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Per un fronte unico anticapitalista! Avanti con il patto d'azione!

Sintesi dell'assemblea telematica di sabato 9 maggio



Pubblichiamo il resoconto dell'assemblea nazionale del patto d’azione promosso in primo luogo dal SI Cobas. Il PCL vi ha partecipato, condividendo la piattaforma rivendicativa e portando il proprio contributo, in una logica non di autorecinzione di questo importante spazio di avanguardia ma della massima estensione del fronte unitario d’azione, del suo profilo classista, della sua proiezione di massa. È la logica con cui interveniamo in ogni ambito dell’avanguardia, coniugando unità e radicalità di proposta in funzione di una prospettiva rivoluzionaria.



La terza assemblea telematica ha visto una forte partecipazione ed un vivo dibattito: 5 ore di assemblea, oltre 200 partecipanti, 45 interventi, numerose organizzazioni politiche e sindacali, delegati di base, singoli attivisti, reti sociali.

È stata riconfermata l'adesione alla piattaforma unitaria di rivendicazioni immediate e politiche condivisa nella scorsa assemblea, così come rinnovato l'impegno e la volontà di costruire nei fatti il patto di unità d'azione contro padronato e governo.

Le giornate di lotta, sciopero e mobilitazione del 30 aprile e 1 maggio indette dal SI Cobas e dall'ADL Cobas, la settimana di attivazione sociale indetta dalla rete di realtà cittadine "Vogliamo Tutto" iniziata il 25 aprile, l'adesione e l'attivazione di diversi organismi e compagni partecipanti al Patto d'azione sono i primi risultati concreti e tangibili di questa proposta.

La famosa fase 2 per noi è qualcosa di completamente diverso rispetto quella che sta attuando il governo su pressione di Confindustria e padroni, ovvero riaprire tutto indipendentemente dai rischi per la salute e la vita dei lavoratori al fine di assecondare come prima e più di prima la pressione e le intimidazioni dei padroni.

Per noi la fase 2 significa anzitutto prendere atto della enorme profondità di questa doppia crisi, sanitaria ed economica. Significa prendere atto che ai piani alti della politica e dell'economia si sta progettando e organizzando un pesante peggioramento, un vero e proprio salto in giù delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i comparti della classe lavoratrice (sui luoghi di lavoro, con la crescita della disoccupazione, accollandoci un enorme aumento del debito di stato, e restringendo di molto le libertà sindacali e politiche). Basti pensare al vergognoso dibattito mediatico circa la "regolarizzazione" a tempo dei lavoratori delle campagne oppure il silenzio assordante rispetto allo sfruttamento triplo delle donne lavoratrici e disoccupate.

Abbiamo davanti a noi non la prosecuzione, leggermente aggravata, dei processi degli ultimi dieci anni, ma un'improvvisa e forte intensificazione delle contraddizioni e dei contrasti di classe. Ci aspettano mesi e anni di duri scontri di classe.

La vertenza in TNT-Fedex, che in queste settimane ha visto la mobilitazione e lo sciopero di migliaia di lavoratori in tutta la filiera e decine e decine di camionette sgomberare i presidi operai, è un segno chiaro di come i padroni (e i sindacati sempre più subordinati agli interessi del profitto e integrati allo stato) intendano affrontare questa fase 2.

Dobbiamo fare il possibile per non farci trovare impreparati, per serrare le nostre file, mettendo in primo piano ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci divide: non un astratta “unità per l'unità”, bensì un programma di lotta unificante, composto da parole d'ordine e rivendicazioni semplici e chiare (riassumibili nella mozione finale dell'assemblea del 14 aprile) che è a disposizione di tutti coloro che ne condividono lo spirito, i contenuti e gli obbiettivi.

Nelle assemblee precedenti abbiamo tracciato una doppia linea di demarcazione: no a qualsiasi forma di “patto sociale” con la classe sfruttatrice in nome degli interessi della nazione, cioè del capitalismo nazionale, quale invece è proposto da CGIL-CISL-UIL e da tutte le forse dell'arco costituzionale; no a qualsiasi forma di “sovranismo” e di avvelenamento nazionalistico dei lavoratori, per l'affermazione di una prospettiva di unità internazionalista tra i lavoratori per fronteggiare l'internazionale del capitale.

L'assemblea ha ribadito chiaramente che oggi non dobbiamo "evocare l'unità" ma delimitare un campo che ci consenta di iniziare a costruire un'azione comune su fondamenta solide. L'assemblea ha confermato la necessità di compiere un passo in avanti:

1) Il sostegno pieno e l'impegno di tutti gli aderenti al Patto d'azione per la costruzione di un Assemblea Nazionale dei delegati e delle delegate aperto a tutti i lavoratori e le lavoratrici combattive, di tutti i settori ed indipendentemente dall'appartenenza di sigla, con l'obiettivo di affrontare e rispondere unitariamente alle necessità comuni di resistenza e di lotta che accomunano oggi i lavoratori della logistica, del settore metalmeccanico, della sanità, dell'alimentare, i proletari disoccupati, al di là di ogni particolarismo settoriale, territoriale o di categoria.

Quest'iniziativa procede in parallelo rispetto al Patto d'azione e di fronte unico anticapitalista, ma è essenziale per dare forza e significato al nostro percorso.

2) Rilanciare la mobilitazione operaia e sociale e dare vita nelle prossime settimane ad una giornata di lotta in piazza (con tutte le accortezze del caso) nella quale portare contemporaneamente nei territori, nelle città, nei paesi, nei quartieri i contenuti della nostra piattaforma, facendo il massimo sforzo per rivolgerci a quel vasto numero di lavoratori e lavoratrici, giovani precari e disoccupati, che stanno già pagando un prezzo pesantissimo per la crisi.

In queste settimane la crisi capitalistica, esplosa con la pandemia ma le cui radici sono ben più profonde e antecedenti al CoViD-19, si sta già manifestando in maniera drammatica: il ritardo nell'erogazione degli ammortizzatori sociali, le avvisaglie di ristrutturazioni e licenziamenti su larga scala, l'insufficienza e la parzialità delle misure a sostegno di disoccupati e dei precari rappresentano dei chiari segnali di una possibile ed imminente precipitazione delle tensioni sociali, di fronte alle quali si pone l'urgenza di una risposta decisa e immediata da parte del movimento di classe in risposta ai tentativi della destre sovraniste di cavalcare la crisi in chiave reazionaria e xenofoba.

3) Coordinarsi a livello nazionale per rispondere unitariamente a tutte le multe, denunce e forme di repressione che si stanno scagliando contro le reti sociali, i disoccupati e i lavoratori che hanno deciso di essere responsabili verso la propria salute ma non obbedienti verso l'utilizzo politico e repressivo dello stato di emergenza, riappropriandosi dell'agibilità sindacale, sociale e politica nelle piazze.

4) Sostenere un processo di convergenza e salto di qualità delle esperienze di mutualismo e solidarietà proletaria che si sono sviluppate su tutti i territori, città, quartieri e luoghi di lavoro.

Infine l'assemblea ha chiarito che bisogna allargare il più possibile il nostro raggio di azione, aspirare ad una dimensione di massa.

Per tale motivo verranno individuate forme organizzative e strumenti di comunicazione finalizzati a questo obiettivo politico.

La convergenza verso un patto d'azione ed un programma comune è un esigenza storica.

Rendiamola un orizzonte possibile!

Risoluzione finale del 7 dicembre

Conclusione condivisa dell'assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione del 7 dicembre 2019
La numerosa ed articolata presenza che registriamo, come già sottolineato in apertura, conferma l'importanza della promozione di questa assemblea nazionale unitaria delle sinistre d'opposizione.
Le ragioni poste alla base della stessa, sottolineate dallo specifico appello, rimarcate dalla relazione introduttiva, sono profonde, dettate dal cosa accade, dal perché accade, ed hanno trovato conferma nell'ampio e qualificato dibattito che ne è scaturito.
L'obiettivo condiviso è quello di ricostruire un'opposizione radicale, di massa, al governo Conte, espressione dei poteri forti, nazionali ed europei, alle politiche dettate dall'Unione Europea e dallo stesso ossequiosamente perseguite, in sostanziale continuità con i governi, ascrivibili al centrodestra ed al centrosinistra, che l'hanno preceduto, politiche che trovano nella proposta di revisione del MES (Meccanismo europeo di stabilità) un'ulteriore stretta, contro la quale occorre mobilitarsi, contro la quale ci mobiliteremo.
Politiche all'insegna della cultura liberista imperante, dell'austerità, degli interessi del grande capitale, il cui esito fallimentare per gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, per i ceti popolari, è sotto gli occhi di tutti: più povertà, più insicurezza, più solitudine.
Lo stesso progetto di autonomia differenziata preserva la logica della secessione dei ricchi, promossa dalla Lega ed amministrata dal PD.
L'obiettivo condiviso è quello di ricostruire un'opposizione capace di rappresentare un'alternativa di società, in grado di sostanziare le speranze di cambiamento, che in tanti, anche nel mondo del lavoro, sbagliando, avevano riposto nei confronti della Lega e del Movimento 5 Stelle, e che avevano portato all'affermazione del primo governo Conte, le cui politiche, reazionarie e liberticide, si sono tradotte in un crescente consenso ad una destra il cui carattere è sempre più evidente ed alla quale è necessario sbarrare la strada.
L'impegno condiviso è quello di ricostruire un'opposizione che sostenendo, valorizzando, unendo le lotte di resistenza delle lavoratrici e dei lavoratori a difesa del lavoro, come testimoniano, tra le tante, le esperienze della Whirlpool, dell'Ilva, di Unicredit, punti a contrastare i nuovi grandi processi di ristrutturazione capitalista.
Puntiamo ad un'opposizione che si proponga come utile riferimento per connettere i diversi movimenti sociali, ambientalisti, femministi in campo, sempre più impegnati ad un cambio radicale delle politiche date, come ben testimonia, ad esempio, lo sciopero promosso dal movimento femminista per il prossimo 8 marzo.
L'obbiettivo condiviso è quello di ricostruire un'opposizione capace di saldare le diverse esperienze di lotta e di resistenza che si palesano nella società, in una vasta opposizione popolare, che si raccolga attorno ad una piattaforma generale indipendente, in una prospettiva di alternativa anticapitalista.
Un'opposizione che in considerazione dello sviluppo della propria iniziativa, dell'evoluzione della fase, delle politiche che il governo si accinge a mettere in campo, a partire dalla legge di bilancio, che ne costituisce il manifesto, assume l'impegno a dare vita ad una giornata di mobilitazione nazionale articolata tra il 24 ed il 25 gennaio prossimo.
Una scelta importante, alla cui definizione, caratterizzazione e gestione è necessario si adoperi l'insieme delle realtà interessate, anche attraverso la promozione di assemblee territoriali aperte a ciò finalizzate.
Ciò che si propone, al fine di sostanziare un'opposizione avente gli obiettivi su richiamati, è lo sviluppo di un'azione comune attorno ad alcune specifiche rivendicazioni:

- per l'uscita dell'Italia dalla NATO, per il ritiro delle truppe italiane dalle missioni estere, per il rifiuto delle politiche militariste e di guerra, per il no all'acquisto degli F35;

- per la nazionalizzazione dei settori strategici della finanza e dell'economia, a partire dalle aziende che licenziano ed inquinano;

- per una generalizzata riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; per la qualificazione, tutela e valorizzazione dei rapporti di lavoro, anche in risposta, da un versante di classe, alla grave crisi occupazionale data, alle ripercussioni che al riguardo porta con se la cosiddetta quarta rivoluzione industriale;

- per la cancellazione dei cosiddetti decreti sicurezza e degli accordi stipulati con la Libia, contro ogni politica xenofoba e razzista, a favore di un comune fronte di lotta tra lavoratori nativi e migranti,

- per l'abolizione della Legge Fornero, per affermare un nuovo sistema pensionistico pubblico, per tutti i generi e per tutte le generazioni. Una questione, quella della previdenza, attorno alla quale si registra una forte ripresa dell'iniziativa in altri paesi, come evidenzia la lotta che ha investito la Francia, ed alla quale va la nostra solidarietà.


Le su richiamate rivendicazioni rappresentano un terreno comune di iniziativa in direzione della costruzione dell'opposizione alla quale siamo impegnati, ed in funzione di ciò è possibile ed opportuno dare vita ad un coordinamento nazionale dell'unità d'azione.
Un coordinamento aperto, gestito collegialmente, volto al coinvolgimento di tutte le realtà impegnate in tale direzione, e capace, anche in forme flessibili, di un'articolazione territoriale.
Anche a tal fine si rivolge l'invito a promuovere nelle prossime settimane assemblee aperte a chiunque si riconosca nella necessità sottolineata.
Ciò su cui si conviene è la promozione di un'unità d'azione pienamente consapevole e rispettosa delle differenze esistenti, di ciò che connota le diverse componenti chiamate a darvi vita, dell'iniziativa che le stesse, autonomamente, decidono di promuovere, un'unità d'azione funzionale a sostanziare l'obiettivo condiviso.
L'unità nella diversità è la risposta, questa assemblea non è un punto di arrivo, da qui ripartiamo, ed insieme possiamo farcela!
Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista

29 settembre, assemblea SI Cobas e assemblea contro l'autonomia differenziata. L'intervento del PCL

Il 29 settembre il PCL è intervenuto, portando il proprio contributo, in due assemblee d'avanguardia: l'assemblea nazionale promossa dal SI Cobas a Napoli, e la seconda assemblea nazionale per il ritiro di ogni progetto di “autonomia differenziata”, che si è tenuta al Liceo Tasso di Roma.

L'assemblea di Napoli del SI Cobas è stata molto combattiva e partecipata, in funzione dello sciopero CUB-SGB-SI Cobas del 25 ottobre e della manifestazione promossa per il giorno dopo. Folta la presenza di lavoratori e lavoratrici immigrati/e. Comuni le rivendicazioni classiste e il richiamo internazionalista e antisovranista, un richiamo tanto più importante a fronte dell'arretramento della coscienza di classe, delle campagne xenofobe della reazione, della loro influenza tra i lavoratori. Il PCL è intervenuto nell'assemblea portando il proprio contributo di analisi e proposta sul terreno della costruzione del più ampio fronte unitario di lotta contro il padronato e il suo nuovo governo, nel pieno rispetto di ogni manifestazione di partito e di organizzazione classista, ma al tempo stesso con la proposta di unire le forze nell'azione di classe in funzione della ricostruzione di una opposizione di massa, una opposizione capace di incidere sui rapporti di forza complessivi tra le classi. Per questo il compagno intervenuto a nome del partito ha proposto l'adesione dell'assemblea allo sciopero e manifestazione nazionale degli operai della Whirlpool del 4 ottobre a Roma, una manifestazione che coinvolgerà i lavoratori di diverse fabbriche in crisi in un passaggio cruciale delle vertenze aperte. Una manifestazione in cui a nostro avviso ogni organizzazione di classe dovrebbe intervenire per portare non solo la propria solidarietà ai lavoratori in lotta ma anche una proposta di svolta radicale delle forme di azione e degli obiettivi della lotta, a partire dalla rivendicazione dell'esproprio sotto controllo operaio delle aziende che licenziano. Unità di classe e radicalità non debbono essere messe in contrapposizione ma marciare insieme.

L'assemblea di Roma contro l'autonomia differenziata ha visto una grossa partecipazione, come nella prima occasione (7 luglio), una partecipazione non scontata. Presenti le rappresentanze dei comitati unitari di scopo per il ritiro del progetto, assieme a diverse organizzazioni del sindacalismo di classe e a partiti della sinistra (PRC, Potere al Popolo, PCL, PCI). Centrale la discussione sulla nuova fase politica in relazione al progetto. Comune è stata la denuncia della continuità del progetto, comune il richiamo alla necessità di estendere la costruzione dei comitati unitari di scopo, diversi gli approcci sulla risposta da dare, al di là delle iniziative immediate. Il PRC è intervenuto per valorizzare l'interlocuzione critica col governo e l'intervento nelle sue «contraddizioni interne», lodando la contrarietà del ministro dell'Istruzione Fieramonti al progetto dell'autonomia, e quindi chiedendo uno specifico incontro col ministro oltre che col governo. Il PCL è intervenuto invece per sottolineare la natura di classe del nuovo governo come governo avversario, collocando in questo contesto la continuità del progetto per l'autonomia differenziata e denunciando l'interesse del capitale finanziario nell'operazione. Da qui la necessità di ricondurre la rivendicazione unitaria del ritiro del progetto alla costruzione di un'opposizione sociale e politica al governo Conte, contro la politica di sostegno al governo da parte di CGIL, CISL e UIL.

Una volta di più il nuovo scenario politico agisce come fattore di chiarificazione a sinistra. Sinistra Italiana è coinvolta nel governo, il PRC sta nel guado della pressione critica sull'esecutivo, il PC di Rizzo si estrania dagli appuntamenti unitari della stessa avanguardia, pensando unicamente alle proprie (legittime) manifestazioni di partito. Il PCL si batte per il più ampio fronte unitario dell'opposizione di classe, e in esso per un progetto anticapitalista e rivoluzionario. Contro il governismo e contro il settarismo. Come sempre.
Partito Comunista dei Lavoratori

Assemblea nazionale contro l'autonomia differenziata

Intervento del PCL - Domenica 7 luglio a Roma, nell’aula magna del Liceo Tasso, si è tenuta un'assemblea nazionale contro il progetto della cosiddetta “autonomia differenziata”, promossa da alcune organizzazioni della scuola con l’adesione di diverse tendenze e organizzazioni sindacali classiste, comitati locali, partiti politici della sinistra (PRC, PCL, PCI...). L’assemblea si è svolta lungo l’intera giornata e ha visto una partecipazione di circa 200 persone, in un clima combattivo. Dall’assemblea è scaturita l’indicazione di una campagna contro il progetto del governo, con la formazione di comitati unitari di scopo, su scala nazionale e locale, e un pubblico appello ai sindacati per l'organizzazione di una grande manifestazione a Roma. L’assemblea si è riconvocata nazionalmente per il 29 settembre. 


Questo è l’intervento del compagno Marco Ferrando, in rappresentanza del Partito Comunista dei Lavoratori:

Assemblea nazionale contro l'autonomia differenziata


I riders fra precarizzazione e attacchi ai diritti sociali e sindacali dei lavoratori

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Gig economy, sfruttamento e autorganizzazione

17 Aprile 2018
Prima assemblea nazionale dei fattorini, ospitata da Riders Union Bologna
Mercoledì 11 aprile 2018 si è tenuta al Tribunale di Torino sezione Lavoro la prima causa civile intentata da sei ex lavoratori di Foodora contro il colosso multinazionale. I ricorrenti denunciavano l'illegittimità del licenziamento, avvenuto nel 2016, a seguito delle prime proteste dei riders autorganizzati contro l'abbassamento della retribuzione oraria, ovvero l'improvvisa interruzione del rapporto di lavoro, per il riconoscimento della natura subordinata della prestazione lavorativa, per il mancato versamento dei contributi.

Da quell'udienza è stata prodotta la prima sentenza in materia in Italia. Una sentenza classista e filopadronale, che ribatte la natura di lavoratori autonomi dei sei ex Foodora, dando ragione all'azienda.

La difesa dei riders toccava più punti: ovvero smentiva la retorica della libertà di scelta lavorativa in merito ai turni e all'accettazione degli ordini, sulla base di testimonianze dei lavoratori stessi, vessati in molti casi di rifiuto ordini a causa della fine del turno o di manifesta illegittimità dell'assegnazione (per distanza chilometrica o condizioni meteo, ad esempio). Si denunciava la questione del controllo a distanza dei lavoratori, tramite l'app della piattaforma la quale, anche per il fatto di non essere riconosciuta tra le app disponibili nel play store dello smartphone, poteva accedere a dati personali, gps, e informazioni del lavoratore, e quindi seguirlo tramite geolocalizzazione per tutto il percorso svolto in turno. Inoltre, a conferma di ciò, si hanno testimonianze di ordini che arrivavano anche senza avere effettuato il log in nell'app. Infatti i legali chiedevano un risarcimento di ventimila euro per violazione della legge sulla privacy e 100 euro al giorno per il mancato rispetto delle norme antinfortunistiche. Senza contare la parte relative al trattamento retributivo: da 5 euro iniziali un paio d'anni fa, a 3 euro e 60 netti, fino all'introduzione sempre più diffusa del cottimo.

Il lavoratore non può rifiutare ordini, e la sua prestazione - e quindi la possibilità di trovare turni - si misura secondo un sistema di rating vessatorio che determina l'apertura dei calendari delle ore di lavoro: più consegne realizzi, più il tuo punteggio si alza, e prima puoi accedere alla prenotazione delle ore. Da aggiungere che, a 48 ore dall'inizio del turno, non è più possibile annullare la prenotazione.
Infatti il contrasto al rating e l'abolizione del ranking (il punteggio del singolo rider, un algoritmo che considera numero di consegne, tempi e disponibilità) sono al centro delle rivendicazioni dei riders in generale. Le applicazioni delle piattaforme comprendono una valutazione delle performance che incide sulla possibilità effettiva di riservare ore per lavorare: un punteggio alto permette che il calendario turni si apra prima, creando quindi un clima di ansia, competizione ed esclusione.
Rientra nello stesso ambito di pratiche opprimenti anche il sistema di bonus (a partire da quelli relativi al meteo, assegnati in caso di pioggia o neve), ovvero percentuali minime sulla retribuzione totale, il cui reale scopo è quindi di mettere i lavoratori in condizioni di estrema pressione durante la prestazione lavorativa (aumentare la velocità per effettuare la consegna, nonostante la pericolosità delle strade), oppure i bonus legati a determinati giorni o momenti della giornata, in veste di contentino, quindi temporanei e rispondenti più ai bisogni economici delle singole aziende che così sperano di accrescere il loro organico.
Controllo, pressione psicologica, competizione al ribasso: gli algoritmi che presiedono alla gestione di queste app e datori del lavoro fantasma determinano i tempi di vita e lavoro dei ciclo - fattorini a costo fattore lavoro zero e senza alcuna tutela del tipo assicurativo e nel non rispetto delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Questo è quello contro cui i riders ex Foodora e i riders in generale si battono.
Chiaramente la sentenza riflette il clima di pesante attacco alla classe lavoratrice, agli studenti e ai giovani lavoratori che, nel contesto di precarizzazione assoluta del mondo del lavoro, si trovano a fronteggiare, assieme tutti i settori, la brutale stretta rincarata da anni di riforme filopadronali di svendita dei diritti sociali e di conquiste pluridecennali del movimento operaio.
Non a caso la sentenza, di cui si attendono le motivazioni, è stata pronunciata da quello stesso Tribunale che, solo qualche mese fa, giustificò il licenziamento ai danni di una dipendente di una società di smaltimento rifiuti, a seguito dell'appropriazione da parte della lavoratrice di un monopattino, escluso dal ciclo di smaltimento, da regalare al figlio minore. Alla lavoratrice, in condizioni economiche disagiate, assegnataria di casa popolare e con problemi di affitto, il Tribunale si pronunciò per un versamento di 18 mensilità.
Uno scorcio di situazione di fatto che dimostra la condizione comune che vive la classe operaia oggi, e che dai riders a tutto il mondo del lavoro chiama ad una convergenza delle mobilitazioni.

Detto ciò, la premessa comincia dal dato di struttura di queste piattaforme del food delivery.
Partiamo dall'esempio di un'altra azienda, Glovo. Quest'ultima nasce in Spagna come start up nel 2015, e fa il suo ingresso in Italia nel 2016 tramite un'altra start up di consegna a domicilio, milanese, Foodhino srl, che attualmente stipula i contratti di lavoro con i fattorini. Nelle condizioni d'uso dell'app emerge quindi che la capogruppo con sede a Barcellona è Glovoapp23 s.l.
Da un rapporto relativo al mercato della consegna del cibo a domicilio in Italia, emerge che i dati in merito al transato aggregato dichiarato nel 2017 dalle aziende corrisponde per Deliveroo a più di 20 milioni di euro, mentre Foodora, JustEat, UberEATS, CosaOrdino, Sgnam, MyMenu e Glovo non hanno dichiarato nulla. Anche sul valore economico dei capitali raccolti nei giri di investimento in Italia, non è dichiarato da praticamente nessuna di queste imprese, a parte Sgnam che dichiara di aver raccolto 450 mila euro. Idem per quanto riguarda il quantitativo di ordini annui gestiti.
Sulle sedi legali, emerge il dato che Glovo ha sede legale a Barcellona, e quindi opera nella pratica in Italia come Foodinho, mentre invece Foodora o Deliveroo hanno sede a Milano. Di conseguenza a quale legislazione neoliberista rispondono? Con il beneplacito della retorica UE sulla libera circolazione dei fattori di produzione, di capitali e lavoro, le imprese battezzano la propria sede in base alle agevolazioni fiscali e al basso costo del lavoro. E a questa logica partecipano chiaramente anche le imprese nel settore del food delivery. Eludendo qualsiasi normativa, a partire da quella fiscale: il numero di dipendenti dichiarato è irrisorio. Sempre con riferimento a Glovo, dal rapporto ne risultano più di 100, ma dalla visura camerale si appura che i lavoratori dipendenti erano 9 e i collaboratori 14. Inoltre, per quanto riguarda i fattorini, essendo Glovo operante in 10 città, dovrebbe avere più di 2000 fattorini, i quali devono pagare una cauzione per il materiale (cubo, powerbank, carta aziendale, portacellulare, pantaloni e giacca antipioggia). Per cui, non avendo mai depositato bilanci, tramite Foodinho che opera in Italia per Glovo, non è dato sapere quale sia la trattenuta aziendale che frutta dalle cauzioni raccolte. Di conseguenza, il mancato deposito dei bilanci, fra i requisiti richiesti per mantenere lo status di start up, può far venir meno l'aderenza di questa impresa all'interno della categoria, con tutti i benefici fiscali, di sgravi e riduzione del costo del lavoro che ciò comporta.
Elusione totale delle tutele di lavoro e delle norme antinfortunistiche che passa inosservata agli occhi delle istituzioni borghesi, le quali scelgono di legalizzare ulteriori attacchi per la precarizzazione dei giovani.

Per quanto riguarda il lato contrattuale, al 99% all'insegna della prestazione autonoma (art. 2222 c.c.), comporta che non esistano assicurazione, ferie, malattie, con costo del materiale a carico del fattorino (spesso non a norma, da ultimo i caschi forniti da Deliveroo ne sono un esempio), utilizzo di propri mezzi (dalla bici alla moto, passando per il forfait internet e quindi il cellulare), per i quali la manutenzione è affare del lavoratore, zero contributi e imposizione di una partita IVA fantoccio superata la soglia dei cinquemila euro.
Un esempio pratico che si cala alla perfezione nell'evoluzione mostruosa della legislazione del lavoro italiana: dal co.co.pro al co.co.co, al voucher alla nuova normativa sulla prestazione occasionale e il libretto di famiglia nel quadro ultimo del Jobs Act e successive modifiche.
Ebbene, il contratto d'opera, ovvero il lavoro autonomo occasionale ex 2222 c.c., si differenzia da queste ultime, essendo imponibile, prevedendo quindi una ricevuta per prestazione occasionale con tanto di ritenuta di acconto del 20% pagata dal committente. Tutto ciò spesso nella difficoltà di fatture ambigue, che portano come conseguenza un iter ad ostacoli per quando riguarda la dichiarazione dei redditi percepiti o il tentativo di recuperare in parte le ritenute di acconto versate, poiché la detrazione per redditi di lavoro autonomo risulta un abbaglio.
Di fatto quanto entra in tasca al rider? Una miseria, anche solo prendendo in considerazione l'esempio di Glovo, che ha abbassato il minimo orario da 6,40 euro netti a 4,40 euro netti. Senza contare che, da Glovo in poi, le aziende mirano, passato il primo periodo di espansione, a ridurre la paga fino all'introduzione del cottimo tout court. Prima fra tutte, appunto, Foodora, che da 5,60 euro l'ora passò a 4 euro lordi a consegna, ovvero 3,60 euro a consegna netti. Fu anche a partire da ciò che iniziarono le prime mobilitazioni a Torino e a Milano, e da qui la ritorsione, di cui sono stati vittime anche i 6 riders della vicenda giudiziaria, del ''nuovo tipo di licenziamento'' della gig economy: il blocco dell'app da parte della azienda, di modo che, da un momento all'altro, il lavoratore si ritrova "sloggato" e non riceve più consegne. Quindi, di fatto, viene licenziato.

A latere del modello prevalente di finto lavoratore autonomo, vi sono alcuni casi di applicazione del co.co.co (collaborazioni coordinate continuative) post-Jobs Act (dlgs 81/2015), ovvero la parasurbordinazione, che comporta contributi a carico 1/3 del lavoratore e 2/3 al committente.
Ma appunto la linea di tendenza attuale delle piattaforme è quella del passaggio a cottimo su tutto il territorio nazionale: dal graduale abbassamento delle paghe orarie fino all'istituzione del pagamento a consegna. Come per esempio a Milano con Deliveroo o a Torino con Foodora.

Si tratta quindi di un modello lavorativo che punta anche a dividere ed isolare i lavoratori, oltre che a regalare agevolazioni fiscali e altri vantaggi alle piattaforme, sulla pelle di chi lavora, esposto a rischi relativi alla sicurezza e alla salute personale. Purtroppo, solo a Bologna, negli ultimi mesi si sono registrati vari incidenti che hanno colpito riders in turno, senza che ciò destasse alcun clamore.

In questo contesto di degrado e pericolosità lavorativa, le risposte in termini di mobilitazioni non si sono fatte però attendere. Da Torino e Milano, fino a Bologna, attraverso l'autorganizzazione su più livelli (da assemblee di piattaforma fino ad assemblee generali della categoria), si è arrivati a creare innanzitutto una rete di solidarietà fra lavoratori, per combattere in primis l'isolamento al quale le aziende vogliono condannare sotto ricatto i riders.
Dai bisogni immediati, ovvero con la collettivizzazione di servizi per la manutenzione di bici o l'offerta di spazi dove potersi fermare fra un turno e l'altro, alla risoluzione di problemi che possono insorgere durante l'orario di lavoro, fino alla gestione collettiva in delegazione per l'imposizione di rivendicazioni contrattuali faccia a faccia con i rappresentati delle aziende.
Nel contesto bolognese è nata infatti Riders Union Bologna, che è riuscita a riunire le lotte e le esigenze provenienti dalle assemblee dei riders delle varie piattaforme cittadine, da quelli di Deliveroo a quelli di Glovo. In un'ottica di promozione e riunione delle mobilitazioni, a seguito dello sciopero dei lavoratori di Glovo in febbraio contro la riduzione della paga oraria, ha rilanciato la mobilitazione attraverso uno sciopero generale di tutti i riders cittadini verso la fine del mese, anche per denunciare la normale pratica delle piattaforme di costringere a lavorare con condizioni meteo avverse, ovvero con in un periodo di fortissime nevicate e temperature abbondantemente sotto zero.
Le condizioni di lavoro estremamente dure, e d'altra parte la combattività dei lavoratori delle singole piattaforme nella rivendicazione di tutele maggiori, a Bologna e nel resto del paese oltre che in tutta Europa, ha spinto alla ricerca dell'unità e della convergenza delle lotte, della risposta collettiva alla repressione e alle ritorsioni, e al collegamento con il resto del mondo del lavoro sfruttato.

Da qui l'importantissima giornata del 15 aprile, data in cui si è tenuta la prima assemblea nazionale dei lavoratori del settore, a Bologna, organizzata da Riders Union Bologna. Presenti riders da Torino, Milano, Roma, Modena, La Spezia, Padova e tante altre città, senza contare la presenza di due lavoratori del Collectif des coursier-e-s (Belgio) e del Collectif livreurs autonomes de Paris CLAP (Francia), oltre che di tante realtà, sindacali e non, venute ad assistere.
Un'iniziativa necessaria e fondamentale per organizzarsi nelle rivendicazioni e nelle pratiche, sulla base delle molteplici esperienze, come quella della "Carta dei diritti dei lavoratori digitali" presentata in Comune a Bologna. Iniziativa messa in atto dai riders cittadini come primo strumento di negoziazione a livello territoriale, con l'obiettivo di porre delle regole alle piattaforme che operano localmente e quindi fissare delle tutele per chi lavora, e da portare avanti nelle mobilitazioni sui singoli punti.
Il contenuto di questa Carta scaturisce dai bisogni e dalle rivendicazioni espresse dalle assemblee di piattaforma, secondo un'autorganizzazione su più livelli, dallo specifico al generale, ovvero Riders Union Bologna, in questo caso. Monte orario garantito, salario minimo orario contro il cottimo, assicurazione totale contro gli infortuni, indennità complete (maltempo, ferie, malattia, contributive...), sicurezza nelle condizioni di lavoro (materiali e attrezzature lavorative, etc.), rifiuto di trattamenti discriminatori (ranking, rating, violazioni della privacy e dati personali...), per i diritti sindacali e di organizzazione, per la trasparenza dei contratti.

Si tratta cioè delle tutele e dei diritti per i quali un intero settore sta lottando da mesi, in un contesto generale di precarizzazione del mondo del lavoro post-Jobs Act, di politiche antisociali e di offensiva contro la classe operaia. Rivendicazioni che sono emerse e sono state ribadite con forza dall'assemblea.
L'incontro ruotava infatti sull'organizzazione delle esperienze e delle rivendicazioni attraverso le differenti modalità di mobilitazione e iniziative messe in campo dai ciclo-fattorini, in quanto modalità complementari e autorganizzate, all'insegna del coordinamento, dell'unità e poi della solidarietà e del legame con il resto del mondo del lavoro in lotta, a partire da quello della logistica. Per questo motivo l'assemblea ha segnato un fondamentale momento di confronto, in vista inoltre del lancio di un Primo maggio di lotta generalizzata e internazionale.
M.P.