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29 settembre, assemblea SI Cobas e assemblea contro l'autonomia differenziata. L'intervento del PCL

Il 29 settembre il PCL è intervenuto, portando il proprio contributo, in due assemblee d'avanguardia: l'assemblea nazionale promossa dal SI Cobas a Napoli, e la seconda assemblea nazionale per il ritiro di ogni progetto di “autonomia differenziata”, che si è tenuta al Liceo Tasso di Roma.

L'assemblea di Napoli del SI Cobas è stata molto combattiva e partecipata, in funzione dello sciopero CUB-SGB-SI Cobas del 25 ottobre e della manifestazione promossa per il giorno dopo. Folta la presenza di lavoratori e lavoratrici immigrati/e. Comuni le rivendicazioni classiste e il richiamo internazionalista e antisovranista, un richiamo tanto più importante a fronte dell'arretramento della coscienza di classe, delle campagne xenofobe della reazione, della loro influenza tra i lavoratori. Il PCL è intervenuto nell'assemblea portando il proprio contributo di analisi e proposta sul terreno della costruzione del più ampio fronte unitario di lotta contro il padronato e il suo nuovo governo, nel pieno rispetto di ogni manifestazione di partito e di organizzazione classista, ma al tempo stesso con la proposta di unire le forze nell'azione di classe in funzione della ricostruzione di una opposizione di massa, una opposizione capace di incidere sui rapporti di forza complessivi tra le classi. Per questo il compagno intervenuto a nome del partito ha proposto l'adesione dell'assemblea allo sciopero e manifestazione nazionale degli operai della Whirlpool del 4 ottobre a Roma, una manifestazione che coinvolgerà i lavoratori di diverse fabbriche in crisi in un passaggio cruciale delle vertenze aperte. Una manifestazione in cui a nostro avviso ogni organizzazione di classe dovrebbe intervenire per portare non solo la propria solidarietà ai lavoratori in lotta ma anche una proposta di svolta radicale delle forme di azione e degli obiettivi della lotta, a partire dalla rivendicazione dell'esproprio sotto controllo operaio delle aziende che licenziano. Unità di classe e radicalità non debbono essere messe in contrapposizione ma marciare insieme.

L'assemblea di Roma contro l'autonomia differenziata ha visto una grossa partecipazione, come nella prima occasione (7 luglio), una partecipazione non scontata. Presenti le rappresentanze dei comitati unitari di scopo per il ritiro del progetto, assieme a diverse organizzazioni del sindacalismo di classe e a partiti della sinistra (PRC, Potere al Popolo, PCL, PCI). Centrale la discussione sulla nuova fase politica in relazione al progetto. Comune è stata la denuncia della continuità del progetto, comune il richiamo alla necessità di estendere la costruzione dei comitati unitari di scopo, diversi gli approcci sulla risposta da dare, al di là delle iniziative immediate. Il PRC è intervenuto per valorizzare l'interlocuzione critica col governo e l'intervento nelle sue «contraddizioni interne», lodando la contrarietà del ministro dell'Istruzione Fieramonti al progetto dell'autonomia, e quindi chiedendo uno specifico incontro col ministro oltre che col governo. Il PCL è intervenuto invece per sottolineare la natura di classe del nuovo governo come governo avversario, collocando in questo contesto la continuità del progetto per l'autonomia differenziata e denunciando l'interesse del capitale finanziario nell'operazione. Da qui la necessità di ricondurre la rivendicazione unitaria del ritiro del progetto alla costruzione di un'opposizione sociale e politica al governo Conte, contro la politica di sostegno al governo da parte di CGIL, CISL e UIL.

Una volta di più il nuovo scenario politico agisce come fattore di chiarificazione a sinistra. Sinistra Italiana è coinvolta nel governo, il PRC sta nel guado della pressione critica sull'esecutivo, il PC di Rizzo si estrania dagli appuntamenti unitari della stessa avanguardia, pensando unicamente alle proprie (legittime) manifestazioni di partito. Il PCL si batte per il più ampio fronte unitario dell'opposizione di classe, e in esso per un progetto anticapitalista e rivoluzionario. Contro il governismo e contro il settarismo. Come sempre.
Partito Comunista dei Lavoratori

Il nuovo scenario politico

Risoluzione del Comitato Centrale del PCL

La caduta del governo Conte e la configurazione di un nuovo governo PD-M5S segnano un passaggio politico centrale della crisi italiana.

La caduta del governo M5S-Lega è lo sbocco di una prolungata crisi strisciante delle relazioni tra Lega e M5S, dopo il ribaltamento dei rapporti di forza sancito dalle elezioni europee. La leadership della Lega ha operato la rottura col governo nell'attesa di ottenere le elezioni anticipate, capitalizzare sul piano politico la spinta favorevole dei sondaggi, guadagnare la maggioranza assoluta del Parlamento alla testa di una coalizione di centrodestra, in direzione di un progetto reazionario bonapartista (regime Orban all'italiana).

La dinamica convulsa e grottesca della crisi politica ha segnato il fallimento dell'operazione salviniana. Determinante a tal fine il congiungersi di due fattori politici. Da un lato l'apertura imprevedibile di Matteo Renzi al M5S, dettata dalla volontà di salvaguardare i "propri" gruppi parlamentari e di guadagnare tempo prezioso per la costruzione di un proprio soggetto politico. Dall'altro l'apertura del M5S al PD, coperta dall'ingresso in scena del “garante” (Grillo) e sospinta dalla volontà di garantire la sopravvivenza politico-istituzionale del movimento.

Il nuovo governo M5S-PD configura l'alleanza tra un partito populista e un partito borghese liberale legato all'establishment nazionale ed europeo. Il vero programma costitutivo del nuovo governo è la riforma della legge elettorale in senso proporzionale e l'elezione in questo Parlamento del futuro Presidente della Repubblica, in funzione del contrasto del progetto salviniano. Il PD vede nel recupero della propria collocazione di governo – imprevisto nei tempi dati – l'occasione di rinsaldare i propri rapporti fiduciari coi poteri forti attraverso il ritorno a una “normale” governabilità di sistema sul piano nazionale ed europeo. Il suo disegno è quello di trasformare il governo col M5S nel laboratorio di un blocco politico stabile, come polo di governo europeista, alternativo alla Lega. Una sorta di rifondazione del bipolarismo su basi nuove.

Una stabilizzazione della legislatura attorno all'asse tra M5S e PD non può essere esclusa, ma è difficile. Il governo nasce attorno a una manovra trasformista di scarso richiamo. La base di consenso su cui il governo poggia è ristretta, a fronte della tenuta del blocco sociale reazionario. Il suo spazio di manovra sul terreno sociale è limitato dalle condizioni della finanza pubblica e dalla stagnazione capitalistica. Le forze politiche della maggioranza di governo sono entrambe segnate da profonde contraddizioni interne, senza che nessuna delle due sia in grado di rappresentare il perno politico della coalizione. Il ruolo del Presidente del Consiglio è rafforzato dalla debolezza dei partiti che lo sostengono, ma è anche esposto ai suoi contraccolpi. Da qui nuove possibili dinamiche di instabilità politica.

Le sinistre riformiste politiche e sindacali offrono il proprio appoggio, in forme diverse, al nuovo governo della borghesia italiana. La burocrazia sindacale della CGIL, già disponibile a concertare col governo precedente, saluta il nuovo governo come occasione di ritorno a un quadro organico di concertazione.
La rappresentanza parlamentare di Liberi e Uguali contratta il proprio ingresso al governo. Sinistra Italiana saluta il nuovo esecutivo come possibile governo di svolta alla ricerca di qualche sottosegretariato. Il PRC ha fatto campagna a favore della formazione del governo PD-M5S con premier Conte per «mettere Salvini all'opposizione», vedendo nella possibile riforma proporzionale della legge elettorale l'elemento decisivo di discontinuità e attestandosi su una linea di pressione critica sull'esecutivo. Con ciò tutta la sinistra riformista tende a rimuovere la propria collocazione di opposizione al governo, recuperando la tradizione governista di Rifondazione Comunista. Il fatto che ciò avvenga dopo gli effetti catastrofici di quella esperienza, per il movimento operaio e la sinistra stessa, dà la misura una volta di più della coazione a ripetere del riformismo.

L'argomento per cui il governo PD-M5S va rivendicato e appoggiato in quanto unica alternativa al disegno reazionario di Salvini è insostenibile e confonde i piani. In primo luogo non si tratta di discutere la legittimità del governo e della sua formazione, ma la sua natura di classe. Rivendicare e/o sostenere un governo PD-M5S al fianco dei poteri forti del paese è un'obiettiva enormità per un partito di classe. In secondo luogo un governo della borghesia liberale, nella situazione di crisi sociale, spiana spesso la strada allo sfondamento reazionario; ciò che è accaduto coi governi di centrosinistra a guida PD che sono stati un carburante dell'ascesa populista, e dello stesso Salvini. Lasciare a Salvini il monopolio dell'opposizione può dunque allargare il suo spazio di crescita e di rilancio.

Per tutte queste ragioni è necessario che il movimento operaio si collochi all'opposizione del nuovo governo, con una propria iniziativa di lotta indipendente, a partire dalle proprie ragioni di classe. È una necessità che si pone per tutti i movimenti di lotta. Ogni subordinazione dei movimenti al quadro di governo nel nome del “meno peggio” può solo preparare il peggio, come è sempre accaduto in passato. Il PCL si batterà nel movimento operaio e sindacale, e in ogni
movimento di lotta, per la piena indipendenza dal nuovo governo e per la più ampia unità d'azione sul terreno dell'opposizione di classe, a livello di massa e di avanguardia.

In questo quadro proponiamo una iniziativa unitaria nazionale di tutte le sinistre di opposizione: un'iniziativa di promozione di un'assemblea nazionale unitaria che discuta l'agenda dell'opposizione al nuovo governo.

Il Comitato Centrale dà mandato alla Segreteria del partito di attivare i contatti necessari per cercare di concretizzare la proposta nelle forme possibili, e acquisire le risposte dei soggetti interlocutori. Analoghe iniziative vanno intraprese su scala locale nei rispettivi territori di riferimento.
La Segreteria valuterà le possibili convergenze con altre eventuali iniziative unitarie promosse da altri soggetti.

In questo quadro generale il CC impegna il partito a sostenere l'iniziativa sindacale di sciopero promossa per il 25 ottobre da CUB/SGB/SICobas/USI contro governo e padronato. Ciò per il fatto che al di là dei suoi limiti questa iniziativa di sciopero è, allo stato attuale delle cose, l'unica iniziativa sindacale di opposizione al nuovo governo.
Riteniamo importante che l'insieme delle forze del sindacalismo di classe convergano nelle forme possibili su questa iniziativa di sciopero, contro ogni atteggiamento di frammentazione dell'iniziativa classista.

Il CC impegna il partito a sostenere l'iniziativa nazionale del 29 settembre contro il progetto dell'autonomia differenziata, verificando la possibilità di costruire e/o di partecipare a comitati territoriali locali che possano contribuire con diritto di intervento all'assemblea nazionale.

Importante è la scadenza di mobilitazione nazionale del Fridays For Future del 27 settembre: il partito si impegna ad intervenirvi nelle diverse situazioni territoriali con la propria proposta antigovernativa e anticapitalista.

In ogni movimento (sindacale, antirazzista, ambientalista, femminista, studentesco, etc.) il partito di batterà per il rifiuto di ogni subordinazione al governo, a difesa dell'autonomia dei movimenti e della loro ricomposizione unitaria di lotta sul terreno dell'opposizione.

Partito Comunista dei Lavoratori

Per un'iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governti,o Conte di tutte le sinistre di opposizione

A Potere al Popolo, Sinistra Anticapitalista, Lotta Comunista, Partito Comunista, Sinistra Classe Rivoluzione, Partito Comunista Italiano

A Il sindacato è un'altra cosa-opposizione CGIL, Confederazione Unitaria di Base, Sindacato Generale di Base, Sindacato Intercategoriale Cobas, Unione Sindacale di Base, Confederazione Cobas, Unione Sindacale Italiana



Il governo Conte bis nasce sotto il segno poteri forti, nazionali e internazionali. Un governo salutato dall'entusiasmo della Borsa e del capitale finanziario, e al tempo stesso sostenuto dai principali sindacati, dalla sinistra parlamentare (Sinistra Italiana), e in parte, seppur criticamente, dal PRC. Tutto ciò designa uno scenario politico nuovo.

Il programma reale del governo PD-M5S è il riflesso della sua natura sociale: privilegiamento degli interessi europeisti della grande impresa, concertazione con la burocrazia sindacale, consolidamento dell'asse atlantista in politica estera, sostegno attivo agli interessi specifici dell'imperialismo italiano, innanzitutto in Africa. Le stesse rivendicazioni democratiche dei movimenti di opposizione a Salvini (sociali, antirazzisti, femministi, ambientalisti) sono destinate ad essere cestinate, mentre la compromissione nel governo o attorno al governo della sinistra politica e sindacale (CGIL) lascerà a Salvini il monopolio dell'opposizione e uno spazio obiettivo di rivincita.

Il nostro partito si colloca senza riserve all'opposizione del nuovo governo. Per questo sosterremo ogni iniziativa di lotta del movimento operaio e dei movimenti sociali e democratici, a difesa della loro autonomia, contro ogni logica di subordinazione all'esecutivo. In questo quadro appoggiamo l'azione di sciopero generale promosso da CUB, SGB, SI Cobas, USI per il 25 ottobre, e riteniamo sarebbe importante la massima convergenza unitaria di tutto il sindacalismo di classe attorno a questa iniziativa, contro ogni logica di frammentazione e concorrenza tra sigle.


Più in generale consideriamo importante la più ampia unità d'azione delle sinistre di opposizione sul terreno dell'opposizione al governo. Abbiamo bisogno di costruire una vera unità d'azione dell'opposizione di classe. Per questo proponiamo, in tempi brevi, un incontro nazionale delle sinistre di opposizione che discuta e definisca l'agenda comune delle iniziative di mobilitazione e di lotta contro il governo.

Non si tratta ovviamente di risolvere divergenze di impostazione strategica che hanno una radice nella storia del movimento operaio e che si sono in questi anni consolidate, né dunque si tratta per parte nostra di perseguire aggregazioni politiche confuse basate sulla rimozione di tali divergenze. Rivendichiamo la nostra autonomia quanto rispettiamo l'autonomia altrui. Ciò che proponiamo invece è combinare la massima chiarezza del confronto con la massima unità sul piano dell'azione comune contro il governo e il padronato, facendo dell'opposizione di classe e di massa al governo il terreno centrale di unità d'azione, fuori e contro ogni logica settaria.

Pensiamo che un coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione potrebbe rappresentare un punto di riferimento comune per migliaia di militanti e attivisti di diversa collocazione, ed anche un fattore di incoraggiamento e valorizzazione delle loro disponibilità di lotta.

Su questa proposta contatteremo direttamente le vostre organizzazioni per verificare le concrete disponibilità. Per parte nostra siamo naturalmente disponibili a convergere su iniziative da altri proposte che abbiano la stessa logica e finalità unitaria.

Partito Comunista dei Lavoratori