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Dallo sciopero della scuola a uno sciopero generale prolungato e di massa

 


Gli ultimi anni sono stati all'insegna del dubbio e dell'incertezza per le centinaia di migliaia di insegnanti e ATA, precari e di ruolo.


La scuola, i suoi lavoratori e lavoratrici e i suoi studenti hanno vissuto un periodo di estrema difficoltà a causa della perenne carenza di interventi per aumentare il salario del personale (docente e ATA) e gli organici di ruolo, con un reale piano di stabilizzazioni basato sulla valorizzazione del servizio, e della mancanza di un reale piano per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche. La situazione generatasi con la pandemia di COVID-19 ha amplificato a dismisura queste problematiche, acuite da ministri sordi ad ogni istanza, come la pentastellata Azzolina e la sua retorica del merito e della selezione dei docenti, che ha portato ad un concorso straordinario che non ha fatto che umiliare i partecipanti, docenti con anni e anni di servizio.


LO SCIOPERO DEL 10 DICEMBRE E LE SUE PROSPETTIVE

Dinnanzi alla ostilità verso i lavoratori della scuola manifestata più volte dal ministro Bianchi, non può che essere positiva, seppur estremamente tardiva, la giornata di sciopero proclamata dalle organizzazioni maggioritarie tra i lavoratori e le lavoratrici della scuola (FLC CGIL, UIL Scuola, Gilda, Anief e SNALS) insieme ad alcune realtà del sindacalismo di base, come i Cobas scuola e la Cub Sur. Una mobilitazione che deve, contro ogni logica corporativistica, favorire l’unità delle vertenze dei lavoratori, impedendo così le logiche di divisione che i governi portano avanti da decenni, in un'ottica di progressiva privatizzazione. L'autonomia scolastica e i primi esperimenti di autonomia differenziata in regioni a statuto speciale come il Trentino-Alto Adige ne sono l'esempio lampante. Alle 18 ore settimanali si sono aggiunte 2 ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all'insegnamento, il tutto in cambio di un aumento lordo di poche centinaia di euro.


CONCORSI O MACELLERIA SOCIALE?

Il concorso straordinario svolto in piena pandemia per i docenti con tre anni di servizio è stato magnificato come un grande rimedio al precariato. Peccato che sia stato un concorso per soli 32.000 posti, nonostante le cattedre vacanti nella scuola secondaria di primo e secondo grado siano ben 123.000. Nella valutazione degli elaborati hanno contato più le soggettività dei commissari che gli anni di servizio, umiliando così il lavoro di decine di migliaia di insegnanti. Il fatto che sia stato promosso soltanto il 40% dei partecipanti, lasciando oltre 10.000 cattedre vacanti di quelle messe a concorso, conferma la volontà divisiva di questo concorso e dei dicasteri Bussetti, Fioramonti, Azzolina e Bianchi. I concorsi STEM non hanno che confermato questo indirizzo politico.


LE PROPOSTE DEL PCL.

Come Partito Comunista dei Lavoratori, per combattere il precariato e contrastare il palese progetto di progressiva privatizzazione della scuola, portato avanti tenacemente dai governi di centrodestra e centrosinistra che si sono succeduti in questi anni, proponiamo:

- Un reale aumento salariale di 350€ netti, per portare gli stipendi di docenti e ATA in linea con la media europea.

- la stabilizzazione di tutti gli insegnanti precari: siamo per un piano di assunzioni che parta dalla trasformazione dell'organico di fatto in organico di diritto e l'ingresso di tutti gli insegnanti con tre anni di servizio in un processo di formazione e stabilizzazione.

- Un grande piano di lavori pubblici per la scuola: è urgente provvedere al risanamento degli oltre 2400 siti scolastici nei quali è stata accertata la presenza di amianto, e alla messa in sicurezza di tutte le scuole i cui plessi non sono a norma di criteri antisismici.

- No al blocco per i neoassunti, sia esso quinquennale che triennale: ogni lavoratore deve avere il diritto di poter lavorare vicino alla propria famiglia.

- Internalizzare tutti gli educatori, il personale scolastico e dei servizi: il settore delle cooperative sociali è una vera giungla dove migliaia di educatori, soprattutto giovani e donne, sono sfruttati con bassi salari. Chiediamo l'assunzione di tutti gli educatori con lo stesso profilo negli enti locali.

- No ad ogni proposta di autonomia differenziata.

- Una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco. Solo così si potranno colmare decenni di miliardi di euro di tagli, anche all'istruzione.

- Cancellazione delle leggi di precarizzazione del lavoro e di tutte le esternalizzazioni, e regolarizzazione dei lavoratori precari. A pari lavoro pari diritti.

- Eliminazione di tutti gli abusi e delle discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro.

- Il lavoro che c'è va ripartito fra tutti, attraverso una drastica riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga: 30 ore pagate 40.

- Introduzione di un salario minimo intercategoriale di 1.500 euro; salario garantito in caso di disoccupazione o inoccupazione.

- Abolizione della legge Fornero. Diritto di lavoro a 60 anni o dopo 35 anni di lavoro.

- Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sotto il controllo di chi lavora. Massima sicurezza nelle scuole con l’aumento e perfezionamento delle misure anti-Covid. Raddoppio dell'investimento nella sanità pubblica, con l'esproprio di quella privata, e un vasto piano di assunzioni a tempo indeterminato nel servizio sanitario nazionale: per ricostruire la medicina territoriale, fare una seria azione di tracciamento, moltiplicare le sedi di vaccinazione.

- Coordinamento nazionale e costruzione di una assemblea nazionale di delegati/e per decidere il percorso di lotta e unificare tutte le vertenze e le lotte frammentate!

- Costituzione di casse di resistenza per sostenere le lotte!

Con queste rivendicazioni il Partito Comunista dei Lavoratori interviene nella mobilitazione della scuola e dà il suo contributo affinché il 10 dicembre sia una giornata nazionale di lotta, che costituisca un punto di partenza. Indicando la necessità di attraversare la giornata di sciopero generale del 16 dicembre indetto dalla CGIL e dalla UIL con la rivendicazione di uno sciopero generale vero, unitario, prolungato e di massa.

Consapevoli che solo una mobilitazione generale che unifichi tutti i settori del lavoro - pubblico e privato - e degli studenti, possa mandare a casa questo governo nemico di chi lavora.

Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici potrà soddisfare gli interessi della classe lavoratrice e delle masse popolari!

Partito Comunista dei Lavoratori

VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: 4 DICEMBRE NO DRAGHI DAY - CORTEO A BOLOGNA

 


Sabato 4 dicembre

giornata nazionale di mobilitazione del sindacalismo di base e conflittuale, contro le politiche del Governo Draghi

Bologna CORTEO Concentramento ore 10.00 P.zza dell'unità – Bologna

 






Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta, ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione che escono rafforzati dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.   

ü PPer investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporto pubblico locale, fondamentali oltre ai necessari vaccini per contrastare la diffusione della pandemia

ü CContro le misure economiche del governo Draghi che confermano la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze anziché ridistribuire la ricchezza, garantire un reddito dignitoso a tutti, adeguare i contratti e le pensioni al reale costo della vita.

ü CContro licenziamenti, precarietà, Legge Fornero, privatizzazioni e delocalizzazioni.

ü CContro l’autonomia differenziata destinata ad aumentare le differenze territoriali e sociali.

Per la giustizia climatica e sociale



ADL COBAS, COBAS CONFEDERAZIONE, SGB, SI COBAS, USB, USI-CIT


 

Scuola, perché non bisogna rivendicare il Next Generation EU

 


Il presidio dei Cobas a Roma, in occasione dello sciopero della scuola del 26 marzo, presidio cui hanno aderito varie realtà associative, di settore e studentesche (tra cui anche la Rete degli Studenti medi) è stato caratterizzato nei suoi vari interventi – così come rivendicato anche dalla Rete – dall'apertura ai fondi del “Next Generation EU”.


Un’apertura critica, senz’altro, un'apertura dialettica, ma pur sempre possibilista riguardo ai fondi europei. Un'apertura che comunque non può avere altro significato se non quello di un finanziamento a debito della scuola, dunque verso un peggioramento, nella prospettiva di lungo periodo, del comparto dell'istruzione nella sua interezza. Evidentemente tale fattore di rischio non è stato compreso dai Cobas, dalle studentesse e studenti presenti, che rivendicavano di essere loro la "next generation", fin dalle scritte sui cartelli che tenevano in mano.


NEXT GENERATION EU

La misura invocata, ovvero il Next Generation EU, riguarda un piano di finanziamento pluriennale che prevede uno stanziamento di risorse, pari a 750 miliardi di euro, al quale spesso viene cambiato nome da stampa e politici, preferendo la dicitura “Recovery Fund”, la quale tuttavia si riferisce alla quota finanziaria del “dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza”. Si tratta di una mossa economica che vede gli Stati membri dell’Unione europea emettere debito comunemente. All’interno del quadro pluriennale per il periodo che va dal 2021 al 2027, “Next Generation EU” detiene la porzione più importante del finanziamento totale, attorno al 40% di 1.824,3 miliardi. Dunque, per farla breve, si tratta di un enorme finanziamento a debito, invocato dalla stessa classe politica che per almeno venticinque anni ha presentato qualsiasi tipo di politica economica a debito come il male assoluto da scongiurare a qualsiasi costo (per capirci: il 15 marzo di quest’anno il debito pubblico italiano ha sfondato quota 2.600 miliardi di euro, pari al 160% del PIL, nonostante decenni di politiche lacrime e sangue presuntamente finalizzate diminuirlo) [1].

C’è da segnalare che i fondi europei del NG EU sono vincolati dalla “condizionalità” riguardo al loro utilizzo, e non è una questione secondaria. O si seguono determinati dettami imposti per la spesa di tali fondi, che riguardano innanzitutto gli indirizzi e le condizioni di merito dei finanziamenti, oppure il “pilota automatico” caro all’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri quando era in carica alla BCE seguirà – indisturbato – su una strada sempre più stretta e impervia.

A partire dagli investimenti europei, i principi fondamentali su cui si basa l’investimento, per cui ogni paese europeo ha sviluppato un piano specifico, riguardano vari capitoli di spesa, come ad esempio “transizione verde”, le pari opportunità, la stabilità macroeconomica e la “transizione digitale”. Specie per quel che riguarda l’istruzione, dunque, l’impegno è di 28,5 miliardi. Tuttavia viene riproposto il modello di scuola che ha fatto seguito alla legge Renzi (cosiddetta “buona scuola”). In altre parole: ogni scuola e ogni aula potrà avere un computer di ultima generazione per la didattica, tavolette grafiche, lavagne multimediali, ma niente sarà dato per la messa in sicurezza del plesso scolastico, che molto spesso è ferma agli anni del Pentapartito. Molta forma e poca sostanza, quando invece i due tratti spesso coincidono.

Le politiche che accompagneranno questi investimenti a debito saranno quindi le solite, verrebbe da dire, trasversali nel segno dell’imprenditorialità, che già campeggia da anni negli obiettivi scolastici proposti a ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di II grado. Non a caso un capitolo di spesa del piano italiano è intitolato significativamente “Dalla ricerca all’impresa”: l’idea alla base di questo processo organico del NG EU è quello di fornire un rapporto di subalternità dell’istruzione all’impresa. Perché di questo trattasi.


RIAPERTURE FANTASCIENTIFICHE E RIAPERTURE REALI

La “questione giovanilista”, vien da sé, non può essere assunta come principio cardine per la riapertura, in funzione della scuola in presenza. Il problema è a monte, o alla radice, a seconda del paragone che al lettore piace di più. Le scuole vanno senza dubbio riaperte ma devono essere messe in sicurezza attraverso un piano vaccinale reale, centralizzato, non demandato alle responsabilità delle regioni; docenti, ATA, studentesse/studenti, devono poter essere monitorati dai presidi sanitari in ogni scuola.

È evidente che il contagio avviene fuori dai plessi scolastici: c'è da evitare che venga portato all'interno delle aule. Per evitare questo cortocircuito serve un piano. Il piano che prevede 8 milioni settimanali di tamponi è totalmente privo di credibilità, e basta guardare quanti tamponi siano stati fatti finora, e come siano stati fatti, per rendersi conto dell'assenza di una qualsiasi base per rendere effettivo un tale provvedimento, peraltro così esteso e concentrato nel tempo. È evidente quindi che un piano non c'è. E riaprire senza un piano significa chiudere due settimane dopo aver riaperto, reiterando un binomio apertura-chiusura ancora più nefasto sul piano psicologico per migliaia di ragazze, ragazzi, docenti.

È impensabile, infine, che i soldi europei – peraltro una tantum – vadano davvero a risolvere i problemi strutturali che la scuola italiana possiede da vari decenni, a causa dei tagli apportati dai governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici. È impensabile rivendicare l'utilizzo di quei fondi per la scuola, per la loro messa in sicurezza circa l'edilizia, per la stabilizzazione dei precari (da organico di fatto a di diritto), per le assunzioni vere e massive, perché l'unico provvedimento vero in grado di soddisfare queste esigenze e di rovesciare il piano inclinato sul quale sono state decise tutte le politiche scolastiche “a perdere” degli ultimi decenni è la patrimoniale. Ricorrere ai fondi europei per tale rivendicazione costituisce nei fatti la legittimazione di un ulteriore indebitamento delle casse pubbliche a spese dei lavoratori, senza peraltro che i fondi spesi vadano minimamente nella direzione dei bisogni della scuola e della classe lavoratrice. Anni e anni di tagli alla spesa pubblica, che hanno danneggiato soprattutto la scuola, la sanità e i trasporti, vanno colmati presentando il conto alle classi dominanti.

Torniamo a ripetere che solo una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco dei patrimoni, unita ad un sistema di tassazione fortemente progressivo, può restituire realmente le decine di miliardi di euro tagliati, e consentire una reale messa in sicurezza della scuola, dei suoi studenti e dei suoi lavoratori. Solo una patrimoniale di questo tipo, cioè una patrimoniale anticapitalista, espressione di un altro governo della società e di un altro potere politico, può portare un cambio di rotta in questa società colpita dalla crisi del sistema di produzione capitalistico e da questa pandemia, uno dei suoi sintomi.
Cioè a dire: paghi chi non ha mai pagato, chi si è arricchito durante la pandemia mentre centinaia di migliaia di lavoratori si sono impoveriti e hanno perso l'impiego.



[1] https://www.repubblica.it/economia/2021/03/15/news/debito_pubblico-292301274/

Marco Piccinelli

Scuola: senza sicurezza nessuna riapertura!

 


Pubblichiamo il testo del volantino che stiamo distribuendo in occasione dello sciopero della scuola indetto dai Cobas di cui non condividiamo la piattaforma per la ragioni esposte nel volantino stesso

Cattedre senza docenti e docenti senza cattedre - La situazione della scuola pubblica in quest'anno scolastico sta raggiungendo picchi di drammaticità raramente visti sinora, basti pensare alle più di 21.0000 cattedre vuote. Il concorso straordinario, a dir poco umiliante, a cui hanno partecipato decine di migliaia di insegnanti da anni precari non è stato altro che un aumentare l’angoscia di decine di migliaia di insegnanti, che da anni lavorano a migliaia di chilometri da casa, percependo un salario inadeguato, senza alcuno scatto d’anzianità ed il minimo beneficio. Per non parlare del mancato accesso alla carta del docente. Un eterno dividere che ha trovato un’ennesima, ulteriore conferma nel divieto di partecipazione al concorso per le migliaia di insegnanti senza servizio sulla materia o per tutti quelli che nei giorni del concorso si trovavano in quarantena. Un concorso con numeri davvero irrisori tanto da considerarsi quasi inutile viste le 210000 cattedre vuote a settembre e gli oltre 30000 pensionamenti in arrivo.

Scuola: luogo sicuro o luogo di contagio? - Sin dalla ripresa dell’anno scolastico i contagi tra gli insegnanti e gli studenti sono stati numerosissimi. Vanno quindi rivendicati tracciamento capillare, tamponi a tappeto e, soprattutto, che si attivino realmente gli oramai tanto nominati presidi sanitari nelle scuole. Un reale piano vaccinale che coinvolga tutti i soggetti presenti nel mondo della scuola va approntato il prima possibile.

No al Recovery, sì alla patrimoniale - Una scuola con classi sovraffollate (media nazionale 22 alunni per classe) non può essere affatto definita un luogo sicuro. È fondamentale trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Dall’altro lato, ricorrere al Recovery Plan per stabilizzare i precari e mettere in sicurezza le scuole costituisce nei fatti la legittimazione di un ulteriore indebitamento delle casse pubbliche a spese dei lavoratori.
Anni e anni di tagli alla spesa pubblica, che hanno danneggiato soprattutto la scuola, la sanità ed i trasporti, vanno colmati presentando il conto alle classi dominanti.
Solo una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco dei patrimoni, unita ad un sistema di tassazione fortemente progressivo, può colmare realmente le decine di miliardi di euro tagliati, e consentire una reale messa in sicurezza della scuola, dei suoi studenti e dei suoi lavoratori, ed un cambio di rotta in questa società colpita dalla crisi del sistema di produzione capitalistico e da questa pandemia, uno dei suoi sintomi.


LE RIVENDICAZIONI DEL PCL PER LA SCUOLA

Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'ormai palese progetto di privatizzazione della scuola il Partito Comunista dei Lavoratori è presente nelle lotte della scuola con queste rivendicazioni:

- Stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
- Un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
- No al blocco quinquennale per i neoassunti.
- Internalizzare tutti gli educatori.
- No ad ogni proposta di autonomia differenziata.

Solo con la lotta questo ennesimo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato.

Contro ogni logica corporativistica e di intermediazione politica tramite deputati e senatori di maggioranza o di opposizione.

Solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, della scuola e non solo.

Partito Comunista dei Lavoratori


Bologna, il Coordinamento Unitario delle Sinistre di opposizione aderisce al corteo del 20 giugno

La crisi la paghino i padroni!

18 Giugno 2020
Il coordinamento delle sinistre di opposizione di Bologna aderisce al corteo regionale “Per un nuovo futuro” del 20 giugno 2020 indetto da numerose forze sindacali, politiche e associative.


INVECE DI SANITÀ, REDDITO E DIRITTI CI DANNO TAGLI, DISOCCUPAZIONE E POLIZIA.
NO! LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI!


Il coordinamento, espressione unitaria delle forze che fanno riferimento alla classe lavoratrice, promuove in ogni occasione la più ampia unità delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le rivendicazioni avanzate dalla manifestazione sono centrali nella sua proposta.

SANITÀ: un unico Servizio Sanitario nazionale, pubblico e gratuito, rilanciato dal raddoppio dell'investimento pubblico nella sanità finanziato dal taglio alle spese militari e dalla tassazione delle grandi ricchezze; nazionalizzazione della sanità privata senza indennizzo per i grandi azionisti.

REDDITO: blocco dei licenziamenti, salari al 100% per i lavoratori in cassa integrazione, un reddito dignitoso per tutti coloro che si trovano senza lavoro e senza reddito (“reddito di quarantena”), la regolarizzazione dei lavoratori immigrati; la riduzione generale dell'orario di lavoro a 30 ore pagate 40, per ripartire il lavoro fra tutti in modo che nessuno ne sia privato

DIRITTI: diritto di assemblea, di sciopero e di manifestazione; diritto al controllo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori delle condizioni di sicurezza del proprio lavoro, delle proprie mansioni, dei ritmi e intensità del proprio impegno lavorativo; no ai licenziamenti politici e alle violenze della polizia sui picchetti operai.

Padronato e governo dopo il crollo dell'economia e della produzione industriale, stanno preparando un conto salato per la classe lavoratrice e le classi popolari. È la solita ricetta per ricominciare a produrre profitti per i ricchi e continuare la rapina sociale a carico dei poveri. Dobbiamo urlargli in faccia il nostro secco NO: la crisi la paghino i padroni!


BASTA CON IL RAZZISMO E LE VIOLENZE DELLA POLIZIA
MASSIMA SOLIDARIETÀ CON IL MOVIMENTO ANTIRAZZISTA IN USA E NEL MONDO


In questi anni e in questi giorni abbiamo assistito ad un'impressionante sequela di violenze e omicidi da parte della polizia degli Stati Uniti. Il movente razzista è chiaro perché queste violenze colpiscono soprattutto la comunità afroamericana e le altre minoranze etniche non bianche.
Black lives matter, il movimento che sta guidando le manifestazioni di massa che in questi giorni stanno occupando le strade e le piazze delle maggiori città americane e stanno sconvolgendo la società e la politica statunitensi, denuncia l'uccisione di sempre più numerosi cittadini U.S.A. colpevoli di avere la pelle di colore diverso dal bianco e di non essere ricchi: Trayvon Martin, Michael Brown, Eric Garner, Freddie Gray, Tamir Rice, Sandra Bland, Philando Castile, Breonna Taylor e molti altri.
A questa terribile sequenza si aggiungono oggi George Floyd, soffocato in pieno giorno e Rayshard Broocks assassinato vigliaccamente con tre colpi di pistola alla schiena. Le giovani e i I giovani americani di ogni colore oggi dicono basta! Il loro testimone è raccolto ad ogni angolo del mondo da centinaia di migliaia di manifestanti, dalla Francia, all'Inghilterra alla Germania, e man mano il movimento si diffonde a livello internazionale all'antirazzismo si aggiunge la lotta contro la crisi del capitalismo, le enormi disuguaglianze sociali che esso produce che a loro volta sono fonte di tutte le possibili discriminazioni di tipo razziale, etnico, di genere e sociale
Anche in Italia, dove conosciamo bene le violenze poliziesche contro i giovani (ricordiamo Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Riccardo Magherini), dobbiamo sviluppare il movimento di solidarietà con le mobilitazioni antirazziste e contro le discriminazioni sociali negli U.S.A. e nel mondo.
Basta con le violenze della polizia e dei governi che servono, contro le giovani e i giovani, le antifasciste e gli antifascisti, le lavoratrici e i lavoratori.
Come Floyd negli ultimi istanti di vita, we can't breathe, non possiamo respirare. Il capitalismo con la sua crisi ci sta soffocando! Con l'unità di tutti i settori oppressi della società costruiamo un' altra prospettiva, un altro futuro, un'alternativa di società.

Per un'iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governti,o Conte di tutte le sinistre di opposizione

A Potere al Popolo, Sinistra Anticapitalista, Lotta Comunista, Partito Comunista, Sinistra Classe Rivoluzione, Partito Comunista Italiano

A Il sindacato è un'altra cosa-opposizione CGIL, Confederazione Unitaria di Base, Sindacato Generale di Base, Sindacato Intercategoriale Cobas, Unione Sindacale di Base, Confederazione Cobas, Unione Sindacale Italiana



Il governo Conte bis nasce sotto il segno poteri forti, nazionali e internazionali. Un governo salutato dall'entusiasmo della Borsa e del capitale finanziario, e al tempo stesso sostenuto dai principali sindacati, dalla sinistra parlamentare (Sinistra Italiana), e in parte, seppur criticamente, dal PRC. Tutto ciò designa uno scenario politico nuovo.

Il programma reale del governo PD-M5S è il riflesso della sua natura sociale: privilegiamento degli interessi europeisti della grande impresa, concertazione con la burocrazia sindacale, consolidamento dell'asse atlantista in politica estera, sostegno attivo agli interessi specifici dell'imperialismo italiano, innanzitutto in Africa. Le stesse rivendicazioni democratiche dei movimenti di opposizione a Salvini (sociali, antirazzisti, femministi, ambientalisti) sono destinate ad essere cestinate, mentre la compromissione nel governo o attorno al governo della sinistra politica e sindacale (CGIL) lascerà a Salvini il monopolio dell'opposizione e uno spazio obiettivo di rivincita.

Il nostro partito si colloca senza riserve all'opposizione del nuovo governo. Per questo sosterremo ogni iniziativa di lotta del movimento operaio e dei movimenti sociali e democratici, a difesa della loro autonomia, contro ogni logica di subordinazione all'esecutivo. In questo quadro appoggiamo l'azione di sciopero generale promosso da CUB, SGB, SI Cobas, USI per il 25 ottobre, e riteniamo sarebbe importante la massima convergenza unitaria di tutto il sindacalismo di classe attorno a questa iniziativa, contro ogni logica di frammentazione e concorrenza tra sigle.


Più in generale consideriamo importante la più ampia unità d'azione delle sinistre di opposizione sul terreno dell'opposizione al governo. Abbiamo bisogno di costruire una vera unità d'azione dell'opposizione di classe. Per questo proponiamo, in tempi brevi, un incontro nazionale delle sinistre di opposizione che discuta e definisca l'agenda comune delle iniziative di mobilitazione e di lotta contro il governo.

Non si tratta ovviamente di risolvere divergenze di impostazione strategica che hanno una radice nella storia del movimento operaio e che si sono in questi anni consolidate, né dunque si tratta per parte nostra di perseguire aggregazioni politiche confuse basate sulla rimozione di tali divergenze. Rivendichiamo la nostra autonomia quanto rispettiamo l'autonomia altrui. Ciò che proponiamo invece è combinare la massima chiarezza del confronto con la massima unità sul piano dell'azione comune contro il governo e il padronato, facendo dell'opposizione di classe e di massa al governo il terreno centrale di unità d'azione, fuori e contro ogni logica settaria.

Pensiamo che un coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione potrebbe rappresentare un punto di riferimento comune per migliaia di militanti e attivisti di diversa collocazione, ed anche un fattore di incoraggiamento e valorizzazione delle loro disponibilità di lotta.

Su questa proposta contatteremo direttamente le vostre organizzazioni per verificare le concrete disponibilità. Per parte nostra siamo naturalmente disponibili a convergere su iniziative da altri proposte che abbiano la stessa logica e finalità unitaria.

Partito Comunista dei Lavoratori

Foto dal corteo NoExpo - Milano, 1 maggio

Il primo maggio di Milano è tornato ad essere una giornata di lotta contro il capitalismo, questo è un primo risultato di cui bisogna andare fieri.
Quando il corteo si è immesso in via .... ci siamo subito resi conto che non si trattava di una consueta sfilata ma di una manifestazione combattiva, animata da migliaia di giovani studenti, di precari, di disoccupati ma sopratutto di una nuova classe operaia multietnica. Hanno sfilato insieme la minoranza CGIL, SCIOPERIAMO EXPO, i sindacati di base (Cobas, CUB, USB, USI) con migliaia di migranti del S.I. Cobas protagonisti negli ultimi mesi di lotte radicali ed esemplari nel settore della logistica in una veramente non retorica unità di classe tra sfruttati.