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La nuova emergenza sanitaria e le mezze misure del governo

 


La società borghese, vera alleata della pandemia

10 Gennaio 2022

Senza eliminare il parassitismo del capitale non è possibile eliminare la pandemia

Abbiamo ampiamente analizzato in questi due anni la parabola della pandemia mondiale, le responsabilità del capitale nel suo innesco, nella sua propagazione, nell'incapacità di contrastarla con mezzi proporzionali alla sua gravità. Parallelamente ci siamo assunti la responsabilità di combattere apertamente le ideologie dei no vax e no green pass, in tutte le loro diverse declinazioni, da un punto di vista classista. La nuova moltiplicazione del contagio Omicron e le ultime misure varate dal governo confermano le nostre posizioni su entrambi i versanti.

Partiamo dal principio di realtà.

Le varianti si moltiplicano perché il tasso di vaccinazione sul piano mondiale è spaventosamente diseguale. È vero, i paesi poveri non sono sempre e necessariamente quelli più colpiti dal contagio e dalla sua letalità, nonostante il loro tasso di vaccinazione sia molto basso, talora inesistente. Incidono infatti anche il fattore demografico e climatico, come la possibile barriera di altre vaccinazioni pregresse. È in parte il caso dell'Africa, ad esempio. Tuttavia è nei paesi a bassa o inesistente vaccinazione che il virus circola liberamente senza incontrare ostacoli, moltiplicando per questa via le proprie mutazioni. L'India e il Sudafrica, non a caso, sono stati la culla di Delta e di Omicron. L'indifferenza no vax per la vaccinazione mondiale “perché tanto il vaccino non serve, come dimostra l'Africa” è dunque al tempo stesso cinica e stupida. Non solo perché nei paesi poveri ci si contagia e si muore eccome, spesso in misura inversamente proporzionale al tasso di vaccinazione (come ha dimostrato l'esperienza di buona parte dell'America Latina o quella dell'Est Europa), spesso con numeri sottostimati, perché mancano sistemi sanitari e di rilevazione. Ma anche perché in ogni caso la loro bassa vaccinazione è un fattore di moltiplicazione delle varianti, con un inevitabile impatto mondiale anche all'interno delle metropoli imperialiste. L'angolo di sguardo sovranista in materia sanitaria è dunque non solo reazionario ma orbo. Non solo assolve il proprio imperialismo ma è anche nemico della propria salute.

L'impatto di Omicron non si misura in base alla pericolosità individuale ma alla sua ricaduta sanitaria generale. Se anche Omicron è meno pericoloso per l'individuo (perché colpisce più i bronchi che i polmoni), il suo tasso di contagiosità è talmente più elevato rispetto a Delta che la risultante in termini assoluti in fatto di ricoveri e decessi può essere superiore. Soprattutto se la crescita del contagio mantiene l'attuale dinamica esponenziale.
La crescita di ricoveri e terapie intensive negli ospedali diventa infatti non solo un fattore di crescita dei decessi per Covid, ma un fattore di riduzione verticale degli altri trattamenti sanitari, anche gravi (cancro, ictus, infarto...), che possono colpire ogni fascia di età.
L'idea per cui Omicron è meno pericoloso “per me” quindi chissenefrega del vaccino è dunque demenziale anche... “per me”, oltre ad essere odiosa verso il resto della società. Nella stessa categoria rientra l'argomento secondo cui “il Covid minaccia i non vaccinati, se la vedano loro”. Che il Covid minacci soprattutto i non vaccinati non ci piove. Basta vedere il tasso dei non vaccinati su ricoveri, terapie intensive e decessi, in rapporto alla loro percentuale complessiva nella popolazione. Solo la stupidità accecata dal pregiudizio o dall'ignoranza può non cogliere questa assoluta evidenza. E tuttavia l'argomento di Marco Travaglio secondo cui il suicidio è una scelta democratica e chissenefrega è anch'esso cieco. L'aumento dei ricoveri e delle terapie intensive, fosse pure dei non vaccinati, colpisce infatti milioni di vaccinati che non possono accedere a un pronto soccorso intasato, trovare un letto in ospedale, ottenere una visita oncologica... Ancora una volta il piccolo-borghese, anche di salsa giustizialista, rimuove con l'interesse sociale anche il proprio interesse. Il “suicidio” del non vaccinato riguarda anche lui, a dispetto del suo cinismo.

È vero invece che se sono i non vaccinati, in larghissima misura, a occupare gli ospedali, e lo sono, la massima estensione della vaccinazione di massa è una necessità e un'urgenza sociale.
Questa evidenza logica è contestata a volte da una argomentazione che vorrebbe apparire “di sinistra”. Non parliamo ovviamente dell'argomento ridicolo “siete servi delle multinazionali del farmaco”. Perché sino al loro auspicabile esproprio – che siamo i soli a rivendicare, peraltro – i farmaci sono tutti prodotti da loro (più precisamente dai loro operai). Così come i cappotti sono prodotti dall'industria tessile, senza che nessuna persona che li indossa in pieno inverno possa essere accusato per questo di servilismo verso i capitalisti.
Ci riferiamo invece ad un altro argomento, apparentemente più serio: “Invece di fissarvi sulla vaccinazione, occupatevi dello sfascio della sanità, dei tagli cui è stata sottoposta, della mancanza di personale, o del fatto che i tamponi sono oggetto di speculazione, ecc. ecc.”. È un'argomentazione illogica. Noi ci siamo occupati pressoché tutti i giorni della denuncia dello sfascio della sanità pubblica. Anche quando a tagliarla erano i governi di centrosinistra col sostegno della sinistra cosiddetta radicale, tra cui anche qualche nostro critico. Ma perché mettere in concorrenza tra loro, o addirittura in contrapposizione, due esigenze del tutto complementari? L'argomentazione semmai va esattamente capovolta. Proprio la necessità e l'urgenza della massima estensione della vaccinazione di massa mette a nudo lo sfascio della sanità pubblica, la sua incapacità di affrontarla con le risorse e i tempi dovuti, l'ipocrisia del governo Draghi (e non solo). In altri termini, proprio la campagna per un serio obbligo vaccinale consente di attaccare la gestione capitalistica della pandemia. Lo dimostra la cronaca degli ultimi giorni.

Il Consiglio dei Ministri giorni fa ha varato l'obbligo vaccinale per gli over cinquanta con la multa di 100 euro per gli inadempienti, contestualmente alla riapertura delle scuole di oggi 10 gennaio, e prima alla riduzione delle quarantene. Tutta l'ipocrisia del governo si specchia nel complesso di queste misure.

Innanzitutto: perché l'obbligo solo per gli over 50? Non abbiamo alcuna riserva sull'obbligo vaccinale. Un anno fa lo rivendicammo per gli operatori della sanità (in pieno accordo con la posizione pubblica di Gino Strada) e per il personale della scuola. Di fronte al salto obiettivo della variante Omicron l'abbiamo rivendicato ora per tutta la popolazione. E troviamo davvero singolare che un vasto ambiente a sinistra che per un anno ha contestato il green pass con l'argomento “vogliamo l'obbligo, abbiate il coraggio dell'obbligo, ecc.” ora davanti all'introduzione dell'obbligo gridi alla violazione della libertà, come se oltretutto non vi fossero già vaccini obbligatori, con tanto di sanzioni. È il caso dunque di dire che l'ipocrisia è ben distribuita anche negli ambienti meno sospetti.
Semmai il punto è opposto: perché l'obbligo solo per gli over 50? È vero che gli over 50 non vaccinati sono i più esposti al rischio ricovero, ma il rischio non è solo loro. I ricoveri dei giovani aumentano, anche quelli pediatrici. Proprio tra i giovani e i giovanissimi si concentra una parte importante di non vaccinati, che restano un problema serio anche per chi non si può vaccinare. L'obbligo vaccinale va dunque esteso all'insieme della popolazione nell'interesse della salute di tutti. Non solo ai 2,2 milioni di non vaccinati over 50, ma anche agli altri quattro milioni che sinora hanno scelto di non vaccinarsi.

L'incentivo alla vaccinazione dev'essere reale. La multa una tantum di 100 euro per gli over 50 che non si vaccinano (ingiusta perché eguale per tutti indipendentemente dal reddito) è ridicola. Tanto più per persone che hanno speso ben di più per i tamponi. Il governo ha accolto semplicemente una proposta-farsa di Salvini per ottenere il suo via libera al decreto. Ma l'obiettivo di Salvini non è spingere alla vaccinazione bensì prendere i voti dei non vaccinati. I 100 euro sono dunque la monetizzazione della rinuncia a un obbligo vaccinale serio, che richiede multe proporzionali al reddito e il lockdown per i non vaccinati. Un lockdown necessario perché non solo spingerebbe realmente alla vaccinazione ma ridurrebbe la circolazione e dunque la diffusione del contagio. Il borghese piccolo piccolo protesterà per la (sua) “libertà violata”, l'operaio che vuole la protezione vaccinale per la società e innanzitutto per la propria classe saluterebbe questa misura come efficace e seria. Con buona pace di Salvini e Meloni.

Ma c'è di più. L'obbligo vaccinale del governo, già insufficiente perché limitato a una sola fascia di età, rischia di risolversi in una misura di carta. L'enorme ritardo sulla terza dose lo dimostra. Oggi infatti il problema non è solo la quota del 10% di non vaccinati, che indubbiamente è centrale. È anche quello del 42% di bivaccinati che è in coda chilometrica, a volte da mesi, per fare la terza dose, che è realmente risolutiva contro il rischio della patologia grave. Si tratta di un ritardo inaccettabile e non casuale.
La ragione vera è che sono stati tagliati un terzo degli hub vaccinali l'estate scorsa nella previsione irresponsabile di un'estinzione della pandemia. Le ragioni di cassa hanno prevalso sulla salute pubblica. Sono le stesse ragioni di cassa che nei due anni della pandemia hanno evitato assunzioni nel personale sanitario se non nella forma del lavoro interinale usa e getta. Per cui oggi semplicemente mancano i vaccinatori. Come mancano più in generale almeno 10.000 medici e 20.000 infermieri, secondo stime molto prudenziali.
La Legge di Bilancio appena approvata ha addirittura mantenuto, in piena pandemia, il tetto di spesa per le assunzioni! L'effetto domino è drammatico. La medicina territoriale (servizi territoriali e domiciliari) resta vacante. I tracciatori sono stati ridotti di 4.000 unità. I pronto soccorso ritornano ad essere il collo d'imbuto di mille richieste di assistenza e di aiuto, con le inevitabili code delle autoambulanze, e oltretutto luogo di contagio. Il poco personale sanitario, di nuovo colpito dal contagio, anche se protetto dalla vaccinazione, si carica sulle spalle turni di lavoro massacranti, sotto una pressione emotiva logorante.

La verità è che sono passati due anni, ma in sanità è tutto come prima, con l'eccezione del vaccino. Oggi la stessa malasanità riesce a minare alla radice persino il programma di vaccinazione del governo. Se quasi la metà dei bivaccinati fatica a ottenere la sospirata terza dose, per la mancanza di personale e strutture, immaginiamo cosa significa aggiungere anche solo il carico – insufficiente – di 2.200.000 prime vaccinazioni.

Non è tutto. La riapertura delle scuole, di fronte all'escalation della pandemia, è irresponsabile. Tanto più a fronte dell'attuale condizione della scuola. Come in sanità, anche nella scuola tutto è rimasto nella sostanza come due anni fa. Peggio. Sono state dismesse o ridimensionate persino le poche misure emergenziali abbozzate. Il distanziamento è diventato facoltativo. Classi con ventisette alunni sono considerate “non affollate”. Non un'aula in più è stata predisposta, oltre quelle improvvisate nell'estate del 2020. Il personale aggiuntivo è stato tagliato. Gli istituti faticano a trovare persino i supplenti dei docenti sospesi in quanto non vaccinati, ai quali ora si aggiungeranno inevitabilmente i nuovi contagiati Omicron. Lo screening promesso dal generale Figliuolo è inesistente. Le ASL non sono in grado di dare risposte in tempi accettabili già fin da fine novembre, prima dell'esplosione Omicron, figuriamoci adesso.
Quanto alle mascherine FFP2 sono (forse) in arrivo solo per “docenti a contatto con studenti” che per qualche ragione sono esentati dal portarla. Il resto è affidato alla cosiddetta autosorveglianza, la nuova formula geniale del governo per coprire l'assenza di misure certe ed esigibili.
Insomma, un disastro. In realtà in queste condizioni la cosiddetta “apertura delle scuole in sicurezza” di cui parla il ministro Bianchi è solo una penosa battuta propagandistica. Nei fatti la riapertura della scuola rischia di essere, nelle attuali condizioni, da un lato ingestibile e dall'altro un nuovo volano del contagio.

Occorre allora una misura opposta. La riapertura della scuola va rinviata di almeno venti giorni. Una misura di lockdown che va aggiunta al necessario lockdown per i non vaccinati, anche al fine di dare un colpo al ritmo attuale di propagazione del contagio. Misure di lockdown che vanno accompagnate dal “congedo DAD” retribuito al 100% per almeno uno dei due genitori. Nei venti giorni occorre predisporre tutte le misure di emergenza necessarie. Innanzitutto organizzare lo screening, andare avanti nella vaccinazione degli studenti, reperire mascherine gratuite FFP2 per tutti, insegnanti, personale ATA, studenti... Mascherine FFP2 che debbono anche essere disponibili gratuitamente per tutti i lavoratori e le lavoratrici a carico dei propri datori di lavoro.

Più in generale, va stroncata la speculazione affaristica che sta prosperando nella pandemia. I tamponi debbono essere gratuiti. La loro produzione va incrementata e posta sotto controllo pubblico. Va fatta un'assunzione immediata di personale, a tempo indeterminato, per provvedere all'esecuzione pratica dei test, al lavoro di laboratorio e delle ASL. Le scuole debbono essere anche hub vaccinali. Va assunta a tempo indeterminato una nuova leva di personale sanitario da impiegare nella vaccinazione, nei pronto soccorso, nella medicina territoriale, nell'assistenza domiciliare...

Ma anche solo per predisporre queste misure di emergenza è necessario imporre una patrimoniale sulle grandi ricchezze, cancellare il debito pubblico verso le banche, abbattere le spese militari. In altri termini, mettere in discussione il funzionamento complessivo della società e la logica capitalista.
Il caos che imperversa ad ogni livello nella gestione della pandemia dipende in ultima analisi dal fatto che siamo sotto la dittatura del profitto. I governi borghesi affrontano la pandemia solo entro i limiti angusti compatibili con la ripresa capitalista, una ripresa ingrassata con risorse pubbliche gigantesche riversate nel portafoglio dei capitalisti, e sottratte alla sanità, all'istruzione, ai servizi.
Per capire la mostruosità dell'attuale organizzazione dell'economia internazionale è sufficiente un dato: nei due anni tragici della pandemia, che viaggia ormai verso i sei milioni di morti (per parlare solo di quelli registrati), le Borse mondiali hanno celebrato il record del dopoguerra. Migliaia di miliardi pompati dalle banche centrali e dai bilanci statali si sono riversati nell'acquisto delle azioni, che hanno visto così lievitare i propri valori e i relativi dividendi a livelli mai visti.

La catastrofe dell'umanità da un lato, il più grande successo del capitale finanziario dall'altro. Senza liquidare il parassitismo del capitale non è possibile venire a capo di nulla, men che meno della pandemia. Per questo la migliore terapia contro il Covid è un governo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Partito Comunista dei Lavoratori

Per l'obbligo vaccinale contro la pandemia, in ogni paese e su scala globale

 


Contro l'irrazionalità del capitalismo e il suo fallimento, per una prospettiva socialista internazionale

Liberare l'umanità dal suo carceriere è la vera lotta per la salute, di tutti e di ciascuno

Il salto impressionante del contagio legato alla variante Omicron pone la necessità dell'obbligo vaccinale per tutta la popolazione, in Italia, in Europa, nel mondo.

La ricerca scientifica sta ancora indagando la forza virale di Omicron dal punto di vista dell'impatto sulla salute individuale. Ma il dato certo è l'enorme propagazione del contagio, secondo una crescita esponenziale, sul piano mondiale. Ciò significa in ogni caso una rapida ascesa, in volume assoluto, di ricoveri, terapie intensive, decessi. Ricoveri, terapie intensive, decessi concentrati in misura larghissima tra le persone non vaccinate. La nuova ascesa comprime a sua volta il trattamento sanitario delle altre patologie (a partire dal cancro), già duramente colpite in questi due anni dalle conseguenze dirette e indirette della pandemia, con effetti moltiplicatori in fatto di sofferenza e di morte su persone di ogni età.

Si impone a questo punto l'obbligo vaccinale. I vaccini non risparmiano dal contagio ma in misura preponderante dalla malattia grave, che è il punto essenziale. Tutte le diverse narrazioni no vax (“il vaccino ha fallito perché il contagio si estende”) rimuovono questa verità incontestabile. Ciò implica la massima estensione possibile della vaccinazione di massa, a tutela innanzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici.
L'uso del green pass in Italia ha contribuito positivamente all'estensione della vaccinazione, e dunque al contenimento della malattia, rispetto alla dinamica ben più accelerata di altri paesi, anche in Europa. Ma il salto attuale del contagio attraverso Omicron lo rende ormai del tutto insufficiente, quale che sia la sua articolazione. Quasi sei milioni di non vaccinati restano un moltiplicatore insostenibile di malati gravi, con ricadute a cascata sull'intero sistema sanitario.

L'obbligo vaccinale è dunque ormai necessario. La sua applicazione doverosa al personale sanitario e scolastico ha dimostrato i suoi effetti positivi, sia in termini di innalzamento del tasso di vaccinazione, riducendo i non vaccinati ad una percentuale insignificante nei rispettivi settori; sia in termini di salute, come dimostra la comparazione tra la forte crescita del contagio nel personale della sanità con il quasi azzeramento di ricoveri e decessi tra medici e infermieri. Uno scenario esattamente opposto a quello di un anno fa, in assenza di vaccinazione. È la prova che l'estensione dell'obbligo vaccinale è una misura salvavita. Ogni obiezione all'obbligo nel nome della libertà individuale costituisce di fatto un'obiezione cinica.

L'obbligo vaccinale implica ovviamente sanzioni per chi non lo rispetta. Una multa economica, rigorosamente proporzionale al reddito, combinata con la misura di lockdown, anche dal lavoro. L'esperienza tedesca dimostra che nei Länder in cui è stato applicato, il lockdown per i non vaccinati ha prodotto un abbattimento verticale del contagio, a maggior ragione di ricoveri e decessi. Sia perché ha innalzato il tasso di vaccinazione sia perché ha maggiormente protetto le persone, in particolare quelle più fragili ed esposte. Ciò significa che il lockdown per i non vaccinati contribuisce a salvare vite. Per questo la misura va rivendicata a difesa innanzitutto dei lavoratori e delle lavoratrici.

Tutte le organizzazioni del movimento operaio, a partire dalle organizzazioni di massa, debbono sviluppare una campagna massiccia per la vaccinazione di massa, lottando oggi per l'obbligo vaccinale. La campagna per l'obbligo vaccinale appartiene alla storia del movimento operaio, come dimostra la campagna contro il vaiolo, la poliomielite, il colera, sempre contrastando pregiudizi reazionari, spesso religiosi, in ogni caso irrazionali.

La burocrazia CGIL ha sostenuto sinora una politica del tutto opportunista anche sul tema della vaccinazione. Prima opponendosi al green pass con la copertura della richiesta platonica dell'obbligo vaccinale. Poi rifiutando di sviluppare una lotta seria per l'obbligo vaccinale nel momento in cui la diffusione di Omicron lo rende tanto più necessario. Nei fatti ha rinunciato a una battaglia politica e culturale nelle file del movimento operaio persino sul terreno delle misure sanitarie più elementari.
Quanto ai gruppi dirigenti del sindacalismo di base, salvo poche eccezioni, hanno combinato la rinuncia a una campagna per la vaccinazione con l'apertura ai movimenti no vax e/o no green pass. Il tutto per contendersi la rappresentanza sindacale di lavoratori arretrati invece di elevare la loro coscienza e contrastare i loro pregiudizi.

La battaglia per l'obbligo vaccinale non può svilupparsi “in un solo paese”. Se il contagio è europeo e mondiale, l'obbligo vaccinale deve porsi sulla stessa scala di grandezza.
L'Europa capitalista ha mostrato il peggio di sé in fatto di gestione della vaccinazione. Prima consentendo alle case farmaceutiche la libertà di speculazione dietro il paravento della segretezza dei contratti, di fatto sottratti alla conoscenza della pubblica opinione. Poi gestendo la campagna di vaccinazione con una babele caotica di normative differenti tra paese e paese, a fronte di sistemi sanitari ovunque saccheggiati per trent'anni al solo fine di ingrassare la sanità privata e pagare il debito pubblico alle banche. La risultante è stata ovunque una vaccinazione lenta e disomogenea, ostacolata a ogni passo dalla mancanza di strutture, di risorse, di personale. L'estremo ritardo della terza vaccinazione proprio nel momento dell'esplosione di Omicron ne è una riprova. La campagna per l'obbligo vaccinale deve dunque svilupparsi innanzitutto su scala europea.

La sola preoccupazione dei governi borghesi e della UE in tutta la gestione della pandemia è e resta quella di consentire la ripresa dell'economia capitalista. Punto. Per il resto tutto può restare com'è: ospedali fatiscenti e senza organico, trasporti insufficienti e dunque stracolmi, mancanza di aule e classi pollaio. Non a caso la campagna vaccinale, già colabrodo, è stata usata per coprire la dismissione delle misure sanitarie precedentemente assunte, sia nei luoghi di lavoro, sia sui trasporti, sia sui distanziamenti a scuola, con gli inevitabili effetti di indebolimento del contrasto della pandemia.
In Italia la sanità è l'ultima voce di spesa del PNRR in tempo di pandemia, mentre viene ridotto di quasi 4000 unità il numero già esiguo dei tracciatori. Rientra nella stessa logica l'ansia di ridurre le quarantene o addirittura di liberalizzare i movimenti dei contagiati asintomatici (USA). La ripresa del PIL, le ragioni della competizione sul mercato internazionale, prevalgono ovunque su considerazioni di carattere sanitario, persino sulle avvertenze degli scienziati.

La campagna per l'obbligo vaccinale in Europa deve dunque combinarsi con l'opposizione alle politiche dominanti e ai governi che le promuovono. Per il raddoppio delle spese sanitarie, la requisizione della sanità privata, un massiccio piano di assunzioni a tempo indeterminato nel servizio sanitario pubblico, finanziato da una patrimoniale straordinaria sulle grandi ricchezze (il 10% sul 10% più ricco) e dall'abolizione del debito pubblico verso le banche.

La campagna per la vaccinazione di massa e l'obbligo vaccinale riguarda il mondo intero. L'esclusione dal diritto alla vaccinazione di più della metà del genere umano è la prima ragione della diffusione delle varianti, come dimostrano origini e propagazione di Delta e di Omicron. Anche la migliore vaccinazione su scala nazionale o continentale – in ogni caso necessaria – non può venire a capo del problema senza un piano sanitario mondiale. Le terze o quarte dosi nelle metropoli dell'imperialismo non possono essere a scapito dell'assenza di vaccino per la parte restante del genere umano.
Nessuno si salva da solo. Vale per i popoli ciò che vale per le persone.

Per questa ragione il monopolio della produzione dei vaccini in mano a pochi grandi colossi capitalistici, protetti dai brevetti e dagli Stati, è uno scandalo per l'umanità intera.
I grandi monopoli capitalisti e i loro Stati di riferimento subordinano la salute mondiale al proprio saggio di profitto. Il diritto alla salute della popolazione mondiale è posto sotto sequestro da un ristretto manipolo di grandi azionisti che si contendono il mercato mondiale vendendo la propria merce ai migliori offerenti, sotto la copertura di contratti segreti. La valanga di sofferenza o di morte che ha già colpito decine di milioni di persone sull'intero pianeta, in larga parte popolazione povera, è riconducibile all'organizzazione capitalistica del mondo. Misura la sua irrazionalità, la sua barbarie, il suo fallimento.

Tanto più in questo quadro, emerge il carattere reazionario delle campagne e movimenti no vax all'interno dei paesi imperialisti col pretesto della denuncia delle case farmaceutiche. È il punto di vista piccolo-borghese di chi guarda il mondo con il binocolo del privilegio. Questo punto di vista va esattamente capovolto in direzione della richiesta della più ampia vaccinazione internazionale e di massa.

I brevetti vanno cancellati, le case farmaceutiche vanno espropriate senza alcun indennizzo per gli azionisti, e con essi tutta l'industria farmaceutica. Va recuperato il controllo pubblico della ricerca scientifica appaltato da decenni ai grandi gruppi capitalisti. Tutte le attuali acquisizioni tecnologiche nella produzione dei vaccini vanno rese disponibili per l'umanità intera. Va predisposto un piano mondiale per la produzione, la distribuzione, la somministrazione del vaccino in tutti i paesi e continenti (gratuita per i paesi poveri), senza il quale l'obbligo vaccinale resta una parola vuota. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi più che mai terreno di guerra per bande tra gli stati imperialisti vecchi e nuovi, e gestita da personale corrotto, va rifondata su basi nuove al servizio di una nuova società.

La lotta per la vaccinazione di massa della popolazione mondiale è inseparabile dalla lotta per un'alternativa socialista internazionale. Mai come oggi l'esperienza quotidiana di vita dell'umanità riconduce all'attualità della rivoluzione. Il capitalismo è alla base di tutto quanto va accadendo: della nascita e moltiplicazione delle pandemie a seguito delle deforestazioni; del ritardo ventennale nella scoperta del vaccino anti-Covid dovuto al disimpegno delle multinazionali dalla ricerca nel 2003 (dopo che la rapida estinzione della SARS aveva cancellato la loro convenienza di mercato); della moltiplicazione dei morti sospinta dalla distruzione dei sistemi sanitari pubblici. E oggi, infine, della gestione discriminatoria della vaccinazione.

Nessuna gestione razionale del contrasto della pandemia è compatibile con la sopravvivenza del capitalismo, prigione dei popoli. Liberare l'umanità dal suo carceriere è la vera lotta per la salute. Di tutti e di ciascuno.

Partito Comunista dei Lavoratori

Il nostro dissenso sul No Green Pass

 


Ai margini dell’assemblea del 19 settembre a Bologna

26 Settembre 2021

L’azione di sciopero generale prevista per l’11 ottobre si pone in un passaggio cruciale dei rapporti di classe. La standing ovation dell’assemblea di Confindustria al Presidente del Consiglio non è casuale. Fotografa la piena identificazione del padronato col governo Draghi. Gli industriali battono cassa su tutta la linea. Il governo li rassicura. Un PNRR che in piena pandemia destina alla sanità l’ultima voce di spesa e che al contempo cancella l’IRAP che finanzia la sanità pubblica è ciò che chiedono i padroni, assieme a nuove detassazioni dei profitti e delle rendite finanziarie, liberalizzazione di appalti e concessioni, innalzamento dell’età pensionabile, revisione peggiorativa del reddito di cittadinanza. Alle burocrazie sindacali si offre un posto a un tavolo già imbandito con menù già prenotato, in cambio di un riconoscimento istituzionale. Le burocrazie sindacali, com’è noto, sono di bocca buona. Padroni e governo lo sanno molto meglio di tanti lavoratori.

In questo quadro le lotte dell’ultima fase nella logistica (FedEx) e nell’industria (GKN) hanno rappresentato un fascio di luce in controtendenza. La lotta di GKN in particolare ha riproposto con chiarezza agli occhi di milioni di salariati la vera linea di demarcazione di classe: quella che contrappone il lavoro al capitale. “Mentre Landini preferiva discutere col governo di green pass, noi siamo qui a manifestare per le ragioni del lavoro e a chiedere attorno a queste uno sciopero generale unitario e di massa”: così si è espresso il coordinatore del collettivo di fabbrica GKN nella giornata della grande manifestazione di Firenze. L’azione di sciopero generale prevista per l’11 ottobre, promosso finalmente in modo unitario dall’insieme del sindacalismo di classe, deve porsi in questa direzione. Condividiamo pienamente la piattaforma unitaria dello sciopero indicata il 13 agosto, perché traccia con chiarezza la linea di classe discriminante, anche sul tema della sicurezza sanitaria, senza ammiccamenti a posizioni antivacciniste o avacciniste.

Per la stessa ragione non condividiamo il punto specifico della risoluzione della assemblea del 19 settembre a Bologna che rivendica il no al green pass. Sappiamo bene che i compagni non hanno posizioni no vax e difendono la vaccinazione di massa, ma proprio per questo troviamo assurda la posizione espressa. Perché senza rivendicare né l’obbligo vaccinale né più in generale la vaccinazione di massa, la parola d’ordine "no green pass" avalla di fatto una posizione antivaccinista. Non conta l’intenzione, conta il significato obiettivo di una formulazione equivoca. Il fatto che altre organizzazioni del sindacalismo di classe, come ad esempio la CUB, assumano la stessa parola d’ordine alla vigilia dell’11 ottobre – fuori dalla piattaforma unitaria concordata – accresce la nostra preoccupazione.

Abbiamo espresso già ampiamente la nostra posizione sul tema della vaccinazione (Opporsi ai padroni e al governo, non alla vaccinazione di massa). Siamo per la massima estensione della vaccinazione di massa come misura di salute pubblica. Il fatto che lo siano anche Draghi e i padroni non cambia nulla. Draghi e i padroni chiedono la vaccinazione di massa per assicurare la continuità della produzione e dei profitti, la stessa ragione per cui in Val Seriana, quando non c’era il vaccino, preferivano morti e contagi alla interruzione produttiva. Ai lavoratori la vaccinazione interessa per la ragione opposta: il proprio diritto alla salute pubblica e alla massima protezione collettiva nei luoghi di lavoro. È la ragione per cui sempre il movimento operaio nella sua storia si è battuto per la vaccinazione di massa e ove necessario per l’obbligo vaccinale, contro le posizioni piccolo-borghesi reazionarie che opponevano la “libertà individuale” alla sicurezza collettiva.

Il green pass è oggi una misura di incentivazione della vaccinazione di massa. È un fatto incontestabile. L’alternativa è o l’opposizione/indifferenza alla vaccinazione di massa o l’obbligo vaccinale. L’indifferenza alla vaccinazione di massa “per non dare sponda alla borghesia” è un non senso. Mostrerebbe una subalternità capovolta nei confronti della borghesia stessa. E regalerebbe a padroni e governo il consenso distorto di quella larga maggioranza dei salariati già vaccinati che giustamente chiede sicurezza. L’obbligo vaccinale è una soluzione in astratto ottimale, e un possibile aggravamento della pandemia può renderlo necessario, ma le sue ricadute sanzionatorie per i non vaccinati sarebbero molto più pesanti del green pass, in termini economici e non solo. Il certificato vaccinale dovrebbe essere comunque esibito in quanto obbligatorio, e la violazione dell’obbligo di legge sarebbe inevitabilmente più grave.

Il green pass è oggi la forma più graduale e progressiva della estensione della vaccinazione. Ciò non significa avallare tutte le sue modalità di gestione, tutte le sanzioni previste (o sanzioni, come la sospensione integrale dello
stipendio), e tanto meno l’uso che i padroni possono farne in situazioni specifiche. I padroni sono sempre padroni, gli abusi vanno contestati e combattuti sul terreno del controllo operaio e sindacale. A maggior ragione va respinta ogni tendenza padronale a coprirsi dietro la vaccinazione di massa per allentare o cancellare le altre misure di sicurezza sanitaria in azienda, spesso strappate da lotte e scioperi. Ma questo è terreno della lotta di classe, non del rifiuto o della indifferenza verso la vaccinazione di massa.

La vaccinazione di massa è decisiva ma non è l’unica forma di contrasto della pandemia. Va raddoppiata la spesa sanitaria pubblica con una patrimoniale del 10% sul 10%. Va espropriata la sanità privata, che investe in borsa i soldi pubblici ricevuti mentre diserta la lotta al Covid. Va rivendicato l’esproprio senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori dell’industria farmaceutica e delle industrie produttrici di vaccino, perché senza una produzione e distribuzione di massa dei vaccini su scala mondiale non sarà possibile venire a capo della pandemia. Sono necessari investimenti pubblici concentrati nella scuola e nei trasporti pubblici, che anche oggi continuano ad essere tagliati per pagare il debito pubblico alle banche e foraggiare interessi privati.
Ma sviluppare questo terreno centrale di contrapposizione anticapitalista non implica l’indifferenza o addirittura l’ostilità alla vaccinazione di massa. Ed anzi il no al green pass rischia di oscurare la centralità della piattaforma classista in fatto di sicurezza sanitaria, a vantaggio obiettivo di padronato e governo.

Ci riserviamo di esprimere e formalizzare la nostra posizione e proposta all’interno dell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e del Patto d’azione anticapitalista - per il fronte unico di classe, di cui siamo parte, alla prima occasione utile, e di rilanciare la nostra proposta più generale sul terreno della ricomposizione del fronte di classe che la vicenda GKN ha posto di fatto con forza (vedi l’appello Unire la lotta contro i licenziamenti).

Partito Comunista dei Lavoratori

Opporsi ai padroni e al governo, non alla vaccinazione di massa

 


Per un'alternativa anticapitalista nella gestione della pandemia

31 Luglio 2021

Nessun accodamento alle manifestazioni reazionarie no vax. Per un'autonoma posizione di classe in merito alla vaccinazione

Quasi 130000 persone in Italia, oltre 4 milioni nel mondo – molte ma molte di più in numeri reali, ovunque superiori a quelli registrati – si sarebbero vaccinate volentieri se solo ne avessero avuto la possibilità. Sono morte anche perché non l’hanno avuta. È bene partire da questo dato drammatico nell’affrontare la polemica sulla vaccinazione, sull’obbligo della stessa, sul cosiddetto green pass. È il principio di realtà che le manifestazioni in corso contro la “dittatura sanitaria” rimuovono con disinvoltura, spesso con cinismo.

Il crogiolo di sentimenti che anima le manifestazioni in corso è assai eterogeneo. Culture antiscientiste, ideologie neonaturiste, pregiudizi complottisti, paure ancestrali... Ma soprattutto l’egoismo individualistico di chi antepone ad ogni altra considerazione la proiezione smisurata del proprio “io”: la spontanea proiezione ideologica del piccolo-borghese, normalmente indifferente ai tagli della sanità pubblica, ma inviperito se la salute pubblica gli chiede semplicemente un contributo. La libertà che egli invoca è essenzialmente la propria libertà. Anche la libertà di contagiare. Non è un caso se le destre reazionarie egemonizzano questo sentimento. È la stessa ragione per cui egemonizzano l’indifferenza alla morte degli operai in fabbrica nel nome della libertà di sfruttamento; o il disprezzo per l'ambiente nel nome della libertà di saccheggiarlo; o l’ostilità contro gli immigrati nel nome della libertà dagli “invasori”. In ballo c’è sempre la propria libertà contro quella del genere umano, il suo diritto alla vita e alla dignità.

Si dirà che non sono solo i reazionari a protestare, che vi sono anche persone democratiche e persino settori antagonisti. Vero. Ma chi dà il segno politico e culturale alla protesta è indiscutibilmente la reazione: la sua base sociale nel commercio e tra i ristoratori (“Io apro” in fascia tricolore), il suo corpo militante tra gli organizzatori (inclusi Forza Nuova e CasaPound), i suoi referenti politico-istituzionali (Lega e Fratelli d’Italia). Se ambienti di sinistra e persino antagonisti si accodano di fatto a questo magma, ciò non misura un profilo più “progressista” delle manifestazioni, ma solo l’estrema confusione di questi ambienti, al di là naturalmente di ogni intenzione soggettiva. Il fatto che in Francia il grosso della sinistra politica cosiddetta radicale – Mélenchon in testa – partecipi alle manifestazioni reazionarie contro Macron dimostra che non c’è limite al peggio. Ma non abbellisce ciò che avviene in Italia. Semmai suggerisce di tamponare per tempo rischi analoghi.

Vi sono milioni di persone che non si possono vaccinare. Non che non vogliono, semplicemente non possono. Per ragioni di salute, di fragilità, di emarginazione, di età. È accaduto in tutta la storia delle vaccinazioni. L’obbligo vaccinale contro la poliomielite, sancito in Italia per legge nel 1965, mirò a proteggere dalla malattia fasce sociali emarginate del Meridione. Da allora la poliomielite è stata estirpata, nonostante le grida sulla libertà violata. Nel 1973, quando a Napoli si affacciò il colera, con 278 casi e 24 morti, la rivendicazione dei lavoratori e dei disoccupati fu quella dell’obbligo immediato di vaccino per tutta la popolazione. Il colera fu battuto anche per l’iniziativa del movimento operaio, con la vaccinazione di un milione di napoletani in una sola settimana. Vaccinarsi anche per chi non si può vaccinare appartiene alla storia della solidarietà classista.

La vaccinazione di massa si è sempre battuta contro le resistenze di culture reazionarie. Il vaiolo fu debellato nell’Ottocento in Inghilterra grazie all’inoculazione di un vaccino animale, contestato da furibonde campagne antivacciniste (le leghe contro il vaccino) che denunciavano, con l’identico frasario di oggi, la violazione statale delle libertà civili. Ciononostante anche i vaccini successivi, legittimati dalle scoperte di Pasteur e della microbiologia, incontrarono resistenze, proteste, spesso scomuniche religiose nel nome della superiore legge di natura voluta da Dio.
Sempre il progresso della scienza si è fatto largo infrangendo il pregiudizio, la “libertà” del piccolo-borghese. Il fatto che nel 2020-2021 la vaccinazione anti-Covid si confronti con campagne analoghe, diversamente assortite, dimostra in fondo che la società capitalista è incapace di alzare la coscienza generale al livello del progresso scientifico.
Un miliardo di africani è privato del diritto al vaccino, sequestrato dalle multinazionali e dai loro Stati imperialisti. In compenso nei paesi imperialisti settori significativi delle classi medie contestano non solo l’obbligo del vaccino, ma persino il più modesto green pass. Questa contraddizione misura l’irrazionalità dell’attuale condizione del mondo, sotto il dominio del capitalismo, non certo l'irrazionalità del vaccino.

Il pregiudizio piccolo-borghese è capace di mille nobili travestimenti.

Gli attuali vaccini non sono stati testati, non si conoscono i loro effetti a distanza, protestano con aria saccente fior fiore di intellettuali resistenti che rivendicano la “libertà” di scelta. In realtà le tecnologie che presidiano i nuovi vaccini mRNA sono state individuate nel 1990, esattamente trentuno anni fa. Le procedure della loro sperimentazione iniziarono nei primissimi anni Duemila, sotto la pressione dell'epidemia della SARS, ceppo originario dell’attuale Covid. Semmai la vera responsabilità degli Stati borghesi fu quella di affidare la ricerca scientifica alle case farmaceutiche, che l’hanno interrotta non appena la SARS si estinse, perché venne meno il proprio interesse di mercato. La rapidità con cui oggi sono stati individuati i vaccini è da un lato il ritorno dell'interesse di mercato per chi li produce – ingrassato dagli aiuti statali ai profitti a carico dei salariati – e dall'altro la ricerca scientifica pregressa. Ma invece di denunciare il criminale ritardo nella ricerca vaccinale dovuto al profitto, si chiama in causa la “sospetta” rapidità della scoperta del vaccino. Una rappresentazione capovolta della realtà, che assolve paradossalmente la società borghese.

I tempi brevi di sperimentazione clinica dei vaccini non riguardano solo i vaccini anti-Covid. Il vaccino influenzale tradizionale, ad esempio, non può disporre di anni di sperimentazione clinica, per il semplice fatto che cambia ogni anno, a causa della variazione dei ceppi virali. Dovremmo dunque abrogarlo?
Si dirà che non viene obbligato né indotto per legge. È vero, ma a fronte di una soglia di rischio enormemente più bassa del Covid, come dimostra ogni comparazione statistica.
In realtà la tesi per cui il vaccino va sperimentato sulla lunga distanza è solo un artificio retorico. Quanto sarebbe la distanza temporale necessaria per convincersi dell’opportunità del vaccino? Dieci, venti, trent'anni? L'argomento degli effetti a distanza è stato sempre usato storicamente contro tutti i vaccini da parte delle correnti antiscientiste. Sembra efficace solo perché confonde i piani. Certo, la scienza medica seria verifica sempre nel lungo periodo gli effetti delle proprie scoperte. Ma può dover anche confrontarsi con sfide drammatiche in tempi brevi, che decidono della vita e della morte di milioni di esseri umani. Rinunciare oggi alla vaccinazione o contestare l'esigenza della massima copertura vaccinale per rinviare alla verifica della lunga distanza significa scegliere la certezza qui e ora della moltiplicazione dei morti per Covid. Il rischio futuro è virtuale, la certezza presente è reale. Ha un senso dal punto di vista logico e umano?
Inoltre la verifica degli effetti a lunga distanza riguarda anche il Covid in quanto tale. Quali strascichi può avere sull'organismo dei guariti l'esperienza della malattia e anche solo del contagio? Il "long Covid" già oggi è oggetto di studio presso centinaia di migliaia di persone affette, a proposito di verifica scientifica. E le prime risultanze non sembrano rassicuranti (anche in termini percentuali, trattandosi del 20-30% dei contagiati).

Non possono impormi nulla... protesta il renitente al vaccino, facendo del proprio corpo un'insuperabile barriera. È facile obiettare che la sua libertà, che vorrebbe assoluta, è violata ogni giorno dai semafori stradali, dal divieto di guidare contromano (tanto più in autostrada), dal divieto di parcheggiare nello spazio riservato ai disabili, dalla proibizione di fumare in ambienti chiusi, dall’obbligo di disporre della tessera sanitaria, e... dall'obbligo di pagare le tasse (che il piccolo-borghese spesso evade, ma è un altro discorso). In ognuno di questi casi la “propria” libertà ha come confine la libertà degli altri, il loro diritto sociale e civile. Perché non dovrebbe valere lo stesso criterio in fatto di vaccinazione? I vaccini obbligatori esistono già. Non si vede quale ragione possa accampare il rifiuto “per principio” dell'obbligo di vaccinazione e persino della sua induzione (green pass).
La massima copertura vaccinale è suggerita da ogni considerazione sanitaria e sociale: protegge chi non si può vaccinare o non si è ancora vaccinato, rallenta la circolazione del virus, contrasta l'insorgere di ulteriori varianti, abbatte la carica virale del contagio.
Il fatto che oggi la massima contagiosità della variante Delta si combini con un tasso contenuto di ricoveri e terapie intensive, molto più basso che nelle prime ondate della pandemia, è la misura incontestabile dell'efficacia del vaccino. Si può non vederlo? È una ragione decisiva per completare la vaccinazione.

Il vaccino non impedisce il contagio, neppure con la doppia dose. A che serve dunque?. Seguono gli immancabili dati che dimostrano l’aumento percentuale dei vaccinati tra i contagiati. Questo argomento non regge la prova della logica. La vaccinazione non è totalmente sterilizzante; chi la presenta come tale, o così l’ha capita, è un cretino. Semplicemente la vaccinazione abbatte, senza annullarla, la possibilità di contagiarsi. È evidente che se si estende la vaccinazione di massa diminuisce il numero dei contagiati (di conseguenza dei ricoveri e dei decessi), ma aumenta parallelamente tra i contagiati la percentuale dei vaccinati. E viceversa: meno sono i vaccinati, più aumenta il numero dei contagiati, dei ricoverati, dei morti, mentre cala la percentuale dei vaccinati. Chi brandisce come prova di scandalo finalmente svelata il contagio di qualche vaccinato dimostra solamente di essere accecato dal pregiudizio, nel momento stesso in cui il pregiudizio è smontato non solo dai fatti ma dalla logica.

I ricoveri hanno ripreso ad aumentare, seppur in misura ancora modesta, per effetto dell’espansione della variante Delta. L’aumento dei ricoveri Covid, come mostra la drammatica esperienza vissuta, non chiama in causa solamente la vita dei pazienti che ne sono affetti, ma l’insieme delle patologie, a partire dalle più gravi. Nell’ultimo anno e mezzo negli ospedali italiani si è accumulato un enorme ritardo in fatto di diagnosi e trattamenti oncologici. Complessivamente diverse centinaia di migliaia di persone sono state private del diritto di cura, molte tra loro sono state condannate, di fatto, a morire. Tamponare il contagio per Covid con lo strumento della vaccinazione significa dunque contrastare un’emergenza sanitaria molto più grande della pandemia. Un'emergenza che ha certo radici lontane, prodotte dai tagli alla sanità, ma che il Covid e la gestione borghese della pandemia hanno tragicamente aggravato.

Il pericolo riguarda gli anziani, teniamo fuori i giovani, si sente dire. Si potrebbe obiettare che i più giovani, sotto i dodici anni, sono già esentati dal trattamento vaccinale, pur potendosi ammalare, talvolta in forme anche gravi (vedi Indonesia). E che le prudenze sulla vaccinazione tra il 12 e i 17 anni sono presenti a tutti, anche in ambito scientifico. Al tempo stesso occorre evitare di affrontare la questione da un'angolazione solamente individuale, come se il rapporto costi/benefici non riguardasse anche la società. I giovani sono oggi – anche perché meno vaccinati – i principali portatori del virus. Vaccinare i giovani significa ostruire la principale via del contagio, a protezione dei più anziani non ancora vaccinati. È una forma di solidarietà sociale. Il fatto che i giovani siano i più propensi alla vaccinazione, e i più estranei alle manifestazioni reazionarie, è anche per questo un fatto altamente positivo. Non è sufficiente per compiere azzardi, in presenza di dubbi scientifici fondati per quella fascia d'età che sono ancora irrisolti, ma è più che sufficiente per affrontare la questione con serietà e col metodo giusto, senza rimozioni o isterismi.

Il vero scandalo sta nel fatto che in Italia dai due ai tre milioni di persone sopra i 60 anni di età non sono ancora stati vaccinati, pur avendone in non pochi casi fatto richiesta: per la scarsità di vaccini garantiti dalle aziende farmaceutiche, per i tempi lenti del servizio pubblico, per l'assenza del personale necessario, per la regionalizzazione del sistema sanitario, per le conseguenze, insomma, di una sanità pubblica disossata.
Lo scandalo sta nel fatto che si ricorra a un generale in divisa per predisporre la protezione sanitaria della popolazione, e che il famigerato PNRR destini alla sanità l'ultima voce di spesa, per di più indirizzandola a enti e soggetti privati, gli stessi ai quali la gestione della pandemia ha già garantito crescenti spazi di mercato e di profitto.

Il governo vuole imporre la vaccinazione del personale sanitario e scolastico per coprire la rinuncia a misure di svolta nella sanità e nella scuola pubblica. Vero, anzi verissimo. Non si vede, del resto, come un governo Draghi, espressione del capitale finanziario, possa realizzare una qualsiasi svolta progressiva, anche solo di carattere riformistico. Al governo obbligo vaccinale o green pass interessano per una sola ragione: evitare altre misure di lockdown che possano intralciare la ripresa capitalista. Punto. La sanità può continuare com’è, con la mancanza di posti letto e attrezzature adeguate, salari miserabili, infermieri costretti a turni di dieci ore per carenza di personale, nuove assunzioni tutte precarie, per lo più interinali, assenza di una reale medicina territoriale pubblica, sistemi di tracciamento inesistenti...
La scuola può continuare com’è, con edifici fatiscenti, classi pollaio, insegnanti malpagati, precari a vita in concorrenza tra loro, alta percentuale di abbandoni.
L’importante per i governi borghesi è continuare a ingrassare scuola e sanità private, privatizzare scuola e sanità pubblica, pagare il debito pubblico alle banche. Il resto mance. Sono ragioni più che sufficienti per l’opposizione alla borghesia e al suo governo, per una programma di misure anticapitaliste che preveda un investimento massiccio nella sanità e nella scuola pubbliche, un vasto piano di assunzioni vere, la regolarizzazione immediata del personale precario, un aumento generale dei salari in entrambi i settori, l’esproprio di scuole e sanità private per l’universalismo del servizio pubblico e la sua gratuità.
Ma cosa c’entra tutto questo con il rifiuto dell’obbligo vaccinale nella sanità e nella scuola? Se il governo lo usa come schermo per nascondere la propria politica sarà una ragione in più per denunciare il governo, non per contrastare la vaccinazione. Tanto più in due settori che per ragioni diverse sono strategici al fine di combattere la pandemia, e dove la vaccinazione è strumento di protezione innanzitutto per chi ci lavora, come mostra la tragica moria di personale sanitario mandato allo sbaraglio sul fronte Covid nell’esperienza di un anno fa.

Il governo può usare il green pass per dividere i lavoratori, discriminare, licenziare. Vero. Un governo borghese è sempre capace di usare una misura in sé progressiva a fini antioperai. Il divieto del burka o delle mutilazioni genitali è usato in diversi paesi imperialisti come strumento di campagne xenofobe, prevalentemente islamofobe. Ma non è una buona ragione per difendere l'oppressione delle donne da parte del più reazionario integralismo religioso islamico. Si tratta dunque di non confondere cose diverse. L’idea di licenziare e/o privare di stipendio chi rifiuta la vaccinazione è ripugnante e va rigettata, come già ai tempi del rifiuto della polio. Un conto è cambiare transitoriamente la mansione del renitente (o impossibilitato) al vaccino, fino al superamento della pandemia, a protezione sua e degli altri lavoratori e del loro diritto alla salute; ciò che risponde a un principio di tutela. Un altro è la condanna alla fame e alla privazione della dignità per chi non si vaccina.

Questa è l’idea di Confindustria, che punta a nascondere la volontà di licenziare dietro nobili istanze sanitarie, anche grazie al formidabile assist che le ha offerto Maurizio Landini con l’avviso comune a favore dello sblocco. In questi giorni la volontà della fabbrica mantovana Sterilgarda di procedere arbitrariamente col licenziamento dei non vaccinati dà la misura di ciò che si agita nella pancia del padronato. Ma perché la difesa incondizionata del diritto al lavoro e al salario per tutti i lavoratori e lavoratrici contro gli interessi padronali dovrebbe implicare il rifiuto della campagna vaccinale in quanto tale, cioè di una campagna di salute pubblica a tutela innanzitutto dei salariati? Il rischio che si corre, così facendo, è quello di regalare ai padroni il consenso dei loro salariati che chiedono tutela. Magari di quelli che nel marzo del 2020 hanno scioperato per rivendicarla, e che oltretutto si sono in larga parte già vaccinati.

Opporsi al governo e ai padroni non implica affatto opporsi alla massima copertura vaccinale. Al contrario. Opporsi alla massima estensione della vaccinazione, nel momento in cui oltretutto la larga maggioranza dei lavoratori vede positivamente questa misura, rischia di regalare al governo un consenso indebito e gratuito, quello sì pericoloso per il movimento operaio.

Il piano del discorso va ribaltato, sviluppando una linea di egemonia di classe sulla domanda vaccinale e di sicurezza sanitaria, in alternativa alla gestione capitalistica della pandemia e in aperta contrapposizione ai padroni e al governo.

Chiedendo conto a padronato e governo dei ritardi scandalosi nella gestione della vaccinazione, scuola inclusa.

Rivendicando l'obbligatorietà del vaccino nella sanità e per il personale della scuola, e la massima estensione della copertura vaccinale in ogni settore.

Opponendo il no alle pretese di Confindustria di gestire la vaccinazione usandola per ristrutturazioni, licenziamenti, privazioni di stipendio per i non vaccinati, e invece rivendicando il controllo dei lavoratori sulle condizioni della sicurezza sanitaria in fabbrica.

Denunciando la miseria degli investimenti nella sanità e nell'istruzione, a fronte della montagna di miliardi destinati ai capitalisti.

Rivendicando un piano straordinario di investimenti pubblici nella sanità, nella scuola, nei trasporti, finanziato da una patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco.

Chiedendo un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato e di regolarizzazione immediata dei lavoratori precari che consenta una svolta vera nell'intensificazione delle vaccinazioni, la ricostruzione di una medicina territoriale, un capillare sistema di tracciamento, la riduzione del numero di alunni per classe e di classi per insegnanti, un sistema di trasporto pubblico che garantisca condizioni di sicurezza: tutti fattori decisivi, assieme alla vaccinazione, per il contrasto della pandemia.

Rivendicando l'esproprio senza indennizzo della sanità e della scuola private, per un sistema sanitario e scolastico interamente pubblico, universale, gratuito.

Denunciando gli accordi segreti stipulati con le multinazionali del farmaco a livello UE al solo scopo di consentire loro di vendere i vaccini al prezzo più alto sul mercato mondiale e di tutelare i propri brevetti.

Rivendicando l'esproprio senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori di tutta l'industria farmaceutica, con una campagna internazionale del movimento operaio e sindacale.


Anche sul versante della lotta alla pandemia l'esigenza dell'avanguardia è quella di salvaguardare una posizione di classe autonoma, legando le domande immediate di natura progressiva alla prospettiva rivoluzionaria di un altro potere: un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, l'unico che può vaccinare la società dal capitale.

Partito Comunista dei Lavoratori