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La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

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CONTRO I LICENZIAMENTI COLLETTIVI DI YOOX NET-A-PORTER!

 


I primi di settembre uno dei maggiori siti di e-commerce di moda online Yoox Net-a-Porter, di recente acquisito dal gruppo tedesco LuxExperience, consegna ai sindacati un documento di 10 pagine in cui annuncia una procedura di licenziamenti collettivi: si tratta di 700 dipendenti in tutto il mondo (il 20% della forza lavoro complessiva) e 211 fra Bologna e Milano: circa 150 solo nella sede di Interporto, dove ci sono lavoratori e lavoratrici che rischiano di perdere il lavoro, anche dopo 20 anni di attività per la cosiddetta azienda “unicorno” del bolognese, come viene definita dalla stampa, creata da Federico Marchetti nei primi anni del 2000, e venduta nel 2021 al gruppo svizzero Richemont per 5,3 miliardi di euro.

Un numero spropositato, ma la cosa ancora più sconcertante è il fatto che l’azienda faccia scattare questi licenziamenti collettivi senza aver dichiarato lo stato di crisi e assolutamente in barba alle normali procedure, che avrebbero previsto degli incontri preliminari con i sindacati, e per giunta senza nemmeno prendere in considerazione l’uso di ammortizzatori sociali. 

No, niente di tutto questo: si sono limitati a comunicare questi tagli della forza lavoro adducendo come motivazioni le difficoltà di mercato e le perdite di bilancio.

Siamo alle solite: i padroni scelgono di scaricare il peso delle riorganizzazioni e dei loro errori strategici degli ultimi anni sui lavoratori, che nella loro idea dovrebbero accettarne passivamente le conseguenze. Tutto questo è vergognoso.

I sindacati Filcams-GGIL, Uiltucs-UIL e Fisascat-CISL hanno avuto un incontro con l’azienda mercoledì 10 settembre, in cui hanno presentato una diffida e richiesto, non una revisione della procedura di licenziamento, bensì la sua cancellazione e, come prevedibile, la dirigenza è rimasta sulle sue posizioni, con una generica apertura agli ammortizzatori sociali. Inaccettabile.

Nel frattempo, YNAP ha raccolto la solidarietà del sindaco di Zola Predosa Dall’Olmo che ha definito la situazione come “un pugno nello stomaco che non ci aspettavamo”, la Regione Emilia-Romagna ha convocato un altro incontro per il 17 settembre, e ora la vicenda ha assunto un rilievo nazionale, visto che di recente si è espresso anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso annunciando l’apertura di un tavolo di crisi per il 23 settembre.

Ma non ci facciamo illusioni e non ci aspettiamo grandi ribaltamenti da un governo che ci ha dimostrato a più riprese di essere dalla parte delle aziende e delle banche. Se si vogliono ottenere dei risultati i lavoratori e le lavoratrici uniti devono scendere in piazza e far sentire la loro voce, e rispondere all’arroganza di questi padroni che pensano di poter prendere qualsiasi decisione senza colpo ferire, trattando i dipendenti come fossero numeri per far quadrare i loro conti.

I sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione e sono state già previste almeno 16 ore di sciopero, di cui 4 sono già state usate lunedì 8 settembre con presidi davanti alle sedi bolognesi di Interporto e Zola Predosa, e un prossimo sciopero dell’intera giornata lavorativa è previsto per mercoledì 17, con concentramento davanti alla sede dell’Emilia-Romagna, dove si terrà il tavolo con l’azienda.

Bisogna essere compatti nella lotta, a prescindere dalla provenienza o dall’appartenenza sindacale: occorre unire le vertenze del territorio e colpire il padronato con scioperi, picchetti e la ripresa di un’incisiva azione sindacale.

Per questo il PCL dà piena solidarietà ai lavoratori e delle lavoratrici di YNAP in lotta: i licenziamenti massivi non devono passare!

CONTRO L’ARROGANZA DEI PADRONI SOLTANTO LA MOBILITAZIONE DELLA

CLASSE LAVORATRICE UNITA PUÒ OTTENERE DEI RISULTATI

Per l'unità contro la repressione. Giù le mani dalle compagne e dai compagni

 


Nella prima mattinata di mercoledì la Polizia si è recata presso le abitazioni di alcune compagne e compagni del SiCobas di Napoli, del Laboratorio Politico Iskra e del Movimento Disoccupati 7 Novembre per notificare la messa in atto di provvedimenti giudiziari per contestate reati di resistenza, lesioni personali, danneggiamento, manifestazione non autorizzata.

Per quattro di essi, su diciotto indagati, è scattato l'obbligo di firma per tre giorni alla settimana.

I reati contestati si riferiscono alla manifestazione del 13 febbraio, durante la quale sono stati caricati dalle forze dell'ordine i compagni in presidio alla Rai di Napoli in solidarietà con la Palestina, con numerosi feriti, cui abbiamo espresso nelle ore successive la nostra solidarietà.

A febbraio come oggi, non possiamo che ribadire la nostra solidarietà, piena ed incondizionata, alle avanguardie colpite da questi provvedimenti repressivi, ribadendo al tempo stesso la necessità sempre più stringente di un'unità dinnanzi alla repressione e non solo, rilanciando percorsi unitari delle avanguardie.
Consapevoli delle rispettive differenze e divergenze, che non devono essere ostacolo ad un lavoro comune, per una risposta unitaria dinnanzi alla repressione e soprattutto per il rilancio di una nuova stagione di lotte e di protagonismo di classe quale migliore risposta alla repressione dei governi espressione delle classi dominanti. Per un capovolgimento dei rapporti di forza tra le classi ed il potere dei lavoratori, l'unica risposta possibile contro guerre e sfruttamento.

Partito Comunista dei Lavoratori

A sostegno della campagna "Ci vuole un reddito"


 Il 27 maggio è tenuta a Roma una manifestazione unitaria di diverse organizzazioni sindacali, strutture e reti di movimento, a sostegno della campagna “Ci vuole un reddito”. Il PCL sostiene questa campagna.


Il decreto lavoro del primo maggio del governo a guida postfascista ha attaccato frontalmente il vecchio reddito di cittadinanza, cancellandolo per centinaia di migliaia di poveri e limitandolo pesantemente per altri. L'obiettivo è favorire il potere di ricatto delle imprese e le pratiche di supersfruttamento, e al tempo stesso liberare risorse per la riduzione delle tasse sui profitti. Il tutto in perfetta connessione con l'allargamento del precariato attraverso la riduzione ulteriore della causali per i contratti a termine e la nuova liberalizzazione dei voucher. L'operazione sul cuneo fiscale, caricata sul debito pubblico e quindi a carico dei salariati, è solo lo specchietto per le allodole di questa politica: un tentativo scoperto di contrapporre i salariati ai disoccupati.

La campagna “Ci vuole un reddito” ha dunque un contenuto altamente positivo. Come positivo è il fronte unitario che si è determinato attorno ad essa. I comitati unitari a difesa del reddito ne sono l'espressione, a partire dal Meridione.

Al tempo stesso, è sempre più necessario collegare la battaglia sul reddito a una piattaforma di mobilitazione generale che contrasti le operazioni divisorie del governo e unifichi contro di esso l'intero blocco sociale alternativo. Non si tratta di sommare la carta delle doglianze e delle critiche alle misure del governo, ma di far emergere una piattaforma rivendicativa unificante che milioni di salariati, precari, disoccupati, possano avvertire come propria. A partire dalla rivendicazione di un salario minimo intercategoriale di 1500 euro, di un aumento salariale generale di almeno 300 euro netti, di una riduzione dell'orario a 30 ore pagate 40, di un raddoppio dell'investimento pubblico nella sanità, nell'istruzione, nel riassetto idrogeologico del territorio, pagato da una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco e dalla cancellazione del debito pubblico verso le banche.

Solo una piattaforma di lotta generale può tracciare il confine di classe tra sfruttatori e sfruttati, scomporre il blocco reazionario, dare un senso riconoscibile all'opposizione sociale. Solo una mobilitazione nazionale prolungata attorno a questa piattaforma può rovesciare i rapporti di forza e riaprire dal basso una prospettiva politica alternativa: quella di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Unire le mille lotte in una lotta sola, generale, di massa significa battersi per una direzione alternativa del movimento operaio contro l'attuale burocrazia sindacale, la prima responsabile della pace sociale e della deriva reazionaria dello scenario politico. Come significa battersi contro ogni logica di frammentazione ed autocentratura minoritaria, purtroppo presenti nel sindacalismo di classe, una logica più attenta alla conservazione della propria sigla che allo sviluppo e all'unificazione del movimento operaio.

La più ampia unità di lotta per una svolta radicale del movimento operaio è più che mai la nostra parola d'ordine, che porteremo anche nella campagna "Ci vuole un reddito".

Partito Comunista dei Lavoratori

La Saga Coffee non si sposta!


Come per Whilpool e GKN, unire le vertenze in difesa del lavoro!

19 Novembre 2021

Nella giornata di ieri siamo andati a Gaggio Montano (BO) ad incontrare i lavoratori e le lavoratrici di Saga Coffee, un azienda del gruppo EVOCA che rischia la chiusura

Sono interessati 220 lavoratori, tra i quali 180 lavoratrici, che rischiano il licenziamento in un territorio già duramente provato dalle drastiche chiusure che negli scorsi anni non hanno interessato solo SAECO, bensì tutto l’indotto che faceva di quella zona nell’Appennino Tosco-Emiliano il polo italiano nella produzione di macchine da caffè. Lamentano il 300% in meno di posti di lavoro in 20 anni.
Dall’inizio dell’anno alcuni lavoratori si sono accorti della sempre minor quantità di merce nei magazzini, e nonostante i padroni millantassero una situazione normale, due settimane fa sono state annunciate la chiusura e la delocalizzazione, ed i conseguenti licenziamenti. Ora si presidia la fabbrica, giorno e notte. Non si lascia entrare nessuno, come nella migliore tradizione operaia, lo slogan è “La Saga Coffee non si sposta!”.
A rendere la vicenda ancora più drammatica è la condizione, che come in tutti i piccoli paesi di montagna, vede intere famiglie a lavorare nella stessa fabbrica, e di fatto tutta la città vive su quello. Non si può pensare che con oltre 200 salari in meno la città possa sopravvivere, e si paventa quindi che lo stesso destino possa toccare ad altri lavoratori, commercianti e artigiani di Gaggio Montano.
Quale soluzione? Come da sempre diciamo, l’unica speranza per vincere è continuare a lottare, contro i padroni e i loro schieramenti politici, unendo le vertenze a tutela dei posti di lavoro, non tante piccole lotte, ma una sola grande vertenza che scuota le fondamenta di questa violenta reazione padronale.


https://youtu.be/QJeZJqqc9hE

https://youtu.be/fMBySPK71ok

Partito Comunista dei Lavoratori - sezione Romagna

Contro i licenziamenti, per la difesa del lavoro

 


Lo sblocco annunciato dei licenziamenti, assieme alla liberalizzazione dei subappalti, è un attacco frontale al mondo del lavoro. Alla riapertura dopo la pandemia, si annuncia la soppressione di centinaia di migliaia di posti di lavoro, a partire dalla grande industria. Lavoratori e lavoratrici che per un anno hanno retto sulle proprie spalle l’economia del paese, spesso costretti al lavoro senza adeguate protezioni, si vedranno buttati su una strada.


Secondo Bankitalia quasi 700000 salariati, secondo altre stime oltre un milione. Questo nonostante negli ultimi anni, e non soltanto nel periodo di crisi sanitaria, le imprese abbiano usufruito, in varie forme, di enormi risorse pubbliche pagate dai salariati stessi. Nel quadro della ristrutturazione macro economica pianificata dall’Unione Europea, Confindustria ottiene ora dal governo Draghi ciò che ha chiesto: la libertà di licenziare per ristrutturare le aziende e massimizzare i profitti.

A questa offensiva governativa e padronale pensiamo sia necessario rispondere tempestivamente, con uno sciopero generale del mondo del lavoro nei giorni in cui lo sblocco diventerà operativo. Un’azione di lotta tempestiva come inizio di una battaglia prolungata, uno sciopero unitario che realizzi il fronte più ampio possibile.

Occorre far seguire alle parole i fatti, costruendo una reale mobilitazione di massa, capace di unificare l’intero fronte di lotta, superando ogni logica di autocentratura e preclusione reciproca. Lo sblocco dei licenziamenti il 30 giugno, senza reale contrasto sul piano sindacale, senza sciopero nazionale, sarebbe un fatto preoccupante, che accrescerebbe ulteriormente le dinamiche di passivizzazione e ripiegamento a vantaggio del padronato e delle forze politiche più reazionarie.

Crediamo importante che l’azione unitaria di sciopero si leghi ad una piattaforma di lotta che rivendichi la riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, un sistema universale di ammortizzatori sociali capace di rispondere anche ai nuovi bisogni emersi nel mondo del lavoro, finanziato anche attraverso una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Una piattaforma che punti ad unire in un blocco sociale alternativo ciò che il capitalismo punta a dividere: lavoratori, precari, disoccupati.
Tuttavia il confronto e la discussione sulle parole d’ordine richiede innanzitutto un’iniziativa di mobilitazione contro lo sblocco dei licenziamenti.
Per questo, data la rilevanza non solo sindacale ma anche politica della posta in gioco, ci permettiamo di avanzare un forte appello all’unità per la promozione di uno sciopero generale contro le misure annunciate dal governo, a sostegno di una piattaforma alternativa. Non servono né dichiarazioni critiche senza azione di lotta né il rituale di scioperi di singole organizzazioni tra loro concorrenti ed in ordine sparso. Ciò che serve è un vero scatto unitario.

Se i padroni, le loro organizzazioni, i loro partiti fanno fronte comune per lo sblocco dei licenziamenti, occorre costruire un fronte comune di segno opposto. Per quanto ci riguarda ci batteremo per questo.

Coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione (Comunisti in Movimento, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Marxista-Leninista Italiano)

VIDEO: Contro il governo Draghi! - Marco Ferrando (18 febbraio 2021) - Piazza S.Silvestro - Roma

 


Contro il governo Draghi, per il più ampio fronte unico delle lavoratrici e dei lavoratori!














Intervento del compagno Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL, alla manifestazione unitaria contro il governo Draghi, tenutasi a Roma il 18 febbraio 2021. L’unità nazionale attorno a Draghi richiede la costruzione del fronte unitario più ampio dell’opposizione di classe. I padroni e il governo hanno paura di una sola cosa: la lotta di classe. Al fronte unico di padroni e governo opponiamo il fronte unico delle lavoratrici e dei lavoratori! L'alternativa vera è tra capitale e lavoro. Lottare coerentemente contro il capitalismo e i suoi governi significa battersi per un'alternativa politica anticapitalista e rivoluzionaria. Significa ricondurre ogni lotta alla prospettiva generale di un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione! Avanti!


Partito Comunista dei Lavoratori


Il coordinamento delle sinistre di opposizione sottoscrive per la cassa di resistenza Whirlpool

 


12 Dicembre 2020

La cassa di resistenza dei lavoratori della Whirlpool è uno strumento essenziale di sostegno alla lunga lotta intrapresa dai lavoratori contro la multinazionale e la sua decisione di chiudere lo stabilimento di Napoli. Ma è anche qualcosa di più: è un strumento esemplare per i lavoratori e le lavoratrici di altre centinaia e migliaia di aziende coinvolti in dure vertenze a difesa del lavoro, contro azionisti pescecani che prima intascano miliardi di soldi pubblici e poi gettano su una strada gli operai. Di fronte all'annuncio di un milione di licenziamenti, costruire ovunque casse di resistenza diventa una necessità vitale. Per questo non solo diamo il nostro contributo alla cassa di resistenza dei lavoratori Whirlpool, ma invitiamo tutte le organizzazioni della sinistra di classe, politiche e sindacali, a contribuire a questo mezzo elementare di solidarietà. Uniti si vince, divisi si perde. I lavoratori e le lavoratrici non mollano.

Coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione

Whirlpool, tutti i nodi sono giunti al pettine

 


L'unica soluzione è la nazionalizzazione

25 Ottobre 2020

I nodi sono giunti al pettine nella vicenda Whirlpool.
Sullo sfondo della drammatica pandemia in pieno corso, i vertici dell'azienda americana hanno confermato la chiusura dello stabilimento campano. Quasi 400 operai licenziati, più 500 lavoratori dell'indotto. Una soluzione inaccettabile, tanto più a Napoli.

La conferma della chiusura non è una sorpresa. Gli azionisti Whirlpool hanno pianto miseria per un anno intero nonostante i bilanci dell'azienda siano tutti in attivo. Lo scopo era incassare centinaia di milioni di ulteriori regalie pubbliche da parte sia del governo che della regione. Cui si aggiungono, come per tutti i capitalisti, il taglio dell'IRAP a danno della sanità pubblica e le garanzie pubbliche sui crediti bancari. Tutti soldi pagati con la fiscalità generale, quindi dalle tasche dei lavoratori. Ora gli azionisti Whirlpool, incassato il malloppo, hanno dato agli operai il ben servito.

Questo epilogo prevedibile chiama in causa le responsabilità di tutti gli attori pubblici di questa vicenda. Per un anno tutti i partiti di governo, in compagnia degli amministratori regionali, hanno raccontato agli operai che sarebbe stata trovata una soluzione, o che addirittura il problema era già risolto. Si doveva solamente attendere, nutrire fiducia, e soprattutto votarli. In questo ha primeggiato su tutti Luigi Di Maio, che ha costruito su Whirlpool un pezzo delle proprie campagne elettorali in Campania, sino a recitare la parte in commedia delle parole "dure" contro la proprietà, ad uso delle telecamere.

Ora la commedia è finita, perché purtroppo parlano i fatti. E i fatti, a essere onesti, chiamano in causa anche la politica dei vertici sindacali. A cosa è servito alimentare illusioni su un possibile accordo con l'azienda, quando era chiaro che la decisione di chiudere era presa da tempo? A cosa è servito appoggiare le regalie finanziarie del governo agli azionisti Whirlpool in cambio di promesse finte? A nulla.

Ora è necessaria una svolta. Non c'è più nulla da negoziare con la Whirlpool. L'azienda va occupata e presidiata a oltranza dagli operai per impedirle di portar via i macchinari. Dalla fabbrica non deve uscire un bullone. La proprietà Whirlpool va nazionalizzata, senza un euro di indennizzo agli azionisti, e sotto il controllo degli operai. La produzione deve continuare in tutti gli stabilimenti, a salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi. Questa è l'unica possibile soluzione della vicenda che non sia penalizzante per gli operai. Altre soluzioni, rispettose della produzione e del lavoro, non ne esistono. E infatti oggi nessuno sa indicarle.

Chiediamo a tutte le organizzazioni di fabbrica che fanno riferimento alle ragioni del lavoro di unire la propria azione a sostegno della nazionalizzazione della Whirlpool. Gli operai e le operaie hanno dato prova di una combattività e generosità straordinaria in tutta questa vicenda. Meritano una prova di unità, ma anche di determinazione. L'unica possibilità concreta di salvare il posto di lavoro passa per una svolta radicale dell'azione di lotta. Va costituita una cassa nazionale di resistenza a sostegno di una lotta prolungata e dell'occupazione della fabbrica.

Il governo ha fatto capire che l'unica cosa che teme è la turbativa dell'ordine sociale a Napoli. È la prova che solo un'azione di massa radicale degli operai può scuotere la controparte e strappare risultati. Le direzioni sindacali hanno annunciato formalmente lo «scontro sociale»? Chiediamo che prendano sul serio le proprie parole. Ma soprattutto che le prendano sul serio gli operai attraverso la propria azione.

Partito Comunista dei Lavoratori

Portare nelle lotte la prospettiva di rivoluzione!

 


Contro il fronte unico dei padroni un fronte unico di classe e di massa

22 Ottobre 2020

Testo del volantino (allegato in fondo alla pagina) per le iniziative della giornata di mobilitazione nazionale del 24 ottobre

Dare continuità all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi! Estendere ed unificare le lotte attorno ad una piattaforma generale! Portare nelle lotte la prospettiva di rivoluzione!

La pandemia si sovrappone a un’offensiva frontale del padronato e a una nuova grande crisi del capitalismo mondiale. Confindustria fa muro sul rinnovo dei contratti, annuncia un milione di licenziamenti, reclama i pieni poteri nelle aziende. Il governo regala ai padroni lo sblocco dei licenziamenti, stoppa il rinnovo dei contratti pubblici, mantiene tutto il peggio dei decreti Salvini contro picchetti, blocchi stradali, occupazioni.

Le burocrazie sindacali, Landini in testa, non solo non organizzano la difesa del lavoro ma appoggiano il governo. Il loro scopo è mostrare al padronato la propria funzione sociale di controllo e disinnesco delle lotte, per timore di essere scaricate. È la funzione di “agenzia della borghesia nel movimento operaio”, come diceva Lenin. Una definizione oggi della burocrazia sindacale ancor più calzante di allora.

Costruire una direzione alternativa del movimento operaio che lo liberi dalla burocrazia è compito di tutte le avanguardie, ovunque collocate sindacalmente. Non si tratta di dare consigli critici agli apparati, né di limitarsi a conservare un piccolo spazio di sindacato alternativo. Si tratta di strappare agli apparati la direzione delle lotte, conquistare la maggioranza dei lavoratori, sviluppare l’egemonia di un progetto alternativo tra le masse.

Tutto questo è molto difficile, dopo un lungo ciclo di arretramenti, sconfitte, delusioni. Ma tanto più oggi è possibile perseguire l’obiettivo solo lavorando controcorrente alla più ampia unità di classe contro padroni e governo. Solo contrapponendo al fronte unico dei padroni il fronte unico dei lavoratori e delle lavoratrici.

Non mancano lotte di resistenza e conflitti. Li abbiamo visti nello scorso marzo, nelle fabbriche, nella logistica, nella scuola, tra i braccianti. Ma sono lotte in ordine sparso, che non si parlano, che stanno recintate nel proprio perimetro aziendale o di settore. Unire queste lotte attorno ad una piattaforma generale è una necessità inaggirabile. A fronte di una offensiva generale del padronato, occorre una mobilitazione generale del lavoro capace di ribaltare i rapporti di forza complessivi.


PROSEGUIRE E ALLARGARE IL PERCORSO UNITARIO

L’Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi che si è tenuta il 27 settembre a Bologna è un primo passo in questa direzione. Le forze ad oggi raccolte sono ancora molto limitate. Ma il segnale di controtendenza è prezioso. Per la prima volta dopo tanto tempo organizzazioni e tendenze sindacali di diversa collocazione e provenienza (Si Cobas, SGB, settori della Opposizione CGIL, Slai Cobas per il sindacato di classe) hanno scelto di mettere insieme le proprie forze in una iniziativa nazionale comune. Non attraverso un cartello di sigle, ma attivando un percorso unitario fondato sui delegati, sulle delegate, sui lavoratori e lavoratrici combattivi/e, al di là di ogni divisione di sigla e appartenenza. Un percorso segnato da comuni rivendicazioni classiste e dalla prospettiva di costruzione di una vera azione di sciopero generale.

Questo percorso va ora proseguito e allargato. Non si tratta di recintare il perimetro dell’Assemblea di settembre, ma di lavorare ad estenderlo ad ogni livello. I militanti sindacali del Partito Comunista dei Lavoratori sono ovunque impegnati in questa direzione.
È la battaglia che conduciamo nell’Opposizione CGIL assieme ad altri lavoratori e lavoratrici della componente contro una linea di pura autoconservazione del proprio spazio. È la linea che conduciamo nei sindacati di base con riferimento classista contro ogni logica autocentrata e settaria. A tutti chiediamo di investire le proprie forze nel percorso unitario avviato, ponendo termine alla frammentazione dell’avanguardia.

Questa azione di coinvolgimento di forze nuove va soprattutto indirizzata verso i lavoratori, a partire dalla loro avanguardia più larga. Quella che nel marzo scorso ha trainato una breve ma intensa stagione di scioperi contro i padroni. Quella che nelle ultime settimane ha ridato segni di presenza negli scioperi metalmeccanici contro la serrata contrattuale di Federmeccanica.

Non confondiamo i burocrati con gli operai. Le burocrazie di Fiom, Fim, Uilm hanno indetto uno sciopero il 5 novembre per salvare la faccia di fronte agli operai e incanalare la loro lotta su un binario morto. Il loro obiettivo è ottenere la detassazione dell’aumento contrattuale per caricare il contratto sulla fiscalità generale (cioè sul portafoglio dei lavoratori) a vantaggio dei profitti. Ma gli operai che hanno scioperato e che possono scioperare il 5 novembre lo fanno per i propri interessi, con tutte le confusioni e contraddizioni del caso. Dobbiamo interloquire con questi operai, che sono la maggioranza sindacalizzata dell’industria, per sottrarli all’influenza dei burocrati e conquistarli alla nostra piattaforma generale. Lo possiamo fare solo dentro la lotta comune, non separandoci da questa, non levando il disturbo a tutto vantaggio dei burocrati. Dobbiamo portare la nostra piattaforma nella lotta comune, per radicalizzarla ed estenderla, non tenerci fuori dalla lotta nel nome della nostra piattaforma.


PER UNA PROSPETTIVA DI RIVOLUZIONE

La politica del fronte unico non può limitarsi al piano sindacale. Tutte le rivendicazioni della piattaforma definita il 27 settembre e rilanciata dalle manifestazioni di oggi richiamano una prospettiva politica. La drastica riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga, la forte patrimoniale sulle grandi ricchezze, la cancellazione dei decreti Salvini, la contestazione dell’indebitamento pubblico col capitale finanziario da scaricare sul portafoglio dei lavoratori, sulla sanità, sulla scuola, pongono la prospettiva di un’alternativa operaia alla crisi del capitale. O loro o noi. O il potere dei capitalisti o il potere degli operai. Nessuna conquista parziale su quel terreno è possibile senza che la borghesia tema davvero la minaccia dell’ordine pubblico e della sovversione. I padroni mollano qualcosa solo quando han paura di perdere tutto. Solo la minaccia di una rivoluzione può strappare riforme. Solo una rivoluzione, solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici basato sulla loro forza e sulla loro autorganizzazione, può realizzare una svolta vera.

Politica del fronte unico e programma di rivoluzione sono i due capisaldi della politica del PCL. Siamo per la più larga unità d’azione dell’avanguardia, che ricomponga in un unico fronte il Patto d’azione e il Coordinamento delle sinistre di opposizione nato il 7 dicembre. Perché non ha senso nel nome del fronte unico mantenere percorsi separati, tanto più a fronte delle stesse rivendicazioni generali. Ma portiamo nel fronte più largo dell’opposizione classista l’esigenza di una prospettiva di rivoluzione, in Italia e nel mondo. L’unica che può fondare su solide basi l’internazionalismo proletario, contro ogni forma di europeismo liberale o sovranismo reazionario.

L’unica che indica le basi possibili del partito comunista rivoluzionario.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il coordinamento delle sinistre di opposizione aderisce alla mobilitazione del 24 ottobre

 


Il coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione, nato a Roma il 7 dicembre, sostiene la giornata nazionale promossa dall'Assemblea dei lavoratori e lavoratrici combattivi/e tenutasi a Bologna il 27 settembre. Ne condivide le rivendicazioni, a partire dalla riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga e dalla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Ne condivide l'impianto unitario, cioè la ricerca della più ampia unità d'azione tra tutte le organizzazioni della sinistra di classe, politica e sindacale, fuori da ogni logica autocentrata e settaria. È la stessa impostazione su cui si è mosso il nostro coordinamento nell'ultimo anno.


La nuova grande crisi capitalistica, la seconda ondata della pandemia, l'offensiva frontale di Confindustria contro le condizioni del lavoro, a partire dal rifiuto di rinnovare i contratti, promuovono un nuovo livello di scontro tra capitale e lavoro, sul piano nazionale e internazionale. Ciò a fronte di una subalternità organica delle burocrazie sindacali al governo Conte e al padronato. Tutto ciò rende tanto più indispensabile unire l'azione di tutte le organizzazioni dell'avanguardia di classe attorno a una politica di fronte unico, di classe e di massa, in contrapposizione all'europeismo liberale borghese come al nazionalismo sciovinista e sovranista, di chiara marca reazionaria.

Ci pare che il patto d'azione per un fronte unico anticapitalista, cui alcune organizzazioni del nostro coordinamento partecipano organicamente, si muova nella giusta direzione dell'unità di classe attorno alle ragioni indipendenti del lavoro. Per questo aderiamo alla giornata nazionale del 24 ottobre e alle iniziative territoriali promosse, convinti che la politica del fronte unico, politico e sindacale, comporti innanzitutto la ricerca della massima unità d'azione tra le organizzazioni che la condividono e la praticano.

Coordinamento delle sinistre di opposizione

LA CRISI COLPISCE DURAMENTE: COSTRUIAMO IL PIÙ AMPIO FRONTE UNITARIO PERCHÉ NON LA PAGHI LA CLASSE LAVORATRICE

Il PCL sostiene le manifestazioni dell'15 maggio davanti alle sedi INPS indette unitariamente da SI.COBAS, SGB, ADLCobas e Reddito di quarantena, per la difesa dei salari, il sostegno al reddito di lavoratrici e lavoratori che hanno perso il lavoro o lo stanno perdendo e il rilancio dello stato sociale.



Se ci deve essere una “ripresa” non deve essere quella di profitti, ma quella delle lotte e dei diritti.

Le foto della manifestazione davanti alla sede dell'INPS di Bologna del 15 maggio 2020:




















Partito Comunista dei Lavoratori – Sezione di Bologna

Video: Dopo il virus arrivano licenziamenti, disoccupazione e tagli ai salari e stato sociale: la crisi non devono pagarla le lavoratrici e i lavoratori!

COMUNICATO DEL COORDINAMENTO DELLE SINISTRE DI OPPOSIZIONE DI BOLOGNA


Il coordinamento delle Sinistre di Opposizione di Bologna sostiene con forza il presidio indetto da SGB, ADL Cobas e S.I.COBAS  l'8, maggio presso la sede della Regione Emilia Romagna
Si associa alle rivendicazioni alla base del presidio contro una amministrazione regionale che con sostanziale noncuranza per la sicurezza di lavoratrici e lavoratori si associa al padronato e alle regioni governate dalla destra nel richiedere l'apertura immediata delle attività' produttive senza prevedere un rilancio della Sanità Pubblica e l'ampliamento del trasporto pubblico. 
Soprattutto accoglie e rilancia l'appello all'unita' delle forze sindacali, sociali e politiche che fanno riferimento alla classe lavoratrice lanciato dai promotori del presidio. 
Costruiamo l'unita' più ampia di lavoratrici e lavoratori perché la crisi la paghino, padroni, banche e governi e amministrazioni regionali loro complici. 
Se non ora quando? 

Sinistre di Opposizione di Bologna:
Partito Comunista Italiano
Partito Comunista dei Lavoratori
Partito della Rifondazione Comunista

Il video della manifestazione pienamente riuscita:



P.s. vedi info: https://www.facebook.com/pclbologna/

Francia. Terminato con successo lo sciopero dei postini del 92° dipartimento

Dopo quindici mesi di sciopero permanente, la dura lotta dei postini del 92° dipartimento francese (periferia nord-ovest di Parigi, con capoluogo Nanterre) si è chiuso con successo. Il nostro sito ha riportato regolarmente le informazioni su questa battaglia di classe diretta, tramite il sindacato SUD, dai nostri compagni della tendenza Anticapitalisme et Revolution del Nuovo Partito Anticapitalista (NPA), che nei limiti delle nostre forze abbiamo sostenuto concretamente.
Riproduciamo qui di seguito il comunicato sulla conclusione della lotta emanato dal sindacato SUD-Poste del 92° dipartimento, di cui è segretario il nostro compagno Gaël Quirante.


Comunicato del 2 luglio

La firma di un protocollo di accordo segna la fine di una lotta esemplare di 15 mesi delle postali e i postali del 92° dipartimento.
Ieri, lunedì 1 luglio, dopo 463 giorni di sciopero, la direzione delle Poste e la nostra organizzazione sindacale hanno firmato un protocollo di fine conflitto. I 150 lavoratori in sciopero (20% degli effettivi delle postine e dei postini del dipartimento) ricominceranno a lavorare giovedì 4 luglio 2019.
Usciamo più forti da questo storico conflitto, nel quale non ci siamo mai arresi.

Lo sciopero svela un furto di tempo di lavoro su larga scala

La nostra mobilitazione è infatti riuscita ad evidenziare a livello nazionale la sottrazione del tempo di lavoro portata avanti dalle Poste: come è stato indicato dall’inchiesta di Libération del 25 giugno 2019, gli algoritmi utilizzati per calcolare il carico di lavoro dei 70.000 postali del paese sono completamente sfasati rispetto alla realtà dei luoghi di lavoro. Le postine e i postini francesi e i loro solidali hanno ora la possibilità di servirsi di questo come punto di appoggio per rimettere in discussione i piani di tagli di posti di lavoro, di settori e della qualità del servizio messi in atto dalle Poste. Ne discuteremo ampiamente con la nostra federazione e con tutti i collettivi militanti che hanno a cuore la difesa dei postini e del servizio pubblico.

Dei piani di soppressione di posti di lavoro respinti

I piani di soppressione di posti di lavoro previsti per gli uffici postali in sciopero sono stati rimandati fino a gennaio 2021. Così, inoltre, degli uffici come quelli di Asnières o di Levallois continueranno a non subire tagli dei turni, che non si verificano dal 2010; allo stesso modo quelli di Clichy o di Gennevilliers, che non ne hanno dal 2011... Più di dieci anni senza riorganizzazioni quando il tempo che intercorre fra due progetti di riorganizzazione altrove in Francia è di due anni.
Le Poste ammettono così che non potranno dare seguito a riorganizzazioni, come minimo, per un periodo che, in funzione degli uffici, può estendersi fino al 2021. Al termine di questo periodo, la disputa circa la fondatezza di queste ristrutturazioni aziendali resta, e per la nostra organizzazione sindacale è inconcepibile approvare questi progetti e il metodo usato per porli in essere.

Niente interruzione meridiana

Per la maggior parte degli uffici in questione, a partire da adesso abbiamo già ottenuto che l’interruzione meridiana, i turni di distribuzione ulteriori e gli altri dispositivi che implicano lo smantellamento del mestiere di postino resteranno nel dimenticatoio per anni. Il nostro movimento ha così provato che era possibile tenere testa ai maggiori datori di lavoro del paese dopo lo Stato. L’ufficio di Boulogne, la cui riorganizzazione è rinviata come minimo a maggio 2020, non sarà investito né dell’interruzione meridiana né dalla messa in atto dei turni di distribuzione ulteriori, proprio come l’ufficio di Levallois- Perret (nessuna riorganizzazione prima di marzo 2020) e di Asnières (nessuna riorganizzazione prima di gennaio 2021).

142 assunzioni a tempo interminato

A seguito dello sciopero si sono inoltre ottenuto 142 assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori interinali, di cui 70 nel 2019: assunzioni in quantità, e una riduzione della precarietà. Si tratta di un avanzamento duplice da mettere sul conto dello sciopero. All’inizio queste risorse sono state assunte per provare a controbilanciare gli effetti dello sciopero… che però ha finito per ottenere la conservazione di questi posti di lavoro!

Una svolta in materia di diritto sindacale

Lo sciopero ha ugualmente strappato un avanzamento che costituirà un precedente giurisprudenziale in ambito di diritto sindacale: la possibilità per un rappresentante sindacale (qui il nostro segretario Gaël Quirante) di continuare ad intervenire nell’azienda dalla quale è stato licenziato evidenzia una svolta che non chiede che di essere ripresa in altri settori del mondo del lavoro. Se un esempio di tale portata si sistematizzasse, i padroni rifletterebbero due volte prima di licenziare un rappresentante sindacale.

Cassa di resistenza e sostegno esterno sono stati decisivi

I lavoratori in sciopero hanno inoltre ottenuto delle condizioni di ripresa del lavoro che garantiscono loro il versamento di una somma pari a 4000 euro netti dalla fine di luglio per quelle e quelli che hanno scioperato tutti i giorni della mobilitazione.
La cassa di resistenza delle postine e dei postini del 92° dipartimento è la più importante che sia stata mai realizzata nel paese. Ritorneremo più in dettaglio su questo, che è stato cruciale per portare avanti il braccio di ferro con la direzione del Gruppo La Poste.
Ringraziamo calorosamente l’insieme delle organizzazioni sindacali, politiche e associative che ci hanno sostenuto. Senza questo supporto, non saremmo stati in grado di resistere. In particolare il comitato di solidarietà allo sciopero ha giocato un ruolo decisivo nell’ottenimento di tutto ciò.

Di fronte allo sciopero, le Poste hanno dovuto indietreggiare

All’inizio del conflitto, l’obiettivo delle Poste era di spezzare le reni al nostro sindacato e di porre un freno alla combattività che esso incarnava a livello delle postine e dei postini del 92°. Ha subito una sconfitta: la nostra organizzazione sindacale, gli scioperanti e la strategia di raggruppamento degli uffici, dei settori e dei fronti di lotta che ha portato avanti escono da questo conflitto storico rafforzati.
Che la nostra determinazione dia forza ad altri! Perché di fronte alla barbarie di questo mondo, è ora di riunire tutte le mobilitazioni.
Che siano i nostri compagni di Geodis Genneviliers alle prese con la repressione, i medici del pronto soccorso che si battono per la salute di tutte e tutti, il personale del mondo dell’istruzione in sciopero dell’esame di Stato, i gilets gialli la cui determinazione è contagiosa, i/le militanti dei quartieri popolari che non si rassegnano di fronte alle violenze della polizia, o le capitane che hanno soccorso dei migranti rischiando la loro libertà personale: uniamo le nostre resistenze, colpiamo insieme in vista di una controffensiva globale del mondo del lavoro e dei giovani!




Articolo di Libération


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Partito Comunista dei Lavoratori - Commissione internazionale

Renzi annuncia nuove bastonate contro lavoratori e lavoratrici

Renzi prepara nuovi colpi. Cerca di recuperare consenso a destra, continuando a realizzare le politiche di Berlusconi. Lo ha fatto sull'articolo 18. Vuole ripeterlo con l'abolizione delle tasse su tutte le prime case, incluse quelle di lusso, e con un nuovo abbattimento di IRES e IRAP. A vantaggio dei profitti. Chi paga? La sanità, con nuovi tagli massicci. I servizi pubblici, sempre più cari e scadenti, nuovamente privati di fondi. Le pensioni: se anticipi sui famigerati tetti Fornero, pagherai con la pesante riduzione di un assegno già miserabile. La scuola pubblica: i tagli della Gelmini restano intatti, mentre le scuole private continuano ad incassare.
Confindustria esulta. Ovvio. Questo è un governo che regala ai padroni ciò che vogliono: lavoratori licenziabili, decontribuzione, contratti nazionali svuotati, riduzione delle tasse. Il tutto a carico del lavoro. Non solo: Renzi vuole concentrare tutti i poteri nell’uomo solo al comando. Una garanzia definitiva, per i padroni, di “governabilità” della loro rapina.


UNIRE LE LOTTE IN UNA SOLA

E' necessario dire basta. E' necessaria una ribellione di massa di lavoratori, lavoratrici, precari, disoccupati/e. Basta austerità, basta sacrifici, per ingrassare i profitti del capitalismo! Basta con l'attacco ai diritti sindacali e democratici, a vantaggio di industriali e banchieri! E' ora di voltare pagina.
Il movimento della scuola ha dato il via, aprendo un varco. E' necessario allargare quella breccia. A partire dal rinnovo dei contratti (meccanici, tessili, chimici, alimentaristi), che Confindustria non vuole. A partire dai lavoratori pubblici in attesa di un contratto che il governo nega. Soprattutto occorre rompere l'isolamento delle lotte.
Sedici milioni di salariati sono una forza enorme, che va organizzata ed unita: un grande fronte unico di lotta attorno ad una piattaforma di rivendicazioni unificante. Il lavoro che c'è sia distribuito fra tutti, con una riduzione dell'orario a parità di paga. Le leggi che precarizzano siano abrogate, per cancellare super sfruttamento e caporalato. I disoccupati abbiano diritto a un salario degno. Non si dica che i soldi non ci sono: basta dare un'occhiata agli astronomici profitti delle principali banche italiane. Il punto è imporre l'interesse della maggioranza della società contro la dittatura di una piccola minoranza. Cioè contro il capitalismo.
La Grecia ci insegna una cosa: il capitalismo non è riformabile. La pretesa di Tsipras di un compromesso onorevole si è risolta in una capitolazione totale. Il capitalismo o lo combatti o lo subisci. O ti batti per un governo che rifondi su basi nuove la società o ti condanni a gestire il continuo peggioramento della condizione di lavoratori e lavoratrici. Questo è il bivio.
Creare il partito che si batta in ogni lotta per una prospettiva di rivoluzione, è l'impegno quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori. L'unico che non ha mai tradito i salariati.

UNA ALTERNATIVA ANTICAPITALISTA

Partito Comunista dei Lavoratori - volantino settembre 2015

UNIRE LE LOTTE PER BATTERE RENZI E LE DESTRE

Viviamo in un periodo nel quale la classe padronale italiana si sta ricompattando con successo in un blocco storico trovando, nel variegato scenario politico nazionale, vaste possibilità di scelta.
Il capetto Matteo Renzi sta offrendo le garanzie più certe ai capitalisti italiani impegnando il proprio esecutivo (non eletto dal popolo e sorto per una manovra interna ai palazzi e sostenuto dai poteri forti) in una forsennata corsa alla distruzione di ogni diritto sociale e democratico. La controriforma della scuola, precarizza il lavoro dei docenti, diminuisce l'offerta formativa introducendo pesanti elementi di privatizzazione e punta a sfruttare gli studenti introducendo, per tutti gli ordini di scuola, il lavoro obbligatorio e gratuito. Il tutto condito da un ritorno al preside–podestà di fascistissima memoria. Nel campo dei diritti sociali il nostro eroico presidente del consiglio è riuscito a spazzare via ogni diritto per i nuovi assunti con il job act e la libertà di licenziamento (cancellando ultime vestigia dell'articolo 18), nonché l’ulteriore limitazione al diritto di sciopero. Allo stesso modo, con i tagli agli Enti locali, vengono falcidiati il diritto alla casa e ridotta l’assistenza sanitaria. Sul piano istituzionale si stanno preparando riforme neoautoritarie: la nuova legge elettorale (Italicum) che prevede un enorme premio di maggioranza e la controriforma della costituzione. Queste manovre reazionarie incontrano solo "oppositori di sua maestà": Salvini e Grillo. Il primo è impegnato in una assurda caccia all'immigrato e al rom, al fine di suscitare una guerra tra poveri, lucrare consensi e distogliere le classi sfruttate italiane dal vedere quale è veramente il proprio nemico: capitalisti, banchieri, faccendieri e le loro consorterie politiche. Il secondo propone di sostituire il diritto dei lavoratori a costruire la propria organizzazione sindacale per difendere diritti e salario, con un’elemosina di Stato spacciata per reddito di cittadinanza.
In tale situazione diventa necessario liberarsi di truffatori e ciarlatani, delle tre destre che oggi si contendono il potere: quella di governo (Renzi) e le due di “opposizione” (Salvini e Grillo).
C’è bisogno di un’alternativa che si basi sull’unità dei lavoratori e delle loro lotte con la costruzione di una vertenza generale di tutto il mondo del lavoro. C'è bisogno di una sinistra che ricostruisca tra le lavoratrici e i lavoratori la coscienza della propria classe. I lavoratori hanno bisogno di un loro partito, autonomo e contrapposto a tutti i loro nemici, unicamente dedito alla loro causa. Un partito che li possa rappresentare e difendere contro il capitalismo.

 

MARTEDI’ 16 GIUGNO ALLE 0RE 21
SALA BENJAMIN via del Pratello 53

INCONTRO CON:

Marco Ferrando - portavoce del PCL

Monica Fontanelli – insegnante del movimento contro la Buonascuola

Un rappresentante del Comitato Inquilini di via Gandusio