Post in evidenza

La polizia assassina e la risposta di Bologna all’esecuzione di Fakir

  Cosa è avvenuto ieri non è un fatto di ordine pubblico; non si può prendere gli scontri, estrapolarli dal contesto in cui sono nati e lame...

Cerca nel blog per parole chiave

Visualizzazione post con etichetta brevetto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta brevetto. Mostra tutti i post

Per l'obbligo vaccinale contro la pandemia, in ogni paese e su scala globale

 


Contro l'irrazionalità del capitalismo e il suo fallimento, per una prospettiva socialista internazionale

Liberare l'umanità dal suo carceriere è la vera lotta per la salute, di tutti e di ciascuno

Il salto impressionante del contagio legato alla variante Omicron pone la necessità dell'obbligo vaccinale per tutta la popolazione, in Italia, in Europa, nel mondo.

La ricerca scientifica sta ancora indagando la forza virale di Omicron dal punto di vista dell'impatto sulla salute individuale. Ma il dato certo è l'enorme propagazione del contagio, secondo una crescita esponenziale, sul piano mondiale. Ciò significa in ogni caso una rapida ascesa, in volume assoluto, di ricoveri, terapie intensive, decessi. Ricoveri, terapie intensive, decessi concentrati in misura larghissima tra le persone non vaccinate. La nuova ascesa comprime a sua volta il trattamento sanitario delle altre patologie (a partire dal cancro), già duramente colpite in questi due anni dalle conseguenze dirette e indirette della pandemia, con effetti moltiplicatori in fatto di sofferenza e di morte su persone di ogni età.

Si impone a questo punto l'obbligo vaccinale. I vaccini non risparmiano dal contagio ma in misura preponderante dalla malattia grave, che è il punto essenziale. Tutte le diverse narrazioni no vax (“il vaccino ha fallito perché il contagio si estende”) rimuovono questa verità incontestabile. Ciò implica la massima estensione possibile della vaccinazione di massa, a tutela innanzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici.
L'uso del green pass in Italia ha contribuito positivamente all'estensione della vaccinazione, e dunque al contenimento della malattia, rispetto alla dinamica ben più accelerata di altri paesi, anche in Europa. Ma il salto attuale del contagio attraverso Omicron lo rende ormai del tutto insufficiente, quale che sia la sua articolazione. Quasi sei milioni di non vaccinati restano un moltiplicatore insostenibile di malati gravi, con ricadute a cascata sull'intero sistema sanitario.

L'obbligo vaccinale è dunque ormai necessario. La sua applicazione doverosa al personale sanitario e scolastico ha dimostrato i suoi effetti positivi, sia in termini di innalzamento del tasso di vaccinazione, riducendo i non vaccinati ad una percentuale insignificante nei rispettivi settori; sia in termini di salute, come dimostra la comparazione tra la forte crescita del contagio nel personale della sanità con il quasi azzeramento di ricoveri e decessi tra medici e infermieri. Uno scenario esattamente opposto a quello di un anno fa, in assenza di vaccinazione. È la prova che l'estensione dell'obbligo vaccinale è una misura salvavita. Ogni obiezione all'obbligo nel nome della libertà individuale costituisce di fatto un'obiezione cinica.

L'obbligo vaccinale implica ovviamente sanzioni per chi non lo rispetta. Una multa economica, rigorosamente proporzionale al reddito, combinata con la misura di lockdown, anche dal lavoro. L'esperienza tedesca dimostra che nei Länder in cui è stato applicato, il lockdown per i non vaccinati ha prodotto un abbattimento verticale del contagio, a maggior ragione di ricoveri e decessi. Sia perché ha innalzato il tasso di vaccinazione sia perché ha maggiormente protetto le persone, in particolare quelle più fragili ed esposte. Ciò significa che il lockdown per i non vaccinati contribuisce a salvare vite. Per questo la misura va rivendicata a difesa innanzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici.

Tutte le organizzazioni del movimento operaio, a partire dalle organizzazioni di massa, debbono sviluppare una campagna massiccia per la vaccinazione di massa, lottando oggi per l'obbligo vaccinale. La campagna per l'obbligo vaccinale appartiene alla storia del movimento operaio, come dimostra la campagna contro il vaiolo, la poliomielite, il colera, sempre contrastando pregiudizi reazionari, spesso religiosi, in ogni caso irrazionali.

La burocrazia CGIL ha sostenuto sinora una politica del tutto opportunista anche sul tema della vaccinazione. Prima opponendosi al green pass con la copertura della richiesta platonica dell'obbligo vaccinale. Poi rifiutando di sviluppare una lotta seria per l'obbligo vaccinale nel momento in cui la diffusione di Omicron lo rende tanto più necessario. Nei fatti ha rinunciato a una battaglia politica e culturale nelle file del movimento operaio persino sul terreno delle misure sanitarie più elementari.
Quanto ai gruppi dirigenti del sindacalismo di base, salvo poche eccezioni, hanno combinato la rinuncia a una campagna per la vaccinazione con l'apertura ai movimenti no vax e/o no green pass. Il tutto per contendersi la rappresentanza sindacale di lavoratori arretrati invece di elevare la loro coscienza e contrastare i loro pregiudizi.

La battaglia per l'obbligo vaccinale non può svilupparsi “in un solo paese”. Se il contagio è europeo e mondiale, l'obbligo vaccinale deve porsi sulla stessa scala di grandezza.
L'Europa capitalista ha mostrato il peggio di sé in fatto di gestione della vaccinazione. Prima consentendo alle case farmaceutiche la libertà di speculazione dietro il paravento della segretezza dei contratti, di fatto sottratti alla conoscenza della pubblica opinione. Poi gestendo la campagna di vaccinazione con una babele caotica di normative differenti tra paese e paese, a fronte di sistemi sanitari ovunque saccheggiati per trent'anni al solo fine di ingrassare la sanità privata e pagare il debito pubblico alle banche. La risultante è stata ovunque una vaccinazione lenta e disomogenea, ostacolata a ogni passo dalla mancanza di strutture, di risorse, di personale. L'estremo ritardo della terza vaccinazione proprio nel momento dell'esplosione di Omicron ne è una riprova. La campagna per l'obbligo vaccinale deve dunque svilupparsi innanzitutto su scala europea.

La sola preoccupazione dei governi borghesi e della UE in tutta la gestione della pandemia è e resta quella di consentire la ripresa dell'economia capitalista. Punto. Per il resto tutto può restare com'è: ospedali fatiscenti e senza organico, trasporti insufficienti e dunque stracolmi, mancanza di aule e classi pollaio. Non a caso la campagna vaccinale, già colabrodo, è stata usata per coprire la dismissione delle misure sanitarie precedentemente assunte, sia nei luoghi di lavoro, sia sui trasporti, sia sui distanziamenti a scuola, con gli inevitabili effetti di indebolimento del contrasto della pandemia.
In Italia la sanità è l'ultima voce di spesa del PNRR in tempo di pandemia, mentre viene ridotto di quasi 4000 unità il numero già esiguo dei tracciatori. Rientra nella stessa logica l'ansia di ridurre le quarantene o addirittura di liberalizzare i movimenti dei contagiati asintomatici (USA). La ripresa del PIL, le ragioni della competizione sul mercato internazionale, prevalgono ovunque su considerazioni di carattere sanitario, persino sulle avvertenze degli scienziati.

La campagna per l'obbligo vaccinale in Europa deve dunque combinarsi con l'opposizione alle politiche dominanti e ai governi che le promuovono. Per il raddoppio delle spese sanitarie, la requisizione della sanità privata, un massiccio piano di assunzioni a tempo indeterminato nel servizio sanitario pubblico, finanziato da una patrimoniale straordinaria sulle grandi ricchezze (il 10% sul 10% più ricco) e dall'abolizione del debito pubblico verso le banche.

La campagna per la vaccinazione di massa e l'obbligo vaccinale riguarda il mondo intero. L'esclusione dal diritto alla vaccinazione di più della metà del genere umano è la prima ragione della diffusione delle varianti, come dimostrano origini e propagazione di Delta e di Omicron. Anche la migliore vaccinazione su scala nazionale o continentale – in ogni caso necessaria – non può venire a capo del problema senza un piano sanitario mondiale. Le terze o quarte dosi nelle metropoli dell'imperialismo non possono essere a scapito dell'assenza di vaccino per la parte restante del genere umano.
Nessuno si salva da solo. Vale per i popoli ciò che vale per le persone.

Per questa ragione il monopolio della produzione dei vaccini in mano a pochi grandi colossi capitalistici, protetti dai brevetti e dagli Stati, è uno scandalo per l'umanità intera.
I grandi monopoli capitalisti e i loro Stati di riferimento subordinano la salute mondiale al proprio saggio di profitto. Il diritto alla salute della popolazione mondiale è posto sotto sequestro da un ristretto manipolo di grandi azionisti che si contendono il mercato mondiale vendendo la propria merce ai migliori offerenti, sotto la copertura di contratti segreti. La valanga di sofferenza o di morte che ha già colpito decine di milioni di persone sull'intero pianeta, in larga parte popolazione povera, è riconducibile all'organizzazione capitalistica del mondo. Misura la sua irrazionalità, la sua barbarie, il suo fallimento.

Tanto più in questo quadro, emerge il carattere reazionario delle campagne e movimenti no vax all'interno dei paesi imperialisti col pretesto della denuncia delle case farmaceutiche. È il punto di vista piccolo-borghese di chi guarda il mondo con il binocolo del privilegio. Questo punto di vista va esattamente capovolto in direzione della richiesta della più ampia vaccinazione internazionale e di massa.

I brevetti vanno cancellati, le case farmaceutiche vanno espropriate senza alcun indennizzo per gli azionisti, e con essi tutta l'industria farmaceutica. Va recuperato il controllo pubblico della ricerca scientifica appaltato da decenni ai grandi gruppi capitalisti. Tutte le attuali acquisizioni tecnologiche nella produzione dei vaccini vanno rese disponibili per l'umanità intera. Va predisposto un piano mondiale per la produzione, la distribuzione, la somministrazione del vaccino in tutti i paesi e continenti (gratuita per i paesi poveri), senza il quale l'obbligo vaccinale resta una parola vuota. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi più che mai terreno di guerra per bande tra gli stati imperialisti vecchi e nuovi, e gestita da personale corrotto, va rifondata su basi nuove al servizio di una nuova società.

La lotta per la vaccinazione di massa della popolazione mondiale è inseparabile dalla lotta per un'alternativa socialista internazionale. Mai come oggi l'esperienza quotidiana di vita dell'umanità riconduce all'attualità della rivoluzione. Il capitalismo è alla base di tutto quanto va accadendo: della nascita e moltiplicazione delle pandemie a seguito delle deforestazioni; del ritardo ventennale nella scoperta del vaccino anti-Covid dovuto al disimpegno delle multinazionali dalla ricerca nel 2003 (dopo che la rapida estinzione della SARS aveva cancellato la loro convenienza di mercato); della moltiplicazione dei morti sospinta dalla distruzione dei sistemi sanitari pubblici. E oggi, infine, della gestione discriminatoria della vaccinazione.

Nessuna gestione razionale del contrasto della pandemia è compatibile con la sopravvivenza del capitalismo, prigione dei popoli. Liberare l'umanità dal suo carceriere è la vera lotta per la salute. Di tutti e di ciascuno.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il capitalismo distrugge l'ambiente, la salute, il lavoro

 


Solo una rivoluzione socialista può salvare il pianeta

Il testo del volantino distribuito a Roma alla manifestazione contro il G20

La realtà del mondo mostra ogni giorno di più la criminalità del profitto. La distruzione degli ecosistemi moltiplica le pandemie. Le multinazionali del farmaco privano la maggioranza dell’umanità del diritto di vaccinazione. La demolizione dei sistemi sanitari pubblici, per pagare il debito alle banche, massimizza le conseguenze mortali del Covid. La crisi sociale riversa i suoi effetti sui salariati con licenziamenti e miseria crescenti. Gli imperialismi vecchi (USA e UE) e nuovi (Cina e Russia) si contendono le spoglie del mondo che saccheggiano, con una nuova corsa agli armamenti e la minaccia di nuove guerre (Taiwan).

I governi capitalisti di ogni colore cercano di mascherare le proprie responsabilità dietro promesse ridicole, sbugiardate dai fatti. Il primo incontro internazionale per “la salvezza del pianeta” si tenne esattamente mezzo secolo fa, con la Conferenza ONU a Stoccolma dal titolo “Una sola Terra” (1972). Ma la Terra ha continuato a rotolare verso il baratro, sotto il peso di una produzione fondata sui fossili e di un capitale finanziario intrecciato con questi, se solo si pensa che il 95% dei fondi attivi delle banche è legato a energia fossile. Altro che “finanza verde ed ecologica”! Anche il caro prezzi che falcidia i salari si spiega così. Da un lato una ripresa capitalistica che continua a consumare carbone, petrolio e gas. Dall’altro la pura speculazione di capitalisti che comprano sul mercato finanziario i diritti di inquinamento, per questo sempre più cari, e scaricano i costi in bolletta. Inquinamento e parassitismo borghese sono due facce della stessa medaglia. È la ragione per cui le banche frenano sulla cosiddetta “transizione verde”. Senza una nazionalizzazione (senza indennizzo) delle banche e dei colossi energetici non vi sarà alcuna svolta ecologica nell’economia. Solo un governo delle lavoratrici e dei lavoratori può realizzare una simile misura. Solo un governo delle lavoratrici e dei lavoratori, a livello nazionale, europeo, mondiale, può realizzare gli investimenti necessari su larga scala nelle energie rinnovabili secondo un piano di riconversione ambientale, facendone pagare il costo ai capitalisti.

Lo stesso nodo si ripresenta nel fronteggiare la pandemia. Siccome la ricerca scientifica sui vaccini è stata affidata dagli Stati capitalisti alle grandi case farmaceutiche, queste ultime nel 2003 hanno interrotto la ricerca sul coronavirus perché l’epidemia della Sars si era estinta troppo in fretta e non avevano più un interesse di mercato. Decenni di ritardo provocato dal profitto sono stati moltiplicatori di sofferenza e morte. Come non bastasse, gli Stati capitalisti hanno ora garantito agli azionisti del vaccino la segretezza dei contratti, per consentire loro di vendere ai migliori offerenti in giro per il mondo. E questo dopo averli ricoperti d’oro con risorse pubbliche pagate dai lavoratori. Il risultato è che continenti interi, privati del vaccino, diventano a loro volta moltiplicatori della pandemia. L’Unione Europea e tutti i suoi governi, a partire da Draghi, sono stati in prima fila in questa pubblica frode ai danni dell’umanità. Non basta. Gli stessi governi si coprono dietro la vaccinazione di massa – in sé progressiva e indispensabile, contro tutte le idiozie No Vax – per risparmiare sulle misure sanitarie di protezione nei luoghi di lavoro, nella scuola, nei trasporti e continuare a ingrassare la sanità privata.
E basti pensare che in piena pandemia il governo italiano ha destinato alla sanità l’ultima voce di spesa del PNRR, per di più in direzione della sanità privata. Senza contare che i soldi investiti sono presi a debito e andranno ripagati con gli interessi alle banche.

Solo la cancellazione dei brevetti, l’abolizione del segreto commerciale, la nazionalizzazione senza indennizzo dell’industria farmaceutica può consentire la produzione di massa del vaccino e la sua distribuzione su scala mondiale. Solo il raddoppio della spesa sanitaria, finanziato dalla cancellazione del debito verso le banche e da una patrimoniale di almeno il 10% sul 10% più ricco, può avviare una svolta vera. Solo un governo delle lavoratrici e dei lavoratori può realizzare queste misure.

La crisi economica e sociale porta alla stessa conclusione. I capitalisti scaricano sui salariati la crisi del proprio sistema. La Confindustria italiana è in questo senso esemplare. Nell’epicentro della pandemia ha costretto i lavoratori e le lavoratrici ad andare al lavoro senza le minime condizioni di sicurezza, nel mentre buttava in mezzo a una strada un milione di precari. Ora nel nome della ripresa chiede e ottiene lo sblocco dei licenziamenti, il ritorno alla “normalità” della legge Fornero, il peggioramento del già miserabile reddito di cittadinanza perché non ostacoli il super sfruttamento del lavoro. Non solo: chiede la cancellazione dell’IRAP, che finanzia la sanità pubblica, e la detassazione delle rendite finanziarie, il tutto ovviamente a spese degli operai. I licenziamenti a GKN, Whirlpool, Elica, Giannetti, e in decine di altre imprese, sono l’antipasto di ciò che seguirà allo sblocco dei licenziamenti nell’industria tessile. Lo scandalo sta nel fatto che la burocrazia sindacale, invece di contrapporsi al governo e unificare le lotte di resistenza, ha seguito una politica opposta. Sino a regalare ai padroni il diritto di licenziare in cambio di una “raccomandazione”. Una truffa senza ritegno.

Ma a tutto questo ci si può opporre. Come dimostra la lotta esemplare dei lavoratori di GKN, che intreccia le ragioni del lavoro, della riconversione ecologica della produzione, dell’alternativa alla gestione capitalistica della pandemia.

Il ritorno a pieno regime della Legge Fornero non deve passare. È l’ora di uno sciopero generale vero, unitario, di massa, contro il governo Draghi! È necessario unire le lotte di resistenza della classe operaia generalizzando l’esperienza della GKN: costruendo una cassa nazionale di resistenza, occupando le aziende che licenziano, ponendo l’obiettivo della loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio; rivendicando con forza la riduzione dell’orario di lavoro a 30/32 ore a parità di paga.

La classe operaia è l’unica classe che può guidare la maggioranza dell’umanità nel rovesciamento del capitalismo per una soluzione socialista. Per questo è l’unica che può dare un futuro a tutte le domande di vera svolta, nel campo dell’ambiente, della salute, del lavoro. Sviluppare la coscienza di questa necessità è il compito di un partito rivoluzionario. Costruisci con noi questo partito!

Partito Comunista dei Lavoratori

Addio a Gino Strada, una voce generosa e autentica contro la guerra

 


“Non sono pacifista, sono contro la guerra”. Questa frase ricorrente sulle labbra di Gino Strada è richiamata in queste ore da tanti sepolcri imbiancati che si dichiarano pacifisti ma hanno votato le guerre. Non mischieremo il nostro ricordo di Gino Strada col loro.


Gino Strada non è stato certo un comunista rivoluzionario, né ha mai preteso di esserlo. Ma ha contrastato con coerenza le guerre dell’imperialismo, a partire da quelle cui ha partecipato l’imperialismo italiano. Ha contrastato la prima guerra del Golfo, costitutiva del nuovo ordine mondiale dopo il crollo del Muro. Ha denunciato la guerra della NATO in Jugoslavia, cui il governo D’Alema partecipò in prima fila, senza neppure il voto formale del Parlamento. Ha soprattutto denunciato la vera natura imperialista della guerra in Afghanistan, quella che ora si sta risolvendo nella rivincita dei tagliagole talebani, cui le politiche dell’imperialismo e dei suoi agenti corrotti ha spianato la strada.

Questo noi oggi lo vogliamo ricordare. E lo possiamo fare senza imbarazzo. Perché anche noi, da un versante rivoluzionario, abbiamo contrastato quelle guerre, l’aumento delle spese militari, il finanziamento delle missioni, l’ipocrisia delle menzogne “democratiche” o “umanitarie” dei governi che li promuovevano e delle sinistre che li votavano, in cambio di ministeri, o di sottosegretariati, o di cariche istituzionali. Gino Strada era di un’altra pasta, non aveva la lingua biforcuta, non amava contorsioni e bizantinismi quando si parlava di guerra. Non era opportunista, e non è cosa da poco.

Gino ha inoltre rivendicato il diritto alla salute come diritto universale. A un giornalista televisivo che un anno fa in piena pandemia gli chiedeva un parere sul rapporto tra sanità pubblica e sanità privata ha risposto con semplicità: “La sanità dovrebbe essere tutta pubblica, la sanità privata non dovrebbe esistere”. Con la stessa passione ha sostenuto il diritto universale e gratuito al vaccino, contro il brevetto delle multinazionali, ma anche contro le idiozie no vax. Denunciando sempre i tagli criminali alla sanità pubblica per pagare il debito pubblico alle banche che tutti i governi hanno compiuto e che sono tanta parte della tragedia sanitaria in corso.

Questo vogliamo ricordare di Gino Strada, persona generosa, onesta, autentica. A differenza di tanti che oggi lo ricordano in morte dopo aver calpestato i suoi valori in vita.

Addio Gino, che la terra sia lieve.

Partito Comunista dei Lavoratori

Nessun profitto sulla pandemia

 


Perché e con quali posizioni il PCL appoggia la petizione europea

Il PCL sottoscrive e sostiene la petizione europea “Nessun profitto sulla pandemia”, promossa da un variegato arco di forze politiche, sindacali, associative (1).

Sosteniamo la petizione perché condividiamo lo sdegno nei confronti dei colossi dell'industria farmaceutica da parte di milioni di lavoratori, di lavoratrici, di giovani, di anziani, tutti già penalizzati da servizi sanitari disossati, dall'assenza di personale sanitario e di strutture, dal fallimento dei sistemi di tracciamento, dalla distruzione della medicina territoriale e preventiva, dalle difficoltà e dai costi degli stessi tamponi, dall'obbligo di lavorare e produrre senza reali garanzie di sicurezza. E ora privati del diritto ad una vaccinazione tempestiva, generale, sicura, a causa della proprietà intellettuale dei brevetti, una proprietà su cui fa leva un pugno di monopoli farmaceutici, che prima hanno intascato dai rispettivi Stati enormi regalie pubbliche, senza le quali non vi sarebbe vaccino, poi hanno ottenuto da quegli stessi Stati contratti segreti su prezzi e responsabilità giuridiche per poter fare affari in tutto il mondo, e infine hanno persino disatteso le promesse di dosi pattuite nell'impunità generale.
Non esiste oggi al mondo scandalo sociale più grande del sequestro privato del diritto pubblico alla salute.

Per la stessa ragione non abbiamo alcuna illusione sui poteri di una petizione istituzionale. La Commissione Europea e i governi europei cui si rivolge la petizione sono gli stessi che hanno accordato alle grandi ditte farmaceutiche la piena libertà di profitto. Lo hanno fatto tutti i governi europei, nessuno escluso, dalla Francia di Macron alla Germania di Merkel, dall'Italia di Conte (e oggi di Draghi) alla Spagna di Sanchez e Iglesias.
Non sarà una petizione a cambiare la loro natura di comitati d'affari dei capitalisti. Lo stesso vale per i monopoli farmaceutici.
La petizione dice che «le grandi aziende farmaceutiche non dovrebbero trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone». Ma le grandi aziende capitaliste esistono proprio, e solo, in ragione del profitto, sia che producano carri armati sia che producano farmaci e vaccini. La salute è l'ultima loro preoccupazione, e tale resterà.
La petizione afferma che «Non deve essere consentito a Big Pharma di depredare i sistemi di assistenza sociale». Ma i Big Pharma ingrassano proprio con risorse pubbliche ricavate dal taglio della spesa sociale, sanità inclusa; e controllano spesso direttamente o indirettamente l'enorme business della sanità privata a sua volta beneficiata dallo smantellamento di quella pubblica. La conversione morale dei Big Pharma è tanto improbabile quanto quella dei serial killer in angeli azzurri.

Insomma, l'idea che possa esistere un capitalismo umanitario opportunamente riformato è e resta una pietosa illusione, su scala nazionale e continentale. La drammatica esperienza della pandemia dimostra esattamente l'opposto, e cioè che il capitalismo è incompatibile con l'umanità e viceversa. E che l'unica alternativa vera è anticapitalista e rivoluzionaria. Il fatto che sia difficile realizzarla non toglie che sia l'unica soluzione possibile.

Cancellazione dei brevetti e della cosiddetta proprietà privata intellettuale!

Abolizione del segreto industriale e commerciale sulla produzione di farmaci e vaccini!

Diritto universale di vaccinazione, gratuita, tempestiva e sicura!

Esproprio dell'industria farmaceutica, senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori!


Solo radicali misure anticapitaliste possono determinare una svolta vera nella lotta contro la pandemia. Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, su scala nazionale e internazionale, può realizzare compiutamente e sino in fondo tali misure. Ricondurre le rivendicazioni immediate a questa prospettiva generale è la ragione del nostro partito.

Con queste posizioni il PCL parteciperà a tutte le iniziative unitarie che si terranno attorno alla petizione “Nessun profitto sulla pandemia”, a partire dalla
giornata dell'11 marzo.



(1) https://noprofitonpandemic.eu/it/

Partito Comunista dei Lavoratori

I nodi al pettine della vaccinazione

 


La crisi sanitaria si aggrava

26 Febbraio 2021

La nuova ascesa del contagio, aggravata dalle varianti, si incrocia con la battuta d'arresto dei piani di vaccinazione. La risultante è un peggioramento netto dello scenario generale.

Sino a poche settimane fa i governi europei erano impegnati a spiegare il dovere di vaccinarsi a un'opinione pubblica in parte diffidente o scettica. Ora debbono confessare clamorosamente la penuria dei vaccini. Non è uno spiacevole disguido, ma il riflesso della logica capitalista. Dove entra il profitto tutto si complica maledettamente. Come sempre.

L'Unione Europea ha cercato di colmare il ritardo accumulato rispetto ai poli capitalisti concorrenti attraverso un negoziato sui vaccini coi diversi colossi farmaceutici. Pur di procurarsi sulla carta il maggior numero di vaccini possibile, per poterli sbandierare come proprio successo, ha concesso alle case farmaceutiche tutto quello che loro chiedevano. Non solo la segretezza dei contratti dal punto di vista economico e giuridico, già di per sé uno scandalo, ma la rinuncia ad ogni clausola di garanzia in caso di inadempimento o ritardo nelle forniture.
Due sono state le conseguenze. Da un lato, grazie alla segretezza dei prezzi d'acquisto pattuiti, le case farmaceutiche hanno potuto negoziare prezzi più alti con altri clienti, privilegiando la loro fornitura perché più vantaggiosa. È ad esempio il caso del rifornimento di Israele. Dall'altro, al riparo (persino) da ogni sanzione contrattuale, hanno potuto bluffare tranquillamente con la UE con promesse gratuite di forniture irrealistiche.

Il risultato è che i governi europei si trovano ora in braghe di tela. Gli USA hanno coperto con la vaccinazione il 16% della popolazione, grazie alla presenza delle americane Pfizer e Moderna. La Gran Bretagna ha coperto il 26% grazie alla presenza dell'anglo-svedese AstraZeneca. L'Unione Europea appena il 6,6%, l'Italia il 6%.

Il forte rallentamento delle vaccinazioni genera a sua volta effetti multipli.
In primo luogo fioriscono ovunque trattative sottobanco di entità substatali (regione Veneto in primis, ma anche Länder tedeschi o regioni spagnole) con ignoti intermediari che dichiarano grandi disponibilità di vaccini, non si capisce se contraffatti con grave danno per la salute o invece autentici, a riprova che i colossi farmaceutici giocano sporco e su più tavoli pur di massimizzare i profitti.
In secondo luogo si cerca di approntare improvvisate conversioni della propria industria nazionale in direzione della produzione di vaccini, in una sorta di sovranismo sanitario; ma ci si imbatte in uno spiacevole inconveniente, non solo e non tanto per i tempi tecnici della conversione (sei mesi) ma per la dubbia convenienza di mercato: perché i capitalisti del farmaco dovrebbero investire tutto sui vaccini, quando tra sei mesi rischiano di trovarsi un mercato già saturato dai colossi internazionali?
In terzo luogo si accredita improvvisamente la tesi per cui non è necessario doppiare la dose di vaccinazione, basta una dose sola. Come dire che nell'impossibilità di seguire tempestivamente le disposizioni scientifiche, si decide di ignorarle all'insegna dell'avventurismo sanitario.

Da qualunque parte si giri il problema, la sua natura è semplice: si chiama capitalismo.

Via i brevetti e la cosiddetta proprietà privata intellettuale!
Via il segreto industriale e commerciale su farmaci e vaccini!
Nazionalizzazione dell'industria farmaceutica senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori!
Solo drastiche misure anticapitaliste possono consentire una svolta vera nella lotta contro la pandemia.

Partito Comunista dei Lavoratori

Pfizer, AstraZeneca, Moderna... La vaccinazione di massa ostaggio del profitto

 


Il mercato e la concorrenza imperialistica non fanno eccezione per la produzione e la distribuzione di vaccini, e quindi per le vaccinazioni. Di fronte alla più grande pandemia degli ultimi cento anni, la vita dell'umanità è ridotta a variabile dipendente del profitto

La campagna europea per la vaccinazione di massa era partita con grande squillo di trombe. Non era e non è solamente una campagna propagandista tesa a celebrare il volto umanitario dell'Unione Europea di fronte al contagio. Era ed è anche un investimento strategico nella ripresa economica del capitalismo continentale dopo la grande recessione del 2020, un investimento decisivo sul terreno della competizione mondiale con l'imperialismo USA e l'imperialismo cinese.

Ma il diavolo fa le pentole dimenticandosi dei coperchi. I colossi capitalistici della farmaceutica, gli uni contro gli altri armati, hanno prima incassato le regalie pubbliche dei rispettivi Stati e ora tagliano la produzione del vaccino. È il caso dell'americana Pfizer, poi dell'anglo-svedese AstraZeneca, infine dell'americana Moderna. L'obiettivo è tanto cinico quanto semplice: sfruttare il proprio peso monopolista per alzare i prezzi pattuiti, vendere i vaccini a clienti più compiacenti (magari perché più ricchi o più ricattabili), privilegiare i propri stati nazionali di riferimento, usare in ogni caso senza pudore la segretezza dei contratti stipulati con UE, a tutela dei propri brevetti e dei relativi affari.

I governi imperialisti della UE e la loro Commissione protestano ora per le mancate consegne, e “chiedono” ai colossi farmaceutici di poter “pubblicare” i contratti. Il fatto stesso di dover chiedere ad azionisti privati il permesso di pubblicare contratti che riguardano l'interesse pubblico dell'umanità è già di per sé indicativo della natura della società capitalista. Oltretutto le case farmaceutiche hanno buon gioco nel rivendicare il sacro diritto della concorrenza a tutela dei propri brevetti: è la legge del mercato, bellezza! Quella stessa legge che i governi capitalisti di tutto il mondo invocano ogni giorno per giustificare la compressione dei salari, i licenziamenti di massa, la distruzione dei diritti, il taglio delle spese sociali... Si tratta dell'interesse mondiale dei capitalisti a continuare a scannarsi tra di loro sul mercato mondiale prendendo in ostaggio i propri salariati e arruolandoli nelle proprie guerre.

Ora l'esigenza di ripresa dell'economia capitalistica mondiale richiederebbe una gigantesca e rapida produzione di massa dei vaccini su scala planetaria. Ma la concorrenza sul mercato dei diversi Stati o poli imperialisti si riflette sui processi di vaccinazione, i loro tempi e le loro forme. Anche la vaccinazione è diseguale e combinata, come l'anarchia del capitalismo mondiale. Pfizer e Moderna privilegiano il proprio imperialismo USA, impegnato innanzitutto a contrastare la Cina. AstraZeneca tutela in primo luogo l'imperialismo inglese, impegnato nella complessa gestione della Brexit. Gli imperialismi continentali europei arrancano in salita sgomitando tra loro, in inferiorità di mezzi. Si pensi solo che l'Unione Europea ha previsto per il piano di vaccinazione due miliardi e settecento milioni, gli USA ne hanno investito diciotto. La disparità di potenza si occupa a modo suo della salute.

E ora? La Commissione Europea si divide sul da farsi, a seconda degli interessi nazionali in gioco. L'Italia minaccia ricorsi legali contro Pfizer e AstraZeneca. I governi nordici, a partire dalla Svezia, rimproverano alla Commissione di essersi mossa in ritardo e difendono i diritti contrattuali dei colossi. Germania e Francia dal canto loro si affidano alle soluzioni di outsourcing delle case farmaceutiche, auspicando liberi accordi tra interessi privati foraggiati da nuovi aiuti pubblici, come quello che vede la francese Sanofi produrre insieme a Pfizer e BioNTech (tedesca) 125 milioni di dosi del farmaco.
L'unico elemento certo è che di fronte alla più grande pandemia degli ultimi cento anni, la vita dell'umanità è ridotta a variabile dipendente del profitto, mentre le spese militari aumentano vertiginosamente a tutte le latitudini del mondo, assieme al volume d'affari delle Borse. Nel mondo dell'intelligenza artificiale e dei miracoli della scienza, la vita umana resta segnata dalla legge della giungla. «Genio tecnico e idiozia sociale», così Trotsky definì il capitalismo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Una caratterizzazione perfetta anche per l'oggi.

La vaccinazione di massa, rapida e universalmente disponibile, è un'esigenza primaria dell'umanità.

Via il segreto commerciale sui contratti stipulati fra gli Stati e le case farmaceutiche: tutti hanno diritto di conoscere ciò che riguarda la loro vita!
Via i brevetti a tutela dei profitti: le conquiste della scienza medica vanno subito messe al servizio di tutto il genere umano!
Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori dell'industria farmaceutica, in ogni paese e su scala mondiale, per sviluppare una produzione di massa pianificata dei vaccini e la loro distribuzione sull'intero pianeta in base ai bisogni di tutti e di tutte!


Liberare l'umanità del capitalismo è più che mai oggi una esigenza morale e vitale.
La lotta per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, che riorganizzi la società da cima a fondo, si ripropone ovunque, oggi più di ieri, come l'unica vera soluzione alternativa.
Il socialismo è il solo ordine nuovo; la rivoluzione l'unica via per realizzarlo.

Partito Comunista dei Lavoratori