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VIDEO: L'INTERVENTO DI MARCO FERRANDO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 22 MAGGIO CONTRO IL G 20
♠ in 22 maggio,anticapitalismo,Draghi,fronte unico di massa e di classe,G20,governo,Marco Ferrando,Palestina,rivoluzione,Roma,video,Youtube
Contro il G20 e i Draghi del capitale! - Marco Ferrando (Roma, 22 maggio 2021)
Contro il G20 e i Draghi del capitale! - Marco Ferrando (Roma, 22 maggio 2021)
Intervento di Marco Ferrando, portavoce nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori, alla manifestazione nazionale di sabato 22 maggio 2021 contro i Draghi del capitale e in solidarietà al popolo palestinese.
Costruiamo il fronte unico di massa e di classe, lottiamo per l'alternativa anticapitalista e rivoluzionaria!
L'unica soluzione alla crisi e alla barbarie del capitalismo è la rivoluzione socialista!
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PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
l PCL in corteo - Contro il G20 e i Draghi del capitale! (Roma, 22 maggio 2021)
Riconquistiamo il diritto alla salute! - Marco Ferrando - 03/09/2020
♠ in 3 settembre,diritto alla salute,intervento,Marco Ferrando,montecitorio,petizione,presidio,salute,sanità pubblica,video
RICONQUISTIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE! Il 3 settembre si è tenuto in Piazza Montecitorio, a Roma, un presidio a sostegno della campagna "Riconquistiamo il diritto alla salute!" La campagna unitaria ha preso il via lo scorso 1° luglio e si articola attraverso una raccolta di firme (sia online che direttamente nelle piazze d’Italia) a sostegno di una petizione popolare. Ecco l'intervento del compagno Marco Ferrando per il Partito Comunista dei Lavoratori. Se ancora non l'hai fatto, firma qui la petizione! https://bit.ly/3lT9TyS
Assemblea nazionale contro l'autonomia differenziata
♠ in Assemblea Nazionale,autonomia differenziata,Marco Ferrando,regionalizzazione,scuola,secessione dei ricchi
Intervento del PCL - Domenica 7 luglio a Roma, nell’aula magna del Liceo Tasso, si è tenuta un'assemblea nazionale contro il progetto della cosiddetta “autonomia differenziata”, promossa da alcune organizzazioni della scuola con l’adesione di diverse tendenze e organizzazioni sindacali classiste, comitati locali, partiti politici della sinistra (PRC, PCL, PCI...). L’assemblea si è svolta lungo l’intera giornata e ha visto una partecipazione di circa 200 persone, in un clima combattivo. Dall’assemblea è scaturita l’indicazione di una campagna contro il progetto del governo, con la formazione di comitati unitari di scopo, su scala nazionale e locale, e un pubblico appello ai sindacati per l'organizzazione di una grande manifestazione a Roma. L’assemblea si è riconvocata nazionalmente per il 29 settembre.
Questo è l’intervento del compagno Marco Ferrando, in rappresentanza del Partito Comunista dei Lavoratori:
Assemblea nazionale contro l'autonomia differenziata
6/12/2017- ore 18: PRESENTAZIONE DEL LIBRO CENTO ANNI
♠ in 1917,6 dicembre 2017,Cento Anni,lotta di classe,Marco Ferrando,Massimo Betti,movimento operaio,Rivoluzione d'Ottobre,sala consiliare Porto,SGB
(http://www.redstarpress.it/index.php/catalogo/product/view/2/63) Interrogando i cento anni che separano l’oggi dai fatti del 1917, Marco Ferrando indaga il cammino e l’evoluzione della lotta di classe, riflettendo sulle sue conquiste come sulle sue sconfitte all’interno di un libro unico nel suo genere: una storia sociale e politica completamente dedicata al movimento dei lavoratori di tutto il mondo che, malgrado il trascorrere del tempo, continua a non avere nulla da perdere. A parte, s’intende, le proprie catene (in collaborazione con il Partito Comunista dei Lavoratori).
MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE
- ORE 18
SALA CONS.PORTO – VIA
DELLO SCALO, 21
Saranno presenti l’autore
Marco Ferrando – portavoce nazionale PCL
È uscito il nuovo numero di Unità di Classe
♠ in Catalogna,Cento Anni,giornale comunista,Marco Ferrando,Rivoluzione d'Ottobre,Spagna 1937,Unità di classe
In questo numero:
11 Novembre 2017
Scrivete a info@pclavoratori.it o in chat alla nostra pagina facebook ufficiale per sapere come acquistarlo!
Editoriale - Marco Ferrando
Giù le mani dalla Catalogna!
Il bonapartismo di guerra, il governo Negrin nella Spagna del '37 - Vincenzo Cimmino
Speciale Ottobre
La rivoluzione bolscevica per le rivoluzioni di oggi - Michele Terra
La premesse della rivoluzione ed il partito bolscevico - Natale Azzaretto
La rivoluzione d'Ottobre e le donne - Chiara Mazzanti
Illuminazioni alla fermata dell'autobus - Cristiano Armati
Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale - V. I. Lenin
La rivoluzione contro il capitale - Antonio Gramsci
Spazio letterario
Il vento fischia ancora, prefazione a Cento Anni (M. Ferrando) - a cura di Michele Terra
I quattro anni che cambiarono il mondo (Virgilia Pili)
Mare nero (Alessio Lega). Musica e parole per rivoluzionari
Giù le mani dalla Catalogna!
Il bonapartismo di guerra, il governo Negrin nella Spagna del '37 - Vincenzo Cimmino
Speciale Ottobre
La rivoluzione bolscevica per le rivoluzioni di oggi - Michele Terra
La premesse della rivoluzione ed il partito bolscevico - Natale Azzaretto
La rivoluzione d'Ottobre e le donne - Chiara Mazzanti
Illuminazioni alla fermata dell'autobus - Cristiano Armati
Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale - V. I. Lenin
La rivoluzione contro il capitale - Antonio Gramsci
Spazio letterario
Il vento fischia ancora, prefazione a Cento Anni (M. Ferrando) - a cura di Michele Terra
I quattro anni che cambiarono il mondo (Virgilia Pili)
Mare nero (Alessio Lega). Musica e parole per rivoluzionari
Partito Comunista dei Lavoratori
La crisi brasiliana a un punto di svolta
A un anno dall'impeachment di Dilma Rousseff, il Brasile precipita in una nuova crisi politica e istituzionale.
Il ciclone delle inchieste giudiziarie sulla corruzione che aveva investito il PT travolge il governo di Michael Temer. Temer è direttamente coinvolto, sulla base di registrazioni inoppugnabili che documentano il pagamento di mazzette all'ex presidente della Camera (Eduardo Cunha, oggi in carcere) per comprare il suo silenzio; mentre il colosso mondiale della carne (JBS) rivela donazioni illegali negoziate direttamente con Temer che ammonterebbero negli ultimi dieci anni a 4,7 milioni di reales (l'equivalente di un milione e mezzo di euro).
Il presidente grida al complotto e intima al Tribunale Supremo di sospendere le indagini. Ma la sua situazione si fa sempre di più insostenibile. Ben otto mozioni parlamentari rivendicano l'impeachment contro Temer. Suoi stretti collaboratori, come l'assessore speciale Sandro Mabel, si dimettono. Il PSB, partito alleato di governo (un ministro, 35 deputati, 7 senatori), si è ritirato dalla maggioranza e chiede a Temer di rinunciare. I gruppi parlamentari del PSDB, altro partito di maggioranza, vacillano. Ambienti interni allo stesso partito del presidente (PMDB) premono per il suo ritiro. L'Ordine nazionale degli avvocati chiede pubblicamente la revoca di Temer. I principali registi ed attori dell'operazione di destituzione di Roussef sono dunque minacciati da un'analoga sorte.
Ma non si tratta della semplice ripetizione di ciò che accadde un anno fa. Oggi la crisi politica e istituzionale del regime borghese è più grave. Sia per ragioni istituzionali, sia soprattutto per l'irruzione sulla scena politica del movimento operaio brasiliano, il gigante dell'America Latina.
LA PARALISI POLITICA E ISTITUZIONALE
Sul terreno strettamente istituzionale non è agevole trovare lo sbocco della crisi politica.
In caso di dimissioni di Temer, la via delle elezioni anticipate rispetto alla data prevista del dicembre 2018 è ostacolata da una norma costituzionale che prevede una possibile anticipazione delle urne solo nel caso che la rinuncia del presidente avvenga nei primi due anni del suo mandato. Ma Temer era già parte del precedente governo Rousseff, quale vicepresidente. A meno di una riforma costituzionale quello sbocco sembra dunque assai problematico.
L'altra possibilità è la nomina di un nuovo presidente da parte del Congresso, con una elezione pertanto indiretta. Ma un terzo dei deputati e larga parte dei senatori sono coinvolti dalle inchieste giudiziarie per corruzione, come lo sono buona parte dei candidati in pectore alla successione. La via istituzionalmente possibile è dunque politicamente temeraria.
Temer cerca di usare questa impasse per restare in sella, presentandosi alla classe dominante come l'unico possibile garante della governabilità del sistema. Ma il suo indebolimento politico verticale, che l'ha portato a un grado di consenso nettamente inferiore al 10% a livello di massa, sta trasformando proprio la sua ostinata resistenza in un fattore di radicalizzazione della crisi, anche sociale.
L'IRRUZIONE DELLA CLASSE OPERAIA
L'irruzione della classe operaia brasiliana sul terreno della lotta è il fatto nuovo dello scenario politico brasiliano.
La dinamica della lotta di classe e di massa in Brasile ha conosciuto in questi anni un processo contraddittorio, anche in relazione alla crisi capitalistica.
Il prolungato sviluppo economico brasiliano degli anni 2000, trainato dalle materie prime e dallo sviluppo cinese, conosceva un arresto all'inizio del presente decennio, per effetto della crisi capitalistica internazionale. Le mobilitazioni dell'estate 2013 contro il governo Rousseff espressero un'importante reazione diffusa di settori giovanili alle politiche di austerità del governo PT e alla erosione progressiva delle misure redistributive degli anni del boom. Ma la classe operaia, a livello di massa, restò prevalentemente passiva.
Un anno fa l'operazione di destituzione parlamentare di Rousseff fu accompagnata da manifestazioni di massa della destra reazionaria, che cercò di capitalizzare lo scollamento passivo tra grandi masse e PT ponendosi alla testa dell'indignazione popolare contro la corruzione. Il tutto sullo sfondo di una crisi capitalistica molto profonda che nel 2015/2016 ha visto un crollo del 7,2% del PIL brasiliano. Lo stesso avvento del governo Temer, dopo un'estenuante travaglio parlamentare, non innescò un'immediata risposta sociale, nonostante il discredito del personaggio. Le manifestazioni di protesta guidate dal PT coinvolgevano settori di attivisti della sinistra politica, non la massa proletaria. Ancora nel marzo scorso il corrispondente di Le Monde in Brasile poteva scrivere: «Le strade che un anno fa vedevano manifestazioni di massa oggi tacciono».
Quel silenzio non è durato a lungo. E la ragione è semplice. Nel tentativo di consolidare il proprio legame con la grande borghesia brasiliana e il capitale finanziario internazionale, il governo Temer ha promosso un avventuroso attacco frontale alla classe operaia. Ha fatto approvare una legge che blocca la spesa sociale per vent'anni. Ha promosso un disegno di legge che alza l'età minima per accedere alla pensione. Ha annunciato una riforma della legislazione del lavoro che scompone i periodi di ferie secondo le volontà delle imprese, e alza a 12 ore il tetto massimo di lavoro giornaliero. Questo attacco frontale da parte di un governo già impopolare ha innescato la risposta di massa.
Lo sciopero generale del 28 aprile, promosso dalla CUT, è stato il primo sciopero generale dal 1996 e il più grande sciopero generale della storia del Brasile dopo il 1989. Hanno scioperato trentacinque milioni di salariati. Non solo nei trasporti e nei servizi, ma nell'industria. Il proletariato industriale è stato il protagonista della giornata. Nella siderurgia, nelle raffinerie, nei cantieri navali, in tutti gli stabilimenti dell'industria automobilistica (Volkswagen, Ford, General Motors, Renault...). Più volte combinando il blocco della produzione con il blocco delle vie di comunicazione attraverso barricate di strada. Il tutto con una rivendicazione centrale: il ritiro immediato delle misure antioperaie, ma con la sovrapposizione progressiva della rivendicazione politica della cacciata del governo. “Fora Temer” è da un mese la parola d'ordine del movimento operaio brasiliano.
Questa dinamica pone una riflessione di fondo. La svolta a destra di Temer e le sue provocazioni sociali si scontrano con una classe operaia strutturalmente rafforzata dalla fase prolungata del boom economico. È la stessa dinamica che in forme diverse coinvolge l'esperienza Macri in Argentina. La ripresa di massa in entrambi i paesi misura la fragilità della svolta a destra latinoamericana (come analizzato dal documento internazionale del nostro quarto Congresso). Il quadro continentale è lungi dall'essere stabilizzato.
PER L'AUTORGANIZZAZIONE DI MASSA. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI
Il combinarsi della crisi politico istituzionale con la radicalizzazione del movimento operaio può ora innescare sviluppi imprevedibili della situazione brasiliana.
L'enorme manifestazione di massa del 24 maggio a Brasilia, l'incendio di due ministeri assaltati dalla folla, il temerario uso dell'esercito contro i manifestanti come non avveniva dai tempi della dittatura, la revoca obbligata di questa misura repressiva da parte di un governo indebolito e alla sbando, scandiscono negli ultimi giorni l'accelerazione della crisi, e lo spostamento una volta di più del terreno stesso dello scontro, dalle istituzioni alla piazza. La caduta ripetuta della Borsa di San Paolo (-8% il 18 maggio) registra a suo modo la dinamica generale.
Le burocrazie sindacali di CUT e CTB, legate al PT, cercano di contenere e deviare la dinamica di massa sul terreno elettorale attorno alla richiesta di elezioni immediate: è il tentativo del PT di rilanciare la candidatura di Lula alle elezioni presidenziali, prima di una possibile stretta giudiziaria ai suoi danni.
I marxisti rivoluzionari hanno il compito opposto: dare al movimento della classe operaia una prospettiva indipendente sul terreno della lotta. Sciopero generale sino al ritiro delle misure antioperaie! Fora Temer! Un congresso nazionale di delegati operai, eletti nei luoghi di lavoro, che definisca un programma di svolta, per un'alternativa di potere dei lavoratori! A fronte della crisi istituzionale e dell'ascesa del movimento operaio, diventa decisiva l'indicazione di una soluzione politica della crisi: la parola d'ordine dell'autorganizzazione di massa e di un'alternativa politica di classe assume una valenza centrale.
Non si tratta di avanzare la parola d'ordine democratica dell'Assemblea costituente (che sembra divenuta la parola d'ordine universale di alcune organizzazioni trotskiste, dal Venezuela al Brasile). Si tratta di collegare la mobilitazione in atto alla prospettiva del governo dei lavoratori come unica vera soluzione della crisi brasiliana.
Il ciclone delle inchieste giudiziarie sulla corruzione che aveva investito il PT travolge il governo di Michael Temer. Temer è direttamente coinvolto, sulla base di registrazioni inoppugnabili che documentano il pagamento di mazzette all'ex presidente della Camera (Eduardo Cunha, oggi in carcere) per comprare il suo silenzio; mentre il colosso mondiale della carne (JBS) rivela donazioni illegali negoziate direttamente con Temer che ammonterebbero negli ultimi dieci anni a 4,7 milioni di reales (l'equivalente di un milione e mezzo di euro).
Il presidente grida al complotto e intima al Tribunale Supremo di sospendere le indagini. Ma la sua situazione si fa sempre di più insostenibile. Ben otto mozioni parlamentari rivendicano l'impeachment contro Temer. Suoi stretti collaboratori, come l'assessore speciale Sandro Mabel, si dimettono. Il PSB, partito alleato di governo (un ministro, 35 deputati, 7 senatori), si è ritirato dalla maggioranza e chiede a Temer di rinunciare. I gruppi parlamentari del PSDB, altro partito di maggioranza, vacillano. Ambienti interni allo stesso partito del presidente (PMDB) premono per il suo ritiro. L'Ordine nazionale degli avvocati chiede pubblicamente la revoca di Temer. I principali registi ed attori dell'operazione di destituzione di Roussef sono dunque minacciati da un'analoga sorte.
Ma non si tratta della semplice ripetizione di ciò che accadde un anno fa. Oggi la crisi politica e istituzionale del regime borghese è più grave. Sia per ragioni istituzionali, sia soprattutto per l'irruzione sulla scena politica del movimento operaio brasiliano, il gigante dell'America Latina.
LA PARALISI POLITICA E ISTITUZIONALE
Sul terreno strettamente istituzionale non è agevole trovare lo sbocco della crisi politica.
In caso di dimissioni di Temer, la via delle elezioni anticipate rispetto alla data prevista del dicembre 2018 è ostacolata da una norma costituzionale che prevede una possibile anticipazione delle urne solo nel caso che la rinuncia del presidente avvenga nei primi due anni del suo mandato. Ma Temer era già parte del precedente governo Rousseff, quale vicepresidente. A meno di una riforma costituzionale quello sbocco sembra dunque assai problematico.
L'altra possibilità è la nomina di un nuovo presidente da parte del Congresso, con una elezione pertanto indiretta. Ma un terzo dei deputati e larga parte dei senatori sono coinvolti dalle inchieste giudiziarie per corruzione, come lo sono buona parte dei candidati in pectore alla successione. La via istituzionalmente possibile è dunque politicamente temeraria.
Temer cerca di usare questa impasse per restare in sella, presentandosi alla classe dominante come l'unico possibile garante della governabilità del sistema. Ma il suo indebolimento politico verticale, che l'ha portato a un grado di consenso nettamente inferiore al 10% a livello di massa, sta trasformando proprio la sua ostinata resistenza in un fattore di radicalizzazione della crisi, anche sociale.
L'IRRUZIONE DELLA CLASSE OPERAIA
L'irruzione della classe operaia brasiliana sul terreno della lotta è il fatto nuovo dello scenario politico brasiliano.
La dinamica della lotta di classe e di massa in Brasile ha conosciuto in questi anni un processo contraddittorio, anche in relazione alla crisi capitalistica.
Il prolungato sviluppo economico brasiliano degli anni 2000, trainato dalle materie prime e dallo sviluppo cinese, conosceva un arresto all'inizio del presente decennio, per effetto della crisi capitalistica internazionale. Le mobilitazioni dell'estate 2013 contro il governo Rousseff espressero un'importante reazione diffusa di settori giovanili alle politiche di austerità del governo PT e alla erosione progressiva delle misure redistributive degli anni del boom. Ma la classe operaia, a livello di massa, restò prevalentemente passiva.
Un anno fa l'operazione di destituzione parlamentare di Rousseff fu accompagnata da manifestazioni di massa della destra reazionaria, che cercò di capitalizzare lo scollamento passivo tra grandi masse e PT ponendosi alla testa dell'indignazione popolare contro la corruzione. Il tutto sullo sfondo di una crisi capitalistica molto profonda che nel 2015/2016 ha visto un crollo del 7,2% del PIL brasiliano. Lo stesso avvento del governo Temer, dopo un'estenuante travaglio parlamentare, non innescò un'immediata risposta sociale, nonostante il discredito del personaggio. Le manifestazioni di protesta guidate dal PT coinvolgevano settori di attivisti della sinistra politica, non la massa proletaria. Ancora nel marzo scorso il corrispondente di Le Monde in Brasile poteva scrivere: «Le strade che un anno fa vedevano manifestazioni di massa oggi tacciono».
Quel silenzio non è durato a lungo. E la ragione è semplice. Nel tentativo di consolidare il proprio legame con la grande borghesia brasiliana e il capitale finanziario internazionale, il governo Temer ha promosso un avventuroso attacco frontale alla classe operaia. Ha fatto approvare una legge che blocca la spesa sociale per vent'anni. Ha promosso un disegno di legge che alza l'età minima per accedere alla pensione. Ha annunciato una riforma della legislazione del lavoro che scompone i periodi di ferie secondo le volontà delle imprese, e alza a 12 ore il tetto massimo di lavoro giornaliero. Questo attacco frontale da parte di un governo già impopolare ha innescato la risposta di massa.
Lo sciopero generale del 28 aprile, promosso dalla CUT, è stato il primo sciopero generale dal 1996 e il più grande sciopero generale della storia del Brasile dopo il 1989. Hanno scioperato trentacinque milioni di salariati. Non solo nei trasporti e nei servizi, ma nell'industria. Il proletariato industriale è stato il protagonista della giornata. Nella siderurgia, nelle raffinerie, nei cantieri navali, in tutti gli stabilimenti dell'industria automobilistica (Volkswagen, Ford, General Motors, Renault...). Più volte combinando il blocco della produzione con il blocco delle vie di comunicazione attraverso barricate di strada. Il tutto con una rivendicazione centrale: il ritiro immediato delle misure antioperaie, ma con la sovrapposizione progressiva della rivendicazione politica della cacciata del governo. “Fora Temer” è da un mese la parola d'ordine del movimento operaio brasiliano.
Questa dinamica pone una riflessione di fondo. La svolta a destra di Temer e le sue provocazioni sociali si scontrano con una classe operaia strutturalmente rafforzata dalla fase prolungata del boom economico. È la stessa dinamica che in forme diverse coinvolge l'esperienza Macri in Argentina. La ripresa di massa in entrambi i paesi misura la fragilità della svolta a destra latinoamericana (come analizzato dal documento internazionale del nostro quarto Congresso). Il quadro continentale è lungi dall'essere stabilizzato.
PER L'AUTORGANIZZAZIONE DI MASSA. PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI
Il combinarsi della crisi politico istituzionale con la radicalizzazione del movimento operaio può ora innescare sviluppi imprevedibili della situazione brasiliana.
L'enorme manifestazione di massa del 24 maggio a Brasilia, l'incendio di due ministeri assaltati dalla folla, il temerario uso dell'esercito contro i manifestanti come non avveniva dai tempi della dittatura, la revoca obbligata di questa misura repressiva da parte di un governo indebolito e alla sbando, scandiscono negli ultimi giorni l'accelerazione della crisi, e lo spostamento una volta di più del terreno stesso dello scontro, dalle istituzioni alla piazza. La caduta ripetuta della Borsa di San Paolo (-8% il 18 maggio) registra a suo modo la dinamica generale.
Le burocrazie sindacali di CUT e CTB, legate al PT, cercano di contenere e deviare la dinamica di massa sul terreno elettorale attorno alla richiesta di elezioni immediate: è il tentativo del PT di rilanciare la candidatura di Lula alle elezioni presidenziali, prima di una possibile stretta giudiziaria ai suoi danni.
I marxisti rivoluzionari hanno il compito opposto: dare al movimento della classe operaia una prospettiva indipendente sul terreno della lotta. Sciopero generale sino al ritiro delle misure antioperaie! Fora Temer! Un congresso nazionale di delegati operai, eletti nei luoghi di lavoro, che definisca un programma di svolta, per un'alternativa di potere dei lavoratori! A fronte della crisi istituzionale e dell'ascesa del movimento operaio, diventa decisiva l'indicazione di una soluzione politica della crisi: la parola d'ordine dell'autorganizzazione di massa e di un'alternativa politica di classe assume una valenza centrale.
Non si tratta di avanzare la parola d'ordine democratica dell'Assemblea costituente (che sembra divenuta la parola d'ordine universale di alcune organizzazioni trotskiste, dal Venezuela al Brasile). Si tratta di collegare la mobilitazione in atto alla prospettiva del governo dei lavoratori come unica vera soluzione della crisi brasiliana.
Marco Ferrando
È uscito il nuovo numero di Unità di Classe
In questo numero:
23 Febbraio 2017
Editoriale - Marco Ferrando
L'ideologia del nuovo presidente americano - Piero Nobili
Perché è indispensabile una prospettiva marxista rivoluzionaria in Turchia - Ruggero Rognoni
L'APE e lo smantellamento del sistema previdenziale pubblico - Antonino Marceca
Un congresso difficile. Un confronto politico chiaro.
Risoluzione conclusiva del congresso nazionale del PCL
Poste Italiane: un colosso in via di privatizzazione
Donne in piazza contro la violenza patriarcale - Chiara Mazzanti
La protesta di massa delle donne in Polonia - Chiara Pannullo
Da Fassino ad Appendino: sempre dalla parte padronale - a cura del PCL Torino
L'ideologia del nuovo presidente americano - Piero Nobili
Perché è indispensabile una prospettiva marxista rivoluzionaria in Turchia - Ruggero Rognoni
L'APE e lo smantellamento del sistema previdenziale pubblico - Antonino Marceca
Un congresso difficile. Un confronto politico chiaro.
Risoluzione conclusiva del congresso nazionale del PCL
Poste Italiane: un colosso in via di privatizzazione
Donne in piazza contro la violenza patriarcale - Chiara Mazzanti
La protesta di massa delle donne in Polonia - Chiara Pannullo
Da Fassino ad Appendino: sempre dalla parte padronale - a cura del PCL Torino
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
CENTO ANNI - STORIA E ATTUALITA’ DELLA RIVOLUZONE COMUNISTA
♠ in comunismo,lotta di classe,Marco Ferrando,Ottobre 1917,Red Star Press,rivoluzione,storia del movimento operaio
MERCOLEDI’ 13 LUGLIO ORE 21
AL CIRCOLO BARRICATA 71
IN VIA SANT’ISAIA, 71 - BOLOGNA
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RECENTISSIMA
PUBBLICAZIONE:
CENTO ANNI
STORIA E ATTUALITA’ DELLA RIVOLUZONE COMUNISTA
Di Marco Ferrando
Interrogando
i cento anni che separano l’oggi dai fatti del 1917, Marco Ferrando indaga il
cammino e l’evoluzione della lotta di classe, riflettendo sulle sue conquiste
come sulle sue sconfitte all’interno di un libro unico nel suo genere: una
storia sociale e politica completamente dedicata al movimento dei lavoratori di
tutto il mondo che, malgrado il trascorrere del tempo, continua a non avere
nulla da perdere. A parte, s’intende, le proprie catene (in collaborazione con
il Partito Comunista dei Lavoratori).
Con Marco Ferrando
intervistato
da
Alfredo Pasquali di Radio Città Fujiko







