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La nuova emergenza sanitaria e le mezze misure del governo
10 Gennaio 2022
Senza eliminare il parassitismo del capitale non è possibile eliminare la pandemia
Abbiamo ampiamente analizzato in questi due anni la parabola della pandemia mondiale, le responsabilità del capitale nel suo innesco, nella sua propagazione, nell'incapacità di contrastarla con mezzi proporzionali alla sua gravità. Parallelamente ci siamo assunti la responsabilità di combattere apertamente le ideologie dei no vax e no green pass, in tutte le loro diverse declinazioni, da un punto di vista classista. La nuova moltiplicazione del contagio Omicron e le ultime misure varate dal governo confermano le nostre posizioni su entrambi i versanti.
Partiamo dal principio di realtà.
Le varianti si moltiplicano perché il tasso di vaccinazione sul piano mondiale è spaventosamente diseguale. È vero, i paesi poveri non sono sempre e necessariamente quelli più colpiti dal contagio e dalla sua letalità, nonostante il loro tasso di vaccinazione sia molto basso, talora inesistente. Incidono infatti anche il fattore demografico e climatico, come la possibile barriera di altre vaccinazioni pregresse. È in parte il caso dell'Africa, ad esempio. Tuttavia è nei paesi a bassa o inesistente vaccinazione che il virus circola liberamente senza incontrare ostacoli, moltiplicando per questa via le proprie mutazioni. L'India e il Sudafrica, non a caso, sono stati la culla di Delta e di Omicron. L'indifferenza no vax per la vaccinazione mondiale “perché tanto il vaccino non serve, come dimostra l'Africa” è dunque al tempo stesso cinica e stupida. Non solo perché nei paesi poveri ci si contagia e si muore eccome, spesso in misura inversamente proporzionale al tasso di vaccinazione (come ha dimostrato l'esperienza di buona parte dell'America Latina o quella dell'Est Europa), spesso con numeri sottostimati, perché mancano sistemi sanitari e di rilevazione. Ma anche perché in ogni caso la loro bassa vaccinazione è un fattore di moltiplicazione delle varianti, con un inevitabile impatto mondiale anche all'interno delle metropoli imperialiste. L'angolo di sguardo sovranista in materia sanitaria è dunque non solo reazionario ma orbo. Non solo assolve il proprio imperialismo ma è anche nemico della propria salute.
L'impatto di Omicron non si misura in base alla pericolosità individuale ma alla sua ricaduta sanitaria generale. Se anche Omicron è meno pericoloso per l'individuo (perché colpisce più i bronchi che i polmoni), il suo tasso di contagiosità è talmente più elevato rispetto a Delta che la risultante in termini assoluti in fatto di ricoveri e decessi può essere superiore. Soprattutto se la crescita del contagio mantiene l'attuale dinamica esponenziale.
La crescita di ricoveri e terapie intensive negli ospedali diventa infatti non solo un fattore di crescita dei decessi per Covid, ma un fattore di riduzione verticale degli altri trattamenti sanitari, anche gravi (cancro, ictus, infarto...), che possono colpire ogni fascia di età.
L'idea per cui Omicron è meno pericoloso “per me” quindi chissenefrega del vaccino è dunque demenziale anche... “per me”, oltre ad essere odiosa verso il resto della società. Nella stessa categoria rientra l'argomento secondo cui “il Covid minaccia i non vaccinati, se la vedano loro”. Che il Covid minacci soprattutto i non vaccinati non ci piove. Basta vedere il tasso dei non vaccinati su ricoveri, terapie intensive e decessi, in rapporto alla loro percentuale complessiva nella popolazione. Solo la stupidità accecata dal pregiudizio o dall'ignoranza può non cogliere questa assoluta evidenza. E tuttavia l'argomento di Marco Travaglio secondo cui il suicidio è una scelta democratica e chissenefrega è anch'esso cieco. L'aumento dei ricoveri e delle terapie intensive, fosse pure dei non vaccinati, colpisce infatti milioni di vaccinati che non possono accedere a un pronto soccorso intasato, trovare un letto in ospedale, ottenere una visita oncologica... Ancora una volta il piccolo-borghese, anche di salsa giustizialista, rimuove con l'interesse sociale anche il proprio interesse. Il “suicidio” del non vaccinato riguarda anche lui, a dispetto del suo cinismo.
È vero invece che se sono i non vaccinati, in larghissima misura, a occupare gli ospedali, e lo sono, la massima estensione della vaccinazione di massa è una necessità e un'urgenza sociale.
Questa evidenza logica è contestata a volte da una argomentazione che vorrebbe apparire “di sinistra”. Non parliamo ovviamente dell'argomento ridicolo “siete servi delle multinazionali del farmaco”. Perché sino al loro auspicabile esproprio – che siamo i soli a rivendicare, peraltro – i farmaci sono tutti prodotti da loro (più precisamente dai loro operai). Così come i cappotti sono prodotti dall'industria tessile, senza che nessuna persona che li indossa in pieno inverno possa essere accusato per questo di servilismo verso i capitalisti.
Ci riferiamo invece ad un altro argomento, apparentemente più serio: “Invece di fissarvi sulla vaccinazione, occupatevi dello sfascio della sanità, dei tagli cui è stata sottoposta, della mancanza di personale, o del fatto che i tamponi sono oggetto di speculazione, ecc. ecc.”. È un'argomentazione illogica. Noi ci siamo occupati pressoché tutti i giorni della denuncia dello sfascio della sanità pubblica. Anche quando a tagliarla erano i governi di centrosinistra col sostegno della sinistra cosiddetta radicale, tra cui anche qualche nostro critico. Ma perché mettere in concorrenza tra loro, o addirittura in contrapposizione, due esigenze del tutto complementari? L'argomentazione semmai va esattamente capovolta. Proprio la necessità e l'urgenza della massima estensione della vaccinazione di massa mette a nudo lo sfascio della sanità pubblica, la sua incapacità di affrontarla con le risorse e i tempi dovuti, l'ipocrisia del governo Draghi (e non solo). In altri termini, proprio la campagna per un serio obbligo vaccinale consente di attaccare la gestione capitalistica della pandemia. Lo dimostra la cronaca degli ultimi giorni.
Il Consiglio dei Ministri giorni fa ha varato l'obbligo vaccinale per gli over cinquanta con la multa di 100 euro per gli inadempienti, contestualmente alla riapertura delle scuole di oggi 10 gennaio, e prima alla riduzione delle quarantene. Tutta l'ipocrisia del governo si specchia nel complesso di queste misure.
Innanzitutto: perché l'obbligo solo per gli over 50? Non abbiamo alcuna riserva sull'obbligo vaccinale. Un anno fa lo rivendicammo per gli operatori della sanità (in pieno accordo con la posizione pubblica di Gino Strada) e per il personale della scuola. Di fronte al salto obiettivo della variante Omicron l'abbiamo rivendicato ora per tutta la popolazione. E troviamo davvero singolare che un vasto ambiente a sinistra che per un anno ha contestato il green pass con l'argomento “vogliamo l'obbligo, abbiate il coraggio dell'obbligo, ecc.” ora davanti all'introduzione dell'obbligo gridi alla violazione della libertà, come se oltretutto non vi fossero già vaccini obbligatori, con tanto di sanzioni. È il caso dunque di dire che l'ipocrisia è ben distribuita anche negli ambienti meno sospetti.
Semmai il punto è opposto: perché l'obbligo solo per gli over 50? È vero che gli over 50 non vaccinati sono i più esposti al rischio ricovero, ma il rischio non è solo loro. I ricoveri dei giovani aumentano, anche quelli pediatrici. Proprio tra i giovani e i giovanissimi si concentra una parte importante di non vaccinati, che restano un problema serio anche per chi non si può vaccinare. L'obbligo vaccinale va dunque esteso all'insieme della popolazione nell'interesse della salute di tutti. Non solo ai 2,2 milioni di non vaccinati over 50, ma anche agli altri quattro milioni che sinora hanno scelto di non vaccinarsi.
L'incentivo alla vaccinazione dev'essere reale. La multa una tantum di 100 euro per gli over 50 che non si vaccinano (ingiusta perché eguale per tutti indipendentemente dal reddito) è ridicola. Tanto più per persone che hanno speso ben di più per i tamponi. Il governo ha accolto semplicemente una proposta-farsa di Salvini per ottenere il suo via libera al decreto. Ma l'obiettivo di Salvini non è spingere alla vaccinazione bensì prendere i voti dei non vaccinati. I 100 euro sono dunque la monetizzazione della rinuncia a un obbligo vaccinale serio, che richiede multe proporzionali al reddito e il lockdown per i non vaccinati. Un lockdown necessario perché non solo spingerebbe realmente alla vaccinazione ma ridurrebbe la circolazione e dunque la diffusione del contagio. Il borghese piccolo piccolo protesterà per la (sua) “libertà violata”, l'operaio che vuole la protezione vaccinale per la società e innanzitutto per la propria classe saluterebbe questa misura come efficace e seria. Con buona pace di Salvini e Meloni.
Ma c'è di più. L'obbligo vaccinale del governo, già insufficiente perché limitato a una sola fascia di età, rischia di risolversi in una misura di carta. L'enorme ritardo sulla terza dose lo dimostra. Oggi infatti il problema non è solo la quota del 10% di non vaccinati, che indubbiamente è centrale. È anche quello del 42% di bivaccinati che è in coda chilometrica, a volte da mesi, per fare la terza dose, che è realmente risolutiva contro il rischio della patologia grave. Si tratta di un ritardo inaccettabile e non casuale.
La ragione vera è che sono stati tagliati un terzo degli hub vaccinali l'estate scorsa nella previsione irresponsabile di un'estinzione della pandemia. Le ragioni di cassa hanno prevalso sulla salute pubblica. Sono le stesse ragioni di cassa che nei due anni della pandemia hanno evitato assunzioni nel personale sanitario se non nella forma del lavoro interinale usa e getta. Per cui oggi semplicemente mancano i vaccinatori. Come mancano più in generale almeno 10.000 medici e 20.000 infermieri, secondo stime molto prudenziali.
La Legge di Bilancio appena approvata ha addirittura mantenuto, in piena pandemia, il tetto di spesa per le assunzioni! L'effetto domino è drammatico. La medicina territoriale (servizi territoriali e domiciliari) resta vacante. I tracciatori sono stati ridotti di 4.000 unità. I pronto soccorso ritornano ad essere il collo d'imbuto di mille richieste di assistenza e di aiuto, con le inevitabili code delle autoambulanze, e oltretutto luogo di contagio. Il poco personale sanitario, di nuovo colpito dal contagio, anche se protetto dalla vaccinazione, si carica sulle spalle turni di lavoro massacranti, sotto una pressione emotiva logorante.
La verità è che sono passati due anni, ma in sanità è tutto come prima, con l'eccezione del vaccino. Oggi la stessa malasanità riesce a minare alla radice persino il programma di vaccinazione del governo. Se quasi la metà dei bivaccinati fatica a ottenere la sospirata terza dose, per la mancanza di personale e strutture, immaginiamo cosa significa aggiungere anche solo il carico – insufficiente – di 2.200.000 prime vaccinazioni.
Non è tutto. La riapertura delle scuole, di fronte all'escalation della pandemia, è irresponsabile. Tanto più a fronte dell'attuale condizione della scuola. Come in sanità, anche nella scuola tutto è rimasto nella sostanza come due anni fa. Peggio. Sono state dismesse o ridimensionate persino le poche misure emergenziali abbozzate. Il distanziamento è diventato facoltativo. Classi con ventisette alunni sono considerate “non affollate”. Non un'aula in più è stata predisposta, oltre quelle improvvisate nell'estate del 2020. Il personale aggiuntivo è stato tagliato. Gli istituti faticano a trovare persino i supplenti dei docenti sospesi in quanto non vaccinati, ai quali ora si aggiungeranno inevitabilmente i nuovi contagiati Omicron. Lo screening promesso dal generale Figliuolo è inesistente. Le ASL non sono in grado di dare risposte in tempi accettabili già fin da fine novembre, prima dell'esplosione Omicron, figuriamoci adesso.
Quanto alle mascherine FFP2 sono (forse) in arrivo solo per “docenti a contatto con studenti” che per qualche ragione sono esentati dal portarla. Il resto è affidato alla cosiddetta autosorveglianza, la nuova formula geniale del governo per coprire l'assenza di misure certe ed esigibili.
Insomma, un disastro. In realtà in queste condizioni la cosiddetta “apertura delle scuole in sicurezza” di cui parla il ministro Bianchi è solo una penosa battuta propagandistica. Nei fatti la riapertura della scuola rischia di essere, nelle attuali condizioni, da un lato ingestibile e dall'altro un nuovo volano del contagio.
Occorre allora una misura opposta. La riapertura della scuola va rinviata di almeno venti giorni. Una misura di lockdown che va aggiunta al necessario lockdown per i non vaccinati, anche al fine di dare un colpo al ritmo attuale di propagazione del contagio. Misure di lockdown che vanno accompagnate dal “congedo DAD” retribuito al 100% per almeno uno dei due genitori. Nei venti giorni occorre predisporre tutte le misure di emergenza necessarie. Innanzitutto organizzare lo screening, andare avanti nella vaccinazione degli studenti, reperire mascherine gratuite FFP2 per tutti, insegnanti, personale ATA, studenti... Mascherine FFP2 che debbono anche essere disponibili gratuitamente per tutti i lavoratori e le lavoratrici a carico dei propri datori di lavoro.
Più in generale, va stroncata la speculazione affaristica che sta prosperando nella pandemia. I tamponi debbono essere gratuiti. La loro produzione va incrementata e posta sotto controllo pubblico. Va fatta un'assunzione immediata di personale, a tempo indeterminato, per provvedere all'esecuzione pratica dei test, al lavoro di laboratorio e delle ASL. Le scuole debbono essere anche hub vaccinali. Va assunta a tempo indeterminato una nuova leva di personale sanitario da impiegare nella vaccinazione, nei pronto soccorso, nella medicina territoriale, nell'assistenza domiciliare...
Ma anche solo per predisporre queste misure di emergenza è necessario imporre una patrimoniale sulle grandi ricchezze, cancellare il debito pubblico verso le banche, abbattere le spese militari. In altri termini, mettere in discussione il funzionamento complessivo della società e la logica capitalista.
Il caos che imperversa ad ogni livello nella gestione della pandemia dipende in ultima analisi dal fatto che siamo sotto la dittatura del profitto. I governi borghesi affrontano la pandemia solo entro i limiti angusti compatibili con la ripresa capitalista, una ripresa ingrassata con risorse pubbliche gigantesche riversate nel portafoglio dei capitalisti, e sottratte alla sanità, all'istruzione, ai servizi.
Per capire la mostruosità dell'attuale organizzazione dell'economia internazionale è sufficiente un dato: nei due anni tragici della pandemia, che viaggia ormai verso i sei milioni di morti (per parlare solo di quelli registrati), le Borse mondiali hanno celebrato il record del dopoguerra. Migliaia di miliardi pompati dalle banche centrali e dai bilanci statali si sono riversati nell'acquisto delle azioni, che hanno visto così lievitare i propri valori e i relativi dividendi a livelli mai visti.
La catastrofe dell'umanità da un lato, il più grande successo del capitale finanziario dall'altro. Senza liquidare il parassitismo del capitale non è possibile venire a capo di nulla, men che meno della pandemia. Per questo la migliore terapia contro il Covid è un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.
Partito Comunista dei Lavoratori
Quando il proletariato chiedeva il vaccino
12 Settembre 2021
La spiegazione degli eventi e l’insegnamento della storia si contraddistinguono, in questo periodo pandemico, non dalla qualità delle fonti ma dalla quantità delle fonti. Siti privi di qualsiasi fondamento scientifico proliferano distorcendo le notizie e la verità sui vaccini anti-Covid. Pullulano frasi come “vengono nascosti effetti collaterali e decessi post-vaccino”, “I vaccini anti-Covid sono sperimentali”.
In Italia l’Agenzia Italiana per il farmaco (Aifa) pubblica periodicamente il resoconto con le segnalazioni di sospetti eventi avversi, e la realtà è che «i vaccini autorizzati contro il Sars-Cov hanno effettuato tutti i passaggi della sperimentazione per ricevere l’autorizzazione all’immissione in commercio», non vi è stato nessun “salto del turno”.
Il nozionismo in sostanza sta sostituendo a poco a poco lo spazio della comprensione dei grandi fenomeni storici. Anche le lotte sociali di classe vengono sostituite da paure e convinzioni medievali. Il Covid-19 non è solo una malattia fisica, ma in molti scuote e mobilita le paure più irrazionali.
Era il 1973 quando un’epidemia di colera colpì l’Italia. La propagazione del colera, rispetto alla diffusione del Covid-19, ebbe un processo geograficamente inverso. Il centro del contagio fu Napoli, una città del Sud. Tutto ebbe inizio nell’agosto del '73, per la precisazione il 24 agosto, a Torre del Greco (dove Giacomo Leopardi morì 1837 durante un’altra epidemia di Colera), ove si segnalarono alcuni casi di gastroenterite acuta.
Già il 20 agosto la ballerina inglese Linda Heyckeey morì a causa del colera. Era più di un sospetto. L’ospedale Cotugno del capoluogo campano in pochi giorni assorbì molti pazienti, tutti affetti dagli stessi sintomi: diarrea, nausea e vomito. Il colera si diffuse, il batterio killer iniziò a preoccupare. La malattia viaggiò veloce per le vie della città e con essa, alla stessa intensità, si diffusero la paura e il panico.
Napoli aveva già avuto a che fare con il colera nel 1835, nel 1849, nel 1854, nel 1865, nel 1884 e nel 1893. I decessi furono migliaia, e migliaia di vittime – circa 16000 – il Vibrio cholerae (batterio responsabile del colera) li fece nella penultima epidemia del 1884. L’incubo colera si stava riproponendo per l’ennesima volta a Napoli.
La Napoli degli anni '70 era una Napoli molto diversa da quella di oggi, non solo in senso strutturale ma anche sociale. Il tessuto sociale era strettamente più connesso alla coscienza politica. L’impatto del colera a Napoli negli anni '70, se paragonato ai numeri del Covid-19 odierni, fu sicuramente di lieve entità, le morti (secondo le stime più pessimiste) furono 24, con circa 1000 pazienti ricoverati. Altre regioni come la Puglia, la Sardegna o città come Roma, Firenze, Pescara, Bologna e Milano, contarono ammalati ma nessun aspetto drammatico per le statistiche.
La ricerca delle cause della diffusione della malattia furono, almeno nella prima fase, complesse. Inizialmente infatti si ritenne che l’epidemia fosse stata causata dal consumo di molluschi infetti dai vibrioni, in particolare cozze, che venivano ingerite anche crude. La cosa molto particolare e curiosa è che le vere responsabili della diffusione del batterio furono le cozze tunisine e non quelle nostrane, perché i frutti di mare partenopei avevano un tale concentrato di colibatteri, a causa dell'inquinamento del mare, da impedire di sopravvivere allo stesso batterio del colera [1].
Fu il primo caso d’inquinamento selettivo per il proliferare di batteri.
Le autorità, dunque, adottarono diverse misure di anticontagio: iperclorinarono le acque dell’acquedotto municipale, bloccarono la vendita dei frutti di mare e il consumo nei ristoranti e nelle trattorie, e in concomitanza attivarono una raccolta di massa straordinaria di rifiuti, sanificarono strade ed effettuarono controlli a tappeto.
La situazione era seria, era necessario reagire, tanto più che, come tutte le questioni sociali, restavano sacche di convinzioni medioevali, populiste e parafasciste che facevano resistenza. Ieri come oggi avevamo la destra retrograda (i no vax odierni) in prima linea, i soliti sprezzanti del pericolo (negazionisti dell’epidemia) che pensarono bene di farsi riprendere mentre ingurgitavano cozze crude. Oppure si doveva fare i conti con l’incoscienza nazionalpopolare dei giovani, come quella degli "scugnizzi" che dopo essersi vaccinati si gettavano nelle inquinate acque di Via Caracciolo [2].
La presenza del Colera a Napoli, in pochi giorni, divenne un fatto ufficiale. I media sottolineavano il dato. Il Mattino il 28 agosto ufficializzava la presenza dell’epidemia. Gli anziani del posto avevano ancora vivo il ricordo di cosa aveva fatto il colera nel 1910, pochi decenni prima (111 decessi). Il 29 agosto, il Corriere titolava: «Paura del colera». Il giorno dopo: «Contagiati anche i bimbi».
Era necessario reagire, ma mancavano le dosi. In città, il siero anticolerico contava poco più di 17000 dosi [3]; la popolazione iniziava ad accusare il colpo e la non chiarezza sull’origine della diffusione del batterio metteva Napoli in ginocchio. I napoletani, oltre a subire la malattia, per la paura si trovano sigillati in casa senza poter consumare nulla, dal pesce all’acqua alla frutta. Il disagio cresceva, e aumentava anche il livello di coscienza di classe. Il popolo scese in piazza al grido di “vogliamo il vaccino!”. Napoli reclamò il vaccino. Era la classe operaia, la povera gente dalla grande Napoli che stava reagendo.
Nelle foto in bianco e nero di allora ci sono uomini, donne e bambini che protestano perché vogliono difendersi da quel nemico che evoca terrore e lutti. Proprio come dovrebbe essere oggi per il Covid-19, la gente di Napoli ancor meno di cinquant’anni fa lottava per aver un vaccino, per poter essere libera, per poter mandare i figli a scuola, per uscire e tornare alla normalità.
Ai giorni nostri, con un nemico molto più letale e cattivo, le cronache e le immagini in bianco e nero di quella estate napoletana del 1973 ci consegnano una grande esperienza positiva, l’esempio di come il popolo debba rispondere.
Si creano dunque a Napoli i primi centri vaccinali, uno dei primissimi fu alla Casa del popolo di Ponticelli (un’iniziativa promossa da alcuni militanti del PCI), e in poco tempo la vaccinazione cambia passo. Il 3 settembre il Corriere d’Informazione parla di circa 800000 napoletani vaccinati, e l’obiettivo del milione sembra vicinissimo; “prima di sera”, aggiunge, “potrebbero arrivare a sfiorare il milione”, ma lo cosa che più colpisce è, come afferma il Corriere: «in città si nota un clima molto più sereno».
Per rendere possibile la campagna di immunizzazione, in città erano stati allestiti decine di centri dove il vaccino poteva essere somministrato. Al 3 di settembre ne risultavano attivi «44 nella sola Napoli». Un aiuto importante, per dovere di cronaca, fu dato dalle truppe NATO presenti in Campania, dotate di "siringhe a pistola" capaci di somministrare le dosi in tempi molto rapidi. Questi strumenti erano quelli che utilizzavano per le loro truppe in Vietnam.
Quello che dobbiamo valutare con molta attenzione oggi è quello che ci ha insegnato questa vicenda. A Napoli ci fu una grande partecipazione della popolazione alle proteste per ottenere il vaccino. Con grande tenacia e pazienza, i partenopei ottennero il vaccino, mostrando piena fiducia nella scienza, nell’immunizzazione e nei vaccini.
La storia, come spesso accade, non solo tende a ripetersi, ma purtroppo, come diceva un grande, insegna ma non ha allievi. Nel caso del Covid, purtroppo, ha subito un ulteriore affronto ed è stata ribaltata.
NOTE
1) approfondimenti a questo link.
ALTRE FONTI
La lezione dell’epidemia del colera
Eugenio Gemmo
Il virus di Marco Rizzo e del suo CC
Dai governi di centrosinistra al civettamento con la destra, persino sui vaccini
Come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo assunto per tempo una posizione chiara sul tema delle vaccinazioni. Abbiamo registrato molti consensi attorno alle nostre posizioni, assieme a critiche e polemiche. Abbiamo interloquito com'era doveroso con le critiche politiche, anche severe; non abbiamo risposto a insulti, perché non abbiamo tempo da perdere. Di certo più passa il tempo più ci sentiamo confortati nelle nostre convinzioni, tanto quanto siamo sconcertati da altre prese di posizione che si vorrebbero comuniste ma in realtà capitolano a luoghi comuni reazionari.
È il caso, per ultimo, di Marco Rizzo. Il suo partito – suo nel senso proprio del termine – ha sentito il bisogno di formalizzare la propria posizione attraverso un comunicato del Comitato Centrale (1). L'abbiamo letto e riletto più volte, per paura di esserci sbagliati. Eppure no, non c'è nel testo una sola parola, una, a favore della vaccinazione.
Andiamo con ordine. Il CC del PC lamenta giustamente che «nel nostro paese da oltre trent'anni, governi di centrodestra e centrosinistra, e così il governo Conte ieri e Draghi oggi, hanno ridotto e continuano a ridurre pesantemente la sanità pubblica, a partire dalla drastica riduzione di posti letto in ospedale, della medicina territoriale, di prossimità e di quella di base». Parole sacrosante.
Ma negli ultimi trent'anni non hanno operato anche i governi che Rizzo ha appoggiato? Ne contiamo ben cinque. Il primo governo Prodi (1996-1998), i due governi D'Alema (1998-2000), il secondo governo Amato (2000-2001), il secondo governo Prodi (2006-2008). In tutto sette anni. Sette anni in cui quei governi, al pari di tutti gli altri, hanno tagliato posti letto, medicina territoriale, di prossimità ecc., al solo scopo di ingrassare la sanità privata e pagare il debito pubblico alle banche. Di più: furono proprio quei governi di centrosinistra tra il 1996 e il 2001, con il ministro Bindi, a liberalizzare i fondi sanitari integrativi picconando il servizio pubblico (Legge 229). Ora, un dirigente politico e parlamentare come Rizzo, che con ruoli allora di primo piano ha appoggiato quei governi combattendo chi a sinistra li contrastava, con che faccia può ergersi oggi a difensore della sanità pubblica?
E per favore non si parli di “errori” o di “autocritiche” (che peraltro mai ci sono state). Gli errori si commettono quando si sbaglia all'interno del nostro campo di classe, nell'esercizio dell'opposizione. Ma quando per ben sette anni si sostengono i governi capitalisti che massacrano la sanità pubblica per conto dei banchieri, si sta per sette anni dall'altra parte della barricata. In quel caso non si compiono errori, si commettono crimini. Possibile che Rizzo non senta il bisogno di spendere una parola su questo? Possibile che il Comitato Centrale del PC non gli chieda conto di nulla?
Il CC del PC dichiara che «come marxisti crediamo nell'analisi e nel processo scientifico convalidato», ma che «siamo altresì attenti analisti della torsione che il capitalismo globalizzato compie nella sua corsa sfrenata verso il profitto». Dunque? Dunque «Siamo contro il Green Pass in quanto strumento non atto alla difesa della salute pubblica, ma elemento divisivo, discriminatorio». Ora, al netto del giudizio sul green pass, su cui abbiamo detto la nostra, un ingenuo potrebbe dedurre che Rizzo, da marxista scientista quale si dichiara, rivendichi la vaccinazione obbligatoria per tutti, in modo da cancellare la cosiddetta discriminazione del green pass. E invece no. Del vaccino Rizzo non parla proprio, non una sola parola a suo favore. Come si intende combattere il covid? Con «un piano straordinario per la difesa del lavoro, della sanità...» e «un piano pubblico e gratuito per avere tamponi ed esami salivari che permetta un serio e continuo monitoraggio della pandemia». È tutto.
Ora, intendiamoci bene. Avendo noi combattuto per decenni tutti i governi capitalisti che hanno saccheggiato la sanità pubblica – anche quelli che Rizzo appoggiava – siamo molto sensibili al “piano straordinario per la sanità pubblica”. Per la precisione rivendichiamo, non da oggi, un raddoppio della spesa pubblica per la sanità finanziato da una patrimoniale di almeno il 10% sul 10% più ricco (significherebbe 400 miliardi) e la cancellazione del debito pubblico verso le banche, quelle banche che i governi e i partiti di centrosinistra hanno rappresentato al meglio “per trent'anni”.
Ma perché opporre tutto questo alla vaccinazione di massa, e addirittura non far parola di questa? Se vogliamo “un piano straordinario per la sanità pubblica” non è anche per rafforzare la vaccinazione, moltiplicare il personale che la gestisce e i luoghi preposti, velocizzare i tempi, coinvolgere settori sociali oggi esclusi di fatto dalla vaccinazione per ragioni di marginalità sociale, discriminazione etnica, ecc.? E invece no. L'obiettivo di Rizzo è solo quello del monitoraggio serio e continuo della pandemia. Ma che senso ha contrapporre il monitoraggio della pandemia (giustissimo) alla vaccinazione di massa? Nessuno. In questi termini il no al green pass di Rizzo si riduce a una strizzata d'occhio ai no vax per cercare di incassare il loro voto per le prossime amministrative. Con buona pace dei... marxisti e del progresso scientifico.
Da comunisti sosteniamo con chiarezza la vaccinazione di massa, per la sua massima estensione possibile su scala planetaria in base agli studi scientifici disponibili. La teoria per cui gli attuali vaccini non sarebbero convalidati è pretestuosa e falsa. Non solo perché è la stessa obiezione che è stata mossa dagli ambienti reazionari al piede di partenza di tutti i vaccini nella lunga storia dell'umanità (dal vaiolo al morbillo), ma perché mai nella storia dell'uomo un vaccino ha goduto della sperimentazione su cinque miliardi di esseri umani in meno di un anno. La quantità modestissima di casi avversi su questo gigantesco campione disponibile conferma le ragioni del vaccino. La sua efficacia è misurata dall'abbattimento verticale di ricoveri e decessi pur in presenza di una variante Delta molto più contagiosa e potente. L'argomento per cui “Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna registrano un aumento dei casi, nonostante la vaccinazione di massa, dunque il vaccino non serve” rovescia l'ordine logico del discorso. Proprio perché quei paesi sono partiti per primi con la vaccinazione di massa, registrano per primi l'esaurimento della copertura vaccinale. Un po' come gli infermieri nei nostri ospedali. È un argomento che milita semmai a favore della terza dose, non certo del rifiuto del vaccino. Misura quanto sia necessaria la copertura vaccinale.
Il vero scandalo planetario, la vera dittatura sanitaria, è quella per cui dieci stati imperialisti si sono accaparrati il 75% dei vaccini, privandone larga parte dell'umanità. L'intera Africa è costretta a tassi di vaccinazione pressoché inesistenti. L'America Latina nel suo insieme non supera il 30% di vaccinazione. In Europa i paesi della fascia balcanica, dove vanno le “nostre” imprese a caccia di manodopera a basso costo, hanno tassi di vaccinazione che stanno tra il 20% e il 30% (Bulgaria il 20%, Romania il 32%). La Francia imperialista, attraversata da proteste no vax di settori di classe media, priva le proprie colonie di un vero sistema di vaccinazione, condannandole a tassi abnormi di contagio e di morte: si prenda il caso di Martinica, Guadalupe, Nuova Caledonia, dove il contagio senza protezione del vaccino tocca le 2000 persone ogni 100000 abitanti. Lo stato sionista d'Israele, ipervaccinato "in casa", priva del vaccino i palestinesi dei Territori e parte della sua stessa popolazione arabo-israeliana.
Questa situazione non spiega solamente la barbarie del capitalismo e dell'imperialismo, ma anche la persistenza dell'epidemia mondiale. Perché il virus si diffonde e riproduce, con tutte le sue varianti, proprio nelle sacche della povertà mondiale. È un caso che la variante Delta si sia prodotta in India, dove è irrisoria la vaccinazione e massimo l'accumulo della miseria? Tanto più in questo quadro emerge l'assurdità reazionaria delle posizioni no vax all'interno dei paesi imperialisti (e l'opportunismo di chi non le contrasta). Non è solamente un insulto alla miseria del mondo. È un insulto anche alla razionalità della scienza, nella battaglia contro la pandemia. Persino nella logica piccolo-borghese del proprio interesse individuale, come se la salute individuale potesse porsi al riparo della condizione dell'umanità. Il piccolo-borghese lo vorrebbe, ma così non è, e non può essere. Tanto più oggi la battaglia contro la pandemia può essere solo anticapitalistica e internazionale, a favore di una vera vaccinazione planetaria, contro i pregiudizi no vax ma anche contro chi a sinistra li avalla per piccoli calcoli di bottega (elettorale).
(1) https://www.facebook.com/315768485124369/posts/5012366738797830/
Partito Comunista dei Lavoratori
Il 21 e 22 maggio contro il G20 e il Vertice Mondiale sulla Salute
Il 21 maggio a Roma si riunisce il Forum del G20 sul tema della crisi sanitaria e dei vaccini. Ovviamente, al di là della facciata propagandistica, la vera preoccupazione degli stati capitalisti e delle potenze imperialiste è come rilanciare l'economia capitalistica internazionale nel tempo della pandemia e come utilizzare lo strumento dei vaccini in funzione della spartizione delle zone d'influenza e degli equilibri globali. L'incontro sull'Africa a Parigi, cui ha partecipato lo stesso governo italiano, ha confermato la vera natura del negoziato, che non è come vaccinare tempestivamente la popolazione del continente, ad oggi scandalosamente esclusa dalla vaccinazione, ma come usare quest'ultima al fine di riprodurre l'indebitamento dell'Africa col FMI e coi diversi Stati imperialisti (Cina in primis).
Il Recovery Plan dell'Unione Europea si muove in questo quadro. Per la sanità pochi spiccioli, infinitamente meno di quel che si è tagliato in 15 anni, e per di più dirottati verso la sanità privata, che in Borsa fa ovunque affari d'oro. Per il resto, una pioggia straordinaria di miliardi nel portafoglio dei capitalisti e delle banche, in funzione del rilancio del capitalismo europeo su scala mondiale. Per di più finanziata con una gigantesca operazione a debito che sarà scaricato sui salariati e la giovane generazione. Il governo di unità nazionale attorno a Draghi è parte integrante e influente di questa partita.
In contrapposizione alle politiche dominanti e al G20 che le simboleggia, si terranno a Roma due importanti iniziative. Venerdì 21 alle ore 15 è convocata in Via San Pancrazio (Largo 3 giugno 1849) una manifestazione promossa dalle organizzazioni del Patto d'azione anticapitalista, innanzitutto Fronte della Gioventù Comunista e SI Cobas. Sabato 22 è prevista la manifestazione nazionale promossa dalle organizzazioni della sinistra politica di classe e da USB. Il PCL ha proposto all'insieme delle organizzazioni promotrici delle due manifestazioni una gestione unitaria e condivisa delle due giornate. Per questa ragione aderisce e partecipa ad entrambe con la proposta caratterizzante del nostro partito, quella che riconduce la lotta per il diritto alla salute alla lotta di classe anticapitalistica e alla prospettiva rivoluzionaria e socialista.
Partito Comunista dei Lavoratori
Scuola: senza sicurezza nessuna riapertura!
Pubblichiamo il testo del volantino che stiamo distribuendo in occasione dello sciopero della scuola indetto dai Cobas di cui non condividiamo la piattaforma per la ragioni esposte nel volantino stesso
Cattedre senza docenti e docenti senza cattedre - La situazione della scuola pubblica in quest'anno scolastico sta raggiungendo picchi di drammaticità raramente visti sinora, basti pensare alle più di 21.0000 cattedre vuote. Il concorso straordinario, a dir poco umiliante, a cui hanno partecipato decine di migliaia di insegnanti da anni precari non è stato altro che un aumentare l’angoscia di decine di migliaia di insegnanti, che da anni lavorano a migliaia di chilometri da casa, percependo un salario inadeguato, senza alcuno scatto d’anzianità ed il minimo beneficio. Per non parlare del mancato accesso alla carta del docente. Un eterno dividere che ha trovato un’ennesima, ulteriore conferma nel divieto di partecipazione al concorso per le migliaia di insegnanti senza servizio sulla materia o per tutti quelli che nei giorni del concorso si trovavano in quarantena. Un concorso con numeri davvero irrisori tanto da considerarsi quasi inutile viste le 210000 cattedre vuote a settembre e gli oltre 30000 pensionamenti in arrivo.
Scuola: luogo sicuro o luogo di contagio? - Sin dalla ripresa dell’anno scolastico i contagi tra gli insegnanti e gli studenti sono stati numerosissimi. Vanno quindi rivendicati tracciamento capillare, tamponi a tappeto e, soprattutto, che si attivino realmente gli oramai tanto nominati presidi sanitari nelle scuole. Un reale piano vaccinale che coinvolga tutti i soggetti presenti nel mondo della scuola va approntato il prima possibile.
No al Recovery, sì alla patrimoniale - Una scuola con classi sovraffollate (media nazionale 22 alunni per classe) non può essere affatto definita un luogo sicuro. È fondamentale trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Dall’altro lato, ricorrere al Recovery Plan per stabilizzare i precari e mettere in sicurezza le scuole costituisce nei fatti la legittimazione di un ulteriore indebitamento delle casse pubbliche a spese dei lavoratori.
Anni e anni di tagli alla spesa pubblica, che hanno danneggiato soprattutto la scuola, la sanità ed i trasporti, vanno colmati presentando il conto alle classi dominanti.
Solo una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco dei patrimoni, unita ad un sistema di tassazione fortemente progressivo, può colmare realmente le decine di miliardi di euro tagliati, e consentire una reale messa in sicurezza della scuola, dei suoi studenti e dei suoi lavoratori, ed un cambio di rotta in questa società colpita dalla crisi del sistema di produzione capitalistico e da questa pandemia, uno dei suoi sintomi.
LE RIVENDICAZIONI DEL PCL PER LA SCUOLA
Per risolvere il problema del precariato e contrastare l'ormai palese progetto di privatizzazione della scuola il Partito Comunista dei Lavoratori è presente nelle lotte della scuola con queste rivendicazioni:
- Stabilizzazione di tutti gli insegnanti della scuola.
- Un grande piano di lavori pubblici per la scuola.
- No al blocco quinquennale per i neoassunti.
- Internalizzare tutti gli educatori.
- No ad ogni proposta di autonomia differenziata.
Solo con la lotta questo ennesimo governo nemico dei lavoratori e dei precari potrà essere cacciato, contro ogni compromesso con i partiti nemici delle lavoratrici e dei lavoratori, per la sconfitta delle burocrazie sindacali complici di governo e padronato.
Contro ogni logica corporativistica e di intermediazione politica tramite deputati e senatori di maggioranza o di opposizione.
Solo l'unità delle lotte può realmente portare ad un governo dei lavoratori, l'unico che possa realmente difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, della scuola e non solo.
Partito Comunista dei Lavoratori
Diretta Facebook. Riconquistiamo il diritto alla salute!
Venerdì 19 marzo alle ore 18:00
Prosegue la mobilitazione e il confronto sulla campagna di raccolta firme per la petizione "Riconquistiamo il diritto alla salute! Per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita".
Appuntamento sulla pagina Facebook "Riconquistiamo il diritto alla salute" venerdì 19 marzo.
Clicca qui per firmare la petizione.
Partito Comunista dei Lavoratori
I nodi al pettine della vaccinazione
26 Febbraio 2021
La nuova ascesa del contagio, aggravata dalle varianti, si incrocia con la battuta d'arresto dei piani di vaccinazione. La risultante è un peggioramento netto dello scenario generale.
Sino a poche settimane fa i governi europei erano impegnati a spiegare il dovere di vaccinarsi a un'opinione pubblica in parte diffidente o scettica. Ora debbono confessare clamorosamente la penuria dei vaccini. Non è uno spiacevole disguido, ma il riflesso della logica capitalista. Dove entra il profitto tutto si complica maledettamente. Come sempre.
L'Unione Europea ha cercato di colmare il ritardo accumulato rispetto ai poli capitalisti concorrenti attraverso un negoziato sui vaccini coi diversi colossi farmaceutici. Pur di procurarsi sulla carta il maggior numero di vaccini possibile, per poterli sbandierare come proprio successo, ha concesso alle case farmaceutiche tutto quello che loro chiedevano. Non solo la segretezza dei contratti dal punto di vista economico e giuridico, già di per sé uno scandalo, ma la rinuncia ad ogni clausola di garanzia in caso di inadempimento o ritardo nelle forniture.
Due sono state le conseguenze. Da un lato, grazie alla segretezza dei prezzi d'acquisto pattuiti, le case farmaceutiche hanno potuto negoziare prezzi più alti con altri clienti, privilegiando la loro fornitura perché più vantaggiosa. È ad esempio il caso del rifornimento di Israele. Dall'altro, al riparo (persino) da ogni sanzione contrattuale, hanno potuto bluffare tranquillamente con la UE con promesse gratuite di forniture irrealistiche.
Il risultato è che i governi europei si trovano ora in braghe di tela. Gli USA hanno coperto con la vaccinazione il 16% della popolazione, grazie alla presenza delle americane Pfizer e Moderna. La Gran Bretagna ha coperto il 26% grazie alla presenza dell'anglo-svedese AstraZeneca. L'Unione Europea appena il 6,6%, l'Italia il 6%.
Il forte rallentamento delle vaccinazioni genera a sua volta effetti multipli.
In primo luogo fioriscono ovunque trattative sottobanco di entità substatali (regione Veneto in primis, ma anche Länder tedeschi o regioni spagnole) con ignoti intermediari che dichiarano grandi disponibilità di vaccini, non si capisce se contraffatti con grave danno per la salute o invece autentici, a riprova che i colossi farmaceutici giocano sporco e su più tavoli pur di massimizzare i profitti.
In secondo luogo si cerca di approntare improvvisate conversioni della propria industria nazionale in direzione della produzione di vaccini, in una sorta di sovranismo sanitario; ma ci si imbatte in uno spiacevole inconveniente, non solo e non tanto per i tempi tecnici della conversione (sei mesi) ma per la dubbia convenienza di mercato: perché i capitalisti del farmaco dovrebbero investire tutto sui vaccini, quando tra sei mesi rischiano di trovarsi un mercato già saturato dai colossi internazionali?
In terzo luogo si accredita improvvisamente la tesi per cui non è necessario doppiare la dose di vaccinazione, basta una dose sola. Come dire che nell'impossibilità di seguire tempestivamente le disposizioni scientifiche, si decide di ignorarle all'insegna dell'avventurismo sanitario.
Da qualunque parte si giri il problema, la sua natura è semplice: si chiama capitalismo.
Via i brevetti e la cosiddetta proprietà privata intellettuale!
Via il segreto industriale e commerciale su farmaci e vaccini!
Nazionalizzazione dell'industria farmaceutica senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori!
Solo drastiche misure anticapitaliste possono consentire una svolta vera nella lotta contro la pandemia.
Partito Comunista dei Lavoratori
Piena solidarietà agli operai e alle operaie della FedEx-TNT
Ancora una volta la polizia dello Stato borghese risponde al richiamo del padrone. Ma gli operai non si sono lasciati intimorire
Le compagne e i compagni del Partito Comunista dei Lavoratori esprimono la massima solidarietà alle operaie e agli operai in lotta contro i licenziamenti annunciati da parte della FedEx-TNT di Piacenza.
La multinazionale americana ha annunciato migliaia di licenziamenti in tutta Europa, di cui centinaia in Italia. Lo stabilimento di Piacenza è particolarmente colpito ed è qui che si è mostrata la forza della resistenza operaia. Le lavoratrici e i lavoratori in sciopero, con il loro picchetto per molte ore hanno impedito l'uscita dei camion della FedEx-TNT.
A questo punto i padroni hanno chiamato la polizia e la polizia è accorsa a difendere il loro sacro diritto di sfruttare e di licenziare, nonostante la pandemia.
Quelle stesse autorità dello Stato, a partire dal governo, che hanno dimostrato una criminale incapacità nel gestire l'emergenza sanitaria e ora sono in ginocchio davanti alle multinazionali dell'industria farmaceutica che centellina le forniture di vaccini per speculare il più possibile e trarne il massimo profitto, non esitano a picchiare e gasare lavoratrici e lavoratori. Quegli stessi lavoratori e lavoratrici che prima sono stati costretti a lavorare a rischio di contrarre il contagio da Covid in nome della continuità dei profitti, ora vengono scaricati e sono costretti a lottare per non perdere il posto di lavoro.
Questi operai nella notte scorsa hanno dato un grande esempio di determinazione e forza, resistendo alla violenza poliziesca e riuscendo a continuare il presidio.
Il PCL non può che associarsi alla loro lotta prendendola ad esempio ed esprime tutto il suo sostegno alla vertenza portata avanti dal SI Cobas, con cui per altro è impegnato da mesi nel percorso unitario tracciato dall’"Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi" che venerdì 29 gennaio ha promosso lo sciopero generale.
La giornata del 29 è stata una tappa di una mobilitazione che continua e dovrà necessariamente allargarsi coinvolgendo possibilmente i milioni di salariati che a causa della crisi sanitaria ed economica sono gettati sul lastrico e rischiano il licenziamento di massa dopo il termine del blocco dei licenziamenti del prossimo mese di marzo.
Partito Comunista dei Lavoratori
Pfizer, AstraZeneca, Moderna... La vaccinazione di massa ostaggio del profitto
Il mercato e la concorrenza imperialistica non fanno eccezione per la produzione e la distribuzione di vaccini, e quindi per le vaccinazioni. Di fronte alla più grande pandemia degli ultimi cento anni, la vita dell'umanità è ridotta a variabile dipendente del profitto
La campagna europea per la vaccinazione di massa era partita con grande squillo di trombe. Non era e non è solamente una campagna propagandista tesa a celebrare il volto umanitario dell'Unione Europea di fronte al contagio. Era ed è anche un investimento strategico nella ripresa economica del capitalismo continentale dopo la grande recessione del 2020, un investimento decisivo sul terreno della competizione mondiale con l'imperialismo USA e l'imperialismo cinese.
Ma il diavolo fa le pentole dimenticandosi dei coperchi. I colossi capitalistici della farmaceutica, gli uni contro gli altri armati, hanno prima incassato le regalie pubbliche dei rispettivi Stati e ora tagliano la produzione del vaccino. È il caso dell'americana Pfizer, poi dell'anglo-svedese AstraZeneca, infine dell'americana Moderna. L'obiettivo è tanto cinico quanto semplice: sfruttare il proprio peso monopolista per alzare i prezzi pattuiti, vendere i vaccini a clienti più compiacenti (magari perché più ricchi o più ricattabili), privilegiare i propri stati nazionali di riferimento, usare in ogni caso senza pudore la segretezza dei contratti stipulati con UE, a tutela dei propri brevetti e dei relativi affari.
I governi imperialisti della UE e la loro Commissione protestano ora per le mancate consegne, e “chiedono” ai colossi farmaceutici di poter “pubblicare” i contratti. Il fatto stesso di dover chiedere ad azionisti privati il permesso di pubblicare contratti che riguardano l'interesse pubblico dell'umanità è già di per sé indicativo della natura della società capitalista. Oltretutto le case farmaceutiche hanno buon gioco nel rivendicare il sacro diritto della concorrenza a tutela dei propri brevetti: è la legge del mercato, bellezza! Quella stessa legge che i governi capitalisti di tutto il mondo invocano ogni giorno per giustificare la compressione dei salari, i licenziamenti di massa, la distruzione dei diritti, il taglio delle spese sociali... Si tratta dell'interesse mondiale dei capitalisti a continuare a scannarsi tra di loro sul mercato mondiale prendendo in ostaggio i propri salariati e arruolandoli nelle proprie guerre.
Ora l'esigenza di ripresa dell'economia capitalistica mondiale richiederebbe una gigantesca e rapida produzione di massa dei vaccini su scala planetaria. Ma la concorrenza sul mercato dei diversi Stati o poli imperialisti si riflette sui processi di vaccinazione, i loro tempi e le loro forme. Anche la vaccinazione è diseguale e combinata, come l'anarchia del capitalismo mondiale. Pfizer e Moderna privilegiano il proprio imperialismo USA, impegnato innanzitutto a contrastare la Cina. AstraZeneca tutela in primo luogo l'imperialismo inglese, impegnato nella complessa gestione della Brexit. Gli imperialismi continentali europei arrancano in salita sgomitando tra loro, in inferiorità di mezzi. Si pensi solo che l'Unione Europea ha previsto per il piano di vaccinazione due miliardi e settecento milioni, gli USA ne hanno investito diciotto. La disparità di potenza si occupa a modo suo della salute.
E ora? La Commissione Europea si divide sul da farsi, a seconda degli interessi nazionali in gioco. L'Italia minaccia ricorsi legali contro Pfizer e AstraZeneca. I governi nordici, a partire dalla Svezia, rimproverano alla Commissione di essersi mossa in ritardo e difendono i diritti contrattuali dei colossi. Germania e Francia dal canto loro si affidano alle soluzioni di outsourcing delle case farmaceutiche, auspicando liberi accordi tra interessi privati foraggiati da nuovi aiuti pubblici, come quello che vede la francese Sanofi produrre insieme a Pfizer e BioNTech (tedesca) 125 milioni di dosi del farmaco.
L'unico elemento certo è che di fronte alla più grande pandemia degli ultimi cento anni, la vita dell'umanità è ridotta a variabile dipendente del profitto, mentre le spese militari aumentano vertiginosamente a tutte le latitudini del mondo, assieme al volume d'affari delle Borse. Nel mondo dell'intelligenza artificiale e dei miracoli della scienza, la vita umana resta segnata dalla legge della giungla. «Genio tecnico e idiozia sociale», così Trotsky definì il capitalismo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Una caratterizzazione perfetta anche per l'oggi.
La vaccinazione di massa, rapida e universalmente disponibile, è un'esigenza primaria dell'umanità.
Via il segreto commerciale sui contratti stipulati fra gli Stati e le case farmaceutiche: tutti hanno diritto di conoscere ciò che riguarda la loro vita!
Via i brevetti a tutela dei profitti: le conquiste della scienza medica vanno subito messe al servizio di tutto il genere umano!
Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori dell'industria farmaceutica, in ogni paese e su scala mondiale, per sviluppare una produzione di massa pianificata dei vaccini e la loro distribuzione sull'intero pianeta in base ai bisogni di tutti e di tutte!
Liberare l'umanità del capitalismo è più che mai oggi una esigenza morale e vitale.
La lotta per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, che riorganizzi la società da cima a fondo, si ripropone ovunque, oggi più di ieri, come l'unica vera soluzione alternativa.
Il socialismo è il solo ordine nuovo; la rivoluzione l'unica via per realizzarlo.
Partito Comunista dei Lavoratori
La lotta contro il Covid-19
Ordine del giorno approvato dal Comitato Centrale del PCL (22/23/24 gennaio 2021)
Il Covid-19 costituisce una gravissima pandemia, la più grave conosciuta dall’umanità contemporanea dopo la cosiddetta influenza spagnola del 1919/’20. In termini di morti reali ha probabilmente raggiunto i 3 milioni, e anche in percentuale sulla popolazione vivente ha presumibilmente superato le vittime della terribile influenza asiatica del 1957/’58. Tra l’altro ciò è stato possibile solo grazie alle sia pur limitate e parziali misure di contenimento prese nella maggioranza degli Stati. Altrimenti il numero di vittime sarebbe stato certamente moltiplicato per diverse volte.
Tuttavia, l’epidemia è lungi dall’essere terminata né si vede una riduzione reale delle curve di contagio. La terza ondata rischia di essere peggiore delle prime due. Solo i vaccini presentano una prospettiva di uscita a positivo da questa tragica situazione.
Come PCL abbiamo denunciato le basi oggettive dello sviluppo dell’epidemia: la devastazione ambientale prodotta dal capitalismo moderno, la distruzione della sanità pubblica da parte dei governi ad ogni latitudine, i ritardi e inefficienze del regime totalitario neocapitalista cinese, etc. Ma la lotta contro queste radici obiettive non può essere vincente nel brevissimo termine. Per questo il PCL sostiene fortemente la vaccinazione di massa. Allo stato attuale noi accettiamo la volontarietà della vaccinazione. Tuttavia, se alla fine dell’estate risultasse inferiore a soglia di garanzia (circa il 70% della popolazione) non escludiamo che sia necessario, e noi appoggeremmo, un obbligo vaccinale per determinate categorie di persone, fortemente a rischio o in contatto (come nelle RSA o nei reparti ospedalieri) con tali persone. In ogni caso, nel periodo da adesso alla conclusione della vaccinazione di massa, è necessario sviluppare le più prudenti regole di contenimento della pandemia.
Per questo il PCL appoggia le proposte che vengono dai migliori scienziati, come in primo luogo i professori Galli e Crisanti, di un lockdown totale per realizzare in sicurezza una vaccinazione di massa.
In ogni caso il PCL continua a difendere le posizioni già sostenute in questi mesi:
- apertura delle fabbriche solo con rigidi protocolli di garanzia sanitaria e sotto controllo delle lavoratrici e dei lavoratori;
- una tassa patrimoniale straordinaria di almeno il 10% sul 10% più ricco della popolazione;
- riduzione generale dell’orario di lavoro a parità di paga e blocco generale dei licenziamenti, contro ogni minaccia di sblocco;
- in ogni caso garanzia del 100% dei salari e stipendi. Copertura delle perdite di esercizi commerciali ed artigiani, sulla base del reddito (dichiarato) degli anni precedenti;
- chiusura di tutte le scuole medie inferiori e superiori, vista l’assenza di condizioni di sicurezza, innanzitutto, ma non solo, in fatto di trasporti. La didattica a distanza è certamente molto negativa ma la salute e la vita valgono di più. In questo senso come PCL ci dissociamo dalle mobilitazioni studentesche e dei genitori, spinte in particolare dal circuito Priorità alla Scuola e organizzazioni studentesche, per la riapertura “ad oltranza” delle scuole in presenza. Condanniamo pertanto le organizzazioni sindacali, come la Confederazione Cobas e la FLC-CGIL, che hanno dato sostegno a tali manifestazioni e alle loro rivendicazioni;
- permessi familiari a tempo parziale o pieno pagati al 100% del salario o stipendio per i familiari che debbano assistere bambini di età inferiore a quella di ingresso nella scuola media;
- per una distribuzione proporzionale e gratuita, a carico dei paesi più ricchi, dei vaccini tra i diversi paesi del mondo;
- centomila nuove assunzioni immediate a tempo indeterminato nel servizio sanitario nazionale (tracciatori, medici di base, personale di laboratorio, infermieri, anestesisti, pneumologi...) con l'immediato ingresso in servizio degli specializzandi del terzo, quarto e quinto anno;
- requisizione immediata delle strutture della sanità privata per metterle al servizio dell'emergenza, a partire dai pronto soccorso;
- requisizione immediata delle compagnie di trasporto private, sull'intero territorio nazionale, per riorganizzare il trasporto locale di pendolari e studenti in condizioni di sicurezza;
- riapertura immediata dei 200 ospedali che sono stati soppressi negli ultimi 15 anni per pagare il debito alle banche;
- controllo dei lavoratori e delle lavoratrici sulle condizioni del proprio lavoro e della propria sicurezza, anche negli ospedali. Via le norme punitive contro i lavoratori che denunciano il degrado della sanità;
- nazionalizzazione, senza indennizzo, della grande industria farmaceutica, e controllo pubblico sulla produzione dei dispositivi individuali (mascherine), dei test rapidi, dei vaccini antinfluenzali, tutti a somministrazione gratuita.
Partito Comunista dei Lavoratori - Comitato Centrale
È uscito il nuovo numero di Unità di Classe
19 Gennaio 2021
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In questo numero:
Crisi borghese, soluzione operaia. Editoriale - Marco Ferrando
La crisi e la necessaria unità del mondo del lavoro - Federico Bacchiocchi
Scuola: quale rientro senza vaccini e sicurezza? - Vincenzo Cimmino
La salute ai tempi del Covid: il caso Toscana - Lavoratori e lavoratrici della sanità - a cura del PCL Arezzo
Patrick Zaki. Il fiore di una primavera che non deve tornare - Salvo Lo Galbo
1921 - 2021. La fondazione del PCd’I, sezione italiana della Terza Internazionale - Antonino Marceca
Partito Comunista dei Lavoratori
Volentieri segnaliamo: l'Associazione culturale Victor Serge presenta il libro "Senza respiro" di Vittorio Agnoletto
E' previsto l'intervento dell'autore, Vittorio Agnoletto.
Inoltre sono previsti contributi di
- Paolo Ferrero (che ha curato la prefazione del libro nell'edizione coprodotta dalla Se),
- Stefania De Salvador, che interverrà sull'impatto della pandemia su arte e cultura.
Per una presentazione più estesa dei contenuti dell'iniziativa:
https://www.radiocittafujiko.it/tutto-quello-che-non-va-dei-vaccini-covid/










