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SOLIDARIETÀ OPERAIA E MILITANTE A3 LAVORATOR3 DELLA FILIERA GRUPPO 8

 


SOLO LA LOTTA OPERAIA ABBATTE LO SFRUTTAMENTO

La sezione Romagna del Partito Comunista dei Lavoratori aderisce alla manifestazione del 6 settembre a Forlì, indetta da SUDD Cobas.

La vicenda dei lavoratori della filiera Gruppo 8 è così platealmente vergognosa che per ampi settori della società civile (e persino per alcuni partiti alla guida di varie autorità locali, che finora hanno tenuto gli occhi ben chiusi) non è possibile non schierarsi dalla parte degli operai. Da dicembre dell’anno scorso i lavoratori si sono ribellati alle condizioni inumane di sfruttamento a cui venivano sottoposti, un regime di semi-schiavitù in cui dormivano in un capannone fatiscente lavorando 12 ore al giorno, 7 giorni su 7. Sono queste, infatti, le condizioni che come un cancro infestano il comparto del mobile imbottito, quel famoso Made In Italy che la destra postfascista erge a feticcio. È una malattia di lunga data che prevede sostanzialmente il subappalto non solo delle fasi produttive quanto del caporalato, aprendo e chiudendo del giro di poco aziende fittizie, che hanno come unico scopo quello di applicare condizioni di lavoro “cinesi”. Sono zavorre vuote, pronte per essere abbandonate alla prima protesta dei lavoratori o a qualche ispezione o indagine. Una delocalizzazione dietro casa. La giustizia borghese si è dimostrata clamorosamente inefficace, proprio in una provincia in cui il Sindaco ha cavalcato il tema della “sicurezza” in campagna elettorale. L’unica sicurezza che viene garantita è il profitto del padronato, tutelato proprio dagli elementi della destra cittadina che – in una corrispondenza di amorosi sensi – difendono fattivamente e politicamente lo sfruttamento e l’insicurezza creata dal sistema criminale emerso nella vertenza. Contro i lavoratori che scioperano, gli avvocati-politici dell’azienda invocano continuamente l’applicazione del DL 1660, rendendo chiaro (se ancora ce ne fosse bisogno) che questa norma repressiva serve solo a manganellare e incarcerare chi lotta per il posto di lavoro e un tipo di società diverso. Come Partito Comunista dei Lavoratori siamo al fianco degli operai della filiera Gruppo 8 e sosteniamo la piattaforma rivendicativa di Sudd Cobas, che altro non è che il ripristino delle condizioni minime e dovute. La tenacia di questi lavoratori ha scoperchiato un vaso di Pandora che rende questa vertenza molto di più di una diatriba sindacale, come qualcuno vorrebbe. I lavoratori di un intero comparto, a volte distanti solo pochi metri o chilometri, nell’ennesimo capannone fatiscente, guardano a questi colleghi che hanno alzato la testa. È dovere di tutta la classe operaia muoversi compatti nella lotta, a prescindere dalla provenienza o dall’appartenenza sindacale. Occorre unire le vertenze del territorio e colpire il padronato dove fa più male, il portafoglio, con scioperi, picchetti e la ripresa di un’incisiva azione sindacaleal di là delle sigle.  Il padronato tenta di dividere i lavoratori per provenienza geografica, settore, contratto, azienda; soffia sul razzismo per usare i pregiudizi come leva salariale, per fare in modo che chi lavora non si riconosca più come classe. Occorre una vertenza generale, che rimetta al centro la classe operaia: serve un fronte unico di classe! Come dimostra in modo esemplare questa vertenza, è la classe lavoratrice l’unica che ha la capacità di rovesciare i rapporti di sfruttamento: occorre dare vita a una nuova stagione di mobilitazione e strappare di nuovo quei diritti che sembravano acquisiti ma che il padronato ci ha tolto, con il silenzio e la connivenza delle burocrazie sindacali. Chiediamo:

  • La nazionalizzazione sotto il controllo operaio, senza indennizzo, di tutte le aziende che delocalizzano, anche dietro casa, basta con il sistema di subappalto, basta con il caporalato
  • Per una cassa nazionale di resistenza a sostegno degli scioperi
  • Per l’abolizione di tutte le leggi repressive finalizzate a colpire i lavoratori in lotta per il posto di lavoro. No al DL 1660.
  • Salari dignitosi! I salari sono fermi da vent’anni, è un’emergenza non più rinviabile. Reintroduzione della scala mobile e abolizione di sfruttamento e precarietà!
  • Per un’indennità di disoccupazione dignitosa per i giovani e le persone in cerca di lavoro

PER LA RIPRESA DI UNA MOBILITAZIONE OPERAIA GENERALE, UNIRE LE LOTTE, ABBATTERE LO SFRUTTAMENTO!

PER UN’ALTERNATIVA DI SOCIETÀ! PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI!

Cassa di resistenza per i lavoratori Sofalegname di PCL Romagna · Agosto 3, 2025 Invitiamo tutti i compagn3 a contribuire alla raccolta fondi per i lavoratori in lotta!

 


DONATE QUI!

Il PCL Romagna ha contribuito e contribuirà alla cassa di resistenza per i lavoratori in lotta. Invitiamo tutti i compagni e le compagne a sostenere la raccolta fondi e a prestare solidarietà militante ai picchetti.
Siamo accanto a Sudd Cobas e ai lavoratori Sofalegname contro lo sfruttamento di un capitale senza scrupoli e senza vergogna, che non vuole operai, ma schiavi, e che scappa altrove invece di rispettare i diritti dei lavoratori.

Per conquistare i diritti! Per rovesciare lo sfruttamento! Solidarietà operaia nella lotta! Per durare un minuto in più del padrone!


Ps.: un contributo è già venuto anche dal PCL Nazionale e dalla sez. di Bologna

_________________________

Da Sudd Cobas

I lavoratori della filiera Gruppo 8 di Forlì stanno scioperando e hanno bisogno del nostro aiuto!

Dopo 17 giorni di sciopero nel mese di Luglio, dal 1 agosto i lavoratori sono di nuovo in sciopero ad oltranza, con due presidi permanenti!

Inoltre non hanno ricevuto lo stipendio di Giugno, e chiaramente sono in difficoltà per le spese di affitto e di sussistenza. Quanto più i lavoratori possono resistere in sciopero tanto più sono le possibilità di vincere questa battaglia, ma per farlo hanno bisogno di essere sicuri di poter pagare le spese necessarie. Sappiamo quanto può essere duro scioperare per i propri diritti e stare giorno e notte davanti alla fabbrica, ma è ancora più difficile farlo se non sai come pagare le bollette.

Per questo motivo chiediamo il sostegno di tutte le persone che hanno a cuore la loro lotta e che pensano sia necessario battersi per mettere un freno a multinazionali senza scrupoli, che sfruttano territori e persone e poi provano a scappare via, lasciando i lavoratori senza lavoro e senza stipendio.

Gli scioperi di questo tipo in italia sfortunatamente non sono molti, ma è un motivo in più per sostenere chi li porta avanti, sperando che possano essere di esempio ai molti che ancora lavorano sfruttati.

I lavoratori della filiera Gruppo 8 hanno scioperato, dal 3 Luglio, per 17 giorni contro la delocalizzazione dello stabilimento. Gruppo 8 produce divani di lusso, ma non è mai stata disposta a pagare i lavoratori in modo corretto.

Questo di Luglio era già il secondo sciopero. Prima a Dicembre hanno scioperato una settimana contro le condizioni disumane cui erano costretti: turni di 12 ore al giorno, costretti a dormire in un capannone ad una temperatura di 4°!

Con la prima mobilitazione hanno ottenuto contratti regolari e il rispetto dei loro diritti fondamentali, ma dopo soli 7 mesi l’azienda ha provato a delocalizzare, per liberarsi di chi pretendeva di essere pagato correttamente.

A Luglio dopo 17 giorni di sciopero era stato siglato un accordo dove l’azienda garantiva la riapertura dello stabilimento. Dopo una settimana però,l’accordo non è stato rispettato e l’azienda ha riprovato a spostare la produzione. Il picchetto è ricominciato, ma ad oggi mancano anche gli stipendi di Giugno.

Il mancato rispetto dell’accordo, firmato con la Prefettura di Forlì e in presenza anche della Regione Emilia Romagna è un affronto a tutto il territorio. Multinazionali che si sentono impunite pensando di poter sfruttare persone e risorse, per poi andarsene quando gli fa più comodo. Per questo motivo lo sciopero è ricominciato il 1 Agosto, per pretendere il rispetto dell’accordo e per dare un messaggio chiaro a queste multinazionali: non rimarremo a guardare, difenderemo i posti di lavoro dignitosi e non permetteremo che la produzione ancora un volta venga fatta dove i diritti minimi non ci sono.

Facciamo appello quindi a tutte le cittadine e cittadini, le associazioni, i collettivi di sostenere la mobilitazione e partecipare alla raccolta fondi essenziale per la continuazione di questa battaglia.

Per gli aggiornamenti potete seguire il nostro sito www.suddcobas.it o le nostre pagine sui social.

Condividete la raccolta fondi e donate!

I fondi andranno alla COM Soccorso Attivo, Società di Mutuo Soccorso che distribuirà la raccolta tra i lavoratori in sciopero.

Giù le mani del capitale e della finanza dal lavoro e dalla montagna!


 Il copione che abbiamo visto recitato dal padronato alla Saga Coffee di Gaggio Montano si è ripetuto in questi giorni a Marradi, piccolo centro montano, sede dello stabilimento produttivo dell’Ortofrutticola del Mugello, in provincia di Firenze

Marradi è la patria del Marron Buono (marchio IGP), eccellenza del territorio punteggiato dai castagneti. Anche in questo caso, come a Gaggio Montano, la fabbrica è in attivo, quindi non si può parlare di alcuna “crisi” che giustifichi il licenziamento dei lavoratori, anzi, delle lavoratrici, perché come alla Saga Coffee, a perdere il lavoro sarebbero principalmente donne, spesso impiegate nello stabilimento da tanti anni, in gran parte stagionali, che lavorano dieci mesi all’anno nel ciclo produttivo dello stabilimento.

Come a Gaggio, la chiusura dell’ dell’Ortofrutticola del Mugello di Marradi significherebbe un colpo mortale all’economia del territorio, che vede svolgersi qui l’intera catena di produzione dei marron glacé, dalla coltivazione alla raccolta alla vendita. Quella che si fa a Marradi è una vera e propria produzione di eccellenza, unica in Italia, una lavorazione lenta, messa a punto con attenzione. Il capitale spesso straparla di km 0 e produzioni locali e poi le chiude laddove funzionano, per la sola ragione di incrementare ulteriormente i profitti.

E come alla GKN e a Gaggio, anche a Marradi di «capitale» si deve parlare, dato che l’Ortofrutticola del Mugello, nata come azienda pubblica, è passata prima in mani private e ora è controllata da un fondo finanziario, la Investindustrial, guidato dal manager Andrea Bonomi, oggi principale azionista di società come B&B Italia, Flos, Aston Martin, Sergio Rossi, PortAventura, Artsana e Valtur. Fondo finanziario che, come da copione, al primo tavolo convocato in Regione non si è fatto vedere. E non si è mai fatto vedere da quando ha acquisito lo stabilimento.

Non sorprende quindi che anche questa comunità, come quella di Gaggio Montano, abbia reagito con forza, stringendosi intorno alle lavoratrici e ai lavoratori, in un presidio h24 in condizioni durissime, comprendendo una verità molto semplice: se muore la fabbrica muore il territorio, il lavoro è ben più di uno scambio tempo-salario, è dignità, è collettività: anche il fruttivendolo, il macellaio, il coltivatore diretto subirebbero un danno irreparabile se la fabbrica dovesse chiudere.

I perversi meccanismi del capitale, forse per alcuni meno visibili in un grande tessuto urbano o internazionale, rivelano tutta la loro distruttività se osservati attraverso la lente di ingrandimento di queste piccole e caparbie comunità montane.

La fabbrica è in attivo, addirittura il fatturato nell’anno di crisi 2021 ha toccato il 6%, un risultato mai raggiunto. Ora non basta più neppure che una fabbrica produca profitti per sentirsi al sicuro. Ai fondi finanziari viene consentito di speculare non solo sul lavoro, ma direttamente sulle persone, distruggendo intere famiglie, intere filiere produttive, interi paesi.

In una crisi pandemica in cui chi ha perso il lavoro è per il 98% donna, i licenziamenti di Gaggio Montano e di Marradi aggiungono un’ulteriore beffa alla crudeltà: queste donne avranno una difficoltà doppia a trovare un nuovo posto di lavoro, molte di loro lavorano nella fabbrica da quando erano ragazzine, e ora hanno figli e genitori anziani a carico.

I balbettii delle autorità non devono trarre in inganno, al di là delle meschine diatribe politiche di bottega, il potere borghese non ostacolerà il capitale finanziario e anche a livello nazionale non è possibile farsi illusioni: non sarà questo governo di banchieri e finanzieri a fermare i licenziamenti (lo ha già dimostrato con la legge farsa “contro” le delocalizzazioni). Sarà solo tramite la lotta che le lavoratrici di Marradi potranno difendere il posto di lavoro. Durare un minuto in più dei padroni diventa più difficile quando il padrone è un fondo finanziario apparentemente senza volto, disumano, completamente disinteressato alla logica della produzione di un bene, ma solo alla monetizzazione di persone, territori, scorte, macchinari. Ma è necessario.

Davanti a un padronato che non si nasconde più neppure dietro la foglia di fico dell’essere “imprenditori” ma solo “proprietari”, ­­occorrono forme di lotta decise e radicali, come quelle messe in atto dai lavoratori di tante realtà che stanno attraversando la stessa situazione: blocco della fabbrica, presidio permanente, occupazione.

GKN, Whirlpool, Saga Coffee, Speedline e adesso Ortofrutticola del Mugello… Si tratta di decine e centinaia di vertenze operaie che attraversano il balletto di tavoli e tavolini istituzionali, accordi e compratori fantasma, speranze e amare disillusioni, una strategia di sfinimento volta a piegarle una ad una, impedendo che queste lotte si riconoscano sorelle e si uniscano in una vertenza generalizzata contro i licenziamenti e contro una narrazione falsa della crisi pandemica, che è stata un’ulteriore occasione di profitto per i soliti noti.

È il momento di unire queste lotte in una vertenza generale a tutela del lavoro e della sua dignità, occupare le aziende che licenziano o delocalizzano, rivendicare il loro esproprio sotto controllo operaio, di costruire una cassa nazionale di resistenza.

Il PCL Romagna ha portato la propria solidarietà alle operaie e agli operai di Marradi sabato 8 gennaio, con la nostra adesione a tutte le iniziative di lotta che le operaie intenderanno portare avanti. Ma la solidarietà per quanto ci riguarda non può limitarsi alle parole vuote, alle sfilate delle autorità o alla sola solidarietà civile. Serve sostenere la lotta delle operaie: noi che lavoriamo in tanti altri posti di lavoro, insieme alle lavoratrici di Marradi, di Gaggio, e di ogni altra vertenza. L’unificazione delle lotte in una vertenza generale contro i licenziamenti è per noi ormai non più rinviabile.


Invitiamo chi può a sostenere le lavoratrici e i lavoratori dell’Ortofrutticola del Mugello tramite la cassa di resistenza, in loco, o con un versamento.

IBAN: IT45P0200837941000401384771

Causale: PRESIDIO ORTOFRUTTICOLA

Partito Comunista dei Lavoratori - sezione Romagna

Manifestazione contro la chiusura della Speedline di S. M. di Sala (Ve)

 


Solidarietà di lotta ai lavoratori e lavoratrici da parte del PCL. Contro chiusure e licenziamenti occupare, espropriare, nazionalizzare. Costruiamo lo sciopero generale di massa e continuativo

Testo distribuito nella giornata di domenica 19 dicembre, alla manifestazione dei lavoratori e delle lavoratrici della Speedline di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia. La multinazionale svizzera Ronal, proprietaria dello stabilimento che produce cerchi in lega per auto, ha annunciato la chiusura del sito entro il 2022, indicando la volontà di delocalizzare la produzione in Polonia. Vengono così colpiti 800 lavoratori, di cui 500 diretti, 100 in somministrazione e 400 dell’indotto. Nell'occasione è stato distribuito anche l'appello "Unire le lotte contro i licenziamenti"


Non si ferma l’avidità di profitti e l’arroganza padronale: altre centinaia di lavoratori e lavoratrici colpiti dal terribile annuncio della chiusura e della delocalizzazione della loro fabbrica. Non dobbiamo permetterlo!

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria e totale incondizionata solidarietà e sostegno ai lavoratori e lavoratrici della Speedline, impegnati in una dura vertenza che non può e non deve rimanere isolata.

La notizia della sospensione della procedura di delocalizzazione da parte della Ronal, solo per il periodo della trattativa, è di sicuro positiva, ma non basta! I lavoratori dovranno tenere alta la guardia! bisogna evitare che nella fase di discussione si inserisca il solito canovaccio che tristemente ha accompagnato quasi tutte le vertenze di questi anni: ammortizzatori sociali, ridimensionamenti accompagnati da buone uscite - tra l’altro anche in Speedline negli ultimi 15 anni ci sono stati ridimensionamenti fatti digerire ai lavoratori - e alla fine false promesse di re-industrializzazione, come successo in Whirlpool.

I lavoratori e le lavoratrici della Speedline non hanno che da contare sulla loro forza organizzata, cercando di collegarsi alle altre vertenze che sono in campo a livello nazionale. Come possono i lavoratori fidarsi delle istituzioni? Le stesse che sostengono un governo che sta varando una manovra di bilancio lacrime e sangue, in cui anche l’emendamento inserito sulle delocalizzazioni, contestato giustamente dalla stessa FIOM, non dà alcuna garanzia per i lavoratori e nei fatti agevola le imprese a fare quel che gli pare: una vera truffa! Le stesse istituzioni che esprimono un sindaco che si permette di offendere i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici!

Bisogna allora ripartire dalla centralità del movimento operaio e dalla sua autonomia rispetto a chi negli anni ha tradito le ragioni di classe e le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici, unificando le diverse vertenze tra loro separate e disperse: dalla Caterpillar alla Saga Coffe, da quelle della logistica all’Alitalia, alla Whirlpool e tutte le lotte e resistenze in corso.

A partire dall'iniziativa avanzata di lotta dei lavoratori della GKN contro i licenziamenti e contro le delocalizzazioni, bisogna rivendicare la nazionalizzazione sotto il controllo di chi ci lavora delle aziende che licenziano e chiudono e costruire un percorso di coordinamento e unificazione tra settori lavorativi e territori diversi.

• Uniamo le lotte, i padroni si fanno forza delle nostre divisioni!
• Costruiamo un’assemblea nazionale di delegati/e per condividere i percorsi di lotta!!
• Apriamo casse di resistenza per sostenere gli scioperi, le vertenze e le occupazioni!
• Via le leggi di precarizzazione del lavoro! Basta col lavoro somministrato!
• Riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga: 30 ore pagate 40! Il lavoro va diviso tra tutte e tutti!
• Salario medio garantito di 1500 euro mensili a tutte le categorie di lavoratori! Basta salari da fame!
• Tutela sotto il controllo di chi lavora della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro!
• Abolizione della legge Fornero, diritto alla pensione a 60 anni o dopo 35 anni di lavoro!
• Facciamo pagare la crisi a chi non ha mai pagato, patrimoniale del 10% sul 10% più ricco!

Lo sciopero generale del 16 dicembre proclamato dalla CGIL e alla UIL, nonostante la debolezza della piattaforma e dei limiti del suo percorso di costruzione, è stato un momento importante di lotta, ma non sufficiente: dobbiamo lanciare una vertenza generale, dando centralità al tema delle delocalizzazioni, dei licenziamenti e delle chiusure aziendali, e avanzare la necessità della rivendicazione di uno sciopero generale vero, unitario, prolungato e di massa.

Partito Comunista dei Lavoratori

GKN: una prima vittoria

 


Continuare la lotta, unire le vertenze

20 Settembre 2021

L’accoglimento del ricorso sindacale contro la procedura di licenziamento dei lavoratori di GKN è un primo importante risultato della loro lotta, della loro determinazione, della loro capacità di raccogliere una vasta solidarietà operaia e popolare.

Il risultato ottenuto non è merito certo della burocrazia sindacale, che ha subito la lotta dei lavoratori senza mai impegnarsi realmente sul terreno della mobilitazione, neppure in occasione della grande manifestazione nazionale di sabato scorso a Firenze. Il merito è solo della lotta operaia e del sostegno e riconoscibilità che ha saputo conquistarsi.

Ora è necessario far leva sulla prima vittoria ottenuta per unire tutte le vertenze del lavoro. Bisogna che nella piccola breccia che si è aperta con questo risultato irrompa un’azione generale della classe operaia.

padroni di GKN fanno sapere che rispettano la sentenza ma si riservano di impugnarla. Significa che non hanno alcuna intenzione di revocare la chiusura dello stabilimento di Firenze. Confindustria già ammonisce il governo a non avallare “la cultura anti-industriale”, cioè a non fare dell’infortunio di GKN un caso di scuola per imbrigliare i licenziamenti. Il governo ha già assicurato a Confindustria nelle scorse settimane che l’annunciata “legge anti-delocalizzazione” è solo una regolazione delle pratiche di licenziamento per metterle al riparo da infortuni giudiziari.

Le dichiarazioni (elettorali) dei partiti di governo in solidarietà con le ragioni dei lavoratori GKN sono solo una montagna di ipocrisia. Le ristrutturazioni in corso o annunciate nell’industria, nei servizi, nei trasporti, nel pubblico impiego indicano che la ripresa capitalistica passa per una nuova offensiva contro il lavoro. La montagna di miliardi che saranno riversati nei portafogli padronali servirà a irrorare questa offensiva. Occorre dunque opporre a questo attacco generale un fronte unitario di resistenza altrettanto generale.

È ora di finirla con le vertenze in ordine sparso, abbandonate a sé stesse, azienda per azienda, stabilimento per stabilimento, nella logica del si salvi chi può. Occorre fare di tante lotte una lotta sola, allargando il varco che i lavoratori GKN hanno aperto. Per questo tanto più oggi sosteniamo con convinzione l’appello rivolto a tutte le organizzazioni della classe operaia da centinaia di lavoratori, lavoratrici, quadri sindacali di diversa appartenenza (Unire la lotta contro i licenzialmenti), per una azione di lotta unificante attorno a comuni indicazioni:

• Occupare le aziende che licenziano, come hanno fatto i lavoratori GKN, e rivendicare la loro espropriazione sotto il controllo dei lavoratori

• Istituire una cassa nazionale di resistenza, che generalizzi la pratica dei lavoratori di GKN e Whirlpool, a sostegno di tutte le lotte prolungate

Lo sciopero generale è più che mai una necessità. Ma è essenziale combinarlo con questa svolta generale di obiettivi e di azione. Per evitare che si trasformi, come tante volte in passato, in un atto rituale senza effetti pratici sui rapporti di forza.

Il primo risultato dei lavoratori GKN dimostra che solo la forza operaia può strappare risultati. È necessario generalizzare questa esperienza all’intera classe lavoratrice. Ora.

Partito Comunista dei Lavoratori

Dalla solidarietà alla lotta generale: tutte e tutti a Firenze sabato 18 settembre!

 


Pubblichiamo il testo del volantino che distribuiremo sabato 18 settembre alla manifestazione della GKN a Firenze

16 Settembre 2021

Unire le vertenze, contrapponendo alla radicalità dei padroni una radicalità uguale e contraria. Occupare le aziende che licenziano, per la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio. Costruire una cassa nazionale di resistenza.

La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di GKN è una grande lotta. Per questo va messa al servizio di un fronte comune di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, per un cambio di direzione del movimento operaio italiano.

Da anni le lavoratrici e i lavoratori subiscono la mancanza di una direzione di lotta adeguata a reggere il livello di scontro. Lotte importanti come quelle di Ilva, Acciaierie Piombino, Whirlpool, Alitalia, e tante altre, portate avanti coraggiosamente dalle lavoratrici e dai lavoratori per salvare il proprio lavoro, sono state prima isolate le une dalle altre e poi condotte spesso, in ordine sparso, su un binario morto. La divisione delle lotte è stata la vera forza dei padroni!

Azienda per azienda, la burocrazia sindacale ha predicato ovunque “senso di responsabilità” e “realismo”, portando a spasso gli operai in interminabili girotondi tra Ministeri, istituzioni locali, parroci, tutti prodighi di parole di solidarietà e di promesse... Ma le parole non cambiano i rapporti di forza. E alla fine, troppo spesso, è rimasto il peso materiale della sconfitta: centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, spremuti come limoni, gettati via come ferrovecchio dai loro padroni, senza mai l’occasione di un fronte comune.

È allora necessario un cambio di passo. Una svolta radicale di metodi d’azione, di organizzazione, di piattaforma. Una svolta che dica: la ritirata è finita, ora basta, ora tutte le vertenze si uniscono in un fronte comune, attorno a comuni obiettivi.

La lotta della GKN può diventare insomma una vera vertenza pilota, capace non solo di reggere lo scontro col proprio padrone, ma anche di parlare alla classe operaia italiana: ai lavoratori e alle lavoratrici della Whirlpool, Elica, Bekaert, ex Ilva, acciaierie di Piombino, Texprint; ai lavoratori della logistica, che per le loro lotte combattive hanno subito forti repressioni e pagato con la morte di Adil, sindacalista SI Cobas assassinato durante un picchetto; a tutti coloro che lottano, e che possono unirsi alla lotta.

È necessaria una proposta di azione comune!

• Le fabbriche che licenziano vanno occupate, come hanno fatto le lavoratrici e i lavoratori di GKN, per impedire ai padroni di portar via i macchinari

• Va organizzata una cassa nazionale di resistenza per sostenere la lotta prolungata, generalizzando l’esperienza di GKN

• Va rivendicata la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che licenziano, per garantire il diritto incondizionato al lavoro

• Va promosso un coordinamento nazionale di tutte le lotte di resistenza, per fare di tante vertenze isolate una grande vertenza nazionale. Trasformando la debolezza di ognuno nella forza di tutte e tutti.


Occorre portare queste rivendicazioni nello sciopero generale dell’11 ottobre. Per fare di questa giornata di sciopero un momento di sviluppo reale del fronte unico della classe lavoratrice.

A chi obietta che le rivendicazioni sono troppo avanzate, e che è “impossibile” realizzarle, rispondiamo che sono tutte proporzionali al livello obiettivo dello scontro. E che solo ponendosi su questo livello è possibile strappare risultati parziali e concessioni. Senza contrapporre alla forza dei padroni una forza uguale e contraria, siamo tutti condannati a rotolare all’indietro, come negli ultimi decenni.

In una battaglia di classe si può vincere e si può perdere. Il modo peggiore di perdere è non investire tutte le proprie potenzialità nel tentativo di vincerla. Senza una svolta unificante di azione la migliore lotta aziendale rischia di finire in un vicolo cieco. Ma perché una svolta unificante si produca occorre partire da una proposta generale. Le compagne e i compagni di GKN sono nelle migliori condizioni di esperienza, credibilità ed attenzione pubblica per avanzare questa proposta, rivolgendosi innanzitutto alle decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori già in lotta.

Il PCL, in ogni caso, porta e porterà questa proposta di azione in ogni luogo di lavoro, sindacato di classe, circuito di avanguardia, riconducendola alla prospettiva di un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, basato sulla loro forza e sulla loro autorganizzazione. L’unico governo che può presentare il conto al padronato.

Partito Comunista dei Lavoratori

Appello. Unire la lotta contro i licenziamenti!

 


Per adesioni: appellocontroilicenziamenti@gmail.com

14 Settembre 2021

Istituire una cassa nazionale di resistenza. Occupare le aziende che licenziano, come hanno fatto in GKN. Nazionalizzarle senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori. Opporre alla radicalità dei padroni una radicalità uguale e contraria

Pubblichiamo qui, su richiesta dei promotori, un appello nazionale per l'unificazione del fronte di lotta contro i licenziamenti, a partire dalle vicende GKN e Whirlpool. L'appello è promosso da lavoratori e lavoratrici di diversa appartenenza sindacale: RLS, RSU, compagni e compagne con ruoli sindacali e/o rappresentativi/e di realtà di lotta importanti nella propria azienda, settore, territorio. Attorno a questo appello, che qui pubblichiamo con la prima rosa di firmatari, si svilupperà una campagna nazionale di adesioni e iniziative di supporto, di cui verrà data periodica informazione.

I compagni e le compagne che intendono aderire possono scrivere a appellocontroilicenziamenti@gmail.com




UNIRE LE LOTTE CONTRO I LICENZIAMENTI!

Lo sblocco dei licenziamenti ha moltiplicato l’offensiva padronale contro i lavoratori e le lavoratrici. Le vicende Whirlpool, GKN, Giannetti, Timken, sono emblematiche. I licenziamenti si concentrano nel settore automotive, dove Stellantis già dichiara ufficiosamente 12000 “esuberi”. Ma coinvolgono anche il settore dei trasporti (Alitalia), colpiscono la logistica (FedEx), si estenderanno all’industria tessile e alle piccole imprese quando diverrà operativo lo sblocco anche in questi settori. Nel complesso un salto nell’attacco al lavoro, che si aggiunge al mancato rinnovo nel primo anno della pandemia di un milione di contratti precari.

Spesso, padroni italiani o stranieri che hanno mercato e commesse e che hanno incassato complessivamente miliardi di soldi pubblici pagati dai lavoratori, decidono di trasferire altrove la produzione per beneficiare o di salari ancor più miserabili, o di ulteriori esenzioni fiscali, o di puri vantaggi speculativi di carattere finanziario. In altri casi, in cui la crisi di settore è reale (auto, siderurgia, trasporti) la si scarica sui salariati a protezione degli azionisti. A pagare sono sempre i produttori della ricchezza, a vantaggio di chi la intasca.

Ad oggi questa offensiva generale non trova una risposta generale unitaria del movimento operaio. Dal 2008 si moltiplicano vertenze su vertenze a difesa del lavoro, che coinvolgono centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, la loro generosità, la loro tenacia. Ma sono tutte vertenze in ordine sparso, in un quadro di grande frammentazione. Manca una risposta unificante. Ogni vertenza è ripiegata su sé stessa, sulla propria specifica situazione, in una giostra interminabile di contatti istituzionali, annunci elettorali, promesse di futuri acquirenti: che o sono fantasmi, o sono faccendieri, o pongono come condizione d’acquisto la cancellazione di posti di lavoro e/o di diritti acquisiti. È il calvario degli ultimi 15 anni (Alitalia, Termini Imerese, Alcoa, Eutelia, Acciaierie di Piombino, etc.). Un lungo elenco di croci. Ora è la volta di Whirlpool, Giannetti, Timken, GKN.

La legge sulle delocalizzazioni annunciata dal governo Draghi, su modello della legge francese Florange del 2014, non offre alcuna risposta ai lavoratori. Non riguarda né le chiusure legate a crisi economico-finanziarie, né le delocalizzazioni interne alla UE (GKN). Si limita a un piano di cosiddetta “mitigazione delle ricadute occupazionali”: preavviso dei licenziamenti, generici impegni che non valgono nulla per il futuro occupazionale dei licenziati, una multa irrisoria in caso di inadempienze. Per di più oggi, su richiesta di Confindustria, si sono cancellate dal testo di legge persino queste sanzioni simboliche. Nei fatti è una legge che prescrive come licenziare educatamente e monetizzare il licenziamento. Proprio come avviene in Francia. Una truffa presentata come “soluzione”. Inaccettabile.

È necessario voltare pagina. Non pioveranno concessioni dall’alto senza una svolta di lotta dal basso: una svolta di lotta radicale quanto radicale è l’offensiva del padronato. Una svolta che finalmente unifichi le centinaia di vertenze presenti e future, sottraendole all’isolamento, all’abbandono, alla sconfitta. Non si tratta di ignorare le specificità di ogni vertenza, che è sempre un terreno d’azione importante. Si tratta di unire le vertenze al di là della loro specificità. Di individuare comuni forme di lotta e comuni rivendicazioni, che possano trasformare tante vertenze in ordine sparso in una grande vertenza nazionale a difesa del lavoro, capace di mettere la lotta di ognuno al servizio di tutti, e la lotta di tutti al servizio di ognuno. È l’unica via per cambiare i rapporti di forza e strappare risultati.

Per questo proponiamo a tutte le organizzazioni del movimento operaio di unire nell’azione le proprie forze attorno a misure e rivendicazioni di svolta.


OCCUPARE LE AZIENDE CHE LICENZIANO. FARE COME ALLA GKN

Se il padrone licenzia deve incontrare ovunque una risposta uguale e contraria. A partire dalla occupazione dello stabilimento interessato. Dalla fabbrica non deve uscire neppure un bullone. L’occupazione è una prima forma di requisizione. È ciò che hanno fatto i lavoratori di GKN, con una scelta esemplare, che non a caso ha messo in allarme padronato e governo. imponendo la loro vertenza all’attenzione pubblica. Estendere e generalizzare questa forma d’azione significa moltiplicare i suoi effetti. Significa dire alla borghesia e ad ogni padrone che se vuole licenziare deve mettere sul conto, in primo luogo, la perdita di controllo sui suoi impianti. Un ammonimento che in termini pratici vale infinitamente di più di una multa (eventuale) da assorbire a bilancio.


PER UNA CASSA NAZIONALE DI RESISTENZA

Una occupazione prolungata ha bisogno di essere coperta ben al di là degli ammortizzatori esistenti. C’è bisogno di una cassa di resistenza. È quella che è stata adottata dai lavoratori di Whirlpool, di FedEx, di GKN e di altre vertenze. Ma occorre andare al di là della raccolta volontaria di vertenza in vertenza. Occorre una grande cassa di resistenza nazionale pronta a sostenere ogni azione di lotta prolungata a difesa del lavoro, con l’impegno a tal fine di tutte le organizzazioni di classe e di un loro comitato unitario di controllo. Significa dire alla borghesia e a ogni padrone che i lavoratori sono pronti a reggere ovunque uno scontro di lunga durata. Un deterrente di certo più efficace di qualsiasi “raccomandazione” ai padroni di usare buone maniere.


NAZIONALIZZARE LE AZIENDE CHE LICENZIANO, SENZA INDENNIZZO E SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI

Se il padrone vuole licenziare i lavoratori, questi ultimi hanno diritto a rivendicare il licenziamento del padrone. Se il padrone antepone la proprietà al lavoro, il lavoro ha diritto a mettere in discussione la proprietà. Senza un euro di indennizzo: perché l’indennizzo se lo sono preso con anni e decenni di risorse pubbliche, e con lo sfruttamento dei lavoratori. Nazionalizzare senza indennizzo significa riprendersi ciò che i lavoratori hanno già abbondantemente pagato, e porlo sotto il proprio controllo. Significa dire che il problema non è il costo del lavoro per il capitale ma il costo del capitale per il lavoro, ribaltando decenni di sacrifici e arretramenti che hanno solo ingrassato i profitti.

È una rivendicazione che pone la prospettiva di una alternativa di società partendo dalla necessità immediata del posto di lavoro. Non a caso appartiene alla storia del movimento dei lavoratori, in particolare nelle epoche di crisi. Riprenderla e generalizzarla significa dire alla borghesia e ad ogni padrone che i lavoratori non sono più disposti a considerare intoccabile la proprietà degli azionisti. Se il padrone vuole licenziare deve sapere che la sua proprietà è in gioco. Un avvertimento forse più convincente delle solite prediche virtuose.


PER UNA ASSEMBLEA NAZIONALE UNITARIA DI TUTTE LE VERTENZE CHE DECIDA SU FORME DI LOTTA E OBIETTIVI COMUNI

Questa svolta generale di indirizzo è richiesta dal nuovo livello dello scontro.

Per discuterla e approfondirla crediamo necessaria una grande assemblea nazionale delle rappresentanze di tutte le aziende in lotta, al di là di ogni diversa appartenenza di categoria o di sindacato. Una assemblea nazionale che possa definire democraticamente una piattaforma comune e un’azione comune. Una assemblea che contrapponga al fronte unitario del padronato il fronte unitario dei lavoratori. Una assemblea che ponga l’esigenza di una vertenza generale di tutto il mondo del lavoro, nella prospettiva di una lotta internazionale che ribalti i rapporti di forza tra le classi.


Per adesioni: appellocontroilicenziamenti@gmail.com




Primi firmatari:


Luigi Sorge, operaio STELLANTIS Cassino, Assemblea Generale FIOM CGIL Frosinone/Latina

Gabriele Severi, RSU USB Marcegaglia Forlì

Thomas Casamenti, RSU USB Marcegaglia Forlì

Fabio Frati, Direttivo nazionale CUB trasporti Alitalia

Enzo Accursio, RSU UILM Whirlpool Napoli

Madonna Pasquale, RSU Cgil Jabil Marcianise Caserta

Alessandro Babboni, cassaintegrato Jsw Steel Italy, ex Acciaierie Piombino

Paolo Francini, cassaintegrato Jsw Steel Italy, ex Acciaierie Piombino

Paolo Ferrari, USB, cassaintegrato Jsw Steel Italy, ex Acciaierie Piombino

Giuseppe Filippeschi, cassaintegrato Jsw Steel Italy, ex Acciaierie Piombino

Franco Panzarella, Assemblea Generale GCIL Prato

Enrico Chiavacci, CD FISAC Toscana, Coordinatore Regionale FISAC per le Banche di Credito Cooperativo e membro del Coordinamento Nazionale FISAC Gruppo Iccrea

Aurelio Fabiani, RSU IIS Spagna/Campani Spoleto

Ettore Magrini, USB Territoriale Spoleto

Renato Pomari, RSU FIOM CGIL IBM Milano

Roberto Galvanin, RSU USB Stefani Vicenza

Andrea Bartoli CD FILCTEM CGIL Firenze

Arduino Fraveto, direttivo provinciale CUB, Stellantis Cassino

Andrea Camilli, CD FILCTEM CGIL Pisa

Luca Tremaliti, CD Nazionale FILT CGIL, marina mercantile

Diego D’Agostino, CD FIOM STELLANTIS Cassino

Carlo Velletri, RSU FIOM Guidolin Padova

Fausto Torri, Enel distribuzione La Spezia, Assemblea generale CGIL La Spezia

Gerardo Iuliano, Novolegno Montefredane Avellino

Giovanni Ferraro, CD FP CGIL sanità privata, Napoli

Roberto Bonasegale, RSU FIOM Bcs Abbiategrasso, AG FIOM Ticino-Olona

Mario Maddaloni, RSU USB Napoletana gas

Emanuele Troisi, RSA FLC CGIL Istituto A. Lombardi - Airola (BN)

Lorenzo Mortara, CD FIOM Vercelli, RSU YKK Vercelli

Gennaro Navarra RSA FP CGIL sanità privata Napoli

Gina Atripaldi, USB Napoli

Stefano D'Intinosante, RSU Somec Conegliano (TV), CD FIOM CGIL Treviso

Raffaele Ucci, Farmacia Falco di Marcianise (CE)

Donatella Ascoli, Musei Civici Veneziani, AG CGIL Veneto, CD FILCAMS CGIL Veneto

Elder Rambaldi, AG FP CGIL Veneto, Vigili del Fuoco Venezia

Marco Di Pietrantonio, RSU Provincia di Pescara, CD CGIL Pescara

Leonardo Radi, operaio forestale Unione dei Comuni di Grosseto

Elena Felicetti, lavoratrice precaria della scuola, FLC CGIL Pavia

Diego Ardissono, CD NIDIL CGIL Padova

Sergio Castiglione, CD FLC CGIL Caltanissetta

Luca Gagliano, NIDIL CGIL Padova

Vincenzo Cimmino, lavoratore precario della scuola, AG nazionale FLC CGIL

Sergio Borsato, CD FLC CGIL Milano

Antonio De Caro, lavoratore precario

Francesco Doro, FILCTEM CGIL Venezia, Lumson SPA

Mauro Goldoni, FILLEA CGIL Ancona

Isidoro Migliorati, RSA SI COBAS Memc. SPA Novara

Crescenzo Papale, USB Marche, impiegato pubblico

Antonio Tralongo, CUB Palermo, lavoratore dello spettacolo

Giuseppe Ranieri, CUB PENSIONATI Milano

Riccardo Spadano, SGB Lazio

Barbara Pecchioli, SGB Oss Ospedale Arezzo

Franco Grisolia, SPI CGIL, Collegio di verifica CGIL Lombardia

Alessio Dell’Anna, insegnante precario, FLC CGIL Milano

Natale Azzaretto, assemblea provinciale SPI CGIL Milano

Diiego Peverini, USB Terni, Busitalia srl Umbria

Alessia Isernia, insegnante precaria, FLC CGIL Milano

Mario Cermignani, avvocato giuslavorista

Andrea Mario Lucchetti, ausiliario socio assistenziale Milano

Franco Dreoni SLC GGIL Firenze

Francesco Monti, SLC CGIL Reggio Calabria

Linda Bonci, operaia tessile Arezzo

Leo Barbi, ANPI Gavorrano Scarlino

Simione Perugini, musicista, Cortona

Maurizio Rossi, Pensionato, ex operaio La Magona D’Italia, Piombino

Ettore Ceccanti, autista Tiemme Grosseto

Paolo Gianardi, Pensionato comune di Piombino, SPI CGIL

Stefania Martelloni. Pensionata ex impiegata Tiemme Piombino

Giuliana Giuliani, Castagneto Carducci

Aldo Montalti, SPI CGIL

Alessandro Giannetti, USB, ex operaio ENEL Lardello

Gianfranco Bilancieri, Medico, Castagneto Carducci

Emanuela Pulcini, COBAS lavoro privato, Coopculture Roma

Ivan Romanò, operaio chimico Pirelli Bollate

Sonia Lenti

Lorenzo Materiali

Giuseppe Di Pede, operaio cartaio Cartiera Burgo, Sora (FR)

Gisella Rossi




(in aggiornamento)

Appello "Unire le lotte contro i licenziamenti"

La lotta contro i licenziamenti

 


Per una risposta unitaria che sia pari all'attacco

31 Agosto 2021

Un contributo che il Partito Comunista dei Lavoratori sottopone alla riflessione e alla discussione di tutte le organizzazioni del Patto d'azione anticapitalista, di cui siamo parte

Cari compagni e care compagne,

Crediamo sia necessario aggiornare con uno sguardo d’insieme lo scenario che si presenta al piede di partenza dell’autunno dal punto di vista delle lotte per il lavoro. Anche per evitare, come talvolta è accaduto in passato, di dover rincorrere gli eventi, e di essere costretti a forme di precipitazione della nostra discussione.

Il padronato sviluppa la propria offensiva dopo lo sblocco dei licenziamenti, gentilmente concesso dalla burocrazia sindacale con uno scandaloso “avviso comune”. I licenziamenti non saranno un fatto generalizzato e indistinto, perché una parte della forza lavoro è stata già liquidata con il mancato rinnovo di un milione di contratti precari, e per via degli effetti compensativi parziali del rimbalzo economico in atto. Tuttavia, non saranno licenziamenti ordinari. Si concentreranno in settori centrali dell’industria e del proletariato italiano. Nel settore dell’automotive (dalla componentistica a Stellantis), interessato alla profonda riorganizzazione della produzione automobilistica; nella siderurgia, che resta in forte sovrapproduzione globale; nell’industria tessile e della moda, fortemente esposti sul terreno dell’esportazione, dove lo sblocco è previsto per il 31 ottobre. Parallelamente investiranno il settore dei trasporti (Alitalia) e del credito (MPS), interessati a forti processi di concentrazione capitalistica.

Questa offensiva si dispiega oltretutto senza disporre di una rete tempestiva di ammortizzatori, come chiedeva la burocrazia sindacale. L’operazione ammortizzatori dovrà entrare a bilancio nella prossima Legge di stabilità, assieme alle nuove misure sulle pensioni, e non potrà essere operativa prima del 2022. Peraltro, gli ammortizzatori in discussione si configurano come atterraggio morbido dei licenziamenti e creazione di nuovo precariato (allargamento della cassa differenziato per tipologia d’impresa, contratto di espansione come scivolo pensionistico a perdere, contratto di rioccupazione con declassamento incorporato attraverso l’apprendistato) più che come protezione sociale dei licenziati. La probabile revisione peggiorativa del reddito di cittadinanza, con l’obbligo di accettazione dei contratti stagionali, su richiesta delle imprese, completa il quadro. Per di più anche gli spiccioli della “riforma” saranno messi a carico dei salariati, perché la pressione sul debito pubblico italiano limita lo spazio di manovra del governo, già alle prese con la promessa corale di un'ulteriore detassazione del capitale (cancellazione IRAP e riduzione IRES).

La legge in gestazione contro le delocalizzazioni (Orlando-Todde) punta a normalizzare i licenziamenti dal punto di vista procedurale: tempi di preavviso, piani di mitigazione delle ricadute occupazionali, coinvolgimento di istituzioni e sindacati nella gestione dei licenziamenti. La minaccia di multe e di privazione dei contributi pubblici per chi non seguisse la procedura prevista è poco più che simbolica per aziende che vogliono chiudere. Peraltro, la procedura non riguarda le aziende che chiudono per crisi economico-finanziaria e le delocalizzazioni interne alla UE, tutelate dalla libera concorrenza continentale. Per di più la legge è ora sotto attacco di Confindustria e sarà rivista al ribasso, con la cancellazione delle sanzioni, già scomparse, non a caso, nell’ultima versione della legge. In altri termini, com’era prevedibile, si tratta di una truffa, al pari della legge Florange (Francia 2014) cui si ispira.

Il punto è come rispondere a questa specifica linea di attacco, sul piano della proposta e dell’azione, a partire dalle esperienze di lotta che già si sono prodotte nell’ultima fase.
Pensare che l’azione di sciopero generale dell’11 ottobre sia in sé “la risposta” sarebbe profondamente sbagliato. L’azione di sciopero del sindacalismo di classe è importante, tanto più perché finalmente unitaria. Tutte le organizzazioni del Patto d'azione sono impegnate, senza riserve, a sostenerla e promuoverla. Ma occorre capire come si prepara, con quali processi interferisce e si incrocia, quali prospettive dischiude. La stessa valenza concreta dello sciopero dipenderà in larga parte da questo

Il quadro della lotta di classe resta complessivamente negativo, ma nell’ultima fase si sono prodotti in controtendenza alcuni fatti rilevanti.

Il ciclo di lotta della logistica, a lungo isolato, ha rotto il proprio isolamento. Prima l’aggressione squadrista di Tavazzano e alla Texprint, e poi il tragico assassinio di Adil, hanno prodotto un salto di attenzione pubblica non solo sulla lotta della FedEx ma sulla condizione complessiva, lavorativa e sindacale, dell’intero settore. La dinamica di scioperi spontanei nelle fabbriche che sono seguiti all’omicidio ha coinvolto un settore dell’avanguardia larga della classe operaia, ed anche lavoratori impegnati in specifiche vertenze aziendali (Whirlpool). Nelle tre settimane che precedevano lo sblocco dei licenziamenti, il SI Cobas si è trovato al centro di una attenzione di massa, mediatica e sindacale, del tutto inedita nelle sue dimensioni, polarizzando un sentimento diffuso di solidarietà di classe che ha travalicato i confini di settore e di appartenenza sindacale.

In quel preciso contesto continuiamo a pensare che proporre pubblicamente alla CGIL di promuovere uno sciopero generale congiunto contro lo sblocco annunciato dei licenziamenti avrebbe significato mettere la burocrazia di fronte alle sue responsabilità agli occhi della parte più avanzata della sua base operaia, in particolare nell’industria. E avrebbe dunque permesso di capitalizzare in quei settori il prevedibile rifiuto e la successiva capitolazione vergognosa di Maurizio Landini. In altri termini, avrebbe rappresentato una forma di attacco efficace alla burocrazia, allargando la breccia nella sua base. Non averlo fatto ha rappresentato, a nostro avviso, un’occasione persa e un errore.

Dopo lo sblocco e la prevedibile capitolazione della CGIL, i licenziamenti annunciati in GKN, Whirlpool, Gianetti, Timken, hanno materializzato le sue conseguenze.
La lotta in GKN, a partire dall'occupazione dello stabilimento di Firenze, ha assunto in questo quadro una grande rilevanza sindacale e politica. Non è una vertenza sindacale ordinaria. L’alto tasso di sindacalizzazione FIOM, la direzione della lotta in mano a un settore classista (opposizione CGIL), la presenza nella sua direzione di compagni formati e sperimentati, conferiscono a questa vicenda un'importanza particolare che va molto al di là di una normale vertenza aziendale. Lo testimonia la vasta solidarietà incontrata sul territorio e la sua trasversalità sindacale e politica, ma anche il tentativo della burocrazia CGIL, e dello stesso Landini, di recuperare il bandolo della vicenda prima che gli esploda nelle mani.

Si tratta allora di dare una proiezione generale a queste lotte in controtendenza per mettere a frutto le loro potenzialità, superando il riflesso condizionato della routine. Da qui la responsabilità di proposta e di azione.

I compagni di GKN hanno detto “insorgiamo”, evocando la necessità di una ribellione operaia. Bene. Si tratta di dare una traduzione concreta all’appello, evitando che resti un'evocazione retorica. E questo interroga non solo i compagni di Firenze ma anche il nostro Patto d’azione anticapitalista e l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi. Abbiamo insomma una seconda occasione per dare un respiro di massa al nostro intervento in direzione della classe operaia industriale, che ha obiettivamente, come i fatti dimostrano, una valenza strategica. Non sprechiamola.

In primo luogo, crediamo vada generalizzata in termini di proposta la scelta compiuta dai compagni GKN per ciò che riguarda le forme di lotta: l’occupazione delle aziende che licenziano, per impedire che i padroni si portino via i macchinari, e la costruzione di una cassa di resistenza nazionale per le lotte esistenti e per quelle che verranno.

L’occupazione dell’azienda che licenzia è stata osteggiata dalla burocrazia sindacale in tutti passaggi cruciali della lotta di classe negli ultimi decenni (Fiat 1980, Alitalia 2008, FIAT Termini Imerese 2009, Whirlpool 2019). La ragione è semplice: l’occupazione è una prima forma di esproprio della proprietà, confligge con la concertazione, pone la questione della forza come strumento di risoluzione della vertenza. Per la stessa ragione è una forma di lotta necessaria come replica proporzionale alla radicalità del padrone. Contribuisce a tenere uniti i lavoratori, a contrastare la demoralizzazione, a infondere coraggio e determinazione, a polarizzare attorno alla lotta un più vasto campo di solidarietà, come dimostra già oggi l’occupazione di GKN Firenze. Dare l’indicazione di generalizzare questa risposta di lotta in condizioni analoghe significa dire “fare come GKN”.

Lo stesso vale per ciò che riguarda la cassa di resistenza. Si tratta di una forma di organizzazione della lotta che si è affacciata nella logistica, in Whirlpool, e ora in GKN. Risponde all’esigenza elementare di sostenere economicamente una lotta prolungata senza dover dipendere dal quadro precario e a termine degli ammortizzatori esistenti. È uno strumento di forza. Se si generalizza l’indicazione di occupare le aziende che licenziano, occorre proporre una cassa di resistenza nazionale unitaria, da porre sotto controllo collettivo, che possa sostenere materialmente quella scelta di lotta. Non si può “insorgere” senza un'autorganizzazione economica della lotta. Ciò che vale in GKN vale ovunque.

Infine, non è possibile dare una indicazione generale sulle forme di lotta e di organizzazione della stessa senza porsi la questione dell’obiettivo cui finalizzare la lotta. Dire “il ritiro dei licenziamenti” è necessario, ma non sufficiente. Rischia di ridursi a una pressione illusoria sulla proprietà che ha già deciso altrimenti, e da tempo, portando i lavoratori in un vicolo cieco (Whirlpool) e preparando il terreno per soluzioni a perdere (la ricerca dell’ennesimo compratore privato che o non esiste o pone come condizione d’acquisto il taglio degli organici e la cancellazione di diritti).

Occorre legare la parola d’ordine del blocco generale dei licenziamenti alla rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che licenziano. Abbiamo posto da tempo questa rivendicazione alla riflessione del Patto d'azione, avendo da tempo previsto lo sblocco dei licenziamenti come passaggio centrale dello scontro di classe. Ne è seguita una discussione che ha visto partecipi la larga maggioranza delle soggettività politiche e sindacali del Patto. Abbiamo risposto puntualmente a tutte le obiezioni, perplessità, fraintendimenti (“non esistono i rapporti di forza”, “non è realizzabile”, “i lavoratori non ci seguirebbero”, “meglio rivendicare il salario ai disoccupati”, etc.).

Ora la discussione va conclusa con una decisione, quale che sia, che naturalmente ci auguriamo positiva. Perché i tempi stringono e siamo in obiettivo ritardo.

Ci limitiamo ad osservare che la rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio delle aziende che licenziano è l’unica rivendicazione che può unire le vertenze a difesa del lavoro contrapponendosi alla loro frammentazione: opponendosi al governo confindustriale e alle sue leggi truffa; dando proiezione alla occupazione delle aziende; ponendo il tema della proprietà quando la proprietà è inconciliabile col lavoro. La sua funzione è rispondere alla radicalità dei padroni con una radicalità uguale e contraria. E di legare la difesa del posto di lavoro alla prospettiva di un’alternativa anticapitalista, cioè di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Peraltro, tutte le esperienze sul campo di presentazione di questa proposta nelle assemblee dei lavoratori in lotta hanno permesso di verificare l’ampio consenso di cui è capace. Proponiamo al Patto d'azione e all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi di assumerla, e di farne oggetto di una vera e propria campagna unificante, proponendola a sua volta ai lavoratori e alle lavoratrici delle aziende in lotta. Non si può “insorgere” nel rispetto del diritto di proprietà.

A partire dall’insieme di questa proposta (occupazione delle aziende che licenziano, cassa nazionale di resistenza, nazionalizzazione delle aziende che licenziano senza indennizzo e sotto controllo operaio) crediamo sarebbe importante promuovere un'assemblea nazionale delle vertenze in lotta a difesa del lavoro, che decida democraticamente sulla piattaforma rivendicativa e di azione, e dia vita a un coordinamento nazionale stabile. Va da sé che se fosse il collettivo di fabbrica GKN a lanciare la proposta e promuovere l’iniziativa, questa potrebbe avere una risonanza e capacità di attrazione assai più elevata.

Infine, pensiamo centrale il raccordo col movimento di lotta dei proletari di altri paesi. Il collegamento stabilito dai lavoratori GKN di Firenze con gli operai GKN di Birmingham, anch’essi colpiti dai licenziamenti, è di estrema importanza. Così è importante guardare allo sviluppo della lotta contro i licenziamenti in Francia. Il Front Social, che raccoglie diversi settori dell’avanguardia di classe di diversa collocazione sindacale (CGT e SUD), come l’Assemblea dei combattivi in Italia, sta preparando una grande manifestazione nazionale a Parigi contro i licenziamenti, attorno a parole d’ordine simili a quelle che abbiamo proposto. Pensiamo sia necessario coinvolgere questo settore classista nel sostegno all’azione di sciopero generale previsto per l’11 ottobre e nelle assemblee preparatorie dello stesso, e assicurare per parte nostra un pieno coinvolgimento nella manifestazione in preparazione in Francia.

Partito Comunista dei Lavoratori