre di opposizione

L'assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione, tenutasi a Roma il 7 dicembre al Teatro de' Servi, è stata un vero successo.
Lo è stata innanzitutto in termini di partecipazione. Un teatro stracolmo, un centinaio di compagni e compagne che non sono riusciti fisicamente ad entrare in teatro per le disposizioni di sicurezza dei gestori del teatro stesso. Complessivamente oltre quattrocento compagni e compagne, quasi il doppio delle previsioni migliori.

La composizione dei presenti ha visto, oltre ai militanti delle tre organizzazioni promotrici, un settore significativo di compagni e compagne senza partito, attivisti sindacali e di movimento, compagni della diaspora della sinistra politica e segnatamente di provenienza Rifondazione. Una discreta presenza di giovani, una (purtroppo) limitata presenza femminile (ma non negli interventi).

La presidenza dell'assemblea è stata composta dalle tre organizzazioni promotrici (Marco Ferrando per il PCL, Mauro Alboresi per il PCI, Franco Turigliatto per SA) e dalla compagna Imma Barbarossa (in rappresentanza della minoranza del PRC che si è impegnata per la promozione dell'assemblea). Dopo la relazione introduttiva unitaria tenuta dal nostro portavoce nazionale Marco Ferrando, tredici sono stati gli interventi delle organizzazioni politiche nazionali promotrici (PCL, PCI, SA) e aderenti (Democrazia Atea con Carla Corsetti, Potere al Popolo con Giorgio Cremaschi, il PRC con Maurizio Acerbo, poi Fronte Popolare, Città Futura, Partito del Risorgimento Socialista, CARC, PMLI, Partito del Sud, Resistenze Internazionali). È intervenuta autonomamente in rappresentanza della minoranza di sinistra del PRC Eleonora Forenza. Erano presenti e sono intervenute organizzazioni interlocutrici sul fronte sindacale (l'area di opposizione CGIL "Riconquistiamo tutto" con Eliana Como e il SiCobas). Non ha potuto intervenire il segretario nazionale di SGB, Massimo Betti, perché purtroppo non è riuscito a entrare in teatro. È intervenuta una compagna del movimento di lotta contro l'autonomia differenziata. Sono intervenuti un operaio delegato della Whirlpool, una lavoratrice di Unicredit e il nostro compagno del PCL, operaio della FCA di Cassino, Luigi Sorge. Nel complesso ventuno interventi intensi e partecipati dal pubblico, in un clima di generale entusiasmo. Un clima condiviso innanzitutto dalle organizzazioni promotrici.

Non solo. L'assemblea ha registrato un crescendo di adesioni locali di organizzazioni, collettivi, strutture politiche, associative, di movimento che misura la domanda di unità d'azione che l'iniziativa ha polarizzato e tradotto. Per i limiti orari imposti dal teatro ospitante, non hanno potuto intervenire direttamente i collettivi locali che avevano fatto richiesta, che avranno però la possibilità di pubblicare sugli spazi social del fronte unitario i loro contributi, osservazioni, proposte. Tutte le energie ad ogni livello dovranno essere raccolte ed investite nell'azione comune.


IL PERCORSO CHE HA PORTATO AL 7 DICEMBRE

L'assemblea del 7 dicembre è lo sbocco di un percorso tenacemente perseguito.
Il Partito Comunista dei Lavoratori si è speso dai primi di settembre per costruire un fronte d'azione unitario di opposizione al nuovo governo e alla destra.
Nel momento stesso in cui Sinistra Italiana si coinvolgeva nel governo in cambio di un sottosegretariato, la burocrazia CGIL si comprometteva direttamente col nuovo esecutivo nel nome della ritrovata concertazione, il PRC si attestava inizialmente su una posizione di “né aderire né sabotare”, il nostro partito ha proposto pubblicamente la linea dell'opposizione di classe al nuovo governo come linea discriminante di raggruppamento a sinistra sul terreno dell'unità d'azione. (vedi l'appello "Per un'iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione").

L'appello nostro era rivolto sia alle organizzazioni politiche della sinistra di opposizione sia alle organizzazioni o tendenze sindacali classiste. Sul versante sindacale alcune organizzazioni classiste si sono rese subito disponibili alla interlocuzione (come l'area di opposizione CGIL, il SGB, il SiCobas) e infatti sono intervenute il 7 dicembre. Sul versante politico, hanno opposto il proprio no il PC di Rizzo, con motivazioni autocentrate e settarie, e Sinistra Classe Rivoluzione. Si sono invece aperte al confronto Sinistra Anticapitalista, che già aveva ipotizzato un'assemblea comune autunnale, il Partito Comunista Italiano (PCI), Potere al Popolo, Democrazia Atea, la minoranza di sinistra del PRC. Con queste organizzazioni si è sviluppato un quadro di riflessione, prima con incontri bilaterali e poi con una discussione comune, per la definizione delle basi politiche e delle forme organizzative dell'azione unitaria. Numerosi i problemi incontrati: (legittime) discussioni e divergenze interne ad alcuni partiti coinvolti, differenze di opinioni sulle forme di convocazione dell'iniziativa unitaria (il ruolo maggiore o minore dei partiti nella sua promozione), le finalità del fronte comune (proiezione elettorale o unità di lotta), e soprattutto il nodo del rapporto con Rifondazione Comunista (tra rifiuti pregiudiziali di un suo coinvolgimento e un'assoluzione politica preventiva delle sue contraddizioni verso il governo).


L'IMPOSTAZIONE DEL PCL

In tutte queste discussioni preparatorie il PCL ha sostenuto una posizione netta: definizione del terreno di iniziativa unitaria come terreno di unità d'azione nella lotta di classe e nei movimenti sociali, fuori da ogni logica elettorale o di proposizione di nuovi soggetti politici; rifiuto di ogni pregiudiziale verso il PRC sul terreno dell'unità d'azione ma anche contro una frettolosa rimozione della sua prolungata ambiguità politica verso il governo Conte due e verso Sinistra Italiana (tema oltretutto oggetto per una fase di un'importante battaglia politica interna al PRC da parte della sua minoranza di sinistra); una chiara assunzione di responsabilità delle organizzazioni politiche di opposizione nella promozione della iniziativa comune, fuori da ogni finzione scenica “sociale e movimentista”.

L'assemblea nazionale del 7 dicembre, la sua promozione, la sua discussione, i suoi sbocchi, ci paiono in piena sintonia con questa impostazione. La relazione di apertura di Marco Ferrando e le conclusioni di Mauro Alboresi, così come l'intervento di Franco Turigliatto di Sinistra Anticapitalista, hanno definito quattro campagne unitarie nazionali a favore di rivendicazioni caratterizzanti: riduzione progressiva dell'orario a parità di paga, la vera nazionalizzazione delle aziende che licenziano e inquinano, la cancellazione dei decreti sicurezza, il ritiro delle truppe da tutte le missioni militari. A questo fine è stata promossa la costituzione di un coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione come strumento di gestione dell'unità d'azione. Un coordinamento aperto a tutte le organizzazioni disponibili a una battaglia comune di opposizione dal versante dei lavoratori e delle lavoratrici, con una proiezione attiva sui territori. Da qui un percorso di assemblee aperte su scala locale sino a una giornata di mobilitazione nazionale comune a fine gennaio.


AUTONOMIA POLITICA E UNITÀ D'AZIONE

Torneremo più ampiamente sulle prospettive del 7 dicembre. Ma alcune prime considerazioni si impongono.

Il successo di partecipazione e di entusiasmo registrati dall'assemblea nazionale danno slancio alla iniziativa unitaria e mettono alla prova le organizzazioni promotrici e coinvolte.
Il PCL sarà impegnato da ora a costruire il fronte unitario d'azione a partire dai territori, fuori da ogni logica di primogenitura, di preclusioni, di veti, e con l'unica preoccupazione di costruire il fronte più ampio possibile sul terreno dell'opposizione sociale di classe. Una unità d'azione tra organizzazioni diverse dell'avanguardia in funzione del rilancio di un fronte di massa: l'unica via per alzare un argine contro la destra, ribaltare i rapporti di forza, aprire il varco di un'alternativa anticapitalista.

Nessuno si nasconde le difficoltà. Difficoltà legate all'arretramento profondo del movimento operaio, al crollo della sinistra politica, alla sproporzione tra i mezzi disponibili e gli scopi ambiziosi che ci poniamo. Ma tanto più per queste ragioni, l'assemblea del 7 dicembre ha un significato importante: rappresenta un elemento di controtendenza rispetto alla dinamiche di frammentazione dell'iniziativa di lotta, e a volte di incomunicabilità tra organizzazioni all'interno stesso dell'avanguardia; consente a organizzazioni diverse ma anche a tanti compagni e compagne senza partito di trovare una comune trincea di lotta e di iniziativa.

Il rispetto dell'autonomia politica di ogni soggetto e al tempo stesso la ricerca della battaglia comune contro un avversario comune non debbono essere messi in contrapposizione tra loro, ma semmai in relazione feconda. “Marciare separati, colpire insieme” ha detto il compagno Marco Ferrando nel riassumere in termini leninisti il significato che ha per noi questa esperienza di fronte unico. È il criterio cui ci atterremo.
Partito Comunista dei Lavoratori

Coordinare le sinistre di opposizione per contrastare governo Conte e destre reazionarie

Intervista a Marco Ferrando

4 Dicembre 2019
dal sito Il Pane e le rose
Sabato 7 dicembre, a Roma, si svolgerà un’iniziativa di notevole rilievo: l’assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione. Un passaggio convocato da tre organizzazioni (Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista) che ha sin qui ricevuto le adesioni di numerose realtà. Ottenendo un primo, significativo risultato proprio nel rendere più evidente l’esistenza di settori politici che non si appiattiscono sulla logica del “meno peggio” e sul sostegno (più o meno critico) all’attuale governo. Nell’intervista che ci ha rilasciato, Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, spiega che il punto, ora, è valorizzare questo dato per delineare azioni e campagne comuni, così da iniziare a contrastare la presa esercitata dal blocco sociale reazionario sulla nostra classe di riferimento.


Quali sono, a tuo avviso, le differenze e i motivi di continuità tra il primo e il secondo Governo Conte?

Il primo governo Conte (Di Maio-Salvini) si basava su due partiti diversamente reazionari che portavano in dote al grande capitale il controllo su un vasto blocco sociale a direzione medio-borghese (il capitalismo dei distretti per la Lega, le libere professioni per il M5S), purtroppo arruolando nelle proprie file anche un ampio settore dei lavoratori salariati. Il secondo governo Conte, col ritorno al governo del PD, vede di nuovo la presenza diretta del grande capitale al posto di comando. Per questo la sua formazione ha registrato il plauso del grande capitale finanziario, delle cancellerie europee, dell'establishment. L'elemento di continuità è dato non solo ovviamente dal comune rispetto delle compatibilità capitalistiche, al di là della maggiore linearità di relazioni con l'Unione Europea da parte dell'esecutivo attuale, ma dalla conservazione di tutte le peggiori misure reazionarie del Conte uno (Decreti sicurezza in particolare) e più in generale di tutte le misure antioperaie dell'ultimo decennio (Job Acts e Legge Fornero in primis).


Sinora, ci sono stati pochi momenti di opposizione da sinistra al governo attuale, tra i quali un certo rilievo ha avuto lo sciopero generale organizzato da alcuni sindacati di base il 25 ottobre...

Purtroppo il secondo governo Conte si regge non solo sul sostegno di tutta la residua sinistra parlamentare (Liberi e Uguali e Sinistra italiana), ma anche sull'appoggio della burocrazia sindacale, a partire dalla burocrazia CGIL. Possiamo anzi dire che paradossalmente la sua politica padronale si regga oggi più sulla burocrazia sindacale che su Confindustria. Le associazioni confindustriali del Nord, inizialmente fiduciose, sono rimaste deluse per gli insufficienti investimenti infrastrutturali, e sono oggi critiche verso la Legge di stabilità in cantiere, nonostante le sue nuove regalie ai profitti. La segreteria CGIL è invece appagata dalla ritrovata concertazione col governo, e lo circonda di una cintura protettiva su ogni versante, a partire dalle vertenze aziendali (Ilva, Whirlpool), nonostante il fatto che l’esecutivo non dia nulla ai lavoratori salariati, meno ancora delle elemosine concesse dal corso populista precedente ("quota 100"). Il risultato è che con questa politica le direzioni sindacali concorrono a preservare il blocco sociale reazionario: un disastro non solo sindacale ma politico. La ripresa della Lega e l'ascesa di Fratelli d'Italia sono emblematici. L'azione di sciopero del 25 ottobre è stata positiva, ma ha avuto un carattere di stretta avanguardia, per quanto importante. Tra avanguardia di classe e il grosso del proletariato esiste oggi purtroppo una divaricazione ampia. Tanto più in questo quadro, la frammentazione delle iniziative, in seno all'avanguardia, risulta negativa e penalizzante, a vantaggio del padronato e delle burocrazie.


Cosa puoi dire a chi teme che, inasprendo la polemica contro l’odierno esecutivo, si favoriscano le destre reazionarie?

Che lo sviluppo di un'opposizione sociale di classe e di massa al padronato e al governo è una necessità ineludibile e urgente. È l'unica via per ribaltare i rapporti di forza tra le classi nei luoghi di lavoro e nella società. È l'unica via attraverso cui la classe operaia può scrollarsi di dosso i pregiudizi reazionari (per esempio verso i migranti), ricomporre la propria unità, diventare riferimento degli altri movimenti sociali e politici progressivi (antirazzisti, ambientalisti, femministi), favorire lo sviluppo della loro coscienza. L'arretratezza profonda dell’attuale movimento delle “sardine” è anche un portato del riflusso del movimento operaio. Solo una ripresa di massa della lotta operaia può fare egemonia sul senso comune di quella giovanissima generazione che (positivamente) si sta affacciando nelle piazze, introducendo nel suo immaginario il riferimento di classe e costruendo un nuovo blocco egemone. Inoltre è questa l'unica via per disgregare il blocco sociale reazionario e la sua presa tra i lavoratori.


È una nostra impressione o alcuni settori dell’establishment cominciano ad aprire alla possibilità di un governo guidato dalla Lega?

È così. Il capitale non ha valori ma solo interessi. Una parte della grande borghesia del Nord, delusa dal governo Conte, apre un canale di credito alla Lega in vista di una sua possibile leadership in un futuro governo. Sono ambienti che frequentano i governatori leghisti, fanno affari con questi, incoraggiano la "secessione dei ricchi" in funzione di nuove privatizzazioni e saccheggi dei territori. Giorgetti è il loro uomo di riferimento nella Lega, non a caso è colui che più si preoccupa di predisporre un quadro di governabilità istituzionale per un futuro governo a direzione leghista. Le aperture di Salvini a Draghi, gli incontri con Ruini, sono un tentativo di moderare il profilo della Lega agli occhi dell'establishment. Ma la concorrenza di Meloni sulla destra complica l'operazione e costringe Salvini a indossare l'abito intransigente sul MES (Meccanismo europeo di stabilità), un fondo in realtà utile al capitale finanziario di ogni paese, incluse le banche italiane, e a carico di tutti i lavoratori europei. La campagna nazionalista contro il MES "tedesco" serve solo a nascondere dietro abiti patriottici questa sua valenza di classe contro i salariati, italiani e tedeschi. Ma di certo l'establishment non gradisce.


Cosa ti aspetti, in concreto, dall’Assemblea del 7 dicembre?

L'assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione del 7 dicembre è un fatto importante. Mira a unificare l'azione di tutte le sinistre che si collocano all'opposizione del governo del capitale, in controtendenza con le dinamiche di dispersione e frammentazione di questi anni. Non si muove in un'ottica elettorale o di nuovi soggetti politici costruiti in laboratorio. Si muove sul terreno dell'intervento di classe e di massa. Non mette in discussione l'autonomia politica dei diversi soggetti che vi concorrono, ma vuole valorizzare una battaglia comune al servizio del proprio campo sociale, in contrapposizione a ogni logica settaria, in funzione dell'unificazione delle lotte. Il numero crescente delle adesioni collettive raccolte, e la partecipazione che si annuncia, confermano la corrispondenza di questa proposta con un sentire diffuso dell'avanguardia. Dalla assemblea uscirà un passo avanti nel coordinamento dell'azione comune e nella definizione delle campagne unitarie dell'opposizione, dal versante dei lavoratori e delle lavoratrici.
Stefano Macera