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Manifestazione contro la chiusura della Speedline di S. M. di Sala (Ve)

 


Solidarietà di lotta ai lavoratori e lavoratrici da parte del PCL. Contro chiusure e licenziamenti occupare, espropriare, nazionalizzare. Costruiamo lo sciopero generale di massa e continuativo

Testo distribuito nella giornata di domenica 19 dicembre, alla manifestazione dei lavoratori e delle lavoratrici della Speedline di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia. La multinazionale svizzera Ronal, proprietaria dello stabilimento che produce cerchi in lega per auto, ha annunciato la chiusura del sito entro il 2022, indicando la volontà di delocalizzare la produzione in Polonia. Vengono così colpiti 800 lavoratori, di cui 500 diretti, 100 in somministrazione e 400 dell’indotto. Nell'occasione è stato distribuito anche l'appello "Unire le lotte contro i licenziamenti"


Non si ferma l’avidità di profitti e l’arroganza padronale: altre centinaia di lavoratori e lavoratrici colpiti dal terribile annuncio della chiusura e della delocalizzazione della loro fabbrica. Non dobbiamo permetterlo!

Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la propria e totale incondizionata solidarietà e sostegno ai lavoratori e lavoratrici della Speedline, impegnati in una dura vertenza che non può e non deve rimanere isolata.

La notizia della sospensione della procedura di delocalizzazione da parte della Ronal, solo per il periodo della trattativa, è di sicuro positiva, ma non basta! I lavoratori dovranno tenere alta la guardia! bisogna evitare che nella fase di discussione si inserisca il solito canovaccio che tristemente ha accompagnato quasi tutte le vertenze di questi anni: ammortizzatori sociali, ridimensionamenti accompagnati da buone uscite - tra l’altro anche in Speedline negli ultimi 15 anni ci sono stati ridimensionamenti fatti digerire ai lavoratori - e alla fine false promesse di re-industrializzazione, come successo in Whirlpool.

I lavoratori e le lavoratrici della Speedline non hanno che da contare sulla loro forza organizzata, cercando di collegarsi alle altre vertenze che sono in campo a livello nazionale. Come possono i lavoratori fidarsi delle istituzioni? Le stesse che sostengono un governo che sta varando una manovra di bilancio lacrime e sangue, in cui anche l’emendamento inserito sulle delocalizzazioni, contestato giustamente dalla stessa FIOM, non dà alcuna garanzia per i lavoratori e nei fatti agevola le imprese a fare quel che gli pare: una vera truffa! Le stesse istituzioni che esprimono un sindaco che si permette di offendere i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici!

Bisogna allora ripartire dalla centralità del movimento operaio e dalla sua autonomia rispetto a chi negli anni ha tradito le ragioni di classe e le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici, unificando le diverse vertenze tra loro separate e disperse: dalla Caterpillar alla Saga Coffe, da quelle della logistica all’Alitalia, alla Whirlpool e tutte le lotte e resistenze in corso.

A partire dall'iniziativa avanzata di lotta dei lavoratori della GKN contro i licenziamenti e contro le delocalizzazioni, bisogna rivendicare la nazionalizzazione sotto il controllo di chi ci lavora delle aziende che licenziano e chiudono e costruire un percorso di coordinamento e unificazione tra settori lavorativi e territori diversi.

• Uniamo le lotte, i padroni si fanno forza delle nostre divisioni!
• Costruiamo un’assemblea nazionale di delegati/e per condividere i percorsi di lotta!!
• Apriamo casse di resistenza per sostenere gli scioperi, le vertenze e le occupazioni!
• Via le leggi di precarizzazione del lavoro! Basta col lavoro somministrato!
• Riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga: 30 ore pagate 40! Il lavoro va diviso tra tutte e tutti!
• Salario medio garantito di 1500 euro mensili a tutte le categorie di lavoratori! Basta salari da fame!
• Tutela sotto il controllo di chi lavora della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro!
• Abolizione della legge Fornero, diritto alla pensione a 60 anni o dopo 35 anni di lavoro!
• Facciamo pagare la crisi a chi non ha mai pagato, patrimoniale del 10% sul 10% più ricco!

Lo sciopero generale del 16 dicembre proclamato dalla CGIL e alla UIL, nonostante la debolezza della piattaforma e dei limiti del suo percorso di costruzione, è stato un momento importante di lotta, ma non sufficiente: dobbiamo lanciare una vertenza generale, dando centralità al tema delle delocalizzazioni, dei licenziamenti e delle chiusure aziendali, e avanzare la necessità della rivendicazione di uno sciopero generale vero, unitario, prolungato e di massa.

Partito Comunista dei Lavoratori

Subappalti e licenziamenti, la stretta si avvicina

 


Unire le forze, prepararsi allo scontro

Liberalizzazione del subappalto al massimo ribasso significa moltiplicazione dello sfruttamento e degli omicidi bianchi. Sblocco dei licenziamenti a fine giugno significa centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici buttati su una strada. Prolungamento sino a fine anno dello smart working con decisione unilaterale dell'azienda significa stralciare l'organizzazione del lavoro dalla contrattazione. Ritorno a pieno regime della Legge Fornero con la fine dell'elemosina di quota 100 significa aumento dell'età pensionabile per milioni di lavoratori e lavoratrici.

Il governo Draghi è, come si vede, un cantiere aperto. Dietro la cortina fumogena del Recovery Plan e delle sue meraviglie, celebrate con magna pompa dalla grande stampa, emerge sempre di più il suo contenuto di classe.

Da un lato un gigantesco travaso di miliardi nelle tasche di imprese e banche attraverso un'operazione a debito presso il capitale finanziario che sarà scaricata sui lavoratori senza che i padroni paghino un solo euro. Persino l'idea miserabile di Enrico Letta di un obolo simbolico sopra i cinque milioni di patrimonio è stato considerato irricevibile da Draghi, perché «è il momento di dare e non di togliere», cioè di continuare a dare ai padroni togliendo soldi e diritti agli operai.
Dall'altro lato un semaforo verde alla ristrutturazione delle aziende attraverso la mano libera su operai e impiegati: l'eterno rilancio del processo di accumulazione sulla pelle degli sfruttati.
Tutto questo, si badi bene, nel momento stesso in cui imprese e banche annunciano la forte ripresa dei dividendi da distribuire agli azionisti: dopo la manna dei 21 miliardi del 2019, e la discesa a “soli” 13 miliardi nell'anno della pandemia, si torna ora alla previsione di 18 miliardi di dividendi con l'annunciata ripresa. Piazza Affari fa festa.

E il sindacato? Maurizio Landini ha dichiarato che la liberalizzazione del subappalto e del massimo ribasso è «indecente» e che «se dovesse restare», lui sarebbe pronto «persino» allo sciopero generale. Tutte ipotetiche di terzo tipo che servono solo a chiedere al governo una qualche foglia di fico dietro cui ripararsi. Come dire: “Sto accettando di tutto. Sto accettando lo sblocco dei licenziamenti in cambio di qualche ammortizzatore. Sto firmando contratti capestro. Ho assicurato la pace sociale nelle aziende sul fronte della pandemia, con protocolli farsa. Ho celebrato le virtù del nuovo governo offrendo collaborazione su tutti i tavoli, dalla Whirlpool, all'Alitalia, all'Ilva, alla logistica, pur sapendo che si avvicina un bagno di sangue. Almeno preoccupatevi di salvarmi la faccia agli occhi degli operai evitando di prendermi pubblicamente a schiaffi, come sul subappalto, senza neanche avvisarmi. Non costringetemi a proclamare controvoglia uno sciopero che potrebbe danneggiare l'unità nazionale cui per primo mi sono iscritto, e a cui tanto tengo”.
Non costringetemi, insomma, a fingere di fare sindacato.

Così ragiona Maurizio Landini, tutto chiacchiere e distintivo. Uno, nessuno, centomila, avrebbe detto Pirandello. Si offre ai padroni come controllore degli operai, e agli operai come mezzo di tutela dai padroni. Per piacere agli operai minaccia lo sciopero, per piacere ai padroni assicura che lo vuole evitare. Ma questo gioco dura fino a quando esiste uno spazio materiale di manovra. Quando la crisi capitalista morde, quando le leggi della competizione mondiale impongono scelte cruciali, la commedia della burocrazia perde il suo palco e il suo pubblico. Deve dire sì o no al programma dei padroni e del loro governo. E regolarmente pronuncia il suo sì, infarcendolo di preoccupazioni e di lacrime ipocrite. Come è accaduto lungo l'intero arco della grande crisi, dal 2008 ad oggi.

Di certo la nuova stretta che si annuncia, assieme ai balbettii della burocrazia CGIL, pongono a tutte le sinistre di classe, politiche e sindacali, una responsabilità precisa: quella di unire nell'azione le proprie forze in funzione di un fronte unitario di classe e di massa. Unità di classe contro unità nazionale. Piattaforma di classe contro piattaforma del governo e dei padroni. Forza contro forza.
I prossimi mesi saranno per tutti un banco di prova. O di qua o di là, in mezzo al guado non si può stare. Il Partito Comunista dei Lavoratori si batterà come sempre, in ogni sede, per la più larga unità di lotta e per la massima radicalità d'azione.

Partito Comunista dei Lavoratori