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No a soluzioni truffa per GKN e Whirlpool

 


Il governo vende fumo per ingannare e dividere gli operai

Lo sblocco dei licenziamenti, sottoscritto da Landini, e la serie di licenziamenti collettivi che ne sono seguiti hanno acceso i fari sul comportamento dei capitalisti.
Gli stessi che hanno liberalizzato i licenziamenti, dietro la copertura di una pietosa raccomandazione a non farli, levano grida scandalizzate e piangono lacrime di coccodrillo. Ministri, autorità istituzionali, dirigenti sindacali, tutti fanno la fila per ostentare la propria indignazione contro gli azionisti Whirlpool, GKN, Gianetti, che hanno semplicemente applicato a proprio vantaggio ciò che è stato loro concesso su un piatto d'argento. Non era forse prevedibile che lo facessero? Il fine dello sblocco, per cui Confindustria aveva tanto insistito, non era forse quello di consentire i licenziamenti?

Ora, siccome i lavoratori di GKN hanno occupato la fabbrica, e sembrano decisi a non mollare, la paura di governo e burocrazie sindacali è che questa forma di lotta possa diventare un precedente pericoloso, capace di contagio. La prima preoccupazione che hanno non è quella di bloccare i licenziamenti, ma di bloccare l'unificazione delle vertenze del lavoro in un unico fronte di lotta. A questo fine il governo Draghi procede con due strumenti complementari.


LE SOLUZIONI PATACCA

Il primo è quello di vender fumo ai lavoratori coinvolti nelle vertenze attorno a possibili soluzioni di mercato.

Ai lavoratori Whirlpool il governo promette un fantomatico piano di mobilità sostenibile che dovrebbe coinvolgere ignoti imprenditori campani del settore delle automotive e che dovrebbe consentire la rioccupazione dei lavoratori dello stabilimento di Napoli.
Facciamo notare che il “piano di mobilità sostenibile” fu la bandiera con cui la Regione Lombardia all'inizio degli anni 2000 liquidò l'Alfa Romeo di Arese. Anche allora, con parole identiche, si promise che i lavoratori sarebbero stati salvaguardati. In realtà accadde l'opposto: la disgregazione di una comunità operaia, una massa di nuovi disoccupati o di lavoratori declassati. E questo accadde oltretutto in un quadro economico sicuramente più florido di quello campano del 2021. Chi vogliamo dunque prendere in giro?

Per la GKN non va diversamente. L'ultima voce ufficiosa è quella per cui il governo farebbe pressione su Stellantis, cliente all'80% di GKN, per risolvere la vertenza. Risolvere come e cosa? Anche le pietre sanno che GKN ha interesse a smobilitare Firenze per inseguire Stellantis in Francia e Polonia. Perché Stellantis dovrebbe occuparsi della sorte dei lavoratori di Firenze invece che dei profitti della sua azienda fornitrice di componentistica?
Oltretutto nella stessa giornata in cui il governo presenta Stellantis come chiave di soluzione della vertenza GKN, l'amministratore delegato di Stellantis Tavares informa la stampa che in azienda vi sono 12000 esuberi e che con questi costi non si può continuare. Non a caso Tavares sta cercando di riconvertire l'enorme prestito concesso da Banca Intesa e coperto dallo stato italiano, per avere una mano più libera in fatto di licenziamenti. Sarebbero questi i salvatori degli operai GKN?

La seconda nuvola di fumo da vendere ai lavoratori è quella di un progetto di legge contro le delocalizzazioni. È la stessa patacca che nel 2018 Luigi Di Maio, allora ministro del lavoro, presentò ai lavoratori della Bekaert e della stessa Whirlpool quale soluzione dei loro problemi. Infatti. L'idea riciclata è quella di disincentivare le delocalizzazioni prevedendo l'informazione preventiva di sei mesi (“avvisateci per tempo”) e multe economiche, più o meno salate. Come se un'azienda interessata strutturalmente a chiudere e investire altrove la produzione per anni o decenni non potesse includere tranquillamente la multa una tantum nel bilancio economico dell'operazione. Ma c'è di più: questi disincentivi irrisori non varrebbero per le delocalizzazioni compiute all'interno dell'Unione Europea, perché questo danneggerebbe la libera concorrenza continentale, cioè la libertà di sfruttamento alla ricerca di tassi di profitto più elevati. Dunque ad esempio GKN potrebbe fare tranquillamente ciò che ha fatto.


LA NAZIONALIZZAZIONE È L'UNICA SOLUZIONE

Tutto questo dimostra una cosa sola: solo una nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio può difendere i posti di lavoro. Solo l'aperta rottura con le regole del gioco della società capitalista può aprire una prospettiva nuova. Solo su questa prospettiva è possibile unificare le tante vertenze a difesa del lavoro in un unico fronte di mobilitazione, capace di metter paura a governo e padroni, di modificare i rapporti di forza, di strappare risultati concreti per gli operai. Fuori da questa prospettiva c'è solo l'eterno ripetersi di un film già visto troppe volte nell'ultimo decennio: quello della sconfitta in ordine sparso, azienda per azienda, del movimento operaio italiano.

“Insorgiamo” hanno detto giustamente i lavoratori di GKN. Per questo diciamo: “fare ovunque come in GKN”. Occupare le aziende che licenziano, impedire che portino via i macchinari, imporre il controllo dei lavoratori sugli stabilimenti in questione.
La parola d'ordine della loro nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto controllo operaio, ci pare la proiezione naturale della loro occupazione: la via per dare a questa forma di lotta una bandiera unificante, al servizio di tutta la classe operaia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Contro i licenziamenti, per la difesa del lavoro

 


Lo sblocco annunciato dei licenziamenti, assieme alla liberalizzazione dei subappalti, è un attacco frontale al mondo del lavoro. Alla riapertura dopo la pandemia, si annuncia la soppressione di centinaia di migliaia di posti di lavoro, a partire dalla grande industria. Lavoratori e lavoratrici che per un anno hanno retto sulle proprie spalle l’economia del paese, spesso costretti al lavoro senza adeguate protezioni, si vedranno buttati su una strada.


Secondo Bankitalia quasi 700000 salariati, secondo altre stime oltre un milione. Questo nonostante negli ultimi anni, e non soltanto nel periodo di crisi sanitaria, le imprese abbiano usufruito, in varie forme, di enormi risorse pubbliche pagate dai salariati stessi. Nel quadro della ristrutturazione macro economica pianificata dall’Unione Europea, Confindustria ottiene ora dal governo Draghi ciò che ha chiesto: la libertà di licenziare per ristrutturare le aziende e massimizzare i profitti.

A questa offensiva governativa e padronale pensiamo sia necessario rispondere tempestivamente, con uno sciopero generale del mondo del lavoro nei giorni in cui lo sblocco diventerà operativo. Un’azione di lotta tempestiva come inizio di una battaglia prolungata, uno sciopero unitario che realizzi il fronte più ampio possibile.

Occorre far seguire alle parole i fatti, costruendo una reale mobilitazione di massa, capace di unificare l’intero fronte di lotta, superando ogni logica di autocentratura e preclusione reciproca. Lo sblocco dei licenziamenti il 30 giugno, senza reale contrasto sul piano sindacale, senza sciopero nazionale, sarebbe un fatto preoccupante, che accrescerebbe ulteriormente le dinamiche di passivizzazione e ripiegamento a vantaggio del padronato e delle forze politiche più reazionarie.

Crediamo importante che l’azione unitaria di sciopero si leghi ad una piattaforma di lotta che rivendichi la riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, un sistema universale di ammortizzatori sociali capace di rispondere anche ai nuovi bisogni emersi nel mondo del lavoro, finanziato anche attraverso una patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Una piattaforma che punti ad unire in un blocco sociale alternativo ciò che il capitalismo punta a dividere: lavoratori, precari, disoccupati.
Tuttavia il confronto e la discussione sulle parole d’ordine richiede innanzitutto un’iniziativa di mobilitazione contro lo sblocco dei licenziamenti.
Per questo, data la rilevanza non solo sindacale ma anche politica della posta in gioco, ci permettiamo di avanzare un forte appello all’unità per la promozione di uno sciopero generale contro le misure annunciate dal governo, a sostegno di una piattaforma alternativa. Non servono né dichiarazioni critiche senza azione di lotta né il rituale di scioperi di singole organizzazioni tra loro concorrenti ed in ordine sparso. Ciò che serve è un vero scatto unitario.

Se i padroni, le loro organizzazioni, i loro partiti fanno fronte comune per lo sblocco dei licenziamenti, occorre costruire un fronte comune di segno opposto. Per quanto ci riguarda ci batteremo per questo.

Coordinamento nazionale delle sinistre di opposizione (Comunisti in Movimento, Fronte Popolare, La Città Futura, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Marxista-Leninista Italiano)

VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: BOLOGNA: SABATO 5 GIUGNO MANIFESTAZIONE DAVANTI ALLA SEDE DI CONFINDUSTRIA. NON SIAMO CARNE DA MACELLO, BASTA MORTI SUL LAVORO


provvedimenti che il governo Draghi si appresta a varare sul tema del lavoro svelano la vera natura dell’esecutivo, fedele esecutore dei voleri di Confindustria che senza mezzi termini intende   scaricare sulle spalle dei lavoratori i costi della crisi economica e sanitaria. Non a caso il 75% degli aiuti economici per fronteggiare la pandemia sono finiti nelle tasche delle imprese.

SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI
Nonostante il blocco dei licenziamenti voluto dal precedente governo, dall’inizio della pandemia,in un anno, sono stati persi quasi 1 milione di posti di lavoro. Lo sblocco dei licenziamenti a far data dal 1 luglio rischia di trasformarsi quindi in una vera e propria mattanza sociale. I lavoratori diventeranno sempre più ricattabili e questo a scapito del salario, della difesa dei diritti, e della salute  e sicurezza sui posti di lavoro.

APPALTI AL MASSIMO RIBASSO
Si prevede il ritorno al ricorso degli appalti al massimo ribasso e la deregolamentazione del sub-appalto. Questa norma se dovesse passare porterebbe all'abbattimento dei salari- in alcuni settori sono già da fame- all'aumento degli incidenti sui posti di lavoro oltre ai pericoli di infiltrazione mafiosa in un settore già fortemente a rischio.

Intanto sui posti di lavoro ci si continua ad ammalare, la salute e la sicurezza dei lavoratori è sempre più messa in pericolo e, cosa ancora più drammatica, si continua a morire  a causa degli incidenti. 

Per ostacolare i disegni di Governo e Confindustria bisogna ripartire con la mobilitazione unitaria dei lavoratori nella convinzione che di fronte alla portata di questo attacco nessuna organizzazione o categoria può farcela da solo. 

Bologna Sabato 5 Giugno ore 15,30
Manifestazione davanti alla sede di Confindustria
in Via S. Domenico, 4 

organizzano 
– Cobas Bologna 
– Sindacato Generale di Base
– Unione Sindacale Italiana/Cit

per adesione : primomaggio21@gmail.com